La storia è interessante. Il procuratore di Palermo Pietro Grasso ha arrestato 22 mafiosi.
Risulta che il mafioimprenditore Mario Fecarotta, che lavora per conto del figlio di Totò Riina, ha chiamato ben 38 volte al cellulare Miccichè, attuale viceministro dell'economia, nei soli mesi di giugno e luglio dell'anno scorso. Lo chiama affettuosamente "Gianfrancuccio". D'altronde uno che ti chiama in media ogni due giorni deve proprio esserti amico.
Una domanda: perchè Berlusconi ha messo uno come Miccichè al posto di vice-ministro del Tesoro? Perchè è un grande economista? O perchè è amico di Mario Fecarotta?
Un'altra domanda: secondo voi che provvedimenti prenderanno gli Uomini deel fare perchè non si verifichino più questi scempi? Secondo me vieteranno le intercettazioni telefoniche.
Una terza domanda: che fine farà il povero procuratore di Palermo Pietro Grasso? Attendiamo una sua biografia sul Giornale.
Mario Fecarotta chiede al viceministro un interessamento per l'apertura di un conto corrente
Trentotto telefonate a Miccichè inchiestabis sui rapporti con i politici
È la spia di una rete ramificata di rapporti. «Nulla di rilevante», mette le mani avanti il procuratore Pietro Grasso a prevenire polemiche che infuriano comunque. Mario Fecarotta, il "mafioimprenditore" in contatto con gli uomini di Riina jr, telefonava anche al coordinatore regionale di Forza Italia Gianfranco Miccichè per risolvere questioni di affari. Nell'ordinanza di custodia cautelare c'è una delle telefonate intercettate. Che sono in tutto 38 in un mese, tra giugno e luglio dell'anno scorso. Per il presidente dell'Antimafia Roberto Centaro «l'utilizzabilità della conversazione era soggetta all'autorizzazione del Parlamento». Una tesi smentita in ambienti giudiziari, poiché l'intercettazione riguarda un soggetto indagato e non il parlamentare.
Polemiche a parte, mentre i magistrati registrano il plauso di vari esponenti politici e anche del sindaco Diego Cammarata, i rapporti tra mafiosi, intermediari in doppiopetto ed esponenti dei partiti costituiscono un filone di indagine. Gli investigatori si tengono molto abbottonati. Ma nel provvedimento sono continui i riferimenti del clan Riina al clima politico generale, alle elezioni regionali, alla politica giudiziaria. Discutendo con un amico, Giuseppe Salvatore Riina ragiona della richiesta di condanna all'ergastolo per il fratello Giovanni insulta i magistrati, poi parla della situazione politica: «L'importante è che il pesce si smonta dalla testa! Partiamo da Roma, e poi vediamo quello che c'è da fare. Una volta che il comando generale è a Roma, uno smobilita Roma e già può cominciare a discutere: magistratura, tutte queste cose, levali».
La telefonata di Fecarotta a Miccichè riguarda l'apertura di un conto corrente sul quale far confluire i pagamenti per l'appalto del porto. L'imprenditore è in difficoltà per via di un decreto ingiuntivo e chiede aiuto. Questo il testo della telefonata: Miccichè: «Pronto?» Fecarotta: «Ehi, Gianfranco, Mario sono, scusami se ti disturbo». Miccichè: «Dimmi». Fecarotta: «Dovresti farmi una piccola cortesia». Miccichè: «Sì!». Fecarotta: «Chiamare a Liborio e dirgli: "scusami, ma con Mario che hai fatto?" Perché io sto facendo i contratti, hai capito? Questi contratti dell'Autorità portuale e gli devo mettere dentro la banca, sono qualche 20 miliardi di contratti, che dobbiamo andare a lavorare! Dico, è possibile mai che ancora non gli sono arrivati... non gli sono arrivate le cose?». Miccichè: «Va bè, ora provo a rintracciarlo». Fecarotta: «Me la fai questa cortesia, Gianfranco?». Miccichè «Sì, sì!». Fecarotta: «È importantissima». Miccichè: «Va bene». Fecarotta: «Va bene?». Miccichè:«Ciao». Fecarotta: «Ciao Gianfrancuccio, ciao». Miccichè: «Ciao».
e.b.




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