Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    memoria storica di PoL
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    Predefinito In margine al 'raduno della pace' di Assisi...



    Jaime Jovanovic Prieto

    cari amici
    qualcuno di voi sa per caso chi è il 'bel esemplare' raffigurato qui sopra?...
    Il suo nome, Prieto Jovanovic che probabilmente alla maggior parte di voi non dirà nulla, è da anni nel registro dei criminali terroristi colpiti da mandato di cattura internazionale dell'Interpol. Ebbene, come già due anni or sono egli è 'invitato d'onore' al 'raduno per la pace' di Assisi, dove si ritrovano anche quest'anno i più rinomati maestri mondiali di 'kalasgnikoff'.
    Prima di conoscere le 'benemerenze' di costui ed i motivi per i quali egli è ricercato come criminale terrorista internazionale, leggiamoci questo articolo comparso ieri su Libero, unica fonte giornalistica che abbia riportato l'evento...

    buona lettura!...

    Moreno Pasquinelli, organizzatore del raduno: i veri criminali non siamo noi, ma chi ci attacca, come Libero

    Ad Assisi anche il maestro del delitto politico

    Ospite d’onore del campo anti-imperialista il cileno Prieto Jovanovic, ricettato dalla polizia di tutto il mondo per un attentato a Pinochet

    dal nostro inviato Tommaso Montesano

    ASSISI
    – ‘Non abbiamo nulla da nascondere. Volete il terrorista?… Eccolo, ve lo offriamo su un piatto d’argento. Volete riaprire la campagna di arresto di Prieto Jovanovic?… Eccovi l’osso…’. Si accalora Moreno Pasquinelli, portavoce del campo anti-imperialista, quando l’argomento scivola sul cittadino cileno inseguito da un mandato di cattura dell’Interpol perchè accusato di un attentato contro un generale di Augusto Pinochet. Prieto infatti è il primo degli invitati di lusso che hanno trovato ospitalità al campeggio Fortemaggio nel giorno che da il via alla kermesse dei ‘popoli in lotta’. Espulso ‘all’italiana’ due anni fa da Pietro Fassino, allora guardasigilli, il cileno è tornato in Italia, involontario testimonial della ‘sfida lanciata al governo italiano’ dalle organizzazioni del raduno. ‘Il suo non era un vero decreto di espulsione – spiega Pasquinelli – perché Fassino decise di non consegnarlo all’Interpol ma solo di accompagnarlo in modo coatto alla frontiera. E poi Prieto si è sempre proclamato innocente’.
    Non fosse che a ospitare Prieto stavolta sono gli anti-imperialisti, Prieto sembrerebbe quasi un nuovo Ocalan. ‘La scelta di ospitarlo è stata deliberata, almeno cominceremo per davvero a parlare di terrorismo’, aggiunge Pasquinelli, portavoce del campo da due anni. Per lui, come per tutti i militanti, il cileno è solo un ‘esule politico’. Il ragionamento è semplice: visto che il regime di Pinochet, asuo dire, era di stampo fascista, era giusto organizzare attentati per farlo cadere. Il portavoce spiega: ‘…nella Costituzione Italiana c’è scritto che la Repubblica è nata dalla Resistenza e se si condanna un uomo perché ha sparato ad un collaboratore di Pinochet, allora bisogna dire che questa repubblica è fondata sul terrorismo…’.
    Mentre parla a tavola sfilano le portate e squilla il suo cellulare. Qualche fedele collaboratore gli legge i titoli dei giornali in edicola. Pasquinelli si fa ancora più determinato: ‘…quest’anno a Libero non consegniamo il pass. Comunque li stiamo ancora aspettando…’. Il portavoce si sfoga: ‘…la stampa ci criminalizza e queste campagne ci mettono in soggezione…’. Poi spiega:’… è mai possibile che chiunque pratichi la lotta armata sia considerato terrorista?… questa è la tesi di Bush…’. Tesi che gli anti-imperialisti, inutile dirlo, non accettano. A partire dalla famosa ‘lista nera’ delle organizzazioni terroristiche stilata dall’amministrazione Bush dopo l’11 settembre in cui sono comprese parecchie delle sigle attese al campo [Farc colombiane, Baschi di Batasuna e Palestinesi del Fplp].
