Dal Gazzettino di PD-18/07/2002

ALLEANZA NAZIONALE
Ascierto: «È necessario indagare sulle attività dei cinesi»:

«A suo tempo ho presentato un esposto alla Procura della repubblica ma non ho ancora ricevuto una risposta». Filippo Ascierto, parlamentare di Alleanza nazionale, continua la sua battaglia perché venga fatta luce sulle attività cinesi sospettate di illegalità. «Vorrei sapere - dice - se il Veneto è veramente un'isola felice, oppure se ospiti una criminalità sommersa specializzata nel riciclaggio di denaro».
Il parlamentare ricorda di avere esternato le sue preoccupazioni anche al Prefetto. Ma di avere ricevuto una risposta rassicurante, e cioè che tutto il denaro investito per acquistare in contanti bar, ristoranti ed altre attività sarebbe frutto di risparmi che la comunità cinese ha realizzato in patria.

«Se questa è la risposta - commenta il parlamentare - significa che non c'è stata una vera e propria attivazione da parte delle autorità competenti. Chiedo pertanto che vengano effettuati accertamenti specifici sulla provenienza del denaro, e che vengano sentiti i vecchi proprietari degli immobili ceduti ai cinesi in modo da sapere se quelle vendite siano avvenute a costi superiori di quelli di mercato. Vorrei infine sapere se siano o meno state attivate intercettazioni telefoniche».

Ascierto non ha dubbi. «La mia denuncia - dice - può fare emergere situazioni di schiavitù ed attività illecite come ad esempio il gioco d'azzardo. Così come hanno dimostrato le indagini avvenute in altre regioni italiane».

Dal Gazzettino di PD-21/07/2002

IL GIRO D’AFFARI
Gli imprenditori orientali investono soprattutto nei locali In pochi mesi hanno acquistato una trentina tra ristoranti e bar:

Sono 2 mila 254 gli imprenditori extracomunitari che operano sul territorio padovano e rappresentano l'1,5 per cento del totale (145 mila 887) delle attività iscritte nel registro provinciale delle imprese. Ma la maggior parte delle società gestite da cittadini extra Cee è in mano ai cinesi . Ristoranti, soprattutto. E c'è pure un'attività sommersa, in nero, che dà lavoro a orientali clandestini e che opera nel ramo dell'abbigliamento. Sono "aziende" sparse per la provincia, camuffate in villette tranquille o casolari, all'interno dei quali si lavora giorno e notte. Hanno giri d'affari per miliardi, e vivono a lungo prima che le forze dell'ordine riescano ad individuarle. Eppure sono conosciute dalle grosse aziende di confezioni, anche dai grossi marchi, dal momento che è stato accertato che questi laboratori clandestini lavorano quasi esclusivamente per grossi gruppi imprenditoriali.
Come ha denunciato di recente anche l'Associazione provinciale dei pubblici esercizi, i cinesi comprano ormai di tutto ed a prezzi elevati. Solo negli ultimi mesi tra ristoranti e bar, a Padova, sono finiti nelle loro mani una trentina di locali. È una presenza preoccupante che stravolge il regime libera concorrenza. I cinesi impiegano spesso personale che lavora in nero e praticano prezzi inferiori alla media.

L'argomento è stato affrontato prima dell'estate anche dall'onorevole Filippo Ascierto, parlamentare di Alleanza nazionale. «È un'avanzata imponente, tale da stravolgere il normale mercato delle compravendite» aveva affermato il deputato della Casa delle libertà. «Il perchè è presto detto. Gran parte degli esercizi commerciali viene infatti acquistata in contanti e a prezzi decisamente superiori al loro valore reale». Ascierto aveva citato alcuni dati, frutto di un'indagine. «Solo negli ultimi mesi nelle mani di imprenditori cinesi sono finiti quindici bar di Padova, ed altrettante attività di ogni genere. Si è registrata praticamente un'acquisizione ogni due giorni: un vero record, per un giro di affari che si aggira sui quindici milioni di euro. Una somma però sottostimata perché non tiene conto degli esercizi e delle aziende acquistate in provincia». Da dove arrivano tutti quei soldi? Per Ascierto è una domanda lecita, soprattutto in un momento come l'attuale, in cui tanti piccoli imprenditori padovani faticano a fare quadrare i loro conti. «Per questo motivo mi farò promotore di un'interrogazione parlamentare sulla situazione che si sta registrando sul territorio euganeo. Chiederò insomma al ministro dell'Interno di disporre una meticolosa verifica per accertare se siamo in presenza di riciclaggio di denaro sporco o di altre attività illegali».

