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    Predefinito Venerabile Card. John Henry Newman



    John Henry Newman, primo di 6 fratelli, nasce a Londra il 21 febbraio 1801. Il padre, John, era un banchiere mentre la madre, Jemina Foundrinier, discendeva da ugonotti emigrati dalla Francia dopo la revoca dell'Editto di Nantes. Nel 1808 Newman entra nella scuola di Ealing (in quei tempi fuori Londra) dove ricevette un’educazione elevata e manifestò la sua notevole intelligenza. Il 1816 segnò l’ultimo anno di permanenza a Ealing e contemporaneamente il fallimento della banca del padre. In questo periodo, sotto l'influsso di Walter Maser, pastore calvinista, maturò una fede orientata dai principi protestanti e la convinzione che il Papa fosse l'anticristo.

    Nel 1817 entra nel Trinity College di Oxford dove ottenne il titolo accademico di "Bachelor of Arts". Nel 1822 fu eletto "fellow" dell'Oriel College, ambiente nel quale sviluppò un'amicizia con Edward Bouverie Pusey. Il 13 giugno 1824 viene ordinato diacono nella Chiesa Anglicana e divenne coadiutore della parrocchia di St. Clement ad Oxford. Nel 1825 aiutò Richard Whatley a St. Albans Hall e il 29 maggio di questo stesso anno viene ordinato sacerdote anglicano.

    Dal 1826 al 1832, in qualità di tutor nell'Oriel College, si occupa della formazione culturale di molti studenti universitari e fu in stretto contatto con Pusey, John Keble e Hurrel Froude. Il 14 marzo 1828 diventa parroco nella chiesa universitaria di St Mary, dove svolse una intensa attività pastorale, soprattutto mediante la predicazione che riscosse molti consensi, fino al 1843.

    Nel 1832 accompagna Froude in un lungo viaggio nell'Europa meridionale, visitando Roma, Malta, Corfù e la Sicilia. In questo viaggio incontrò per la prima volta, nel Collegio Inglese di Roma, Nicholas Wiseman, che diventerà Arcivescovo cattolico di Westminster. Scrive il poema che sarà poi pubblicato nel 1834 con il titolo di "Lyra Apostolica" ed anche il poemetto "Lead, Kindly, Light", dove esprime la sua fiducia nella Provvidenza che lo avrebbe guidato nella realizzazione di una particolare missione.

    Tornato in Inghilterra, ad Oxford, poté ascoltare, era il 14 luglio 1833, il discorso di John Keble "National Apostasy", sermone che segnò il sorgere dell'Oxford Movement, di cui Newman divenne la figura più rappresentativa: un gruppo di giovani studiosi elaborò il progetto di combattere il liberalismo teologico, vale a dire quella particolare tendenza a sottovalutare i diritti della fede di fronte alle esigenze della ragione che si era espressa nella corrente della "Evidential School".

    Dal 1833 al 1841 Newman, Froude, Keble, Pusey e William Palmer pubblicarono "Tracts for the Times". Dei 90 saggi pubblicati Newman ne scrisse 26, incluso l'ultimo il "Tract 90", nel quale egli cercò di interpretare i 39 articoli della Chiesa Anglicana in un'ottica cattolica. Ciò gli valse la condanna da parte dell'"Hebdomadal Board" dell'Università di Oxford e venne sconfessato da 42 vescovi anglicani. Newman rinunciò alla parrocchia universitaria di St. Mary e il 9 aprile 1842 si ritirò con alcuni amici a Littlemore, dove, lavorando alla stesura del celebre "Essay on development of christian Doctrine" (Londra 1845), maturò la sua conversione alla Chiesa Cattolica, che mediante il Ven. Domenico della Madre di Dio, C.P., lo accolse insieme ad altri suoi seguaci il 9 ottobre 1845. In questo libro Newman utilizza la solida conoscenza della patristica acquisita in anni di intenso ed appassionato studio, di cui furono frutto opere come "The Arians of the Fourth Centuries" (Londra 1833), la traduzione dei "Selected Treatises of St. Athanasius" (Londra 1841-1844).

    Quando nel 1846 Newman si reca a Roma assieme ad alcuni compagni, anch’essi anglicani convertitisi al cattolicesimo, non è ancora sicuro di entrare in un ordine religioso oppure diventare un sacerdote secolare. Nel Memorandum del 1848 Newman scrive che si prese in considerazione il progetto di entrare nell’ordine dei Redentoristi ma alla fine scelsero l’Oratorio di San Filippo Neri.

    Newman iniziò a frequentare la Chiesa Nuova (fondata da San Filippo Neri nel 1575 è la sede del primo Oratorio del mondo) e i sacerdoti della comunità. Quando prese la decisione ufficiale di diventare Oratoriano chiese in via formale al Papa di poter fondare un Oratorio a Birmingham e richiese di poter adeguare le Costituzioni dell’Oratorio romane alle necessità presenti in Inghilterra. Nel 1847 Newman assieme a sei compagni inizia il noviziato presso l’abbazia di Santa Croce dove un’ala dell’edificio viene messa a loro disposizione. In quattro mesi vennero studiate le Costituzioni, la spiritualità e le tradizioni dell’Oratorio.

