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  1. #1
    Il Patriota
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    Predefinito Mondialismo, legge Mancino, società multirazziale: la posizione della Lega Nord

    Signor Presidente,


    gli aspetti salienti del dibattito parlamentare
    sull'immigrazione sono stati caratterizzati dalla rabbia, dalla violenza
    verbale e dalla disperazione dell'onorevole Turco e dell'onorevole Soda. Non
    si è trattato di episodi estemporanei dettati da intemperanza caratteriale,
    ma della reazione razionalmente aggressiva di fronte ad una legge che segna
    la sconfitta della strategia globalizzatrice della sinistra. L'ideologia
    della società multirazziale che ci è stata falsamente presentata come
    ineludibile portato della storia ha rappresentato, per la sinistra e per
    l'Ulivo, ben assecondato dall'utopismo pauperista di rifondazione comunista,
    lo strumento per scardinare la democrazia in Europa. La democrazia si basa,
    infatti, sul rapporto stretto fra cittadini e istituzioni, fra territori e
    popoli, fra persone in azione e non può prescindere da precisi diritti e
    doveri strettamente correlati fra loro di cui è titolare ogni membro della
    comunità. Tutto questo per la sinistra non conta; l'importante è massificare
    il mondo rendendo tutte le persone uguali nel modo di pensare, di agire, di
    vestire; l'importante è cancellare le diversità, le identità dei popoli, le
    loro tradizioni, la loro storia i loro costumi per cementare il tutto nella
    formula della società multirazziale, del melting pot. La sinistra e i
    cattocomunisti inseguono la nemesi del comunismo, sconfitto e condannato
    dalla storia, che risorge in una formula nuova dove l'utopia non consiste
    più nell'uguaglianza giuridico-formale davanti alla legge, né
    nell'uguaglianza economica, rivelatasi fallimentare, bensì nell'uguaglianza
    dell'anonimia, dell'impotenza, della cancellazione dell'identità. Una
    società siffatta, in realtà, lungi dall'essere integrata, è caratterizzata
    da grande conflittualità sociale, da scontro tra culture e civiltà e,
    pertanto, non può che rimandare, petulante, a poteri sempre più lontani ed
    autoritari. Se a questo quadro aggiungiamo l'attacco frontale portato negli
    ultimi anni dalla sinistra alla famiglia naturale ed alle formazioni
    comunitarie intermedie, viste come ostacoli al proprio progetto strategico,
    risulta evidente la disumanità dell'ideologia della società multirazziale.
    La sinistra italiana, partecipe del progetto, rivelatosi fallimentare,
    dell'Ulivo mondiale, ha svenduto la dignità e l'identità delle persone,
    delle comunità e dei popoli all'utopia antidemocratica del Governo mondiale,
    alleandosi, a tal fine, con la grande finanza italiana ed internazionale: un
    patto diabolico che avrebbe dovuto assegnare agli illuminati dell'Ulivo,
    cioè ad una stretta cerchia di tecno-burocrati, la pianificazione
    legislativa svincolata da reali poteri di controllo democratico da parte dei
    singoli popoli, e, alla grande finanza, un tornaconto in termini di nuovo
    sottoproletariato extracomunitario funzionale a tenere bassi i salari anche
    per i lavoratori autoctoni. In questi giorni ne abbiamo avuto la riprova
    attraverso i ripetuti interventi, in particolare quelli svolti
    dall'onorevole Violante, a sostegno degli interessi della grande industria.
    È vero, in Italia esiste un alto costo del lavoro - noi lo sosteniamo da
    sempre - le cui responsabilità ricadano in buona parte sui governi
    dell'Ulivo. Su questo tema, e sulla riduzione degli oneri per le piccole e
    medie imprese, bisognava intervenire, ed il nostro Governo ha già approvato
    alla Camera provvedimenti che vanno in questa direzione. L'onorevole
    Violante si dimentica però, o vuole dimenticarsi, che esiste una
    disoccupazione altissima nel Mezzogiorno, che esistono lunghe liste di
    disoccupazione comprendenti decine di migliaia di extracomunitari, che i
    salari sono spesso al limite della sopravvivenza. Questo spiega, in parte,
    anche perché gli italiani rifiutano lavori molto pesanti e sottopagati. Non
    sarebbe miglior causa, onorevole Violante, lavorare insieme per aumentare il
    salario netto ai lavoratori italiani, piuttosto che introdurre fattori
    ulteriormente calmieratori dei salari stessi con l'invasione
    extracomunitaria? Vede, onorevole Violante, dai suoi accorati interventi è
    evidente che ormai la sinistra si preoccupa molto di più degli industriali
    che non dei lavoratori, e ciò conferma che il patto con la grande finanza e
    la grande industria sono essenziali al progetto egemonico, di gramsciana
    memoria, che volevate realizzare. In sostanza, onorevole Violante, vi siete
    venduti l'anima! La grande finanza, a sua volta, ha appoggiato il vostro
    progetto di potere. Per realizzarlo vi serviva una massa di diseredati che
    venissero a scardinare la legalità nel nostro paese, che mettessero in
    discussione i principi ed i valori di riferimento della nostra comunità, un
    nuovo sottoproletariato e dei nuovi disperati da contrapporre ai colpevoli
    lavoratori italiani e per alimentare, come vostro solito, i complessi di
    colpa della vecchia Europa nei confronti del terzo mondo. Per realizzare il
    vostro progetto di potere dovevate sostituire l'emorragia di consensi da
    parte dei lavoratori e dei piccoli imprenditori italiani con il voto degli
    immigrati, secondo la vecchia logica del connubio assistenzialismo - voto di
    scambio. La vostra non è mai stata solidarietà disinteressata, bensì
    solidarietà «pelosa». Inoltre, per quanto riguarda la concretezza della
    vostra solidarietà, come spiegate il fatto che negli anni di Governo
    dell'Ulivo la cooperazione con i paesi terzi, che è la vera strada maestra
    da percorrere per risolvere i problemi della povertà dove essa è presente,
    ha raggiunto i minimi storici? Si è investito infatti solo lo 0,14 per cento
    del PIL, che rappresenta il più basso livello tra i paesi del mondo
    occidentale. Per raggiungere il vostro scopo avete adottato la politica del
    buonismo irresponsabile, avete abdicato al ruolo di garanti della legalità,
    di difesa e di inviolabilità dei confini, esponendo il paese e la
    collettività all'insicurezza, all'illegalità diffusa, al dilagare della
    piccola e grande criminalità, all'aumento dello spaccio di droga, alla
    vergogna della prostituzione ovunque ed in qualsiasi ora del giorno e della
    notte, alla devastazione di interi quartieri, all'inciviltà ed al degrado
    delle nostre città, al commercio abusivo tollerato come fonte di reddito per
    irregolari e clandestini in spregio ai cittadini onesti Avete fatto ricadere
    tutto questo, anche in termini di costi economici, sulla collettività,
    nonostante autorevoli istituti statistico-economici avessero quantificato da
    tempo l'ammontare di queste risorse drenate dalle tasche inconsapevoli dei
    cittadini: circa 8 mila miliardi annui per assistenza sociale, sanità, case,
    sicurezza e carceri. Avete continuato a mistificare la realtà, sostenendo
    che gli extracomunitari avrebbero pagato le nostre pensioni future,
    nascondendo che solo un quarto degli extracomunitari regolari presenti nel
    nostro paese sono iscritti all'INPS e che oltre un milione di irregolari e
    clandestini, logicamente non pagando nulla, usufruiscono dei servizi di
    assistenza previsti nel nostro paese. Sarebbe questa, secondo voi, la
    ricchezza portata dall'immigrazione extracomunitaria? Almeno due milioni e
    mezzo di persone presenti, di cui solo 400 mila versano contributi all'INPS?
    Avete perpetrato nei confronti dei cittadini italiani e padani le vessazioni
    più discriminatorie consentendo, ad esempio, agli extracomunitari di
    ritirare i contributi versati con il 5 per cento di interesse dopo solo
    cinque anni di lavoro, mentre le nostre donne - lo ripeto: le nostre donne -
    le cosiddette donne silenti non hanno lo stesso diritto, pur avendo versato
    contributi per 13-14 anni per la sola colpa di aver lasciato il lavoro per
    accudire i figli. Ma si sa: voi odiate la famiglia! Avete offeso e umiliato
    i nostri vecchi in condizioni di povertà, togliendo loro il diritto alla
    casa e attribuendo punteggi di favore, specie nelle amministrazioni
    governate dall'Ulivo, agli extracomunitari. È questo il vostro senso della
    giustizia sociale? Avete approvato norme come alcuni articoli della legge
    Turco-Napolitano e la vergognosa legge Mancino che, con lo strumentale
    pretesto di lottare contro la xenofobia, hanno introdotto l'ignominia
    dell'inversione dell'onere della prova nei procedimenti di accusa per atti
    di presunta discriminazione razziale, una specie di condanna anticipata
    dell'accusato che inficia nel profondo l'idea stessa dello Stato di diritto
    nel quale chi accusa è tenuto a fornire le prove e le testimonianze contro
    l'imputato. Da tutto ciò si evince un odio profondo nei confronti dei
    cittadini italiani, della nostra cultura e della nostra civiltà; un odio nei
    confronti della civiltà europea, dei suoi valori e della sua matrice
    cristiana. Onorevole Turco, piuttosto che accusarci di razzismo e di
    gridarci «vergogna», perché non prova ad uscire da questa aula ed a
    confrontarsi con la gente comune e non con le platee addomesticate e
    ideologicamente affini predisposte dalle vostre associazioni militanti,
    spiegando il motivo per cui avete compiuto queste discriminazioni nei
    confronti dei cittadini italiani? Sono sicuro che la stragrande maggioranza
    dei cittadini la prenderebbe, metaforicamente, a calci. La Lega nord
    Padania - e concludo, signor Presidente - ritiene l'approvazione della legge
    Bossi-Fini un grande risultato politico, oltre che una grande vittoria del
    nostro movimento, che premia l'enorme impegno profuso dai nostri militanti
    sul territorio per evitare che il diabolico disegno dell'Ulivo potesse
    diventare una triste realtà.

    ALESSANDRO CE' CAPOGRUPPO LNP ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

  2. #2
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  3. #3
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  4. #4
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  5. #5
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    Famiglia


    Lega Nord Padania


    La famiglia, nucleo fondamentale della società, va posta al centro dell’azione politica. Per questo la Lega è a favore di un deciso sostegno alla natalità e di una politica del lavoro che tenga conto delle esigenze dei nuclei familiari. Inoltre vogliamo una riduzione della pressione fiscale sulle famiglie attraverso un’imposizione che tenga conto del numero dei componenti e dei soggetti a carico (anziani, disabili, bambini).
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    Sicurezza


    Lega Nord Padania


    La Lega vuole che a ogni cittadino sia riconosciuto il diritto alla sicurezza. Vogliamo più forze dell’ordine in Lombardia, in base alle esigenze del territorio su cui viviamo. Vanno migliorate la diffusione e la dislocazione della forze dell’ordine sul territorio. Vogliamo che siano razionalizzate le competenze e le funzioni delle diverse forze dell’ordine.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Immigrazione


    Lega Nord Padania


    Tutti gli immigrati devono avere un regolare permesso di soggiorno e un lavoro. Il flusso degli ingressi deve essere regolato dalla Regione in base alle esigenze produttive e alla richiesta di manodopera del territorio. I clandestini devono essere immediatamente espulsi e chi tenta di entrare clandestinamente nel nostro Paese deve essere respinto alla frontiera. I trafficanti di persone devono essere catturati, arrestati e colpiti da severe pene detentive. Deve essere debellata la criminalità di importazione e devono essere sgominati i racket della prostituzione e della droga.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Federalismo e Devolution


    Lega Nord Padania


    L’unica vera forma di federalismo è quella che passa attraverso la devolution, cioè attraverso la cessione irrevocabile, da parte dello Stato, delle competenze e dei poteri che possono essere gestiti in maniera efficace ed efficiente dalle Regioni. Il processo devolutivo riguarderà in primo luogo sanità, scuola, sicurezza. La Lega vuole l’attuazione di un vero federalismo fiscale: le tasse che paghiamo devono essere utilizzate in gran parte per finanziare i servizi sul nostro territorio, non per mantenere i ladri di palazzo che hanno vissuto alle nostre spalle in tutti questi anni. lI 5 aprile scorso la Corte Costituzionale ha autorizzato la celebrazione del referendum consultivo sulla devolution in Lombardia, proposto dalla Lega. Finalmente il popolo può far sentire la sua voce.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Infanzia: il primo diritto è la famiglia


