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    Predefinito Gli eroi della CDL lavoreranno anche ad agosto.

    Per accelerare i tempi gli warriors della CDL rinunceranno alle ferie. Si parla di riunire ad agosto la commissione giustizia della Camera in modo che il 16 settembre sia tutto pronto per un altro blitz. L'importante è finire prima di ottobre.

    Intanto un eroico warrior della CDL rimasto per ora sconosciuto ha usato un fascicolo di emendamenti per colpire in faccia Willer Bordon, della Margherita, dandosi poi coraggiosamente alla fuga. Bordon non è riuscito ad inseguirlo e riempirgli la faccia di botte perchè fermato dai commessi.

    Gesto emblematico.


    Venerdì 2 Agosto 2002, 13:27


    Processi, Forza Italia e Bossi hanno fretta

    ROMA - Sono ancora fresche le ferite del voto con cui il Senato ha detto sì alla legge che introduce il legittimo sospetto fra la cause di spostamento di sede di un processo. Ma la Casa delle libertà vuole mantenere il piede pigiato sull'acceleratore. Tanto che negli ambienti parlamentari circola la voce che gli ambienti più oltranzisti di Forza Italia accarezzerebbero l'idea di un blitz estivo alla Camera per riuscire a condurre in porto le a legge prima che il tribunale di Milano arrivi alla sentenza Imi-Sir su Previsti e Berlusconi.

    Il tempo a disposizione in effetti non è molto. Considerando che la Commissioni di Montecitorio dovtrebbero tornare a riunirsi non prima del 10 settembre, e che quindi la prima capigruppo utile per fissare il calendario dell'aula potrebbe svolgersi non prima del 16-17 dello stesso mese, ecco che il tempo per garantire l'entrata in vigore della legge prima della sentenza (attesa per la fine di ottobre e i primi di novembre) sarebbe davvero scarso. Per cui molti ritengono che convocare la commissione giustizia già ad agosto potrebbero essere una soluzione praticabile, indipendentemente dalle ricadute politiche che ciò potrebbe determinare. "Il presidente Pecorella può farlo indipendentemente dall'opinione di Pierferdinando Casini", dicono i pasdaran azzurri.

    In realtà ben difficilmente Casini potrebbe accettare che alla Camera si ripeta lo stesso copione del Senato. Una proposta Casini l'aveva avanzata e Berlusconi era parso convinto della giustezza della tesi: introdurre un emendamento che sospenda i termini di prescrizione in attesa della della decisione della Cassazione sulla remissione di un processo. E su questo era d'accordo anche Fini: un gesto distensivo della maggioranza avrebbe consentito di riprendere forse una parvenza di dialogo subito dopo il sì, comunque sanguinoso dal punto di vista dei rapporti politici, al disegno di legge Cirami-Carrara. Si sa com'è finita.

    Anche Bossi ha una gran fretta che arrivi il sì finale al provvedimento. E lo dice a modo suo, non risparmiando nessuno. Alla Camera la legge passerà "come al Senato, senza tentennamenti", dice Bossi. E aggiunge: "Noi vogliamo impedire che certi magistrati in malafede processino un cittadino per motivi politici, che lo condannino sulla base di pregiudizi politici, che agiscano non in nome del popolo e delle leggi ma in nome del partito o dei partiti di sinistra che li ispirano. L'opposizione tenta di difendere le aree di potere che aveva occupato e si illude di dare una spallata al governo, di decapitare Berlusconi. Noi siamo per la democrazia. Loro e i loro magistrati sono per la dittatura, sono gli eredi del fascismo".

    Sarà solo una tentazione, l'opposizione comunque è pronta a fare quadrato. Una proposta "irricevibile", la definisce Anna Finocchiaro, responsabile giustizia dei Ds. "La destra recuperi il senso del limite''. "Mi pare francamente irricevibile - afferma la Finocchiaro - ogni richiesta di anticipare ad agosto la discussione alla Camera del ddl Cirami-Carraro. La pausa estiva spero giovi alla maggioranza per recuperare il senso del limite''.

    Intanto i ds annunciano di aver "ritirato la fiducia" istituzionale al presidente del Senato, Marcello Pera. ''La vergogna che è stata consumata ieri con la presentazione, e quindi la votazione, dell'emendamento Carrara che ha sostituito interamente il testo del ddl Cirami in discussione e che ha comportato la decadenza degli emendamenti dell'opposizione, ha dato l'occasione al presidente del maggior gruppo di maggioranza di dire 'li abbiamo fregati' -dice Angius riferendosi all'intervento finale di ieri sera di Renato Schifani - Ha poca importanza che siamo stati noi ad essere fregati; ne ha molta di più che sia stato il Parlamento, il Senato, ad essere violentato''.

    ''Il presidente del Senato e la struttura che con lui collabora hanno consentito che questo avvenisse'', impedendo all'opposizione di discutere il testo che è stato successivamente approvato. Secondo Angius, oltre al regolamento di Palazzo Madama è stato ''palesemente'' violato l'articolo 72 della Costituzione e quindi ha chiesto che sui richiami al mancato rispetto del regolamento si pronunci la Giunta. Il gruppo dei Ds ha infine deciso di inviare ''per opportuna conoscenza'' i fascicoli con gli emendamenti che non sono stati discussi alla presidenza della Repubblica.

    La tensione in Parlamento resta alta. Questa mattina nell'emiciclo dell'aula del Senato, durante la discussione del decreto omnibus, si è sfiorata la rissa. Il capogruppo della Margherita, Willer Bordon, è stato colpito in faccia da un senatore del centrodestra che ha usato un fascicolo di emendamenti come arma contundente. In quel momento la seduta era sospesa, e Bordon e altri senatori dell'Ulivo si trovavano nell'emiciclo per protestare contro il ricorso alla fiducia sul provvedimento. ''C'era una grande confusione - riferisce Bordon ai giornalisti dopo l'incidente - e tra senatori della maggioranza e dell'opposizione si è sfiorato il contatto fisico. Sono intervenuti i commessi, e io ero accanto ai miei senatori quando improvvisamente ho visto qualcuno che ha preso un fascicolo di emendamenti e mi ha colpito di taglio sulla mascella. Non ci ho visto più: lui è scappato, ed è stata la sua fortuna perché io sono ben allenato, vado due volte a settimana in palestra e ho una certa esperienza di scontri fisici perché a Trieste, da giovane, più volte me la sono vista brutta con i fascisti. Per fortuna i miei mi hanno fermato. Ma non finisce qui: ho chiesto subito al presidente del Senato Pera di identificare l'aggressore, di cui non conosco il nome, e comunque lo denuncerò per aggressione''.

  2. #2
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    Intanto uno degli eroi della battaglia per la legge salva-Previti, il Presidente del Senato Pera, con l'adrenalina ancora a 1000, attacca Andreotti, che si era lamentato per l'uso eccessivo della fiducia, con argomenti degni di un forumista fazioso della CDL.

    Venerdì 2 Agosto 2002, 11:07


    Senato: Governo Pone Fiducia, Andreotti e Pera Duellano In Aula
    Di (Tor/Zn/Adnkronos)
    L'EX PREMIER STRIGLIA BERLUSCONI, IL PRESIDENTE I GRUPPI PARLAMENTARI
    Roma, 2 ago. - (Adnkronos) - 'Duello' in aula a palazzo Madama fra il senatore Giulio Andreotti ed il presidente dell'assemblea Marcello Pera, subito dopo l'annuncio della questione di fiducia posta dal governo per tagliare corto sul dl omnibus. Con il sette volte presidente del Consiglio che punta il dito contro l'uso che a palazzo Chigi si fa della fiducia. E la seconda carica dello Stato che gli rinfaccia lo stesso uso negli anni della Prima Repubblica e punta il dito contro il disimpegno di maggioranza e minoranza rispetto ad una riforma del Regolamento di palazzo Madama, la cui necessita' dovrebbe essere da tutti avvertita dopo questa settimana di fuoco in aula, nelle commissioni, negli uffici e nei corridoi del Senato.

  3. #3
    Re del Fondoscala
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    Originally posted by brunik
    Intanto uno degli eroi della battaglia per la legge salva-Previti, il Presidente del Senato Pera, con l'adrenalina ancora a 1000, attacca Andreotti, che si era lamentato per l'uso eccessivo della fiducia, con argomenti degni di un forumista fazioso della CDL.

    Venerdì 2 Agosto 2002, 11:07


    Senato: Governo Pone Fiducia, Andreotti e Pera Duellano In Aula
    Di (Tor/Zn/Adnkronos)
    L'EX PREMIER STRIGLIA BERLUSCONI, IL PRESIDENTE I GRUPPI PARLAMENTARI
    Roma, 2 ago. - (Adnkronos) - 'Duello' in aula a palazzo Madama fra il senatore Giulio Andreotti ed il presidente dell'assemblea Marcello Pera, subito dopo l'annuncio della questione di fiducia posta dal governo per tagliare corto sul dl omnibus. Con il sette volte presidente del Consiglio che punta il dito contro l'uso che a palazzo Chigi si fa della fiducia. E la seconda carica dello Stato che gli rinfaccia lo stesso uso negli anni della Prima Repubblica e punta il dito contro il disimpegno di maggioranza e minoranza rispetto ad una riforma del Regolamento di palazzo Madama, la cui necessita' dovrebbe essere da tutti avvertita dopo questa settimana di fuoco in aula, nelle commissioni, negli uffici e nei corridoi del Senato.
    Mi pare che Pera dica la verità, non c'è faziosità come tu dici...Andreotti avrebbe fatto meglio a starsene zitto visto che lui non è senza peccato!

