Il successo commerciale di un film si gioca spesso in una manciata di secondi: la durata del trailer che lo pubblicizza.
Un «corto» di presentazione riuscito bene rappresenta metà dell'opera, quella che interessa al botteghino.
A svolgere questo lavoro non sono mai i registi dei film.
A Hollywood esiste una società specializzata in questo genere di lavoro: la Ant Farm, guidata da Art Mondrala. La sua ultima fatica è stata quella di distillare "Signs", film con Mel Gibson.
Mondrala spiega che il suo obiettivo non è certo quello di svelare la trama bensì quello di riuscire a trasmettere al pubbico «il clima del film. In un trailer - spiega Mondrala - ci devono essere due o tre momenti chiave. Io mi sento come un parrucchiere che deve tagliare un capello per volta. E, infatti, a volte ci vogliono anche nove mesi di lavoro per arrivare al concentrato giusto del film da lanciare».
E' curioso che il regista non possa "ridurre" il proprio film. Questo è senz'altro un elemento che spiega la forbice esistente fra ARTISTICITA' e BOTTEGHINO.
Per vendere il prodotto-film si usano degli specialisti pubblicitari, come la società sopra citata, che si rivolge al pubblico-massa con una forma di comunicazione diversa da quella praticabile dal più importante appartenente al cast tecnico, il regista.
Evidentemente si ritiene che il messaggio che questi potrebbe trasmettere non sia leggibile per un numero sufficientemente significativo, a livello di biz, di spettatori.
Allora cosa dobbiamo pensare?
Spot semplici per popolo ignorante?




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