Gentile direttore, spiace, e francamente fa anche rabbia, vedere come il suo giornale, il primo quotidiano d’Italia, da sempre considerato il più equilibrato e obiettivo nelle critiche come negli elogi, dispensati in modo bipartisan a seconda della scelta dei commentatori, abbia invece deciso da tempo di spendere il suo nome e il suo prestigio per sposare «in toto» la causa della Procura di Milano nei processi che vedono imputati me e il presidente Berlusconi. Su quei processi, il «Corriere» procede in modo monodirezionale, senza un solo cedimento della linea colpevolista, sia nel merito sia nel modo di conduzione della difesa processuale.
Nessuno, tantomeno io (nonostante qualcuno pensi il contrario), chiede giudizi che non siano più che obiettivi. Ma mi domando, e Le domando: perché mai leggo solo articoli che, invece di soppesare le diverse argomentazioni in gioco, partono dal presupposto che io voglia bloccare i processi attraverso pratiche ostruzionistiche, ottenere uno scivolo giudiziario a colpi di provvedimenti legislativi, con ciò coinvolgendo nella complicità un’intera classe politica, la maggioranza del centrodestra? Possibile che io non sia riuscito a leggere un solo commento critico circa il comportamento della Procura di Milano e degli stessi giudici? Eppure, di motivi per porsi quanto meno un interrogativo sul modo di condurre indagini e udienze ce ne sono da riempire un faldone. Sì, un faldone giudiziario. Ma niente, sul vostro giornale non ho letto nemmeno una parola critica, anche se il rispetto del diritto e delle regole di garanzia dovrebbe essere garantito a tutti: al cittadino Rossi, come ai cittadini Previti o Berlusconi. O forse Lei pensa che in quanto presidente del Consiglio o deputato della Repubblica, dobbiamo accettare un diritto affievolito? Mi spiego meglio. Quando viene compiuto un qualsiasi passo, legislativo o amministrativo, che con una lettura maliziosa possa apparire come un possibile appiglio per i miei difensori, m’imbatto in intere paginate del «Corriere della Sera», con cronache, retroscena e l’immancabile commento, quasi esclusivamente a firma di Giovanni Bianconi, che accusa questa maggioranza di essere al servizio dei problemi giudiziari del premier e di Previti (magari fossi ancora così influente per il partito o la coalizione da determinarne la linea politica, nonostante sei anni d’incredibile persecuzione giudiziaria nei miei confronti!) Quando invece chi mi accusa, o chi dovrebbe giudicarmi in modo imparziale, ha atteggiamenti che hanno fatto sobbalzare autorevoli giuristi imparziali, quindi non usati come arieti per ottenere la condanna mia e di Berlusconi, il Suo quotidiano si limita alla cronaca nuda e cruda dei fatti. Senza altri commenti, senza censure alla magistratura. Anzi, quasi per pareggiare il conto - a questo punto per me è lecito sospettare - il giorno dopo appare il solito gratuito articolo al curaro contro di me.
Ne abbiamo avuto un esempio proprio nel numero di oggi ( ieri per chi legge ndr) del Suo giornale, che si è ben guardato anche solo dal sollevare un dubbio sul fatto che la Procura di Milano abbia criticato pesantemente il comportamento di un’altra Procura (quella di Perugia) che sta conducendo un’inchiesta sulla manipolazione - accertata attraverso un incidente probatorio - della prova regina (quella che ha fatto scattare le ordinanze di custodia cautelare) dei processi contro di me: la falsa intercettazione al bar Mandara. Non volete far commenti? Benissimo. Ma scrivere un articolo, peraltro datato e su materie già abbondantemente trattate nei giorni scorsi, sul presunto ddl favorevole ai miei processi è davvero un modo singolare per nascondere quanto di grave sta avvenendo a Milano.
Nessun dubbio balena nella mente del commentatore circa il fatto che una delle prove della manipolazione, il cd-rom con la copia originale dell’intercettazione, sia andato distrutto «nella concitazione» (sono parole del procuratore aggiunto di Milano) di consegnare gli atti agli investigatori. Secondo quanto scritto dal Suo quotidiano, il dischetto sarebbe caduto per terra andando in mille pezzi, neanche fosse di cristallo. Ha mai provato a distruggere un cd-rom, lanciandolo per terra e facendolo finire in mille pezzi? Sa quanta forza ci vuole anche solo per piegarlo? Ma di questi interrogativi sul Suo quotidiano non ne ho letto uno, eppure i giornalisti dovrebbero sempre cercare la verità.
