vorrei creare un indipendenza economica per tutto il popolo sardo .
scrivimi ti spiego la mia idea per realizzare la possibilità di avere un futuro, creando dal tuo vivere giornaliero le premesse per raggiungere tale scopo.
ciao costantino.


vorrei creare un indipendenza economica per tutto il popolo sardo .
scrivimi ti spiego la mia idea per realizzare la possibilità di avere un futuro, creando dal tuo vivere giornaliero le premesse per raggiungere tale scopo.
ciao costantino.


Le ipotesi sono miriadi, le uniche a non mancare.
Il problema di un paese colonizzato è che la sua economia si sviluppa deformata e monca in base alle esigenze del colonizzatore e del suo mercato.....l'immagine del nano con la testa gigante ed il torace microscopico è ancora una volta efficace....
L'autogestione del lavoro dovrebbe essere il punto di partenza nello sviluppo di piani economici volti a ricostruire tutti quei settori e quelle potenzialità immani oggi non sfruttate in Sardinnya.
Si pensi al metodo cooperativistico per ciò che attiene lo sviluppo agricolo o del settore della pesca.
L'autogestione delle attività produttive di media e grande portata potrebbe combinarsi poi , nei settori nevralgici per la vita e l'indipendenza della Repubblica, a forme di "azionariato popolare", equamente ripartite tra tutti i cittadini(una nazionalizzazione che non scadrebbe in "statalismo").
Indubbiamente un’ incentivazione delle piccole imprese e delle imprese a gestione familiare, ma il tutto dovrebbe necessariamente passare per una obbligatoria sede fiscale in Sardinnya.
L'idea di sviluppare una progettualità industriale evoluta - poprio sulla base dell'autogestione del lavoro da parte dei lavoratori- potrebbe consentire uno sfruttamento razionalizzato ed eco-compatibile di alcune risorse primarie le quali (a differenza di oggi) potrebbero essere lavorate in loco, con un elevato ricavato, portando così sul mercato un prodotto finito.
L'autogestione del lavoro sarebbe una razionale forma di eliminazione dello sfruttamento capitalistico, e della sua conseguenza più violenta: l'alienazione.
Fù praticata fino a non molto tempo fa in Yugoslavia.Con esito più che favorevole(parliamo del meccanismo tecnico, non rientrante in giudizi di valore nel merito del contesto politico).
Si elimina di fatto la figura del grosso padrone industriale affidando le leve della produzione al lavoratore, non più dipendente, ma titolare di un ruolo decisionale e direttivo mediante una pratica consiliare e partecipativa.
Nessun terzo, nessun padronato, nessuno statalismo: solo i lavoratori che stabiliscono e le politiche dell'azienda e le modalità e ( e le quantità) del reinvestimento degli utili nella stessa azienda: mediante appunto forme consiliari democratiche e partecipative.
Il fasullo “no-profi”t dovrebbe essere sostituito da un più concreto "lavoro volontario", meccanismo in base al quale la comunità pubblica mette a disposizione di chi vuole avviare una attività, come costruire una casa, o lavorare in diversi settori, tutto ciò che gli serve gratuitamente, o dietro compenso se il servizio prestato produce un bene o un servizio di pubblica utilità( meccanismo applicato con successo nella Repubblica Cubana).
Si dovrebbe poi discutere della teoria “qualitativa della moneta”, della questione delicata cioè di una moneta che differentemente da oggi non dovrebbe più essere emessa “ a debito” dei cittadini…..ma questa è una storia lunga…
La Sardinnya è il ponte naturale tra nord e sud del mondo, il centro di un mercato mediterraneo reale che unisce il contesto africano, quello arabo, quello medio-orientale.
Su questa scala, in questi spazi si dovrebbero avviare trattative volte a creare una rapportazione economica aperta, libera dai vincoli feroci del capitalismo statuale dell’Unione Europea…..
E dal punto di vista dei criteri di rappresentatività e di partecipazione democratica, si dovrebbero approfondire i rapporti tra le comunità reali del territorio, la loro effettiva autogestione delle proprie risorse e forme consiliari di concorso alla vita politica locale e nazionale.
Insomma…là fuori c’è un mondo da re-inventare….
Ovvio che il tutto, accennato con la sommarietà più violenta ora, non rappresenterebbe che l’inizio di una lunga “fase di transizione”….
A punzu serradu, saludos indipendentistas e sotzialistas
PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!


sai quando leggo tutte queste possibilità rimango perplesso,io avrei una maniera molto più semplice ,se partiamo da quello che oggi siamo, sfruttando le strutture esistenti e le aziende sarde possiamo realizzare in brevissimo tempo l'indipendenza economica. ti spiego come ,
noi oggi importiamo il 70% del nostro fabbisogno il 30% che noi producciamo è considerato poco proffessionale,considerando che ognuno di noi spende per sè circa 450.000 euro durante la sua vita dal momento della nascita sino alla fine dei suoi giorni ci rendiamo conto che quasi tutti i nostri denari vanno all'esterno della nostra nazione .
adesso creando un cirquito economico a spirale saremmo in grado non solo di essere capaci di creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ma anche avere azioni delle aziende che produccono il neccessario per il nostro vivere quotidiano .
ciao costantino