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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Il_Vandalo
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    Predefinito Bush non intende ragioni:vuole la guerra.

    Presto entreremo nella seconda fase dell'operazione di polizia mondialista messa in atto da Bush. Con l'attacco agli "stati canaglia" si chiuderà il cerchio in medioriente. Durante la guerra contro Saddam, Sharon avrà mano libera e dovrà liquidare una volta per tutte il problema palestinese.
    Per i servigi resi agli USA, la Turchia sarà ammessa nella UE. Si apriranno allora le porte per la IIIa Invasione islamica.
    Gli scenari che ci si prospettano sono apocalittici. Cosa faranno i nostri politici? Abbiamo un pugno di mesi per opporci ai disegni imperiali degli USA.
    Muoviamoci!

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  2. #2
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    Predefinito

    Io spero che la Lega,(qualora il governo della CDL decidesse di appoggiare l'aggressione mondialista americana contro l'Iraq) debba uscire dal governo e manifestare la sua estraneità a questo ennesimo crimine dell'unico vero stato canaglia: gli U$A.
    Manifestare come si fece ai tempi della guerra contro la Serbia!!
    La Padania non si USA!!!!!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito Rivelati i piani dell'attacco americano

    da E.Piovesana

    Proprio nel giorno in cui a Vienna l'ultimo blando tentativo diplomatico di risolvere la disputa tra Nazioni Unite e Iraq sulla riammissione degli ispettori Onu naufraga (come volevano gli Usa), il New York Times ha rivelato i piani dell'attacco americano all'Iraq. Che dunque esistono e come, contrariamente a quanto va dicendo in pubblico Bush. E sono i piani di una vera e propria invasione massiccia via terra condotta da almeno 250mila soldati che, dopo un'intensa ondata di bombardamenti, invaderebbero il Paese entrandovi da sud (Kuwait), nord (Turchia) e ovest (Siria). Quello, insomma, che andavano proponendo da mesi i generali fautori della linea dura. Sembra dunque essere stata bocciata l'alternativa sostenuta dai politici che, preoccupati soprattutto di evitare perdite, proponevano un'azione combinata sul modello di quella condotta in Afghanistan: attacco aereo, impiego di milizie locali e azioni delle forze speciali. Una strategia inapplicabile all'Iraq, secondo i generali, perché l'esercito di Saddam è ben più forte e armato dei combattenti talebani e perché i milziani curdi e sciiti sono molto meno preparati al combattimento di quelli dell'Alleanza del Nord. Che alla fine la linea dura dei generali aveva avuto la meglio lo si era intuito dalle clamorose dimissioni, pochi giorni fa, di Wayne Downing, consigliere strategico di Bush e principale teorizzatore dell'azione combinata in stile afgano.
    Prima entreranno come al solito in azione i caccia-bombardieri stealth che, diretti e assistiti da squadre di agenti speciali a terra e dagli immancabili satelliti, distruggeranno le infrastrutture della difesa aerea, le linee di telecomunicazione e di trasporto, i centri di comando militare, gli arsenali, le caserme, le industrie belliche e le centrali elettriche. Reso il Paese cieco, sordo, muto e incapace di reagire in maniera adeguata, scatterebbe l'invasione di terra.
    Secondo fonti dell'amministrazione Usa, l'attacco non dovrebbe avvenire prima dell'inizio del prossimo anno, "per poter creare le condizioni militari, economiche e diplomatiche giuste". Ci sono comunque segnali che la preparazione delle operazioni è già in atto. Oltre allo stato di allerta proclamato per alcune delle unità speciali esperte nella guerra nel deserto, si ha notizia che sono in costruzione in diversi Paesi del Golfo basi militari, in particolare quella di Al Udeid, in Qatar, di importanza capitale dopo il rifiuto saudita di concedere l'utilizzo della base "Prince Sultan" ad Al Kharj, utilizzata dagli americani nella prima guerra del Golfo.

