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    Predefinito “Meticciato” obbligatorio

    Estinzione delle diversità: ecco le incredibili tesi di chi la giustifica
    “Meticciato” obbligatorio


    Abbiamo purtroppo quotidiane conferme dell’errore in cui versano i sostenitori della “società multirazziale”. Ma al di là della violenza, della droga, delle malattie che le grandi masse apolidi portano nella nostra terra, esiste un pericolo se possibile ancora più grave, poiché a molti invisibile. Di natura più sottile, esso consiste nell’assuefazione culturale, nella cancellazione delle specificità, nel progressivo adagiarsi sui concetti che la grancassa di tutti i mezzi di informazione - non solo radio e televisioni, ma anche giornali, mezzi pubblicitari, slogan politici - ci fa apparire come normali, mentre normali non sono per nulla. Si impone cioè un modello di società mista, in cui non esiste più alcun confine di razze, culture e tradizioni, le specificità sono annullate, neppure esiste più alcun confine o “polarità” tra i sessi, ma residua solo un’immensa massa di consumatori, completamente assuefatti e uguali uno all’altro nei gusti, nel parlare, nel pensare. Di là dalle mode, dal tifo calcistico o dalla fede politica la nuova realtà decantata è quella in cui ogni limite è superato, ogni argine rotto: non esistono le specificità, questi pericolosi “rigurgiti del passato”, ma solo effimere differenze legate a cose passeggere e prive di ogni vero radicamento. Un desolante e squallido panorama mondiale in cui un giorno forse si vorrà non esistano neppure più l’Europa con le foreste e i ruscelli, i castelli e le torri, l’Africa dalle immense giungle e gli assolati deserti o l’Asia dai mille tesori nascosti, e via esemplificando, ma solo identiche città, disegnate con medesimi criteri, ricche di centri commerciali tutti uguali, dove potrà acquistarsi ogni cosa ma sarà definitivamente smarrito il forte e deciso sapore della diversità. Esiste chi desidera un simile futuro, e vi ha persino costruito sopra delle teorie. Tra questi, a sostenere la necessità del meticciato, non solo razziale ma anche culturale, vi è un professore emerito di teologia pratica all’Università di Metz e all’Institut Catholique di Parigi: si tratta dell’antropologo e sociologo Jacques Audinet, autore di un recente libro che si intitola appunto “Il tempo del meticciato” (editrice Queriniana). Non deve stupire questo avvicinamento tra cristianesimo e mondialismo globalizzante: il cosmopolitismo, in fondo, è profondamente radicato nel monoteismo allo stesso modo in cui il messaggio egualitario, specie se portato alle sue estreme conseguenze, conduce allo sradicamento. Per Audinet, parlare di meticciato è già di per sé sbagliato, perché la lingua porta già di per sé a una condanna del “diverso”. Dare vita a meticci corrisponderebbe a un coraggioso atto di benvenuto per il nuovo mondo, poiché lo sradicato, il meticcio, vive inizialmente un grave conflitto interiore, sapendo di non appartenere propriamente né a un’origine né a un’altra; ma successivamente egli si appropria della sua “novità”, e in questa trova la sua identità. Così, in un mondo di nuovi individui tagliati violentemente dal proprio passato, sradicati e tutti uguali (forse persino fisicamente) si vedrà sorgere l’alba del nuovo mondo, libero dai pregiudizi e dagli odi di oggi. Questo già basta per dare la misura di ciò che si va pubblicando oggigiorno. Una direzione è data: per parafrasare ciò che scrisse tanti anni fa Adriano Romualdi, nella battaglia che conduciamo contro queste idee si possono scorgere le mosse, della grande partita a scacchi giocata dalla Luce contro le Tenebre.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Una Caritas "pelosa" per un Paese meticcio

    di Silvia Sanzini
