…dell’uomo? No, l’uomo dai capricci della natura.
Ecocibernetica. Il pianeta terra muta continuamente in base a dinamiche proprie. Nei picchi di glaciazione il livello mare può scendere anche di cento metri. In quelli caldi succede l’opposto.
L’urbanizzazione della Terra è un fenomeno piuttosto recente e, per questo, basato sull’illusione che la situazione ecologica sia stabile. Poiché non lo è, appare evidente che l’antroposfera sia pericolosamente vulnerabile al ciclo naturale.
Si ipotizzano allora due alternative: a) si rendono mobili gli insediamenti umani per adattarli al mutamento; b) si organizzano in modo tale da rimanere immuni ai cambiamenti.
La terza ipotesi, quella di controllare direttamente il ciclo planetario sarebbe la soluzione migliore. Ma le tecnologie necessarie per farlo appaiono ancora lontane.
E andranno prima sperimentate sul campo terraformando Marte (un progetto Nasa prevede l’inizio dell’operazione nel 2080) oppure – soluzione preferita da chi scrive – costruendo un pianetino artificiale semovente (nel cosmo).
Quindi per due secoli bisognerà accontentarsi di cibersoluzioni meno radicali.
La prima alternativa, nelle simulazioni, appare impraticabile. Per esempio abbandonare una città perché l’area in cui sorge si è desertificata costerebbe troppo. Più di quanto necessario per portare
l’acqua via condotte o desalinizzatori. E’ facile dimostrare la razionalità di prendere progressivamente il controllo (cibernetica) dell’ambiente, con urgenza crescente. Ma ci sono tre difficoltà: comunque i costi, il fatto che la prevenzione non crea consenso e questo si ottiene solo a fatti avvenuti, la strana illusione che il pianeta sia “fermo”.
La prima difficoltà è la meno preoccupante. Da un lato, bisognerà pagare un servizio di sicurezza territoriale aggiuntivo. Dall’altro, le tecnologie e i lavori necessari per le ecoartificializzazioni locali creeranno un giro di mercato che trasformerà in profitto il costo.
La seconda difficoltà resterà un problema. Per esempio già da un decennio è noto ed è simolato il rischio di desertificazione del Sud della nostra penisola, ma se ne parla come fosse una novità solo dopo l’evidenza della siccità prolungata manifestatasi in queste settimane. Probabilmente un’azione di educazione ecorazionalista di massa per risolvere il terzo problema attutirebbe anche il secondo.
Finora quest’azione è stata impedita dalla prevalenza di uno strano e misticheggiante ambientalismo nel quale la priorità era salvare una natura deificata, dal distruttore umano (capitalista).
Dottrina inconsistente perché il problema è inverso: salvare l’uomo dai mutamenti estremi della natura. Risultato ottenibile solo con l’avvio della ecocibernazione, cioè di una ingegnerizzazione del territorio che lo renda indipendente dalle vaghezze naturali.
da un articolo su Il Foglio firmato Carlo Pelanda
saluti




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