La Lega insiste: referendum sulla moschea di Lodi
di Igor Iezzi

Vogliono usarli come strumento a livello nazionale ma poi li negano a livello locale: il referendum evidentemente non è un diritto dei cittadini ma un’arma politica da usare solo strumentalmente. O almeno così la pensa la sinistra lodigiana che continua insistentemente a negare ai cittadini la possibilità di esprimersi sulla costruzione della moschea per gli islamici ai quali Aurelio Ferrari, sindaco ulivista, vorrebbe vendere un terreno a prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato.
La sinistra non si fa scrupoli ad usare un doppio binario: a danno dei cittadini e del tutto favorevole agli islamici.
Succede proprio a Lodi, uno dei pochi comuni in Lombardia dove una maggioranza ulivista governa sia in comune, sia in provincia e dove i residenti devono aspettare mesi per poi constatare amaramente che i loro diritti vengono sistematicamente negati mentre i mussulmani, in pochi giorni e a prezzi ridottissimi, riescono ad ottenere l’autorizzazione per edificare una moschea.
La vicenda registra un ennesimo aggiornamento in questi giorni: il gruppo della Lega Nord, che ha sempre sostenuto il diritto dei cittadini di essere ascoltati tramite il referendum, ha portato la vicenda anche in Provincia. Gli esponenti del Carroccio intendono sapere come l’amministrazione provinciale, sempre di centrosinistra, intenda far rispettare quei “fondamentali diritti dei cittadini riconosciuti e garantiti costituzionalmente”, che il Sindaco di Lodi invece continua a negare con un vero e proprio comportamento antidemocratico. Questa assurda storia ha avuto inizio nel lontano autunno del 2000 quando i giornali locali, per la prima volta, pubblicarono alcune “indiscrezioni in ordine alla volontà dell’amministrazione Comunale di Lodi di concedere, in diritto di superficie a titolo gratuito o comunque ad un prezzo inferiore ai valori di mercato, ad una Comunità islamica un terreno per l’edificazione di una moschea”. Da quel momento partì il doppio binario: da una parte i cittadini lodigiani vessati dall’amministrazione comunale che usò ogni mezzi per impedire loro di indire il referendum; dall’altra la comunità islamica, che vide al suo fianco il sindaco Ferrari, ottenne tutto e subito. Basti pensare che il 14 dicembre del 2000 il comitato promotore presentò agli uffici comunali la richiesta di un referendum consultivo e il sindaco, che aveva l’obbligo di convocare entro 10 giorni il Collegio dei garanti, ne fece passare ben ventisei. Per i mussulmani invece ci fu tutt’altro atteggiamento. Gli islamici il 29 dicembre del 2000 presentarono il progetto per l’edificazione della moschea che il due gennaio venne approvato dall’Ufficio Tecnico Comunale. Una celerità quasi sospetta: i responsabili avranno festeggiato il Capodanno? Alla, fine, dopo molte peripezie e trucchetti da parte dell'amministrazione comunale, il risultato fu tragico: l’11 gennaio del 2001 il consiglio comunale di Lodi, a maggioranza ulivista, approva la delibera di assegnazione in diritto di superficie di un’area di più di 2.000 metri quadrati all’associazione “Al Walf Al Islami” al ridicolo prezzo di 15 milioni da versarsi immediatamente, più 1 milione all’anno per 40 anni. Per i cittadini lodigiani, invece solo soprusi e vessazioni: il consigli comunale delibera “nonostante il parere di regolarità del collegio dei garanti in ordine al quesito (Sei tu favorevole alla concessione da parte dell’amministrazione comunale, alla comunità islamica, di un terreno ad un prezzo al di fuori degli attuali valori di mercato?, ndr), all’iter nonché alle firme raccolte, il ritiro della delibera di indizione del referendum consultivo, ben curandosi tuttavia dall’esprimere una formale e compiuta decisione in merito ma impedendo di fatto l’avvio della fase istitutiva ed il conseguente svolgimento del referendum”.