    Nei Paesi sottosviluppati ogni tre secondi un bambino muore di fame, stenti e malattie, fra atroci sofferenze. Secondo i dati dell'Unicef (organismo delle Nazioni Unite per l'infanzia) basterebbero meno di 50mila lire spese direttamente nel Terzo Mondo (dove la lira ha un potere d'acquisto ben maggiore) per salvare un bambino per un anno, mentre in Italia la stessa cifra è appena sufficiente a mantenere un extracomunitario per un giorno. Con una mozione a Palazzo Madama, il senatore leghista Antonio Serena ha sollecitato i ministri degli Esteri e della Solidarietà sociale a porre fine al genocidio di 12 milioni di bambini che ogni anno perdono la vita nei Paesi sottosviluppati, a cui contribuisce indirettamente anche lo sperpero di danaro pubblico "investito" nella realizzazione della società multirazziale italiana. Di fronte a questi dati appare discutibile non solo l'affettato solidarismo governativo ma anche la "carità pelosa" di sedicenti associazioni filantropiche. È il caso della Caritas che, pur di realizzare il progetto ideologico della società multirazziale a casa nostra, contribuisce a distogliere preziosi fondi che i progetti di cooperazione internazionale potrebbero impiegare con maggior profitto laddove più ce n'è bisogno. Non per nulla i primi ad esultare per l'approvazione della Legge Turco-Napolitano sull'immigrazione - ma la Lega Nord sta raccogliendo le firme per l'abrogazione di questa norma irresponsabile - sono stati proprio l'associazione Migrantes (fondazione della Conferenza episcopale italiana per l'immigrazione) e la Caritas che hanno chiesto tra l'altro al governo "un'ampia regolarizzazione per gli immigrati clandestini presenti in Italia". «Non solo non temiamo, ma anzi abbiamo bisogno degli immigrati» ha dichiarato don Angelo Zanello, delegato della Caritas per il Nord Est. E sicuramente alla Caritas gli immigrati sono utili e necessari visto che il governo ha affidato proprio a questa organizzazione la gestione dei centri di prima accoglienza, previsti dalla Legge Turco, che stanno sorgendo come funghi in tutta la Penisola.Caritas pelosa, agevolata e foraggiata, mentre chi ha fatto solidarietà senza perseguire interessi personali, finalità ideologiche e calcoli politici ha avuto sempre vita difficile, come avvenne per don Corrado Fioravanti, un prete solidale ma sgradito e combattuto dai santoni del "volemmosebbene". Don Corrado, che già nel 1993 si schierò apertamente con la Lega contro i maneggi politicanti del guru progressista cardinal Martini, è morto lo scorso mese mentre la Caritas riusciva finalmente a "soffiargli" il centro di accoglienza a cui aveva dedicato la vita. L'opera di don Corrado, una casa-lavoro a Pioltello che accoglieva diseredati di ogni tipo, un centro pilota fabbrica-scuola per la lavorazione delle materie plastiche, aveva tra le sue finalità soprattutto la creazione di centri produttivi con personale specializzato nei luoghi di provenienza degli immigrati che, una volta imparato il lavoro, avrebbero dovuto tornare nel loro Paese. Un centro che andava nella direzione opposta della grande Babele meticcia a cui puntano Caritas e sinistre: andava dunque ostacolato e fermato. E mentre nel sud del mondo ogni tre secondi muore un bambino, qui da noi il business multirazziale continua...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Quando immigrazione e catastrofe ecologica
    se ne vanno tranquillamente a braccetto

    di Guido Colombo
    L'immigrazione e l'ormai imminente catastrofe ecologica sono due ganasce di un'immane tenaglia che sta per stritolare il mondo in cui viviamo. È la tesi sostenuta da Silvio Waldner nel saggio La deformazione della natura, recentemente pubblicato dalle Edizioni di Ar (via Curiel 4/B, 20089 Rozzano, Mi). L'opera ha il pregio della schiettezza e non è poco, visto che i temi trattati sono il principale campo di manovra per i moderni imbonitori di massa. La brevità (meno di cento pagine) è unita ad un'ottima capacità di sintesi e ad una robusta documentazione a sostegno delle tesi esposte. Non da ultimo, il linguaggio è semplice e diretto. Tutte queste caratteristiche rendono il volume del Waldner una preziosa guida per chiunque si identifichi in quel popolo che Bossi ci dice essere contro l'immigrazione di massa voluta dalle lobbies che oggi detengono il potere in Europa. Non a caso, infatti, diverse