Riporto qua uno scritto del sacerdote cattolico tradizionalista di 'rito orientale' Linus Dragu Poppian.
Molto interessante, credo che valga la pena di essere letto da tutti.
LE CASTE E LA LITURGIA CRISTIANA.
La Celebrazione Eucaristica si può comprendere specialmente dallo spirito che la anima, e meno dai testi o dalla sua storia.
Dato che ci occupiamo specialmente della Liturghia Bizantina e della Messa Latina, per addentrarci nella loro realtà, dobbiamo tener conto non solamente del rapporto fra l'Oriente e l'Occidente dell'Orbe cristiano,ma anche della mentalità che anima la vita ed il Culto nelle due regioni,lungo la Storia: La mentalità apostolica; la mentalità martirica-apologetica, la mentalità imperiale e papale; la mentalità aristocratica-sinodale; la mentalità borghese- commerciante; la mentalità popolare, alla quale aggiungiamo la mentalità dei giorni nostri, complessata davanti ai gusti del proletariato e del sottoproletariato.
In parallelo, esiste la mentalità"kitsch",sviluppata nel nostro secolo.(1)
Non abbiamo la minima intenzione di procedere a una esegesi classista. Al contrario vogliamo riesumare ed applicare alla comprensione del fenomeno liturgico- sgorgante da quello teologico- lo schema dei temperamenti-mentalità interiori che corrispondono alle Caste. Le Caste come famiglie spirituali rigide, frutto di esigenze interiori, che solo raramente si possono realizzare nella società, per dare forma alle classi sociali. Motivo per cui è erroneo,identificare le caste interiori con le caste-classi, formate nella storia.Infatti proprio questa è la fonte di conflitto che ha portato alla concezione di"lotta di classe",con conseguenze disastrose.
Fra le caste vere,l'armonia è e deve essere perfetta.Ma quando scambiano le competenze, il risultato è disastroso. Questo lo possiamo vedere nella realtà del Culto cristiano entrato nelle mani delle varie categorie.
LE CASTE.
Giudicare la realtà secondo lo schema delle Caste è un operazione rischiosa oggi e giudicata anacronica. Non è solamente l'opinione pubblica in genere,ma anche quella cattolica a diffidare di una simile posizione. Però, questo atteggiamento è in flagrante contraddizione, sia con la pretesa del mondo attuale di essere pluralista e aperto,sia con quella dell'ecumenismo che propaga la stima della Chiesa per tutto ciò che di valido si trova in altre religioni,filosofie e civiltà.
Non riconoscere la genialità della teoria delle Caste (forse un po' meno la sua applicazione nella società indiana) è un indizio di grave superficialità.
Tenendo conto di questa teoria si possono spiegare adeguatamente molte realtà spirituali,politiche e sociali dell'umanità,che questa si rifiuta di comprendere.(2)
Siamo contenti di non essere i soli a toccare questo argomento, ripudiato dalla cultura di massa e di conformismo. Ma era proprio il Cattolicesimo, il luogo per eccellenza, chiamato ad esprimere idee controccorente e soprattutto basate sulla Sacra Tradizione; solo che il complesso dell’ aggiornamento, dei segni dei tempi e della secolarizzazione è diventato oggi così forte, da condizionare gli studiosi e da obbligarli ad adeguarsi su posizioni comuni, cioè, quelli non definibili come "reazionari".
Come nel caso del soprannaturale,chiamato "miracolistico",il tema delle caste è rilegato all'esoterismo.
Ma "come tutti gli istituti sacri,il sistema delle caste si regge sulla natura delle cose,o,più precisamente su un suo aspetto,dunque su una realtà che non può non manifestarsi in date condizioni;la stessa considerazione vale per l'aspetto opposto,quello dell'uguaglianza degli uomini davanti a Dio".(3)
Se da questo nostro lavoro manca il giudizio sull’atteggiamento che le varie parti del mondo conservano nei riguardi di Dio, della Chiesa, della Teologia e del Culto, dal punto di vista delle varie Caste, davvero il nostro studio è del tutto incompleto e privo di grande significato. E la sorgente interiore dell’uomo che produce le teorie, le filosofie, gli atti di culto, le devozioni, le decisioni politiche e , tutte, come semplici effetti. Ed il punto di partenza non è l’educazione, la fortuna sociale o la fede, come superficialmente spiegano le scuole attuali di pensiero. Il punto di partenza è il temperamento che si può educare, trasformandolo in carattere- questo a livello superficiale; in profondità, il punto di partenza è la stoffa dello spirito di ciascuno, la cui qualità riunisce le persone nelle varie Caste; è questa stoffa non si educa, né si trasforma in qualche modo con mezzi umani. Se questo succede, è tutto effetto di qualche miracolo divino, che è riscontrabile nelle persone di preghiera.