Dal Gazzettino di PD-25/07/2002

-Ascierto (AN): «Avevo avvertito per tempo della gravità del fenomeno. Ora dobbiamo prendere provvedimenti e aiutare i commercianti italiani»

Il deputato di Alleanza Nazionale Filippo Ascierto non ha intenzione di mollare sulla "questione cinese". Rivendica con chiarezza di avere lanciato l'allarme per tempo, prima che gli avvenimenti degenerassero. «Secondo la mia esperienza da carabiniere, le attività commerciali cinesi generano spesso, in modo collaterale, attività illegali - afferma - È necessario che si attui un rapporto di reciprocità con la Cina. Abbiamo vari accordi di cooperazione? Ebbene, li si attuino anche per l'apertura di imprese gestite dai cinesi nel nostro Paese».
«Dobbiamo dar forza ai nostri commercianti, permettergli di iniziare a resistere a gente che si può comprare, da un giorno all'altro, negozi in centro e in periferia pagando in contanti. Considerato che l'investimento in queste attività - continua Ascierto - genera sicuramente un indotto criminale, la vigilanza e gli strumenti legali per far fronte al fenomeno, devono essere rafforzati. Il Prefetto, con cui ho parlato, mi ha detto che secondo accertamenti i soldi arrivano da attività famigliari. I cinesi allora sono tutti miliardari?»

-I commercianti orientali in città sono cresciuti del 42 per cento Un anno di aumento esponenziale, tra malumori e liquidità:

I cinesi controllano gran parte della ristorazione padovana e del commercio. E' aumentato del 42% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso il numero di esercenti cinesi in città. Lo rivelano i dati del Registro Imprese della Camera di Commercio, aggiornati al 30 giugno 2002. Tra i 212 imprenditori extracomunitari presenti a Padova nel settore della ristorazione, 88 sono cinesi , quindi il 41,5% del totale degli stranieri e quasi il 2% degli imprenditori padovani. Considerando tutti i settori di attività (industria e commercio), i cinesi arrivano al 10% del totale degli imprenditori extracomunitari, sono cioè al primo posto delle varie etnie arrivate in città. Nel 2001 erano 2562 gli immigrati titolari di imprese, nei vari settori economici, di cui 239 cinesi e già si registrava un aumento delle presenze del 21% rispetto al 2000. Nell'ultimo anno i cinesi sono lievitati ancora e l'espansione riguarda soprattutto il commercio e la ristorazione. «La presenza dilagante dei cinesi nei bar e ristoranti, ma anche nel commercio in generale - commenta Gianfranco Chiesa, presidente Ascom - richiederebbe l'applicazione della legge Mancino del '93, che prevede in modo molto chiaro le norme per la trasparenza nella cessione di partecipazioni e nella composizione della base sociale delle società e per la vendita e il trasferimento degli esercizi commerciali. I padovani continuano a preferire i bar tradizionali, credo perciò che nella diffusione degli esercizi commerciali dei cinesi non incida tanto la domanda della clientela, quanto la necessità di reinvestire denaro liquido. Su questa facilità di acquisto in contanti andrebbero fatti maggiori controlli». Ma oltre a bar e ristoranti, le acquisizioni cinesi comprendono anche il commercio ambulante. I mercati padovani hanno il 10% di operatori cinesi , licenze e concessioni acquistate in contanti, senza discutere sul prezzo. «E' un tasto dolente - fa sapere Nicola Zaramella di Assoveneto - i cinesi vendono a prezzi stracciati, denunciano pochissimo a livello fiscale e così non pagano le tasse. In più, i loro banchi danneggiano il decoro dei mercati: trovi esposti alla rinfusa, orologi, occhiali, gioielli e mutande, tutto insieme. Ormai tra le bancarelle di Piazza della Frutta si sente parlare solo cinese, sono quasi una decina gli operatori che hanno acquisito i banchi: arrivano con le valigette cariche di denaro, comprano anche per grosse cifre, e spesso usano prestanome». «I cinesi , dopo avere fatto incetta di locali nel commercio fisso, adesso stanno dilagando pure in quello ambulante - afferma Ilario Sattin, presidente regionale Fiva (Federazione italiana venditori ambulanti) - muovono grossi capitali, acquistano a qualsiasi prezzo, continuano a chiedere agli operatori di casa nostra di comprare le concessioni: tanti ambulanti in difficoltà vengono allettati... La presenza massiccia dei cinesi sta squalificando i mercati padovani, hanno spesso merce scadente, non rispettano le tipologie, non dichiarano i guadagni, andrebbero controllati fiscalmente. Abbiamo segnalato più volte il problema dei controlli, ma i cinesi continuano ad avere campo libero».

