Tutti i killer del Duce
Una nuova ipotesi sulla morte di Mussolini: gli inglesi batterono sul tempo i comunisti
Sarebbe tutto da riscrivere, o quasi: certamente l'ora e il luogo del decesso, il nome di chi ha dato l'ordine di uccidere e l'identità di chi ha premuto il grilletto. Solo sulla data sembrano essere tutti d'accordo.
La versione ufficiale, quella riportata dai libri di scuola, recita: Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci sono stati uccisi nelle prime ore del pomeriggio del 28 aprile 1945, a Giulino di Mezzagra, dal partigiano comunista Walter Audisio, più conosciuto col nome di battaglia "colonnello Valerio".
Una versione (comprese le modalità, la dinamica e la successione degli eventi) che non ha mai convinto fino in fondo gli storici. Secondo molti, infatti, conterrebbe troppe contraddizioni per considerare chiuso il discorso sul giorno che ha messo fine alle vicende terrene del Duce.
Luciano Garibaldi, attento studioso del fascismo, 60 anni dopo, ha riaperto il libro della storia mettendo in piedi un'inchiesta giornalistica in dieci puntate. Ha passato in rassegna gli elementi a disposizione, le testimonianze dirette, le prove provate, le immagini, i documenti sparsi nella sterminata letteratura italiana e straniera sull'argomento e ha cercato nuove combinazioni possibili. Le conclusioni a cui è giunto, comunque non definitive, scrivono un'ulteriore pagina della saga mussoliniana.
Il killer del Duce sarebbe il bresciano Bruno Giovanni Lonati, ex garibaldino ed ex dirigente Fiat, che nel 1994 rivelò (ignorato o non creduto) di aver sparato a Mussolini la mattina del 28 aprile 1945 a Bonzanigo, una frazione di Mezzagra, nei pressi di Dongo, davanti all'abitazione del contadino Giuseppe De Maria. L'ordine di uccidere, sempre secondo la testimonianza diretta di Lonati, sarebbe partito dai servizi segreti britannici.
Torna così alla ribalta l'ipotesi della cosiddetta "pista inglese" (che è anche il titolo del libro pubblicato dalla casa editrice milanese Ares), già formulata nel 1995 da Renzo De Felice. Il Duce, nello specifico, sarebbe stato ucciso su commissione del capitano inglese John, alias John Maccaroni, membro del Soe (Special operation executive), figlio d'immigrati italiani, inviato appositamente a Dongo dai servizi segreti britannici per bruciare sul tempo i partigiani comunisti.
L'ordine di far fuori Mussolini (e qui sta la vera novità) partì con un duplice scopo: entrare in possesso del carteggio tra il Duce e il premier Winston Churchill, evidentemente molto compromettente, e impedire che Mussolini, una volta catturato e interrogato dagli americani, «spifferasse - scrive Garibaldi - tutti gli accordi intercorsi tra il premier di sua Maestà e il dittatore fascista per cercare di volgere Hitler contro la Russia di Stalin» e porre così fine al massacro in Occidente spostando il fronte della guerra contro il colosso comunista.
Questo non è l'unico punto d'arrivo della "pista inglese", a seguirla passo passo si arriva lontano. Chi decise la condanna a morte di Mussolini e per quale reato? Si svolse un regolare processo? La sentenza fu eseguita pubblicamente? Che fine ha fatto il cosiddetto "oro di Dongo", al seguito del convoglio fascista, composto dai valori confiscati alle famiglie degli ebrei rinchiusi nei campi di prigionia? Quali scottanti verità conteneva il carteggio tra il Duce e Churchill? Luciano Garibaldi col suo libro ha tentato di dare delle risposte o, perlomeno, di fornire gli strumenti per continuare a cercarle.
12 luglio 2002
Barbara Del Pio
http://news2000.libero.it/webmagazine/14922.jhtml




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