    Come San Filippo Neri anche Newman venerava lo Spirito Santo (lead kindly light), la forza di persuasione del cuore; Newman ha scelto di diventare un Oratoriano perchè aveva riscontrato nell'Oratorio quell'evidenziare il positivo che è nel Cristianesimo, così tipico del suo modo di pensare. Erano così diversi i caratteri del fondatore dell'Oratorio, San Filippo, e di uno dei suoi più famosi discepoli, Newman, ma in entrambi si riscontrano alcune, forti affinità: entrambi dimostrarono nella loro vita una sensibilità straordinaria alla guida dello Spirito Santo. L'adorazione della Terza Persona della Santissima Trinità fu uno dei legami più forti che ebbero in comune.

    Dopo l'ordinazione sacerdotale il 2 febbraio 1848, confortato dall'incoraggiamento di Papa Pio IX, fondò il primo Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra. La prima sede venne stabilita a Marivale, in seguito la comunità si spostò prima a St. Wilfrid, poi nella Alcester Street a Birmingham e infine nel 1854 a Edgbaston, una zona residenziale alla periferia di Birmingham. Sempre nel 1848 un gruppo di religiosi capitanati da padre William Faber, che dopo Newman è il più celebre Oratoriano inglese, si trasferisce a Londra dove fonda il secondo Oratorio inglese nella King William Street; nel 1854 la comunità si trasferisce nell’elegante quartiere di South Kensington e nel 1884 viene inaugurata la nuova chiesa, comunemente conosciuta come Brompton Oratory e tra le chiese cattoliche più frequentate della capitale inglese.

    Newman rimane superiore di Birmingham e Oxford fino al 1850, anno in cui padre Faber viene nominato superiore della casa di Londra mentre Newman rimane alla guida di quella di Birmingham. Se si esclude il periodo in cui viene nominato Rettore dell’Università Cattolica di Dublino (1854-1858) Newman è rimasto sempre a Birmingham tra i suoi confratelli ed i molti volumi che riempivano la sua camera.

    Il periodo dublinese offre a Newman riflessioni e pensieri che lo portano a scrivere il celebre "The Idea of a University" dove delinea quale formazione intellettuale, morale e religiosa debba essere data da una Università, e la riassume nell'espressione "spirito filosofico", cioè spirito di equilibrio e di saggezza, che tende a comprendere l'insieme delle conoscenza umane, discernendone i limiti ed i rapporti.

    Purtroppo gli anni dopo la sua conversione al cattolicesimo furono per Newman pieni di molte contrarietà, insuccessi ed incomprensioni. Molte delle iniziative che intraprese (l'Università Cattolica di Dublino, la traduzione in inglese della Bibbia, la direzione della rivista "The Rambler", la fondazione di un Oratorio ad Oxford per gli universitari cattolici) ebbero esiti fallimentari, perché era combattuto da quella corrente che tentava di far credere che Newman fosse un uomo dannoso per il Cattolicesimo inglese. Si era fra l'altro in un periodo molto delicato perché da Roma Pio IX autorizzò la restaurazione della gerarchia cattolica in Inghilterra e questa decisione provocò un'ampia reazione antipapista in tutto il Paese. Per parte sua, Newman cercò di contrastare questa ondata negativa con una serie di lettere ai giornali britannici firmandosi con lo pseudonimo di Catholicus.

    Anche se profondamente segnato dall'accanimento contro di lui, Newman rimase fedele alla Chiesa e continuò il suo lavoro in difesa della verità con numerosi scritti che gli valsero la simpatia degli anglicani e l'ammirazione degli avversati di parte cattolica. Egli si difese dalle accuse illustrando la sua attività con la brochure "Mr Kingsley and Dr. Newman: a Correspondence on the Question whether Dr. Newman teaches that Truth is no Virtue" e la sua autobiografia spirituale "Apologia pro vita sua". Nel 1870 affrontò in "An essay in aid of a Grammar of Assent" il sempre attuale tema di "fede e ragione". In questo che è il suo capolavoro filosofico e teologico il Newman si rifà alla distinzione già illustrata in nell’opera giovanile "Fifteen Sermons Preached before the University of Oxford" tra pensiero spontaneo o implicito e pensiero riflesso o esplicito, costruendovi sopra una elaborazione ben articolata e complessa circa i temi della certezza, dell'assenso, della probabilità, dell'inferenza e della fede.

