L’impegno del ministro Bossi per risolvere l’annoso problema

di Gianluca Savoini

Ministro Bossi, incontrando il ministro dell’Agricoltura Alemanno e il ministro dell’Economia Tremonti, a proposito delle “quote latte”, lei è entrato nel cuore della trattativa in corso. Pensa che si raggiungeranno buoni risultati?
«Spero proprio di sì. Lavoreremo per raggiungere questo importante obiettivo».
Si affaccia quindi sulla scena politica l’annosa questione delle “quote latte”. Ma insomma, vogliono “mungere” i padani?
«Beh, effettivamente la questione delle “quote latte” è un problema che interessa particolarmente gli allevatori padani».
Si tratta però di un problema causato anni fa da un ministro padano, Pandolfi, non è vero?
«Sì, fu un accordo politico sottoscritto da quel ministro in cambio dei soldi che servivano alle acciaierie di Taranto. Per quel motivo accettarono allora di entrare nel regime delle “quote latte”, per cui la pianura padana, che è la più ricca di acque e di erbe al mondo, si vede contingentata la produzione di latte. Al tempo stesso però il latte viene prodotto in eccesso dai tedeschi e dai Paesi dell’Est, quello stesso latte che gli imprenditori del settore importano nel nostro Paese».
L’Unione europea sostiene che scavalchiamo la quote del contingentamento, stabilito oggi sui 105 milioni di quintali.
«Questa è la quota nazionale che non bisogna superare in totale, altrimenti l’Europa fa fioccare le multe sugli allevatori che eccedono».
Ma allora il problema è che produciamo troppo?
«Probabilmente non è così. Non esiste un’anagrafe bovina attraverso la quale si possano incrociare i datti fatturati».
È dalle fatture che risulta l’eccedenza di produzione rispetto ai 105 milioni di quintali stabiliti?
«Sì, l’Europa fa riferimento al famoso “modello L 1” che riporta le dichiarazioni degli allevatori circa la produzione di latte».
Quindi qual è il problema, segretario? Significa che i nostri allevatori hanno volontariamente superato la quota, visto che lo confermano le loro fatture?
«Beh, non è affatto sicuro. Molti infatti importano latte dall’estero e hanno allevatori compiacenti e “in nero” che dichiarano che quel latte è stato prodotto dalle loro vacche. Insomma, ci sono le cosiddette “quote false”, c’è il cosiddetto “latte in nero” oppure il latte in polvere che con un po’ d’acqua viene rigenerato e dichiarato latte fresco. Sono queste le malattie del settore contro cui da anni gli allevatori scendono in piazza».
E i sindacati del settore (la Confagricoltura, di destra, la Coldiretti, di marca dc e la Cia, di sinistra), cosa fanno?
«I sindacati del settore hanno spinto all’acquisto di quote quegli agricoltori che non ne avevano il diritto. Potrebbe essere più o meno di 3000 miliardi il valore delle quote transate e adesso spingono affinchè gli agricoltori paghino le multe comminate».
Eppure è stata aumentata dall’Europa anche la quota nazionale di ben 6000 miliardi negli ultimi due anni. E questo non è bastato, ministro Bossi?
«Siamo alle solite. Le vacche, per coprire quella cifra, dovrebbero essere aumentate, invece ciò non è avvenuto. È un problema di quote false più che di aumento di vacche vere».
Quindi cosa si può fare, visto che esiste un decreto del ministero dell’Agricoltura per far pagare le quote?
«Ho avuto appunto l’incontro nel mio ministero con le parti in causa per trovare una soluzione per il pregresso, per il presente e per il futuro».
E l’anagrafe bovina, si farà?
«Penso di sì».
Dobbiamo comunque attenderci buoni risultati dalla trattativa in corso?
«Ripeto: spero proprio di sì».