Bossi: mai un processo contro chi ha devastato o
fatto esplodere le sedi della Lega
di Paolo Bassi
Due milioni e mezzo di chilometri. Sono quelli percorsi in auto da Umberto Bossi da quando è in politica. Una cifra in costante aumento visto che anche in questi giorni, quasi la parola “ferie” non faccia parte del suo vocabolario, l’agenda del segretario della Lega Nord è piena di appuntamenti, sparpagliati ai quattro angoli della Padania. Convegni e incontri, ma soprattutto comizi alle feste del Carroccio. Questi ultimi sono le occasioni preferite dal ministro delle Riforme per sondare gli umori della base, raccogliere opinioni e spiegare alla gente i “perché” delle battaglie del Carroccio a Roma.
Tanti appuntamenti che non gli hanno impedito di partecipare alla consueta trasmissione del martedì, condotta su TelePadania da Gigi Moncalvo, nel corso della quale il leader della Lega ha fatto il punto su temi più interessanti dell’attualità politica.
Clandestini anno zero. La Turco-Napolitano va in pensione e il Parlamento dice di si alla legge proposta dalla Lega. Una svolta che la gente attendeva da tempo.
«La gente, che sapeva benissimo quanto fosse necessaria, ha accolto con molto favore la nuova legge sull’immigrazione. È stato un risultato importante e sofferto, ma alla fine siamo riusciti a mettere quei “paletti” fondamentali per cambiare la storia del Paese. Se la sinistra fosse rimasta al potere, si sarebbe proseguito sulla strada delle frontiere aperte. Un progetto che avrebbe portato alla fine, o quantomeno alla definitiva modificazione, della nostra storia e quindi alla cancellazione della nostra identità. L’ingresso libero di immigrati inoltre, avrebbe messo in discussione i diritti dei lavoratori, sconvolgendo, sotto il peso di numeri che la nostra società non è in grado di metabolizzare, il rapporto fra domanda e offerta di occupazione».
La sinistra orfana di idee e schiava del grande capitale.
«Un’altra cosa che la sinistra ha capito molto bene è la grande strumentalizzazione che la sinistra sta facendo su ogni nostra proposta. Del resto, quest’area politica si è venduta l’anima. Fin dagli anni 70, il grande capitale ottenendo come contropartita la fine del terrorismo, ha reso possibile l’ingresso della sinistra nel sottogoverno. Un sodalizio che da allora non si è mai sciolto. Più recentemente, all’inizio degli anni 90, i grandi interessi sono tornati a battere cassa per ottenere i beni dello Stato al minor prezzo possibile. Volevano cioè, che lo Stato non privatizzasse, ma svendesse. E anche stavolta, la sinistra ha fatto da tramite. In questo periodo poi, è un’opinione che ho sempre avuto, uscì allo scoperto il pool di Mani Pulite. Non tanto per questioni giudiziarie, ma perché in gioco c’erano i beni dello Stato e bisognava decidere in che mani sarebbero dovuti finire: in quelle del popolo, attraverso l’azionariato diffuso, o in quelle delle “grandi famiglie”. Noi all’epoca lottavamo per la prima ipotesi e, guarda caso, fummo indagati dai magistrati per una storia di 200 milioni che un amministratore della Lega avrebbe preso proprio da una di queste “grandi famiglie”. Ripeto, è una mia opinione, ma mi sembra che queste circostanze possano essere una chiave di lettura per interpretare questo controverso capitolo della storia del Paese».
Fondazioni bancarie, un’altra grande battaglia del Carroccio per fare in modo che il denaro delle Casse di risparmio rimanga nelle mani del popolo.
