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  1. #1
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    Predefinito Lettera contro un vescovo

    Lettera aperta a monsignor Italo Castellani
    Questa lettera e' illuminante perche' confonde strumentalmente i diversi piani di riflessione e svolge un ragionamento analogo a quello di quanti negavano l'evidenza scientifica relativa a questioni di astronomia in quanto confliggente con quanto riportato nell'Antico Testamento.
    Cioe': la scienza non puo' affermare alcune cose perche' quelle confliggerebbero con le personali opinioni su base religiosa di taluni.
    Fra l'altro l'autore di questa lettera palesa il timore che se dovessero approvare le unioni civili lui o altri potrebbero mutare la propria natura e qui entra in contraddizione con l'assunto base delle sue affermazioni, finendo con l'accreditare l'idea di non esistenza di un solido dato oggettivo e naturale.
    Sta asserendo , cioe', che il riconoscimento delle unioni civili trasformerebbe gli eterosessuali in omosessuali.


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    Ultima modifica di Anthos; 23-04-15 alle 11:16

  2. #2
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    Predefinito Re: Lettera contro un vescovo

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    Sta asserendo , cioe', che il riconoscimento delle unioni civili trasformerebbe gli eterosessuali in omosessuali.
    Anthos, per cortesia, non delirare.
    Il testo l'ho letto, e non v'è mica riportato questo.

    Il ragionamento si muove su due piani.

    Uno potremmo definire laico in cui si ricorda che la finalità intrinseca alla sessualità è relativa in primis alla perpetuazione della specie. Spero che sia innegabile , c'entra nulla Galileo. A meno che Galileo in questo caso possa dimostrare che i figli possano nascere dallo sfintere anale di Elton John, o che Jodie Foster e moglie possano altresì procreare senza una rapina alla banca del seme.

    Uno relativo a ricordare meramente il catechismo. Dove l'omosessualità è appunto comportamento moralmente disordinato, in quanto slega la sessualità dal piano della perpetuazione e della corresponsabilità della creazione , nell'uomo.


    Semmai è interessante notare l'ultima novità in ambito propagandistico gender:
    Da ultimo, ma non perché sia di minor importanza, Le vorrei anche metter in evidenza che non mi ha del tutto convinto l’equazione con cui il professor Pietrini ha introdotto la sua relazione. Nella sua prima “slide” il docente ha infatti assimilato la situazione in cui si trova l’omosessuale, all’aver una persona i capelli rossi o ad essere mancina. Il professore ha affermato che tali situazioni sono state da sempre stigmatizzate dalla cultura cattolica perché, essendo situazioni “diverse”, tale diversità andava associata al maligno. Orbene, mi pare di ricordare che a tale proposito il relatore abbia altresì affermato che l’elemento che accomuna queste situazioni è la loro diversità rispetto ad una “condizione generale”: l’avere i capelli rossi rispetto ad un mondo dotato di capelli scuri o biondi; l’essere mancino rispetto ad un mondo prevalentemente di destrorsi; l’essere omosessuale rispetto all’essere eterosessuali proprio della maggioranza della persone. Il docente ha quindi affermato che tali diversità in quanto tali sono state valutate in senso negativo e che al contrario sono situazioni naturali, quindi, sul piano della dignità valoriale, equivalenti a quelle “non diverse/normali”. Temo che detta impostazione, pur accattivante e ad effetto, sia intrinsecamente viziata da un errore di metodo. Vengono, infatti, poste sullo stesso piano situazioni tra di loro ontologicamente diverse: i capelli rossi, l’essere mancino sono situazioni secondo natura cioè pienamente ordinate secondo la legge naturale: lo scopo, la funzione cui sono preordinati il capello e la mano è pienamente raggiunto. Al contrario nell’omosessuale, la funzione (generare) a cui è preordinato l’organo genitale, è assente, è frustrata. Se il postulato è errato (perché si trattano allo stesso modo situazioni diverse) ne discende che ne risulterà viziata anche la conclusione. Ed infatti, date quelle premesse logiche, il ragionamento conclusivo del docente è stato il seguente: la società è tenuta a prendere coscienza che esistono situazioni “diverse” (i capelli rossi, il mancino e l’omosessuale) ma esse stesse sono naturali e pertanto devono essere accettate ed equiparate a quelle “normali”.
    Perciò, perchè attribuisci ad un'autrice elementi che essa non dice?
    Anthos, veramente non capisco perchè a volte tu ti possa comportare in questa maniera.
    Preferisco di no.