    Enrico Piovesana

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    Iraq-Usa : piani d'attacco pronti


    5 LUG - Gli Stati Uniti continuano a tenere l'Iraq sulla graticola della minaccia di un attacco militare mentre a Vienna i rappresentanti di Baghdad e dell'Onu hanno fallito nel tentativo di concordare il ritorno nel Paese del Golfo di ispettori internazionali per indagare sulla produzione di armi di produzione di massa.

    L'ennesima conferma dello stato d'avanzamento dei preparativi per un attacco militare americano contro l'Iraq viene oggi dal 'New York Times'. Ma altri giornali avevano già anticipato stralci di progetti militari.
    Secondo un documento 'top secret' di cui il giornale newyorkese è venuto a conoscenza, il piano sarebbe in fase 'concettuale'. Prevede un massiccio attacco, proveniente da più direzioni - da nord, da sud e da ovest -, lanciato da forze aeree, navali e terrestri americane (con la partecipazione di 250.000 uomini).
    Il documento contiene un lista lunghissima di obiettivi da colpire: oltre ai laboratori e depositi dove si troverebbero le armi di distruzione di massa, vi figurano strade, aeroporti, basi militari, postazioni della contraerea, basi missilistici e centri di comunicazioni a fibre ottiche, le cui ubicazioni sono indicate in dettaglio.

    Di fronte all'inondazione di notizie su piani militari per rovesciare Saddam Hussein, la Casa Bianca ha una risposta ormai di routine per gli americani e anche per gli alleati: "Il presidente non ha alcun piano sulla sua scrivania".
    George W. Bush ha usato la stessa formula quando, in maggio, ha incontrato numerosi leader europei alleati, durante visite in Germania, Russia, Francia e Italia.

    Secondo il 'Nyt', la pianificazione 'concettuale' è ormai perfezionata: manca solo il via di Bush per tradurre la bozza in un piano d'attacco. Il presidente è stato aggiornato "almeno due volte" sulla definizione dei programmi dal generale Tommy Franks, capo del Comando Centrale di Tampa, in Florida e comandante della campagna contro il terrorismo 'Enduring Freedom'.
    L'ultimo briefing c'é stato il 19 giugno. Attenzione, però: se anche Bush desse il via al progetto, questo non significherebbe un attacco immediato: le forze armate avranno bisogno di mesi per schierare sul terreno unità e mezzi
    necessari. E prima la diplomazia dovrà negoziare con alleati partner nella Regione la possibilità di utilizzare basi e installazioni per un'azione offensiva.

    L'idea di attaccare da più parti, con forze massicce, è prevalso, secondo il giornale, su quello alternativo di impiegare contro l'Iraq un 'mix' di bombardamenti aerei e operazioni segrete condotte sul terreno dalle forze speciali.
    Il 'New York Times' sostiene che il fautore di quest'ultimo approccio, il generale dell'esercito Wayne Downing, si è dimesso la settimana scorsa dalla sua carica alla Casa Bianca di consigliere del presidente per l'anti-terrorismo.
    Ma questa versione non trova, al momento, il conforto di conferme ufficiali. Anzi, le fonti della Casa Bianca insistono sul fatto che "tutte le opzioni sono aperte" e che il presidente "ha deciso che lo 'status quo' in Iraq non può
    essere mantenuto", ma che, finora, si privilegia "la via della diplomazia al cambiamento".

    Le notizie sui piani di guerra degli Stati Uniti non hanno certo fornito a Baghdad incentivi per accettare a Vienna di riammettere gli ispettori, in osservanza delle risoluzioni dell'Onu. D'altronde, la conferma dell'esistenza di piani di guerra potrebbe avere l'effetto opposto: quello di motivare l'Iraq
    a cedere sugli ispettori, perché sarebbe nell'interesse di Baghdad ospitare osservatori internazionali, come deterrente ad un attacco Usa. "Potrebbero costituire la migliore politica di difesa per l'Iraq", sostiene Charles Duelfer, un ex funzionario dell'Onu responsabile delle ispezioni.
    In merito alle ispezioni è bene rammentare che nel 1998 gli ispettori dell'Onu per il disarmo non furono mandati via dal regime di Bagdad, come erroneamente continuano a sostenere i politici americani, ma fu il signor Richard Butler che fece uscire unilateralmente la commissione Onu (Unscom), senza l'autorizzazione di Kofi Annan o del Consiglio di sicurezza.

