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Discussione: Ricchezza E Morale

  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito Ricchezza E Morale

    Il concetto di "ridistribuzione della ricchezza" è molto corrente e fino a qualche anno fa è stato furiosamente di moda. Esso tuttavia si presta ad un esame istruttivo già partendo dalle parole che lo esprimono.
    Secondo la concezione medievale, la ricchezza non era qualcosa che veniva prodotto ma qualcosa che si possedeva. Qualcosa di obbiettivo, di materiale e, per così dire, d’immutabile. Ricchezza erano i fondi del feudatario, il suo castello, i suoi animali. Sicché chi avesse sognato la ricchezza non avrebbe sognato qualcosa di vago e fungibile, ma proprio quei fondi, quel castello, quei beni. La ricchezza non era qualcosa da creare ma da andare a prendere.
    Questa concezione antica ha avuto - e in parte continua ad avere - esiti recenti. Quando ci si lascia andare a sognare una rivoluzione per la quale ci si va ad impossessare dei beni dei ricchi si esprime un concetto antico e un po' assurdo. Basterà infatti notare che se quei beni venissero divisi tra tutti, nessuno sarebbe ricco. Mentre se di quei beni s’impossessasse un solo uomo, si avrebbe solo un mutamento nella persona del ricco.
    I demagoghi, tuttavia, non predicano una rapina collettiva al castello: parlano, da sempre e compuntamente, di "ridistribuzione della ricchezza". Questo concetto è mitologico. Esso implica che in partenza ci sia stata un’ingiusta distribuzione (ecco perché si parla di ri-distribuzione) operata da qualcuno o qualcosa: il destino? le differenze sociali? l'oppressore? il capitalismo? Il risultato è che ci sarebbero quelli che, senza merito, hanno di più e quelli che, senza demerito, hanno di meno. Si prescinde cioè totalmente dal modo in cui si è in concreto venuti in possesso di ciò che si ha: si assume semplicemente che si è trattato di un modo disonesto e dunque che è necessaria una seconda distribuzione. Una distribuzione giusta, finalmente. Tutto questo benché l'osservazione quotidiana mostri che gente prima ricca s’impoverisce e gente prima povera si arricchisce. Che alcuni imprenditori, caduti in miseria, riescono a tornare ad essere ricchi. La cosa del resto non è stupefacente: per sperperare una ricchezza basta un cretino, e quanto ad arricchirsi, ci sono sempre state persone che ce l’hanno fatta.
    La ridistribuzione operata di forza dovrebbe correggere le ingiustizie. Il risultato tuttavia, ogni volta che s’è tentato l’esperimento, è stato quello di rendere poveri tutti. Non solo quelli che prima stavano bene, e anche quelli che stavano così così: perfino i poveri sono diventati ancora più poveri.
    Molto è dipeso dal fatto che si è sbagliato concetto di ricchezza. Nel mondo contemporaneo esso è molto vicino al concetto di produzione. Anni fa, quando il Giappone era il leggendario paese in cui tutti lavoravano come pazzi pur ricevendo paghe di fame (con scandalo dei sindacalisti occidentali), qualcuno faceva notare che, lavorando e producendo in quel modo, era inevitabile che creassero una grande ricchezza e che essa ricadesse infine su tutti. Pareva una bestemmia. Era tanto più comodo, in un paese come l'Italia, in cui esisteva quasi una mistica dello sciopero, trattare i Giapponesi da pazzi sfruttati. Invece il tempo ha mostrato che più grande è la torta, più grandi sono le fette dei commensali.
    È pure vero che, come notano soprattutto gli invidiosi, le fette della torta non sono tutte uguali: in generale esse corrispondono ai meriti economici del prenditore. Il fatto che si tratti di meriti economici, e non morali o d’altro genere, va sottolineato. Dal punto di vista culturale un professore di filosofia vale certo più di un celebre cantante rock, ma dal punto di vista economico il servizio fornito dal cantante è pagato secondo la legge della domanda e dell'offerta, e dunque molto meglio. Gli intellettuali invocano spesso correttivi morali alle leggi dell'economia proprio perché non se ne sentono avvantaggiati. Possibile che l'idraulico guadagni più di me? Sì, è possibile, e loro hanno torto. Se proprio volessero guadagnare di più dovrebbero divenire celebri cantanti rock, o almeno idraulici.
    Fra le ingiustizie più notate, come ha ben notato Rousseau, c’è il fatto che il figlio del ricco nasce ricco. Si tratta effettivamente di un fenomeno molto fastidioso. Ma la possibilità di lasciare qualcosa ai figli, morendo, è una delle molle della produzione. Una molla talmente preziosa, che la società nel suo complesso non vi può rinunciare. Non rimane che sperare che il figlio del ricco, se cretino, finisca col diventare povero. Non è difficile. E se povero non diviene, significa che ha saputo amministrare la sua ricchezza. È un merito come un altro.
    A mostrare quanto poco convinta di questi principi economici sia la società italiana basta il fatto che anche il possesso di una seconda casa, per pressoché unanime consenso, è considerato l’effetto di una distribuzione ingiusta. Da questo deriva l'equo canone. La ricchezza dell'imprenditore, visto che si tratta spesso di una persona prosaica, avida di denaro, culturalmente o moralmente mediocre, non può che essere biasimevole. Probabilmente s’è arricchito sfruttando i suoi dipendenti in maniera disonesta. Ecco perché è giusto tassare i redditi d’impresa in maniera punitiva. Ed ecco perché tutti invocano la lotta all'evasione fiscale (altrui). Il mito della ricchezza ingiustificata - e dunque immorale - sembra indistruttibile.
    La prosperità di alcuni paesi è derivata anche dal fatto che i Protestanti considerano la ricchezza una delle prove del favore divino. Per i cattolici rimangono poche speranze.