  3. #3
    Nazbol-Ciucé
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    Predefinito Re: Lettera contro un vescovo

    A mio avviso l’errore non è dell’autrice della lettera bensì dei relatori di questa conferenza, e cioè l’errore di tutti coloro che entrano nel merito di questa eterna diatriba tra omosessualità patologica/ anomala/ fisiologica: quello di dar per scontato che la definizione di malattia sia univocamente riconosciuta come chiara e cristallina, ma NON è così.
    L’utente Anthos scrive “solido dato oggettivo e naturale”, ma tutto ciò che viene definito patologico piuttosto che fisiologico non è per nulla oggettivo. E’ scientificamente oggettivo il singolo fatto o evento biologico particellare, nient’altro. È scientificamente oggettivo il verificarsi di un evento A piuttosto che un evento B; se per evento A intendiamo l'espressione sulla membrana cellulare di una APC di una catena non variante a cui non seguirà alcuna reazione ed evento B l’espressione sulla medesima APC di una catena non-self a cui seguirà un legame molecolare dovuto a interazioni elettro-magnetiche con un TCR di un linfocita T CD8+.
    Tradurre questi due eventi A e B come condizione fisiologica e condizione patologica (con conseguente reazione immunitaria) rispettivamente non è un fatto biologicamente oggettivo, bensì il frutto di una confusione epistemica tra un particellare fatto biologico e un oggettivo concetto ontologico. E’ biologico il meccanismo A o il meccanismo B, è ONTOLOGICO il concetto di “uomo che soffre,” o “individuo malato”. Ha senso definire l’evento B come patologico dal momento in cui va ad alterare uno stato che viene definito “funzionale” (fisiologico), ma il concetto di “funzionalità” non è un concetto biologico, poiché uno stato è sempre funzionale A un qualcosa; in poche parole funzionale significa finalizzato a. Non vi è finalità nella scienza biologica, solo fatti atomici. Non vi è distinzione qualitativa tra evento A o evento B, come l’uno funzionale al fine della preservazione del corpo umano e l’altro non-funzionale ad esso, ci sono soltanto due meri, aridi accadimenti, come del resto mero ed arido accadimento è la vita che non si distingue dal mero ed arido accadimento di un sasso che rotola giù da una scarpata. Se si vuol dare significanza ed oggettività al concetto di “normalità” o di “anomalia” o di “patologia”, bisogna riconoscere la scienza ontologica che occupandosi dell’ “ente in quanto ente” apre le porte alla teleologia, che come ha fatto giustamente notare l’autrice della lettera, coinvolge anche la sessualità…. Quindi a questo punto non è più molto peregrina l’ipotesi di considerare come disordinata (finanche patologica!) l’omosessualità che altera le finalità dell’organo sessuale, esattamente come anomala e “contro natura” (attenzione al significato della parola natura in questo contesto) è la presenza di un patogeno che altera la funzionalità di un organismo finalizzato a preservarsi.

    Penso proprio di esser stato un po’ troppo prolisso e confusionario, ed è sicuramente un modo molto antipatico per presentarsi la prima volta, ma vi chiedo di aver pazienza

  4. #4
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    Predefinito Re: Lettera contro un vescovo

    Citazione Originariamente Scritto da Draigo Visualizza Messaggio
    Penso proprio di esser stato un po’ troppo prolisso e confusionario, ed è sicuramente un modo molto antipatico per presentarsi la prima volta, ma vi chiedo di aver pazienza
    Prolisso, un po' si, ma una spiegazione profonda richiede la giusta lunghezza, onde poter assolvere al meglio la propria volontà esplicativa.
    Confusionario non credo proprio, anzi, estremamente preciso .
    Visto che è il tuo primo messaggio, viceversa ti do il benvenuto in questa precisa sezione del forum di cui sono (per scontare molti peccati ) il moderatore.
    Preferisco di no.