  4. #4
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    Originally posted by O'Rei


    Mi pare che Pera dica la verità, non c'è faziosità come tu dici...Andreotti avrebbe fatto meglio a starsene zitto visto che lui non è senza peccato!
    Sei fazioso come Pera.

    Un Presidente del Senato non può dire "l'avete fatto anche voi".

    E' come se un arbitro desse un rigore inesistente e alle lamentele dei giocatori rispondesse: "zitti voi che domenica scorsa ne hanno regalato uno anche a voi, di rigore".

  5. #5
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    Predefinito Re: Gli eroi della CDL lavoreranno anche ad agosto.

    Originally posted by brunik
    Per accelerare i tempi gli warriors della CDL rinunceranno alle ferie. Si parla di riunire ad agosto la commissione giustizia della Camera in modo che il 16 settembre sia tutto pronto per un altro blitz. L'importante è finire prima di ottobre.
    Il proclama di Bagarella e' dello scorso 9 luglio , la spasmodica accellerezione e' cominciata il giorno dopo.............

    ....Sia chiaro, io non sospetto mica che le cose siano correlate ......mi limito a constatare.....

  6. #6
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    Predefinito e adesso Italiani tutti in vacanza

    Immagino le casalinge innamorate di b. come apprezzeranno l`ultima fatica dell`uomo più buono, più bravo e sopratutto più ricco d`Italia. E per ultima fatica intendo il piano predisposto "personalmente" da b. per fare in modo che gli Italiani vadano in vacanza in tutta sicurezza. L`è proprio un brav`uomo chel lì, lo dice anche la sua mamma ( direbbe una zanicchi qualunque) Finalmente adesso sappiamo dov`era "lui" ieri, mentre la sua maggioranza al senato perdeva anche l`ultimo ( se ancora ne avevano) briciolo di dignità per far approvare l`ennesima legge vergogna cucita su misura addosso al premier e accolito. lui era là , a preoccuparsi della salute degli italiani che partono per lle vacanze, dando la sua personale benedizione e, augurandosi, che il solleone faccia dimenticare loro il vergognoso spettacolo offertoci dalla sua banda bassotti.

  7. #7
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    Disposti a rinunciare alle ferie per il Principale.

    Ormai hanno perso ogni senso del pudore.

    Ridicolismo senza limitismo, i ragionieri Giandomenico Fracchia del Polo Delle Libertà E Del Buongoverno.

    http://digilander.libero.it/vieniava...umana/buono.ra

    PRONTA LA RICHIESTA AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE PER ANTICIPARE L’ESAME DEL LEGITTIMO SOSPETTO
    Giustizia, Forza Italia tenta il blitz d’agosto

    Il presidente della Camera scettico. L’Ulivo: atto d’arroganza. No di Lega e Udc


    La Stampa, 4 agosto 2002

    di Maria Teresa Meli

    ROMA. Forza Italia va avanti: presenterà la richiesta di convocazione anticipata della commissione Giustizia della Camera per la legge sul legittimo sospetto. Lo annuncia il vicecapogruppo forzista Antonio Leone, che in questi giorni di vacanze sta “presidiando” il Palazzo.
    «Farò io questa richiesta - spiega l’esponente azzurro - e la farò al presidente della Commissione Gaetano Pecorella e non a Pier Ferdinando Casini in modo che non sia coinvolto nelle polemiche come è successo a Marcello Pera. Del resto, la sinistra ci sta attaccando perché dice che vogliamo accelerare i tempi di questo provvedimento, per lo meno ci accuseranno di un fatto vero». Ed Elio Vito, presidente dei deputati di Forza Italia aggiunge: «Non vedrei niente di strano in un’anticipazione. Anzi. L’opposizione ha chiesto un congruo lasso di tempo per discutere questa legge: benissimo, la discussione può farsi in estate e non in autunno. E poi esistono dei precedenti: per l’indagine sui fatti di Genova durante il G8 la commissione Affari Costituzionali con Donato Bruno lavorò in agosto».
    Ma che cosa pensa di questo tentativo di accelerazione Pier Ferdinando Casini? Il presidente della Camera, esamina la questione con i suoi collaboratori e spiega loro: «Con l’accordo di tutti, della maggioranza e dell’opposizione, abbiamo deciso di convocare la conferenza dei capigruppo il 3 settembre, le commissioni il 9 e l’aula il 16, e al momento non vedo alcun motivo per modificare questo calendario». La sortita di Forza Italia, però, sembrerebbe, in realtà, puntare non tanto all’anticipazione ad agosto della commissione, quanto ad ottenere la procedura d’urgenza per la legge Cirami-Carrara e a condizionare le mosse di Casini, spingendolo a sostenere l’iter veloce di questo provvedimento in modo che venga approvato entro settembre. Sono indicative, in questo senso, le parole di Umberto Bossi: «Alla Camera - osserva il leader della Lega - vi sono regole diverse rispetto al Senato: il presidente di Montecitorio conta di più». Come a dire: sta a Casini fare in modo che questa legge venga approvata rapidamente.


    Che l’uscita di Forza Italia possa essere una forma di pressione nei confronti del presidente della Camera lo testimonierebbe anche il fatto che finora ci si limita a una «richiesta politica» (così la definisce lo stesso Leone), mentre non è ancora partita la procedura che renderebbe automatica la convocazione della Commissione Giustizia. Infatti, se un quinto dei componenti di quell’organismo parlamentare (e i forzisti da soli rappresentano più di un quinto) ne facesse formale richiesta, la convocazione anticipata sarebbe automatica. Ma, come spiega, il capogruppo di Fi in commissione Giustizia, Luigi Vitali, «non c’è niente di tutto ciò, al momento». «E io - aggiunge il deputato forzista - non sono stato preallertato». Comunque, la questione, che ha già provocato una durissima reazione del centrosinistra, è molto dibattuta all’interno della stessa Casa delle Libertà. Non che la maggioranza non sia compatta sull’opportunità di far passare quel provvedimento: anche il capogruppo dell’Udc Luca Volontè fa sapere che i suoi deputati voteranno come un sol uomo la legge Cirami-Carrara. Piuttosto, persino dentro Forza Italia si è dibattuto sull’opportunità o meno di sollevare la questione adesso, giacché c’era una scuola di pensiero che riteneva più utile lasciar decantare la situazione prima di riprendere la battaglia. Per di più, sia Ignazio La Russa, capogruppo di An, che Alessandro Cè, presidente dei deputati leghisti, sostengono che non vi è motivo per lavorare in agosto. Al massimo, secondo Cè si potrebbero anticipare di qualche giorno i lavori della commissione.


    L’opposizione, di fronte all’offensiva di Forza Italia, preannuncia un fuoco di sbarramento. «La convocazione anticipata - dice il segretario ds Piero Fassino - sarebbe un atto di arroganza inaccettabile». «E’ un dovere - aggiunge il numero due ds Pierluigi Bersani - reagire con tutti i mezzi a nostra disposizione contro quell’obbrobrio di legge». E un’altra diessina, la responsabile Giustizia Anna Finocchiaro, avverte: «Anticipare la commissione sarebbe un segnale devastante». «Sarebbe una provocazione», ammonisce la Margherita, mentre il verde Alfonso Pecoraro Scanio invita Casini a «non farsi intimidire».

  8. #8
    Hanno assassinato Calipari
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    Giuseppe D’Avanzo, “Quella cimice del Bar Mandara”, dalla Repubblica dell’8 giugno 2002.

    IMMAGINATE un fulmine che cade su una casa e capirete che cosa è accaduto a Milano nel processo contro Silvio Berlusconi e Cesare Previti, il dibattimento più creativo e prodigioso della storia della giustizia italiana. Conviene andare subito al sodo e spiegare qual è il fulmine; chi e perché lo ha scagliato; che cosa ha distrutto, e se davvero ha distrutto qualcosa. Il fulmine. Accade che, con una mossa che non ha precedenti o analogie nella nostra storia penale, una procura (la procura di Perugia) sequestra fonti di prova di un processo in corso (il processo Berlusconi/Previti) considerandoli "corpi di reato" ;.


    --------------------------------------------------------------------------------

    LA PROCURA di Perugia indaga sulla possibilità che quelle tre fonti di prova (la registrazione di un colloquio di un magistrato forse corrotto, gli appunti dell' investigatore che li ascolta, la relazione che ne segue) siano state manipolate abusivamente. Se ne parlerà tra qualche rigo; qui è utile proporre una domanda sollecitata dal buon senso: era propria necessaria un' iniziativa così clamorosa? Non c' era un altro modo per fare il proprio lavoro con rigore e severità senza lanciare un dardo sul tribunale di Milano? No, rispondono nel provvedimento i quattro pm perugini, perché i giudici di Milano potevano arrivare a una «sentenza di condanna» giudicando falsi quei documenti e ordinarne la cancellazione totale o parziale (è il senso dell' articolo 537 del codice di procedura penale invocato dai procuratori). Ora, soltanto un mago Merlino può spiegare come possano quattro pubblici ministeri italiani ignorare che il " ;processo Berlusconi" (chiamiamolo così), che fa capolino quattro volte la settimana nelle cronache accendendo le istituzioni dal Parlamento al Quirinale, sia dopo due anni ancora nella fase dell' escussione dei testimoni. Dunque, ben lontano da una «sentenza di condanna» (definitiva). Alla larga anche da un primo (e appellabile) verdetto. A chi mago Merlino non è, resta l' amarognola sensazione di un' energia incomprensibile (perversa?) nel fulmine e nelle ragioni del fulmine. Di cui è giunto il tempo di ricordare il "caso" che lo provoca, perché dovunque oggi leggerete che «si è sbriciolata la prova regina del processo».