Di questa realtà i pensatori pagani erano ben consci. Il cambiamento di casta era frutto di evoluzione attraverso le molte reincarnazioni o chi sa quanti iniziazioni. Nel Cristianesimo, si parla del miracolo di Dio Uno e Trino, dono gratuito, offerto all’ anima in preghiera. E il miracolo divino, dunque a cambiare la stoffa della persona e non l’inaccettabile reincarnazione.
LA DEFINIZIONE e LA LISTA DELLE CASTE.
La Casta è il raggruppamento della totalità delle persone con le stesse potenze, energie, possibilità, chiamate, dell'anima, rivelatesi in qualità ed ideali di vita, realizzati o non realizzati, nella società.
Le caste sono: la Casta sacerdotale- imperiale, quella aristocratico-militare,quella commerciante e quella dei contadini - operai.
Esiste anche una sottocasta: quella dei fannulloni e mendicanti.
Le caste negative, sono altrettanto quattro,in opposizione alle prime quattro.
Come si deve capire la realtà delle caste, apparentemente invincibile, dal punto di vista del Cristianesimo?
Non è qui il luogo per approfondire questo soggetto affascinante e fondamentale per la comprensione della realtà spirituale dell’umanità. Basta ricordare che Cristo vuole tutti: "stirpe scelta, popolo sacerdotale, imperiale, santo, destinato ad essere posseduto da Dio" (I Pietro, 2, 9. ), e se oggettivamente questo è possibile attraverso la Passione e la Risurrezione, soggettivamente, occorre la Grazia per ciascuno; Grazia che non si può ricevere senza la sinergia con Dio, attraverso la Fede e la preghiera insistente. Esse porteranno nell’anima il miracolo del cambiamento.
Con altre parole, tutti i cristiani dovrebbero accedere alla Casta Sacerdotale- imperiale. Che non vuol dire un popolo di santi, ma certamente di aspiranti alla santità e alla genialità.
Succede questo nella realtà ? O abbiamo modi di pensare scadenti, espressioni teologiche, cultiche, giuridiche, del tutto inadeguate per gli ideali sacerdotali- imperali di un popolo degno di Cristo Dio- Uomo?
E questo che uno studio teologico- filosofico- liturgico deve scoprire nei vari rami della vita e del pensiero della Chiesa, aldilà dei documenti materiali, della bibliografia e delle varie decisioni del Magistero.
Tentiamo di descrivere le Caste,in funzione dell'influenza che le rispettive peculiarità hanno sulla formazione e sulla celebrazione del Culto,in special modo quello eucaristico,di cui ci occupiamo qui.
In altri nostri lavori, studiamo i comportamenti dei vari soggetti, condizionati dalla propria casta o sotto-casta, la cui mancata sinergia con la Grazia impedisce loro di superare appunto i limiti della casta.
La lista delle Caste:
1.L'anima sacerdotale-imperiale. 4
2.L'anima aristocratica-guerriera 3
3.L'anima borghese-commerciante. 2
4.L'anima operaia-contadina 1
5.L'anima fannullona 0
6.L'operaio del male -1
7.Il commerciante del male -2
8.Lo stratega-guerriero del male -3
9.Il mago- reggente del male. -4.
Dalla numerazione alterna ,si deve capire che i gruppi numerati sotto lo zero,sono il rovesciamento negativo dei gruppi in alto, che nella inversione di tendenza ne conservano i poteri e le doti.
