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  1. #1
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    Predefinito Comunicato del Consiglio Nazionale di Una Voce-Italia sulle messe antiche negate

    Il Consiglio Nazionale dell'Associazione UNA VOCE-ITALIA, nella sua riunione a Bologna il giorno 6 luglio 2002,



    - appreso che nel corso del corrente anno - come già pure in passato - il Presidente della sezione di Verona dell'Associazione, prof. M. Cavedini, ha chiesto più volte al Vescovo mons. Flavio Roberto Carraro di accogliere il desiderio dei fedeli che fosse revocato il divieto di celebrare la santa messa secondo l'antico rito romano nella Rettoria di S. Toscana a Natale, Pasqua e Pentecoste;



    - appreso che in nessuna di dette feste mons. Carraro ha concesso la celebrazione richiesta; rilevato che l'Ordinario ha dichiarato in data 29 novembre 2001: "Ho chiesto una indicazione al prefetto della Congregazione per il clero, cardinal Hoyos, il quale mi ha risposto per iscritto che tutto sommato è bene concedere anche quei tre giorni nei quali, precedentemente non era permesso" ("Bollettino della Diocesi di Verona" 1-2, 2002, p.114);



    - appreso che il 28 dicembre 2000, oltre cento cristiani della diocesi di Belluno-Feltre hanno chiesto al loro Vescovo la celebrazione della santa messa latina antica tutte le domeniche e le feste di precetto;



    - appreso che all'udienza con i richiedenti, il 6 aprile 2001, il Vescovo mons. Vincenzo Savio si era riservato di dare una risposta, ma a tutt'oggi - nonostante ripetute sollecitazioni per lettera e per telefono - egli non ha dato risposta alcuna, negando di fatto la messa ai richiedenti senza darne loro alcuna motivazione;



    - lamenta queste elusioni del solenne impegno assunto su di sé dal Santo Padre nel Motu proprio "Ecclesia Dei" con l'assicurazione che sarebbe stato "ovunque rispettato l'animo di tutti coloro che si sentono legati alla tradizione liturgica latina mediante un'ampia e generosa applicazione delle direttive già da tempo emanate dalla Sede Apostolica per l'uso del Messale Romano secondo l'edizione tipica del 1962" e della pressante richiesta - parimenti espressa dal Sommo Pontefice nel medesimo "Motu proprio" - che alla sua volontà "si associno quelle dei vescovi e di tutti coloro che svolgono nella Chiesa il ministero pastorale"; richiesta quest'ultima ribadita nel 1998 con l'invito fraterno ai vescovi "ad avere una comprensione e un'attenzione pastorale rinnovata per i fedeli legati all'antico rito" (Oss. Rom. 26/27 ottobre 1998, p.8);



    - invoca l'intervento dei competenti organi della Santa Sede affinché nelle diocesi di Verona e di Belluno-Feltre siano rispettati la volontà del Papa e i desideri legittimi dei fedeli;

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    E da quando c'è questo nuovo forum?

    Ad ogni modo complimenti a Lepanto per l'impostazione rigorosa che, leggendo un paio di thread, mi pare abbia voluto dare.

    In bocca al lupo al moderatore e a Una Voce.

    saluti padanisti

    .

  3. #3
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    Predefinito La persecuzione dei tradizionalisti

    Gentile Lepanto,

    nel complimentarmi innanzitutto con lei per l'ottima gestione di questo forum - al quale la sua preparazione e la sua moderazione hanno davvero impresso un profilo "alto" e improntato a una linea di grande equilibrio - desidero ringraziarla per l'attenzione piu' volte dimostrata alla delicata questione inerente la posizione dei fedeli cattolici legati all'antico rito.

    La sensibilità da lei dimostrata sull'argomento spinge cosi' a dire qualcosa in merito, sicuro di non trovare da parte sua come da parte degli altri membri, quell'atteggiamento di ostilita' che purtroppo ho dovuto incontrare in molte occasione da parte soprattutto egli ambienti di Curia.

    Vivo a Torino (pur non essendone originario) e frequento la Messa cosiddetta dell' "indulto", pur mantenendo frequenti contatti con la Fraternita' San Pio X, uno dei cui priorati ha sede nelle vicinanze della citta'.

    Sul problema dei rapporti con la suddetta Fraternita' vorrei subito in premessa fare alcune considerazioni: con riferimento alla mia personale esperienza, nei priorati ho sempre avuto modo di incontrare ottimi sacerdoti, animati da un sincero amore per la Chiesa e anche per il Successore di Pietro.