    Qui Lega 10 maggio 2002


    Si è riunita nel Palazzo di Ve-tro di New York l'Assemblea generale dell'Onu sui problemi dell'infanzia. Capo della dele-gazione italiana il ministro del Welfare Roberto Maroni il qua-le, durante il suo intervento, ha sottolineato che "un mondo a misura di bambino deve ga-rantire innanzitutto il diritto alla famiglia". Famiglia infatti signi-fica per un bambino la possi-bilità di crescere e sviluppare la propria personalità in un clima di amore e comprensio-ne sotto la cura e la supervi-sione dei propri genitori. In Italia, ha sottolineato il mini-stro, la famiglia (intesa, in base all'art.29 della Costituzione, come naturale e fondata sul matrimonio) rappresenta an-cora la struttura base dell'educazione della persona, la protezione del suo benes-sere e l'avanzamento dell'unità sociale. Non si può quindi par-lare di diritto del fanciullo se non si parla del diritto alla fa-miglia. Famiglia significa radi-ci, significa una valida tutela nei confronti della globalizza-zione selvaggia. E in questo contesto, Maroni ha annuncia-to che il prossimo 15 maggio, in occasione della giornata internazionale della famiglia, presenterà una serie di inter-venti proprio a tutela e a so-stegno della famiglia. Ma l'Assemblea è stata so-prattutto l'occasione per fare il punto sulle condizioni dei bambini nel mondo. Condizio-ni drammatiche: un bimbo su quattro vive in povertà e uno su tre soffre la fame. Negli ultimi 10 anni due milioni di bambini sono stati uccisi e sei milioni feriti dalle mine terrestri. 300 mila (solo nel 2001) han-no combattuto nelle guerre degli adulti. Oltre 4 milioni so-no morti di Aids e 10 milioni sono rimasti orfani. Dei due miliardi di minori al mondo, inoltre, 120 milioni non posso-no andare a scuola e 11 milio-ni muoiono prima dei 5 anni. Che fare? L'Italia, ha detto Maroni, è in prima fila per cer-care di garantire ai giovani e all'infanzia un futuro migliore. E l'Europa deve assumere il ruolo leader che le compete, deve recuperare il grave ritar-do degli ultimi anni, scrollan-dosi di dosso il complesso di inferiorità rispetto agli Usa, e intervenendo in prima perso-na. E' ora insomma che l'Europa sviluppi una politica comune di cooperazione, non solo allo sviluppo economico, ma anche allo sviluppo socia-le. Di fronte alla titubanza degli Usa che, per esempio, non hanno ancora ratificato la Con-venzione sui diritti dell'infanzia, l'Europa deve assumere l'iniziativa. E l'Italia lo sta già facendo: il ministro ha infatti depositato all'Onu i protocolli già ratificati dal nostro Parla-mento sui bambini soldato e sulla prostituzione minorile. Tra breve, inoltre, incomincerà la discussione su provvedi-menti specifici contro la por-nografia e la pedofilia finaliz-zati appunto a tutelare maggiormente i minori. Anche l a n u o v a l e g g e sull'immigrazione che prevede aiuti concreti per lo sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo va in questa direzione. Gli adulti hanno finora tradito i bambini. E' un dovere morale cambiare rotta. (s.f.)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Padania, identità e società multirazziale

    Padania, identità e società
    multirazziale

    Testo prodotto da Enti Locali Padani Federali

    L’immigrazione extracomunitaria viene favorita e sostenuta da
    un’insieme di forze - minoritarie ma egemoni dal punto di vista
    culturale ed economico - che la presentano come un fenomeno
    “spontaneo ed irreversibile” verso il quale non è possibile opporsi.
    La cosiddetta società multirazziale è sostenuta in primo luogo
    dall’alleanza tra il mondialismo finanziario e la sinistra internazionale,
    che si concretizza in Italia nell’asse Agnelli-Prodi-D’Alema-Bertinotti.
    Tale alleanza si basa su ragioni economiche ed ideologiche.
    L’economia globale prescinde da popoli, nazioni e stati, essa
    concepisce il mondo come un mercato unico attraverso il quale
    spostare uomini e capitali seguendo esclusivamente la logica del
    profitto. Per accelerare il processo di mondializzazione si vuole
    dunque creare una figura di “consumatore globale”, sradicato da
    storia, origini e tradizioni, senza alcuna identità se non quella
    assegnatagli dalla pubblicità di turno.Questa figura trova la sua concreta ed ideale realizzazione nella società multirazziale santificata dai vari Benetton e Mc Donald.
    Il nemico principale di tale sistema di valori ed interessi sono i
    popoli e la loro volontà di indipendenza ed autodeterminazione.
    Gli apostoli dell’immigrazione extraeuropea vogliono dunque negare
    l’esistenza di popoli e nazioni, sostenendo un cosmopolitismo
    individualista di massa che sgretola le identità ed i sentimenti di
    appartenenza territoriali, a tutto vantaggio del mercato globale. In
    questo quadro la sinistra cosiddetta alternativa gioca un ruolo di “utile
    idiota”. Favorisce infatti i grandi potentati internazionali i quali
    attraverso la globalizzazione del mercato del lavoro perseguono una
    riduzione sistematica dei salari europei e mettono i nostri lavoratori in
    concorrenza diretta con gente disposta a lavorare per quattro lire, con
    la minaccia di delocalizzare le attività nel Terzo Mondo.
    L’immigrazione extracomunitaria in Padania ed in Italia,
    favorita da uno Stato corrotto ed inefficiente, sta assumendo le
    proporzioni di una vera e propria invasione.
    Infatti, oltre un certo limite percentuale, l’arrivo di popolazioni
    straniere, sia anch’esso pacifico, si trasforma in un fenomeno di
    sostituzione e depossessamento territoriale nei confronti del popolo
    che abita originariamente il territorio in oggetto: lo insegnano la storia
    ed il buon senso. Allarmismo ed esagerazione? Niente affatto. Chi
    poteva immaginare solo 15 anni fa che interi quartieri di città come
    Torino o Milano, sarebbero stati dominati territorialmente da clan
    criminali di extracomunitari ? Se si continua su questa strada dove
    saremo tra altri 15 anni?
    Il compito della politica è quello di prevedere e prevenire ecco
    perchè la Lega Nord, suona da anni inascoltata il campanello
    d’allarme su questo problema e sulle sue conseguenze.
    Di fronte alle ridicole accuse di razzismo che vengono lanciate contro
    i patrioti che si oppongono alla distruzione del proprio popolo,
    bisogna ribadire con forza il sacrosanto diritto della nostra gente a
    mantenere e difendere la propria identità etnico-culturale e religiosa
    ed a non essere ridotta in prospettiva, ad una minoranza residuale
    sulla propria terra. Concretamente bisogna rivendicare il diritto di
    essere padroni a casa propria.
    Perchè il nostro popolo dopo essere stato spremuto, sfruttato ed
    ingannato per anni deve vedersi oggi espropriare anche il proprio
    territorio, trasformato in un ghetto stile “Bronx” nel quale
    insicurezza, droga, delinquenza sono l’anticamera della disgregazione
    sociale?
    Per fare chiarezza bisogna superare anche la spesso ipocrita
    distinzione tra immigrati clandestini e regolari. Non si può tacere sul
    fatto che gran parte dei cosiddetti “regolari”, sono tali grazie alle
    continue sanatorie dei governi romani.
    In ogni caso se domani dovessero arrivare in Padania 5 milioni di
    immigrati “regolari”, cosa dovremmo fare? Dovremmo essere
    contenti e non protestare solo perchè hanno in tasca un foglio
    timbrato consegnato loro da uno Stato cialtrone che tradisce i suoi
    cittadini?
    Un argomento che la “Lobby” immigrazionista adduce a sostegno
    dell’arrivo degli extraeuropei, è che tale fenomeno risolverebbe il
    problema del nostro invecchiamento e del calo demografico che in
    Padania è il più alto al mondo.
    Incredibile, costoro pensano di risolvere questo problema prevedendo
    di sostituire popolo a popolo! Perchè invece non vengono tutelate la
    maternità e la famiglia?
    Gli interessi ed i diritti del nostro popolo vengono sempre più spesso
    subordinati a quelli degli stranieri. Vengono dunque discriminati i
    Padani e gli Italiani per favorire l’integrazione degli stranieri e la gente
    è indignata di questo trattamento.
    Bisogna applicare concretamente il principio della preferenza
    nazionale e comunitaria.
    In una risoluzione del Consiglio europeo dei ministri espressa il 20
    giugno 1994 in Lussemburgo, è stato adottato questo principio con la
    motivazione che, considerando l’aumento della disoccupazione, i
    nuovi posti di lavoro disponibili devono “...essere riservati
    prioritariamente ai cittadini europei” e che i lavoratori immigrati
    devono essere presi in considerazione solo “quando per un
    determinato lavoro non ci sono cittadini europei disponibili”
    Spesso i mass-media sostengono che gli immigrati vengono da noi a
    fare dei lavori che nessuno vuole più fare: questo è vero solo in
    rarissimi casi. Bisogna invece controbattere che i nostri cittadini si
    rifiutano spesso di fare lavori pesantissimi in cambio di salari da fame.
    Come si può ben vedere l’immigrazione extracomunitaria non è solo
    un problema di ordine pubblico. Essa investe oggi, ed ancora di più
    nel futuro, gli equilibri ed i valori fondamentali della nostra società,
    dei popoli padani ed europei. Ci obbligherà altresì a prendere
    coscienza che noi siamo solo un punto nella Storia tracciata dalle
    generazioni che ci hanno preceduto. Tali generazioni si sono
    affermate grazie ad una caparbia volontà di affermazione e di identità;
    a noi dunque di proseguire su questa strada o arrestarla ..


    Squilibrio demografico ed
    immigrazione extra-europea

    Nell’analizzare lo scenario demografico del mondo, si osservano due
    fenomeni contrapposti.
    Da un lato un’evoluzione preoccupante della popolazione mondiale,
    passata da due miliardi nel 1930 ad una stima di oltre otto miliardi nel
    2020; dall’altro un forte calo demografico ed un invecchiamento della
    popolazione europea. Questa ultima situazione ed il benessere
    materiale esistente in Europa hanno fatto sì che in questi ultimi
    decenni si sia prodotto un fenomeno crescente di migrazione verso
    l’Europa da altri continenti.
    Negli ultimi 35 anni la popolazione mondiale è aumentata di circa 2
    miliardi. Prevedere a quanto ammonterà la popolazione mondiale nel
    futuro - essa cresce nell’ordine di 95 milioni per anno, un milione di
    persone ogni 4-5 giorni - è difficile. Ad un numero superiore a 10
    miliardi si arriverà dal 2020 al 2060 considerando gli studi realizzati
    da diversi demografi, sociologi e studiosi del tema.
    La differenza equivale a 5 miliardi di persone: poco meno degli attuali
    abitanti del pianeta.
    Popolazione mondiale:
    1830: 1 miliardo 1986: 5 miliardi
    1930: 2 miliardi 2010: 7 miliardi
    1960: 3 miliardi 2020: 8 miliardi
    1975: 4 miliardi 2060: oltre 10 miliardi ?


    Questa crescita è molto differenziata a seconda dei continenti presi in
    considerazione. In Asia, per esempio, la Cina ha ancora di fronte una
    forte espansione demografica. Così da 1,06 miliardi del 1986 è
    passata a 1,24 nel 1997.
    La popolazione dell’Africa subsahariana è passata dai 100 milioni del
    1900 ai 230 milioni del 1960, per arrivare ai 450 milioni di oggi. La
    popolazione dell’Africa aumenterà dagli attuali 600 milioni a 1200
    milioni di abitanti in soli 25 anni. L’Europa ha di fronte a sé una
    nuova emergenza che si affaccia sul Mediterraneo: dal Maghreb alla
    Turchia, 200 milioni di persone vivono con un reddito medio 15 volte
    inferiore a quello dell’Unione Europea, ed è difficile prevedere il
    divario fra 30 anni quando gli abitanti, in grande maggioranza
    musulmani, e con sistemi politici tutt’altro che pluralistici, saranno tre
    volte di più dell’attuale numero: milioni di immigrati in cerca di un
    futuro economico o di un rifugio politico.
    Per quanto riguarda l’America Latina ed i Caraibi si prevede che si
    raggiungeranno 810 milioni di abitanti per il 2025. Per tale data le
    popolazioni dei paesi del terzo mondo saranno aumentate del 75%.
    Nel frattempo i paesi sviluppati cresceranno appena del 12%. Esiste
    una notevole diversità tra i tassi di fertilità dell’Unione Europea (la
    quale ha il più basso indice di natalità del 1995: 1,43%) e quelli dei
    paesi del terzo mondo.
    Il problema dell’Europa è la diminuzione della sua popolazione,
    accompagnato da un suo rapido invecchiamento. Un documento
    del Parlamento Europeo del 1986 ha previsto che la popolazione
    totale dell’Unione Europea diminuirà di 25 milioni di unità entro
    il 2025.
    Nel 1983, dei 15 paesi dell’Unione Europea, l’unico con un indice di
    fertilità sufficientemente alto (2,75 figli per donna) era l’Irlanda a
    maggioranza cattolica. Nel 1995 lo stesso indice era sceso ad 1,84.
    Ricordiamo che è necessario un indice di fertilità di 2,1 per
    determinare un ricambio generazionale completo.