    Al tempo del Concilio Vaticano I (1869-70) Newman, diversamente dal suo amico Manning, si oppose alla stesura di un documento relativo alla infallibilità pontificia. Non è che egli si opponesse al concetto, ma era del parere che vi volesse ancora del tempo perché tale dottrina venisse codificata. Non appena essa fu proclamata dogma di fede, fu subito attaccata dagli Anglicani. Allora Newman scrisse una efficace difese di questo dogma, accrescendo il suo prestigio tra i Cattolici Inglesi e anche a Roma. Nel 1873, pubblicò "The Idea of a University defined", una raccolta di sue lezioni sull'educazione, che egli aveva scritto nei due anni precedenti. Nel 1878, il Trinity College di Oxford lo elesse come suo "first honorary fellow". Il 12 maggio 1879, su istanza di Sua Eccellenza Mons. William Ullathorne, Newman fu creato Cardinale da Papa Leone XIII, che in tal modo gli riconobbe "genio e dottrina". Il neo Cardinale scelse come motto "cor ad cor loquitur", perché egli non pretese mai di fare qualcosa di grande che fosse ammirato dagli altri, ma di comunicare con la semplicità e la cordialità dell'amico quanto era richiesto dal principio: "prima di tutto la santità"

    Così negli ultimi anni della sua vita vide dissiparsi le ombre contro di lui. Egli, nella sua umiltà e in tutta sincerità, si dichiarò servo inutile, ma i lunghi anni di studio e di produzione intellettuale gli consentirono di avere tra mano un materiale vastissimo e profondo, che pubblicò a Londra tra il 1870 ed il 1879, per il quale ha il diritto di occupare un posto rilevante nella cultura cristiana.

    Dopo alcuni anni di crescente debolezza, celebrò la sua ultima Messa in pubblico il giorno di Natale del 1889 e morì nella sua camera a Edgbaston l'11 agosto 1890. Per sua volontà sulla tomba venne incisa la frase: "Ex umbris et imaginibus in veritatem".

    Il 22 gennaio 1991 Newman è stato dichiarato da Giovanni Paolo II Venerabile, prima tappa del lungo processo canonico che, come sperano i devoti del cardinale inglese sparsi nel mondo, gli Oratoriani e lo stesso Pontefice, lo porterà alla beatificazione.

    Nel 1993 uno dei grandi sogni di Newman si avvera: viene ufficialmente fondato l'Oratorio di Oxford. Newman aveva tanto desiderato aprire un Oratorio nella celebre città universitaria per l'educazione degli studenti cattolici ma il progetto fallì.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Galleria

    Newman fotografato nel 1863

    Newman nel 1878 a Birmingham circondato dai confratelli


    Dipinto realizzato da W. W. Ouless nel 1879, anno in cui Newman venne eletto Cardinale


    Stemma cardinalizio di Newman


    Chiesa del Birmingham Oratory, fondato da Newman nel 1848 e primo Oratorio inglese.




    Emmeline Deane (1879 - 1944),

    Ritratto del Card. Newman, 1889, Board of Trustees of the National Portrait Gallery, Londra

  3. #3
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    Predefinito

    il cardinale Newman è stato citato di recente nel forum Cr in occasione del dialogo con gli anglicani

    http://www.politicaonline.net/forum/...95#post2122495


  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Wink Grazie Uva Bianca^__^

    ..chiedo scusa per non aver visto prima questo forum allora riporto qui il testo.......sta nella sede giusta^__^

    La benedizione del card. Newman^__^ Post #2 di 3

    Volevo offrire a voi tutti, allora, dopo questa bella notizia che avete messo......la storia di un grande sacerdote e vescovo e poi cardinale.......una figura presentata distortamente da alcuni ambienti protestanti .....e solo in questi ultimi anni riabilitata.......


    John Henry Newman era figlio dell'anglicano fedele e devoto banchiere e di madre discendente degli Ugonotti francesi e nasce a Londra il 22 febbraio del 1801.
    La sua carriera fu veloce e brillante quanto la sua vocazione, a soli 10 anni, grazie alla fede sincera della madre (c'è sempre una madre devota dietro figli santi^__^), Newman sente la vocazione e a 21 anni può coronare il suo sogno, viene ordinato prete anglicano. Viene affidato alla parrocchia di S.Maria in Oxford e ben presto scopre una seconda passione: I PADRI DELLA CHIESA.......

    Oxford era ed è un centro frequentato dai più grandi studiosi anglicani con loro, ben presta pubblica piccoli saggi di Patristica e dei Padri ricevendo da una parte grandi approvazioni, ma dall'altra parte qualcuno aveva intuito o fiutato la troppa passione del giovane intraprendente.

    Newman era di carattere assai docile e tranquillo, la predicazione del Vangelo era tutto ciò che lo animava nel cuore e nella mente tanto che NON VOLEVA SPOSARSI per timore di non poter dedicarsi più a tempo pieno a questa vocazione che sentiva come missione PIENA......
    Una volta al suo vicario che gli faceva osservare che era saggio sposarsi per non dare adito alle male lingue di dubitare sulla sua castità, rispose: " e voi volete che io renda infelice una donna solo per accontentare i maliziosi? Voi piuttosto, vicario, perchè volete obbligare a sposarsi ed aggiungere dunque un peso a chi porta già la sua croce?"
    Il vicario non reagì......