Descriviamone alcune caratteristiche,con degli esempi di atteggiamenti ed azioni riscontrabili nella vita e nel Culto, riservando i dettagli completi, nella parte del trattato riservata alla storia ed alla spiritualità della Celebrazione.
1-4:L'anima della Casta sacerdotale imperiale:
Essendo la più vicina al modello divino, l’anima di questa Casta si caratterizza per: l'unicità; la rarità; la solitudine ed il silenzio(le due chiavi della potenza); l'autosufficienza metafisica; il dominio di sé; la libertà da ogni legge, attraverso l'identità fra essa e la legge; l’ideale di sapienza,amore e volontà,in senso totale ed eterno; la possibilità di regnare, imperare,vincere,per natura.
Corrisponde,nell'universo, al regno umano;nel corpo, alla testa con il cervello ed i sensi; nell'arte, all’arte sacra, ricca, densa, seria, armoniosa; nel comportamento generale a una profonda immuabilità,
signorilità, immobilità, pace illimitata, orizzonti e ricchezze illimitate. Senso di opulenza e di illimitato. Serve il divino, l'angelico,il miracoloso, la vita ascetica e mistica.
Nella società si riconosce nella teocrazia imperiale e come funzione, unisce il divino con l'umano(Pontifex) e interpreta la legge eterna.
Ha il potere spirituale dell'Atlante, è privo della paura di fronte all’eventualità di regnare, sacrare, elevare, tende al contatto con le potenze del cielo, di cui è servitore, anche se inutile.
Nella vita ha vocazione imperiale,papale,sacerdotale,nella quale si realizza in modo perfetto da Imperatore, da Papa, da Sacerdote, da monaco eremita, eventualmente stilita.
Per una simile anima,la Celebrazione Eucaristica ha riservato il posto del Pontefice-e quello dell'Imperatore, che pur non celebrando l'Eucaristia, entra dalle Porte Imperiali (nel Rito bizantino); ma anche quello del Prothos-il Celebrante principale, che nella messa pre- conciliare era l'unico celebrante nel Rito latino.
Il sacerdote che celebra da solo, quante Messe può, per la necessità interiore di unirsi con Dio e servirlo dimostra una chiara appartenenza alla Casta sacerdotale-imperiale. Prima di celebrare, quest'anima interpreta e perfino crea il rito; non in modo burocratico, a tavolino, bensì, nell'esperienza mistica solitaria, indipendente, riesce a individuare un Rito le cui regole sono identiche alla regola della Chiesa.Identità realizzata non con lo studio, ma per semplice coincidenza (che in realtà è ispirazione).
Ma i riti cristiani riservano a queste anime anche altri ruoli, in cui esse si realizzano felicemente: si tratta dei ruoli paralleli e concomitenti,ma indipendenti nelle varie liturgie: il diacono bizantino che canta le litanie; il sacerdote che in parallelo, recita preghiere dovute, e proprie solo a lui; la cristiana devota che recita in parallelo alla celebrazione il Rosario, o un altra Indulgenza plenaria; il coro o il solista, l'organista che suona,canta in parallelo: tutti quelli che compiono dei gesti indipendenti, ma non in contrasto con il Tutto: gesti di cui era piena la vecchia Messa, e di cui abbonda ancora la Liturghia Bizantina; gesti compiuti da chi è capace di autosufficienza sacra.
La liturgia dell’Ufficio bizantino è preparata apposta per le anime imperiali: un solo lettore o cantore, o un coro che svolge il compito del canto, mentre il monaco, in piedi o inginocchiato segue il rito in silenzio, prega per conto suo, la liturgia servendogli come semplice melodramma di fondo, come atmosfera... L’ufficio cattolico romano, del canto comune, dei gesti uguali, della coralità del rito non è per la casta suprema, bensì per quella immediatamente successiva, dei soldati, dei guerrieri.
Gesti solitari,sciolti dal contesto, liberi e responsabili, questi sono tipici dell’anima imperiale- sacerdotale il cui posto era rispettato dai primi creatori della Celebrazione, i Santi Padri della Chiesa indivisa, essi stessi, i primi a incarnare questi sacri gesti.