sedi del Movimento leghista hanno già ospitato presentazioni di questo libro e hanno visto la presenza di esponenti di primo piano come gli on. Caparini e Lembo.Nella prima parte del testo, sono trattate le tematiche strettamente legate al fenomeno migratorio e alle sue tragiche conseguenze per i popoli europei. Dati alla mano e con acute osservazioni, viene demolito il dogma dell'antirazzismo, dimostrando come il meticciato costituisca per ogni popolo la fine della sua specificità. Causa di ciò sono le differenze inconciliabili tra i vari popoli della terra, che l'autore divide in due grandi categorie: popoli di cultura e popoli di natura. I primi hanno prodotto le grandi civiltà, i secondi da sempre sono fermi a livelli sociali primordiali. Angosciante è il capitolo intitolato "La catastrofe ecologica". Lo scenario mondiale previsto tra 50-100 anni vede il globo spezzato in due da un'enorme fascia deserta ai tropici, ed un'Europa con un clima subtropicale ma ancora capace di sostentare una popolazione discretamente numerosa se si eviterà di accogliere masse enormi di terzomondisti. In appendice, alcune considerazioni sull'Aids, virus che, sulla base delle proiezioni statistiche, in pochi decenni potrebbe spopolare il terzo mondo. Per l'Europa, però, potrebbe essere già troppo tardi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Gli scoiattoli extracomunitari
    di Gilberto Oneto

    Lo scorso 26 di novembre il tribunale di Saluzzo ha condannato a 20 giorni di arresto i dirigenti dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica per avere catturato e soppresso 188 scoiattoli grigi nel parco del castello di Racconigi (Cuneo). L’intervento era stato eseguito in seguito alla disposizione del Consiglio d’Europa di annientare le “specie forestiera” a tutela di quella autoctona. La ragione è piuttosto semplice e nota: l’introduzione di animali provenienti da altri ambienti altera gli ecosistemi locali, mette a repentaglio le specie autoctone (spesso, come in questo caso, più deboli e del tutto impreparate ad affrontare gli intrusi) e permette ai nuovi arrivati di soppiantare tutti gli altri. Nel caso degli scoiattoli questo è già avvenuto in Inghilterra dove lo scoiattolo grigio americano, importato il secolo scorso per la sua robustezza e per la sua adattabilità alla presenza umana (con cui riesce a convivere fino quasi ad accettare la domesticazione), ha completamente eliminato lo scoiattolo rosso europeo, più piccolo, timido e selvatico. Risultati analoghi si sono avuti con l’introduzione di altre specie per ragioni diverse (ripopolamento, caccia e pesca, divertimento) che hanno ovunque creato problemi, alcuni dei quali abnormi e clamorosi, come la presenza aggressiva del pesce siluro o quella famelica dei cormorani. Anche le pantegane (quelle a 4 zampe) sono di importazione. Problemi analoghi si hanno con gli animali abbandonati (come i branchi di cani inselvatichiti che eliminano i lupi) e nel mondo vegetale, invaso da infestanti esotiche.
    Sull’argomento è stata stipulata al costoso congresso a Rio de Janeiro nel 1992 una Convenzione sulla biodiversità, che impegnava tutti i sottoscrittori alla preservazione di tutte le specie e delle loro diversità, e dei loro habitat che non devono essere modificati: l’idea è che la diversità è generata dai vari ambienti e dalle loro componenti e non dalla loro sovrapposizione. La diversità è un patchwork di colori diversi e non la fusione di tutti i colori in un solo paciocco cromatico.
    Questo dovrebbe essere Vangelo per i cosiddetti ambientalisti che invece sono quelli che hanno fatto casino a Racconigi, assalendo i poveretti che facevano il loro lavoro, e che per questo sono anche stati condannati a versareun milione “per danni morali” a ognuna delle associazioni che li avevano denunciati: Lega anti-vivisezione, Lega per l’abolizione della caccia e Legambiente. Tutta gente che ha una strana idea della conservazione della biodiversità e del rispetto per gli habitat naturali, e che fa cattivo uso di un termine antico, glorioso e a noicarissimo.