    Mai dinanzi ai fedeli e' stato pronunciato alcunche' di negativo della persona del Santo Padre, per il Quale ogni sera si prega e al quale ci si riferisce sempre con grande deferenza e rispetto.

    Se dunque la Fraternita' pone a viso aperto al Santo Padre e alla Gerarchia alcune importanti questioni di carattere liturgico, dottrinale e disciplinare, in quanto convinta dell'esistenza di una grave crisi all'interno della Chiesa (che, se non ci si vuole ingannare ne' illudere, credo sia difficilmente negabile, anche considerando una serie di interventi del Magistero più recente), ciò fa' senza alimentare in nessun modo alcuno spirito scismatico, limitandosi ad assicurare ai fedeli di linea tradizionale quello che la Chiesa ha sempre loro offerto, cioè la Santa Messa, i Sacramenti e la sana dottrina.

    Aggiungo anche che la Fraternita' non esorta neppure ad una chiusura "a riccio", invitando i fedeli a valorizzare quanto di buono ancora si puo' trovare nella vita delle diocesi: e' poi nota a tutti (e in particolare alla Santa Sede) la intransigente opposizione a ogni tendenza sedevacantista, per la quale essa ha pagato un prezzo assai alto in termini di defezione di clero e di fedeli.

    Se e' cosi', sarebbe forse ora nelle diocesi di smettere di trattare questi sacerdoti alla stregua di "untori spirituali", dal momento che con personaggi (questi si' davvero eretici e scismatici) che non hanno semplicemente "qualche problema" con la Santa Sede, ma negano in radice - sul piano teologico - l'Autorita' della Chiesa (protestanti) o il Primato del Romano Pontefice (ortodossi) si dialoga allegramente e addirittura si prega comunitariamente.

    Peraltro credo che le mie valutazioni siano abbastanza condivise in Vaticano, come risulta dai contatti che il Cardinale Prefetto del Culto Divino, verificando la bonta' dei frutti spirituali della Fraternita' fondata da S.E. Mons. Lefebvre, ha avviato affinche', dopo l'importante accordo concluso con l’Unione Sacerdotale San Giovanni Battista Maria Vianney, anche la Fraternita' Sacerdotale San Pio X possa ritornare alla piena comunione con il Vescovo di Roma.

    Il problema, infatti, sta nelle diocesi e qui vengo al problema sollevato dagli amici di Una Voce Italia.

    Mi trovo a vivere in una città - si tratta di Torino - nella quale e' in atto da oltre trent'anni (con una qualche eccezione per S. Ecc. Mons. Saldarini) una autentica persecuzione nei confronti dei fedeli tradizionalisti, ai quali da parte della Curia ci si limita ad assicurare in rito antico (e con grande senso di sopportazione) la sola Messa nelle domeniche oltre che nelle Festivita' di precetto.

    Per quanto riguarda gli altri Sacramenti si e' invece sottoposti ad ogni tipo di umiliazione: mi credera' se le dico che sono stato fisicamente cacciato dalla Curia quando, con il massimo rispetto di cui sono capace, ho rivolto - mediante lettera consegnata a mani -prima la richiesta di che il mio matrimonio fosse celebrato secondo i libri liturgici del 1962 e successivamente istanza per la l'amministrazione del Sacramento del Battesimo per la mia primogenita sempre secondo il rito preconciliare: aggiungero' sul punto, dopo quest'ultimo episodio, il parroco mi evita per strada come pure altri "zelanti" fedeli hanno ritenuto di privarmi del loro saluto.

    Da parte mia, mentre per il Matrimonio mi sono sobbarcato ad un lungo viaggio perche' venisse celebrato da un sacerdote autorizzati a celebrare secondo il rito antico e quindi in piena comunione col Santo Padre, per il Battesimo, ritenendo, secondo l'uso antico, che il Sacramento dovesse essere impartito nei primi giorni di vita di mia figlia, mi sono rivolto ai sacerdoti della Fraternita' San Pio X, che la hanno amministrato senza chiedermi nulla.

