Metti che voglio bombardare un paese. Faccio una commissione di cui decido i componenti e ci metto tre persone che sostengono la mia tesi, cioè che devo bombardare per "sicurezza nazionale". Dove sta la democrazia, la gente, i fatti, non lo sa nessuno.
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IL SENATO USA DISCUTE L’ATTACCO ALL’IRAQ
di Ornella Sangiovanni
La data è stata fissata: mercoledì 31 luglio e giovedì 1 agosto la Commissione Esteri del Senato americano terrà una audizione su una possibile azione militare contro l’Iraq volta a rimuovere Saddam Hussein.
L’iniziativa è del senatore Joseph R. Biden Jr. – un Democratico eletto in Delaware – che già il 9 luglio scorso aveva annunciato la sua intenzione, per definire obiettivi e scenari di un possibile attacco all’Iraq. Un’opinione condivisa anche dai Repubblicani, come mostrano queste dichiarazioni del senatore Chuck Hagel, un veterano decorato della guerra in Vietnam: "Se gli Stati Uniti decidono una azione contro l’Iraq, bisogna che gli americani ne comprendano i rischi e gli obiettivi. E’ un dibattito che non abbiamo avuto per il Vietnam" (New York Times, 18 luglio 2002).
Ora che il momento della discussione è arrivato, è un davvero un peccato che i fatti contraddicano le buone intenzioni.
Sì, perché l’audizione che si svolgerà davanti alla Commissione Esteri non sembra davvero organizzata con l’obiettivo di fornire elementi che aiutino a capire, a valutare e a prendere decisioni
Articolata su due giorni e cinque "Panels" ("La minaccia irachena" – "Le risposte possibili" – "Considerazioni regionali" – "Il giorno dopo" – "Conclusioni: prospettive per la sicurezza nazionale"), essa prevede la presenza di "esperti" esterni che testimonieranno sui diversi temi in questione.
Il problema è che la scelta di questi esperti è stata a dir poco unilaterale: nessuna voce di opposizione all’intervento armato è stata presa in considerazione. Nessuno di coloro che si oppongono alla guerra potrà testimoniare ed esporre i propri argomenti, fosse anche solo per metterli a confronto con chi la guerra sostiene.
Non ci sarà Edward Peck, ex-ambasciatore Usa in Iraq, che sostiene che un attacco all’Iraq sarebbe una cosa stupida; non ci sarà Richard Falk, professore all’Università di Princeton e noto esperto di diritto internazionale; non ci sarà Laith Kubba, intellettuale iracheno in esilio, oppositore di Saddam ma anche della guerra.
Non ci saranno, ovviamente, Denis J. Halliday e Hans von Sponeck, i due ex Coordinatori Umanitari delle Nazioni Unite che si sono dimessi per protesta contro le sanzioni; non ci sarà – e questo è davvero incredibile – Scott Ritter, l’ex ispettore capo dell’UNSCOM – per di più ufficiale dei marines, repubblicano dichiarato ed elettore di Bush – che ha diretto per anni sul campo il programma di monitoraggio degli armamenti non convenzionali iracheni, e ha una conoscenza impareggiabile della materia, ma sostiene che questa guerra va evitata a ogni costo.
Chi ci sarà dunque?
Oltre a Samuel R. Berger, già Consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Clinton, sul quale è superfluo fare commenti, di particolare interesse sono i nomi dei tre esperti chiamati a testimoniare per il "Panel" che deve valutare "La minaccia" irachena.
* Charles Duelfer. Ex vice-direttore dell’UNSCOM dal 1993 al 2000, oggi al Center for Strategic and International Studies, un "think tank" con sede a Washington. Con posizioni diametralmente opposte a quelle di Scott Ritter, ritiene che l’Iraq possieda ancora armi pericolose nel suo arsenale, in particolare armi chimiche e, cosa ancor più preoccupante, armi biologiche (Guardian, 15 marzo 2002). E’ un sostenitore delle ragioni di Bush per un "cambiamento di regime" in Iraq.
* Anthony Cordesman. Un analista ed esperto militare che ha lavorato per il Dipartimento di Stato, e per quelli alla Difesa e all’Energia, fa parte anche lui del Center for Strategic and International Studies, Sostiene che non è "chiaro" quali armi l’Iraq abbia sviluppato dopo la partenza degli ispettori nel dicembre 1998. "E quasi impossibile individuare cosa possano avere e non avere fatto", ha dichiarato (Fonte. Associated Press, 14 luglio 2002). Nel marzo 2001 ha affermato di fronte alla Commissione Esteri del Senato: "Ci sono buone ragioni per montare una operazione coperta sistematica per cercare di rovesciare Saddam Hussein. (…) E’ necessaria una formale dottrina Bush (…) che dica molto chiaramente che la sicurezza del Golfo e l’assicurare il flusso del petrolio è un interesse vitale di sicurezza nazionale degli Stati Uniti (…) E’ necessario definire il tipo di azione irachena che ci porterà a lanciare una azione militare, e, se l’Iraq compirà tale azione, dobbiamo colpire in modo così forte e decisivo che il costo militare e personale per Saddam sia così elevato che qualunque vantaggio in termini di propaganda egli ne ricavi sia lieve a confronto".
* Khidir Hamza. L’asso nella manica. Iracheno, ex ingegnere nucleare, ha disertato nel 1994 e oggi vive negli Stati Uniti. Attualmente lavora all’ Institute for Science and International Security di Washington.
# Sostiene di essere stato a capo del programma nucleare iracheno, che però ha lasciato nel 1990.
E’ autore del libro Saddam’s Bombmaker: the Terrifying Inside Story of the Iraqi Nuclear and biological Weapon’s Agenda, pubblicato nel 2000.
E’ stato descritto come una "delle più importanti e controverse fonti di informazione sulle ambizioni dell’Iraq rispetto alle armi di distruzione di massa" (Observer, 17 marzo 2002). I suoi critici lo accusano di fare affermazioni su programmi e questioni tecniche di cui essi ritengono non abbia conoscenza diretta.
Uno dei critici più severi è Scott Ritter, che lo definisce semplicemente un "impostore", che ha mentito sull’importanza del suo ruolo del programma nucleare iracheno e sulla sua conoscenza di esso (Observer cit).
In questo panorama sconfortante, una vasta coalizione di gruppi e associazioni americane che si oppongono alle sanzioni e alla guerra contro l’Iraq ha lanciato per lunedì 29 luglio un "National Call-In Day": una giornata in cui tutti sono invitati a telefonare al presidente e ai membri della Commissione Esteri del Senato per chiedere che la lista di esperti venga integrata in modo da garantire una audizione equa ed equilibrata e per suggerire delle domande che i senatori possano porre nel corso dell’audizione.
Ma i presupposti non sembrano davvero dei migliori.
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E' una tattica alla PFB. Per mesi si parla di "terroristi", "paesi canaglia", "guerra batteriologica", si diffonde l'antrace per opera di scienziati che lavorano per il governo e si terrorizza la gente. Poi si fa una commissione ad hoc, con i senatori che dovrebbero giudicare cosa dice la commissione. Vuoi che un senatore possa passare per "amico di Saddam"?
E giù cazzate su arsenali che hanno in realtà USA, Russia e forse qualche altro.
Risultato: centinaia di migliaia di morti. Per difendersi, ovviamente.





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Hitler ammazzava gli ebrei che non volevano andarsene dalla Germania. Colpa loro, bastava che se ne fossero andati in tempo...