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  1. #1
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    Predefinito Paolo Guzzanti, sen. di F.I. commenta...

    .....….i fatti di mercoledì 31 luglio.

    Non si mettano in testa di rovesciare le urne facendole prendere a calci da qualche toga amica. Non pensino che se il governo dovesse cadere, questo Paese possa essere ingannato con qualche governicchio di riserva. Non si illudano i cosiddetti centristi di trovare spazio in mezzo alla logica bipolare voluta e votata dal popolo. Nessuno creda di intimidire la Repubblica. Nessuno pensi di mettere paura al Parlamento, nessuno osi tentare di intimidire la seconda carica dello Stato che non è un capo politico (come il Presidente della Camera) ma una figura istituzionale per la quale la mediazione è un dovere, ma soltanto a patto ce non si alterino il ruolo di chi ha vinto le elezioni e governa, e di chi le ha perse e si oppone, ma non governa e non ha alcun titolo “democratico” per impedire di governare.
    Mai avevamo visto il Presidente Marcello Pera, sudato e calmissimo, duro e gentilissimo, pronunciare un discorso di tale secchezza. Sembrava uno dei costituenti americani, se solo avesse avuto parrucca e spadino.
    Scrivo queste note in mezzo alla bagarre del Senato della Repubblica, in mezzo agli insulti dell’opposizione, mentre fuori una torma di seimila “squadristi” girotondini assedia e insulta gli eletti del popolo, di cui hanno un profondo schifo. Nemmeno nel 1922 avevano osato circondare il Parlamento e che questo accada 80 anni più tardi serve soltanto a rendere più grottesca anziché tragica la situazione. La situazione è grottesca anziché tragica perché la loro partita è persa. Non hanno alcun scampo, politicamente parlando. Ma stanno cercando di terrorizzare il Paese, di turbare le coscienze degli italiani con false, deliberatamente false informazioni e manipolazioni.
    Ma il fatto del giorno è che il Presidente Pera abbia (e spero che mi perdonerà la rudezza dell’espressione) tirato fuori le palle smettendo di essere quel raffinato professore di logica ed epistemologia che è, quell’erede dell’empirismo anglosassone e della rivoluzione di Popper. Pera ieri rappresentava lo stato, e anche lo Stato che lo ha abbandonato, solo, nelle mani di un’accozzaglia di tricoteuses e di giacobini che non esita a calpestare la Costituzione, calpestare la Repubblica, sputare fiele sulla democrazia. Pera ieri con ferma cortesia, con feroce cortesia, ha respinto da solo l’assalto e lo ha fatto in una sala del suo appartamento a Palazzo Giustiniani durante la cerimonia annuale del ventaglio, che per decenni è stata una delle più noiose incombenze dei presidenti, quando ricevono la stampa parlamentare che offre il vecchio rimedio contro la calura.
    Che cos’abbia detto Pera è presto detto: siamo di fronte, la democrazia è di fronte a una manovra perfettamente articolata, pensata e scatenata, per rovesciare le scelte degli italiani, le scelte che escono come unico atto valido dell’espressione della volontà popolare. Pera ha nominato il popolo e la Patria, ma lo ha fatto con affettuosa misura. Ha parlato anche dell’Europa, di cui è inutile spandere un nebbioso profumo senza contenuto, e che va riformata così come va riformata l’Italia.
    E’ stato pacato e implacabile. Pacato e implacabile. Mai prima di lui un presidente del Senato della Repubblica era stato aggredito in modo tanto proditorio, tanto codardo, com’è avvenuto in questi giorni e in queste ore.