    I convenuti alle pendici di Assisi non sono preoccupati, pronti a sfidare, codici alla mano, eventuali interventi delle forze dell’ordine. ‘… l’Unione europea ha preso atto dell’elenco, ma in sostanza se n’è fregata. E poiché la lista non è stata recepita dai singoli parlamenti nazionali, alcuni partecipanti nella peggiore delle ipotesi potrebbero essere espulsi ma non arrestati. E solo se ci sono estremi di reato…’. Conclusione: ‘… noi rispettiamo la Costituzione e il Parlamento. E finchè non c’è una lista uffciale italiana…’.
    Il pranzo sta finendo. Al caffè torna il buonumore: ‘… noi non teorizziamo la lotta armata. Abbiamo scelto Assisi perché è la città della tolleranza e dell’incontro tra culture diverse. E’ questo il messaggio che vogliamo diffondere in un momento in cui un giornale come Libero scrive che è in atto uno scontro di civiltà…’.
    Nonostante i buoni propositi però il campo è sotto controllo già da tempo. Gli agenti della Digos sono seduti al tavolo dietro e salutano calorosamente Pasquinelli. Quest’anno i poliziotti avevano chiesto di poter assistere ai dibattiti degli anti-imperialisti ma la loro richiesta è stata prontamente rigettata. ‘… non potevamo accettare, anche perché la responsabilità di qualche gesto violento sarebbe ricaduta su di noi…’. Poco male, la sindrome di accerchiamento la si sente lo stesso. Ultimo esempio l’accusa lanciata da un militante alla polizia delle telecomunicazioni: aver oscurato il sito Internet dell’evento. ‘… non è la prima volta che lo fanno, sono due giorni che non riusciamo a connetterci…’. Pazienza, tanto i programmi ormai sono fatti e le ‘delegazioni’ attese alla spicciolata. L’organizzazione è impeccabile, ai militanti provenienti dai paesi più lontani e più poveri è stato offerto addirittura l’intero costo della trasferta [aereo e posto al camping]. I ‘compagni’ più facilitati a raggiungere Assisi verseranno 60 euro in più rispetto al normale listino per un bungalow o una tenda.
    E per l’autunn0o si prepara un bis…e che bis!… Entro ottobre se nel Golfo Persico soffieranno ancora venti di guerra sarà completata la costituzione della brigata internazionale ‘Stile Emergency’ da schierare in Iraq.


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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    E allora? Si sa bene che i komu hanno un'idea del diritto tutta loro. Per cui il giudice Garzon è una brava persona e un rigoroso custode del diritto, qui invece c'è una chiara persecuzione ai danni, of course, di un soldato della libertà.
    In sintesi, Pinochet era un boia da condannare e incarcere con qualunque mezzo, stò Prieto è un galantuomo per il quale le norme del diritto non possono e non devono valere...

    O tempora, o mores

    Saluti

  3. #3
    memoria storica di PoL
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    Predefinito ovvia conclusione della vicenda...

    Come era logico aspettarsi, dal momento che questo governo non ha molta simpatia per le 'gatte da pelare', specie se queste hanno la pessima idea di accadere in agosto, la vicenda si è risolta in una gran pagliacciata.
    Una sola domanda, alquanto oziosa se vogliamo... che sarebbe accduto se il governo italiano, in ottemperanza al mandato di cattura internazionale pendente contro Prieto, lo avesse consegnato alle autoirutà cilene?...

    buona lettura da Libero!...

    Allontanato. Il ministro dell’interno Pisanu: vicenda conclusa.

