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Originally posted by sergiogabrcossu
Credo che questa discussione tra due persone con il diverso modo di iterpretare l'essere indipendentista vada spiegata con la semplice ragione che sono due persone diverse con un obiettivo comune.
Mi dispiace contraddirti, ma non è così. Non si arriva a certi punti, quando "l'obiettivo è comune". Si arriva a questi punti quando il personalismo esasperato di certa gente, che crede di essere migliore degli altri, prevale sull'ideale, il buonsenso e l'educazione.
in ragione della giovane età di coloro che animano questo confronto,sui quali noi riponiamo tutte le nostre future speranze.
Riporre le speranze nei giovani è giusto. Ma queste speranze possono andare deluse se questi giovani non hanno ricevuto i giusti indirizzi dagli adulti e, purtroppo, oggi si assiste allo spettacolo di due generazioni senza idee, completamente assorbite dalla civiltà dei consumi e dall'edonismo.
noi indipendentisti sardi siamo gli ultimi sopravissuti di un popolo che nella sua storia a perso tutte le battaglie cruciali per poter affermare la propria dignità.La maggior parte di questo popolo è salito sul carro dei vincitori e molto probabilmente in futuro saranno proprio i sardo-italiani i nostri nemici mortali ,coloro i quali pur di provare un senso di orgoglio patriotico vanno a elemosinare la nazionalita' altrui.
Gli italiani non hanno piu' bisogno di scomodare i loro prefetti e carabinieri per vedere completato il proggetto di italianizzazione del popolo sardo; i veri nemici hanno il nostro stesso DNA,lo vediamo tutti i giorni nell' operato della nostra classe politica completamente asservita alla politica milanese e romana.
Il nostro popolo è stato asservito in primo luogo dallo strapotere militare degli invasori (romani e spagnoli), secoli di servitù gli hanno fatto perdere la fiducia in sé stesso, perfino l'antico valore è stato utilizzato più a favore dei vincitori che a proprio favore. Una ribellione decisa di tutto il popolo, da allora in poi, non si è più verificata e perfino Angioy ed i suoi patrioti si sono sacrificati invano a causa dell'incertezza che li animava e dell'indecisione sugli obiettivi da raggiungere (taccio, per carità di patria, dei tradimenti). Ecco perché tanti sono saliti sul carro dei vincitori e rinnegano e tradiscono la causa di una Sardegna indipendente: essi SONO GIA' nostri nemici mortali, non occorre aspettare ai giorni che verranno.
Ma noi indipendentisti non siamo "i superstiti di un popolo che ha perso tutte le battaglie cruciali per affermare la propria dignità". Noi siamo il seme che attende di essere sparso su un terreno fertile, quando i cuori dei sardi saranno guariti dell'aridità che li ha colpiti a causa delle avversità e dell'impotenza contro il nemico.
Lo scenario che si apre innanzi a noi avra' un esito scontato se noi non raccogliamo le nostre ultime forze per potere evitare la nostra eliminazione di popolo mediante la distruzione sistematica della nostra cultura,e storia.
E allora dico, come un generale di un esercito distrutto ,non mi vergogno di fare apello alle ultime esigue forze rimaste:anche se feriti,cechi,storpi,vecchi ,bambini,comunisti ,fascisti ,anarcoidi,musulmani ,cristiani,operai ,e imprenditori se con me condividono l'obiettivo della vittoria.