    Va da se' che io non mi ritenga niente affatto scismatico (e mi chiedo pure se lo sia la Fraternita'), in quanto, in piena conformita' alla volonta' del Santo Padre come espressa nel Motu Proprio "Ecclesia Dei", ho rivolto un invito al Vescovo diocesano che aveva il "dovere" (o no !?!) di venire paternamente incontro alla mia sensibilità liturgica, ricevendono in cambio, oltre a un rifiuto (cosa possibile), una buona dose di maleducazione (cosa sconveniente per ogni persona e, a maggior ragione, per dei funzionari di Curia con tanto di talare indosso).

    Ci si chiede allora: qual e' il valore della volonta' espressa del Santo Padre nelle Diocesi ? Sono laureato in legge e, dalle poche remoniscenze di diritto canonico, mi risulta che il Motu Proprio sia una fonte del diritto. E ancora: cosa resta da fare ai fedeli tradizionalisti, in situazioni di ostracismo di tal fatta, se non "rifugiarsi" nei priorati della Fraternita' San Pio X (dal momento che la Fraternità San Pietro non e' presente in Italia) ?

    La Santa Sede ha possibilita' e volonta' di intervenire su situazioni di questo genere ?

    Che senso ha "scacciare" dalla Curia dei fedeli, tradendo l'evidente volontà di sbarazzarsi di questo tipo di persone che, evidentemente, secondo la valutazione di questi sacerdoti-buttafuori, sono solo dannosi per la Chiesa. Che senso ha mantenere la Messa Domenicale, ammanendo durante l'omelia dottrina "sospetta", come capita in molte chiese che, per ovvi motivi, si ha premura di evitare accuratamente ? Forse che chi sostiene la Tradizione ininterrotta della Chiesa non ha più diritto di cittadinanza dopo il Vaticano II ? Che senso ha negare le esequie ad un morto, che ha espresso icome ultimo desiderio quello che il suo funerale fosse celebrato con il rito tradizionale ?

    Si tratta di evidenti abusi, come abuso deve ritenersi quello di manomettere la celebrazione della Messa quale risulta dal Messale del 1962, cosa che accade da parte di molti dei celebranti autorizzati a celebrare la c.d. "Messa dell'indulto".

    Spero di aver contribuito a una discussione seria e serena su problemi che riguardano un numero sempre più consistente di fedeli cattolici e, aspettando gli interventi degli altri forumisti, saluto tutti con simpatia.

    In Jesu et Maria.

    Tranensis

  4. #4
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    Predefinito

    Carissimo tranensis,
    purtroppo nonostante il motu proprio "Ecclesia Dei" e gli innumerevoli inviti del Santo Padre ai vescovi ad "ad avere una comprensione e un’attenzione pastorale rinnovata per i fedeli legati all’antico rito" la situazione in molte diocesi italiane per molti fedeli legati alla tradizione non è buona. Personalmente concondo con il Card. Ratzinger quando dice che è necessario
    "persuadere i vescovi che la presenza dell'antica liturgia non turba né rompe l'unità delle loro diocesi, ma è invece un dono destinato a rafforzare il Corpo di Cristo, del quale siamo tutti i servitori".
    E' necessario non perdere la pazienza, ma intensificare la preghiera per tutti questi fedeli e per la Fsspx affinchè torni in comunione con Roma, intanto pieni di fiducia nell'opera del Signore continuiamo ad attingere dalla liturgia, nuova ed antica, la forza per rendere testimonianza al Signore in questo nostro tempo.

  5. #5
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    Predefinito But the Holy Father can

    Carissimo Lepanto,

    La ringrazio per la risposta e accolgo pienamente il Suo invito alla preghiera, che è e sara' sempre la più grande medicina con la quale devono curarsi tutti i mali spirituali, sia che essi riguardino il singolo fedele che la Chiesa nella sua globalita'.

    Mi è piaciuto intitolare questo mio breve intervento utilizzando, naturalmente con modificazione del soggetto, una frase con cui il defunto presidente egiziano Sadat soleva rispondere a chi gli chiedeva donde potesse provenire un'iniziativa risolutiva nell'intricatissimo conflitto mediorientale: America can.

    Ora io credo che, nella complessa questione rappresentata dalla situazione della liturgia tradizionale e dei cattolici ad essa legati, il Santo Padre, che già ha fatto molto per manifestare la sua paterna benevolenza nei confronti di questi fedeli cattolici, disponga ancora di spazi di azione abbastanza importanti e potenzialmente utilizzabili.