    Il guerrigliero si rifugia in convento e poi scappa in Sudafrica

    Dopo una notte di trattative Prieto è stato alla fine espuslo

    Di Tommaso Montesano

    ROMA
    – Domenica mattina si aggirava indisturbato nei pressi della ‘reception’, incuriosito di tanta attenzione. Da dove viene?… ‘…no tiengo pais…’, rispondeva a chi non conoscendolo si avvicinava a lui. Libero invece sapeva benissimo chi fosse quel signore con il codino vestito con maglietta bianca e pantaloni beige. Era il cileno Jaime Prieto Jovanovic, professore di diritto internazionale a Buenos Aires [!!…- n.d.r.], ma soprattutto uno dei leader della Mir, un movimento di estrema sinistra accusato di aver assassinato il generale Carol Urzua, braccio destro di Augusto Pinochet, e di aver attentato alla vita dello stesso Pinochet. Nella notte tra domenica e lunedì invece, in esecuzione di un provvedimento di espulsione a suo carico datato estate 2000, Prieto è stato ‘accompagnato’ in Sudafrica, suo paese di provenienza. E lunedì mattina, facendo il resoconto di quelle ore trascorse tra trattative, rifugio nel Sacro Convento di Assisi e proteste dei militanti del campo anti-imperialista che lo ospitava. L’Unità accusava Libero, grazie a ‘tre giorni di campagna di allarmismo’, di aver provocato l’arrivo della polizia che poche ore dopo avrebbe espulso Prieto per la seconda volta.
    Il professore non era nuovo alle autorità italiane. Due anni fa era stato arrestato alla fine della kermesse a causa del mandato di cattura delle autorità cilene. Ma Pietro Fassino, ministro della giustizia all’epoca, si rifiutò di consegnarlo al Cile, appellandosi al fatto che Prieto avrebbe rischiato la pena di morte. Restava il decreto di espulsione, valido per cinque anni dai paesi dell’area di Schengen, decreto violato il primo giorno dell’inaugurazione del campo di Assisi, quando il professore cileno raccoglieva l’invito a partecipare alla riunione ‘dei popoli in lotta’.
    Una sfida che il governo italiano ha raccolto. Perché domenica pomeriggio gli agenti della Digos si sono presentati al campo per controllare il passaporto di Prieto e rimpatriarlo. Immediata la sollevazione dei partecipanti che si sono stretti in un cordone sanitario a protezione di Prieto. Che poi fuggiva andandosi a rifugiare tra i frati del Sacro Convento di Assisi. Da lì dopo u8na notte di trattative e di tentativi di mediazione falliti tra le forze dell’ordine e padre Vincenzo Coli, custode del Convento, la decisione di raggiungere la questura di Perugia, dove però veniva dichiarata irricevibile la sua richiesta di asilo politico. Nella notte il trasferimento a Milano e l’esecuzione del decreto di espuslisone con la partenza per il Sudafrica, dove Prieto vive da due anni.
    Giuseppe Pisanu, ministro dell’interno, ha espresso ‘vivo ringraziamento per la conclusione della vicenda’. Vicenda che non finisce qui, poiché Maurizio Ronconi, senatore dell’Udc, ha chiesto che ‘tutti i partecipanti al campo di Assisi siano identificati’. E Gustavo selva, presidente della Commissione Esteri della Camera, ha chiesto un rafforzamento dei controlli sui sospetti.


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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  4. #4
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    Predefinito così le Farc hanno festeggiato l'insediamento del nuovo presidente della Colombia...

    Ecco come le Farc, la più 'prestigiosa' delle organizzazioni terroristiche presenti ad Assisi, hanno 'festeggiato' l'insediamento del nuovo presidente della Colombia Alvaro Uribe...

    ... dal Corriere della Sera...

    ... buona lettura!...

