Senza il comodo ricorso ai toni apocalittici che nel mondo della giustizia riecheggiano di questi tempi con incessante frequenza, Carlo Nordio mostra grande preoccupazione per la spaccatura, definita ormai “insanabile”, che si è venuta a creare nel Paese in merito, appunto, alla politica giudiziaria del Governo.
Intervenuto giovedì allo Splendid Hotel Venezia in occasione della consegna del premio Cortina Terzo Millennio quale “Personaggio dell’anno 2002”, appuntamento che si ripresenta ogni estate da alcuni anni, Nordio ha parlato della riforma del Codice Penale, di cui è attualmente responsabile, del clima arroventato che è venuto a crearsi negli ultimi mesi, e ha risposto alle numerose domande del pubblico, che lo ha più volte interrotto con applausi. Nella platea anche Massimo Teodori, reduce dalla presentazione in due diverse occasioni del suo ultimo libro, Maledetti Americani.
Quali gli ostacoli e quali le soddisfazioni derivanti da un incarico di tale importanza? Come si prospetta la Riforma di un codice che porta ancora il nome di quello concepito da Mussolini (il famigerato Codice Rocco)? Su cosa puntare per snellire l’apparato legislativo e al tempo stesso metterlo al passo coi tempi?
A queste domande Nordio (nella magistratura dal 1977 e autore di diversi libri) risponde con estrema chiarezza, fornendo un’analisi puntuale e completa della situazione. Bisogna procedere all’eliminazione di tutti quei reati esistenti perché in passato ritenuti “moralmente inaccettabili” e al tempo stesso immaginare, con una sorta di preveggenza, quali reati dovranno essere punibili un domani. Ad esempio, l’introduzione di norme severe per regolamentare il vastissimo campo della bioetica: e qui Nordio cita una serie di casi in cui semi e uteri vengono scambiati con la facilità con cui noi compriamo un chilo di arance e che sembrano appartenere all’immaginario, alla fantascienza. Invece, purtroppo, sono il nostro futuro, neanche tanto lontano. L’arduo compito della Commissione è dunque la definizione di diritti e doveri in una disciplina che si prospetta in rapida evoluzione.
Nordio si destreggia abilmente nel dibattito, evitando i due più frequenti errori, quando si parla di giustizia: quello di essere noiosi e, viceversa, quello di essere banali. Rapisce la nostra attenzione per due ore buone, senza che quasi ce ne accorgiamo. Il premio, il Raponzolo d’argento del Maestro Orafo 7, è proprio meritato. Complimenti sinceri ad un magistrato che avrebbe tanto da insegnare ad alcuni colleghi un po’ troppo arroganti e che invece sfoggia la più umile e modesta delle vesti.




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