    L’Unione Europea, con 371,5 milioni di abitanti (che in confronto ai 5
    miliardi della popolazione mondiale rappresentano solo il 6,5%)
    conosce un invecchiamento costante della sua popolazione.
    Fertilità nella CEE: numero medio di figli per donna
    - Indici di divorzi per 1000 abitanti -
    Paese CEE 197
    0
    198
    3
    199
    4
    * 1970 1980 1983 1993
    Belgio 2,0 1,6 1,55 * 0,6 1,4 1,7 2,1
    Danimarca 1.95 1,38 1,81 * 1,9 2,7 2,9 2,4
    Francia 2,48 1,82 1,66 * 0,8 1,5 1,8 1,9
    Grecia 2,34 1,94 1,38 * 0,4 0,7 0,8 0,7
    Irlanda 3,87 2,74 1,86 * 0,0 0,0 0,0 0,0
    Italia 2,43 1,51 1,19 * 0,0 0,2 2,5 2,3
    Lussemburgo 1,97 1,45 1,72 * 0,6 1,6 1,6 1,8
    Paesi Bassi 2,58 1,47 1,56 * 0,8 1,8 2,3 2,0
    Portogallo 2,57 1,94 1,44 * 0,1 0,6 0,8 1,2
    Regno Unito 2,44 1,77 1,74 * 1,1 2,8 2,9 3,0
    R.F. Tedesca 2,02 1,33 1,26
    (1)
    * 1,3 1,6 2,0 1,7
    Spagna 2,82 1,79 1,22 * 0,0 0,0 0,5 0,7
    (1) Germania Unita.
    Fonte: Ufficio Statistico delle Comunità Europee (1994)
    Indici di fecondità di altri paesi dell’Unione Europea nel 1994:
    Finlandia 1,85; Svezia 1,89; Austria 1,45; EUR 15 1,45.
    Nel 1995 la tendenza è sempre pronunciata verso il basso, così la
    Germania 1,24; la Spagna 1,18 e l’Italia 1,17.
    I demografi segnalano che se l’indice di natalità si abbassasse
    ulteriormente, il calo demografico porterebbe all’estinzione della
    società europea. Questa sarebbe una vera “spirale della morte” alla
    quale pericolosamente si avvicinano oggi le popolazioni europee.
    L’Italia in questo contesto europeo è uno dei paesi con il più drastico
    calo demografico. Si pensi che la Svezia ha una fecondità più alta
    della nostra del 50%. Se nel 1930 la popolazione di 40.987.000 di
    unità “produceva” 1.084.000 nascite, nel 1992 56.960.000 di unità
    “producevano” 575.000 nascite, e nel 1995 57.332.996 di unità hanno
    “prodotto” 521.345 (nel 1995 i matrimoni sono stati 283.025).
    Continuando di questo passo, tra vent’anni saremo quasi 5 milioni in
    meno.Oggi in Italia e Padania aumentano gli abitanti solamente per effetto
    dell’immigrazione. Questo fenomeno è particolarmente pronunciato in
    Padania. Nel 1996 in quattro regioni (Liguria, Toscana, Emilia-Romagna e il
    Friuli-Venezia Giulia) il numero di figli per donna è sceso sotto
    l’unità, al di sotto della già bassissima media italiana.
    L’inarrestabile processo di marcia verso l’estinzione viene
    “nascosto” dall’ondata migratoria di cui il nostro paese è
    divenuto oggetto. Poiché tutte le nazioni degli altri continenti hanno
    un indice di natalità molto più alto si può affermare con sicurezza che
    la Padania è uno dei paesi al mondo in cui nascono meno bambini.
    Triste e preoccupante prospettiva .
    Meno bambini e più anziani, dunque. La popolazione europea non
    solo diminuisce ma anche invecchia, perché il numero degli anziani
    aumenta e allo stesso tempo diminuisce il numero dei bambini.
    Nell’Unione Europea la speranza di vita per le donne è di 78,2 anni e
    per gli uomini 71,6 (rispettivamente 80 anni e 73 anni per l’Italia nel
    1995). La popolazione italiana negli ultimi anni è invecchiata
    velocemente. Dal 1961 al 1993 i ventenni sono diminuiti di tre milioni
    mentre la presenza degli ultra sessantenni è aumentata di 4 milioni. I
    sessantacinquenni sono passati dal 13,2% dalla popolazione italiana
    del 1981 al 15% di oggi, ciò vuol dire che più o meno un italiano su
    10
    sei ha più di 65 anni; e per il 2000 gli anziani saranno circa 10 milioni,
    più o meno il 17,5% di tutti gli italiani; nel 2030 l’Italia avrà il 35% di
    ultra sessantenni.
    La curva dell’invecchiamento sempre più accentuata comporta
    conseguenze catastrofiche, nel campo previdenziale, per esempio.
    Le ragioni del basso indice di natalità sono varie e diverse:
    desacralizzazione della società europea, distruzione della famiglia
    come istituzione, sfiducia del futuro perfezionamento delle tecniche
    anticoncezionali, aumento dell’aborto, ecc. Tutto ciò ha creato una
    disaffezione nei confronti della formazione di una famiglia e della
    procreazione dei figli.
    I problemi economici, che sono spesso relativi nelle società sviluppate
    come sono quelle dell’Unione Europea, hanno acquistato un primato
    nella mentalità dell’europeo che, per non sacrificare il proprio
    conforto e benessere materiale evita sempre più spesso di fondare una
    famiglia. Alla voglia di possedere sempre di più si aggiunge una
    propaganda che coltiva un clima poco favorevole al matrimonio e alla
    natalità.
    In un drammatico rapporto pubblicato dal CNR nel 1993, si
    calcolava il “costo economico dei figli”. La nascita di un figlio
    comporta in prospettiva un aumento del 25% circa delle spese
    familiari, che lievitano addirittura del 90% in presenza di tre figli. Di
    fronte a questa situazione, inoltre, si verifica, di fatto, una
    penalizzazione, da tutti i punti di vista (economico, fiscale, degli
    assegni familiari e della disponibilità di alloggi) delle coppie che
    intendono procreare.
    La natalità è in crisi perché è in crisi la famiglia. Attualmente noi
    assistiamo alla scomparsa della famiglia come nucleo centrale della
    società.
    Di fronte ad un Europa sempre più vecchia e con una sempre minore
    natalità si estende il Nord Africa con una popolazione in costante
    aumento. Cinque paesi: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto
    hanno un tasso di natalità attorno al 30 per mille ed un progressivo
    deficit alimentare che porterà ad un pericolosissimo squilibrio per
    tutto il mediterraneo.
    La metà degli abitanti del Maghreb sono giovani con meno di diciotto
    anni, circostanza che crea enormi problemi di educazione e impiego. Il
    ritmo di crescita della popolazione del Maghreb è molto veloce.
    All’inizio del secolo Italia, Portogallo, Francia, Spagna, ex Jugoslavia,
    Albania, Grecia e Malta sommavano il 70%della popolazione totale
    dei paesi del Mediterraneo. Il loro peso demografico è oggi sceso al
    55% e tende progressivamente a ridursi verso un tasso che nel 2020
    scenderà al di sotto del 40%. Sembra invece inarrestabile l’impennata
    demografica dei paesi della sponda sud del nostro mare (Marocco,
    Libia, Algeria, Tunisia ed Egitto) e di quella orientale (Turchia, Siria,
    Israele, Giordania e Cipro).
    Tra le ragioni che favoriscono la fecondità della popolazione
    possiamo elencarne almeno due: il rifiuto religioso di ogni controllo
    della natalità ed il costume degli Arabi di sposarsi molto giovani. Nel
    Maghreb il periodo di fertilità si allunga di dieci anni rispetto alla
    media europea.
    Va però sottolineato come gli ultimissimi dati danno un sensibile
    abbassamento dei tassi di fertilità del Nord Africa. Dunque le
    previsioni di lungo periodo consentono di respingere l’idea secondo la
    quale è assolutamente inevitabile che i nostri popoli vengano
    sommersi a patto che ci sia una ripresa sensibile della nostra
    procreazione, tale da assicurare il necessario ricambio generazionale.
    Ciò significa che le scelte politiche in materia di immigrazione dei
    prossimi anni sono di importanza cruciale: c’è ancora una speranza.
    Dal 1980 il deficit alimentare è un elemento destabilizzante in tutta la
    regione.
    L’importazione di alimenti pesa progressivamente sul bilancio
    commerciale di Marocco, Algeria e Tunisia. Quest’ultima venti anni fa
    era in grado di nutrire dieci milioni di persone, oggi è diventata il
    quarto paese importatore di grano del terzo mondo.
    Nel sud del mondo vive l’80% della popolazione della terra, ma la
    ricchezza che produce è pari al 22% di quella mondiale. A nord vive il
    20% della popolazione, che produce e consuma il restante 78% di
    ricchezza.L’apporto che l’emigrazione dà all’economia dei Paesi mediterranei
    delle rive sud ed est, dalle quali proviene una significativa quota della
    spinta migratoria verso l’Europa, è molto significativo: i dati della
    Banca Mondiale relativi a sei di questi Paesi (Turchia, Giordania,
    Egitto, Tunisia, Algeria e Marocco) fissano in 12.500 miliardi di
    dollari le rimesse degli emigrati nel 1993, pari al 4,5% del Pil
    aggregato. Si tratta di una somma quasi tripla, rispetto ai circa 4.400
    miliardi di dollari che questi Paesi hanno ricevuto quale aiuto ufficiale
    allo sviluppo nello stesso anno.
    Per frenare la drammatica fuga verso l’Europa (l’Istat calcola che
    attualmente dai Paesi musulmani provengono più di 5 milioni di
    persone), nell’immediato futuro esiste una sola soluzione, escludendo
    il controllo delle nascite: l’intervento dei paesi del nord in modo
    integrato e con impegno per lo sviluppo bilanciato delle economie dei
    paesi del sud del Mediterraneo.

    Società Multirazziale e Mondialismo:
    il sistema per uccidere i popoli !

    La cosiddetta società multirazziale che si vuole imporre, è ben lontana
    dal paradiso propagandato. Ciò è dimostrato dalle enormi tensioni che
    attraversano le nazioni occidentali a più alto tasso di immigrazione.
    Gli Stati Uniti, modello di riferimento ideale e pratico di tale
    conformazione sociale, sono teatro quotidiano di conflitti interrazziali
    che sfociano spesso in vere e proprie esplosioni di violenza, come la
    rivolta di Los Angeles.
    Nella vicina Francia, tradizionale terra d’immigrazione, intere
    comunità di extraeuropei si mettono in posizione di antagonismo e
    conflitto con la società di “accoglienza”, ricordiamo per esempio i
    quartieri nord di Marsiglia, le “Banlieus” calde di Parigi, la “moda”
    delle bande “Zulu”, bande etniche di africani, all’interno delle quali si
    viene ammessi dopo avere violentato una ragazza bianca.
    La società multirazziale, togliendo punti di riferimento culturali ed
    identitari comuni, è un ulteriore passo in avanti sulla strada
    dell’alienazione e della solitudine dell’individuo che si sente solo e
    schiacciato di fronte ad uno Stato-apparato sempre più lontano e
    privo di senso (non basandosi più su dei valori e delle origini comuni)
    ed un mercato globale sempre più spietato.
    La nostra critica muove da principi, che vanno trasmessi ad
    un’opinione pubblica che è in larga maggioranza istintivamente
    contraria al fenomeno dell’immigrazione extra-europea di massa.
    Se si accusa continuamente gli europei di razzismo e xenofobia, non è
    perchè da noi l’odio per gli altri è sviluppato in maniera maggiore che
    altrove nel mondo. Al contrario è proprio perchè da noi il sentimento
    di appartenenza nazionale ed etnico è più combattuto che altrove.
    Non è certo in Cina, in Turchia o nel mondo Arabo, che i matrimoni
    interetnici ed interreligiosi, sono praticati e presentati come un bene.
    Questa forma di tolleranza è praticata solo da noi. Perchè quindi i
    nostri popoli sono continuamente accusati di razzismo ?
    La ragione sta in una regola psicologica elementare: quando si dubita
    di se stessi e ci si giustifica, l’avversario non esita ad attaccare. E’
    infatti questa cattiva coscienza, questa vergogna verso se stessi,
    instillata dal pensiero nichilista post-sessantottino che dà la
    sensazione ai nemici della civiltà europea di aver già vinto la battaglia.
    La forza dei nostri nemici è la conseguenza della nostra debolezza.
    La minaccia “razzista” va ricercata nel pensiero e nell’azione
    distruttrice del mondialismo, il quale attraverso una sottocultura
    commerciale planetaria, progetta di edificare un “Villaggio
    Mondiale”, anglofono e totalitario sulle rovine dei popoli. Questi
    mondialisti sono i veri razzisti in quanto negano le diversità delle
    culture e dei popoli. Il patriottismo è l’ultimo ostacolo al progredire
    degli imperi planetari americani e islamici.
    Coloro che lottano per preservare la sopravvivenza delle loro nazioni,
    rappresentano il campo delle diversità delle culture della vera
    tolleranza e della libertà, mentre il multicuturalismo americanomorfo
    rappresenta quello dell’uniformità dello sradicamento e
    dell’asservimento.
    La Lega Nord Padania afferma una visione
    differenzialista del mondo.
    Spesso e volentieri coloro che si oppongono all’immigrazione
    extracomunitaria sono solo persone che non disprezzano i propri
    antenati, la propria lingua e la propria cultura, sono fiere della propria
    comunità etnica senza per questo giudicarla superiore alle altre,
    accettano le differenze, preferiscono a priori il loro prossimo ai
    membri di altri gruppi etnici , senza per ciò rifiutare la cooperazione.
    Altro che razzisti queste persone sono soltanto dei patrioti, che hanno
    una reazione difensiva di fronte ad un fenomeno che minaccia
    l’identità della comunità alla quale appartengono. In un certo senso
    sono assimilabili a dei partigiani che resistono contro l’occupazione di
    forze armate straniere.
    Nel campo dell’immigrazione l’ipocrisia regna sovrana, si arriva
    addirittura a sostenere la necessità da parte dei massmedia, di
    occultare l’identità o l’origine etnica dei malfattori quando questi non
    sono di origini europea: per esempio, in Francia in questi casi si parla
    genericamente di “giovani”. Questa neo-lingua politicamente corretta
    risponde ad una logica simile a quella immaginata da Orwell nel suo
    romanzo 1984.
    Per imporre l’immigrazione, si è messa in campo una legislazione che
    reprime ogni espressione di sentimenti definiti “razzisti” in senso
    ampio, reprimendo potenzialmente ogni senso di appartenenza
    identitario, pensiamo ad esempio alla Legge Mancino.
    A forza di voler rimuovere sistematicamente ed unilateralmente ogni
    sentimento di appartenenza etnica non si rischia di accumulare
    un’aggressività latente?
    L’ideologia mondialista che favorisce l’immigrazione
    extracomunitaria si basa su una serie di principi.
    Il primo di essi è il panmixismo utopico, il quale afferma che
    l’umanità è inesorabilmente votata al meticciato generalizzato ed alla
    mescolanza delle culture - secondo il modello americano del melting
    pot - base per uno Stato mondiale unico dove regnerà la pace
    universale.
    Il secondo principio consiste in una concezione spazio-atemporale del
    legame sociale, vale a dire nell’idea che una società è composta
    solamente dall’insieme di abitanti che vivono in un determinato
    momento in un certo spazio e che gli unici legami sociali reali sono
    quelli che si stabiliscono fra i vari occupanti di questo territorio.
    Questa idea implica, in particolare, la convinzione che le relazioni che
    si possono stabilire con gli antenati o con i figli non ancora nati non
    siano relazioni “sociali”. Il culto dei morti, i riti di fecondità, l’amore
    per la patria sarebbero solo aberrazioni insignificanti. Idee come
    queste consentono di pensare ai nostri concittadini di avere l’esclusivo
    merito della propria ricchezza, mentre in gran parte è essenzialmente
    il risultato del genio, del lavoro e delle lotte dei loro avi. La nostra
    società in via di invecchiamento in tal modo sacrifica la propria
    progenie e dilapida il proprio futuro. In soldoni lo slogan applicabile
    in tal caso è “Prima di me, il nulla” e “Dopo di me il diluvio”.
    In questo quadro si può prevedere una contrapposizione tra società di
    accoglienza e comunità immigrate. Da una parte dei conglomerati
    indiscriminatamente aperti, di individui dissociati dalle loro tradizioni
    e considerati come atomi slegati gli uni dagli altri. Dall’altra degli
    insiemi più solidali più densi di relazioni affettive, che si collocano in
    una continuità etnica e culturale. E’ evidente che in tale contesto uno
    scontro fra società di accoglienze e comunità immigrate si risolverà
    irrimediabilmente a favore di queste ultime più coese e più unite.
    Coerentemente dunque i mondialisti cercano di spezzare ogni senso
    comunitario nelle cosiddette società di accoglienza (cioè da noi),
    essendo consapevoli che l’eliminazione della continuità temporale del
    sentimento di appartenenza comunitaria favorisce la creazione di
    società artificiali. Cancellando la memoria della propria storia e la
    consapevolezza dei doveri verso i propri discendenti, un popolo perde
    la sana facoltà di distinzione del medesimo e dell’altro.
    La semplice presenza degli immigrati extra-comunitari sul nostro
    territorio, non può essere considerata sufficiente per naturalizzarli e
    concedergli i diritti di cittadinanza. Per diventare membri di una
    società bisogna esprimere un consenso. Ma chi deve farlo? Su questo
    punto i mondialisti e le lobby immigrazioniste tengono conto solo del
    consenso degli immigrati, ovvero di coloro che hanno tutto l’interesse
    di accordarlo, sostenendo in pratica che nel momento in cui costoro
    ritengono di trovare vantaggioso rimanere nel paese che li ha accolti
    la naturalizzazione dovrebbe essere una pura formalità. Chiaramente
    si dimenticano di chiedere il consenso delle popolazione autoctone
    che subiranno gli effetti di questa immigrazione.
    Dunque in quest’ottica perversa si sostiene che gli immigrati hanno il
    diritto “sacro” di venire e restare da noi (conservando la propria
    cultura), mentre i padani vengono invitati a dimenticare la loro storia
    e la loro cultura e la loro identità. Tutto ciò può essere riassunto
    nello slogan “sradicati affinchè io possa radicarmi”.