    Comunque Washington non sembrava credere a un accordo a Vienna. Già alla vigilia dei colloqui - il terzo round in quest'anno - l'Amministrazione Bush aveva detto chiaro e tondo di "non nutrire né aspettative né speranze riguardo l'esito degli incontri".
    Quanto a Saddam, più che a dissuadere si prepara a colpire se si crede alle notizie provenienti da Baghdad secondo cui l'Iraq avrebbe conseguito un "grande successo scientifico", in grado di rafforzare le difese del Paese contro le minacce dall'estero.

    Marco Cochi
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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  5. #5
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    Predefinito Iraq: gli USA vogliono completare la loro guerra infame

    "C'è una popolazione bruciata viva sotto le bombe a 4000 gradi nel nome dei diritti umani. Ma questi bombardamenti sono eseguiti nel nome dei "Diritti dell'uomo"." E' padre Jean Marie Benjamin che lancia il suo J'accuse contro gli atlantici che vogliono sterminare il popolo iracheno. Benjamin ricorda una sola, terribile cifra: "in Iraq sono morti 1.500.000 di bambini. Io ho assistito, nell'ospedale di Samara, all'operazione di un bambino senza anestesia."
    Tutto questo perché "bisogna punire Saddam Hussein". "Hanno sparato sull'Iraq 940.000 proiettili all'uranio impoverito, vuoi dire che la radioattività ha raggiunto un tale grado che ci vogliono 4 miliardi di anni per smaltirla, vuol dire che tutte le generazioni future sono già condannate. Sono tutti impazziti ".
    La destabilizzazione statunitense contro il diritto alla sovranità nazionale irachena prosegue a lunghi passi. La normalità con la quale Washington parla di "rovesciare" o "destituire" il governo legittimo di Saddam Hussein è agghiacciante. Come agghiacciante è il tacito assenso dei governi europei che guardano con sudditanza alle iniziative Usa. Quello che sta facendo l'amministrazione Bush legittima una volta di più gli abusi statunitensi nel mondo. Ma per i media d'Occidente tutto rientra nella normalità.
    Come il fatto che il vicesegretario di Stato americano Paul Wolfowitz è giunto ieri in Turchia per
    discutere con le autorità di Ankara dei piani di Washington e ha spiegato "che il suo paese è determinato a cambiare il governo in Iraq ". Gli Usa potrebbero convincere l'esecutivo turco ad appoggiarli giocando la "carta sporca" delle difficoltà economiche in cui il paese si trova dal momento che il loro appoggio e' stato determinante nell'ottenimento di prestiti per miliardi di dollari dal Fondo monetario internazionale. Un abuso dietro l'altro made in Usa, accompagnato da una massiccia dose di ipocrisia. Che Saddam affami il proprio popolo è falso. Ad affamarlo è infatti un embargo dell'Onu che dura ormai da dieci anni. Che Saddam abbia armi chimiche è falso. Ad averle sono piuttosto gli Stati Uniti che le hanno anche sperimentate durante la Guerra del Golfo. In più tutti i controlli degli ispettori Onu non hanno mai trovato arsenali con armi chimiche o per la distruzione di massa. Tutti fattori ben conosciuti dalle diplomazie internazionali, ma, evidentemente, non sufficienti per fermare la macchina bellica statunitense.
    Per giungere alla loro soluzione finale, gli Usa hanno ora inventato un Consiglio a cui affidare la "successione a Saddam Hussein". E la cosa più assurda è che questi "nuovi alleati" iracheni di Washington faranno un domani la stessa fine che vogliono far fare oggi a Saddam. Fino a dieci anni fa proprio Saddam era stato prescelto da Washington come proprio "gendarme" nel Golfo.
    E la storia si ripete ciclicamente: come con Osama bin Laden, l'Angelo, l'alleato antirusso e antiserbo diventato, dopo l'11 settembre, il "Diavolo".
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    4Ago - 17:14
    GB: SUNDAY MIRROR, BUSH VUOLE UCCIDERE SADDAM