    Aveva una grande corrispondenza dai suoi fedeli della Parrocchia, era sempre interpellato, aveva tempo per tutti, anche in piena notte si recava a far visita ai suoi malati, di giorno si occupava delle famiglie più bisognose personalmente, e trovava tempo anche per studiare, una passione che non lo abbandonò mai, tuttavia aveva un TORMENTO, scrisse nel suo diario:
    "...questa chiesa anglicana, iniziata da un re adultero e omicida, come può essere la vera chiesa fondata da Gesù Cristo? E come possono i miei confratelli criticare la Chiesa di Roma? "
    A Newman non interessavno nè il danaro e neppure la carriere, ogni soldo che giungeva alle sue mani, subito era messo in circolazione per le necessità dei suoi parrocchiani, ma aveva un punto fermo: LA RICERCA DELLA VERITA'.... solo la Verità lo dominava....e capì ben presto che solo partendo dai Padri della Chiesa avrebbe potuto trovare questa Verità......

    Nel Luglio del 1833, decide di andare in Italia, a Roma......non c'era mai stato e voleva vedere e sentire di persona il clima e quant'altro potesse tornare utile alla sua ricerca.
    Il suo vicario dovette lottare molto prima di lasciarlo andare a malincuore, presagendo forse ad un futuro cambiamento che quella visita avrebbe causato.....
    A Roma Newman avvertì il disagio e il grave peso della divisione con la Chiesa di Roma, ma al contempo avvertì una forte commozione nel leggere su quella piazza di san Pietro alcuni scritti dei Padri riguardanti le sue stesse origini.....Subì il fascino di Agostino e di san Crisostomo quando parla della Roccia che è Pietro su cui poggia la Chiesa che essendo Corpo di Cristo è indefettibile ed infallibile, facendo un paragone pensando su cosa poggiava la Chiesa Anglicana, Newman, pianse!

    Importante fu l'incontro a Roma con Nicola Wiseman, giovane rettore del Collegio inglese, prete e professore di ebraico e siriaco il quale parlò con lui del suo desiderio, avendo davanti Newman, di fare qualcosa per ridare dignità ai fratelli cattolici in Inghilterra che da tre secoli erano oramai definiti i REIETTI DELLA SOCIETA' INGLESE.

    Newman raggiunse anche la Sicilia dove si ammalò e fu anche sul punto di morire, miracolosamente (come scrive nel diario) guarì perchè sapeva che la sua missione non era ancora compiuta....
    Rientrato ad Oxford si riunì spontaneamente attorno a lui un gruppo di giovani preti anglicani, desiderosi come lui di conoscere LA VERITA', la vera natura della Chiesa nel suo rapporto con LA TRADIZIONE DEI PRIMI SECOLI E LA SUA AUTORITA'......
    Diceva Newman: " ....se noi come Chiesa Anglicana siamo infallibili nell'istruire i nostri fedeli è perchè esiste una Chiesa prima di noi che ha RICEVUTO questa autorità: o siamo ortodossi o siamo cattolici, non c'è altra soluzione!"

    Diventarono autorevoli e venivano ascoltati fino a quando i "churchmen"(=i capi) della Chiesa Anglicana non ne potereno più e li definirono molto più gravemente che "semplici monelli", bensì "istigatori di una falsa concezione della Chiesa"......
    Così il 5 maggio del 1836 votarono CONTRO Newman e i suoi seguaci definendoli RIBELLI....ma ciò che più ferì Newman, fu l'eticchetta con la quale furono cacciati fuori dall'aula: PAPISTI!

    Newman non si arrese e con lui neppure quantu lo seguivano, decisi ad andare a fondo la riscoperta dei Padri della Chiesa specie nel periodo in cui la Chiesa non si era ancora divisa, da premettere che questo genere di studi ERANO VIETATI AL POPOLO DEI FEDELI, lo studio dei Padri era solo per un certo grado in su.
    Newman tuttavia tentò sempre di NON opporre resistenza al suo essere anglicano, ma si domandava: CHE COSA HANNO IN COMUNE GLI ANGLICANI CON I PADRI E CON LA CHIESA DEI PRIMI 4 SECOLI?
    Aggiungeva una nota alle sue note: LE TENEBRE DEVONO ESSERE FUGATE, LA LUCE DEVE RISPLENDERE!

    Aveva accanto a sè un certo fiore: i giovani seminaristi della Chiesa Anglicana, desiderosi come lui di capire e riscoprire le proprie radici, diceva Newman: "...le nostre radici non possono iniziare in quel 1500, prima deve esserci qualcosa e se c'è un dopo non può che essere una nostra responsabilità comune..."