    I fatti. È il 21 gennaio 1996. Renato Squillante, detto Rena' , presidente dei giudici per le indagini preliminari di Roma, entra nel bar Tombini. Alla spicciolata arrivano i suoi ospiti. Avvocati. Magistrati. E Attilio Pacifico, accusato di essere il manovratore all' estero del bottino delle toghe corrotte. Discutono davanti a un portacenere. Nel portacenere c' è una microspia che li intercetta. Il barista smuove il portacenere. Salta fuori la "cimice". Tutti precipitano nell' ansia. Chi è intercettato? Il più agitato appare Squillante, quasi in preda alla follia. Cerca informazioni ovunque. Ha l' idea di essere lui nel mirino. Pensa a quei "comunisti" di Milano (la procura). Si rivolge a un " comunista" per saperne di più. Il "comunista", soltanto perché di Magistratura democratica, si chiama Francesco Misiani. Si incontrano il 2 marzo del 1996, alle ore 12, al bar Mandara. I due hanno « la coda». Per capirci, due investigatori della polizia li seguono. Uno di loro (Dario Vardeu) si piazza accanto ai magistrati nel bar con un registratore e, mentre registra, annota la loro conversazione. L' altro (Stefano Ragone) intanto si accerta che dalla sede centrale la qualità della registrazione sia decente. Squillante affronta i suoi incubi. Ha dei soldi all' estero. Se lo scoprono, è fottuto. Gli investigatori gongolano. Per poco. La registrazione risulterà poi, più o meno, incomprensibile. Provano a pulirla dalle voci degli estranei e dai rumori. Niente da fare. Non si capisce quasi nulla. Meno male che esistono gli appunti dell' investigatore. Il poliziotto li ha trascritti con cura. Trascrive, ad esempio: «... ma riguardo al conto?», chiede Misiani. «Lo staranno cercando... non lo trovano... (incomprensibile) che c' è questo conto...», risponde Squillante. «...Ma all' avvocato devi dire che c' è», consiglia Misiani. «Ci sono quattro firme...» confessa Squillante. «...Tra cui Pacifico e pure quello di tua moglie...», chiede Misiani. È un buon resoconto a leggere i ricordi di Francesco Misiani raccolti in un libro («Toga rossa», pagina 235): «Squillante mi cominciò a ripetere per l' ennesima volta la storia dei soldi. Che ne aveva molti, che li teneva in Svizzera e che li aveva intestati ai figli, perché viveva questa sua condizione di ricchezza con disagio. E giurava che fossero di provenienza lecita. Al che, per tagliare corto e nella mia incredibile ingenuità da straccione quale sono, non immaginando lontanamente il reale ammontare dei depositi bancari che individueranno nei mesi successivi le indagini, gli dissi: "E va bene, che ti possono trovare? Uno o due miliardi. Che sarà mai? Spiegherai come li hai guadagnati e lì finirà. Al massimo ti contesteranno un reato minore come l' evasione fiscale"». Bisogna ora fare attenzione perché il punto è cruciale. O l' ispettore Dario Vardeu è Mago Merlino, capace di vaticinare l' esistenza dei conti all' estero di Squillante (intestati alla moglie, ai figli, a Pacifico scovati poi dall' inchiesta di Milano) o le frasi che annota e poi trascrive sono il canovaccio fedele della conversazione del bar Mandara. O Francesco Misiani è un pazzo che mente anche contro se stesso o quel che racconta è la verità di quel colloquio e coincide, come in un puzzle ben lavorato, con il resoconto del poliziotto che ascolta (Vardeu). Ricapitoliamo allora l' affare del bar Mandara. C' è un nastro registrato di una conversazione tra Squillante e Misiani. È mal riuscita. Non si capisce nulla. Il perito del giudice di Perugia, correttamente, avverte che il nastro è stato manipolato. Non dice che è "falso". Dice che sono stati attutiti alcuni toni, elevati altri per capire qualche parola. Questo è avvenuto, è certificato e non sorprende. Sembra che pochi abbiano voglia o interesse a prendere atto che l' investigatore non si è inventato nulla. I conti all' estero c' erano, come confer ma anche Francesco Misiani che sapeva dei conti ma nemmeno poteva immaginare che il piagnucoloso "amico Squillante", quando diceva di essere ricco, intendeva di essere ricco a decine di miliardi. Miliardi nascosti in giro per il mondo in paradisi fiscali sotto falso nome. E il magistrato non era in grado di dare una decorosa risposta di come li avesse guadagnati. Ecco allora perché la "prova regina" dei processi di Milano non è un colloquio in un bar di Roma in un giorno di marzo del 1996, ma i movimenti di denaro (documentati dai bonifici bancari) che, dai conti esteri di Silvio Berlusconi, si muovono verso i conti esteri di Cesare Previti e da qui fino ai conti all' estero dei magistrati Renato Squillante, Filippo Verde, Vittorio Metta. Raccontato così l' intrigato e alquanto leggendario affare del bar Mandara diventa quel che è da sempre: il tentativo delle difese di Berlusconi e Previti di tenere i processi di Milano lontano dal fuoco della domanda che, sostenuta da documentali fonti di prova, ha finora giustificato il processo: perché un imprenditore di Milano, attraverso un avvocato di Roma suo antico sodale, alimenta con miliardi i depositi bancari di tre giudici del Tribunale della Capitale? Non sorprende più di tanto che la procura di Perugia, ignara che i processi siano ancora lontani dalla sentenza, abbia irrobustito il tentativo degli avvocati. È soltanto l' ultimo colpo di scena. Il più prodigioso processo della storia della giustizia italiana ne riserverà altri. Oggi ad esempio sapremo se il dibattimento sarà sospeso, come chiedono gli avvocati del presidente del Consiglio. E soltanto allora si potrà dire se il fulmine caduto sul tribunale di Milano, oltre al rumore, ha provocato qualche danno.

    ----

    CESARE PREVITI e il miracolo delle calende greche

    di Marco Travaglio

    (tratto dai «i quaderni di MicroMega» - No alle leggi "forza ladri" supplemento al n° 4/2001)


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    Basta con « l'insopportabile dilatazione dei tempi processuali». E' uno scandalo il «tempo esorbitante che occorre per arrivare ai processi e alle sentenze» .E ora di finirla con i «proscioglimenti per intervenuta prescrizione», che «somiglia tanto a un'immunità garantita: proprio quella che i Costituenti volevano scongiurare». No, non è Borrelli a parlare. E nemmeno D' Ambrosio, o la Boccassini, o Colombo, o Davigo, o Greco, o Ielo, sdegnati per le lungaggini dei processi sulle «toghe sporche». L'autore di queste vibranti filippiche è Cesare Previti, nella sua opera più preziosa e lungimirante: Un programma per la giustizia (edizioni Epr, Roma 1996). Lui stesso, a fine gennaio '98, appena scampato all'arresto grazie alla bontà d'animo dei colleghi deputati, ribadì il concetto: "Adesso voglio un processo in tempi rapidi". Un'esigenza così sentita da indurre il Polo a battersi allo spasimo (insieme al sempre disponibile Ulivo) per inserire nella Costituzione la riforma sul "giusto processo" (art. 111), con l'obbligo tassativo della "ragionevole durata". Ora, visto che i suoi tre processi a carico per corruzione di giudici, a 6 anni e mezzo dall'inizio delle indagini e a 4 dalle richieste di rinvio a giudizio, non sono ancora approdati neppure a una sentenza di primo grado, qualcuno potrebbe domandargli il perché di questa "insopportabile dilatazione dei tempi", ben oltre la "ragionevole durata" , che potrebbe - Dio non voglia - portare all'ennesimo "proscioglimento per intervenuta prescrizione" (dopo quello, davvero increscioso, del suo amico Berlusconi per il lodo Mondadori). Ma sarebbe fatica sprecata. Da quando indossa le scomode vesti di avvocato-deputato-imputato, il coriaceo rottweiler berlusconiano è molto impegnato. Non trova nemmeno un minuto per rispondere ai giudici, figurarsi ai curiosi. Tutta colpa dei suoi avvocati, che dal 1996 lo costringono a una maratona giudiziaria mozzafiato. E del suo partito, che da un paio d'anni lo precetta alla Camera senza soluzione di continuità, notte e giorno, dal lunedì al venerdì, anche per la sedute marginali. Sia che si voti, sia che si discuta, sia che si sonnecchi, lui è sempre lì, inchiodato al suo scranno. Gli altri fanno un salto alla buvette? Lui niente, sempre lì, lo sguardo fisso e vigile a far la guardia al bidone, come il palo della banda dell'Ortica. Una vitaccia da stakanovista, che mette a dura prova la tempra del vecchio leone e la sua proverbiale salute di ferro. Dai e dai, e alla fine il pover'uomo, che il 21 ottobre ha compiuto 67 anni, ti cede di schianto. E accaduto proprio ai primi d'ottobre, alla riapertura dei processi, quando ha dovuto ricorrere al chirurgo per raddrizzare un'anca sbilenca. Poi la convalescenza, che lo terrà lontano per almeno sei settimane dalle aule parlamentari (e processuali). Pazienza: la salute innanzitutto. Un po' di meritato riposo, dopo sei anni di autentico martirio. Aggravato da una serie impressionante di incidenti di percorso.