    Immigrazione ed aumento della
    Criminalità

    Nell’ultimo decennio in Italia, il numero dei reati commessi dagli
    stranieri è aumentato notevolmente. A questo aumento hanno
    contribuito sia gli immigrati regolari che quelli irregolari, anche se
    quest’ultimi sono i principali protagonisti (70% dei denunciati per
    lesioni volontari, 75% per gli omicidi, 85% per i furti e le rapine).
    La crescita della criminalità degli irregolari è stata favorita
    dall’inefficienza del sistema dei controlli, a partire dalla legge Martelli,
    e dall’impossibilità di effettuare le espulsioni.
    Di fatto negli ultimi dieci anni si è assistito ad un aumento vorticoso
    della delinquenza, in particolare nelle grandi città. Una criminalità
    nuova, che sempre più spesso parla con accento straniero e che
    espropria i nostri cittadini del loro territorio, privandoli della loro
    libertà e della loro tranquillità
    Solo la malafede o un’ottusità senza limite, possono far negare la
    correlazione tra l’immigrazione extracomunitaria e l’aumento della
    criminalità comune. Questo drammatico legame, oltre a essere
    facilmente riscontrabile mediante una qualsiasi rassegna stampa di
    cronaca locale è dimostrato da cifre, statistiche e studi di carattere
    universitario.
    La percentuale di crimini commessi da extracomunitari è
    drammaticamente rappresentata dalle seguenti cifre:
    Percentuale di stranieri sul totale dei condannati per rapina nelle
    maggiori regioni della Padania nel 1996
    Regione Percentuale
    Piemonte 24,1%
    Lombardia 20,7%
    Trentino 25,5%
    Veneto 25,4%
    Friuli 39%
    Liguria 41,8%
    Emilia-Romagna 26,4%
    Percentuale di stranieri sul totale dei condannati per produzione
    e commercio di stupefacenti nel 1996
    Regione Percentuale
    Piemonte 51,3%
    Lombardia 26,3%
    Trentino 54,8%
    Veneto 27,4%
    Friuli 11 %
    Liguria 53,3%
    Emilia-Romagna 31,3%
    Percentuale di stranieri sul totale dei condannati per furto nel
    1996
    Regione Percentuale
    Piemonte 13,1%
    Lombardia 38,8%
    Trentino 23,4%
    Veneto 35,3%
    Friuli 30,8%
    Liguria 30,2%
    Emilia-Romagna 27,2%
    L’inefficienza ed il lassismo dello Stato italiano di fronte alla
    criminalità straniera, è raffigurata chiaramente dal numero di
    espulsioni intimate di cittadini extracomunitari e dalle
    bassissime percentuali di espulsioni realizzate effettivamente dal
    1991 al 1995.
    Nazione Intimate Realizzate
    Marocco 39.983 7,1%
    Algeria 14.900 4,5%
    Tunisia 14.421 14,2%
    Senegal 9.751 6,6%
    Nigeria 8.607 6,4%
    Turchia 4.748 5,1%
    Ghana 3.996 2,4%
    La situazione, al contrario di quanto spesso dicono gli
    immigrazionisti, non è migliore negli altri paesi europei. Per esempio,
    in Germania (paese con quasi otto milioni immigrati, in gran parte
    turchi), nel 1995 la percentuale di stranieri sugli indiziati di reato è di
    oltre il 35%, a fronte di una percentuale di stranieri sulla popolazione
    tedesca di meno del 10%. In Svizzera ugualmente la quota dei
    denunciati stranieri è passata dal 37% al 52% per gli omicidi ed ha
    avuto un andamento simile per gli stupri. Ugualmente tale quota ha
    superato il 35% in Austria.
    L’immigrazione extra-comunitaria è un
    elemento di “libanizzazione” e di
    destabilizzazione dell’Europa e della
    Padania
    I paesi europei vengono trasformati in colonie di popolamento ed in
    paesi di missione, contesi da varie etnie non-europee. Concretamente
    è in atto una forma di imperialismo demografico che tende a far
    diventare le nostre nazioni demograficamente, culturalmente e
    politicamente, un appendice di paesi che non appartengono al
    continente europeo.
    I paesi con alta natalità senza grandi mezzi economici e militari, hanno
    un solo mezzo per prendere in ostaggio dei popoli a demografia
    declinante e dalle frontiere aperte: quello di infiltrare nei territori di
    tali popoli i propri connazionali, fino ad avere una massa critica da
    utilizzare come “quinta colonna” all’interno dei nostri paesi.
    Tale processo è stato alimentato in primo luogo dai nostri errori e
    dalla nostra debolezza. In particolare si è instaurato un clima culturale
    e morale che ostacola le nostre reazioni ed in particolare la nostra
    “preferenza per l’Europa”.
    La presenza di milioni di extra-comunitari in Europa potrà essere un
    elemento inibitore per la politica internazionale dei nostri paesi nei
    confronti di altri Stati, che utilizzeranno le loro comunità immigrate
    come forza di pressione e di ricatto.
    Pensiamo per esempio alla Turchia, paese islamico aderente alla Nato
    e grande protetto degli USA, il quale svolge un ruolo di cuneo nei
    Balcani, sostenendo la Bosnia, l’Albania e la rivolta in Kossovo, al
    fine di creare uno stato islamico che spezzi la dorsale adriatica la
    quale permette il collegamento dal mare del Nord fino alla Grecia.
    In questo quadro si assiste ad uno spostamento delle frontiere verso
    l’interno, che crea così delle “enclaves” etniche extraterritoriali, le
    quali in caso di tensioni condurranno ad una “libanizzazione” dei
    nostri paesi.
    Il “pensiero politicamente corretto”, sopprimendo la dicotomia
    tradizionale straniero-autoctono e colpevolizzando ogni sentimento di
    appartenenza patriottico, squalifica di fatto le ricerche geostrategiche
    per la semplice ragione che esse prendono in considerazione la
    valutazione delle minacce in base alle costanti geografiche, culturali,
    ed etniche dei popoli e delle nazioni.
    Il modello multirazziale è l’essenza della società americana. Al
    contrario l’Europa non è mai stata multirazziale. Sebbene nella sua
    storia millenaria si siano verificate migrazioni interne ed immissioni di
    componenti di razziali differenti, tuttavia le etnie europee hanno
    mantenuto una sostanziale omogeneità ed una reciproca affinità
    derivante dalla comune origine indoeuropea.
    Gli Stati Uniti, al fine di perpetuare il loro domino universale vedono
    di buon occhio l’immigrazione in Europa. In tal modo sperano di
    raggiungere due obiettivi:
    - diffondere indirettamente il loro modello sociale e culturale ed il loro
    immaginario (Fast-Food, Musica Rap, etc.)
    - indebolire oggettivamente la coesione interna delle nostre società,
    esponendole al rischio di conflitti interetnici.
    Gli immigrati, consapevolmente o no, sono un elemento di alienazione
    ulteriore della nostra cultura.

    La Legge Turco-Napolitano,
    rappresenta un passo in avanti verso
    il baratro

    Con questa Legge il regime ulivista ha deciso di imporre uffcialmente
    la società multirazziale in Italia ed in Padania. La Legge sostituisce (in
    peggio !!!) la famigerata Legge Martelli. Tale Legge, che prende il
    nome dal Ministro della solidarietà sociale Livia Turco e dal Ministro
    dell’interno Giorgio Napolitano, è una legge che è stata influenzata ed
    in gran parte scritta dai gruppi di pressione immigrazionisti della
    sinistra, che vogliono crearsi un enorme serbatoio di voti
    extracomunitari
    L’orientamento e la filosofia generale del disegno di legge sono di per
    sè negativi ed impregnati di pregiudizi e dogmi immigrazionisti che
    tendono a far considerare l’imposizione dell’immigrazione come un
    fatto ineluttabile oltre che auspicabile.
    Attraverso il sistema dei ricongiungimenti familiari previsti dalla
    Legge Turco-Napolitano si spalancano le porte agli immigrati.
    A tale proposito, bisogna controbattere che l’Art. 8 del Convenzione
    Europea dei Diritti dell’Uomo prevede che “Ogni persona ha il
    diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio
    e della sua corrispondenza.” nello stesso tempo il secondo comma
    del medesimo articolo prevede che “non può esservi ingerenza di
    un’autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale
    ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura
    necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per
    il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la
    prevenzione dei reati , per la protezione della salute o della
    morale...”.
    Il raggruppamento familiare portando un aumento indiscriminato
    dell’immigrazione può causare dei danni seri per il benessere
    economico e per l’ordine pubblico, e dunque la sua soppressione
    sarebbe in linea con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
    Ugualmente la Legge concede indiscriminatamente la casa e
    l’assistenza economica agli extracomunitari titolari di un semplice
    permesso di soggiorno.
    Nella stessa direzione viene prevista la concessione di una “Carta di
    Soggiorno” della durata di cinque anni, che praticamente concede
    tutti i diritti della cittadinanza italiana e che può essere revocata solo
    in caso di reati gravi.
    La legge “Turco-Napolitano”, si salda inoltre con la Legge
    “Mancino” (L.25 giugno 1993), che con la scusa di “lottare contro il
    razzismo” nei fatti reprime e perseguita coloro che si oppongono
    all’invasione extracomunitaria, in base a reati di opinione.
    In tal senso l’Art. 41 della “Turco-Napolitano prevede che
    “costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente
    o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o
    preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine
    nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia
    lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il
    riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità dei
    diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico,
    economico, sociale e culturale e in ogni settore della vita pubblica”
    Dunque l’imprenditore che non voglia assumere degli stranieri, il
    titolare di un bar che protesta per l’invadenza degli extracomunitari, la
    proprietaria di case che si rifiuta di affittare la propria casa ad un clan
    di albanesi (per fare solo qualche esempio), rientrano nell’ampio
    catalogo discriminatorio previsto dall’Art.41. Potranno dunque essere
    perseguiti in sede giudiziaria, anche se il loro comportamento non ha
    avuto alcun effetto concreto sull’immigrato, bastando la sussistenza
    dello scopo. Inoltre interpretando sistematicamente questa
    disposizione con quelle antidiscriminatorie della Legge Mancino si
    rischia una condanna penale fino a tre anni e le pene accessorie. Tutto
    ciò senza aver commesso alcun atto di violenza verso lo straniero
    immigrato.
    Le medesime disposizioni sono previste per i funzionari pubblici.
    In tal modo si crea una specie di “Nuova Inquisizione”, che ha
    per compito l’imposizione coercitiva dell’immigrazione
    extraeuropea ai nostri popoli, criminalizzando preventivamente
    le persone e le organizzazioni che si oppongono a tutto ciò.
    Per questo la Lega ha proposto l’abrogazione della Turco-Napolitano
    mediante un Referendum popolare.
    Gli orfani del marxismo e della dittatura del proletariato in salsa
    cattocomunista, convertitisi oggi al Mondialismo proseguono in tal
    modo la loro sottile opera di distruzione della civiltà europea,
    utilizzando l’immigrazione come grimaldello e futuro elemento di
    destabilizzazione e caos.