    Ma non è finita qui. Sentite cosa hanno risposto - secondo l’ANSA - questi amanti della natura alle giuste obiezioni sulla sorte del povero scoiattolo rosso: «Lo scoiattolo grigio - dicono - non soppianterà necessariamente quello rosso. La competizione potrebbe condurre ad una ripartizione della nicchia ecologica: le foreste di conifere ad esempio dove il cibo è di più difficile reperimento sono tuttora la casa dello scoiattolo rosso». Capita l’antifona? Questi hanno poco rispetto per gli habitat naturali e per la punteggiatura, e non si inteneriscono neppure più davanti al colore rosso che pure ammanta i loro spiriti e i loro fulgidi ideali. Che sia il risvolto ecologico dell’operazione dalemiana di nascondere le vergogne rosse sotto la grisaglia di un borghese doppiopetto?
    In ogni caso la morale sembra essere: vinca il più forte, quello che meglio sa approfittare delle contingenze e che riesce a scacciare il più debole, riducendolo - come ogni altro povero pellerossa - o ad arrancare nascosto in qualche squallido angolo di mondo.
    Siccome poi questi ambientalisti (e i loro amici magistrati) sono sempre molto impegnati in politica e soprattutto nella cosiddetta solidarietà, il parallelo con l’immigrazione viene naturale. Arriva da fuori gente prolifica e aggressiva che si sa conquistare lo spazio vitale a coltellate e revolverate: è un ineluttabile processo competitivo che farà inevitabilmente prevalere il più prepotente, quello che gode di maggiori protezioni istituzionali. Qualcuno ci caccia con la forza da casa nostra: è la legge dell’ecologia. Qualcuno ci deruba del frutto del nostro lavoro e della nostra fatica: è la natura. Qualcuno si prende il territorio sul qual la nostra gente vive da millenni: è normale. Noi dovremmo accettare questo ineluttabile destino multietnico rifugiandoci in vallate sperdute, lì dovremmo sopravvivere con poco cibo, nascondendoci e vivendo alla spartana, in mezzo alle conifere in cui forse sopravviverà lo scoiattolo rosso. Il disegno è chiaro, ecologico e lampante. Gli scoiattoli grigi sbarcano in massa e occupano le nostre città: è giusto così, lo dicono gli ambientalisti e lo ratifica un magistrato col bollo del “sale e tabacchi“. La Francescato poi ci aggiunge di suo l’eleganza della motivazione ambientale-estetico-salottiera: noi siamo rozzi e ignoranti come scoiattoli rossi, è ovvio che dobbiamo soccombere.
    Noi che intendevamo la biodiversità come la somma di belle differenze a casa propria, conservate e arricchite dal proprio habitat, dalla propria storia e cultura, ci sbagliavamo. La vera biodiversità è la prevalenza dell’uno sull’altro mediata dalla vaccata della multirazzialità, ovvero dalla “giusta” eliminazione del meno prepotente, di chi meno si adatta alle sciagurate condizioni attuali. Gli scoiattoli rossi non si vogliono o possono meticciare con quelli grigi? Peggio per loro. Se va bene si potranno rifugiare sui rami delle conifere altrimenti la loro presenza resterà consegnata a qualche museo di bestie impagliate. Scoiattoli rossi sveglia!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Nel Vicentino c’è il record di presenza extracomunitaria.
    Per i mass media va tutto bene, in realtà...
    La truffa dell’Eden multirazziale
    Dal Lago: "Chi lavora è integrato, ma aumentano clandestini e criminalità"

    di Carlo Passera

    Dunque, nel Vicentino, esiste un paese, San Pietro Mussolino, dove gli extracomunitari regolari sono il 17 per cento della popolazione (record italiano), ma dove tutti vanno d’amore d’accordo, non c’è problema di alcun tipo (lo assicurano i sindaci ulivisti della zona), si lavora tranquillamente per il benessere e la gloria della Patria. È, insomma, la dimostrazione di quanto sia bella la società multirazziale e quanto sia illuminata la legge Turco-Napolitano che la prefigura. Questo, almeno, quanto vogliono farci credere i giornali di regime. Questo quanto anche oggi ci racconta un’inchiesta di Corriere Lavoro, supplemento del Corriere della Sera. Che le cose, a San Pietro, non stiano così, lo spieghiamo nell’articolo a fianco. Sull’emergenza clandestini nel Vicentino abbiamo voluto sentire Manuela Dal Lago (nella foto), premier del Governo della Padania, che della provincia berica è presidente.