    1995

    Tutto comincia a metà luglio, quando Stefania Ariosto, chiamata dalla procura di Milano a testimoniare nell'indagine sui libretti al portatore di Silvio Berlusconi, inizia a raccontare che c'è ben altro: ad esempio, le bustarelle piene di soldi che lei ha visto consegnare almeno due volte da Previti al giudice Renato Squillante. I verbali vengono secretati. Gli italiani ne sapranno qualcosa solo il 15 marzo '96, quando - dopo la casuale scoperta di una microspia al bar Tombini di Roma - scatteranno gli arresti per il "partito dei giudici" berlusconian-previtiano. Qualcuno però viene informato molto prima. Il 23 dicembre '95, la Ariosto riceve un grazioso pacco dono natalizio: dentro c'è un coniglio sgozzato e scuoiato, ancora fresco di mannaia, al sangue. "Buon Natale, Stefania", recita il bigliettino d'auguri.

    1996

    Dopo gli arresti di Squillante, Pacifico e Acampora, vengono indagati per corruzione in atti giudiziari Berlusconi, che si accinge a ricandidarsi alle elezioni politiche del 18 aprile, e naturalmente Previti, pure lui in procinto di tornare in parlamento, non più al Senato ma alla Camera (la sua campagna elettorale è imperniata su uno slogan rassicurante: "Non faremo prigionieri" ). E si viene a sapere chi ha parlato: la "teste Omega", Stefania Ariosto, che il Polo delle Libertà e i suoi manganelli catodici si affrettano a massacrare per mesi. "Cortigiana", "pazza" "bugiarda" "puttana" "mitomane", "traditrice", "spia", "cavallo di troia", "serial killer". Segue, a ruota, il linciaggio contro i magistrati che hanno osato raccogliere le sue dichiarazioni: "falsari", "complottatori" , "golpisti" , " strumenti del partito comunista". Purtroppo, però, le indagini forniscono una gran quantità di riscontri al racconto della Ariosto e di smentite a quello di Previti e dei suoi cari. Poi ci sono le famigerate rogatorie, contro le quali il mastino berlusconiano ricorre disperatamente in tutti i gradi di giudizio elvetici. Ma, alla fine, le carte bancarie arrivano. E rivelano un sacco di cose interessanti: da quella strana "parcella" in Svizzera da 21 miliardi all'indomani della sentenza Imi-Sir (ma lui si difende in parlamento dicendo che è solo un'evasione fiscale, rassicurando i colleghi deputati) a quel curioso passaggio di 434 mila dollari (vd. articolo di Paolo Biondani) da un conto Fininvest a un conto Previti e da un conto Previti a un conto Squillante, il 6 marzo 1991. L'Espresso pubblica a puntate l'album delle fotografie dell'Ariosto, che immortala l'allegra brigata di giudici e avvocati romani in giro per il mondo. Cura i servizi la vicedirettrice Chiara Beria di Argentine, che però il 23 maggio è vittima di uno spiacevole incidente: un misterioso incendio doloso le polverizza la villa sulla collina di Camaiore. Proprio quel giorno l'Espresso è uscito con una copertina dal titolo "Forza Ilda" e una grande foto del pm Ilda Boccassini, il motore dell'inchiesta "toghe sporche". Il leghista Mario Borghezio parla di "un attentato di stampo mafioso" e chiede al governo di "spiegare se sia da ricollegarsi con la recente inchiesta dell'Espresso sui loschi affari legati a un pool di magistrati, avvocati romani e noti esponenti politici e imprenditoriali". Il terzo bersaglio è la Boccassini. Previti e la sua difesa l' accusano di aver falsificato le prove a proposito di un'importante intercettazione: quella che immortalò il colloquio fra Squillante e alcuni amici magistrati e avvocati in un altro bar romano, il "Mandara". La microspia si guastò sul più bello, ma l'ufficiale di polizia giudiziaria appostato nel bar ebbe la prontezza di trascrivere il resto della conversazione su un tovagliolo di carta. La cosa, ovviamente, è perfettamente legittima: se un poliziotto ascolta due killer progettare un omicidio, e ne trascrive il colloquio per farne rapporto al giudice, riceve un encomio. Se invece lo fa con gli amici di Previti, è uno scandalo nazionale. La Boccassini viene martirizzata per aver "spacciato una semplice trascrizione (sic) per un'intercettazione", ingannando così l'ignaro gip Alessandro Rossato, altro bersaglio degli strali berlusconian-previtiani solo perché il sorteggio gli ha assegnato quel processo. Rossato passa pure lui per "toga rossa", anche se aderisce a Unità per la Costituzione, la corrente più lontana da Magistratura democratica e più amata dai forzisti. Nulla di men che corretto verrà accertato a carico di Boccassini e Rossato. Il 24 maggio '96, a porte chiuse, la Ariosto viene contro interrogata dai difensori degli indagati in un incidente probatorio a porte chiuse davanti al gip. Ma dopo un po' viene portata fuori dall'aula a braccia, semisvenuta, in seguito all'incredibile aggressione verbale del difensore di Previti, che in quel momento è Ignazio La Russa, deputato di An e - quando si dice la combinazione - presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.

    Panorama, diretto da Giuliano Ferrara, regala ai suoi lettori in 500 mila copie la videocassetta "Verità & bugie", con alcuni spezzoni dell'interrogatorio, abilmente montati dalla regia: l'interrogatorio è un atto segreto, e infatti il tribunale intima di non pubblicarlo, ma si sa come sono fatti i nostri garantisti. Il 1996 si conclude con un tragicomico allarme istituzionale per il Watergate all'amatriciana della macro-microspia rinvenuta da Berlusconi dietro il termosifone di casa sua. Il Cavaliere, nella fretta, dimentica di avvertire i carabinieri, ma non le telecamere e l'«amico Massimo». Cioè D'Alema, prossimo presidente della Bicamerale per la riforma della Costituzione. Berlusconi, eletto vicepresidente, viene elevato nientemeno che al rango di padre ricostituente. Marco Boato diventa addirittura relatore per la riforma della giustizia.

    1997

    Le sue otto bozze sfornate in otto mesi dall'apposito Boato prevedono una giustizia sempre più condizionabile dalla politica. E suscitano pesanti critiche dai magistrati e applausi a scena aperta da Licio Gelli e Cesare Previti, che chiedono il copyright (il primo per il "Piano di rinascita democratica", il secondo per l'indimenticabile " Un programma per la giustizia"). Intanto, fra una bozza e l'altra, l'inchiesta sulle "toghe sporche" volge al termine. Bisogna inventarsi qualcos'altro contro la Boccassini. Ci pensa la sua ex collega Tiziana Parenti, che in maggio la denuncia per aver assoldato - si suppone di tasca propria - un pentito allo scopo di incastrare lei, la Parenti, in un traffico di droga (si scoprirà poi che non era vero niente, anzi la Parenti verrà incriminata per favoreggiamento nei confronti di un ufficiale del Ros che, ricercato per storie di droga, alloggiava a casa sua). A settembre, mentre i padri costituenti concludono la loro fatica (le bozze di riforma vengono approvate e trasmesse al parlamento il 31 ottobre), la procura di Milano scopre che Previti continua a inquinare le prove, e chiede alla Camera l'autorizzazione per arrestarlo. Montecitorio respinge il plico al mittente: la richiesta deve venire dal gip. Si perdono due mesi: il pool chiede al giudice Rossato l'arresto di Previti, Rossato lo dispone e il 12 dicembre inoltra il mandato di cattura al parlamento: 153 pagine agghiaccianti, in cui lo scandalo "toghe sporche" viene definito "un episodio di corruzione di inaudita gravità", mai visto "nella storia italiana e neppure in quella di altri Stati". Ma per i politici l'unico scandalo è la richiesta di arresto. Boato sospetta che sia fatta apposta per "interferire nei lavori della Bicamerale". La Camera se la prende comoda e rinvia il voto a dopo le festività natalizie (salvo poi stabilire che è passato troppo tempo, e ormai Previti, se voleva inquinare le prove, l'ha già fatto) Il 17 dicembre il pool deposita la prima richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi, Previti e Squillante (fascicolo Sme-Ariosto ). "Vogliono condizionare il voto della Camera", tuona Berlusconi, "e rovinarmi il Santo Natale. In realtà è la legge a dettare il calendario: il termine ultimo per indagare scadeva proprio quel giorno.