    I Sindaci ed i Consiglieri Comunali in
    prima linea

    L’emergenza dell’immigrazione extra-comunitaria, è uno dei problemi
    più importanti e difficili che i nostri sindaci devono affrontare.
    Normalmente i Comuni richiedono l’aumento degli effettivi di Polizia
    e Carabinieri. Ciò spesso non è possibile per varie ragioni ed in ogni
    caso non basta per risolvere il problema.
    La Lega Nord sostiene che la militarizzazione del territorio, non può
    essere la sola soluzione ai problemi della sicurezza. Senza una
    mobilitazione ed una vigilanza, anche diretta dei cittadini, non si
    risolverà nulla. La criminalità si sviluppa la dove la società è
    indifferente ad essa. Ecco perchè i nostri sindaci devono sostenere le
    iniziative di autodifesa e di vigilanza territoriale popolare, come per
    esempio le “ronde” espressione del volontariato civico padano.
    I cittadini devono reimpossessarsi del proprio territorio , capendo che
    la delega alle forze dell’ordine ed allo Stato di problemi fondamentali
    per la propria libertà, non è più sufficiente.
    Dal punto di vista normativo i nostri Sindaci possono avvalersi
    dell’art.38 della Legge dell’8 giugno 1990, n.142, che permette al
    sindaco, quale ufficiale di governo, di adottare provvedimenti
    contingibili ed urgenti in materia di sanità e polizia locale al fine di
    prevenire gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica,
    richiedendo al Prefetto, per l’esecuzione dei rispettivi ordini,
    l’assistenza della forza pubblica.
    A tal fine i nostri Sindaci devono promuovere, per garantire la
    sicurezza dei nostri cittadini, tutte le azioni volte ad assicurare il non
    ingresso nel territorio comunale di stranieri che siano sulla base di
    elementi di fatto dediti a traffici delittuosi.
    Inoltre, nel supplemento ordinario alla “Gazzetta Ufficiale” n. 241 del
    15 ottobre 1998 è stato pubblicato l’elenco degli atti internazionali
    entrati in vigore non soggetti a legge di autorizzazione alla ratifica.
    Per quanto riguarda le questioni riguardanti le persone irregolari e i
    clandestini che possono interessare i nostri Sindaci, sono stati
    comunicati i seguenti accordi:
    - n. 694 del 4 marzo 1997 con la Romania entrato in vigore il 1
    febbraio 1998;
    - n. 697 del 19 giugno 1997 con la Jugoslavia entrato in vigore il 1
    agosto 1998;
    - n. 701 del 18 novembre 1997 con l’Albania entrato in vigore il 1
    agosto 1998.

    La natura dei suddetti accordi, in linea generale, consente all’autorità
    di polizia italiana di rimpatriare i cittadini dei paesi cofirmatari in
    situazione irregolare o che non soddisfino più i requisiti per l’ingresso
    e il soggiorno in territorio italiano, prevedendo procedure facilitate di
    riammissione nei paesi di provenienza.
    I Sindaci impegnati nel controllo del loro territorio contro
    l’immigrazione clandestina possono richiamare tali accordi in
    eventuali ordinanze con richiesta di intervento all’autorità di PS,
    semprechè sia accertata l’effettiva nazionalità rumena o jugoslava o
    albanese del clandestino o irregolare al quale applicare il
    provvedimento di espulsione.
    Su questo fronte si gioca gran parte della credibilità delle nostre
    amministrazioni locali. I nostri Sindaci e Consiglieri Comunali,
    espressione della libera volontà popolare delle comunità locali,
    devono essere in prima fila.
    5 punti per difendere la nostra gente

    La Lega Nord si oppone al diritto di voto agli stranieri, il diritto
    di voto deve essere indissolubilmente legato alla nazionalità.
    Il diritto di voto nasce con il cittadino ed è sempre stato un diritto del
    cittadino. Un cittadino che chiede e non dà è un cattivo cittadino. Una
    comunità politica esiste in quanto è costituita da persone legate da
    vincoli di reciprocità. Come si fa ad attribuire il diritto di voto al noncittadino
    senza ripensare tutto il concetto di cittadinanza, come se
    tutto ciò fosse un dettaglio?
    La cittadinanza e la nazionalità non possono ridursi ad un semplice
    documento da assegnare attraverso degli artifizi amministrativi
    prescindendo dalle origini del destinatario.
    Noi siamo per lo stabilimento dello Ius sanguinis, solo chi nasce da un
    genitore che possiede già la nostra nazionalità potrà essere
    considerato come connazionale.
    Salvaguardare la specificità del nostro popolo.
    L’immigrazione massiccia proveniente dai paesi del Terzo Mondo
    verso l’Europa e la Padania è un pericolo reale per l’identità e la
    specificità del nostro popolo, negarlo è solo ipocrisia o malafede.
    L’immigrazione provoca una doppia alienazione. Lo sradicamento
    degli immigrati e degli autoctoni che vedono stravolte le proprie città.
    Bisogna fermare l’indottrinamento mondialista e multirazziale portato
    avanti nelle nostre scuole, attraverso corsi come “introduzione alla
    mondialità”. Nelle nostre scuole si parte dal principio che la nostra
    società deve trasformarsi irreversibilmente in una società
    multirazziale: si dimenticano e si censurano la nostra storia e le nostre
    tradizioni, si pensa addirittura di cancellare la geografia.
    Solamente la consapevolezza delle proprie origini può permettere ai
    nostri bambini di apprezzare gli altri popoli e di incontrarli a casa loro
    nella specificità della loro cultura.
    Priorità ai Padani ed agli Europei per i servizi sociali.
    Bisogna riservare le case popolari alle nostre famiglie. I regolamenti
    in vigore favoriscono di fatto gli immigrati extra-comunitari per
    l’assegnazione degli alloggi popolari: vengono così sacrificati i nostri
    giovani dalle origini sociali più modeste che non vengono messi in
    condizione di affrontare autonomamente la vita e di costruirsi una
    famiglia propria. Bisogna dunque prevedere l’assegnazione di
    punteggi più bassi agli extracomunitari e assegnare al contrario degli
    incentivi per i padani. Lo stesso principio va applicato per tutti i
    settori dell’assistenza sociale.
    Preparare civilmente il ritorno degli stranieri extracomunitari a
    casa loro.
    In ogni Regione, si deve creare una commissione permanente per il
    ritorno degli immigrati nei loro paesi. A questo fine bisogna creare
    una cassa previdenziale separata per gli immigrati. Una parte di questa
    cassa dovrà servire a finanziare il rimpatrio sostenendo progetti di
    reintegrazione (costruzione di alloggi, nuovi impieghi) nei paesi di
    origine. Nello stesso tempo bisogna dare un incentivo economico per
    il ritorno. Ugualmente bisogna pensare ad una tassa per quegli
    imprenditori che utilizzano mano d’opera straniera al posto dei
    disoccupati locali, tassa che servirà a coprire i costi sociali della
    nostra disoccupazione.
    Sviluppare una politica di cooperazione equilibrata
    In questo quadro è necessario prestare particolare attenzione al
    settore agricolo, al fine di contribuire alla crescita di un’agricoltura
    autocentrata e non esclusivamente orientata all’esportazione.
    Sappiamo tutti i danni che un’agricoltura basata sulle monoculture ha
    causato a numerose società (abbandono delle campagne e
    conseguente urbanizzazione selvaggia, eccessiva dipendenza dai
    mercati esteri). Al contrario, un settore agricolo autosufficiente, oltre
    a permettere alle popolazioni rurali un’alternativa dignitosa
    all’emigrazione, rappresenta un fondamentale volano per uno sviluppo
    equilibrato. In questo quadro gli Stati che rifiutano d’accettare il
    ritorno dei loro compatrioti emigrati devono essere soggetti a severe
    sanzioni, per esempio all’abolizione dei trattati bilaterali e degli aiuti
    per la cooperazione internazionale.
    No all’invasione
    difendiamo il nostro popolo!


    Padania, identità e società
    multirazziale

    L’immigrazione extracomunitaria viene favorita e sostenuta da
    un’insieme di forze - minoritarie ma egemoni dal punto di vista
    culturale ed economico - che la presentano come un fenomeno
    “spontaneo ed irreversibile” verso il quale non è possibile opporsi.
    La cosiddetta società multirazziale è sostenuta in primo luogo
    dall’alleanza tra il mondialismo finanziario e la sinistra internazionale,
    che si concretizza in Italia nell’asse Agnelli-Prodi-D’Alema-Bertinotti.
    Tale alleanza si basa su ragioni economiche ed ideologiche.
    L’economia globale prescinde da popoli, nazioni e stati, essa
    concepisce il mondo come un mercato unico attraverso il quale
    spostare uomini e capitali seguendo esclusivamente la logica del
    profitto. Per accelerare il processo di mondializzazione si vuole
    dunque creare una figura di “consumatore globale”, sradicato da
    storia, origini e tradizioni, senza alcuna identità se non quella
    assegnatagli dalla pubblicità di turno.Questa figura trova la sua concreta ed ideale realizzazione nella società multirazziale santificata dai vari Benetton e Mc Donald.
    Il nemico principale di tale sistema di valori ed interessi sono i
    popoli e la loro volontà di indipendenza ed autodeterminazione.
    Gli apostoli dell’immigrazione extraeuropea vogliono dunque negare
    l’esistenza di popoli e nazioni, sostenendo un cosmopolitismo
    individualista di massa che sgretola le identità ed i sentimenti di
    appartenenza territoriali, a tutto vantaggio del mercato globale. In
    questo quadro la sinistra cosiddetta alternativa gioca un ruolo di “utile
    idiota”. Favorisce infatti i grandi potentati internazionali i quali
    attraverso la globalizzazione del mercato del lavoro perseguono una
    riduzione sistematica dei salari europei e mettono i nostri lavoratori in
    concorrenza diretta con gente disposta a lavorare per quattro lire, con
    la minaccia di delocalizzare le attività nel Terzo Mondo.
    L’immigrazione extracomunitaria in Padania ed in Italia,
    favorita da uno Stato corrotto ed inefficiente, sta assumendo le
    proporzioni di una vera e propria invasione.
    Infatti, oltre un certo limite percentuale, l’arrivo di popolazioni
    straniere, sia anch’esso pacifico, si trasforma in un fenomeno di
    sostituzione e depossessamento territoriale nei confronti del popolo
    che abita originariamente il territorio in oggetto: lo insegnano la storia
    ed il buon senso. Allarmismo ed esagerazione? Niente affatto. Chi
    poteva immaginare solo 15 anni fa che interi quartieri di città come
    Torino o Milano, sarebbero stati dominati territorialmente da clan
    criminali di extracomunitari ? Se si continua su questa strada dove
    saremo tra altri 15 anni?
    Il compito della politica è quello di prevedere e prevenire ecco
    perchè la Lega Nord, suona da anni inascoltata il campanello
    d’allarme su questo problema e sulle sue conseguenze.
    Di fronte alle ridicole accuse di razzismo che vengono lanciate contro
    i patrioti che si oppongono alla distruzione del proprio popolo,
    bisogna ribadire con forza il sacrosanto diritto della nostra gente a
    mantenere e difendere la propria identità etnico-culturale e religiosa
    ed a non essere ridotta in prospettiva, ad una minoranza residuale
    sulla propria terra. Concretamente bisogna rivendicare il diritto di
    essere padroni a casa propria.
    Perchè il nostro popolo dopo essere stato spremuto, sfruttato ed
    ingannato per anni deve vedersi oggi espropriare anche il proprio
    territorio, trasformato in un ghetto stile “Bronx” nel quale
    insicurezza, droga, delinquenza sono l’anticamera della disgregazione
    sociale?
    Per fare chiarezza bisogna superare anche la spesso ipocrita
    distinzione tra immigrati clandestini e regolari. Non si può tacere sul
    fatto che gran parte dei cosiddetti “regolari”, sono tali grazie alle
    continue sanatorie dei governi romani.
    In ogni caso se domani dovessero arrivare in Padania 5 milioni di
    immigrati “regolari”, cosa dovremmo fare? Dovremmo essere
    contenti e non protestare solo perchè hanno in tasca un foglio
    timbrato consegnato loro da uno Stato cialtrone che tradisce i suoi
    cittadini?
    Un argomento che la “Lobby” immigrazionista adduce a sostegno
    dell’arrivo degli extraeuropei, è che tale fenomeno risolverebbe il
    problema del nostro invecchiamento e del calo demografico che in
    Padania è il più alto al mondo.
    Incredibile, costoro pensano di risolvere questo problema prevedendo
    di sostituire popolo a popolo! Perchè invece non vengono tutelate la
    maternità e la famiglia?
    Gli interessi ed i diritti del nostro popolo vengono sempre più spesso
    subordinati a quelli degli stranieri. Vengono dunque discriminati i
    Padani e gli Italiani per favorire l’integrazione degli stranieri e la gente
    è indignata di questo trattamento.
    Bisogna applicare concretamente il principio della preferenza
    nazionale e comunitaria.
    In una risoluzione del Consiglio europeo dei ministri espressa il 20
    giugno 1994 in Lussemburgo, è stato adottato questo principio con la
    motivazione che, considerando l’aumento della disoccupazione, i
    nuovi posti di lavoro disponibili devono “...essere riservati
    prioritariamente ai cittadini europei” e che i lavoratori immigrati
    devono essere presi in considerazione solo “quando per un
    determinato lavoro non ci sono cittadini europei disponibili”
    Spesso i mass-media sostengono che gli immigrati vengono da noi a
    fare dei lavori che nessuno vuole più fare: questo è vero solo in
    rarissimi casi. Bisogna invece controbattere che i nostri cittadini si
    rifiutano spesso di fare lavori pesantissimi in cambio di salari da fame.
    Come si può ben vedere l’immigrazione extracomunitaria non è solo
    un problema di ordine pubblico. Essa investe oggi, ed ancora di più
    nel futuro, gli equilibri ed i valori fondamentali della nostra società,
    dei popoli padani ed europei. Ci obbligherà altresì a prendere
    coscienza che noi siamo solo un punto nella Storia tracciata dalle
    generazioni che ci hanno preceduto. Tali generazioni si sono
    affermate grazie ad una caparbia volontà di affermazione e di identità;
    a noi dunque di proseguire su questa strada o arrestarla ..