    La realtà è proprio quella che viene descritta dai mass media?
    "Nella valle del Chiampo c’è la maggior concentrazione di extracomunitari regolari, che lavorano nelle industrie conciarie. Questo è un dato. Che l’integrazione sia in parte avvenuta, è vero. Ma invito a riflettere su un dato: i banchetti sul referendum contro la legge Turco-Napolitano allestiti nei paesi della zona sono stati presi d’assalto dalla gente, che si lamenta per la fortissima presenza di immigrati irregolari e l’aumento esponenziale della criminalità. Non è giusto fare di ogni erba un fascio: ma la risposta al sindaco ulivista di Arzignano, che considera l’immigrazione una manna dal cielo, viene dai suoi stessi cittadini che fanno la fila ai nostri gazebo".
    Eppure per il Corriere questo è un Eden senza problemi...
    "Sono indagini ad hoc che non corrispondono alla realtà, la Repubblica ne ha fatta una simile qualche tempo fa. Ripeto: che una parte di regolari si sia integrata è vero, che la loro presenza sia utile alle imprese anche, ma che la convivenza tra le diverse etnie sia pacifica non mi risulta. Anche tra chi non è leghista la crescente presenza di irregolari è avvertita assai negativamente".
    Gli stranieri sono attirati qui da lavori che gli italiani ormai non vogliono più fare...
    "Il benessere consente a molti nostri giovani di cercare altre occupazioni: questa è una parte di verità: Ma viene nascosta ad arte l’altra parte".
    Cioè?
    "Siamo sicuri che tutti gli stranieri siano assunti regolarmente? Molti sì, altri proprio non so. Detto in altre parole: a un industriale conviene di più far lavorare un extracomunitario in nero che un giovane italiano cui deve pagare tutti i contributi. Il primo costa meno. Il rapporto, insomma, non è paritetico".
    Perché vengono evidenziati gli aspetti positivi della realtà, trascurando i negativi?
    "Vogliono convincerci che la società multirazziale è un paradiso. Prendere a esempio una provincia come Vicenza, che è tra le prime in Italia per presenza di extracomunitari e forza della Lega Nord, è per loro emblematico. In realtà a noi serve una quota di immigrazione, ma disciplinata, controllata, che possa avere casa e lavoro. Con la legge Turco-Napolitano così non è, le difficoltà di integrazioni divengono conseguentemente insormontabili".
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    Der Wehrwolf

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    Borghezio lancia l'allarme contro il mondialismo
    «La società multirazziale distrugge le nostre identità»

    di GIANLUCA SAVOINI
    Dietro il fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria si intravede un aggrovigliato viluppo di interessi da parte di gruppi politici ed economici che utilizzano questo flusso per raggiungere scopi ben precisati, a loro favorevoli, ma letali per la Padania e per tutta l'Europa. L'intervento di Mario Borghezio ha sollevato il velo dell'ipocrisia e del buonismo di matrice cattolica e progressista che in Italia impedisce di affrontare il problema. «Dobbiamo avre le idee molto chiare sul tema - ha avvertito Borghezio - e smascherare l'infondatezza delle giustificazioni storiche, economiche e sociali con le quali il mondialismo è riuscito a infondere nelle coscienze un senso di passiva rassegnazione verso la presunta ineluttabilità della società multirazziale. Chi lotta per difendere l'identità di tutti i popoli e della civiltà europea nel suo insieme variegato di culture non deve accettare supinamente la propaganda mondialista».
    Onorevole Borghezio, la Lega dovrà continuare a costruire l'argine contro l'invasione extraeuropea?
    «Il nostro segretario Umberto Bossi ha piu volte focalizzato alla perfezione la strategia globalizzante: vogliono imporre la realizzazione della società multirazziale, il cui effetto è quello di affievolire, indebolire, rendere quindi inoffensive le nostre identità, la specificità dei nostro popoli accelerando la diffusione planetaria di modelli di consumo omogenei, per soddisfare le esigenze dei grandi potentati economici internazionali».