  5. #5
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    Predefinito Re: Lettera contro un vescovo

    " Qualsiasi riconoscimento giuridico delle unioni tra omosessuali determina inevitabilmente l’elevazione di tali comportamenti a modelli di riferimento per tutta la società civile. Tali riconoscimenti ingenerano una grave confusione nella società civile e determinano l’affievolimento della coscienza morale, l’incapacità a percepire l’innaturalità delle condotte omosessuali e il loro intrinseco disvalore. In questo quadro di relazioni la società umana ne esce malata, chiusa in un individualismo narcisista e mortifero"

    Sta asserendo che il riconoscimento giuridico inegenerebbe confusione - quindi l'autrice sta asserendo che l'orientamento sessuale e' un dato culturale , diversamente non si potrebbe comprendere quale confusione potrebbe ingenerare stante che l'eterosessualita' e' radicata nella natura umana . Dice poi che affievolirebbe la capacita' di percepire come innaturale l'omosessualità , confermando ancora una volta che la questione a suo avviso e' culturale e non naturale . Paventa quindi finaco la possibilita' che coppie eterosessuali possano trasformarsi in altro .

    Allo stesso tempo contesta che per l'orientamento sessuale possano valere le considerazioni di ordine meramente descrittivo, neutre sotto il profilo del giudizio morale, gia' utilizzate per mancinismo e altre caratteristiche individuali perche' confliggono con la visione personale dell'autrice . L'autrice dunque inserisce un elemento spurio lamentando che l'assimilazione imputata ai relatori del convegno tolga spazio alla possibilita' di disapprovazione sociale, stigmatizzazione e discriminazione da lei auspicata ' per il bene della societa'" di cui si dichiara paladina.
    La visione dell'autrice e' tale che nei tempi passati non avrebbe esitato a definire il mancinismo come espressione di un fenomeno demoniaco, essendo la sinistra la ' mano del diavolo' secondo la vulgata di certi periodi. La corretta valutazione del mancinismo, poi sopraggiunta, non appartiene pero' al suo tipo di impostazione culturale.
    Nelle posizioni della relatrice vi e' quindi contraddittorieta' e confusione di piani .
    Un conto e' condannare la condotta sessuale omosessuale come doveroso e legittimo per qualsiasi confessione religiosa e non c'e' niente o nessuno che possa impedire di farlo , come non cessera' di fare lo stesso Vescovo cui si rivolge. Un conto e' pretendere che il mondo scientifico e lo Stato si allineino alla sua visione nel timore di conseguenze sulla improvvisamente non piu' immutabile natura umana .




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  6. #6
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    Predefinito Re: Lettera contro un vescovo

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio

    Sta asserendo che il riconoscimento giuridico inegenerebbe confusione - quindi l'autrice sta asserendo che l'orientamento sessuale e' un dato culturale , diversamente non si potrebbe comprendere quale confusione potrebbe ingenerare stante che l'eterosessualita' e' radicata nella natura umana . Dice poi che affievolirebbe la capacita' di percepire come innaturale l'omosessualità , confermando ancora una volta che la questione a suo avviso e' culturale e non naturale . Paventa quindi finaco la possibilita' che coppie eterosessuali possano trasformarsi in altro .
    L'omosessualità ha varie componenti e concause Da non escludersi anche quelle culturali, o meglio, psicologiche (cioè la cultura influenza la psiche del soggetto)
    Non si capirebbe altresì il voler insistere a tutti i costi per invocare per legge l'insegnamento ideologico delle c.d. teorie del gender.
    D'altronde se ad un bambino gli insegni ad essere finocchio, che non esistono uomini e donne, fermo restando la violenza psicologica cui de facto lo sottoponi e gli esiti che questa avrà, un qualche risultato non è da escludersi possa avvenire (d'altronde molti ghei si lamentano di essere stati "costretti" a ritenere normale la condizione di eterosessualità, no? )

    Quindi non vedo cosa vi sia di illogico o sbagliato nella proposizione che citavi.
    Allo stesso tempo contesta che per l'orientamento sessuale possano valere le considerazioni di ordine meramente descrittivo, neutre sotto il profilo del giudizio morale, gia' utilizzate per mancinismo e altre caratteristiche individuali perche' confliggono con la visione personale dell'autrice . L'autrice dunque inserisce un elemento spurio lamentando che l'assimilazione imputata ai relatori del convegno tolga spazio alla possibilita' di disapprovazione sociale, stigmatizzazione e discriminazione da lei auspicata ' per il bene della societa'" di cui si dichiara paladina.
    Mi sembra chiaro che essere mancini od avere i capelli rossi sia un po' diverso dall'essere gay.
    Le mani servono a manipolare il mondo circostante. Destra o sinistra, non fa differenza.
    I capelli (vabbè, semplifico) a caratterizzare esteticamente una persona, come forma di protezione dal freddo e via discorrendo. Rossi o bruni differenza non ne vedo.
    La sessualità ha come finalità primaria e piena realizzazione della potenzialità insita nella stessa, l'elemento procreativo.
    Che però nella gaiaggine per ragioni proprio d'essenza della stessa non può essere esplicata.