Viene distrutta una possibile prova della manipolazione - non dico ci sia dolo, ma un piccolo dubbio mi viene - e si preferisce fare libero esercizio d’interpretazione su tutt’altro: il ddl Cirami sul legittimo o sospetto. E su questo si nega l’evidenza. La Cassazione ci dice che esiste un vuoto normativo, precisa che il legislatore ha mancato non inserendo esplicitamente nel Cpp il legittimo sospetto tra le cause di remissione di un processo, ed è ancora più chiara nel sollecitare il Parlamento a riparare all’errore. Cosa avvenuta negli anni passati ogni qual volta è stata sollevata una questione di legittimità Costituzionale sulla mancata realizzazione alla lettera di una legge delega. Ma poiché in questi casi non si parlava di processi a Berlusconi e Previti, il Parlamento ha colmato le lacune senza polemiche e in modo rapido, anticipando così il giudizio della Consulta.
Adesso che riguarda una norma sacrosanta, ma che può intaccare i processi dei soliti Berlusconi e Previti, ci si straccia le vesti, si cerca di bloccare il colpo di mano, dimostrando con ciò che è l'opposizione a muoversi «ad personam» e che preferisce negare garanzie alla generalità dei cittadini perché così facendo si favoriscono anche Berlusconi e Previti. Sembra quasi si ipotizzi, poi, che tra il plotone, sempre più numeroso ma sempre più inesistente alla prova dei fatti, di magistrati da me influenzati ci siano anche i nove giudici - o parte di essi - delle Sezioni unite che hanno parlato di quel vuoto normativo. È normale tutto questo? O forse Bianconi intende contestare anche la Corte costituzionale che, parlando di sospensione dei processi in seguito a un’istanza di remissione, ha emesso non uno ma due provvedimenti che negano la sospensione solo quando la richiesta di spostamento fosse reiterata al solo scopo di bloccare il corso della giustizia? In questo caso la Consulta è stata chiara: devono andare comunque a sentenza. L’Alta corte ha invece fatto salvo il caso in cui la richiesta di spostamento del processo sia stata presentata una sola volta, e quindi senza alcun intento ostruzionistico: la sentenza deve attendere l’esito dell’istanza di rimessione. Il ddl Cirami intende chiarire questo, solo questo.
Concludendo. Non chiedo censure a mio favore. Se una qualsiasi questione sia dal Suo giornale non condivisa, mi aspetto - nel pieno e libero rispetto del diritto di critica - un corsivo che spieghi le motivazioni del vostro dissenso. Ma mi sarei aspettato, e questo non è mai avvenuto, analogo atteggiamento sui verbali a favore degli imputati fatti sparire dalla Procura, su un dischetto che misteriosamente va in mille pezzi proprio nel giorno in cui viene acquisito da un’altra Procura che indaga sulle prove manipolate dagli investigatori, sul teste Ariosto ascoltato a più riprese in modo occulto prima del suo ingresso ufficiale nell'inchiesta e con il quale si è trattato su contropartite di rilevante peso economico, sull’Ocse che promuove a pieni voti le leggi sulle rogatorie e sul falso in bilancio dopo che l’opposizione - e anche il Suo quotidiano - le ha massacrate, collegandole a una supposta attività sotterranea per salvare Berlusconi dai processi. L’elenco delle anomalie dei magistrati di Milano è lungo, l’elenco dei vostri commenti anche su una di queste anomalie è inesistente. Possibile che il «Corriere della Sera» sia davvero convinto che i processi sulle cosiddette «toghe sporche» siano stati condotti in ogni parte, in ogni udienza, senza il minimo abuso, senza un solo passo falso? Abbiamo avuto sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale ignorate, testimoni cassati o non riascoltati, nonostante fossero fondamentali per dimostrare l’innocenza degli imputati, anticipazione di giudizi da parte di giudici. E, in ultimo, la questione Pacifico. È stato deciso, contro il parere delle difese, di riunificare i processi Imi-Sir e Lodo Mondadori. Da oltre un mese, uno degli imputati, Attilio Pacifico, si è seriamente ammalato ed è stato sottoposto a due interventi chirurgici. Ebbene, cosa voleva fare il tribunale? Stralciare la sua posizione, contraddicendo se stesso e dimostrando di perseguire un solo obiettivo: la condanna degli imputati, non importa attraverso quali strade. Di tutte queste anomalie, o anche una sola di esse, non ho trovato un solo commento critico sul Suo giornale. Mi dolgo per questo. Non per chiedere di essere da voi difeso; ho degli ottimi avvocati. Ma per ottenere quel diritto di cittadinanza e di reciprocità che dovrebbe essere alla base dello Stato di diritto, soprattutto su un quotidiano che ha fatto dell’autorevolezza, del prestigio e dell’obiettività il suo biglietto da visita.
Cesare Previti