    Squilibrio demografico ed
    immigrazione extra-europea

    Nell’analizzare lo scenario demografico del mondo, si osservano due
    fenomeni contrapposti.
    Da un lato un’evoluzione preoccupante della popolazione mondiale,
    passata da due miliardi nel 1930 ad una stima di oltre otto miliardi nel
    2020; dall’altro un forte calo demografico ed un invecchiamento della
    popolazione europea. Questa ultima situazione ed il benessere
    materiale esistente in Europa hanno fatto sì che in questi ultimi
    decenni si sia prodotto un fenomeno crescente di migrazione verso
    l’Europa da altri continenti.
    Negli ultimi 35 anni la popolazione mondiale è aumentata di circa 2
    miliardi. Prevedere a quanto ammonterà la popolazione mondiale nel
    futuro - essa cresce nell’ordine di 95 milioni per anno, un milione di
    persone ogni 4-5 giorni - è difficile. Ad un numero superiore a 10
    miliardi si arriverà dal 2020 al 2060 considerando gli studi realizzati
    da diversi demografi, sociologi e studiosi del tema.
    La differenza equivale a 5 miliardi di persone: poco meno degli attuali
    abitanti del pianeta.
    Popolazione mondiale:
    1830: 1 miliardo 1986: 5 miliardi
    1930: 2 miliardi 2010: 7 miliardi
    1960: 3 miliardi 2020: 8 miliardi
    1975: 4 miliardi 2060: oltre 10 miliardi ?


    Questa crescita è molto differenziata a seconda dei continenti presi in
    considerazione. In Asia, per esempio, la Cina ha ancora di fronte una
    forte espansione demografica. Così da 1,06 miliardi del 1986 è
    passata a 1,24 nel 1997.
    La popolazione dell’Africa subsahariana è passata dai 100 milioni del
    1900 ai 230 milioni del 1960, per arrivare ai 450 milioni di oggi. La
    popolazione dell’Africa aumenterà dagli attuali 600 milioni a 1200
    milioni di abitanti in soli 25 anni. L’Europa ha di fronte a sé una
    nuova emergenza che si affaccia sul Mediterraneo: dal Maghreb alla
    Turchia, 200 milioni di persone vivono con un reddito medio 15 volte
    inferiore a quello dell’Unione Europea, ed è difficile prevedere il
    divario fra 30 anni quando gli abitanti, in grande maggioranza
    musulmani, e con sistemi politici tutt’altro che pluralistici, saranno tre
    volte di più dell’attuale numero: milioni di immigrati in cerca di un
    futuro economico o di un rifugio politico.
    Per quanto riguarda l’America Latina ed i Caraibi si prevede che si
    raggiungeranno 810 milioni di abitanti per il 2025. Per tale data le
    popolazioni dei paesi del terzo mondo saranno aumentate del 75%.
    Nel frattempo i paesi sviluppati cresceranno appena del 12%. Esiste
    una notevole diversità tra i tassi di fertilità dell’Unione Europea (la
    quale ha il più basso indice di natalità del 1995: 1,43%) e quelli dei
    paesi del terzo mondo.
    Il problema dell’Europa è la diminuzione della sua popolazione,
    accompagnato da un suo rapido invecchiamento. Un documento
    del Parlamento Europeo del 1986 ha previsto che la popolazione
    totale dell’Unione Europea diminuirà di 25 milioni di unità entro
    il 2025.
    Nel 1983, dei 15 paesi dell’Unione Europea, l’unico con un indice di
    fertilità sufficientemente alto (2,75 figli per donna) era l’Irlanda a
    maggioranza cattolica. Nel 1995 lo stesso indice era sceso ad 1,84.
    Ricordiamo che è necessario un indice di fertilità di 2,1 per
    determinare un ricambio generazionale completo.


    L’Unione Europea, con 371,5 milioni di abitanti (che in confronto ai 5
    miliardi della popolazione mondiale rappresentano solo il 6,5%)
    conosce un invecchiamento costante della sua popolazione.
    Fertilità nella CEE: numero medio di figli per donna
    - Indici di divorzi per 1000 abitanti -
    Paese CEE 197
    0
    198
    3
    199
    4
    * 1970 1980 1983 1993
    Belgio 2,0 1,6 1,55 * 0,6 1,4 1,7 2,1
    Danimarca 1.95 1,38 1,81 * 1,9 2,7 2,9 2,4
    Francia 2,48 1,82 1,66 * 0,8 1,5 1,8 1,9
    Grecia 2,34 1,94 1,38 * 0,4 0,7 0,8 0,7
    Irlanda 3,87 2,74 1,86 * 0,0 0,0 0,0 0,0
    Italia 2,43 1,51 1,19 * 0,0 0,2 2,5 2,3
    Lussemburgo 1,97 1,45 1,72 * 0,6 1,6 1,6 1,8
    Paesi Bassi 2,58 1,47 1,56 * 0,8 1,8 2,3 2,0
    Portogallo 2,57 1,94 1,44 * 0,1 0,6 0,8 1,2
    Regno Unito 2,44 1,77 1,74 * 1,1 2,8 2,9 3,0
    R.F. Tedesca 2,02 1,33 1,26
    (1)
    * 1,3 1,6 2,0 1,7
    Spagna 2,82 1,79 1,22 * 0,0 0,0 0,5 0,7
    (1) Germania Unita.
    Fonte: Ufficio Statistico delle Comunità Europee (1994)
    Indici di fecondità di altri paesi dell’Unione Europea nel 1994:
    Finlandia 1,85; Svezia 1,89; Austria 1,45; EUR 15 1,45.
    Nel 1995 la tendenza è sempre pronunciata verso il basso, così la
    Germania 1,24; la Spagna 1,18 e l’Italia 1,17.
    I demografi segnalano che se l’indice di natalità si abbassasse
    ulteriormente, il calo demografico porterebbe all’estinzione della
    società europea. Questa sarebbe una vera “spirale della morte” alla
    quale pericolosamente si avvicinano oggi le popolazioni europee.
    L’Italia in questo contesto europeo è uno dei paesi con il più drastico
    calo demografico. Si pensi che la Svezia ha una fecondità più alta
    della nostra del 50%. Se nel 1930 la popolazione di 40.987.000 di
    unità “produceva” 1.084.000 nascite, nel 1992 56.960.000 di unità
    “producevano” 575.000 nascite, e nel 1995 57.332.996 di unità hanno
    “prodotto” 521.345 (nel 1995 i matrimoni sono stati 283.025).
    Continuando di questo passo, tra vent’anni saremo quasi 5 milioni in
    meno.Oggi in Italia e Padania aumentano gli abitanti solamente per effetto
    dell’immigrazione. Questo fenomeno è particolarmente pronunciato in
    Padania. Nel 1996 in quattro regioni (Liguria, Toscana, Emilia-Romagna e il
    Friuli-Venezia Giulia) il numero di figli per donna è sceso sotto
    l’unità, al di sotto della già bassissima media italiana.
    L’inarrestabile processo di marcia verso l’estinzione viene
    “nascosto” dall’ondata migratoria di cui il nostro paese è
    divenuto oggetto. Poiché tutte le nazioni degli altri continenti hanno
    un indice di natalità molto più alto si può affermare con sicurezza che
    la Padania è uno dei paesi al mondo in cui nascono meno bambini.
    Triste e preoccupante prospettiva .
    Meno bambini e più anziani, dunque. La popolazione europea non
    solo diminuisce ma anche invecchia, perché il numero degli anziani
    aumenta e allo stesso tempo diminuisce il numero dei bambini.
    Nell’Unione Europea la speranza di vita per le donne è di 78,2 anni e
    per gli uomini 71,6 (rispettivamente 80 anni e 73 anni per l’Italia nel
    1995). La popolazione italiana negli ultimi anni è invecchiata
    velocemente. Dal 1961 al 1993 i ventenni sono diminuiti di tre milioni
    mentre la presenza degli ultra sessantenni è aumentata di 4 milioni. I
    sessantacinquenni sono passati dal 13,2% dalla popolazione italiana
    del 1981 al 15% di oggi, ciò vuol dire che più o meno un italiano su
    10
    sei ha più di 65 anni; e per il 2000 gli anziani saranno circa 10 milioni,
    più o meno il 17,5% di tutti gli italiani; nel 2030 l’Italia avrà il 35% di
    ultra sessantenni.
    La curva dell’invecchiamento sempre più accentuata comporta
    conseguenze catastrofiche, nel campo previdenziale, per esempio.
    Le ragioni del basso indice di natalità sono varie e diverse:
    desacralizzazione della società europea, distruzione della famiglia
    come istituzione, sfiducia del futuro perfezionamento delle tecniche
    anticoncezionali, aumento dell’aborto, ecc. Tutto ciò ha creato una
    disaffezione nei confronti della formazione di una famiglia e della
    procreazione dei figli.
    I problemi economici, che sono spesso relativi nelle società sviluppate
    come sono quelle dell’Unione Europea, hanno acquistato un primato
    nella mentalità dell’europeo che, per non sacrificare il proprio
    conforto e benessere materiale evita sempre più spesso di fondare una
    famiglia. Alla voglia di possedere sempre di più si aggiunge una
    propaganda che coltiva un clima poco favorevole al matrimonio e alla
    natalità.
    In un drammatico rapporto pubblicato dal CNR nel 1993, si
    calcolava il “costo economico dei figli”. La nascita di un figlio
    comporta in prospettiva un aumento del 25% circa delle spese
    familiari, che lievitano addirittura del 90% in presenza di tre figli. Di
    fronte a questa situazione, inoltre, si verifica, di fatto, una
    penalizzazione, da tutti i punti di vista (economico, fiscale, degli
    assegni familiari e della disponibilità di alloggi) delle coppie che
    intendono procreare.
    La natalità è in crisi perché è in crisi la famiglia. Attualmente noi
    assistiamo alla scomparsa della famiglia come nucleo centrale della
    società.
    Di fronte ad un Europa sempre più vecchia e con una sempre minore
    natalità si estende il Nord Africa con una popolazione in costante
    aumento. Cinque paesi: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto
    hanno un tasso di natalità attorno al 30 per mille ed un progressivo
    deficit alimentare che porterà ad un pericolosissimo squilibrio per
    tutto il mediterraneo.
    La metà degli abitanti del Maghreb sono giovani con meno di diciotto
    anni, circostanza che crea enormi problemi di educazione e impiego. Il
    ritmo di crescita della popolazione del Maghreb è molto veloce.
    All’inizio del secolo Italia, Portogallo, Francia, Spagna, ex Jugoslavia,
    Albania, Grecia e Malta sommavano il 70%della popolazione totale
    dei paesi del Mediterraneo. Il loro peso demografico è oggi sceso al
    55% e tende progressivamente a ridursi verso un tasso che nel 2020
    scenderà al di sotto del 40%. Sembra invece inarrestabile l’impennata
    demografica dei paesi della sponda sud del nostro mare (Marocco,
    Libia, Algeria, Tunisia ed Egitto) e di quella orientale (Turchia, Siria,
    Israele, Giordania e Cipro).
    Tra le ragioni che favoriscono la fecondità della popolazione
    possiamo elencarne almeno due: il rifiuto religioso di ogni controllo
    della natalità ed il costume degli Arabi di sposarsi molto giovani. Nel
    Maghreb il periodo di fertilità si allunga di dieci anni rispetto alla
    media europea.
    Va però sottolineato come gli ultimissimi dati danno un sensibile
    abbassamento dei tassi di fertilità del Nord Africa. Dunque le
    previsioni di lungo periodo consentono di respingere l’idea secondo la
    quale è assolutamente inevitabile che i nostri popoli vengano
    sommersi a patto che ci sia una ripresa sensibile della nostra
    procreazione, tale da assicurare il necessario ricambio generazionale.
    Ciò significa che le scelte politiche in materia di immigrazione dei
    prossimi anni sono di importanza cruciale: c’è ancora una speranza.
    Dal 1980 il deficit alimentare è un elemento destabilizzante in tutta la
    regione.
    L’importazione di alimenti pesa progressivamente sul bilancio
    commerciale di Marocco, Algeria e Tunisia. Quest’ultima venti anni fa
    era in grado di nutrire dieci milioni di persone, oggi è diventata il
    quarto paese importatore di grano del terzo mondo.
    Nel sud del mondo vive l’80% della popolazione della terra, ma la
    ricchezza che produce è pari al 22% di quella mondiale. A nord vive il
    20% della popolazione, che produce e consuma il restante 78% di
    ricchezza.L’apporto che l’emigrazione dà all’economia dei Paesi mediterranei
    delle rive sud ed est, dalle quali proviene una significativa quota della
    spinta migratoria verso l’Europa, è molto significativo: i dati della
    Banca Mondiale relativi a sei di questi Paesi (Turchia, Giordania,
    Egitto, Tunisia, Algeria e Marocco) fissano in 12.500 miliardi di
    dollari le rimesse degli emigrati nel 1993, pari al 4,5% del Pil
    aggregato. Si tratta di una somma quasi tripla, rispetto ai circa 4.400
    miliardi di dollari che questi Paesi hanno ricevuto quale aiuto ufficiale
    allo sviluppo nello stesso anno.
    Per frenare la drammatica fuga verso l’Europa (l’Istat calcola che
    attualmente dai Paesi musulmani provengono più di 5 milioni di
    persone), nell’immediato futuro esiste una sola soluzione, escludendo
    il controllo delle nascite: l’intervento dei paesi del nord in modo
    integrato e con impegno per lo sviluppo bilanciato delle economie dei
    paesi del sud del Mediterraneo.