-L’ESPERTO Daniele Cologna, importante sinologo, racconta come anche nel Veneto - sul modello nazionale - i flussi migratori stiano diversificandosi, al di là degli stereotipi delle "Triadi"
"Ecco come i cinesi possono comprare i negozi in contanti"
Il sistema delle "Guanxi", i rapporti famigliari e i prestiti d’onore. Non solo per le "lanterne rosse" dei ristoranti, ma per attività "all’italiana" :

In questi giorni a Padova la domanda è un ritornello. "Ma dove trovano soldi i cinesi per comprare con denaro contante bar, negozi, attività commerciali?". A volte la stessa domanda assume un' intonazione retorica, quando in maniera più o meno implicita si fa intendere che tutto questo denaro sia di non limpida provenienza, del riciclaggio o del malaffare, si tirano fuori la "Mafia Cinese" o le "Triadi".Alcuni punti fermi, innanzitutto: effettivamente molti locali in città sono stati comprati "cash", tirando fuori le banconote una sopra l'altra. Secondariamente, la comunità cinese non è improvvisamente diventata ricchissima con un'enorme disponibilità finanziaria. Non è comunque da escludere a priori un interesse economico criminale come accade anche nei casi puramente italiani rilevati, per esempio, fin dai tempi degli studi della Commissione Antimafia per le aree mafiose non tradizionali, nel'93.
Il "denaro facile" dei cinesi

Daniele Cologna è un esperto sinologo (ovvero studioso della civiltà cinese), ricercatore per Synergia, società privata che da anni segue il fenomeno dei flussi migratori. Per lui la vicenda dei soldi facili è chiara, anche se non è semplicissima da spiegare: «È da anni lo stesso motivo, fin dai primordi dell'immigrazione cinese in Italia nei primi del Novecento, e non solo in Italia. È un meccanismo di creazione di reti di riallocazione di risorse. Semplificando al massimo, un amico, un ex compagno di scuola, un lontano parente, può prestare parte della cifra necessaria ad iniziare l'attività».«Ma non è un "prestito" nei termini intesi da noi occidentali. Se per esempio anni addietro ti è stato prestato un milione per intraprendere un commercio, e le cose sono andate bene, quando il prestatore avrà bisogno, sarà il beneficiato a farsi carico, per dirne una, delle spese per un matrimonio, anche se saranno molto superiori. Questo sistema fa sì che ogni persona che abbia giocato bene le sue carte si possa fare quindi una rete privilegiata di relazioni, di rapporti. È il sistema che in cinese si chiama "delle Guanxi". E con le "Guanxi" estese io, cinese che sono all'estero, posso ottenere del denaro facendo semplicemente un giro di telefonate".Gli stereotipi delle "Triadi"

Ma perchè allora si continua ad essere preoccupati di un'invasione della criminalità cinese nel commercio?: «Premettendo che la criminalità cinese naturalmente esiste - afferma Cologna - quello che rende tutto inquietante per gli italiani è il gigantesco castello di stereotipi che sono stati cuciti addosso alla comunità. Qualsiasi fatto criminoso viene automaticamente classificato come "Mafia Cinese", o come la comparsa delle Triadi e tutto lo sciocchezzaio che ne consegue».«Spesso quella che sembra a prima vista una rapina, è un avvertimento o una vendetta. I cinesi possono essere vittime da parte di loro connazionali senza scrupoli. C'è chi promette contratti d'affitto di abitazioni, necessari per ottenere il permesso di soggiorno, poi, una volta presi i soldi non si fa più vedere. E questo indubbiamente genera tensioni». Anche la mancata restituzione di un prestito d'onore può causare la rottura di equilibri tra cinesi e atti di ritorsione; perchè questo popolo tende a farsi giustizia da solo? «Di questo sistema relazionale e di prestiti non ci sono documenti e tracce scritte; si tratta di cose spesso indimostrabili. Impossibile quindi chiedere l'intervento della legge»

La imprese "mimetiche"

Daniele Cologna nei suoi studi ha individuato un fenomeno, che ha chiamato "L'espandersi delle imprese mimetiche": «Anche qui cercherò di semplificare al massimo. Storicamente i cinesi hanno due "dinamiche spaziali", ed il Veneto non è diverso dal resto d'Italia. La prima li vede concentrarsi nelle città, con le attività di ristorazione e commercio. La seconda è incentrata sulle zone dei distretti industriali, dove lavorano come "contoterzisti" nel tessile e negli accessori».«A Padova, per esempio, esistono entrambe queste dinamiche. In città però non c'è solo la ristorazione vincolata alla cucina etnica. Anche le attività tradizionali, pizzerie e bar, che rendono commercialmente, sono interessanti, possono essere acquistate e comunque condotte "all'italiana". In questo senso l'impresa è "mimetica", si integra senza le "lanterne rosse" nel quartiere circostante.