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  2. #2
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    Non capisco la continua e insistente idea che i cattolici siano avversi al capitalismo. Da un lato, infatti, le prime esperienze comuniste della storia sono dovute proprio ai protestanti; dall'altro, non c'é NULLA nel cattolicesimo che spinga a rifiutare il libero mercato. Anzi: basta leggere gli articoli di Vittorio Messori per capire che le cose, fortunatamente, non stanno così. Inoltre, mi pare ingenuo non notare che la fascia d'Europa più ricca e dedita al commercio, l'Europa lotaringia, è tradizionalmente cattolica... Padania compresa.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  3. #3
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    Originally posted by Stonewall
    Non capisco la continua e insistente idea che i cattolici siano avversi al capitalismo. Da un lato, infatti, le prime esperienze comuniste della storia sono dovute proprio ai protestanti; dall'altro, non c'é NULLA nel cattolicesimo che spinga a rifiutare il libero mercato. Anzi: basta leggere gli articoli di Vittorio Messori per capire che le cose, fortunatamente, non stanno così. Inoltre, mi pare ingenuo non notare che la fascia d'Europa più ricca e dedita al commercio, l'Europa lotaringia, è tradizionalmente cattolica... Padania compresa.
    Mai parlato con qualche cattolico? Intendo quelli veri e puri??? Vittorio Messori ricopre una posizione del tutto atipica e lo dimostra anche il suo sostegno a Forces :P

  4. #4
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    Predefinito Re: Ricchezza E Morale

    Originally posted by Österreicher
    Il concetto di "ridistribuzione della ricchezza" è molto corrente e fino a qualche anno fa è stato furiosamente di moda. Esso ............è derivata anche dal fatto che i Protestanti considerano la ricchezza una delle prove del favore divino. Per i cattolici rimangono poche speranze.
    Mai letto niente di peggio!
    Mai sentito parlare di solidarietà?
    Dimenticate di far parte di una società o credete di vivere da soli?

  5. #5
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    Caro Österreicher, io non sarei così negativo. Anzi. Messori è ben più di una "mosca bianca": è solo la punta dell'iceberg. Il fatto che i media (per lo più in mano a intellettuali di sinistra) abbiano dato maggiore spazio ai cattolici "sociali" non significa, in fin dei conti, che i cattolici "capitalisti" non esistano: anzi! Basta leggere Giovannino Guareschi per rendersi conto quanto sia forte la tradizione "liberale" all'interno della Chiesa.

    Per Il Pasquino: la tua obiezione non è stupida; è insensata. Il fatto di vivere "all'interno della società" non significa che "la società" disponga del diritto a taglieggiare il prossimo. Un conto, infatti, è la carità privata, su cui nessuna ha ovviamente nulla da ridire. Altro discorso è la solidarietà di stato che, oltre a essere palesemente inefficiente (basta vedere in quali gravi condizioni versa il Sud a causa dell'assistenzialismo!!), non ha alcun fondamento morale. L'unica giustificazione è che i tax-payers accettano di essere depredati oggi per non essere espropriati del tutto domani: ma chiunque tenti di difendere la giustizia di questo sistema si troverebbe in una posizione assai poco difendibile...
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  6. #6
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    Originally posted by Stonewall

