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Originally posted by Avanguardista
-A Salerno viene ucciso in un agguato da estremisti di sinistra il camerata CARLO FALVELLA (19 anni) del FUAN: in via Velia, dove si trova l’abitazione di CARLO, viene atteso dal suo assassino G. M. e due complici G. S. e F. M. tutti militanti dell’ultra sinistra.
CARLO FALVELLA è insieme ad un altro camerata, Giovanni Alfinito, che verrà anch’egli ferito. I due non hanno neppure il tempo per reagire all’agguato che vengono colpiti a coltellate; la lama di M. si conficca due volte nel cuore di CARLO.
Arrestato poco dopo M. verrà condannato a soli nove anni ci carcere, ne sconterà meno di quattro e in pieni anni Settanta, tornerà all’attività "politica" dell’estrema sinistra.
Già perché allora si poteva tranquillamente urlare e scrivere: " La resistenza l'ha insegnato, uccidere un fascista non è reato ! "
- E' il 28 FEBBRAIO 1975 e a Roma continuano le violenze contro la gioventù nazional popolare. Viene assassinato in piazza Risorgimento a Roma lo studente greco del FUAN, MIKIS MANTAKAS. La colpa di cui si era macchiato era stata quella di aver partecipato alle manifestazioni di protesta di metà febbraio per l'orribile assassinio dei Fratelli Mattei. Mikis rappresentava un obbiettivo "perfetto" per i "democratici antifascisti": studente universitario straniero, attivo militante del FUAN, strenuo avversario dei marxisti quanto dei perbenisti borghesi. Mikis fu ucciso a colpi d'arma da fuoco durante un assalto alla sede MSI di Via Ottaviano.
La magistratura, dopo infinite vicissitudini, ha condannato per quest'omicidio tal A. L. che, attualmente latitante, risiede tranquillamente in Francia.
-"Il 13 marzo 1975, verso le ore 13, Ramelli Sergio residente a Milano in via Amadeo 40, stava appoggiando il motorino poco oltre l'angolo con via Paladini nei pressi della sua abitazione. Veniva aggredito da alcuni giovani armati di chiavi inglesi: il ragazzo, dopo aver tentato disperatamente di difendersi proteggendosi il capo con le mani ed urlando, veniva colpito più volte e lasciato a terra esamine. Alcuni passanti lo soccorrevano e veniva ricoverato al reparto Beretta del policlinico per trauma cranico ( più esattamente ampie fratture con affondamento di vasti frammenti ), ferita lacero contusa del cuoio capelluto e stato comatoso. Nelle settimane sucessive alternava a lunghi periodi di incoscienza brevi tratti di lucidità e decedeva il 29 aprile 1975"
Così con poche righe asettiche veniva riassunta la tragedia di Sergio Ramelli nella ricostruzione durante il processo agli assassini che avevano utilizzato per l'assassinio una chiave inglese "Hazet 36", un arnese lungo come un avambraccio.
Senza dubbio l'assassinio di Ramelli fu uno dei più feroci compiuti in quegli anni: basti pensare che gli aggressori di Ramelli ebbero bisogno di una "foto segnaletica" per riconoscere la loro vittima. Un particolare questo che sconvolge, che fa rabbrividire anche considerato come venne scattata quella foto. la foto fu scattata mentre Ramelli, circondato da una folla urlante di ringhiosi, veniva costretto con la forza a cancellare delle scritte nazionali dal muro della scuola... e tutto fra l'indifferenza e l'ignavia di docenti e "tutori dell'ordine"
"In via Paladini aspettiamo una decina di minuti…poi vedo il ragazzo col motorino. Do’ una gomitata ad "Aldo" e attraversiamo la strada… RAMELLI capisce, si protegge la testa con le mani.Gli tiro giù le mani e lo colpisco al capo con la chiave inglese. Lui non è stordito, si mette a correre. Si trova il motorino tra i piedi e inciampa. Io cado con lui, lo colpisco un’altra volta. Non so dove: al corpo, alle gambe. Non so".
Questo è ciò che accadde la mattina del 13 marzo 1975 nel racconto è uno stralcio della deposizione avanti al Tribunale di Milano di uno degli esecutori materiali del delitto.
Tragici i ricordi di quei giorni.. il funerale vietato, le scritte ignobili sui muri di Milano, lo sciacallaggio dopo la morte di Sergio con telefonate alla madre....
