Riporto dalla mailing list PADANISMO
http://groups.yahoo.com/group/padanismo/message/1782
un interessante intervento di Carlo Stagnaro che riprende la tematica onetiana della dicotomia padanista tra pulsioni identitarie e spiriti libertari, una dinamica dialettica che un tempo ha incarnato il movimento Lega Nord ma che ha subito da allor auan evoluzione (o meglio direi una involuzione) che sarebbe interessaante discutere prendendo lo spunto proprio dall'intervento di Stagnaro. Spero che questo "cut&paste" sia fonte di un interessante dibattito sul forum e premetto che l'ho riportato qui poichè mi piacerebbe magari esprimere la mia opinione senza essere ricoperto di insulti e contumelie come accaduto molto sgradevolmente tempo fa sulla citata mailing list ad opera di un noto personaggio che poi ho avuto la sfortuna (sua più che altro...) di tirovare anche su POL e del cui attacco virulento al sottoscritto e al forum Padania Indipendente) vi diedi conto sul vecchio forum appunto. Detto questo, buona lettura e buona riflessione. (Pe ril Borgo, per favore se si può highlightare...grazie)
Caro Matteo e cari tutti,
Il fatto che la polemica "libertari vs. etnici" (io non sono così ottimista
come Oneto, su questo punto) sia, o sembri, spenta non è un buon segno. Può
significare infatti tre cose:
1. L'etnonazionalismo è morto (o in coma);
2. Il libertarismo è morto (o in coma);
3. Il padanismo è morto (o in coma).
Ora, da "esterno" non mi pare che l'etno sia morto nè in coma, anzi; e, da
"interno", ti posso garantire che il libertarismo (IMHO i libertari) gode di
ottima salute. Il vero punto è che è proprio il padanismo a stare malaccio,
e fintantoché rimanderemo o eviteremo discussioni, chiarimenti, perfino liti
non faremo un favore all'unico obiettivo che, immagino, unisce tutti gli
iscritti a questa ML e permette loro di trovarsi momentaneamente alleati.
In effetti, uno dei grandi successi della Lega (riposi in pace) è stato
l'aver dato spazio a elaborazioni teoriche interessanti e "nuove" (quelle
libertarie e quelle etno, appunto, di cui tutto si può dire fuorché fossero,
o siano, mainstream). E' naturale, almento entro certi limiti, che visioni
del mondo così diverse abbiano cozzato; non vedo però dove sia il problema:
anche in Forza Italia o nei DS o in Rifondazione Comunista convivono anime
anche molto differenti, che tuttavia riconoscono l'unità come un valore, o,
meglio, come un mezzo utile al perseguimento di quei fini che condividono.
Poi, ognuno per la sua strada.
Nel nostro caso, la differenza è chiara e radicale: i libertari credono nel
libero mercato, gli etnici sono (quando va bene) scettici; eppure tutti, per
ragioni differenti e a volte opposte, si trovano d'accordo nel dire che
l'autonomia va bene, il federalismo meglio e la secessione è il top. In
questo senso, il dialogo fa solo bene, perchè serve (anche strumentalmente)
a mostrare che il padanismo non ha altra caratterizzazione se non quella di
lotta di liberazione (nazionale, culturale, fiscale,...).
Ora, mi pare chiaro che tra questi due "poli" la Lega abbia fatto, per
qualche ragione che non conosco e non mi interessa, una "scelta di campo". A
partire dal '99 il movimento di Bossi si è orientato, in maniera sempre più
massiccia, verso tematiche "etniche" (sostenendo, per esempio, tesi
anti-capitalistiche, etniciste, avversando l'immigrazione in funzione del
dato "culturale", occupandosi di questioni che fino ad allora aveva ignorato
o quasi--dall'aborto al divorzio) a discapito delle tematiche che invece
potremmo definire "libertarie" (diritto di secessione a prescindere dal dato
etnico, resistenza fiscale, sostegno al libero mercato, deregulation,
ecc..). Nel frattempo, la Lega ha perso voti.
Attenzione: non voglio dire che li abbia persi A CAUSA delle proprie
posizioni etniche--so bene che "post quem" non significa "propter quem" e
non sono così ingenuo da pensare che la massa degli elettori segua con
attenzione il dibattito culturale interno ai partiti. Sono persuaso che le
cause siano molteplici; ma che tra esse abbia uno spazio notevole non tanto
l'aver abbracciato certe idee, quanto l'averne progressivamente rifiutate
altre: con ciò precludendosi una parte di elettorato che non ha più
percepiuto, da parte della LN, l'attenzione verso certi problemi concreti
(es.: la contestazione fiscale è sostanzialmente sparita dagli argomenti
leghisti).
Penso che dibattiti come questo facciano solo bene, e che se noi abbiamo
qualche speranza di far rinascere il padanismo (oggi DI FATTO assente dalla
scena politica italiana) dobbiamo forzosamente passare attraverso un'analisi
CRITICA del nostro passato vicino e lontano. Ci abbiamo provato sui Quaderni
Padani, e qualcosa è venuto fuori (anche se, secondo me, si era avvertita
allora l'assenza di un punto di vista "etnico" sulla sconfitta della Lega
alle ultime politiche). Però bisogna andare avanti: anche perché io credo
che vi sia un grande spazio politico per chi intende sollevare la "questione
settentrionale". Ora, e qui chiudo, penso che questa ML debba essere vista
come uno strumento di analisi in funzione di ciò; il livello della lista è
mediamente piuttosto alto, e immagino che possano nascere confronti (anche
liti) appassionanti e utili. E' errato, d'altronde, voler conservare una
"unità di facciata" che si nutre della soppressione (fittizia) di ogni
differenza, o della sterilizzazione della ML attraverso l'imposizione di un
codice di comportamento eccessivamente rigido, che di fatto riduce questo
utile strumento a poco più di un metodo (pur efficace) attraverso cui
ciascuno comunica agli altri le iniziative che organizza o di cui è a
conoscenza.
Che la Forza sia con voi,
cs




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