Caro Guelfo Nero
Cosa ne pensi? Credi che io possa sperare in un ritorno prossimo della liturgia pienamente Cattolica nella mia parrocchia? O è meglio che io mi dia da fare per cercare qualcuno con cui organizzare qualcosa all’esterno?
Ti trascrivo per darti un’idea della situazione l’intervento, apparso sull’ultimo numero del bollettino parrocchiale, del curato nostro curato, responsabile della rubrica di formazione liturgica “Amen Alleluia” in seconda pagina.
L’assemblea liturgica primo segno di unità
Già il modo di porsi dei fedeli, in una celebrazione dovrebbe dare l’idea di un corpo unico attorno alla mansa del Signore. A colpo d’occhio, uno che entrasse, dovrebbe avere questa immediata impressione: la famiglia di Gesù riunita attorno alla tavola. L’Assemblea è già di per se stessa segno di questa profonda unità in Cristo.
Purtroppo è facile vedere in molte assemblee liturgiche che i fedeli arrivano (magari in ritardo) e si accomodano dove vogliono loro… Tutti i posti sono buoni… E invece assolutamente no!
Se fai una “visita” fuori dalla celebrazione puoi metterti dove vuoi, ma se vieni per partecipare alla Liturgia sappi che la Liturgia stessa chiede di metterci il più possibile vicini tra noi e attorno all’altare per essere subito segno di unità.
Certe assemblee di fedeli dislocati in ogni angolo mostrano il contrario di ogni unità: riflettono quell’individualismo religioso (estraneo alla celebrazione di Cristo) dove ognuno è lì a farsi i fatti suoi.
Non si dovrebbe vedere Cristiani che rispondono e cantano, altri che bisbigliano e altri che stanno assolutamente muti; anche questo è segno di non-comunione (ma di frattura).
Tutti devono fare la loro parte perché la Liturgia sia il coro della Lode di tutta l’assemblea (non di singoli devoti).Oltretutto qualcuno vivrebbe “a sbafo” di altri (parassitismo liturgico) e l’unità dell’assemblea non verrebbe manifestata. Non si dovrebbero vedere fedeli in piedi ed altri in ginocchio, perché tutta l’assemblea è chiamata a porre gli stessi gesti assieme.
Le posizioni hanno un loro significato preciso: seduti = atteggiamento non passivo o di riposo, ma di ascolto della Parola annunciata; in piedi = significa l’assemblea risorta che canta la Lode del Signore (alcuni vescovi dell’antichità proibivano ai cristiani di stare in ginocchio il giorno del Signore, ovviamente durante la Celebrazione). Una assemblea dove qualcuno è in piedi e qualcuno no, è il segno più chiaro di quell’individualismo che la riforma liturgica vuole affossare. Tutti poi, eccetto chi è in problema con la Comunione Ecclesiale, debbono fare la comunione; è lo scopo stesso della celebrazione!
A meno che ci siano in giro ancora cristiani che credono che la Messa sia una cosa e la Comunione un’altra.
Vedere un’assemblea che qui si divide in modo sostanziale(vedi certe celebrazioni ai funerali; o altre parrocchie) è l’affermazione più clamorosa della non unità di quell’assemblea.
Si è lì non per l’unità in Cristo, ma a titolo personale!
Tutto ciò snatura la Liturgia e la fa diventare un supermarket di articoli religiosi dove ognuno prende ciò che gli serve, ma non gli interessa di manifestare comunione e unità, che sono lo scopo di ogni celebrazione di cristiani!
Siamo di fonte a due modi inconciliabili di vedere la Chiesa e il Cristianesimo e io, come prete, combatterò con tutte le forze per affondare ogni impostazione diversa da quella recuperata dal Concilio Vaticano II.
E non voglio essere amico di cristiani che”caricano indietro” anche perché sta proprio qui la prima drammatica ragione dell’abbandono della Liturgia da parte di cristiani giovani e adulti.
Da notare che la parola Messa è stata utilizzata una sola volta e chiaramente per evitare una ripetizione troppo evidente.
Caro Guelfo, il fatto che alcuni vescovi dell’antichità proibissero ai fedeli di stare in ginocchio il giorno del Signore non significa di per se che altri vescovi, non si sa perché meno autorevoli dei primi, la pensavano diversamente?
Non pensare che l’identificazione di chi non condivide queste posizioni con chi vuole il supermarket di articoli religiosi, e la conclusiva indicazione della prima causa dell’abbandono della Liturgia in coloro che “caricano indietro”(non so bene da dove venga questa espressione) siano dovute a ingenuità. L’autore dell’articolo è persona troppo intelligente per pensarla davvero così.
Certo così è più semplice, non si deve stare seriamente a considerare le ragioni ci chi la riforma liturgica non la condivide.
Intendiamoci, sicuramente la tentazione del supermarket in alcuni c’è, ma da qui ad identificare tutti coloro che non sono in linea con le posizioni espresse nell’articolo con coloro che arrivano in ritardo, stanno dove vogliono durante la celebrazione, facendo ciò che più gli pare, vivono “a sbafo”, ecc, mi pare quantomeno eccessivo.
Un saluto
Theophilus




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