Da il Nuovo

Estate, in Italia cresce la smania del 'superlavoro'


Nel nostro Paese cresce a vista d'occhio il popolo degli stakanovisti, pressati tra precarietà, superlavoro e stress. Prima del 1900, un uomo di 65 anni aveva lavorato nella sua vita 220.000 ore


ROMA - Estate tempo di vacanze. Ma non per tutti. Anzi. Nel nostro Paese, infatti, cresce a vista d'occhio il popolo degli stakanovisti, pressati tra precarietà, superlavoro e, inutile dire, stress. Saranno all'incirca 100.000 le ore lavorate da molti di coloro che hanno iniziato impiegarsi nel 2000, a patto di avere una vita lavorativa di 35 anni. Prima del 1900, un uomo di 65 anni aveva lavorato nella sua vita 220.000 ore, mentre una persona nata nel 1935 ne aveva lavorate "solo" 95.000.

A disegnare la mappa dei nuovi 'impegnati modello' del mercato del lavoro italiano, quelli, insomma, che a ombrellone e sdraio continuano a preferire scrivania e computer, è l'Eurispes che ricorda: ''Nel 1972 si prospettava una vita lavorativa di 40.000 ore appena: prodotto di 33 anni di attività, 12 settimane di vacanza all'anno e 28 ore lavorative per settimana. Un auspicio -sottolinea l'Istituto di ricerche economiche, politiche e sociali, ben lungi dall'essere realizzato''.

E dallo studio dell'Eurispes emerge che il superlavoro è presente ''in misura doppia nel sommerso rispetto al lavoro regolare'', con un'incidenza approssimativa del 40% contro il 20% dei casi, per una media complessiva di circa il 25%. I sommersi a tempo pieno presentano un'aliquota di superlavoratori simile a quella concernente i dirigenti, pari a circa due terzi degli appartenenti a tali categorie.

Una percentuale simile riguarda anche coloro che effettuano collaborazioni coordinate e continuative ed il complesso dei manager, circa la metà in entrambe le tipologie. Il valore minimo si registra in relazione ai dipendenti regolari, pari a poco più del 10% di superlavoratori. Tra gli interinali, invece, il superlavoro presenta un'incidenza, pari al 30%, leggermente inferiore a quella del complesso dei lavoratori indipendenti (40%).

''Evidentemente -spiega la ricerca- incide molto la categoria dei lavoratori a tempo parziale, nella prima tipologia, e dei professionisti, spesso grandissimi lavoratori, nella seconda''.

Ci troviamo dunque davanti a forme di superlavoro il cui concetto, nello studio dell'Eurispes, viene considerato in termini di quantità di ore lavorate, in riferimento al medio e al lungo periodo. Ma i ricercatori hanno fatto di piu'. Tirando un bilancio delle statistiche ottenute, gli studiosi dell'Eurispes sono approdati anche alla definizione delle cause di questa nuova 'sindrome italiana' da superlavoro.

''Dal punto di vista del lavoratore, le cause del superlavoro -spiegano infatti i ricercatori- possono essere ricondotte alla necessità materiale o espressiva, all'imposizione da parte del datore di lavoro od a una vera e propria dipendenza psicologica. Guardando alle caratteristiche strutturali e culturali del mercato del lavoro attuale, nella presente fase di mutamento -insistono- assistiamo al diffondersi di diverse concause del superlavoro e dello stress ad esso connesso''.

In altre parole, il superlavoro potrebbe derivare da ''fasi definibili come momenti di passaggio. Cioè dal passaggio, appunto, da una cultura del posto fisso all'ideologia della flessibilità, dalla certezza dello stipendio mensile al sogno delle stock options o dal cartellino da timbrare all'angosciosa ossessione dei benefits''.

Al di là delle analisi sociologiche e psicologiche di questa ondata di 'superlavoro' in Italia, le stime effettuate dall'Eurispes, che hanno portato alla stesura della mappa del lavoro e del superlavoro riferita al 2002, dimostrano una spaccatura nel mercato del lavoro: solo poco più della metà degli occupati gode delle tradizionali tutele del lavoratore dipendente. Eppure i superlavoratori sono invece riscontrabili in qualsiasi categoria professionale, sia tra coloro che operano nell'economia regolare sia tra i lavoratori sommersi, sia tra i lavoratori remunerati finanziariamente sia tra chi presta la propria opera volontariamente. ''Magari -commenta Eurispes- mettendo in gioco la propria vita''.

(4 AGOSTO 2002, ORE 125)