    Per Il Pasquino: la tua obiezione non è stupida; è insensata. Il fatto di vivere "all'interno della società" non significa che "la società" disponga del diritto a taglieggiare il prossimo. Un conto, infatti, è la carità privata, su cui nessuna ha ovviamente nulla da ridire. Altro discorso è la solidarietà di stato che, oltre a essere palesemente inefficiente (basta vedere in quali gravi condizioni versa il Sud a causa dell'assistenzialismo!!), non ha alcun fondamento morale. L'unica giustificazione è che i tax-payers accettano di essere depredati oggi per non essere espropriati del tutto domani: ma chiunque tenti di difendere la giustizia di questo sistema si troverebbe in una posizione assai poco difendibile...
    Questo perché confondete solidarietà con assistenzialismo!
    Per anni ha fatto comodo a molti dare denaro a pioggia e di questo si sono per anni lamentati cittadini ed imprenditori del centro-sud. Ha creato scarsa competitività e ha scoraggiato gli investimenti seri. Lo stato è stato del tutto assente ha solo tenuto buona e calma la gente per evitare sommosse e proteste distribuendo dissennatamente il denaro pubblico.
    Le tasse servono per mantenere uno stato e per distribuire equamente le ricchezze in modo da mantenere un benessere sociale diffuso.
    L’eccesso di differenziazione crea attriti e problemi.
    Condizioni che nella storia hanno sempre provocato malessere sociale generando guerre, lotte e conflitti.
    La verità è che lo stato deve operare oculatamente. Lo stato siamo tutti noi. E come un buon amministratore dei NOSTRI beni deve operare per il benessere di tutti senza creare malessere per i più poveri e senza opprimere di tasse gli altri in modo da investire oculatamente il denaro dei più benestanti così da permettere a tutti una vita dignitosa consentendo lo sviluppo anche delle regioni più povere o geograficamente disagiate.
    Questa deve essere una politica generale del mondo.
    Invece di continuare a dare denaro a vuoto ai paesi più poveri distruggendo le loro economie occorre aiutarli a raggiungere uno sviluppo adeguato investendo ed aiutandoli ad investire al loro interno, per un loro futuro autonomo.
    Saluti

  7. #7
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    L'unica distinzione valida, mi pare, è tra carità volontaria (privata) e solidarietà coatta (di stato). La prima è ammirevole. La seconda è furto. Una precisazione: non venirmi a raccontare la favoletta di Robin Hood. Quello che rubava ai ricchi per dare ai poveri è una invenzione recente. Robin Hood, quello vero, rubava allo sceriffo di Nottingham (IMHO allo stato) per restituire ai legittimi proprietari.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  8. #8
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    Originally posted by Stonewall
    L'unica distinzione valida, mi pare, è tra carità volontaria (privata) e solidarietà coatta (di stato). La prima è ammirevole. La seconda è furto. Una precisazione: non venirmi a raccontare la favoletta di Robin Hood. Quello che rubava ai ricchi per dare ai poveri è una invenzione recente. Robin Hood, quello vero, rubava allo sceriffo di Nottingham (IMHO allo stato) per restituire ai legittimi proprietari.
    La carità è una opera meritoria per chi la fa ma che per chi la riceve è disdicevole. La carità è di qualcuno e non di tutti che si SENTE partecipe delle difficoltà degli altri, non necessariamente è il più ricco anzi spesso sono le persone di reddito medio a sentirsi più vicine a chi sta peggio di lui. La solidarietà invece è una quota sociale che si paga per partecipare ad una società e per godere dei vantaggi che offre. Queste quote si pagano secondo il reddito. Chi più ha più mette. è un fondo comune che serve a tutti. Chiunque oggi può stare economicamente bene e domani aver bisogno. Intenderla in modo distorto come fate vuol dire estraniarsi dalla società civile e non identificarsi nella società in cui si vive, alla quale si appartiene per nascita educazione e cultura. Se non ci si identifica con i principi di base del paese a cui si appartiene si può sempre abbandonare. Il risultato è non quello di cambiare società di appartenenza ma di non appartenere a nessuna. Quei valori che oggi si condividono con i membri della comunità a cui si appartiene difficilmente si possono ritrovare in società diverse. Spesso non si è neanche bene accetti per preclusioni o preconcetti. Ognuno di noi è legato all’altro da vincoli che ci vengono dalla nascita e difficilmente possono essere rimossi. Tutto ciò fa leva sulla nostra natura umana. Dobbiamo renderci conto sostanzialmente che lo stato siamo tutti noi. Il problema che si può porre è solo sulla capacità amministrativa di coloro che eleggiamo a compiti di gestione dei nostri fondi comuni. Su questo pare che non riusciamo ad avere la capacità di scegliere ed eleggere amministratori capaci o non corrotti.
    Saluti

