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    Predefinito Castelli: È Un’elezione Contro Il Governo

    Csm, rognoni nuovo “numero due”

    di Paolo Bassi

    Virginio Rognoni (ex ministro democristiano e membro del Csm in quota Margherita) è il nuovo vice presidente del Consiglio superiore della magistratura.
    Sul suo nome sono piovute le preferenze ti tutti i membri togati di Palazzo dei Marescialli (oltre agli 8 consiglieri del “cartello di sinistra”, anche i 6 colleghi di Unicost e i due di Mi), assieme ai tre laici espressi dall’opposizione e ai due capi della Cassazione, il pg Francesco Favara e il primo presidente Nicola Marvulli. I cinque voti dei laici della Cdl sono andati invece al collega Di Federico, e non al candidato che fino a ieri mattina era indicato come papabile della maggioranza, Nicola Buccico. Il capo dello stato Carlo Azeglio Ciampi, come è prassi, si è invece astenuto.
    L’elezione di Rognoni arriva in un momento particolarmente delicato, vista la tensione che si respira fra i poli sul fronte giudiziario. Per capire quanto questo voto sia stato gradito dalla sinistra basta rilevare la vera e propria ovazione registrata al Senato, impegnato nelle votazioni sul ddl Cirami, quando nell’aula di palazzo Madama è arrivata la notizia.
    Di ben altro segno il primo commento del ministro della Giustizia, Roberto Castelli che anche ieri è voluto uscire dalla porta principale del Senato, nonostante ad attenderlo ci fossero i cosiddetti “girotondisti” che l’hanno bersagliato con monetine e insulti (“prima le monetine, poi i sanpietrini e poi anche al resto...” dichiarerà in seguito, aggiungendo che “chi crede nella democrazia, lo fa anche difendendo il suo diritto di entrare e uscire dal Senato dalla porta principale”). Il ministro, augurando buon lavoro al nuovo presidente, ha dovuto rilevare che: «Con questo voto i componenti togati del Csm hanno scelto un candidato espresso dall’opposizione. Si tratta, quindi, di un voto contro il governo e di questo prendo atto». Del resto, già prima che si sapesse l’esito della votazione, il Guardasigilli aveva osservato che quanto stava avvenendo in contemporanea al Senato «avrebbe condizionato pesantemente la decisione del Csm».
    E infatti, le prima reazioni alle parole del ministro si sono avute proprio a palazzo Madama, dove la sinistra stava continuando l’ostruzionismo alla legge sul legittimo sospetto, nel tentativo di ottenerne il massimo effetto mediatico. Per il capogruppo dei Ds Gavino Angius «Castelli si deve dimettere», mentre il senatore della Quercia Massimo Brutti ha chiesto che «il Guardasigilli riferisca subito in parlamento sulle sue affermazioni». Sulla stessa linea, il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio e l’esponente dei Comunisti italiani, Marco Rizzo e diversi altri esponenti dell’opposizione». Richiesta di dimissioni subito rispedita al mittente dal gruppo dei senatori leghisti che l’hanno liquidata come “un brutto scherzo della stanchezza e del caldo”. «Vogliamo tranquillizzare Angius e gli altri - hanno ironizzato i parlamentari del Carroccio - Castelli se ne andrà. Ma solo in ferie, semmai ce ne fosse bisogno».
    Lo stesso Rognoni è intervenuto in merito rivolgendosi direttamente a Castelli, con un molto (troppo?) franco “ma cosa ti è venuto in mente”.
    «È inesatto - ha detto il nuovo numero due del Csm - dire che io sono un esponente dell’opposizione. Non possiamo portare dentro il Csm una contrapposizione, che è inaccettabile per i compiti istituzionali del Consiglio. Voglio avere con il ministro della Giustizia - ha poi aggiunto - un rapporto istituzionale corretto. Andrò da lui per salutarlo e per parlargli, perché tra noi deve esserci un rapporto estremamente intrecciato».