    La ragione è chiara. Il fronte delle sinistre, sconfitte dal Paese, rifiutato dal popolo come un prodotto tossico dopo tanti anni di governo (spesso abusivo), spera di far fuori il presidente del Consiglio eletto dagli italiani (e Pera ha ricordato che sulle schede della Casa delle Libertà c’era scritto Berlusconi Presidente, così come su quelle dell’opposizione c’era il nome di Rutelli) attraverso una sentenza di primo grado, emessa da un gruppetto di funzionari dello stato che fanno apertamente politica e che lasciano perfettamente intendere quale sarà il loro verdetto.
    Il loro piano è questo: ottenuta da questo circolo di impiegati la condanna di chi è stato eletto dalla maggioranza degli italiani, i reazionari (chiamiamoli con il loro nome: reagiscono alla democrazia con la violenza, dunque sono reazionari) pensano di andare a suonare le casseruole sotto il Quirinale per intimidire Ciampi e ottenere da lui le dimissioni del governo. Poi sperano che si ripeta l’operazione Dini, cambiate le circostanze, e che si formi un governo di salute pubblica (ovvero d’emergenza, di unità nazionale, chiamatelo voi come vi pare) egemonizzato dalle sinistre che cercano anche di far leva su qualche malumore vetero-democristiano per creare un partito di fronda. Una tale operazione, nella mente dei complottatori, si basa anche sulla partecipazione, almeno passiva, degli ex democristiani. Ed è per questo motivo che il capogruppo D’Onofrio ha pronunciato uno dei suoi più bei discorsi al Senato, per mostrare nel modo più limpido e chiaro la assoluta fedeltà del partito cattolico alla coalizione di governo.
    Ma Pera, ancor prima che D’Onofrio parlasse in aula, aveva avvertito che l’operazione Dini-bis non ha alcun spazio né speranza. L’unico risultato di un eventuale e sciagurato rovesciamento del governo legittimo perché legittimamente eletto (è la prima volta nella storia della Repubblica) sarebbero le elezioni generali anticipate che le sinistre, frantumate e prive di leadership, in crollo verticale nel Paese, perderebbero ancor più miseramente di quanto avvenne il 13 maggio. Se è questo che vogliono, ha fatto intendere Pera, che si accomodino: si riconsegna al sovrano elettore la sua delega e se ne chiede la riconferma. Ed è questo che fa andare in bestia le opposizioni il cui comportamento in aula ha varcato ogni limite di decoro, con un uso e abuso continuo di tutto il più banale e trito repertorio di insulti.
    Ma pensavano, forse, di aver messo nel frattempo nel sacco il presidente del Senato, pensavano di averlo forse se non spaventato almeno reso prudente. E sono stati serviti da un Pera che sembrava Winston Churchill; fedele alle sue idee e allo Stato, incurante delle manovre di partito ma perfettamente consapevole dei diritti della maggioranza (ripeto, diritti della maggioranza, ndr), chiamata a governare quale che sia l’opinione dell’opposizione che siede all’opposizione proprio e soltanto perché ha perso la partita con gli elettori ed è stata sollevata dall’incarico per mancanza di fiducia.
    L’importanza politica, istituzionale e anche storica di un tale discorso non è sfuggita a nessuno e si è riflessa sul comportamento dell’opposizione di sinistra che è apparsa ancor più sinistra, incarognita, violenta e disperata perché prigioniera ormai delle forze infernali che ha evocato: la piazza che minaccia il Parlamento, la “cagoule” rossa che intimidisce i rappresentanti del popolo.
    La Repubblica per fortuna non è in pericolo. Ma se lo fosse, sappiamo chi dovremmo additare sia all’opinione pubblica che alla Storia.
    Alla Storia vera, non quella che questi qua si sono abituati a scriversi da soli e a farsi riversare in televisione e sui libri di testo.
    Il suono delle parole di Pera era: la festa è finita.
    Paolo Guzzanti