    Una bomba esplode a pochi metri dal palazzo presidenziale

    Giura Uribe, strage in Colombia

    Le Farc attaccano durante l’insediamento del presidente: diciassette morti e decine di feriti

    BOGOTA' [COLOMBIA]
    - Sangue sul giuramento del presidente Alvaro Uribe in Colombia. Una serie di attentati ha segnato il suo insediamento. Il più grave, l’esplosione di una bombola di gas, imbottita di esplosivo, a quattrocento metri dal Parlamento, ha ucciso 11 persone, ferendone venti. Ma sono state almeno 17 le vittime di razzi e ordigni, fatti esplodere nei pressi del palazzo presidenziale. La giornata era cominciata nel segno della tensione. Le strade erano blindate, con decine di poliziotti a sbarrare tutti gli accessi verso il centro di Bogotà. Le Farc, Forze armate rivoluzionarie della Colombia, avevano promesso azioni dimostrative per l’insediamento di Uribe, che aveva vinto le elezioni nel maggio scorso, con un programma di intransigenza nei confronti dei guerriglieri che da 38 anni combattono contro il governo centrale e paramilitari: la guerra civile più lunga, e più sanguinosa, dell’America Latina.

    La sfida al neopresidente è stata lanciata già dal primo mattino. Quattro ordigni sono esplosi nei quartieri periferici, nel nord di Bogotà, ferendo dodici persone. Ma l’azione più decisa con il lancio di rudimentali razzi, arma 'classica' della guerriglia, è partita mentre Uribe faceva il suo ingresso al Parlamento. Poi lo scoppio della bombola a gas, quando il neopresidente, una fascia giallo-rosso-blu sopra il doppiopetto, giurava alle telecamere: 'Prometto davanti a Dio e davanti alla gente della Colombia che sarò fedele alla costituzione della Colombia'.
    Arturo Robles, un cameraman per l’ Associated Press Television News , è stato tra i primi a correre in calle 26, dov’era esplosa la bombola manomessa: 'Qui - ha raccontato alla propria tv - c’è tanto fumo, vedo almeno dieci corpi'.

    Le voci che la guerriglia progettasse attacchi avevano preso corpo nei giorni scorsi: i servizi segreti avrebbero sventato un progetto di un attacco con un aereo guidato da un kamikaze contro il palazzo presidenziale pochi giorni prima dell’insediamento. Per questo lo spazio aereo della capitale ieri era stato chiuso, e un caccia P3 americano sorvolava la Casa da Nariño , il palazzo presidenziale. Ventimila agenti, disposti a cerchio attorno al Parlamento, come dieci cordoni ombelicali concentrici, impedivano l’accesso verso il Parlamento. Per tutta la giornata le macchine non potevano circolare. Ciononostante, i ribelli delle Farc sono riusciti a incunearsi nel muro di sicurezza.

    Le inaugurazioni presidenziali insanguinate dalle Farc sono una tradizione per la Colombia. E lo stesso Uribe, ex sindaco di Medellin, la 'capitale mondiale della coca', era stato più volte nel mirino dei guerriglieri, quando era governatore di Antioquia e durante la sua campagna presidenziale. Solo negli scorsi sei mesi ci sono stati tre attentati alla sua vita. Suo padre, nel 1983, venne ucciso dalle Farc nel ranch di famiglia di Antioquia.

    Del resto, è proprio sulla lotta alla guerriglia che Uribe ha ottenuto il suo mandato, ed è sulle capacità di pacificazione nazionale che si gioca la propria credibilità. Sa di poter contare sull’appoggio degli Stati Uniti [il suo primo viaggio ufficiale aveva, non a caso, per destinazione Washington] per combattere il narcotraffico attraverso cui si finanziano i gruppi ribelli e i paramilitari.

    Nelle prime dieci settimane dall’elezione non ha perso tempo. Ha già annunciato una riforma costituzionale per permettere l'istituzione della legge marziale e dello stato di assedio. E Marta Lucia Ramirez, ministro della Difesa e prima donna a ricoprire questo dicastero nell’America Latina, ha dichiarato di 'considerare la possibilità di richiamare i riservisti dell'esercito' per combattere la guerriglia. Con l’attentato di ieri le Farc hanno dimostrato di aver raccolto al sfida.

    Mara Gergolet

    8 agosto 2002


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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

 

 

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