    1998

    L'anno si apre, il 21 gennaio, con il salvataggio di Previti dalle manette a Montecitorio. Il Polo è una falange macedone, ma non ha la maggioranza. Corrono al salvamento la Lega Nord e un bel pezzo di Ulivo (Sdi, Ri, Marco Boato e mezzo Ppi). "Le prove", dicono i salvatori, "sono così evidenti che Previti non può più inquinarle". Peccato che 1'11 gennaio l'Avanti! sia uscito con un dossier che dimostrerebbe che la Ariosto è da dieci anni un'agente dei servizi segreti. Le prove sarebbero in alcuni presunti rapporti della criminalpol e della procura di Roma. Peccato che siano falsi. Per averli fabbricati, viene indagato e rinviato a giudizio un ex spione della marina, Angelo Demarcus, non nuovo a simili imprese. E quando gli inquirenti gli perquisiscono la casa, trovano l'originale del dossier, con dentro l'indirizzo di Previti. Demarcus rivela che l'ex ministro gli aveva fornito una parte dei documenti falsi. Previti conferma, ma sostiene di averli ricevuti per posta, in forma anonima. E nega di aver mai incaricato Demarcus di farne un dossier. Forse era un regalo di Natale. Nel 2001 la procura di Roma chiederà e otterrà l'archiviazione per Previti: indizi a suo carico ce ne sono, ma non bastano a sostenere un processo. L'unico dato certo è che la Ariosto è stata calunniata.

    Tutto è pronto, frattanto, per le prime due udienze preliminari del caso "toghe sporche": processo Imi-Sir (presunte tangenti per far condannare l'Imi a pagare mille miliardi di lire alla Sir di Nino Rovelli) e processo Sme-Ariosto (che comprende le accuse della Ariosto sui giudici romani "a libro paga" di Previti per conto di Berlusconi, e le presunte tangenti pagate ai giudici per annullare, su richiesta della cordata Berlusconi-Barilla-Ferrero, la cessione della finanziaria alimentare Sme dall'Iri a Carlo De Benedetti). La terza - per le presunte mazzette in cambio della sentenza che sfilava la Mondadori a De Benedetti consegnandola a Berlusconi è in fase più arretrata. Previti chiede "un processo rapido" . Ma si dimentica di avvertire i suoi avvocati. 29 giugno. Si apre l'udienza preliminare Imi-Sir davanti al gup Rossato.

    8 luglio. La difesa Previti chiede tempo fino al 2006 per leggere tutti gli atti. Il tribunale respinge la proposta indecente. Allora la difesa scopre un vizio di forma nella notifica della richiesta di rinvio a giudizio alle parti: si ricomincia da capo, perdendo 4 mesi. Intanto Berlusconi ha collezionato, nel giro di pochi mesi, le sue prime tre condanne: 1 anno e 4 mesi per Medusa Cinema (falso in bilancio) , 2 anni e 9 mesi per le tangenti alla guardia di finanza ( corruzione) , 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi di All Iberian a Bettino Craxi (finanziamento illecito). Il Polo propone l'abolizione del carcere per chiunque abbia compiuto 60 anni (guardacaso: nel '98 Berlusconi compie 62 anni, Previti e Craxi 64, Squillante 71). L'idea non passa, ma poi la legge Simeone-Saraceni salva dalla galera almeno gli ultrasessantenni con "inabilità anche parziale" (la prostata di Berlusconi e il diabete di Craxi dovrebbero bastare, e ancora non si sa nulla dell' anca di Previti).

    5 novembre. Parte finalmente l'udienza preliminare Imi-Sir. Previti si presenta in aula, ma solo al mattino. Nel pomeriggio deve correre a Montecitorio ed eccepisce l'impedimento parlamentare, il primo di una lunga serie. I pm acconsentono, il gup accetta. Udienza rinviata.

    1999

    15 febbraio. Dopo due udienze occupate da schermaglie procedurali, Previti chiede la sostituzione dei pm: Colombo e Boccassini non gli garbano. Li accusa di avere truccato le carte a proposito della cimice al bar Mandara. Ma in Italia non è (ancora) consentito all'imputato scegliersi il pm. Infatti la procura generale respinge. Ma ecco subito una nuova campagna di stampa contro la Boccassini. Se ne incarica un quotidiano al di sopra di ogni sospetto: il Giornale di Vittorio Feltri e Paolo Berlusconi. Questa volta la terribile Ilda avrebbe brutalizzato una povera donna somala, strappandole dalle braccia un marito e due bambini. "Il Dna salva una somala dalla Boccassini", "La guerra santa del Pm contro una mamma somala e il suo bimbo", "Quella procura che rapisce i bambini" sono i titoli più sobri della campagna del quotidiano berlusconiano, durata sei mesi. Al Cavaliere non par vero di poter tuonare contro "i metodi barbari di certi magistrati inquirenti", mentre 40 deputati di Forza Italia chiedono la testa della magistrata dai capelli rossi. Anche stavolta, non c'è nulla di vero: anzi, la povera donna somala, di nome Sharifa, sospettata dalla polizia di essere al centro di un traffico di bambini, s'è messa nei guai da sola, s'è inventata un figlio e un marito che non ha, raccontando un sacco di altre frottole e portando un bel po' di prove false. E, alla fine, è uscita assolta dal processo proprio grazie alle indagini della Boccassini, che ha continuato a cercare prove in suo favore, sebbene tutto sembrasse congiurare contro di lei. Ma al Giornale non importa: la Boccassini è un'aguzzina, torturatrice di madri e ladra di bambini. Tutto il Polo, come un sol uomo, chiede l'intervento urgente del Csm. Così impara, la donnaccia, a occuparsi di toghe sporche.

    5 marzo. Sciopero degli avvocati: quelli di Previti aderiscono, processi rinviati. Intanto in parlamento fervono i lavori per approvare il "pacchetto Carotti" sul giudice unico. Un emendamento dei forzisti Gaetano Pecorella (avvocato difensore di Berlusconi) e Donato Bruno (avvocato socio di studio di Previti) prevede di "diminuire sempre la pena quando l'imputato è incensurato o ha superato i 65 anni di età": guardacaso, proprio l' età di Previti e Berlusconi. La norma, se passasse, accorcerebbe i termini di prescrizione del processo "toghe sporche" e, in caso di condanna, assicurerebbe agli imputati pene inferiori ai 3 anni (cioè li sottrarrebbe al carcere). Viene respinta a fatica, visto che mezzo Ppi non vede l' ora di approvarla. Passa invece dalla Camera, nell'indifferenza generale, una nuova versione dell'articolo 431 del Codice di procedura (voluto da Giovanni Falcone nel '92 e approvato soltanto dopo la sua morte): verranno espulsi dal fascicolo del dibattimento "i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio e quelli assunti all'estero in sede di rogatoria". Carte bancarie e testimonianze raccolte all'estero diventerebbero carta straccia. La riforma non avrà altrettanta fortuna al Senato, ma verrà prontamente riesumata dalla Casa delle Libertà nell'autunno 2001.

    23 marzo. Inizia l'udienza preliminare di Sme-Ariosto. Berlusconi fa sapere che non interverrà mai e si fa dichiarare contumace (si può procedere in sua assenza). Tanto c'è già Previti, che chiede di presenziare a ogni udienza: se non c'è lui, non si fa un passo. E quel giorno lui non c'è: è a Montecitorio per un imprescindibile dibattito sulla fecondazione assistita, il riordino delle carriere dei prefetti e dei diplomatici, e la crisi nel Kosovo.

    23 aprile. Previti diserta anche l'Imi-Sir: alla Camera c'è il decreto sulle quote latte, da non perdere. 17 maggio. Udienza Sme-Ariosto: Previti c'è, e ritira fuori dal cilindro la vecchia carta del bar Mandara. Stavolta per liberarsi del gup Rossato. Il tribunale respinge l'istanza, come pure quella del giudice imputato Filippo Verde, che vorrebbe traslocare il processo Imi-Sir a Perugia. 24 maggio. Previti è impegnato alla Camera per riferire sulla depenalizzazione di reati minori: assegni a vuoto, sfida a duello e altre nefandezze. Per la verità parla 10 minuti appena, mentre la posizione di Forza Italia viene illustrata dall'onorevole Raffaele Marotta con un discorso di 26 minuti. Ma repetita juvant. 2 giugno. Il ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, nel decreto con le norme d'accompagnamento al giudice unico, infila anche l'incompatibilità fra gip e gup. Il giudice che ha seguito un'indagine dall'inizio non può celebrare l'udienza preliminare: deve cedere il caso a un collega che, non avendo mai letto una carta del fascicolo, deve ricominciare tutto da capo. Ma il governo intende almeno salvare i processi in corso, con una norma transitoria che li fa proseguire come sono iniziati, e fa scattare l'incompatibilità per quelli nuovi dal 2 gennaio 1999. Peccato, perché nei tre processi sulle "toghe sporche" , gli imputati le stanno provando tutte per sbarazzarsi del gup Rossato. La norma transitoria Diliberto è destinata a frustrare quest' aspettativa. Ma Guido Calvi, capo-delegazione Ds in commissione Giustizia del Senato, ha un'illuminazione: rendere operativa l'incompatibilità fin da subito, anche per i processi in corso. Così Rossato dovrà fare immediatamente le valigie e le due udienze già avviate dovranno ripartire da zero, davanti a un gup che non ha mai letto un rigo delle 182.117 pagine di atti. Previti & C. lo chiedono da tempo, ma invano; ora la loro richiesta diventa legge, e per iniziativa dei Ds. Il Polo, incredulo, stappa lo champagne. Il centro-sinistra si spacca, ma pare che l'idea di Calvi non sia un colpo di sole: Calvi è un avvocato di grido, vicinissimo a Massimo D'Alema, di cui è pure il difensore di fiducia. Infatti si parla di un diktat di D'Alema.

