CASTELLAMMARE DI STABIA (Napoli) - Cinquanta giorni appena: quanto basta per accorgersi d’essere rimasta sola, a dispetto d’una vittoria elettorale che aveva ribaltato ogni pronostico. Cinquanta giorni e poi l’addio. Che significa dimissioni. Destinate a diventare irrevocabili se nel giro di tre settimane non cambierà qualcosa.
Eppure, fino all’ultimo istante, Ersilia Salvato ha cercato di evitare il naufragio, scansando le onde sollevate da un centrosinistra che prima l’ha designata sindaco di Castellammare, antico feudo dei Gava piantato alle porte della penisola sorrentina, e poi ha provato in tutti i modi ad affondarla, facendole mancare il numero legale in Consiglio comunale per ben due volte. Poche, forse, per un politico di primo pelo. Troppe, certamente, per una donna che era tornata a scommettere sul futuro della sua città dopo sette legislature da parlamentare e una vicepresidenza del Senato.
D’altronde, che la luna di miele fra il sindaco e la coalizione fosse arrivata ormai al capolinea non era un mistero: Udeur, Verdi e Rifondazione avevano mal digerito la nascita d’una giunta comunale (formata da quattro donne e molti giovani) insofferente alle alchimie dei partiti. E avevano dato subito battaglia. Senza mettere nel conto, però, la controffensiva.
«Qualcuno, evidentemente, non è abituato alla coerenza tra gli impegni che si prendono in campagna elettorale e i comportamenti successivi - spiega Ersilia Salvato -. Noi abbiamo vinto grazie a un progetto di forte innovazione politica: se crolla questo, non ha senso andare avanti. Nel centrosinistra, purtroppo, gli organigrammi contano più delle idee: la storia di Castellammare, del resto, è lo specchio di ciò che accade a livello nazionale. Ci si accapiglia per le poltrone invece di mettersi a discutere di programmi. Con il risultato che in Italia governa la destra e che qui si seppellisce un’avventura amministrativa del tutto inedita rispetto al passato della città».
Basteranno tre settimane a cambiare la situazione? «Sono pronta ad ascoltare tutti, ma non accetto di firmare compromessi di bassa lega. I partiti hanno un ruolo fondamentale per la vita democratica, ma le istituzioni sono un’altra cosa. Chi governa deve rispettare gli equilibri della coalizione, mantenendo però un’autonomia decisionale. Non lo dico io: è scritto nella Costituzione. Sarebbe bene che le forze del centrosinistra riflettessero di più su questi argomenti. A Castellammare come a Roma».

Enzo d’Errico
"Corriere della Sera"