    saluti

  2. #2
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    Apporta forse qualche novità, alla discussione, il fondo di Guzzanti fornitoci dal sig. Mustang?
    Nessuna.
    E' talmente risaputa l' adorazione che questo vecchio arnese craxiano nutre per il Capo, che i suoi articoli non fan testo.
    Non sono assolutamente credibili.
    Al pari di altri vecchi arnesi craxiani, Baget-Bozzo, Cicchitto, Gismondi, egli era destinato ad uno sconsolante oblio non fosse stato per Berlusconi che l' ha ripescato dalla frana socialista e gli ha ridato, assieme a un posto di lavoro, una certa notorietà.
    E' quindi ovvio, diversamente sarebbe un ingrato, ch' egli si dedichi anima e corpo alla difesa degli interessi del Cavaliere.
    Un vecchio arnese craxiano che sarebbe sopravissuto benissimo anche senza Berlusconi però esiste: ed è il direttore del Foglio, ************ Ferrara.
    Ma questi ha qualcosa in zucca che agli altri manca completamente: il sale.

    Gianni Guelfi

  3. #3
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    In sostanza il Guzzanti vuole stoppare le manifestazioni di piazza perchè tanto il Parlamento è stato eletto e c'è , e il popolo non rompa i coglioni !
    Infatti , che c'entra il popolo con le leggi ? Queste le fa il Parlamento , mica il popolo

    Se potesse il Guzzanti userebbe la polizia x impedire le manifestazioni contro il Capo (non solo lui , è chiaro)

    Alla faccia della cultura liberale anglosassone , che ha sempre tenuto in massimo grado la Pubblica Opinione , e alla faccia pure di un elementare diritto della democrazia , a mente del quale il popolo , quando va votare , non si spoglia certo del proprio diritto di sovranità

  4. #4
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    Predefinito A delaware la risposta è...

    ...d'obbligo, considerate le argomentazioni che propone: infatti, dice, le leggi le fa il Parlamento, mica il popolo.
    Errore: il popolo "delega" i suoi rapprtesentanti a fare le leggi.
    Il guaio per delaware è che il "suo popolo" lo ha preso in saccoccia" perdendo le elezioni mentre il "mio" le ha vinte, e questa è la democrazia. Che prevede anche manifestazioni di minoranze scontente, ma non che usando la piazza ribaltino i risultati, e questa non è democrazia.

    La Pubblica Opinione si è già espressa, e sapete benissimo come, e quindi spetta a voi rispettarla, e questa è ancora democrazia.

    A gianni g, considerate le argomentazioni proposte, non so veramente cosa dire.

    mustang

  5. #5
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    Predefinito

    Bravo Delaware!

    Infatti uno dei più ferrei convincimenti dell' elettore forzaitalioita è che, dopo aver introdotto la scheda elettorale nell' urna, null' altro resti da fare al cittadino modello che lavarsene le mani e tornare ad occuparsi del proprio "particulare", come lo chiamava Guicciardini, per i prossimi 5 anni.
    A quella data si tireranno le somme ma, per il momento, "lasciatelo lavorare"!
    Comportamento sbagliato, più da sudditi che da cittadini.

    Cittadini-elettori il cui dovere precipuo è invece quello di controllare assiduamente l' operato dei propri rappresentanti in Parlamento, affinché essi non abbiano mai a scordarsi che la sovranità risiede nel popolo. Popolo di cui essi sono i "meri" rappresentanti la cui delega può essere tolta in qualsiasi momento.
    Queste cose sono l' abc della democrazia, ma per i sudditi forzaitalioti sono di difficile comprensione.

    Ogni politico disonesto sogna degli elettori siffatti: che gli diano il voto eppoi se ne disinteressino per 5 anni.
    E il loro atteggiamento fa si ch' essi siano regolarmente preda del politico malandrino di turno: prima fu la volta di Mussolini, poi quella degli Andreotti e Forlani, infine quella di Craxi.
    Ora sono innamorati di questo bucaniere.
    Ma prevedo che il risveglio sarà altrettanto amaro che con gli altri.

    ciao
    Gianni Guelfi

  6. #6
    Paul Atreides
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    Originally posted by gianni g.
    Bravo Delaware!

