LO SCENARIO


di Gilberto Oneto

Approfittando delle guerre napoleoniche e della sanguinosa occupazione francese della penisola iberica, le colonie spagnole e portoghesi in America latina si ribellarono ai rispettivi Stati colonialisti e proclamarono fra il 1808 e il 1826 la loro indipendenza. Caduto Napoleone e finito l’incubo giacobino e rivoluzionario, gli Stati europei - uniti nella Santa Alleanza partorita al Congresso di Vienna - si adoperarono per ripristinare nella maggioranza dei casi la situazione geopolitica precedente la rivoluzione. Le loro attenzioni non potevano non rivolgersi anche all’America centro-meridionale per difendere gli interessi della monarchia spagnola che vi era stata espulsa. Alle pretese europee si opposero però prima l’Inghilterra (che era diventata la prima potenza navale e che stava cominciando a costruire il suo immenso impero) e poi gli Stati Uniti, che temevano ogni ritorno degli Stati europei sul nuovo continente. In particolare, nel suo annuale messaggio al Congresso, il 2 dicembre 1823, l’allora presidente James Monroe delineò la linea politica che sarebbe poi passata alla storia (e all’applicazione) col suo nome, "Dottrina Monroe".
Lo schema si articolava su quattro punti qualificanti, così descritti:
1) "Avendo i continenti americani assunto e mantenuto condizione di libertà e di indipendenza, non potranno essere considerati oggetto di future colonizzazioni da parte di alcuna potenza europea".
2) "Il sistema politico delle potenze alleate (gli Stati della Santa Alleanza europea, ndr) è assolutamente differente […] da quello dell’America […]. Noi dovremo considerare qualsiasi loro tentativo mirante a introdurre il loro sistema in una qualsiasi parte di questo emisfero come pericoloso per la nostra pace e la nostra sicurezza".
3) "Non siamo intervenuti e non interverremo nei riguardi delle attuali colonie o territori dipendenti da qualsiasi potenza europea".
4) "Non abbiamo mai preso parte alcuna alle guerre combattute dalle potenze europee per questioni riferentesi ai loro specifici interessi, né il farlo sarebbe consono con la nostra politica".La puntuale applicazione dei primi due punti ha avuto una conseguenza storica importantissima: l’espulsione delle potenze europee dal continente americano e, in particolare, lo smantellamento del potere coloniale spagnolo, e la loro sostituzione da parte degli Stati Uniti come supremo protettore e padrone. Ogni tentativo europeo di reinstallarsi in America viene rintuzzato con vigore: approfittando della Guerra Civile americana (la cosiddetta Guerra di Secessione), la Francia pone l’arciduca Massimiliano sul trono del Messico a garanzia del proprio protettorato, fra il 1862 e il 1867. Liquidati faticosamente e sanguinosamente i Confederati (che avevano goduto della prudente amicizia di Francia e Inghilterra), gli Stati Uniti costringono i Francesi a sloggiare e fanno fucilare l’eroico Massimiliano abbandonato al suo destino da Napoleone III.
Più tardi, nel 1895, ne fa le spese l’Inghilterra che aveva mire sul Venezuela. In quella occasione il segretario di Stato Richard Olney (presidente era Grover Cleveland) dichiarò con brutale sincerità: "Oggi gli Stati Uniti sono praticamente sovrani di questo continente, e le loro decisioni sono legge per i soggetti che sono inclusi nella loro sfera di intervento". Più chiaro di così.
Tre anni più tardi toccò alla Spagna ad essere violentemente espulsa dalle sue ultime colonie "storiche" di Cuba e di Portorico.
Dopo gli Europei, sono però stati i Latinoamericani a fare le spese della "protezione" statunitense: il Messico che è stato numerose volte aggredito militarmente (1846-1848, 1914-1916) e depredato di California, Nuovo Messico e Texas; nel 1903 viene occupato l’istmo di Panama dove i Francesi stavano progettando di aprire il canale poi fatto dagli Americani. Il presidente Rutherford Birchard Hayes aveva nel 1879 affermato che il canale era da considerarsi come "costruito sulle coste stesse degli Stati Uniti".L’interpretazione geografica della "Dottrina Monroe" trova poi generosi allargamenti verso ovest: nel 1867 vengono "liberate" le Midway, nel 1898 le Hawaii, Guam e le Filippine, e nel 1899 le Samoa.
Se hanno rispettato fin troppo scrupolosamente i primi due punti, gli Americani si sono però ben guardati dal rispettare l’ultimo che avrebbe dovuto escluderli dalle vicende europee.
Infatti nella prima e nella seconda guerra mondiale gli Stati Uniti si sono pesantemente impicciati nelle "questioni riferentesi agli specifici interessi" degli Europei, e hanno da allora continuato a farlo (più o meno alla luce del sole), fino all’attuale "eroica" guerra contro la Serbia, che vede l’Inghilterra nell’ormai abituale ruolo di maggiordomo e tutti gli altri Paesi europei in quello di pecoroni pavidi e masochisti. Essi hanno, di fatto, cominciato ad applicare la "Dottrina Monroe" al mondo intero, interpretato come loro "sfera d’influenza" e quindi soggetto alla loro sovranità e alle loro decisioni. La storia sembra riproporsi, ma al contrario. Questa volta sono gli Americani che mettono pesantemente il naso negli affari europei e dovrebbero essere gli Europei a elaborarsi una loro "Dottrina Monroe". Non servirebbe neppure studiare un testo diverso: basta fare piccoli adattamenti a quello originario, che potrebbe diventare una cosa di questo genere:
1) "Avendo il continente europeo assunto e mantenuto condizione di libertà e di indipendenza, non potrà essere considerato oggetto di future colonizzazioni da parte di alcuna potenza straniera".
2) "Il sistema politico delle potenze extraeuropee è assolutamente differente da quello dell’Europa. Noi dovremo considerare qualsiasi loro tentativo mirante a introdurre il loro sistema in una qualsiasi parte di questo continente come pericoloso per la nostra pace e la nostra sicurezza".
3) "Non siamo intervenuti e non interverremo nei riguardi dei territori attualmente dipendenti da qualsiasi potenza straniera".
4) "Non intendiamo prendere parte alcuna alle guerre combattute dalle potenze extraeuropee per questioni riferentesi ai loro specifici interessi, né il farlo sarebbe consono con la nostra politica".
Non farebbe una grinza. C’è tutto quello che serve per difendere le nostre libertà e tenere lontani i prepotenti che vengono da lontano. C’è anche la clausola che protegge i "territori attualmente dipendenti da qualsiasi potenza straniera" e che va a fagiolo per l’Inghilterra (se vuole continuare ad essere un peduncolo d’America). Attenzione: si è detto Inghilterra e non Gran Bretagna, giacché Ulster, Scozia, Galles, Cornovaglia, isole Normanne e Gibilterra sono Paesi europei e hanno tutto il diritto di scegliere se stare con le altre tribù europee.
Vogliamo costruire un’Europa di popoli liberi che stanno assieme se vogliono stare assieme, che litigano se hanno voglia di litigare. Ma fra di noi, senza saraceni sanguinari e senza cowboy prepotenti.