    Società Multirazziale e Mondialismo:
    il sistema per uccidere i popoli !

    La cosiddetta società multirazziale che si vuole imporre, è ben lontana
    dal paradiso propagandato. Ciò è dimostrato dalle enormi tensioni che
    attraversano le nazioni occidentali a più alto tasso di immigrazione.
    Gli Stati Uniti, modello di riferimento ideale e pratico di tale
    conformazione sociale, sono teatro quotidiano di conflitti interrazziali
    che sfociano spesso in vere e proprie esplosioni di violenza, come la
    rivolta di Los Angeles.
    Nella vicina Francia, tradizionale terra d’immigrazione, intere
    comunità di extraeuropei si mettono in posizione di antagonismo e
    conflitto con la società di “accoglienza”, ricordiamo per esempio i
    quartieri nord di Marsiglia, le “Banlieus” calde di Parigi, la “moda”
    delle bande “Zulu”, bande etniche di africani, all’interno delle quali si
    viene ammessi dopo avere violentato una ragazza bianca.
    La società multirazziale, togliendo punti di riferimento culturali ed
    identitari comuni, è un ulteriore passo in avanti sulla strada
    dell’alienazione e della solitudine dell’individuo che si sente solo e
    schiacciato di fronte ad uno Stato-apparato sempre più lontano e
    privo di senso (non basandosi più su dei valori e delle origini comuni)
    ed un mercato globale sempre più spietato.
    La nostra critica muove da principi, che vanno trasmessi ad
    un’opinione pubblica che è in larga maggioranza istintivamente
    contraria al fenomeno dell’immigrazione extra-europea di massa.
    Se si accusa continuamente gli europei di razzismo e xenofobia, non è
    perchè da noi l’odio per gli altri è sviluppato in maniera maggiore che
    altrove nel mondo. Al contrario è proprio perchè da noi il sentimento
    di appartenenza nazionale ed etnico è più combattuto che altrove.
    Non è certo in Cina, in Turchia o nel mondo Arabo, che i matrimoni
    interetnici ed interreligiosi, sono praticati e presentati come un bene.
    Questa forma di tolleranza è praticata solo da noi. Perchè quindi i
    nostri popoli sono continuamente accusati di razzismo ?
    La ragione sta in una regola psicologica elementare: quando si dubita
    di se stessi e ci si giustifica, l’avversario non esita ad attaccare. E’
    infatti questa cattiva coscienza, questa vergogna verso se stessi,
    instillata dal pensiero nichilista post-sessantottino che dà la
    sensazione ai nemici della civiltà europea di aver già vinto la battaglia.
    La forza dei nostri nemici è la conseguenza della nostra debolezza.
    La minaccia “razzista” va ricercata nel pensiero e nell’azione
    distruttrice del mondialismo, il quale attraverso una sottocultura
    commerciale planetaria, progetta di edificare un “Villaggio
    Mondiale”, anglofono e totalitario sulle rovine dei popoli. Questi
    mondialisti sono i veri razzisti in quanto negano le diversità delle
    culture e dei popoli. Il patriottismo è l’ultimo ostacolo al progredire
    degli imperi planetari americani e islamici.
    Coloro che lottano per preservare la sopravvivenza delle loro nazioni,
    rappresentano il campo delle diversità delle culture della vera
    tolleranza e della libertà, mentre il multicuturalismo americanomorfo
    rappresenta quello dell’uniformità dello sradicamento e
    dell’asservimento.
    La Lega Nord Padania afferma una visione
    differenzialista del mondo.
    Spesso e volentieri coloro che si oppongono all’immigrazione
    extracomunitaria sono solo persone che non disprezzano i propri
    antenati, la propria lingua e la propria cultura, sono fiere della propria
    comunità etnica senza per questo giudicarla superiore alle altre,
    accettano le differenze, preferiscono a priori il loro prossimo ai
    membri di altri gruppi etnici , senza per ciò rifiutare la cooperazione.
    Altro che razzisti queste persone sono soltanto dei patrioti, che hanno
    una reazione difensiva di fronte ad un fenomeno che minaccia
    l’identità della comunità alla quale appartengono. In un certo senso
    sono assimilabili a dei partigiani che resistono contro l’occupazione di
    forze armate straniere.
    Nel campo dell’immigrazione l’ipocrisia regna sovrana, si arriva
    addirittura a sostenere la necessità da parte dei massmedia, di
    occultare l’identità o l’origine etnica dei malfattori quando questi non
    sono di origini europea: per esempio, in Francia in questi casi si parla
    genericamente di “giovani”. Questa neo-lingua politicamente corretta
    risponde ad una logica simile a quella immaginata da Orwell nel suo
    romanzo 1984.
    Per imporre l’immigrazione, si è messa in campo una legislazione che
    reprime ogni espressione di sentimenti definiti “razzisti” in senso
    ampio, reprimendo potenzialmente ogni senso di appartenenza
    identitario, pensiamo ad esempio alla Legge Mancino.
    A forza di voler rimuovere sistematicamente ed unilateralmente ogni
    sentimento di appartenenza etnica non si rischia di accumulare
    un’aggressività latente?
    L’ideologia mondialista che favorisce l’immigrazione
    extracomunitaria si basa su una serie di principi.
    Il primo di essi è il panmixismo utopico, il quale afferma che
    l’umanità è inesorabilmente votata al meticciato generalizzato ed alla
    mescolanza delle culture - secondo il modello americano del melting
    pot - base per uno Stato mondiale unico dove regnerà la pace
    universale.
    Il secondo principio consiste in una concezione spazio-atemporale del
    legame sociale, vale a dire nell’idea che una società è composta
    solamente dall’insieme di abitanti che vivono in un determinato
    momento in un certo spazio e che gli unici legami sociali reali sono
    quelli che si stabiliscono fra i vari occupanti di questo territorio.
    Questa idea implica, in particolare, la convinzione che le relazioni che
    si possono stabilire con gli antenati o con i figli non ancora nati non
    siano relazioni “sociali”. Il culto dei morti, i riti di fecondità, l’amore
    per la patria sarebbero solo aberrazioni insignificanti. Idee come
    queste consentono di pensare ai nostri concittadini di avere l’esclusivo
    merito della propria ricchezza, mentre in gran parte è essenzialmente
    il risultato del genio, del lavoro e delle lotte dei loro avi. La nostra
    società in via di invecchiamento in tal modo sacrifica la propria
    progenie e dilapida il proprio futuro. In soldoni lo slogan applicabile
    in tal caso è “Prima di me, il nulla” e “Dopo di me il diluvio”.
    In questo quadro si può prevedere una contrapposizione tra società di
    accoglienza e comunità immigrate. Da una parte dei conglomerati
    indiscriminatamente aperti, di individui dissociati dalle loro tradizioni
    e considerati come atomi slegati gli uni dagli altri. Dall’altra degli
    insiemi più solidali più densi di relazioni affettive, che si collocano in
    una continuità etnica e culturale. E’ evidente che in tale contesto uno
    scontro fra società di accoglienze e comunità immigrate si risolverà
    irrimediabilmente a favore di queste ultime più coese e più unite.
    Coerentemente dunque i mondialisti cercano di spezzare ogni senso
    comunitario nelle cosiddette società di accoglienza (cioè da noi),
    essendo consapevoli che l’eliminazione della continuità temporale del
    sentimento di appartenenza comunitaria favorisce la creazione di
    società artificiali. Cancellando la memoria della propria storia e la
    consapevolezza dei doveri verso i propri discendenti, un popolo perde
    la sana facoltà di distinzione del medesimo e dell’altro.
    La semplice presenza degli immigrati extra-comunitari sul nostro
    territorio, non può essere considerata sufficiente per naturalizzarli e
    concedergli i diritti di cittadinanza. Per diventare membri di una
    società bisogna esprimere un consenso. Ma chi deve farlo? Su questo
    punto i mondialisti e le lobby immigrazioniste tengono conto solo del
    consenso degli immigrati, ovvero di coloro che hanno tutto l’interesse
    di accordarlo, sostenendo in pratica che nel momento in cui costoro
    ritengono di trovare vantaggioso rimanere nel paese che li ha accolti
    la naturalizzazione dovrebbe essere una pura formalità. Chiaramente
    si dimenticano di chiedere il consenso delle popolazione autoctone
    che subiranno gli effetti di questa immigrazione.
    Dunque in quest’ottica perversa si sostiene che gli immigrati hanno il
    diritto “sacro” di venire e restare da noi (conservando la propria
    cultura), mentre i padani vengono invitati a dimenticare la loro storia
    e la loro cultura e la loro identità. Tutto ciò può essere riassunto
    nello slogan “sradicati affinchè io possa radicarmi”.

    Immigrazione ed aumento della
    Criminalità

    Nell’ultimo decennio in Italia, il numero dei reati commessi dagli
    stranieri è aumentato notevolmente. A questo aumento hanno
    contribuito sia gli immigrati regolari che quelli irregolari, anche se
    quest’ultimi sono i principali protagonisti (70% dei denunciati per
    lesioni volontari, 75% per gli omicidi, 85% per i furti e le rapine).
    La crescita della criminalità degli irregolari è stata favorita
    dall’inefficienza del sistema dei controlli, a partire dalla legge Martelli,
    e dall’impossibilità di effettuare le espulsioni.
    Di fatto negli ultimi dieci anni si è assistito ad un aumento vorticoso
    della delinquenza, in particolare nelle grandi città. Una criminalità
    nuova, che sempre più spesso parla con accento straniero e che
    espropria i nostri cittadini del loro territorio, privandoli della loro
    libertà e della loro tranquillità
    Solo la malafede o un’ottusità senza limite, possono far negare la
    correlazione tra l’immigrazione extracomunitaria e l’aumento della
    criminalità comune. Questo drammatico legame, oltre a essere
    facilmente riscontrabile mediante una qualsiasi rassegna stampa di
    cronaca locale è dimostrato da cifre, statistiche e studi di carattere
    universitario.
    La percentuale di crimini commessi da extracomunitari è
    drammaticamente rappresentata dalle seguenti cifre:
    Percentuale di stranieri sul totale dei condannati per rapina nelle
    maggiori regioni della Padania nel 1996
    Regione Percentuale
    Piemonte 24,1%
    Lombardia 20,7%
    Trentino 25,5%
    Veneto 25,4%
    Friuli 39%
    Liguria 41,8%
    Emilia-Romagna 26,4%
    Percentuale di stranieri sul totale dei condannati per produzione
    e commercio di stupefacenti nel 1996
    Regione Percentuale
    Piemonte 51,3%
    Lombardia 26,3%
    Trentino 54,8%
    Veneto 27,4%
    Friuli 11 %
    Liguria 53,3%
    Emilia-Romagna 31,3%
    Percentuale di stranieri sul totale dei condannati per furto nel
    1996
    Regione Percentuale
    Piemonte 13,1%
    Lombardia 38,8%
    Trentino 23,4%
    Veneto 35,3%
    Friuli 30,8%
    Liguria 30,2%
    Emilia-Romagna 27,2%
    L’inefficienza ed il lassismo dello Stato italiano di fronte alla
    criminalità straniera, è raffigurata chiaramente dal numero di
    espulsioni intimate di cittadini extracomunitari e dalle
    bassissime percentuali di espulsioni realizzate effettivamente dal
    1991 al 1995.
    Nazione Intimate Realizzate
    Marocco 39.983 7,1%
    Algeria 14.900 4,5%
    Tunisia 14.421 14,2%
    Senegal 9.751 6,6%
    Nigeria 8.607 6,4%
    Turchia 4.748 5,1%
    Ghana 3.996 2,4%
    La situazione, al contrario di quanto spesso dicono gli
    immigrazionisti, non è migliore negli altri paesi europei. Per esempio,
    in Germania (paese con quasi otto milioni immigrati, in gran parte
    turchi), nel 1995 la percentuale di stranieri sugli indiziati di reato è di
    oltre il 35%, a fronte di una percentuale di stranieri sulla popolazione
    tedesca di meno del 10%. In Svizzera ugualmente la quota dei
    denunciati stranieri è passata dal 37% al 52% per gli omicidi ed ha
    avuto un andamento simile per gli stupri. Ugualmente tale quota ha
    superato il 35% in Austria.
    L’immigrazione extra-comunitaria è un
    elemento di “libanizzazione” e di
    destabilizzazione dell’Europa e della
    Padania
    I paesi europei vengono trasformati in colonie di popolamento ed in
    paesi di missione, contesi da varie etnie non-europee. Concretamente
    è in atto una forma di imperialismo demografico che tende a far
    diventare le nostre nazioni demograficamente, culturalmente e
    politicamente, un appendice di paesi che non appartengono al
    continente europeo.
    I paesi con alta natalità senza grandi mezzi economici e militari, hanno
    un solo mezzo per prendere in ostaggio dei popoli a demografia
    declinante e dalle frontiere aperte: quello di infiltrare nei territori di
    tali popoli i propri connazionali, fino ad avere una massa critica da
    utilizzare come “quinta colonna” all’interno dei nostri paesi.
    Tale processo è stato alimentato in primo luogo dai nostri errori e
    dalla nostra debolezza. In particolare si è instaurato un clima culturale
    e morale che ostacola le nostre reazioni ed in particolare la nostra
    “preferenza per l’Europa”.
    La presenza di milioni di extra-comunitari in Europa potrà essere un
    elemento inibitore per la politica internazionale dei nostri paesi nei
    confronti di altri Stati, che utilizzeranno le loro comunità immigrate
    come forza di pressione e di ricatto.
    Pensiamo per esempio alla Turchia, paese islamico aderente alla Nato
    e grande protetto degli USA, il quale svolge un ruolo di cuneo nei
    Balcani, sostenendo la Bosnia, l’Albania e la rivolta in Kossovo, al
    fine di creare uno stato islamico che spezzi la dorsale adriatica la
    quale permette il collegamento dal mare del Nord fino alla Grecia.
    In questo quadro si assiste ad uno spostamento delle frontiere verso
    l’interno, che crea così delle “enclaves” etniche extraterritoriali, le
    quali in caso di tensioni condurranno ad una “libanizzazione” dei
    nostri paesi.
    Il “pensiero politicamente corretto”, sopprimendo la dicotomia
    tradizionale straniero-autoctono e colpevolizzando ogni sentimento di
    appartenenza patriottico, squalifica di fatto le ricerche geostrategiche
    per la semplice ragione che esse prendono in considerazione la
    valutazione delle minacce in base alle costanti geografiche, culturali,
    ed etniche dei popoli e delle nazioni.
    Il modello multirazziale è l’essenza della società americana. Al
    contrario l’Europa non è mai stata multirazziale. Sebbene nella sua
    storia millenaria si siano verificate migrazioni interne ed immissioni di
    componenti di razziali differenti, tuttavia le etnie europee hanno
    mantenuto una sostanziale omogeneità ed una reciproca affinità
    derivante dalla comune origine indoeuropea.
    Gli Stati Uniti, al fine di perpetuare il loro domino universale vedono
    di buon occhio l’immigrazione in Europa. In tal modo sperano di
    raggiungere due obiettivi:
    - diffondere indirettamente il loro modello sociale e culturale ed il loro
    immaginario (Fast-Food, Musica Rap, etc.)
    - indebolire oggettivamente la coesione interna delle nostre società,
    esponendole al rischio di conflitti interetnici.
    Gli immigrati, consapevolmente o no, sono un elemento di alienazione
    ulteriore della nostra cultura.