«Le Casse di risparmio, (in Lombardia c’era la più grande del mondo, la Cariplo), attraverso il sistema delle Fondazioni, davano in beneficenza una quota dei loro guadagni, che rimaneva sul territorio a vantaggio della collettività. Il legame delle Fondazioni con il territorio era garantito anche dal sistema di gestione, tramite commissari nominati dagli Enti locali. All’inizio degli anni 90 però, l’allora ministro del Tesoro Amato, riformò il sistema, stabilendo il principio che l’ente locale e i soggetti pubblici non dovessero più gestire direttamente il credito delle Fondazioni. Durante il governo dell’Ulivo si procedette ad una seconda riforma delle Fondazioni, affermando ulteriormente la loro natura privatistica e sottraendo alla legislazione politica, ossia al parlamento, il funzionamento di queste “casseforti”. Di qui, l’esclusione dei rappresentanti del popolo e l’aggressione della cosiddetta “società civile”. Guarda caso, tutti vecchi rappresentanti della Prima Repubblica. I democristiani, una volta esclusi dalla politica attraverso il voto popolare, hanno trovato il modo di riciclarsi entrando nelle banche. Noi invece vogliamo che le Fondazioni rimangano nelle mani del popolo e continuiamo a lottare contro questo scippo. Per questo Tremonti ha deciso che nel nuovo regolamento delle Fondazioni, i due terzi del Cda debbano essere eletti dagli Enti Locali. Il Consiglio di Stato invece, si è espresso in senso contrario con un parere vincolante che poggia su un pretesto: se un consiglio di amministrazione fosse fatto da tre membri non avrebbe senso fare il discorso dei 2/3 perché basterebbe il 51%, per avere la maggioranza per governare. Ma in realtà i Cda non sono fatti da tre soli membri. Si tratta di un escamotage per non mettere numeri e lasciare mano libera a chi scrive gli statuti. Per fortuna il tutto deve passare dal vaglio dell’organo di controllo: il ministero del Tesoro di Tremonti. Purtroppo ho l’impressione che alla base di questa operazione ci sia il tentativo di protrarre i tempi del cambiamento, sperando che il futuro riservi tempi nei quali i ladri avranno ancora la possibilità di continuare a fare i ladri».
Le avvisaglie di terrorismo, sembrano avere una matrice comune: colpire il patto per l’Italia e in generale mettere un freno alle riforme.
«Io penso male. Recentemente ho visto un film su quello che è avvenuto a Genova l’anno scorso in occasione del G8. Gente con il volto coperto, spranghe, caschi. Un armamentario e un’organizzazione, che fa pensare più a un gruppo di persone organizzate e addestrate per certe azioni, che a semplici e pacifici manifestanti. Mi vengono sempre in mente le sedi della Lega, oggetto di atti vandalici o, peggio, fatte esplodere con delle bombe come è successo in Veneto e Nord-Est. Forse da questi fatti prese il via il processo che poi, passando per Genova, è arrivato alle intimidazioni terroristiche degli ultimi tempi. Tutti questi elementi, fanno immaginare l’esistenza di un “regista” che preparò il terreno alle azioni di destabilizzazione. Io ho la vaga impressione, che questi delinquenti siano stati addestrati nel periodo nel quale noi lanciammo il progetto della secessione, perché all’epoca potevano tornare utili a chi aveva interesse impedire con qualsiasi mezzo la libertà del Nord. Oggi chi li ha preparati all’azione, se li ritrova contro. Una sorta di “esperimento sfuggito al controllo” Bisognerebbe fare maggiore chiarezza su queste cose, ma purtroppo su fatti come gli attentati alle sezioni della Lega non si sono mai celebrati processi, mentre i magistrati hanno dimostrato ben altra celerità nel colpire la gente del Nord che chiedeva la libertà».
Reintroduzione del “Legittimo sospetto”, l’ultimo terreno scelto dalla sinistra per inscenare i suoi girotondi “diretti” da Nanni Moretti.
«Moretti, che lavora nel cinema, si agita tanto contro il governo perché teme di perdere i finanziamenti statali per i suoi film. Ma la questione, se vogliamo, è più profonda. I girotondi, guidati da persone come Moretti, danno l’immagine di chi siano veramente gli esponenti della sinistra: uomini che, al di là delle parole, nutrono un vero disprezzo per il popolo e per le sue scelte. Lo fanno a tutti i livelli, tanto in Italia, quanto in Europa. A governare non devono essere gli uomini che sceglie la gente, ma le elité espressione dei poteri forti e dei grandi interessi. Se per raggiungere questo obiettivo bisogna usare anche la leva della magistratura tanto meglio. Anche per questo, c’è tanto ostracismo verso la reintroduzione del legittimo sospetto. Ma la realtà è diversa. Se una persona ha delle fondate prove sulla malafede di un magistrato, un povero cittadino deve avere la possibilità di essere giudicato in un tribunale che garantisca la totale obiettività. Oggi basano tutte le loro proteste contro Berlusconi, ma la realtà è che la sinistra non vuole cambiare uno stato di cose che gli ha garantito lunghi e fecondi anni di governo e sottogoverno».




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