    Non vedo cosa vi sia di sconvolgente, quindi, in tale affermazione.
    La visione dell'autrice e' tale che nei tempi passati non avrebbe esitato a definire il mancinismo come espressione di un fenomeno demoniaco, essendo la sinistra la ' mano del diavolo' secondo la vulgata di certi periodi. La corretta valutazione del mancinismo, poi sopraggiunta, non appartiene pero' al suo tipo di impostazione culturale.

    La "mano sinistra del diavolo" era il soprannome di Terence Hill nel film "lo chiamavano Trinità" . Probabilmente è questo l'elemento "religioso" cui ti riferisci

    Come cultura Cristiana, viceversa so che l'attributo "mano sinistra di Dio" era dedicato all'Arcangelo Gabriele ,quello dell'Annunciazione alla Beata Vergine Maria per intenderci
    Proprio un attributo satanico , direi...

    Quindi lasciando stare le peggio idiozie pseudocritiche stile UAAR , di cosa stiamo parlando?

    Nelle posizioni della relatrice vi e' quindi contraddittorieta' e confusione di piani .
    EHM...
    Un conto e' pretendere che il mondo scientifico e lo Stato si allineino alla sua visione nel timore di conseguenze sulla improvvisamente non piu' immutabile natura umana .
    Perchè, cos'ha detto la scienza?
    Ha spiegato che la procreazione si può avere anche tramite rapporto omosessuale? Che la sessualità è finalizzata alla dilatazione anale?
    Lascia stare i vari "l'OMS ha detto che non è un disturbo mentale" che aldilà delle considerazioni che lasciano il tempo che trovano su influenze varie che hanno lambito l'OMS stessa, la finalità di un organo è legata appunto alla sua utilità.
    Le gambe servono per camminare. Puoi anche dire che un amputato non è malato (ed effettivamente tecnicamente non lo è) , ma ciò non implica che sia in lui assente una funzione non certo secondaria (la deambulazione).
    Questo come esempio terra terra base base.




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  7. #7
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    Predefinito Lettera contro un vescovo

    Proprio questo si rimprovera alla scienza: di non fornire giudizi che avallino la personale visione dell'autrice. La si accusa di non essere strumento di una visione, di una posizione e di una battaglia culturale che trae alimento da convincimenti che nulla hanno a che spartire con la scienza. Probabilmente e' una visione diversa della natura, essendo quella degli scienziati maggiormente inclusiva dal momento che colgono l'essere umano nella sua complessita' , non riducendolo alla sua anatomia e studiando i fenomeni senza sentirsi in dovere di formulare una valutazione morale su quello che osservano , mentre la visione dell'autrice e' fallocentrica e vaginocentrica. La contraddizione dell' autrice consiste nel fatto che se ritiene che l'orientamento sessuale sia cosi' profondamente radicato nella natura dell'uomo allora e' a prova di qualsiasi legge, quindi una legge non avrebbe il potere di mutare cio' che e' naturale. Se ritiene la legge capace di modificare tale orientamento allora non pensa che sia un dato naturale ma culturale al punto di poter modificare l'orientamento di chiunque , anche con effetto retroattivo. Tuttavia sappiamo bene che non e' cosi'. Quindi , riepilogando, fondamentale e fuori discussione il diritto/dovere di indicare come peccato ogni atto sessuale non finalizzato alla riproduzione ..ma oltre questo ogni ulteriore valutazione e' opinabile e quindi non tale da pretendere come dovute mobilitazioni di massa pur , beninteso, legittime, in nome della comune appartenza religiosa. Probabilmente il Vescovo questo l'ha capito, l'autrice della lettera no.