    La Legge Turco-Napolitano,
    rappresenta un passo in avanti verso
    il baratro

    Con questa Legge il regime ulivista ha deciso di imporre uffcialmente
    la società multirazziale in Italia ed in Padania. La Legge sostituisce (in
    peggio !!!) la famigerata Legge Martelli. Tale Legge, che prende il
    nome dal Ministro della solidarietà sociale Livia Turco e dal Ministro
    dell’interno Giorgio Napolitano, è una legge che è stata influenzata ed
    in gran parte scritta dai gruppi di pressione immigrazionisti della
    sinistra, che vogliono crearsi un enorme serbatoio di voti
    extracomunitari
    L’orientamento e la filosofia generale del disegno di legge sono di per
    sè negativi ed impregnati di pregiudizi e dogmi immigrazionisti che
    tendono a far considerare l’imposizione dell’immigrazione come un
    fatto ineluttabile oltre che auspicabile.
    Attraverso il sistema dei ricongiungimenti familiari previsti dalla
    Legge Turco-Napolitano si spalancano le porte agli immigrati.
    A tale proposito, bisogna controbattere che l’Art. 8 del Convenzione
    Europea dei Diritti dell’Uomo prevede che “Ogni persona ha il
    diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio
    e della sua corrispondenza.” nello stesso tempo il secondo comma
    del medesimo articolo prevede che “non può esservi ingerenza di
    un’autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale
    ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura
    necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per
    il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la
    prevenzione dei reati , per la protezione della salute o della
    morale...”.
    Il raggruppamento familiare portando un aumento indiscriminato
    dell’immigrazione può causare dei danni seri per il benessere
    economico e per l’ordine pubblico, e dunque la sua soppressione
    sarebbe in linea con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
    Ugualmente la Legge concede indiscriminatamente la casa e
    l’assistenza economica agli extracomunitari titolari di un semplice
    permesso di soggiorno.
    Nella stessa direzione viene prevista la concessione di una “Carta di
    Soggiorno” della durata di cinque anni, che praticamente concede
    tutti i diritti della cittadinanza italiana e che può essere revocata solo
    in caso di reati gravi.
    La legge “Turco-Napolitano”, si salda inoltre con la Legge
    “Mancino” (L.25 giugno 1993), che con la scusa di “lottare contro il
    razzismo” nei fatti reprime e perseguita coloro che si oppongono
    all’invasione extracomunitaria, in base a reati di opinione.
    In tal senso l’Art. 41 della “Turco-Napolitano prevede che
    “costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente
    o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o
    preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine
    nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia
    lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il
    riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità dei
    diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico,
    economico, sociale e culturale e in ogni settore della vita pubblica”
    Dunque l’imprenditore che non voglia assumere degli stranieri, il
    titolare di un bar che protesta per l’invadenza degli extracomunitari, la
    proprietaria di case che si rifiuta di affittare la propria casa ad un clan
    di albanesi (per fare solo qualche esempio), rientrano nell’ampio
    catalogo discriminatorio previsto dall’Art.41. Potranno dunque essere
    perseguiti in sede giudiziaria, anche se il loro comportamento non ha
    avuto alcun effetto concreto sull’immigrato, bastando la sussistenza
    dello scopo. Inoltre interpretando sistematicamente questa
    disposizione con quelle antidiscriminatorie della Legge Mancino si
    rischia una condanna penale fino a tre anni e le pene accessorie. Tutto
    ciò senza aver commesso alcun atto di violenza verso lo straniero
    immigrato.
    Le medesime disposizioni sono previste per i funzionari pubblici.
    In tal modo si crea una specie di “Nuova Inquisizione”, che ha
    per compito l’imposizione coercitiva dell’immigrazione
    extraeuropea ai nostri popoli, criminalizzando preventivamente
    le persone e le organizzazioni che si oppongono a tutto ciò.
    Per questo la Lega ha proposto l’abrogazione della Turco-Napolitano
    mediante un Referendum popolare.
    Gli orfani del marxismo e della dittatura del proletariato in salsa
    cattocomunista, convertitisi oggi al Mondialismo proseguono in tal
    modo la loro sottile opera di distruzione della civiltà europea,
    utilizzando l’immigrazione come grimaldello e futuro elemento di
    destabilizzazione e caos.

    I Sindaci ed i Consiglieri Comunali in
    prima linea

    L’emergenza dell’immigrazione extra-comunitaria, è uno dei problemi
    più importanti e difficili che i nostri sindaci devono affrontare.
    Normalmente i Comuni richiedono l’aumento degli effettivi di Polizia
    e Carabinieri. Ciò spesso non è possibile per varie ragioni ed in ogni
    caso non basta per risolvere il problema.
    La Lega Nord sostiene che la militarizzazione del territorio, non può
    essere la sola soluzione ai problemi della sicurezza. Senza una
    mobilitazione ed una vigilanza, anche diretta dei cittadini, non si
    risolverà nulla. La criminalità si sviluppa la dove la società è
    indifferente ad essa. Ecco perchè i nostri sindaci devono sostenere le
    iniziative di autodifesa e di vigilanza territoriale popolare, come per
    esempio le “ronde” espressione del volontariato civico padano.
    I cittadini devono reimpossessarsi del proprio territorio , capendo che
    la delega alle forze dell’ordine ed allo Stato di problemi fondamentali
    per la propria libertà, non è più sufficiente.
    Dal punto di vista normativo i nostri Sindaci possono avvalersi
    dell’art.38 della Legge dell’8 giugno 1990, n.142, che permette al
    sindaco, quale ufficiale di governo, di adottare provvedimenti
    contingibili ed urgenti in materia di sanità e polizia locale al fine di
    prevenire gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica,
    richiedendo al Prefetto, per l’esecuzione dei rispettivi ordini,
    l’assistenza della forza pubblica.
    A tal fine i nostri Sindaci devono promuovere, per garantire la
    sicurezza dei nostri cittadini, tutte le azioni volte ad assicurare il non
    ingresso nel territorio comunale di stranieri che siano sulla base di
    elementi di fatto dediti a traffici delittuosi.
    Inoltre, nel supplemento ordinario alla “Gazzetta Ufficiale” n. 241 del
    15 ottobre 1998 è stato pubblicato l’elenco degli atti internazionali
    entrati in vigore non soggetti a legge di autorizzazione alla ratifica.
    Per quanto riguarda le questioni riguardanti le persone irregolari e i
    clandestini che possono interessare i nostri Sindaci, sono stati
    comunicati i seguenti accordi:
    - n. 694 del 4 marzo 1997 con la Romania entrato in vigore il 1
    febbraio 1998;
    - n. 697 del 19 giugno 1997 con la Jugoslavia entrato in vigore il 1
    agosto 1998;
    - n. 701 del 18 novembre 1997 con l’Albania entrato in vigore il 1
    agosto 1998.

    La natura dei suddetti accordi, in linea generale, consente all’autorità
    di polizia italiana di rimpatriare i cittadini dei paesi cofirmatari in
    situazione irregolare o che non soddisfino più i requisiti per l’ingresso
    e il soggiorno in territorio italiano, prevedendo procedure facilitate di
    riammissione nei paesi di provenienza.
    I Sindaci impegnati nel controllo del loro territorio contro
    l’immigrazione clandestina possono richiamare tali accordi in
    eventuali ordinanze con richiesta di intervento all’autorità di PS,
    semprechè sia accertata l’effettiva nazionalità rumena o jugoslava o
    albanese del clandestino o irregolare al quale applicare il
    provvedimento di espulsione.
    Su questo fronte si gioca gran parte della credibilità delle nostre
    amministrazioni locali. I nostri Sindaci e Consiglieri Comunali,
    espressione della libera volontà popolare delle comunità locali,
    devono essere in prima fila.
    5 punti per difendere la nostra gente

    La Lega Nord si oppone al diritto di voto agli stranieri, il diritto
    di voto deve essere indissolubilmente legato alla nazionalità.
    Il diritto di voto nasce con il cittadino ed è sempre stato un diritto del
    cittadino. Un cittadino che chiede e non dà è un cattivo cittadino. Una
    comunità politica esiste in quanto è costituita da persone legate da
    vincoli di reciprocità. Come si fa ad attribuire il diritto di voto al noncittadino
    senza ripensare tutto il concetto di cittadinanza, come se
    tutto ciò fosse un dettaglio?
    La cittadinanza e la nazionalità non possono ridursi ad un semplice
    documento da assegnare attraverso degli artifizi amministrativi
    prescindendo dalle origini del destinatario.
    Noi siamo per lo stabilimento dello Ius sanguinis, solo chi nasce da un
    genitore che possiede già la nostra nazionalità potrà essere
    considerato come connazionale.
    Salvaguardare la specificità del nostro popolo.
    L’immigrazione massiccia proveniente dai paesi del Terzo Mondo
    verso l’Europa e la Padania è un pericolo reale per l’identità e la
    specificità del nostro popolo, negarlo è solo ipocrisia o malafede.
    L’immigrazione provoca una doppia alienazione. Lo sradicamento
    degli immigrati e degli autoctoni che vedono stravolte le proprie città.
    Bisogna fermare l’indottrinamento mondialista e multirazziale portato
    avanti nelle nostre scuole, attraverso corsi come “introduzione alla
    mondialità”. Nelle nostre scuole si parte dal principio che la nostra
    società deve trasformarsi irreversibilmente in una società
    multirazziale: si dimenticano e si censurano la nostra storia e le nostre
    tradizioni, si pensa addirittura di cancellare la geografia.
    Solamente la consapevolezza delle proprie origini può permettere ai
    nostri bambini di apprezzare gli altri popoli e di incontrarli a casa loro
    nella specificità della loro cultura.
    Priorità ai Padani ed agli Europei per i servizi sociali.
    Bisogna riservare le case popolari alle nostre famiglie. I regolamenti
    in vigore favoriscono di fatto gli immigrati extra-comunitari per
    l’assegnazione degli alloggi popolari: vengono così sacrificati i nostri
    giovani dalle origini sociali più modeste che non vengono messi in
    condizione di affrontare autonomamente la vita e di costruirsi una
    famiglia propria. Bisogna dunque prevedere l’assegnazione di
    punteggi più bassi agli extracomunitari e assegnare al contrario degli
    incentivi per i padani. Lo stesso principio va applicato per tutti i
    settori dell’assistenza sociale.
    Preparare civilmente il ritorno degli stranieri extracomunitari a
    casa loro.
    In ogni Regione, si deve creare una commissione permanente per il
    ritorno degli immigrati nei loro paesi. A questo fine bisogna creare
    una cassa previdenziale separata per gli immigrati. Una parte di questa
    cassa dovrà servire a finanziare il rimpatrio sostenendo progetti di
    reintegrazione (costruzione di alloggi, nuovi impieghi) nei paesi di
    origine. Nello stesso tempo bisogna dare un incentivo economico per
    il ritorno. Ugualmente bisogna pensare ad una tassa per quegli
    imprenditori che utilizzano mano d’opera straniera al posto dei
    disoccupati locali, tassa che servirà a coprire i costi sociali della
    nostra disoccupazione.
    Sviluppare una politica di cooperazione equilibrata
    In questo quadro è necessario prestare particolare attenzione al
    settore agricolo, al fine di contribuire alla crescita di un’agricoltura
    autocentrata e non esclusivamente orientata all’esportazione.
    Sappiamo tutti i danni che un’agricoltura basata sulle monoculture ha
    causato a numerose società (abbandono delle campagne e
    conseguente urbanizzazione selvaggia, eccessiva dipendenza dai
    mercati esteri). Al contrario, un settore agricolo autosufficiente, oltre
    a permettere alle popolazioni rurali un’alternativa dignitosa
    all’emigrazione, rappresenta un fondamentale volano per uno sviluppo
    equilibrato. In questo quadro gli Stati che rifiutano d’accettare il
    ritorno dei loro compatrioti emigrati devono essere soggetti a severe
    sanzioni, per esempio all’abolizione dei trattati bilaterali e degli aiuti
    per la cooperazione internazionale.
    No all’invasione
    difendiamo il nostro popolo!

    Testo prodotto da Enti Locali Padani Federali
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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