Tombe profanate, un’invenzione dei media l’utile
spauracchio dell’antisemitismo
di Paolo Bassi
“Ma che piccola storia ignobile che mi tocca raccontare, così solita e banale come tante, che non merita nemmeno due colonne su un giornale... ”.
Nel lontano ’76, Francesco Guccini cantava così il piccolo, grande dramma familiare di una ragazza rimasta incinta fuori dal matrimonio.
“Ignobile”, lo stesso termine che oggi si dovrebbe usare per un’altra storia, tutt’altro che “piccola e banale”, ma forse, davvero, “come tante” (purtroppo): le profanazioni nel settore ebraico del cimitero romano del Verano. A distanza di quasi due settimane dall’incursione vandalica, prendono forma i contorni all’interno dei quali è maturato il gesto e si svela l’identità degli artefici. Una vicenda che, “come tante”, poggia sul basso istinto “ignobile” del denaro facile, da ottenere a tutti i costi, anche quando questo vuole dire passare (e non in senso metaforico) sul cadavere delle persone.
Piccoli dipendenti comunali, funzionari del settore cimiteriale, giardinieri abusivi, coalizzati dietro al meschino movente di cercare di rimettere le mani sulla lucrosa gestione del Campo Santo. Il tutto, con un contorno di racket, estorsioni e piccoli furti, commessi ai danni di chi non c’è più o di chi è rimasto a piangere i propri lutti.
Ma se questi bassi istinti non sono poi molto diversi da quelli che muovono la mano di tanti altri criminali, lo stesso non si può dire per la reazione che il raid, ha suscitato nei media. Certo, creare il caso era proprio nelle intenzioni, ma la stampa italiana, ha fatto del proprio meglio per abboccare all’esca. Non si sono contate in queste settimane, le pagine dedicate dai giornali, in particolar modo da quelli di sinistra (forse per lavarsi la coscienza dalle valutazioni a senso unico sulla crisi in medio Oriente?) con “dotte” discettazioni su possibili matrici politiche o religiose alla base del gesto, non disdegnando persino, di coinvolgere in qualche modo nel discorso anche la Lega Nord. Antisemitismo. Questa la pista seguita con maggiore tenacia, nonostante la mancanza di rivendicazioni o altre prove che potessero accreditare un fine di tale natura. Ma perché non soffiare sul fuoco, agitando un fantasma che torna sempre utile a certi bassi, “ignobili” fini politici?
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Le tante sviste della stampa
Pubblichiamo di seguito, gli stralci di alcuni dei tanti commenti apparsi sui giornali nei giorni seguenti la profanazione del settore ebraico del cimitero del Verano di Roma.
LA LEGA, IN QUALCHE MODO, È SEMPRE NEL MIRINO...
«Grande è la nostra indignazione... . Tuttavia vogliamo evitare di attribuire a qualcuno, o a qualche organizzazione o gruppo preciso, la responsabilità di quella profanazione... ». Alcune righe dopo però, la giornalista trova doveroso ricordare una notizia pubblicata qualche giorno prima, secondo la quale «... nella redazione del quotidiano della Lega, vengono abitualmente diffusi, inni del Terzo Reich, mentre sui muri sono affissi manifesti di Hitler e delle SS».
Miriam Mafai, su Repubblica
L’ITALIA NON È IMMUNE
«Abbiamo fatto un’indagine su cinque Paesi europei ed è emerso che ci sono molti stereotipi riguardo al popolo ebraico. Secondo i risultati dello studio condotto dalla Anti-Defamation League, una persona su due crede che gli ebrei siano più fedeli a Israele che al loro Paese, il 35 per cento crede che gli ebrei parlino ancora troppo dell’Olocausto e un 30% crede che gli ebrei abbiano troppo potere economico. Per l’Italia l’indagine deve ancora iniziare. Ma l’Italia non è esente dall’antisemitismo».
Abraham Foxman, presidente della Adl intervistato su l’Unità
IL SONNO DELLA RAGIONE
«Da quale buio d’anima, da quale cieco inferno del cuore e della mente può venir fuori un crimine come quello compiuto l’altra notte al Verano contro tombe ebraiche? Sono povere e del tutto inadeguate le parole che vengono alle labbra. Atto barbarico. Gesto infame e abietto. Rigurgito di razzismo e di antisemitismo. La ragione avverte tutta la sua impotenza... ». Sergio Givone, filosofo e scrittore su Il Messaggero
LA FIRMA MANCA, MA L’ATTO È CHIARO
«La firma manca ma il segnale è chiaro: questo atto terribile è frutto del crescente antisemitismo. Forse questo terribile gesto è stato volutamente consumato in coincidenza con il 18 luglio, per noi una ricorrenza speciale: si ricorda infatti la distruzione del tempio di Gerusalemme. Per noi questa è una giornata di digiuno».
Leone Paserman, presidente della comunità ebraica di Roma, su La Stampa
SCRITTE SOSPETTE, O FORSE NO...
Una traccia che potrebbe avere a che fare con i nuovi devastatori delle tombe ebraiche è stata scoperta da un fotoreporter sulla facciata esterna del muro di recinzione del Verano. È una scritta con vernice bianca: “Base autonoma”. Era uno slogan usato anni fa da un gruppo neo-nazista. Le macchie di vernice sul prato sottostante sembrano fresche, ma bisognerà aspettare gli accertamenti della Digos per sapere se ci sia un rapporto con la profanazione di mercoledì notte.
Annibale Paloscia, su Liberazione




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