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    Ultima modifica di Anthos; 24-04-15 alle 01:13

  8. #8
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    Predefinito Re: Lettera contro un vescovo

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    Proprio questo si rimprovera alla scienza: di non fornire giudizi che avallino la personale visione dell'autrice. La si accusa di non essere strumento di una visione, di una posizione e di una battaglia culturale che trae alimento da convincimenti che nulla hanno a che spartire con la scienza.
    Ma guarda che la scienza , di per sè, non ti dice che una cosa è una malattia.
    Ovvero la scienza si limita a descrivere un evento od una situazione.
    L'arresto cardiaco non è altro che la cessazione dell'attività elettrica del cuore (tu sei medico; conosci meglio di me la definizione)
    E stop.
    Nuda , semplice descrizione.
    Siamo noi che riteniamo viceversa la morte un avvenimento con dei lati sicuramente spiacevoli.
    Altresì, pensiamo a qualche anomalia congenita. La scienza dice, ad esempio che la distrofia muscolare è una progressiva degenerazione dei muscoli striati.
    Non ti dice se è bene o male.
    E' viceversa la semplice logica - ovvero un piano superiore alla semplice constatazione scientifica dell'esistenza di un evento- a dirti che se una cosa è opposta al concetto di vita (o di salute ovvero di piena funzionalità organica o di piena attuazione di una potenzialità organica, come la procreazione) questa cosa è una malattia.


    Probabilmente e' una visione diversa della natura, essendo quella degli scienziati maggiormente inclusiva dal momento che colgono l'essere umano nella sua complessita'
    Veramente mi sembra vero l'opposto, laddove se elimini la finalità della vita umana (il suo senso, potremmo dire) di certo non cogli l'elemento nella sua interezza.

    mentre la visione dell'autrice e' fallocentrica e vaginocentrica.
    Se mi parli di complessità della vita, in cui l'elemento procreativo è indispensabile, non vedo perchè dovrebbe parlare di api, di fiori di cicogne e cavoli.

    La contraddizione dell' autrice consiste nel fatto che se ritiene che l'orientamento sessuale sia cosi' profondamente radicato nella natura dell'uomo allora e' a prova di qualsiasi legge, quindi una legge non avrebbe il potere di mutare cio' che e' naturale. Se ritiene la legge capace di modificare tale orientamento allora non pensa che sia un dato naturale ma culturale al punto di poter modificare l'orientamento di chiunque , anche con effetto retroattivo.
    Non è la legge in quanto tale, ma viceversa l'educazione forzata a carattere ideologico.
    Ovvero tu puoi insegnare ad un bimbo che il bianco è nero, crederà che il bianco in effetti è nero, percepirà interiormente che il bianco è invece bianco ed il nero invece nero, e ciò porterà a gravi ripercussione di ordine anche psicologico (e perciò sociale)
    D'altronde , ribaltando, anzi chiedendo l'onere della prova, se non si volesse davvero una forma di riprogrammazione sociale o di ingegneria sociale, perchè tutto questo vociare sulla necessità dell'insegnamento genderistico a scuola?

    ogni ulteriore valutazione e' opinabile e quindi non tale da pretendere come dovute mobilitazioni di massa pur , beninteso, legittime, in nome della comune appartenza religiosa. Probabilmente il Vescovo questo l'ha capito, l'autrice della lettera no.
    Oppure di non voler a tutti i costi voler piacere a tutti e non ricevere critiche, visto che il vento mediatico tira preponderante in una certa direzione, perchè la vera Carità , consiste nella Verità, non nel voler "piacere & dialogare" a tutti i costi.
    L'autrice l'ha capito, il vescovo, no.


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  9. #9
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    Predefinito Re: Lettera contro un vescovo

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Ma guarda che la scienza , di per sè, non ti dice che una cosa è una malattia.
    Ovvero la scienza si limita a descrivere un evento od una situazione.
    L'arresto cardiaco non è altro che la cessazione dell'attività elettrica del cuore (tu sei medico; conosci meglio di me la definizione)
    E stop.
    Nuda , semplice descrizione.
    Siamo noi che riteniamo viceversa la morte un avvenimento con dei lati sicuramente spiacevoli.
    Altresì, pensiamo a qualche anomalia congenita. La scienza dice, ad esempio che la distrofia muscolare è una progressiva degenerazione dei muscoli striati.
    Non ti dice se è bene o male.
    E' viceversa la semplice logica - ovvero un piano superiore alla semplice constatazione scientifica dell'esistenza di un evento- a dirti che se una cosa è opposta al concetto di vita (o di salute ovvero di piena funzionalità organica o di piena attuazione di una potenzialità organica, come la procreazione) questa cosa è una malattia.