    Seppure infatti Egli non paia allo stato in grado (almeno così si direbbe) di imporre ai Vescovi - sui quali pure vanta in quanto Vescovo di Roma il Primato di Giurisdizione - una piena "riabilitazione" della Liturgia che ha santificato la Chiesa per secoli (ad esempio fissando l'obbligo, per ogni Vescovo Cattolico in comunione con la Sede Apostolica, di celebrare la Santa Messa utilizzando il Messale del 1962 almeno una volta l'anno), nonostante ciò - dicevo - Egli resta nella possibilità di porre in essere alcune iniziative di carattere "simbolico" attraverso cui manifestare in modo inequivoco il suo orientamento sulla questione.

    Tra le prime che si potrebbero ipotizzare vi sono:

    1. che Egli stesso celebri almeno per una volta in pubblico la Santa Messa secondo il rito di San Pio V;

    2. che, in qualita' di Vescovo di Roma, conceda un indulto generale per la Citta' di Roma a tutti i sacerdoti diocesani, instaurando di fatto un biritualismo almeno per la Sua diocesi (quest'atto e' stato gia' compiuto, ad esempio, dal Vescovo di Stoccolma);

    3. che riservi una cappella della Basilica Vaticana, o altra accessibile ai fedeli e posta in territorio vaticano, alla celebrazione quotidiana della Santa Messa Tradizionale, magari affidandola in modo perpetuo alle cure di sacerdoti autorizzati a celebrare seguendo il Messale di San Pio V e ad amministrare, a chi ne facesse richiesta, tutti i sacramenti secondo il rito preconciliare (ricordo solo sul punto, tanto per far rilevare la paradossalita' della situazione, come molte chiese e cappelle siano state concesse da alcuni vescovi diocesani agli orientali scismatici i quali, sempre per fare un esempio, celebrano regolarmente la Divina Liturgia nella Basilica Pontificia di San Nicola in Bari);

    4. che, a mezzo di pronunciamento magisteriale autografo, ribadisca, senza che sia consentito margine alcuno di dubbio, quanto ha gia' avuto modo di affermare in modo indiretto in una serie di interventi anche recenti, e cioè che l'entrata in vigore del Nuovo Messale non ha comportato in alcun modo abrogazione o obrogazione di quello precedente, nel quale è contenuto un rito pienamente vigente nella Chiesa Latina e in uso quale forma ordinaria presso alcune Diocesi e Istituti di Vita Consacrata (ad es. Diocesi di Campos e Fraternita' Sacerdotale di San Pietro).

    Si potrebbe continuare, ma preferisco fermarmi in attesa di una Sua risposta come pure degli interventi di altri forumisti.

    Aggiungo solo, in coda, la seguente domanda: non ritiene Lei che di fronte a un atto di tal genere, coraggioso come lo sono stati tanti altri di questo grande Pontefice che è stato in grado di rimuovere steccati che parevano insormontabili, anche certe resistenze e diffidenze della Fraternita' San Pio X sarebbero destinate a cadere, facilitandosi in tal modo il recupero della stessa alla piena comunione con la Sede Romana e alla causa della "Nuova Evangelizzazione" tanto cara al Santo Padre?

    Saluto Lei e tutti i forumisti con cordiale affetto.

    In Jesu et Maria.

    Tranensis

  6. #6
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    Predefinito But the Holy Father can

    Carissimo Lepanto,

    La ringrazio per la risposta e accolgo pienamente il Suo invito alla preghiera, che è e sara' sempre la più grande medicina con la quale devono curarsi tutti i mali spirituali, sia che essi riguardino il singolo fedele che la Chiesa nella sua globalita'.

    Mi è piaciuto intitolare questo mio breve intervento utilizzando, naturalmente con modificazione del soggetto, una frase con cui il defunto presidente egiziano Sadat soleva rispondere a chi gli chiedeva donde potesse provenire un'iniziativa risolutiva nell'intricatissimo conflitto mediorientale: America can.

    Ora io credo che, nella complessa questione rappresentata dalla situazione della liturgia tradizionale e dei cattolici ad essa legati, il Santo Padre, che già ha fatto molto per manifestare la sua paterna benevolenza nei confronti di questi fedeli cattolici, disponga ancora di spazi di azione abbastanza importanti e potenzialmente utilizzabili.