    Ma l’ultima parola è stata comunque di Castelli che ha ribadito le sue posizioni: «È un dato di fatto che Rognoni è stato proposto dall’opposizione. Se poi la sinistra vuole mistificare oltre ogni limite e lasciarsi andare alle violenze verbali, sappia che non mi farò intimidire. Ho fatto i miei auguri a Virginio Rognoni - ha sottolineato nuovamente Castelli - e sono sicuro che potrà svolgere bene l’importante compito di vicepresidente del Csm. Ma è sotto gli occhi di tutti che con il loro voto i consiglieri togati del Consiglio Superiore hanno assunto una posizione netta. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la figura di Rognoni, che sono sicuro saprà interpretare con equilibrio il suo ruolo. Anche io, da parte mia, desidero un rapporto istituzionale corretto con il vicepresidente del Csm e sono sicuro che sarà così». Sulla stessa linea anche il capogruppo di An al Senato, Domenico Nania, per il quale l’elezione di Rognoni è “un’anomalia democratica”. «Se si elegge il rappresentante dell’opposizione in risposta a quella che è una libera ed autonoma decisione del Parlamento - ha spiegato - significa chiaramente che si vuole dare un segnale di dissenso rispetto a come il Parlamento sta lavorando. E a me questo non sembra normale. Questo non credo che dovrebbe verificarsi in una democrazia normale. Ma - aggiunge l’esponente di An - certo dipende dai punti di vista... ».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    LA MEMORIA CORTA DEI POST COMUNISTI
    Quando le leggi ad personam piacevano al Pci
    Nel 1989 - ricordano in una lunga lettera al quotidiano il Foglio, Marco Taradash e Peppino Calderisi - mentre in tutta Europa il comunismo veniva travolto, il Partito Comunista Italiano si preoccupava di non venire travolto dall’apertura degli archivi di Stato dei Paesi ex comunisti.
    E si affrettava a far votare dal Parlamento una legge di amnistia che, abolendo il reato di finanziamento da Stato estero, precludesse a tutti i tribunali d’ltalia di trascinare in giudizio i suoi dirigenti.
    Così avvenne, come dimostrò l’ampia inchiesta della procura di Roma, che, accertato che il Pci aveva intascato contributi all’epoca illeciti per centinaia di milioni di dollari da Urss e Kgb, si rassegnò a constatare l’inutilità della documentazione raccolta. Mai vi fu legge più ad personam, o ad personas, e più tempestiva, di quell’amnistia. Sarebbe storia, da destinare alla memoria e all’oblio, se oggi non ci trovassimo di fronte a un uso politico della memoria e dell’oblio. Nel 1989 i cinquantenni che oggi guidano i girotondi intorno a Palazzo Madama e i dirigenti politici che se ne adornano come di un copricapo indiano erano già abbastanza grandicelli per capire quello che stava succedendo, e si assunsero la responsabilità del sostegno o del silenzio. Oggi invece gridano in piazza e in aula contro la “legge ad personam” e minacciano una grande manifestazione di massa per impedire al Parlamento, a settembre, di votare la legge Cirami, consentendo così al tribunale di Milano di completare l’opera senza aspettare l’eventuale giudizio della Cassazione sull’equità del processo in corso. Ma l’episodio ricordato da Taradash e Calderisi non è l’unico espisodio che ha visto la sinistra più che propensa a far emanare leggi ad personam. A citarne un altro è il Velino di Jannuzzi. «Era il 1997 - ricorda il Velino - Scalfaro regnava ed emanava editti. Uno di questi, subito raccolto dal parlamento, indicava l’assoluta necessità di e urgenza di modificare le norme sull’abuso d’ufficio. Gli articoli in questione del codice penale (323), del codice di procedura penale (289, 416 e 555), come Scalfaro aveva chiesto, furono modificati con la legge 16 luglio ’97, n° 234. Con una conseguenza importante, anzi due. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, inquisito per abuso d’ufficio per la vicenda Cirio, fu prosciolto ed evitò il rinvio a giudizio. E la stessa sorte toccò a Claudio Burlando, ministro dalemiano dei trasporti, che anche lui inquisito in quel periodo (e non era la prima volta) per abuso d’ufficio. Il caso di Claudio Burlando è il più interessante. I magistrati infatti, annunciarono la sospensione del procedimento che lo riguardava in attesa delle decisioni del parlamento».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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