La provenienza

I flussi migratori arrivano, da quasi un secolo tradizionalmente, da quattro distretti della provincia di Zejang, a prevalenza rurale. Solo ultimamente si è aggiunto un flusso dalla provincia più meridionale di Fujian, e una piccola quota di immigrati tra gli ex operai e cassintegrati da Liaoning, parte dell'ex Manciuria.


Dal Gazzettino di PD-28/07/2002

-MISTERI D’ORIENTE La comunità dei cittadini con gli occhi a mandorla perde il controllo di se stessa. Vengono alla luce fatti di sangue e affari poco leciti
Non suona la campana quando muore il cinese
Gli inquirenti sospettano che per non lasciare tracce in giro si siano fatti sparire alcuni corpi "ingombranti":

Le domande sui misteri della mafia cinese sono come le ciliege: una tira l'altra. E adesso, che qualcosa cammina fuori passo all'interno dell'organizzazione orientale di casa nostra, gli inquirenti si pongono anche quelle più indiscrete, sperando di poter aprire un varco tra le maglie fitte dell'omertà. Ad esempio: dove vanno a morire i cinesi clandestini? No, non è una cosa da ridere, nè oziosa. È una questione inquietante.
La domanda è nell'aria anche tra il pubblico ministero Paola Cameran e gli investigatori della Squadra mobile che tentano faticosamente di scoprire il movente dell'accoltellamento accaduto la scorsa settimana all'interno del Gigibar, di via Berchet, a due passi dal palazzo di Giustizia.

Diciamo subito che il sospetto nasce dal fatto che non si è mai trovato un corpo, uno soltanto, di quei orientali clandestini, i quali potrebbero essere stati costretti a passare a miglior vita a causa di incidenti poco in sintonia con il codice penale. E sarebbe stata la fine che presumibilmente avrebbe potuto fare Zhouxiang Ren, appena diciottenne, se non riusciva a scappare dalla sala interna del Gigibar, dove i connazionali lo avevano accerchiato e lo stavano sgozzando a fendenti di coltello per un regolamento di conti. Gli inquirenti sospettano che a quell'ora (primo pomeriggio), con il locale deserto, il cadavere del ragazzino avrebbe potuto anche essere fatto uscire da una porta secondaria, mentre qualcuno avrebbe provveduto a lavare le tracce di sangue. Un paio di anni fa in un locale nei pressi della stazione era stato aggredito un cinese da un connazionale, che lo voleva finire a colpi di accetta. Prima dell'arrivo della polizia, le macchie erano state già lavate, il malcapitato portato all'esterno e l'aggressore era sparito nel nulla. Ovviamente il ferito non conosceva il suo accoltellatore, come il ragazzino del Gigibar, miracolosamente salvato al Policlinico, dice di non sapere i nomi dei connazionali che volevano mandarlo all'altro mondo, nè quale è il motivo di tanto accanimento. Si può stare sicuri che prima o poi i conti saranno regolati in casa.

Non sempre è oro quello che luccica nei sorrisi gentili dei nostri orientali. È certo (anche se poco trapela) che la violenza è sempre in agguato nei confronti di chi disubbidisce alle regole. Come quella volta che tredici cinesi sono finiti in Italia e a Padova, da clandestini, dopo un viaggio costosissimo e rocambolesco. Credevano di aver raggiunto chissà cosa quando si sono trovati segregati in un appartamento e minacciati dai connazionali dell'organizzazione, i quali volevano altri venti milioni per lasciarli veramente liberi. Sono state le cinque donne, tra le quali una sedicenne, a farne le spese, perché sono state picchiate e violentate ripetutamente.

Certo, rischiano poco, o niente, i clandestini che accettano di pagare il "riscatto" con il loro lavoro. L'ultimo laboratorio "segreto" è stato scoperto nei giorni scorsi in via Rimembranze a Pionca di Vigonza. In queste "botteghe" artigianali gli ultimi arrivati lavorano e vivono come bestie. Il tempo viene scandito soltanto dai pasti e da qualche ora di sonno, per il resto bisogna stare chini alle macchine da cucire fino a quando l'organizzazione non ritiene che il conto sia saldato. Venti o trenta milioni sarebbe il prezzo da pagare. E chissà con quali parametri vengono quantificati i salari.

Fino ai tempi più recenti la comunità dei cittadini con gli occhi a mandorla era la più tranquilla. Impenetrabile, ma tranquilla. Anche se chi voleva essere cattivo chiedeva: hai mai visto il funerale di un cinese? Adesso però le cose sono cambiate. Le rapine, gli accolltellamenti, il voler acquistare a qualsiasi prezzo locali su locali fanno credere che qualcosa è cambiato. Allora gli inquirenti vogliono tentare di capire quanti clandestini ci sono e che fine fanno.


Il Gazzettino di Padova