    15 giugno. Previti, viste le rosee prospettive, è ormai incollato allo scranno parlamentare. Stavolta deve illustrare un'interpellanza sullo scioglimento dei consigli comunali per mafia. Potrebbe pure farne a meno, visto che l'interpellanza ha come primo firmatario Elio Vito, cui non manca certo la favella. Invece parla Previti. E l'udienza salta. 16 giugno. I suoi difensori Vincenzo Saponara e Angelo Sammarco chiedono un altro rinvio: si vota sulla missione in Albania. 17 e 18 giugno. Previti ancora assente giustificato: deve concionare sugli "interventi urgenti in materia di protezione civile". Rinvio. 19 giugno. Previti ci sarebbe anche, ma purtroppo manca Squillante: ricoverato d'urgenza per difficoltà respiratorie, ne avrà per 5 giorni. Rinvio. 25 giugno. Previti ci sarebbe anche, ma stavolta è assente Pacifico, sotto interrogatorio a Perugia per un altro processo. Rinvio. 26 giugno. Squillante e Pacifico ci sarebbero anche, ma stavolta non c'è Previti: è sotto interrogatorio a Roma. Rinvio. 28 giugno. Il capogruppo forzista Beppe Pisanu comunica che Previti è precettato per i giorni 28, 29, 30 giugno e 1° luglio. Il maratoneta dell' aula dovrà arringare i colleghi sulla nascente Corte penale internazionale (tema già trattato peraltro dal forzista Gualberto Niccolini, ma melius abundare) e sul voto agl'italiani all'estero. Intanto dopo un anno l'udienza è ancora ferma alla costituzione delle parti. Ottime speranze di tirare in lungo oltre fine anno. 29 giugno. Previti attacca Rossato: "In vista dell'incompatibilità gip-gup ha cominciato a correre contro il tempo, convocando udienze praticamente tutti i giorni, anche di sabato. E si parla addirittura di fissarne qualcuna di domenica". All'obiezione che lui, dal lunedì al venerdì, se ne sta asserragliato a Montecitorio, si supera: "Ho seguito le udienze con assoluta regolarità (sic), credo di aver fatto valere l'impegno parlamentare non più di un paio di volte". In realtà ha marinato una decina di udienze su 25. 30 giugno. Rossato chiede al presidente della Camera Luciano Violante di giustificare i suoi impegni parlamentari. Violante, puntuale, giustifica. E il Polo insorge compatto contro il giudice malfidato. Berlusconi, per consolare l'amico Cesare, lo reintegra nel Comitato di presidenza di F orza Italia, da cui era uscito dopo le note vicende. 1° luglio. Berlusconi tuona contro il "voltafaccia della sinistra" sul gip-gup. Qualcuno, colto dai giornali con le mani nella marmellata, non rispetta i patti. Alla fine si arriva a un compromesso: incompatibilità anche nei processi in corso, ma solo dal 1° gennaio 2000. Rossato deve fare in fretta, se non chiude le udienze entro Capodanno, si ricomincia da capo davanti a un altro gup. E la fretta, come vedremo, sarà per lui cattiva consigliera. 7 luglio: Nuovo sciopero degli avvocati: processi rinviati a dopo le ferie. 12 luglio. Inizia l'udienza preliminare per il lodo Mondadori, ma Berlusconi e Previti rifiutano di presentarsi. Grazie alla legge Diliberto-Calvi, il gup non è più Rossato, che aveva seguito le indagini fin dall'inizio ma non riuscirebbe mai a finire entro fine anno. Il nuovo giudice si chiama Rosario Lupo (il quale, nel 2000, assolverà tutti, e nel 2001 si vedrà ribaltare la sentenza dalla Corte d'appello, troppo tardi però per evitare la prescrizione per Berlusconi ).

    Settembre. Quello che si affaccia (anzi, non si affaccia) alla riapertura dei tribunali è un Previti trasformato. Da fantasma dell'aula parlamentare a impenitente stakanovista, da recordman dell'assenteismo a presenzialista da guinness, come racconterà Claudio Rinaldi in un memorabile articolo su Repubblica. Il risveglio dal letargo, accompagnato da un attacco di irrefrenabile logorrea, coincide con l'approvazione della legge gip-gup. Dal 18 giugno '96 (inizio della legislatura) al 29 luglio 1999, Previti partecipa ad appena 5.126 votazioni elettroniche su 21.495, con un tasso di assenteismo del 76.16 per cento. E, anche quando partecipa, non si ammazza di lavoro: cofirma 8 proposte di legge, presenta 27 interrogazioni, e per due anni (1996-1997) non prende mai la parola, mentre nel '98 lo fa 2 sole volte (il 20 gennaio per chiedere ai colleghi di salvarlo dall'arresto e il 23 ottobre per spiegare il suo no al governo D' Alema).

    Dall'estate '99, invece, lo Stachanov di via Cicerone si scatena. E come tarantolato. Curiosamente, però, la prorompente foga oratoria lo coglie soltanto il lunedì e il venerdì. F orse perché dal martedì al giovedì, alla camera, si vota ed è facile invocare l'impedimento parlamentare per disertare i processi. Resterebbero i weekend, ma senza uscieri, segretari e cancellieri i tribunali non possono funzionare. E, anche quando ci provano, bisogna santificare le feste (vedi al 19 ottobre '99) .

    14 settembre. Dopo una vita trascorsa a occuparsi soltanto di Difesa e di Giustizia (tra ministero e commissioni parlamentari), Previti rompe la monotonia e si dà alla politica internazionale. Entra nell'Ocse (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) e nella conferenza parlamentare dell'Ince (Iniziativa centro-europea). Il suo primo contributo all'Ince è la partecipazione alla congresso di Praga dal 6 al 9 ottobre, che purtroppo gl'impedisce di partecipare ai processi.

    15 settembre. Ormai rapito dalla febbre della diplomazia, il deputato granturismo prende pure il posto del collega forzista Elio Palmizio nella commissione Esteri, nota anch' essa per le frequenti trasferte oltre confine.

    16 settembre. Riprende l'udienza Sme-Ariosto, ma Previti non c'è: deve votare sulla riforma dei cicli scolastici.

    17 settembre. Riprende Imi-Sir, ma Previti non c'è: impegnatissimo a Roma in una "discussione sulle linee generali" sui seguenti temi: "convenzione istitutiva dell'Unione latina, modifiche all'atto costitutivo dell'Unesco, accordi con Estonia, Mongolia, Guyana, Georgia, Russia, Kazakistan, Nuova Zelanda, Paraguay; elezione diretta dei presidenti delle Regioni" .Il tutto, nella sua nuova veste di membro della commissione Esteri. Stavolta anche i pazienti pm milanesi dicono basta, e così gli avvocati di parte civile per l'Imi. Rossato prende il coraggio a due mani e respinge l'istanza di rinvio: la richiesta di Previti "confligge con le necessità di speditezza del processo e di effettività della giurisdizione". Un conto sono i giorni di votazione, un conto quelli di semplice discussione (lunedì e venerdì): altrimenti, nessun parlamentare sarebbe mai processabile. Dunque, si procede senza Previti.

    18 settembre. Previti solleva questione di legittimità costituzionale contro il provvedimento di Rossato. E il suo avvocato chiede di sospendere l'udienza in attesa che la Consulta si pronunci (tempi previsti: uno-due anni). Rossato risponde picche. Allora la difesa gli chiede di sollevare questione di incostituzionalità contro la legge gip-gup. Altro buco nell'acqua.

    20 settembre. E lunedì: Previti ancora alla Camera, impegnatissimo a discutere sulla minoranza slovena. Rossato decide un'altra volta di procedere.

    22 settembre. È mercoledì: Previti ancora alla Camera, stavolta per votazioni. Rossato celebra ugualmente l'udienza.

    24 settembre. E venerdì: alla Camera non si vota, ma il Demostene di via Cicerone si produce in una doppia orazione sulla "Convenzione europea sulla notificazione degli atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile o commerciale" e sulla Corte penale internazionale. Da leccarsi i baffi.

    27 settembre. È lunedì: infatti Previti parla. Stavolta sul servizio militare volontario femminile. Per FI riferisce anche il generale Pietro Giannattasio, ma due bocche parlano meglio di una.

    5 ottobre. E martedì: Previti dice di dover votare, ma Rosato procede.

    6 ottobre. E mercoledì: idem come sopra. Poi c'è la missione parlamentare a Praga, per la grande assemblea dell'Ince.

    19 ottobre. Il pool chiude l'indagine sul lodo Mondadori. Berlusconi e Previti, che han chiesto di essere sentiti prima della richiesta di rinvio a giudizio, vengono convocati di domenica mattina, per non disturbare i loro impegni parlamentari. Ma non si presentano: "Convocazione irrituale", mandano a dire. "Noi, la domenica, andiamo alla Messa".

    15 novembre. Rossato rinvia a giudizio Previti e gli altri per Imi-Sir.

    26 novembre. Rossato chiude anche l'udienza Sme-Ariosto, mandando a processo Previti, Berlusconi & C. Ma, per le 5 udienze celebrate in sua assenza (3 per Imi-Sir e 2 per Sme-Ario- sto), Previti chiede alla Camera di sollevare conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato contro il suo gup. In previsione, il pool implora Rossato di ripeterle in giorni di semplice dibattito parlamentare. Nulla da fare, il 31 dicembre è dietro l'angolo, tempo scaduto.