    Lei ha proposto azioni per risolvere il problema dell'immigrazione. Quali?
    «Innanzitutto occorre rivedere la legislazione europea sul diritto di asilo, attualmente troppo permissiva. Qualche giorno fa ha suscitato un ampio dibattito in sede europea le richieste dell'Austria di restringere per legge le possibilità di richiedere l'asilo politico. Troppi pretesi "profughi" si riversano nel nostro continente. Serve poi l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulla criminalità extracomunitaria, per offrire finalmente al Paese un quadro aggiornato che consenta di assumere provvedimenti urgenti contro questa piaga che sta minando la nostra qualità della vita».
    Ma in italia è ancora un reato la clandestinità?
    «Appunto. Si deve ripristinare con chiarezza il reato di clandestinità, così come richiesto dal trattato di Schengen, affossato in Italia da una legislazione immigrazionista senza precedenti. Inoltre, è giunta l'ora di rivelare al popolo quanto ci costa, in termini economici, oltre che sociali, l'invasione extracomunitaria».
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    Il colore del melting pot
    di Gianluca Savoini

    I mass-media intrisi di ideologia mondialista non fanno altro che dipingere il mito di una società multirazziale dorata e gustosa come un cioccolatino. Arrivano al punto di negare l’evidenza: il rapporto criminalità-immigrazione è talmente evidente che soltanto i ciechi, gli stolti e quelli in malafede (ovvero la stragrande maggioranza dei Soloni del dogma del “melting-pot”) cercano di negarlo. Con scarsi risultati, peraltro, perché, grazie al cielo, tanta gente pensa ancora con il proprio cervello. Particolarmente interessante risulta quindi essere il libro scritto da Alessandro Tacchi, “Il colore della pelle” (Edizioni Settimo Sigillo). L’autore proviene da una lunga esperienza di sindacalista (è stato per oltre un decennio coordinatore nazionale del progetto Sud della Uil) e non è uomo di destra (a Ravenna è stato a lungo segretario provinciale del Psdi), quindi non può essere tacciato di “fascismo”, secondo l’idiota e ipocrita tradizione della sinistra, sempre pronta a demonizzare chi non la pensa in modo “politicamente corretto”.
    La morale che scaturisce dalla lettura del volume di Tacchi è una sola: la società multietnica non è quell’Eden che viene dipinto e soprattutto noi non siamo preparati all’invasione extracomunitaria. “A dividere però - osserva l’autore - non è il colore della pelle, ma la diversità dei comportamenti”. Anche qui, gli accadimenti di cronaca di tutti i giorni dimostrano l’assoluta bontà delle tesi di Tacchi. Poco alla volta, infatti, cominciano ad aprirsi piccole ma significative crepe nella grande fratellanza della società multirazziale. “Il colore della pelle” quindi è un libro interessante che sicuramente potrà aprire altri squarci nel velo dell’ipocrisia (e degli interessi) che ricopre il fenomeno dell’immigrazione di massa. Clandestino, più che mai, non è bello. È semplicemente angosciante.