    Veramente mi sembra vero l'opposto, laddove se elimini la finalità della vita umana (il suo senso, potremmo dire) di certo non cogli l'elemento nella sua interezza.



    Se mi parli di complessità della vita, in cui l'elemento procreativo è indispensabile, non vedo perchè dovrebbe parlare di api, di fiori di cicogne e cavoli.



    Non è la legge in quanto tale, ma viceversa l'educazione forzata a carattere ideologico.
    Ovvero tu puoi insegnare ad un bimbo che il bianco è nero, crederà che il bianco in effetti è nero, percepirà interiormente che il bianco è invece bianco ed il nero invece nero, e ciò porterà a gravi ripercussione di ordine anche psicologico (e perciò sociale)
    D'altronde , ribaltando, anzi chiedendo l'onere della prova, se non si volesse davvero una forma di riprogrammazione sociale o di ingegneria sociale, perchè tutto questo vociare sulla necessità dell'insegnamento genderistico a scuola?



    Oppure di non voler a tutti i costi voler piacere a tutti e non ricevere critiche, visto che il vento mediatico tira preponderante in una certa direzione, perchè la vera Carità , consiste nella Verità, non nel voler "piacere & dialogare" a tutti i costi.
    L'autrice l'ha capito, il vescovo, no.


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    Vedi che ci siamo ? Non si puo' pretendere dalla scienza un giudizio di valore , ancorche' mascherato , tantopiu' in presenza di fenomeni che possono essere giudicati 'naturali 'proprio nell'ottica dello scienziato che osserva la natura. Ecco perche' la contestazione dell'autrice della lettera , delusa da quello che han detto gli intervenuti , mi trova in disaccordo . gli intervenuti han detto cose esatte, sensate e ovvie, e questo non inficia il diritto dell'autrice di esprimere riprovazione morale sulla condotta . Solo che dovra' aggrapparsi ad altro genere di motivazioni. Cio' che lamenta , in definitiva, e' di non poter contare sull'appoggio della comunita' scientifica e allora cerca di arrangiarsi come puo' cercando distinzioni laddove distinzioni non ve ne sono .



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  10. #10
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    Predefinito Re: Lettera contro un vescovo

    Vedi che ci siamo ? Non si puo' pretendere dalla scienza un giudizio di valore , ancorche' mascherato , tantopiu' in presenza di fenomeni che possono essere giudicati 'naturali 'proprio nell'ottica dello scienziato che osserva la natura.
    Veramente il giudizio di valore è quando l'attivista arcigay dice "l'omosessualità è naturale lo dice la sgienza" ove però per natura si confonde il dato empirico rilevabile con la sua finalità come ossequio alla potenzialità del concetto d'essere umano.
    Perchè da questo punto di vista diventa naturale pure il serial killer. E' presente in natura, no?
    E' proprio l'equivoco dei termini.
    La scienza non ci dice infatti che i ghei non esistono (ci stanno).
    Però la scienza ci dice che gli organi sessuali hanno come finalità primaria la riproduzione (perchè se il pube fosse solo una sala giochi, basterebbero delle terminazioni nervose).



    gli intervenuti han detto cose esatte, sensate e ovvie
    Che essere mancini è come essere ricchioni?


    Solo che dovra' aggrapparsi ad altro genere di motivazioni. Cio' che lamenta , in definitiva, e' di non poter contare sull'appoggio della comunita' scientifica e allora cerca di arrangiarsi come puo' cercando distinzioni laddove distinzioni non ve ne sono .



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    Guarda che la comunità scientifica (facendo l'ovvia esclusione di psicologi, antropologi, bonobologi che tecnicamente parlando non sono scienziati) è tutt'altro che univoca su tali definizioni.

    Anche perchè i due tizi citati nella lettera come relatori del seminario in oggetto con a riguardo, tanto pe' cambià, menate sul gender lavorano nel ramo della pissicologgia, non della scienza.
    Ultima modifica di Miles; 24-04-15 alle 03:20
    Preferisco di no.

 

 
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