    2000

    10 maggio. Violante accontenta Previti e ricorre alla Consulta contro Rossato. Ma solo per le udienze di Imi-Sir tenute nei giorni di votazione. Nei giorni di semplice discussione invece - decide la Camera - l'impedimento non vale: almeno il processo Sme-Ariosto è fuori pericolo. O almeno così sembra. Perchè si costituisce nel procedimento anche il Presidente del Senato Nicola Mancino. Non c'entra niente, ma fa lo stesso. Anzi, scavalca Violante e sposa in toto la tesi di Previti: è legittimo impedimento anche la semplice discussione in aula. I parlamentari possono sottrarsi ai processi dal lunedì al venerdì. Cioè sempre. Ora è a rischio anche il processo Sme-Ariosto. In attesa che la Consulta decida, i processi "toghe sporche" proseguono in tribunale fra mille ostacoli, rinvii, difficoltà. Dentro e fuori dall'aula. Gli avvocati di Previti e Berlusconi presentano, ripresentano e reiterano un'infinità di volte le stesse questioni: ricusazioni dei giudici e dei pm, vizi di forma, eccezioni di nullità e inutilizzabilità, cavilli. Chiedono di sentire come testimoni tutti e 2000 i giudici in servizio a Roma, più mezza Confindustria e mezzo mondo giornalistico. Poi tentano di far cestinare gli atti delle rogatorie svizzere, affermando che il governo delle sinistre li ha usati per accertamenti fiscali vietati dal "principio di specialità" elvetico (ma Visco smentisce e la bolla di sapone si sgonfia). Poi sostengono che pagare i giudici, tra il 1990 e il 1992, non era reato: la corruzione in atti giudiziari (più grave di quella semplice) fu introdotta solo nel '90, e solo nel '92 si specificò che valeva anche per i corruttori e non soltanto per i giudici corrotti, dunque il professor Pecorella e i suoi colleghi ne deducono che per due anni in Italia è stato lecito corrompere i giudici (ma non, per i giudici, farsi corrompere). Insomma: Squillante & C. possono anche essere punibili per aver preso soldi da Previti e Berlusconi, ma Previti e Berlusconi non lo sono per avergli dato quei soldi. Una tesi originale, che però non riscuoterà grandi successi.

    12 maggio. Le difese di Berlusconi e Squillante chiedono di cestinare le rogatorie svizzera del processo Sme-Ariosto giunte "in fotocopia semplice", o su fogli "non numerati", o trasmesse direttamente dai giudici elvetici ai colleghi milanesi o agli agenti dello Sco, "by passando il ministero della Giustizia italiano e l'Ufficio Federale in Svizzera". Il tribunale respinge la richiesta: tutto è avvenuto secondo la legge. Provvederà il Polo a modificarla, quella legge.

    19 giugno. Il gup Lupo proscioglie tutti gli imputati del processo Mondadori, sia pure col comma 2 dell'articolo 530 (insufficienza o contraddittorietà delle prove) .La decisione è il frutto di un'altra norma dell'inesauribile "pacchetto Carotti": quella che impone al gup di assolvere subito, prima del processo, qualunque indagato raggiunto da elementi d'accusa anche gravi, ma non così gravi da giustificare su due piedi una condanna. Anticipando così un giudizio che, finora, spettava al giudice del dibattimento.

    17 novembre. Alla ripresa di Sme-Ariosto, il pool contesta una nuova tangente (i famosi 434 milioni di dollari del 1991), che allontana la prescrizione al 2006. Polemiche a non finire. Anche perché si attendono ancora parecchie rogatorie sui conti di Previti & C., dal Liechtenstein e dalla Svizzera. Ma il parlamento, anziché sveltirle, le rallenta vieppiù. Tant'è che da tre anni tiene nel cassetto la legge che dovrebbe ratificare la convenzione italo-svizzera sulle rogatorie, firmata dai due governi nell'ottobre '98.

    2001


    --------------------------------------------------------------------------------

    Aprile. Nell'ultima seduta del Senato, l'Ulivo approva la legge sulle rogatorie. Ma alla Camera il Polo si mette di traverso con 2000 emendamenti, e non c'è più tempo. Bisognava pensarci prima.

    15 maggio. Berlusconi vince le elezioni e diventa presidente del Consiglio, nonché parte civile contro se stesso al processo Sme-Ariosto. Previti, che in campagna elettorale ha annunciato l'intenzione di "fare piazza pulita" degli avversari, torna per la terza volta in parlamento.

    25 giugno. La Corte d'Appello di Milano ribalta il verdetto del gup Lupo e rinvia a giudizio Previti e i giudici Metta e Squillante per il lodo Mondadori. Solo Berlusconi si salva per la prescrizione, grazie a un trattamento tutto speciale. Il suo ruolo di "mandante" delle tangenti lo renderebbe responsabile "soltanto" di corruzione semplice (pena più bassa, prescrizione più vicina), mentre Previti, come esecutore materiale, risponde chissà perché di corruzione aggravata (pena più alta, prescrizione più lontana) insieme ai giudici che ricevettero i quattrini. E poi il Cavaliere merita le attenuanti generiche perché, in fondo, quella di comprare le sentenze a Roma era un'usanza diffusa; eppoi "le sue attuali condizioni di vita individuali e sociali" (è presidente del Consiglio) lo rendono «di per sé» meritevole di quel trattamento di riguardo. Si inaugura così un nuovo corso giurisprudenziale, dagli sviluppi ancora tutti da scoprire.

    6 luglio. La Corte Costituzionale, 14 mesi dopo il ricorso Previti-Violante-Mancino, dichiara nulle tutte e 5 udienze di Imi-Sir e Sme-Ariosto contestate da Previti. Almeno per lui, i due processi dovranno ripartire dall'udienza preliminare. Ovviamente davanti a un altro gup. La Consulta fa presente che, all'occorrenza, si possono tenere udienze anche di sabato e domenica. Senza sapere che i due pii imputati santificano le feste.

    Settembre. In pochi giorni la Casa delle Libertà fa sparire tre processi a carico del Cavaliere (AlI Iberian 2, consolidato Fininvest, Milan-Lentini), e le prove a suo carico negli altri due (Mondadori e Sme-Ariosto ). Il doppio miracolo è possibile grazie alla cosiddetta "riforma" del falso in bilancio (che cancella pure uno dei capi d'imputazione del processo Sme-Ariosto) e alla legge sulle rogatorie, lasciata a mollo dall'Ulivo e ora riesumata dai nuovi padroni del vapore, riveduta e corretta dagli emendamenti di Lino Jannuzzi, Marcello Dell'Utri e Paolo Guzzanti. Una legge che sembra la fotocopia delle eccezioni di inutilizzabilità delle carte svizzere presentate un anno fa dai difensori di Berlusconi e Previti e respinte dal tribunale.

    1° ottobre. Mentre Ciampi si affretta a firmare con la velocità della luce la legge anti-rogatorie e a congratularsi con il presidente del Senato Marcello Pera per l'ottimo lavoro svolto nel comprimere il dibattito parlamentare, Previti non ne vuol sapere di comparire al processo Sme-Ariosto. Prima annuncia che non ci sarà perché si sente "intimidito" dalle parole di Borrelli sulla cosiddetta riforma. Poi manda avanti un certificato medico: è convalescente da un'operazione all'anca. "Sia portato in aula su una barella, come si fa con gli altri imputati", chiede spazientita la Boccassini. Ma sono cose che non si dicono. "Ecco la prova dell'accanimento persecutorio di questo pm disumano", geme tremante il vecchio Cesarone dal letto di dolore.

    8 ottobre. Il medico fiscale del tribunale conferma: Previti sarà intrasportabile per sei settimane. Se ne riparlerà a fine novembre. Lui, il nemico della "insopportabile dilatazione dei tempi processuali", tifoso sfegatato della "ragionevole durata" e allergico ai "proscioglimenti per intervenuta prescrizione", ancora una volta è costretto a rinviare. Quando si dice la sfortuna. A questo punto, non gli resta che seguire l'esempio dell'amico e coimputato Acampora. Il quale, stufo dei continui rinvii, ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato per Imi-Sir. Il 21 luglio scorso, finalmente, è arrivata la tanto agognata sentenza: 6 anni di galera e 1000 miliardi di risarcimento all'Imi. Ora Previti, impaziente com'è di avere "un processo rapido", farà sicuramente altrettanto.

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    Originally posted by brunik
    Disposti a rinunciare alle ferie per il Principale.

    Ormai hanno perso ogni senso del pudore.