    Infatti uno dei più ferrei convincimenti dell' elettore forzaitalioita è che, dopo aver introdotto la scheda elettorale nell' urna, null' altro resti da fare al cittadino modello che lavarsene le mani e tornare ad occuparsi del proprio "particulare", come lo chiamava Guicciardini, per i prossimi 5 anni.
    A quella data si tireranno le somme ma, per il momento, "lasciatelo lavorare"!
    Comportamento sbagliato, più da sudditi che da cittadini.

    Cittadini-elettori il cui dovere precipuo è invece quello di controllare assiduamente l' operato dei propri rappresentanti in Parlamento, affinché essi non abbiano mai a scordarsi che la sovranità risiede nel popolo. Popolo di cui essi sono i "meri" rappresentanti la cui delega può essere tolta in qualsiasi momento.
    Queste cose sono l' abc della democrazia, ma per i sudditi forzaitalioti sono di difficile comprensione.

    Ogni politico disonesto sogna degli elettori siffatti: che gli diano il voto eppoi se ne disinteressino per 5 anni.
    E il loro atteggiamento fa si ch' essi siano regolarmente preda del politico malandrino di turno: prima fu la volta di Mussolini, poi quella degli Andreotti e Forlani, infine quella di Craxi.
    Ora sono innamorati di questo bucaniere.
    Ma prevedo che il risveglio sarà altrettanto amaro che con gli altri.

    ciao
    Gianni Guelfi
    Ehm, io credo che questo suo modello di democrazia sia più vicino ad un sentire "populistico". La rappresentanza in un sistema demoliberale qual è il nostro è, invece, senza alcun vincolo di mandato nei confronti dell'elettore. Non a caso già Rousseau diceva che i deputati del popolo non possono essere i suoi rappresentanti ma solo i suoi commissari e che gli inglesi erano liberi solo durante l'elezione dei membri del parlamento (Contratto Sociale, libro terzo, par. 15). Ergo, queste cose saranno pure l'abc ma NON per il modello di democrazia oggigiorno vigente da noi.

    Saluti

  7. #7
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    Eccomi signor Atreides. Mi scuso del ritardo nel risponderle, ma ieri sera sono uscito per una botta di vita e stamane ero tutto ammaccato.
    Dunque: verissimo, non esiste il vincolo di mandato nella nostra costituzione. Cercate di ricordarvelo al prossimo ribaltone.
    Ma sopratutto ricordatelo a Berlusconi, che, quando Mastella e i suoi passarono armi e bagagli nel centrosinistra, chiedeva elezioni anticipate solo perché i mastelliani eran stati eletti con i voti di elettori di destra.

    Quello che intendevo dire è che la democrazia non si serve solo una volta ogni 5 anni. Quello non è che il primo passo.
    Poi bisogna tenersi informati: leggendo, discutendo (anche su forums come questo), partecipando insomma e, se necessario, manifestando nei luoghi di lavoro o scendendo in piazza.
    Aveva ragione D' Alema l' altro giorno alla Camera nel dire che della piazza non bisogna aver paura, perché cittadini in piazza significa democrazia (ovviamente se esprimono il proprio dissenso pacificamente).
    Democrazia che nacque, 2500 anni fa, in una piazza di Atene.

    E mi fa piacere che anche gli elettori del centrodestra, dopo i giorni del tax day e dell' USA day, comincino a prenderci gusto e chiedano sempre più spesso ai vertici della CDL di organizzare manifestazioni.
    Dice: ma cosi poche migliaia di dimostranti faranno cadere il governo tradendo la volontà dei milioni che in piazza non scendono.
    Falso: un governo non cade mai per manifestazioni di piazza ma per intrinseca debolezza. E comunque, chi si limita a mettere una croce su di una scheda ogni 5 anni eppoi si eclissa per il resto del tempo, non ha titoli per protestare se il suo governo cade.

    Tutto quanto sopra esprime una visione populista della democrazia? E sia.

    cordialità
    Gianni Guelfi

  8. #8
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by gianni g.
    Bravo Delaware!