  9. #9
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    Originally posted by il Pasquino

    La carità è una opera meritoria per chi la fa ma che per chi la riceve è disdicevole. La carità è di qualcuno e non di tutti che si SENTE partecipe delle difficoltà degli altri, non necessariamente è il più ricco anzi spesso sono le persone di reddito medio a sentirsi più vicine a chi sta peggio di lui. La solidarietà invece è una quota sociale che si paga per partecipare ad una società e per godere dei vantaggi che offre. Queste quote si pagano secondo il reddito. Chi più ha più mette. è un fondo comune che serve a tutti. Chiunque oggi può stare economicamente bene e domani aver bisogno. Intenderla in modo distorto come fate vuol dire estraniarsi dalla società civile e non identificarsi nella società in cui si vive, alla quale si appartiene per nascita educazione e cultura. Se non ci si identifica con i principi di base del paese a cui si appartiene si può sempre abbandonare. Il risultato è non quello di cambiare società di appartenenza ma di non appartenere a nessuna. Quei valori che oggi si condividono con i membri della comunità a cui si appartiene difficilmente si possono ritrovare in società diverse. Spesso non si è neanche bene accetti per preclusioni o preconcetti. Ognuno di noi è legato all’altro da vincoli che ci vengono dalla nascita e difficilmente possono essere rimossi. Tutto ciò fa leva sulla nostra natura umana. Dobbiamo renderci conto sostanzialmente che lo stato siamo tutti noi. Il problema che si può porre è solo sulla capacità amministrativa di coloro che eleggiamo a compiti di gestione dei nostri fondi comuni. Su questo pare che non riusciamo ad avere la capacità di scegliere ed eleggere amministratori capaci o non corrotti.
    Saluti
    Io infatti NON mi identifico assolutamente nello stato e nella societa' italiane, ci mancherebbe altro !

    Anzi, fino al 13 maggio 2001 consideravo lo stato italiano non UN nemico, mal IL nemico. Ero solito preferire i bar e i ristoranti dove non mi facevano scontrino o ricevuta, e non giocare totocalcio, lotto, superlotto, ecc, ecc. Dal giorno della Liberazione le cose sono un po' cambiate, ma non tanto.

  10. #10
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    Originally posted by Il Condor


    Io infatti NON mi identifico assolutamente nello stato e nella societa' italiane, ci mancherebbe altro !

    Anzi, fino al 13 maggio 2001 consideravo lo stato italiano non UN nemico, mal IL nemico. Ero solito preferire i bar e i ristoranti dove non mi facevano scontrino o ricevuta, e non giocare totocalcio, lotto, superlotto, ecc, ecc. Dal giorno della Liberazione le cose sono un po' cambiate, ma non tanto.
    se vi disgusta tanto mischiarvi con gli altri italiani od italioti come li chiamate perchè non andate in qualche altro paese ove vi considereranno in modo due volte spregevole. Primo perchè non siete loro compaesani e secondo perchè avete disprezzato le vostre origini, le vostre identità, la vostra terra. LORO sono PROFONDAMENTE patriottici. Provate a parlar male dei francesi, dei tedeschi, degli spagnoli, degli inglesi, degli americani ad un francese, tedesco, spagnolo, inglese o americano.
    Correrreste il rischio di non uscirne sani fisicamente!
    Meno che mai a parlar male del proprio paese.
    Il motivo per cui alcuni ci dispezzano è proprio questa cultura dell'individualismo sfrenato che non trova uguali in quasi nessuna società della terra.
    L'esempio di questa logica mi ricorda un episodio accadutomi a Napoli molti anni fa. Vedendo che molti commettevano una inflazione mi misi di traverso con l'auto. Un conducente con aria sprezzante scese e con una impertinenza senza uguali ebbe l'impudenza di intimarmi di togliermi di mezzo. "A lei cosa importa se io faccio una inflazione? Si faccia i fatti suoi!". Quell'atteggiamento danneggiava tutti gli altri che si comportavano secondo legge ma a lui e a qunti commettevano quella inflazione non importava un fico degli altri.
    Bene fecero quei conducenti in fila che quando si videro sorpassare in modo scorretto un auto con dei mie colleghi la riempirono di sputi. Quello è un comportamento di tipo europeo. così si comportano gli inglesi, i francesi, i tedeschi, gli spagnoli, gli americani.
    Con questi esempi spero che si sia fatta una idea di cosa si meritano coloro che a sfregio dello stato e di tutti gli altri concittadini che vivono in questa società viola sistematicamente le leggi che CI siamo LIBERAMENTE dati.

    Rispettosi saluti

 

 
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