...terre dei bianchi.
Avete mai sentito qualche manifestazione contro questo personaggio???
Minacce ai giudici, botte per gli avversari politici, bavaglio alla stampa: l’ex granaio dell’Africa australe si avvia al collasso
Mugabe, il dittatore che affama gli oppositori
Zimbabwe, gli aiuti arrivano solo ai sostenitori del «presidente» e continuano gli espropri delle terre ai bianchi
Il 10 agosto scade l'ultimatum. Entro quella data i 3000 agricoltori bianchi dello Zimbabwe saranno costretti ad abbandonare le loro terre lussureggianti. Quello che era il granaio dell'Africa australe, che non ha mai avuto bisogno di aiuti esterni per sopravvivere, oggi rischia una catastrofe umanitaria per mancanza di cibo. Secondo l'Onu nello Zimbabwe vivono sei milioni di persone a rischio carestia. Ciononostante il padre-padrone dello Zimbabwe, Robert Mugabe, un campione della libertà trasformatosi in feroce dittatore, ha deciso di completare la sua riforma agraria. Che una riorganizzazione delle terre andasse fatta lo riconoscevano anche gli stessi proprietari. Non era socialmente sostenibile che 3700 famiglie controllassero oltre tre quarti delle campagne. Ma Mugabe non ha risolto il problema con giustizia e imparzialità, ridistribuendo le terre, in lotti più piccoli, ai contadini. Tutt'altro. Con discutibile arroganza, ha tolto i latifondi ai ricchi bianchi e li ha assegnati, pari pari, ai ricchi neri suoi amici, generali, compari politici, parenti e consiglieri. Gente abituata a stornare fondi dalle casse dello Stato più che a gestire imprese. Mugabe ha infranto le leggi liberali del suo Paese (la corte suprema più volte ha dichiarato gli espropri incostituzionali), ha intimidito e costretto alle dimissioni giudici indipendenti, ha dato via libera ai cosiddetti veterani della guerra d'indipendenza (molti finti) che hanno invaso le terre, occupato le case, ucciso e rapinato, ha cercato di tappare la bocca alla stampa.
Così gli ubertosi campi coltivati fino a un paio d'anni fa, orgoglio del Paese, sono un ricordo. La produzione del mais e del grano è crollata. I loro prezzi invece sono saliti alle stelle. Lo zimdollar , la moneta locale, subisce un'inflazione quotidiana tanto che lo stesso presidente è intervenuto la settimana scorsa per vietarne la svalutazione («voluta dai sabotatori», ha tuonato). Dell'ottobre scorso il dollaro americano ufficialmente vale 55 zim. Ma al mercato nero se ne possono avere fino a 700. E chi esercita il mercato parallelo? Gli stessi cambiavalute autorizzati. «Il mio - confessa candidamente Sitha, la ragazza dietro uno sportello a Victoria Falls - appartiene a un ministro. Quello là in fondo - indica con la mano - a un parente di Mugabe». Un business che procura ingenti guadagni che si esaurirebbero in caso di svalutazione ufficiale.
Al momento dell'indipendenza, nel 1980, lo Zimbabwe si è dato una costituzione democratica con partiti politici, giudici indipendenti e libera stampa. Ora Mugabe sta cercando di abbattere tutti i vincoli al suo potere.
Utilizza il suo partito, lo Zanu-pf ( Zimbabwe African National Union-Patriotic Front) e i suoi scherani che minacciano e picchiano i militanti dall'opposizione legati all'Mdc ( Movement for Democratic Change ). Il potere utilizza l'arma della fame contro i suoi nemici. Assicura un volontario di un'organizzazione umanitaria: «Non riusciamo a distribuire cibo nelle zone dove c'è una maggioranza di sostenitori dell'Mdc. Gli aiuti vengono bloccati nei magazzini e spesso spariscono».
Il dittatore ha fatto varare leggi liberticide sulla stampa. Obbiettivo: imbavagliarla. Dice Geoffrey Nyarota, coraggioso direttore del Daily News : «Non ci fermeranno. Con noi abbiamo la gente che non vuole precipitare nell'inferno». Nyarota è finito più volte in galera e il suo giornale ha subito un buon numero di attentati, ma a mezzogiorno è ovunque esaurito. I lettori lo divorano.
Dal 1998 lo Zimbabwe è impegnato in Congo in una guerra a difesa del regime di Kinshasa che serve solamente per sfruttare le immense risorse minerarie di quel Paese, attraverso società di proprietà dei soliti generali, amici e parenti del presidente i cui conti all'estero sono pingui e abbondanti, come quello scoperto dal Corriere in una banca ungherese da dove vengono versati ben 295.815 euro a Zodwa Dabengwa, moglie del membro del politburo dello Zanu-pf e ex ministro degli interni Dumisa Dabengwa, e al direttore generale della Zimbabwe Defence Industries (la società di stato che gestisce gli arsenali) , il generale T.J. Dube. Sul conto ungherese vengono invece versati 3 milioni e mezzo di euro spesi dalla Zimbabwe Defence Industries il 22 aprile 1999 e il 31 maggio successivo per comprare armi. Nella sua follia megalomane («Ormai si sente il Padreterno», commenta un diplomatico), Mugabe se l'è presa anche con gli omosessuali, cacciati in massa in galera per «crimine contro l'umanità».
In marzo il dittatore ha vinto elezioni che gran parte della comunità internazionale ha definito «una truffa» e il Paese è stato sospeso dal Commonwealth. Unione Europea e Stati Uniti hanno imposto sanzioni e vietato i viaggi all'estero per gli esponenti del regime più compromessi. Ma queste pressioni servono? Un militante dell'Mdc non ha dubbi: «La sola alternativa è la guerra civile. Se il regime non crollerà nel giro di pochi mesi noi siamo pronti a imbracciare le armi».
Massimo A. Alberizzi malberizzi@corriere.it




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