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    La via multirazziale francese impone la banlieue di Stato

    di Mauro Bottarelli

    La sciagurata legge sull’immigrazione è certamente frutto di almeno due fattori: il primo è la storica ipocrisia dei cattocomunisti nei confronti dell’immigrazione, ovvero una vocazione terzomondista delle "porte aperte" tipica di chi abita nei quartieri residenziali e può farsi bello chiedendo diritti per tutti.Il secondo è certamente la totale incapacità politica e programmatica di una classe dirigente cresciuta nelle sedi di partito e fieramente sprezzante verso le istanze della massa, ovvero dei cittadini. Ma esiste anche un terzo motivo, o meglio, una contiguità programmatica ben precisa, che muove i nostri governanti: quella con la Francia e la sua politica di proletarizzazione dell’elettorato. Tutti ricorderete l’occupazione della chiesa di Saint Bernard a Parigi da parte di decine di extracomunitari senza permesso di soggiorno, i cosiddetti sans papier. Giornali e televisioni non parlarono d’altro per settimane, sinistra ed intellettuali d’oltralpe (ma anche nostrani) si indignarono, fecero petizioni e scioperi della fame. Qualcuno, come la miliardaria attrice Emanuelle Beart si fece addirittura arrestare (per un’ora, intendiamoci). Una vera e propria sollevazione della sinistra radicale e salottiera ceh spianò la strada al crollo del governo Pasqua e della credibilità dei gollisti. Sui presunti diritti dei clandestini si basò la campagna elettorale che portò alla vittoria del primo ministro socialista Lionel Jospin, forte dell’appoggio dell’intellighenzia dei buoni sentimenti. Ma cosa c’entra questo con l’Italia? C’entra eccome, visto che quando Parigi chiama Roma risponde sempre, debitrice com’è ai francesi dell’affondamento dell’Europa a due velocità voluta all’epoca dai tedeschi. La ricetta francese è semplice: creare una massa di proletariato d’importazione per garantirsi enormi bacini elettorali e una bandiera sempre spendibile politicamente. Strumento privilegiato di questo progetto di invasione a pianificazione statale è la banlieue, ovvero quei terrificanti quartieri periferici nati sulla spinta dell’industrializazzione e dell’immigrazione anni ’60 divenuti oggi dei veri e propri ghetti. La società multirazziale scientificamente pianificata dalla sinistra trova compimento in questi agglomerati di palazzoni popolari abitati in gran parte da immigrati: droga ovunque, criminalità alle stelle, vere e proprie gang in stile californiano che dettano legge. Il degrado elevato a stato sociale, altro che le favolette dell’oasi di coabitazione civile e integrazione dipinta da quel pennivendolo di regime di Pennac. Il piano è semplice: marginalizzare il degrado, creare sacche di malcontento e illegalità da muovere a proprio piacimento in caso di necessità. O da ignorare in caso la contingenza politica non richieda battaglie "pronto uso". L’idea che la sciagurata Turco-Napolitano preveda ingressi facilitati per gli immigrati nelle graduatorie di assegnazione degli alloggi (in particolar Iacp) ci dimostra che la lezione d’oltralpe è stata perfettamente recepita anche a Roma. L’immane massa di clandestini che si va a regolarizzare non rappresenta uno specchio dei tempi, una realtà con cui confrontarsi in nome dell’integrazione e del progresso, ma una massa di servi elettorale pianificata a tavolino. Presto, quindi, vedremo le nostre periferie totalmente in mano agli extracomunitari come accade a Parigi, a Lione, a Marsiglia. Loro avranno mano libera in nome della solidarietà pelosa dei cattocomunista e il potere avrà croci sicure sulle schede elettorali.
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    Società multirazziale: "Il mercato
    ama l'immigrato" ...e la politica fa il verso
    “L’immigrato come lavoratore che ci è utile”, “l’immigrato come cittadino che ci è scomodo”. Ma anche l’immigrato “consumatore nel mercato globale delle merci”. Sono queste le premesse del fondo, a firma Aldo Bonomi, pubblicato ieri sull’inserto Corriere-Economia del Corriere della Sera. Premesse sulle quali Bonomi spiega poi il nuovo ruolo dell’immigrato nella società globale dei consumi. Sì perché, scrive Bonomi: «Gli immigrati sono anche consumatori delle nostre merci e dei nostri simboli». Ma potrebbero essere anche veicolo di propaganda delle loro stesse merci e dei loro simboli nella nostra società. Aggiungiamo noi. La classica medaglia a doppia faccia, insomma, le cui differenti realtà sono legate l’una all’altra da una parola: strumento. Quello che, seppur con visioni contrapposte, vede lo straniero al centro di interessi che vanno ben oltre il cittadino comune e l’extracomunitario stesso. Nel fondo però si parla di immigrato consumatore. «Lo sanno bene - si legge - i rivenditori