    Seppure infatti Egli non paia allo stato in grado (almeno così si direbbe) di imporre ai Vescovi - sui quali pure vanta in quanto Vescovo di Roma il Primato di Giurisdizione - una piena "riabilitazione" della Liturgia che ha santificato la Chiesa per secoli (ad esempio fissando l'obbligo, per ogni Vescovo Cattolico in comunione con la Sede Apostolica, di celebrare la Santa Messa utilizzando il Messale del 1962 almeno una volta l'anno), nonostante ciò - dicevo - Egli resta nella possibilità di porre in essere alcune iniziative di carattere "simbolico" attraverso cui manifestare in modo inequivoco il suo orientamento sulla questione.

    Tra le prime che si potrebbero ipotizzare vi sono:

    1. che Egli stesso celebri almeno per una volta in pubblico la Santa Messa secondo il rito di San Pio V;

    2. che, in qualita' di Vescovo di Roma, conceda un indulto generale per la Citta' di Roma a tutti i sacerdoti diocesani, instaurando di fatto un biritualismo almeno per la Sua diocesi (quest'atto e' stato gia' compiuto, ad esempio, dal Vescovo di Stoccolma);

    3. che riservi una cappella della Basilica Vaticana, o altra accessibile ai fedeli e posta in territorio vaticano, alla celebrazione quotidiana della Santa Messa Tradizionale, magari affidandola in modo perpetuo alle cure di sacerdoti autorizzati a celebrare seguendo il Messale di San Pio V e ad amministrare, a chi ne facesse richiesta, tutti i sacramenti secondo il rito preconciliare (ricordo solo sul punto, tanto per far rilevare la paradossalita' della situazione, come molte chiese e cappelle siano state concesse da alcuni vescovi diocesani agli orientali scismatici i quali, sempre per fare un esempio, celebrano regolarmente la Divina Liturgia nella Basilica Pontificia di San Nicola in Bari);

    4. che, a mezzo di pronunciamento magisteriale autografo, ribadisca, senza che sia consentito margine alcuno di dubbio, quanto ha gia' avuto modo di affermare in modo indiretto in una serie di interventi anche recenti, e cioè che l'entrata in vigore del Nuovo Messale non ha comportato in alcun modo abrogazione o obrogazione di quello precedente, nel quale è contenuto un rito pienamente vigente nella Chiesa Latina e in uso quale forma ordinaria presso alcune Diocesi e Istituti di Vita Consacrata (ad es. Diocesi di Campos e Fraternita' Sacerdotale di San Pietro).

    Si potrebbe continuare, ma preferisco fermarmi in attesa di una Sua risposta come pure degli interventi di altri forumisti.

    Aggiungo solo, in coda, la seguente domanda: non ritiene Lei che di fronte a un atto di tal genere, coraggioso come lo sono stati tanti altri di questo grande Pontefice che è stato in grado di rimuovere steccati che parevano insormontabili, anche certe resistenze e diffidenze della Fraternita' San Pio X sarebbero destinate a cadere, facilitandosi in tal modo il recupero della stessa alla piena comunione con la Sede Romana e alla causa della "Nuova Evangelizzazione" tanto cara al Santo Padre?

    Saluto Lei e tutti i forumisti con cordiale affetto.

    In Jesu et Maria.

    Tranensis

  7. #7
    scemo del villaggio
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    Predefinito indulto perpetuo

    Al gentile signore di Torino vorrei, senza accendere alcuna polemica ma solo in spirito costruttivo e per capire meglio anch'io, porre una domanda: perché affannarsi tanto per avere la "Messa antica" quando ne esiste una "moderna" altrettanto valida e buona? Penso che la logica dei vescovi che la negano sia questa. Cioè loro sotto sotto sentono la preoccupazione che queste richieste nascondano una sfiducia nella nuova messa. La FSSPX ha pubblicato un opuscolo in cui si ricorda che Mons. Lefèbvre affermò che queste messe sono per la maggior parte sacrileghe e che tutte pervertono la fede diminuendola, e che quindi è dovere del buon cattolico rifiutarle. Il signor "tranensis", ovviamente, non condivide questa posizione, altrimenti sarebbe un seguace della Fraternità. Gli ripeto quindi in sintesi le domande:

    - ritiene valida e buona la nuova messa?
    - se sì, perché sembra quasi non volerne sapere?
    - se no, come può ritenere che da un Papa venga qualcosa di nocivo per la fede?

    Spero di essere stato chiaro, se mi fosse sfuggito qualche tono men che rispettoso ne domando anticipatamente scusa.

