Il presidente della commissione Difesa critica coloro che incitano
alla rivolta contro la Bossi-Fini
Ramponi: «Come possono governare dopo aver chiesto
alla Marina di disertare?»
di Dimitri Buffa
«Io mi chiedo con che faccia un giorno questa sinistra si ripresenterà agli elettori italiani come possibile forza di governo dopo avere promosso un appello all'insubordinazione nei confronti della Marina militare istigandola a non obbedire alle norme della legge Bossi-Fini sull'immigrazione». L'onorevole Luigi Ramponi, presidente della commissione Difesa della Camera ha le idee chiare sulle ultime sparate de l'Unità e le spiega in questa intervista per la Padania. Onorevole Ramponi come considera l'appello de l’Unità alla Marina militare italiana a una sorta di insubordinazione contro la legge Bossi-Fini?
«È insieme iniziativa inutile, demagogica e ridicola. Inoltre l'opposizione è monotona: critica a prescindere e non accetta un dialogo o un confronto nel merito dei provvedimenti».
Che accadrebbe se qualche ammiraglio prendesse in considerazione l'appello del centrosinistra?
«Sarebbe passibile di processo per diserzione davanti al tribunale penale militare di pace e inoltre la sua carriera verrebbe compromessa. Ma mi lasci dire: l'ipotesi che qualcuno tra gli ufficiali, ma anche tra gli ultimi dei cadetti, dia retta a queste cose veramente demenziali appartiene al novero dell'irrealtà. Quanto all'appello in sé è la ennesima riprova e dimostrazione della carenza di senso dello stato da parte di ben precisi settori politici».
Gli stessi che quando stanno al governo pretendono invece di incarnare l'unità della nazione e la Costituzione...
«E infatti è questa la contraddizione che colpisce chiunque: come può oggi il centrosinistra perorare una simile trovata e un domani riproporsi al Paese e ripresentarsi all'elettorato come possibile forza di governo?».
E cosa li spinge allora?
«Il desiderio di colpire Berlusconi, che è l'avversario politico del momento, li porta a reazioni demagogiche che vanno al di là di ogni decenza democratica, spingere un'istituzione dello Stato come la Marina a disobbedire a leggi in vigore è di una gravità dirompente... La verità è che la legge sull'immigrazione andava rifatta perché i risultati di quella precedente sono sotto gli occhi di tutti e l'Italia, che pure è Paese democratico e tollerante, ha il diritto di difendersi con ogni mezzo, anche militare, contro una sorta di invasione programmata dalle varie mafie interessate al fenomeno. E poi il problema è europeo: negli altri Paesi tutto questo baccano per analoghe misure non lo ha fatto nessuno».
Senza contare il pericolo del terrorismo islamico.
«Se adesso vengono scoperte continuamente cellule di appoggio ad Al Qaeda in Italia è anche perché in passato questi signori ben sono riusciti a mimetizzarsi con il continuo e incontrollato flusso in entrata di immigrati clandestini».
Adesso dicono che la tragedia di un paio di giorni fa è stata colpa di questa legge. Possibile?
«Hanno perso completamente il controllo della propria mente, intanto i professionisti dell'esercito o della polizia di solito le tragedie le evitano, come nelle migliaia di casi che hanno salvato dei poveracci già buttati a mare dagli scafisti, e poi me lo lasci dire, ma quando è avvenuto l'episodio finora più grave, quello dell'affondamento di quella carretta a largo del canale di Otranto, mi sembra che al governo ci fosse un certo Prodi e che la legge attuale fosse ancora al di là da venire. Che argomentazioni sono queste? Con che coraggio le scrivono o le fanno scrivere sui loro giornali?».
Possibile che questa sinistra quando sta al governo si ammanti di nazionalismo e quando sta all'opposizione strizzi l'occhio all'eversione?
«Misteri della politica italiana, certo errori come correre dietro ai no global o partecipare alla santificazione di persone uccise per tragica fatalità mentre assaltavano, insieme ad altri come loro, camionette dei carabinieri fa parte di un sovversivismo che non può appartenere alla sinistra cosiddetta “normale”. Se lo capiscono bene, sennò glielo faranno capire gli elettori».




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