    Infatti uno dei più ferrei convincimenti dell' elettore forzaitalioita è che, dopo aver introdotto la scheda elettorale nell' urna, null' altro resti da fare al cittadino modello che lavarsene le mani e tornare ad occuparsi del proprio "particulare", come lo chiamava Guicciardini, per i prossimi 5 anni.
    A quella data si tireranno le somme ma, per il momento, "lasciatelo lavorare"!
    Comportamento sbagliato, più da sudditi che da cittadini.

    Cittadini-elettori il cui dovere precipuo è invece quello di controllare assiduamente l' operato dei propri rappresentanti in Parlamento, affinché essi non abbiano mai a scordarsi che la sovranità risiede nel popolo. Popolo di cui essi sono i "meri" rappresentanti la cui delega può essere tolta in qualsiasi momento.
    Queste cose sono l' abc della democrazia, ma per i sudditi forzaitalioti sono di difficile comprensione.

    Ogni politico disonesto sogna degli elettori siffatti: che gli diano il voto eppoi se ne disinteressino per 5 anni.
    E il loro atteggiamento fa si ch' essi siano regolarmente preda del politico malandrino di turno: prima fu la volta di Mussolini, poi quella degli Andreotti e Forlani, infine quella di Craxi.
    Ora sono innamorati di questo bucaniere.
    Ma prevedo che il risveglio sarà altrettanto amaro che con gli altri.

    ciao
    Gianni Guelfi
    e' il modello americano. votaqre qualcuno perche' si occupi di questioni complicate e dove, tanto, "fanno quello che vogliono"...

  9. #9
    Paul Atreides
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    X Gianni G.

    Chiariamo un punto: è assolutamente lecito schierarsi a favore di una democrazia partecipativa, magari anche legata a valori neorepubblicani ( virtù civili, religione civile, valori fortemente condivisi ecc). Diciamo, un "ritorno all'agorà". Il punto, però, è che l'attuale modello liberaldemocratico si muove in direzione totalmente opposta (v. Constant e Tocqueville). Per cui i cittadini in piazza non vanno a colmare un "deficit di democrazia" e per la liberaldemocrazia conta molto più il cittadino che vota e poi magari si fa i cazzi suoi che quello "partecipativo". Di conseguenza il cittadino "disimpegnato" ha titoli eccome per protestare.

    Concordo, invece, sulla sua analisi del ribaltone: pienamente legittimo, quest'ultimo, e proprio per l'assenza del vincolo mandatario che è, meglio ricordarlo, una norma di ascendenza liberale e non di ascendenza democratica

    Saluti

  10. #10
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    Anche gli appartenenti alla maggioranza che si vantava d' esser "silenziosa" degli anni 70-80, quando vollero ottenere qualcosa dovettero scendere in piazza. Vedi, ad esempio, la marcia dei 40 mila quadri alla Fiat.

    Sappiamo che l' elettore socialdemocratico tipo vuole uno Stato che sia presente, che assicuri servizi essenziali quali, istruzione, sanità, trasporti. Vuole uno Stato che, all' occorenza, sappia prendersi cura di lui ed è disposto a pagare tasse adeguate per mantenerlo.

    Il tipico elettore liberaldemocratico invece, vuole un fisco meno esoso perché ad assicurarsi i servizi essenziali provvederà lui stesso. Allo Stato chiede solo di rimuovere quei lacci e lacciuoli che gli impediscono di esprimere pienamente la sua creatività, eppoi di farsi da parte.

    Posizione rispettabilissima questa, se mantenuta coerentemente sino in fondo.
    Invece, la stragrande maggioranza di coloro che si professano dei fieri antistatalisti, alle prime avversità corrono a ripararsi sotto l' ala protettrice, e generosa di finanziamenti a fondo perduto, dello Stato.
    Quando il mercato tira e i profitti lievitano, tutti in favore del libero mercato. Diversamente, tutti statalisti.
    All' insegna del "privatizziamo i profitti e socializziamo le perdite".
    Troppo comodo.
    Cosi son buono anch' io a fare il liberista.

    cordiali saluti

    Gianni Guelfi

 

 
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