    Newman fu accusato di voler fondare una sua CHIESA SCISMATICA...e avrebbe potuto farlo, tanti erano i seguaci che aveva nelle sue prediche ecumeniche......MA NON LO FECE, di fronte a questa accusa rispose: " Che motivo abbiamo, venerati fratelli, di creare un altra chiesa ancora? Essa non sarebbe altro che figlia di una prostituzione, dell'ennesima prostituzione. La Chiesa non può che essere UNA SOLA, come UNO E' IL CRISTO....cerchiamo solo di capire se siamo figli di una prostituta o se possiamo riparare i danni che tutti abbiamo commesso creando una nuova chiesa...."

    Questa affermazione gli creò una dura persecuzione, venne abbandonato dai vescovi anglicani i quali sostenevano che fosse stato "INFETTATO DALLA CULTURA CATTOLICA CHE LEGGEVA TROPPO" (siamo nel 1800 attenzione), sentendosi come in agonia per non essere stato compreso (egli infatti non si sentiva affatto ancora un cattolico, ma voleva solo capire quale strada usare per tentare L'UNITA' DELLA CHIESA LA SOLA CHE CRISTO AVEVA FONDATO), si ritirò a Littlemore.
    Il 24 settembre del 1843 salì per l'ultima volta sul pulpito della sua parrocchia, rimproverando la chiusura dei vescovi anglicani alla ricerca della VERITA' PER L'UNITA' DELLA CHIESA, commovente il suo finale dove piangendo implorò dai suoi richieste di PREGHIERE affinchè si potesse compiere la volontà di Dio, giammai la sua....
    Sceso dal pulpito, tra il silenzio della sua gente, si spogliò dell'abito deponendolo ai piedi dell'altare, da quel momento tra lui e l'anglicanesimo si aprì una profonda ferita....Newman descrive: " ...ora comprendo Gesù, è la ferita del TUO COSTATO, questa ferita gravita su tutti noi che continuiamo a ferirti se rifiutiamo, TUTTI INSIEME, di raccogliere quelle preziosissime gocce di sangue ed acqua che i Padri Santi sempre interpretarono come il Battesimo della Chiesa per mezzo dei Sacramenti..."

    In questo periodo in cui non era nè anglicano, nè cattolico,scese il silenzio......Un silezio fatto di mediatzione, ora la domanda che cercava risposta era questa: La Chiea Cattolica,nonostante i suoi fallimenti è proprio quella descritta dai santi Padri Ignazio, Ireneo, Ambrogio, Agostino...?? Perchè abbiamo quasta visione che allantana la Chiesa Cattolica dalla visione che ne ebbero i Padri?.....
    Passando la sua...NOTTE DELL'ANIMA...fra tormenti e sofferneza fatte di suppliche e preghiere, giunse la risposta.....scrive Newman:
    " La Chiesa Cattolica è quella uscita DAL COSTATO DI CRISTO, è Lei , è lei medesima è Lei quella descritta dai santi Padri, ma Essa è come un ALBERO che, crescendo, si è sviluppato, restando tuttavia IL MEDESIMO CORPO DI CRISTO FINO AD OGGI, E PER DOMANI E PER SEMPRE FINO ALLA FINE DEI TEMPI COME IL SUO CAPO HA PROMESSO....."

    L'8 ottobre del 1845, John Henry Newman, nelle mani del padre Passionista Domenico Barbieri, pronunciò la sua conversione al cattolicesimo, scrivendo al Papa con queste parole:
    "....e fu per me come entrare in un porto, dopo una crociera burrascosa. La mia felicità è senza interruzione..."
    Gladstone, primo ministro britannico, appresa la notizia commentò:
    " Mai la Chiesa Cattolica Romana, dopo la riforma protestante, ha riportato una vittoria più grande di questa! Se non vogliamo perdere altri illustri, sarà conveniente trattare più umanamente i cattolici che sono comunque figli dell'Inghilterra"

    La conversione di Newman, nonostante egli stesso tentò di non enfatizzarla, trascinò nella bufera la chiesa Anglicana, parecchi dei suoi che lo avevano seguito nelle prime discussioni, lo seguirono come Faber, grande catecheta cattolico. In meno di un anno si registrarono trecento conversioni al suo seguito, il più provenienti fra gli intellettuali, professori e teologi......

    Di fronte a tanta disfatta, si armarono i teologi anglicani.
    Newman cercò un teologo capace di rispondergli per confutare il deplorevole "Saggio sullo sviluppo del dogma"...si propose il teologo anglicano Henry Maning, pastore zelante che dopo la morte della moglie viveva come un eremita, saggio ed in influente, partito per confutare...rimase confutato, infatti il 6 aprile del 1851, anche il Maning entrò nella Chiesa Cattolica, diventando successivamente prete e vescovo.