di auto usate o la Nike che, come racconta l’antropologo Franco Lacecla, essendosi accorta che i giovani arabi tagliavano le scarpe da tennis nella parte del tallone per toglierle comodamente entrando in moschea, ha immesso sul mercato una Nike-babbuccia, metà scarpa da tennis e metà ciabatta araba... Così come avrete visto anche voi, durante le feste di Natale, i vu cumprà vendere sui nostri marciapiedi, una strana Barbie... che balla la danza del ventre al suono di una melodia araba». Auto vendute agli immigrati, scarpe da tennis per le moschee e Barbie araba “svelano - scrive Bonomi - il gioco del mercato in cui noi ci appropriamo e studiamo i loro usi e costumi per vendergli le merci”. Ma se invece si trattasse del gioco del mercato in cui ci vengono propinati i loro usi e costumi per accelerare un “metlin pot” che la nostra società non può tollerare? Qualunque sia la chiave di lettura, il risultato è uno: il mercato globale detta le regole del gioco. La politica può solo avallare questo gioco. Per opportunismo elettorale.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Immigrati, un progetto per cancellare i popoli

    di Luigino Vascon

    Non è solamente Milano o la Padania a protestare contro l’orda di delinquenti extracomunitari che negli ultimi mesi hanno occupato ed abbondantemente allargato di fatto lo spazio e gli obiettivi d’azione criminale. La Germania è alle prese da lungo tempo con una lotta sempre più aspra e dura contro la mafia Turca, una irradiazione questa nata ed alimentata da una presenza di irregolari i quali hanno trovato l’humus adatto grazie alla corposa comunità Turca (regolare) presente da anni in terra tedesca. Il governo germanico reagisce e combatte il problema in silenzio senza farlo sapere agli altri, del resto la Germania già in altre circostanze e tempi ha dato modo ed esempio al resto dell’Europa di come e con quanta risolutezza si è liberata dei suoi problemi interni di ordine pubblico, se ne ricordi uno per tutti, la lotta al terrorismo con l’arresto degli 8 componenti della "Rote Arme Fraction", e guarda caso il loro successivo suicidio collettivo in carcere... Meno silenziosa sull’argomento extracomunitari è la Francia, la protettiva... la comprensiva Francia, che sino a ieri dava ospitalità a tutti i rifugiati perseguiti a vario titolo... degli stinchi di Santo come il professore ed ex deputato Toni Negri... uno dei maggiori ideologi degli anni di piombo, oggi questo Paese si ritrova alle prese con non pochi problemi, a Parigi e nelle province minori francesi si manifesta contro l’escalation della dilagante criminalità, una nuova e crescente criminalità composta anche lì quasi in toto da soggetti ed individui extracomunitari clandestini, i quali o sono andati ad ingrossare le fila della malavita locale o si sono messi in proprio dedicandosi, come ormai di consueto, allo spaccio di droga o allo sfruttamento della prostituzione. Lo stesso presidente della Repubblica Jacques Chirac ha dichiarato pubblicamente che la pressione di questa nuova criminalità extracomunitaria "è insostenibile, e bisogna prendere tutte le misure", gli fa eco il primo cittadino di Strasburgo Roland Ries (socialista) che si ritrova ad essere il sindaco di una splendida città, ma invivibile sotto ad una enorme pressione malavitosa. È chiaro quindi che la questione immigrati clandestini è una questione che si allarga a macchia d’olio in tutta Europa, ed il fine ultimo degli oscuri registri che operano nella penombra è quello di volere coercire in maniera diabolicamente scientifica tutte le popolazioni europee creando così una società multirazziale. Solo dei piccoli politici europei, dei politici miopi assetati di potere possono illudersi di vedere realizzate le loro mire di onnipotenza, ben poco a questi importa che con il loro infame progetto di sete politica sacrificano, calpestano millenni di storia, storia di comunità, di popoli. Oltreoceano invece c’è chi dall’immediato dopoguerra, con la scusa della Liberazione NaziFascista, non ha mai più tolto le sgrinfie dall’Europa, ed anno dopo anno la sta erodendo, la sta ammagliando con l’illusione di un liberismo, o meglio di un sistema apparentemente liberale all’esterno ma che all’interno nasconde una macchina diabolica composta dai grandi poteri economici come la mafia internazionale, la massoneria ed i poteri occulti. Ora a questi paladini del liberismo... per poter realizzare il proprio progetto espansionistico, architettato e voluto in funzione di una sottomissione dell’Europa non resta altro che rendere multirazziale la stessa, alienando e cancellando così ogni genere di cultura, sia laica che religiosa, ogni genere di identità ed etnia presente.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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