Stiamo per raggiungere un record, quello della crescita più bassa del pil del dopoguerra. Forse sarà solo dello 0,7 al più 0,8. La produzione industriale è calata, le entrate fiscali idem, aumenta solo il debito.
Ma in via XX Settembre succedono altre cose. Sembra che giri della cocaina. O Dio, nessuno può dire di aver visto consegnare al viceministro Miccichè la droga. Ma insomma, anche se Miccichè risulterà estraneo alla vicenda, tuttavia peserà sempre sulla sua reputazione l’avere scelto un pusher come suo collaboratore e l’averlo ammesso al santuario del Ministero dell’economia.
Guardando le foto di Miccichè si intavede un signore afflitto da leggera pinguedine. Non ha assolutamente l’aria del drogato. Ma il rapporto dei carabinieri parla chiaro.
Miccichè, che sbaglia la sua linea di difesa, arriva da Palermo, terra misteriosa. Sapete, dopo l’avvertimento di Bagarella ne sono successe di cose spiacevoli sull’isola. Non mi va di romanzare, ma la mafia ne conosce una più del diavolo. In passato uccideva, forse avrà cambiato i sistemi.
Si percepisce uno strano senso di sfacelo leggendo i giornali di questi giorni, non mi diverte più nemmeno definire l’Italia repubblica delle banane. Lo scherzo mi intriga quando si spera che non sia vero. La classe dirigente della destra si rivela drammaticamente inadeguata, e se le cose vanno male sono cavoli amari per tutti.
Eppure, leggendo Bocca su Repubblica, si apprende che gli Italiani patiscono la situazione ma è come se vivessero in una condizione di sospensione di giudizio. I rapporti di forza non si sono minimamente spostati. Non si sa se per disperazione o inerzia. Forse la classe dirigente gaglioffa, senza ideali, clownesca, rassicura. I più si ritrovano in compagnia di tipi umani familiari e si sentono rassicurati. Coltivare ideali è come la fatica di Sisifo, meglio tirare a campare con i soliti espedienti e lasciare decantare il tutto. Sopire, lenire, dimenticare. Non pensare.




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