    Newman inviato a Roma dal vescovo dei Cattolici in Inghilterra, al Collegio dell "propaganda della Fede", completò i suoi studi e ricevette l'Ordinazione sacerdotale il 26 Maggio del 1847. Ricevuto ed incoraggiato dal Papa Pio IX, lo incaricò di ridare linfa ai cattolici inglesi fin troppo abbandonati e Newman fondò l'Oratorio di San Filippo Neri...del quale Newman ne era diventato un devoto....aveva all'epoca 50 anni...Newman andando via da Roma baciò la terra dicendo: " Gesù ti ringrazio, ora fa presto affinchè la Chiesa raggiunga presto la santa unità..."

    Tuttavia iniziarono nuove croci...tutto ciò che Newman iniziava, sembrava destinato a fallire nell'immediato.....Ben presto si trovò complemante solo, incompreso, considerato pericoloso, era tenuto a distanza anche dagli stessi cattolici che non comprendevano la sua passione per l'unità della Chiesa, forse chissà era troppo presto!
    Ma proprio le letture dei grandi Fondatori Cattolici lo aiutarono a non scoraggiarsi, sempre dipiù si sentiva uno di loro...
    In questo periodo di crisi qualcuno dalla Chiesa anglicana tentò di trarre vantaggio da queste crisi per riportarlo, ma lui, fedele alla Chiesa Cattolica, non cedette, anzi, aprì una scuola biblica invitando personalmente i fedeli cattolici i quali in massa cominicarono ad affluire alle sue lezioni....
    Compì con gli scritti, sull'esempio dei Padri, poderosi volumni in difesa della Verità che guadagnarono al Cattolicesimo inglese la simpatia di molti ambienti anglicani, la strada finalmente era stata aperta.....
    Newman sosteneva sempre di non sentirsi mai avversario di qualcuno, amava la Chiesa Anglicana per la quale aveva affidato ogni Messa che celebrava appena si alzava....
    Sulla scia di san Filippo Neri, trovò comprensione fra i giovani cattolici i quali riscoprirono una passione per la Chiesa per lungo tempo assopita a causa delle restrizioni che erano costretti a subire.

    Nel 1864, con il clima anticlericale che invadeva l'Europa risorgimentale, il dott. Kimgsley, in un opuscolo distribuito a migliaia, tacciava i cattolici di ipocrisia, colpendo particolarmente tutto il clero di bugie e menzogne....
    Padre Newman insorse con la fermezza del suo genio spiegando PUNTO PER PUNTO SU TUTTE LE ACCUSE, nacque il suo primo capolavoro di grande distribuzione che lo fece conoscere in tutta Europa: APOLOGIA PRO VITA SUA in cui scriveva:
    " Nella Chiesa Cattolica riconobbi il costato aperto del Cristo, questa Chiesa fu per me una realtà nuovissima eppure ben radicata ai santi Padri. Sentii che non ero io a costruirmi una Chiesa con lo sforzo del mio pensiero. Il mio spirito solo allora si chetò in sè stesso. Bisogna contempalre la Chiesa come un fatto obiettivo e reale di incontrovertibile evidenza, e allora ci si accorgerà che questa non può che essere la Chiesa Cattolica.."

    Nel 1879 il Papa Leone XIII succeduto a Pio IX lo creò cardinale....

    Visse ancora 11 anni a Birmingham, fra libri soprattutto di esegetica e di spiritualità cattolica legata ai Padri, pregando, e tenendo sempre la porta aperta perchi volesse conversare con lui.....dedicava il giorno alla gente dai semplici agli studiosi, la notte in preghiera e a studiare....
    L'11 agosto del 1890 il card Newman faceva ritorno alla Casa del Padre che chiamava "la Luce gentile" come testamento volle che sulla sua tomba venisse scritto: " Dalle ombre e dalle figure, alla Verità"...
    Nel suo testamento rimane a tutta la cristianità una raccolta di scritti profondi ed importanti per quel processo che tanto desiderò: l'Ecumenismo, un Ecumenismo fatto DI Cristo che come sempre VA INCONTRO ALL'UOMO.....

    Fraternamente Caterina LD

    P.S. per approfondimenti usate pure il:
    (J.H.Newman nei suoi scritti. Di G.Regina, Ed.S.Paolo, 1956)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
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    ma no!
    perchè lo hai copia-incollato!?!
    Andava bene così!


  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Unhappy

    Originally posted by uva bianca
    ma no!
    perchè lo hai copia-incollato!?!
    Andava bene così!


    oddddio so proprio de coccio uva........

    (me firmo anonima mejo.. )
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  7. #7
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    ti perdono và!

  8. #8
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    sono troppo buono

  9. #9
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    Una sintetica presentazione della vita di Newman

    http://www.culturanuova.net/accademia/teo_newman.php

    Buona lettura
    Gilbert

  10. #10
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    Predefinito Ratzinger su Newman

    DISCORSO DI SUA EMINENZA IL CARD. JOSEPH RATZINGER
    IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELLA MORTE
    DEL CARD. JOHN HENRY NEWMAN

    Roma, 28 aprile 1990


    Io non mi sento competente per parlare della figura o dell'opera di John Henry Newman, ma forse può essere interessante che mi soffermi un po' sul mio personale approccio a Newman, nel quale si riflette anche qualcosa dell'attualità di questo grande teologo inglese nelle controversie spirituali del nostro tempo.