-Genova,18 Aprile 1970 è in corso un comizio del MSI, sul palco fra gli altri Giorgio Almirante. La tensione è alle stelle. Da settimane la stampa democratica ed antifascista ha soffiato sul fuoco. Gruppi di sovversivi urlano il loro odio a pochi metri dal comizio. Un gruppo di camalli, armato degli uncini di ferro utilizzati per scaricare il cotone dalle navi mercantili attacca il comizio. Obbiettivo è il palco e gli esecrabili dirigenti locali e nazionali.
Ugo, insieme ad altri camerati dei Volontari Nazionali non scappa, proteggono il palco dalla furia rossa. Ugo viene raggiunto da un sasso sulla testa e cade sul selciato agonizzante, morirà il I maggio, giornata simbolo per un operaio e sindacalista Cisnal come lui. Gli autori di questo delitto non verranno mai identificati.
-29 APRILE 1976 Viene ucciso a Milano, il consigliere provinciale del MSI, ENRICO PEDEVOVI, 50 anni, padre di due figlie ,dalla nascente formazione terroristica Prima Linea. L'agguato fu realizzato alle sette del mattino aspettando Enrico che si recava al lavoro (era avvocato). Pare che l'attentato fosse stato realizzato da aspiranti terroristi che, con l'uccisione di Pedenovi, volevano accreditarsi come "militanti rivoluzionari antifascisti". Enrico cade alle 7,30 del mattino alla guida della sua auto, appena uscito da casa.
Pedenovi era un'uomo mite e conciliante, fu ucciso solamente in quanto esponente del MSI. I suoi assassini scelsero lui, tra i molti nomi schedati dafli estremisti si sinistra, perchè bersaglio facile : usciva sempre alla stessa ora , senza guardarsi alle spalle.
Quando la notizia della sua morte si sparse, molti cercarono di recarsi sul luogo del delitto, ma l'intera zona era presidiata da compagni con i volti coperti e le chiavi inglesi. Ci furono inseguimenti e decine di pestaggi.
I funerali si svolsero in un clima glaciale, strade deserte e silenzio assoluto.
Inutile dire che gli assassini, nonostante le condanne, sono tutti pentiti o dissociati e quindi liberi.
-PADOVA ,17 GIUGNO 1974 un gruppo di fuoco delle BR fa irruzione nella sede del MSI di Padova. Nella sede vi sono due militanti, Giuseppe Mazzola 60 anni,carabiniere in congedo e Graziano Giralucci 29 anni, sposato e padre di una bimba di 3 anni. I brigatisti puntano le pistole contro i missini, vogliono farli inginocchiare, al rifiuto di questi , li uccidono senza pietà.
Poco dopo una volantino delle BR rivendica il duplice omicidio. La stampa di regime tenterà di addossare la colpa degli omicidi ad una faida interna fra Camerati aggiungendo dolore alle famiglie straziate. Ecco cosa pubblicarono alcuni giornali : Il Manifesto :" Padova, due fascisti trovati uccisi nella sede del MSI. C'é il sospetto che si siano ammazzati tra loro" . L'Unità parla di "sedicenti Brigate Rosse", l'Avanti :"le brigate rosse non sono altro che le copertura delle brigate nere, un'etichetta in cui il contenuto umano viene fornito anche da gente iscritta al MSI", Il Giorno :"i mandanti del duplice omicidio alla sede della federazione missina sono iscritti al partito di Almirante". Non c'é bisogno di commentare.
In ricordo di questi camerati la Compagnia dell'Anello ha composto una toccante canzone, intitolata "Padova, 17 giugno". Questa canzone apre, da oltre vent'anni tutti i concerti della Compagnia.
-Roma, 5 Maggio 1982.
GIORGIO VALE è in un appartamento romano latitante, sono in corso delle trattative da parte della famiglia e degli avvocati per farlo costituire.
Le forze dell'ordine irrompono nell'appartamento.Vengono esplosi 140 colpi con l'utilizzo di 4 mitragliette e di 4 pistole. Giorgio rimane ucciso massacrato dei proiettili. La versione ufficiale parlerà di suicidio del giovane durante un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine, versione confermata da Parisi in una serie di dichiarazioni..
RICORDARE!
onore ai camerati caduti sotto i colpi del sistema!!!
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