  8. #8
    scemo del villaggio
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    Predefinito indulto perpetuo

    Al gentile signore di Torino vorrei, senza accendere alcuna polemica ma solo in spirito costruttivo e per capire meglio anch'io, porre una domanda: perché affannarsi tanto per avere la "Messa antica" quando ne esiste una "moderna" altrettanto valida e buona? Penso che la logica dei vescovi che la negano sia questa. Cioè loro sotto sotto sentono la preoccupazione che queste richieste nascondano una sfiducia nella nuova messa. La FSSPX ha pubblicato un opuscolo in cui si ricorda che Mons. Lefèbvre affermò che queste messe sono per la maggior parte sacrileghe e che tutte pervertono la fede diminuendola, e che quindi è dovere del buon cattolico rifiutarle. Il signor "tranensis", ovviamente, non condivide questa posizione, altrimenti sarebbe un seguace della Fraternità. Gli ripeto quindi in sintesi le domande:

    - ritiene valida e buona la nuova messa?
    - se sì, perché sembra quasi non volerne sapere?
    - se no, come può ritenere che da un Papa venga qualcosa di nocivo per la fede?

    Spero di essere stato chiaro, se mi fosse sfuggito qualche tono men che rispettoso ne domando anticipatamente scusa.

  9. #9
    scemo del villaggio
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    Predefinito indulto

    L'indulto del 3 ottobre 1984 "per usare il Messale Romano del 1962 a giudizio del Vescovo diocesano" ha una forma impropria.
    L'indulto è infatti una concessione benigna dell'Autorità ecclesiastica, che esime i sudditi dall'obbligo di osservare una legge. Nel caso presuppone, quindi, una legge inesistente, che obblighi a celebrare secondo il nuovo rito e abroghi il rito tridentino, cosa che non c'è mai stata.
    Inoltre la concessione da parte dei vescovi è limitata da alcune condizioni. la prima esige che "con ogni chiarezza consti anche pubblicamente che quel sacerdote e quei fedeli non condividano le posizioni di coloro che mettono in dubbio la legittimità e la rettitudine dottrinale del Messale Romano, promulgato nel 1970 dal papa Paolo VI". Condizione contraddittoria, ingiusta e soprattutto inutile.
    La seconda condizione chiede che "tale celebrazione sia fatta soltanto per l'utilità di quei gruppi che la chiedono; nelle chiese e oratori indicati dal vescovo (non però nelle chiese parrocchiali, a meno che il vescovo lo abbia concesso in casi straordinari); e nei giorni e alle condizioni fissate dal vescovo". Condizione, anche questa, ingiusta (al rito tradizionale romano non si concede neppure lo stesso "diritto" e "onore" dei riti non latini), discriminatoria e illogica (se il rito tradizionale romano è considerato nocivo alle anime, perché autorizzarlo? E se invece esso è benefico perché privarne la stragrande maggioranza dei fedeli?)

  10. #10
    scemo del villaggio
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    Predefinito indulto

    L'indulto del 3 ottobre 1984 "per usare il Messale Romano del 1962 a giudizio del Vescovo diocesano" ha una forma impropria.
    L'indulto è infatti una concessione benigna dell'Autorità ecclesiastica, che esime i sudditi dall'obbligo di osservare una legge. Nel caso presuppone, quindi, una legge inesistente, che obblighi a celebrare secondo il nuovo rito e abroghi il rito tridentino, cosa che non c'è mai stata.
    Inoltre la concessione da parte dei vescovi è limitata da alcune condizioni. la prima esige che "con ogni chiarezza consti anche pubblicamente che quel sacerdote e quei fedeli non condividano le posizioni di coloro che mettono in dubbio la legittimità e la rettitudine dottrinale del Messale Romano, promulgato nel 1970 dal papa Paolo VI". Condizione contraddittoria, ingiusta e soprattutto inutile.
    La seconda condizione chiede che "tale celebrazione sia fatta soltanto per l'utilità di quei gruppi che la chiedono; nelle chiese e oratori indicati dal vescovo (non però nelle chiese parrocchiali, a meno che il vescovo lo abbia concesso in casi straordinari); e nei giorni e alle condizioni fissate dal vescovo". Condizione, anche questa, ingiusta (al rito tradizionale romano non si concede neppure lo stesso "diritto" e "onore" dei riti non latini), discriminatoria e illogica (se il rito tradizionale romano è considerato nocivo alle anime, perché autorizzarlo? E se invece esso è benefico perché privarne la stragrande maggioranza dei fedeli?)

 

 
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