    Ridicolismo senza limitismo, i ragionieri Giandomenico Fracchia del Polo Delle Libertà E Del Buongoverno.

    http://digilander.libero.it/vieniava...umana/buono.ra

    PRONTA LA RICHIESTA AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE PER ANTICIPARE L’ESAME DEL LEGITTIMO SOSPETTO
    Giustizia, Forza Italia tenta il blitz d’agosto

    Il presidente della Camera scettico. L’Ulivo: atto d’arroganza. No di Lega e Udc


    La Stampa, 4 agosto 2002

    di Maria Teresa Meli

    ROMA. Forza Italia va avanti: presenterà la richiesta di convocazione anticipata della commissione Giustizia della Camera per la legge sul legittimo sospetto. Lo annuncia il vicecapogruppo forzista Antonio Leone, che in questi giorni di vacanze sta “presidiando” il Palazzo.
    «Farò io questa richiesta - spiega l’esponente azzurro - e la farò al presidente della Commissione Gaetano Pecorella e non a Pier Ferdinando Casini in modo che non sia coinvolto nelle polemiche come è successo a Marcello Pera. Del resto, la sinistra ci sta attaccando perché dice che vogliamo accelerare i tempi di questo provvedimento, per lo meno ci accuseranno di un fatto vero». Ed Elio Vito, presidente dei deputati di Forza Italia aggiunge: «Non vedrei niente di strano in un’anticipazione. Anzi. L’opposizione ha chiesto un congruo lasso di tempo per discutere questa legge: benissimo, la discussione può farsi in estate e non in autunno. E poi esistono dei precedenti: per l’indagine sui fatti di Genova durante il G8 la commissione Affari Costituzionali con Donato Bruno lavorò in agosto».
    Ma che cosa pensa di questo tentativo di accelerazione Pier Ferdinando Casini? Il presidente della Camera, esamina la questione con i suoi collaboratori e spiega loro: «Con l’accordo di tutti, della maggioranza e dell’opposizione, abbiamo deciso di convocare la conferenza dei capigruppo il 3 settembre, le commissioni il 9 e l’aula il 16, e al momento non vedo alcun motivo per modificare questo calendario». La sortita di Forza Italia, però, sembrerebbe, in realtà, puntare non tanto all’anticipazione ad agosto della commissione, quanto ad ottenere la procedura d’urgenza per la legge Cirami-Carrara e a condizionare le mosse di Casini, spingendolo a sostenere l’iter veloce di questo provvedimento in modo che venga approvato entro settembre. Sono indicative, in questo senso, le parole di Umberto Bossi: «Alla Camera - osserva il leader della Lega - vi sono regole diverse rispetto al Senato: il presidente di Montecitorio conta di più». Come a dire: sta a Casini fare in modo che questa legge venga approvata rapidamente.


    Che l’uscita di Forza Italia possa essere una forma di pressione nei confronti del presidente della Camera lo testimonierebbe anche il fatto che finora ci si limita a una «richiesta politica» (così la definisce lo stesso Leone), mentre non è ancora partita la procedura che renderebbe automatica la convocazione della Commissione Giustizia. Infatti, se un quinto dei componenti di quell’organismo parlamentare (e i forzisti da soli rappresentano più di un quinto) ne facesse formale richiesta, la convocazione anticipata sarebbe automatica. Ma, come spiega, il capogruppo di Fi in commissione Giustizia, Luigi Vitali, «non c’è niente di tutto ciò, al momento». «E io - aggiunge il deputato forzista - non sono stato preallertato». Comunque, la questione, che ha già provocato una durissima reazione del centrosinistra, è molto dibattuta all’interno della stessa Casa delle Libertà. Non che la maggioranza non sia compatta sull’opportunità di far passare quel provvedimento: anche il capogruppo dell’Udc Luca Volontè fa sapere che i suoi deputati voteranno come un sol uomo la legge Cirami-Carrara. Piuttosto, persino dentro Forza Italia si è dibattuto sull’opportunità o meno di sollevare la questione adesso, giacché c’era una scuola di pensiero che riteneva più utile lasciar decantare la situazione prima di riprendere la battaglia. Per di più, sia Ignazio La Russa, capogruppo di An, che Alessandro Cè, presidente dei deputati leghisti, sostengono che non vi è motivo per lavorare in agosto. Al massimo, secondo Cè si potrebbero anticipare di qualche giorno i lavori della commissione.


    L’opposizione, di fronte all’offensiva di Forza Italia, preannuncia un fuoco di sbarramento. «La convocazione anticipata - dice il segretario ds Piero Fassino - sarebbe un atto di arroganza inaccettabile». «E’ un dovere - aggiunge il numero due ds Pierluigi Bersani - reagire con tutti i mezzi a nostra disposizione contro quell’obbrobrio di legge». E un’altra diessina, la responsabile Giustizia Anna Finocchiaro, avverte: «Anticipare la commissione sarebbe un segnale devastante». «Sarebbe una provocazione», ammonisce la Margherita, mentre il verde Alfonso Pecoraro Scanio invita Casini a «non farsi intimidire».
    Pier-furby Casini, con la saggezza tipica del rag. Filini, ha stoppato la richiesta di lavorare in agosto: meglio evitare troppe critiche.

    Tanto ha promesso a Berlusca di stare tranquillo: entro settembre la legge viene approvata, tranqui. Ghe pensi mi.

    Veniamo a sapere che l'idea di aprire il parlamento in agosto venive nientepopodimeno dal terrorizzato Previti, che avrà anche i miliardi alle Bahamas ma comincia a intravvedere sei annetti con il sole a scacchi.

    La Stampa, Del 5/8/2002 Sezione: Interni Pag. 5)


    «Tranquilli, la legge passerà entro settembre»

    Berlusconi frena gli azzurri: me l´ha garantito il presidente della Camera


    inviato a PORTO ROTONDO (OLBIA)

    LA quiete della Certosa è stata interrotta da una telefonata romana. Finalmente ieri mattina la cappa di afa era scomparsa e il cielo al nord della Sardegna si era aperto. Quanto basta per godersi ancora quarantotto ore di relax. Ma dalla capitale è arrivata una telefonata che ha riportato il presidente del Consiglio alle faccende politiche, a quell'acida battaglia che è la legge sul «legittimo sospetto». Dall'altro capo del telefono c'era Gianni Letta che lo informava di un colloquio avuto la sera con Pier Ferdinando Casini, allarmato e preoccupato per la piega che stava prendendo la questione. «Ancora non so se i vostri deputati vogliono portare fino in fondo le loro intenzioni, ma sia chiaro che se dovessero andare avanti, io mi opporrò, dirò di no. Diglielo a Silvio, fagli capire che sarebbe uno sbaglio forzare i tempi». Non poteva essere più chiaro il discorso che Casini ha fatto a Letta, e che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha subito riferito al premier: un altolà ai falchi di Forza Italia e una richiesta esplicita allo stesso Berlusconi di farsene carico. «E' uno sbaglio forzare i tempi, uno sbaglio per tutti», ha ripetuto la terza carica dello Stato, trovando in questo d'accordo Letta. E Berlusconi, che finora non aveva calmato l'impeto dei suoi, ha risposto al messaggio di Casini: ha fermato i motori di una macchina già messa in moto e destinata ad avvelenare ancora di più lo scontro politico. Così, da villa Certosa ieri è partito l'ordine di ritirata momentanea e una rassicurazione. «Tranquilli - ha ripetuto a chi lo ha sentito ieri - entro settembre la legge Cirami sarà approvata: me l'ha garantito Casini. Ci saranno passaggi faticosi, il regolamento della Camera verrà applicato fino all'ultima virgola, l'opposizione avrà tutto il tempo per discutere e urlare, certo ci troveremo di fronte alle solite provocazione e ai soliti girotondi in piazza, ma vedrete che alla fine la spunteremo». Del resto, non c'era bisogno che Casini ribadisse in queste ore quello che aveva precisato nell'incontro alla Camera la scorsa settimana, proprio mentre al Senato impazzava la bagarre. Berlusconi si fida del presidente della Camera, quantomeno in questo passaggio delicato che ha visto la Casa delle libertà granitica come mai. Allora, calma e gesso, è inutile agitarsi. Per Berlusconi non sarà l'ostruzionismo del centrosinistra a impedire l'approvazione della legge: c'è una corsia preferenziale. Messa così, si tratta solo di una frenata tattica per una sicura accelerazione successiva che non dovrebbe scontentare nessuno dei suoi, nemmeno Cesare Previti che ha spinto più di tutti per riaprire dopo ferragosto la commissione giustizia. A lui e a chi nel partito voleva assestare un colpo prima del tempo all'opposizione, Berlusconi potrà dire «ci abbiamo provato». Ma, caro Cesare, c'è il Quirinale che non vuole inutili forzature, altrettanto Casini che non intende avallare blitz di alcun tipo. E anche gli alleati, a partire da Fini, la pensano allo stesso modo. Tanto, entro settembre... Insomma, Berlusconi non ha intenzione di farsi guastare le vacanze in Sardegna. Vuole dedicarsi alle tante questioni di governo, e con calma intende pianificare la campagna d'autunno anche sulla giustiza. Nei prossimi giorni, anche per fare il punto sulla questione Cirami, vedrà Giuseppe Gargani, responsabile giustizia di Fi, che arriverà a villa Certosa da Stintino dove si trova in vacanza. Per il momento è soddisfatto di come si è chiuso questo luglio di fuoco. E' soddisfatto di come è intervenuto il presidente della Repubblica: il premier si rende conto che non poteva ottenere di più e di meglio da Ciampi sullo scontro che ha visto l'Ulivo «sfiduciare» Pera. E gli basta la rassicurazione di Casini: incardinando il provvedimento in commissione già il 3 settembre, entro il mese il ddl sul «legittimo sospetto» sarà legge dello Stato. Sì, Berlusconi si fida del presidente della Camera, quantomeno in questa circostanza, ma chissà se capisce pure le preoccupazioni che Casini ha espresso ai suoi collaboratori: «O stoppiamo subito questi tentativi o domani mattina ci troviamo i girotondi davanti Montecitorio. Questo non lo permetto».

 

 

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