    Quando nel gennaio 1946 potei iniziare il mio studio della teologia nel seminario della Diocesi di Frisinga, finalmente riaperto dopo gli sconvolgimenti della guerra, si provvide che al nostro gruppo fosse assegnato come prefetto uno studente più anziano, il quale già prima che iniziasse la guerra aveva cominciato a lavorare ad una dissertazione sulla teologia della coscienza di Newman. Durante tutti gli anni del suo impegno in guerra egli non aveva lasciato cadere dai suoi occhi questo tema, che ora riprendeva con nuovo entusiasmo e nuova energia. Fin dall'inizio ci legò un'amicizia personale, che si concentrava tutta attorno ai grandi problemi della filosofia e della teologia. Va da sé che Newman fosse sempre presente in questo scambio. Alfred Läpple, era lui infatti il prefetto summenzionato, pubblicò poi nel 1952 la sua dissertazione, col titolo "Il singolo nella Chiesa". La dottrina di Newman sulla coscienza divenne allora per noi il fondamento di quel personalismo teologico, che ci attrasse tutti col suo fascino. La nostra immagine dell'uomo, così come la nostra concezione della Chiesa, furono segnate da questo punto di partenza. Avevamo sperimentato la pretesa di un partito totalitario, che si concepiva come la pienezza della storia e che negava la coscienza del singolo. Hermann Goering aveva detto del suo capo: "Io non ho nessuna coscienza! La mia coscienza è Adolf Hitler". L'immensa rovina dell'uomo che ne derivò, ci stava davanti agli occhi.

    Perciò era un fatto per noi liberante ed essenziale da sapere, che il "noi" della Chiesa non si fondava sull'eliminazione della coscienza, ma poteva svilupparsi solo a partire dalla coscienza. Tuttavia proprio perché Newman spiegava l'esistenza dell'uomo a partire dalla coscienza, ossia nella relazione tra Dio e l'anima, era anche chiaro che questo personalismo non rappresentava nessun cedimento all'individualismo, e che il legame alla coscienza non significava nessuna concessione all'arbitrarietà - anzi che si trattava proprio del contrario. Da Newman abbiamo imparato a comprendere il primato del Papa: la libertà di coscienza - così ci insegnava Newman con la Lettera al Duca di Norfolk - non si identifica affatto col diritto di "dispensarsi dalla coscienza, di ignorare il Legislatore e il Giudice, e di essere indipendenti da doveri invisibili". In tal modo la coscienza, nel suo significato autentico, è il vero fondamento dell'autorità del Papa. Infatti la sua forza viene dalla Rivelazione, che completa la coscienza naturale illuminata in modo solo incompleto, e "la sua raison d'être è quella di essere il campione della legge morale e della coscienza".

    Questa dottrina sulla coscienza è diventata per me sempre più importante nello sviluppo successivo della Chiesa e del mondo. Mi accorgo sempre di più che essa si dischiude in modo completo solo in riferimento alla biografia del Cardinale, la quale suppone tutto il dramma spirituale del suo secolo.

    Newman, in quanto uomo della coscienza, era divenuto un convertito; fu la sua coscienza che lo condusse dagli antichi legami e dalle antiche certezze dentro il mondo per lui difficile e inconsueto del cattolicesimo. Tuttavia, proprio questa via della coscienza è tutt'altro che una via della soggettività che afferma se stessa: è invece una via dell'obbedienza alla verità oggettiva. Il secondo passo del cammino di conversione che dura tutta la vita di Newman fu infatti il superamento della posizione del soggettivismo evangelico, in favore d'una concezione del Cristianesimo fondata sull'oggettività del dogma. A questo proposito trovo sempre grandemente significativa, ma particolarmente oggi, una formulazione tratta da una delle sue prediche dell'epoca anglicana. Il vero Cristianesimo si dimostra nell'obbedienza, e non in uno stato di coscienza. "Così tutto il compito e il lavoro di un cristiano si organizza attorno a questi due elementi: la fede e l'obbedienza; "egli guarda a Gesù" (Eb 2, 9)... e agisce secondo la sua volontà. Mi sembra che oggi corriamo il pericolo di non dare il peso che dovremmo a nessuno dei due. Consideriamo qualsiasi vera e accurata riflessione sul contenuto della fede come sterile ortodossia, come astruseria tecnica. Di conseguenza facciamo consistere il criterio della nostra pietà nel possesso di una cosiddetta disposizione d'animo spirituale".