    (RadioRadicale.it) - Secondo il tabloid britannico Sunday Mirror, il presidente degli Stati Uniti Bush ha ordinato agli agenti segreti della Cia di assassinare Saddam Hussein. Il motivo sarebbero le crescenti tensioni internazionali sul progetto di Washington di invadere l'Iraq. L'indiscrezione contrasta con la notizia pubblicata su 'The Observer', secondo cui Bush si starebbe preparando a dichiarare guerra a Bagdad, ma il'Sunday Mirror'-citando fonti del Pentagono -scrive che Bush ha già ordinato fondi per finanziare l'operazione.
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    Predefinito

    Rivelazioni del domenicale britannico «The Observer»
    «Bush pronto a dichiarare guerra»
    Entro agosto l'annuncio, prima dell'inverno l'attacco
    contro l'Iraq. Gli ispettori Onu: non andremo a Baghdad
    LONDRA - Gli Stati Uniti annunceranno entro la fine di agosto che intendono attaccare l'Iraq e le ostilità potrebbero iniziare già il prossimo inverno. È quanto scrive oggi il domenicale britannico «The Observer», sottolineando che secondo alcuni alti funzionari su
    entrambe le sponde dell' Atlantico la guerra contro Baghdad è ormai «inevitabile». «Prevediamo che il presidente Bush prenderà una decisione definitiva sui tempi di un attacco durante il mese di agosto - ha commentato una fonte dell'Observer -. Questa sarà seguita da un'iniziativa guidata dalla Gran Bretagna per ottenere un mandato dalle Nazioni Unite o sotto le risoluzioni esistenti, oppure sotto una nuova risoluzione Onu».

    L'OPERA DI BLAIR - Intanto, rivela la testata, il premier britannico Tony Blair sta pensando di avviare una campagna dopo l'estate per cercare di «ammorbidire» un'opinione pubblica che attualmente è fortemente contraria ad un'invasione dell'Iraq. «Il Governo - ha dichiarato al giornale il presidente della Commissione Difesa dei Comuni, Bruce George - dovrè cominciare a spiegare le sue ragioni entro l'autunno per capovolgere i sondaggi, che oggi indicano una strenua opposizione alla guerra».

    GLI ISPETTORI ONU - Il capo degli ispettori Onu per il disarmo, Hans Blix, ha escluso di recarsi a Baghdad prima di un chiaro assenso dell'Iraq alla ripresa delle ispezioni dei suoi arsenali, interrotte dal dicembre 1998, in un'intervista pubblicata oggi dal

    Saddam Hussein (a sinistra) ammira un'opera d'arte che ritrae la Moschea di Gerusalemme, nella sua dimora di Baghdad
    quotidiano arabo 'Al Hayat'. «Penso che psicologicamente sarebbe preferibile che un responsabile del mio livello politico non andasse a Baghdad prima di un'accettazione delle ispezioni (da parte degli iracheni)», afferma Blix. «Penso che (gli iracheni) debbano dire che accettano il ritorno degli ispettori sulle armi, secondo le risoluzioni del Consiglio di sicurezza (dell'Onu)», aggiunge, sottolineando: «La situazione sarebbe molto peggiore se io andassi a Baghdad e i colloqui fallissero. Non vogliamo questo». Il capo degli esperti - che l'Iraq giovedì scorso ha invitato in visita, per colloqui su un'eventuale ripresa delle ispezioni - ha dichiarato di non voler «suscitare aspettative infondate».




    4 agosto 2002
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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