    A questo riguardo sono diventate per me importanti alcune frasi prese dal libro Gli Ariani del IV secolo, che invece a prima vista mi erano sembrate piuttosto sorprendenti: il principio posto dalla Scrittura a fondamento della pace è "riconoscere che la verità in quanto tale deve guidare tanto la condotta politica che quella privata... e che lo zelo, nella scala delle grazie cristiane, aveva la priorità sulla benevolenza". È per me sempre di nuovo affascinante accorgermi e riflettere come proprio così e solo così, attraverso il legame alla verità, a Dio, la coscienza riceve valore, dignità e forza. In questo contesto vorrei aggiungere solo un'altra espressione tratta dall'Apologia pro vita sua, che dimostra viceversa il realismo di questa concezione della persona e della Chiesa: "I movimenti vivi non nascono da comitati".

    Vorrei ancora una volta ritornare brevemente al filo autobiografico. Quando nel 1947 proseguii a Monaco i miei studi, trovai nel professore di teologia fondamentale, Gottlieb Söhngen, il mio vero maestro in teologia, un colto e appassionato seguace di Newman. Egli ci dischiuse la Grammatica dell'Assenso e con essa la modalità specifica e la forma di certezza propria della conoscenza religiosa. Ancora più profondamente agì su me il contributo che Heinrich Fries pubblicò in occasione del Giubileo di Calcedonia: qui trovai l'accesso alla dottrina di Newman sullo sviluppo del dogma, che ritengo essere, accanto alla dottrina sulla coscienza, il suo contributo decisivo per il rinnovamento della teologia. Con ciò egli mise nelle nostre mani la chiave per inserire nella teologia un pensiero storico, o piuttosto: egli ci insegnò a pensare storicamente la teologia, e proprio in tal modo a riconoscere l'identità della fede in tutti i mutamenti. Sono costretto ad astenermi dall'approfondire, in questo contesto, tale idea. Mi sembra che il contributo di Newman non sia stato ancora del tutto utilizzato nelle teologie moderne. Esso contiene in sé ancora possibilità fruttuose, che attendono di essere sviluppate. In questa sede vorrei solo rimandare ancora una volta allo sfondo biografico di questa concezione. È noto come la concezione di Newman sull'idea dello sviluppo ha segnato il suo cammino verso il cattolicesimo. Tuttavia non si tratta qui solo d'uno svolgimento coerente di idee. Nel concetto di sviluppo è in gioco la stessa vita personale di Newman. Ciò mi sembra che diventi evidente nella sua nota affermazione, contenuta nel famoso saggio su Lo sviluppo della dottrina cristiana: "qui sulla terra vivere è cambiare, e la perfezione è il risultato di molte trasformazioni". Newman è stato lungo tutta la sua vita uno che si è convertito, uno che si è trasformato, e in tal modo è sempre rimasto lo stesso, ed è sempre di più diventato se stesso.

    Mi viene in mente qui la figura di sant'Agostino, così affine alla figura di Newman. Quando si convertì nel giardino presso Cassiciaco, Agostino aveva compreso la conversione ancora secondo lo schema del venerato maestro Plotino e dei filosofi neoplatonici. Pensava che la vita passata di peccato era adesso definitivamente superata; il convertito sarebbe stato d'ora in poi una persona completamente nuova e diversa, e il suo cammino successivo sarebbe consistito in una continua salita verso le altezze sempre più pure della vicinanza di Dio, qualcosa come ciò che ha descritto Gregorio di Nissa in De vita Moysis: "Proprio come i corpi, non appena hanno ricevuto il primo impulso verso il basso, anche senza ulteriori spinte, da se stessi sprofondano..., così ma in senso contrario, l'anima che si è liberata dalle passioni terrene, si eleva costantemente al di sopra di sé con un veloce movimento ascensionale... in un volo che punta sempre verso l'alto". Ma la reale esperienza di Agostino era un'altra: egli dovette imparare che essere cristiani significa piuttosto percorrere un cammino sempre più faticoso con tutti i suoi alti e bassi. L'immagine dell'ascensione venne sostituita con quella di un iter, un cammino, dalle cui faticose asperità ci consolano e sostengono i momenti di luce, che noi di tanto in tanto possiamo ricevere. La conversione è un cammino, una strada che dura tutta una vita. Per questo la fede è sempre sviluppo, e proprio così maturazione dell'anima verso la Verità, che "ci è più intima di quanta noi lo siamo a noi stessi".

    Newman ha esposto nell'idea dello sviluppo la propria esperienza personale d'una conversione mai conclusa, e così ci ha offerto l'interpretazione non solo del cammino della dottrina cristiana, ma anche della vita cristiana. Il segno caratteristico del grande dottore nella Chiesa mi sembra essere quello che egli non insegna solo con il suo pensiero e i suoi discorsi, ma anche con la sua vita, poiché in lui pensiero e vita si compenetrano e si determinano reciprocamente. Se ciò è vero, allora davvero Newman appartiene ai grandi dottori della Chiesa, perché egli nello stesso tempo tocca il nostro cuore e illumina il nostro pensiero.
    Gilbert

 

 

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