Nella vita sociale, l'anima imperiale-sacerdotale tocca l'angelico, nel mettersi disinteresatamente e umilmente al servizio degli altri, per propria iniziativa e non dopo essere stati inviati per obbedienza (comportamento, questo, da casta inferiore, nella quale manca l’iniziativa. )
L’ anima imperiale dà la vita per gli altri, senza giudicare, senza fare differenze, senza tentare di convertire, senza moralismi; col pensiero fisso di servire Dio nei fratelli, comunque, e senza indugi. Ella imita Cristo che è venuto per servire e dare la vita per molti.
Il massimo della Teologia, della Liturgia, dell’Arte e dell’organizzazione giuridica della Chiesa antica, sfociata nelle espressioni romano- orientali di queste discipline, (dopo essere scese dalle vette angelico- celesti dei primi impulsi) è stato preparato ed organizzato da e per anime sacerdotali- imperiali, per una società sacerdotale- imperiale, nel senso più profondo del termine.
2-3.Anima aristocratica-guerriera-stratega.
Nella seconda parte del primo millennio, l’Occidente europeo comincia rileggere tutta l’eredità della Chiesa, Bibbia, Tradizione, Organizzazione giuridica in chiave nuova, da, e per anime di Casta aristocratica- guerriera- stratega, lasciando la Teocrazia nelle mani di un solo soggetto, essenziale per la Vita dell’Occidente: il Papa di Roma, Pontifex Maximus.
Secondo noi, è questa la vera spiegazione e la sorgente di tutte le altre, delle differenze fra i due mondi cristiani, fra le due Chiese, fra le due concezioni religiose: la causa dello svolgimento della Storia stessa. Infatti, tutta la riorganizzazione della Cristianità in Occidente, con le discipline sopraricordate e con tutti gli effetti constatati nella Storia è stata fatta in funzione delle necessità e dei richiami interiori delle anime di cui ci occupiamo ora. Il Papato solo è rimasto "costruito" sulle vecchie basi, che sono comuni, in Oriente, a tutte le altre realtà ecclesiastiche. Ed il Papato, pur restando fuori da questo ricondizionamento, ha dovuto accettare il riassestamento di tutte le altre realtà ecclesistico- teologiche, entro i limiti più stretti di una Casta inferiore a Se e ad esse. Questa accettazione, all’inizio, le è sembrata inaccettabile. Molto presto però l’ha sofferta come un evoluzione normale.
Ma chi sono e come sono le anime aristocratico- guerriere, strateghe e militari, in genere, che hanno incluso, fra le altre bravate , anche la sottomissione della Chiesa Cattolica Occidentale?
Nella classica teoria delle caste, i guerrieri sono il braccio secolare di Dio. Se il compito della casta sacerdotale- imperiale è di ricevere i messaggi celesti e di definire le leggi per l’umanità, quello dei guerrieri e degli strateghi è di farle eseguire dalla società, attraverso la miglior strategia.
Il Pontifex Maximus è anche Imperatore. Nel Cristianesimo, come Pontefice è successore degli Apostoli, come Imperatore è simile agli Apostoli (il titolo di San Costantino il Grande, per es.);ma l’Imperatore Occidentale, già con il Carlomagno è privo della qualità apostolica e delle esigenze della Casta imperiale; egli è dall’inizio un Capo degli eserciti, di altri picoli o grandi Re, in mezzo ai quali è anche lui un Re maggiore, sottomesso o in permanente rissa con il Papa, soggetto consacrato delle tre Corone.
Dunque, in Occidente, sono i Re, vassalli dell’Imperatore e lo stesso Imperatore disceso di un grado, vicino al proprio trono che prendono le redini del governo. Si assiste al passaggio dei poteri nelle mani di soggetti il cui massimo ideale è quello della casta guerriera; in capo a una società che, dal minimo al massimo dei suoi componenti, non avverte più l’esigenza di avere in cima ideali, comportamenti teocratici, imperiali, sacerdotali.
Le redini della politica, della Legge, della Teologia, della Mistica, della Scuola, dell’Arte, dei giocchi stessi sono già nelle mani dei vassalli dell’Imperatore e di un Imperatore vassallo anch’esso. Il Culto è incappato nelle mani dei concelebranti del Prothos,- non per umiltà, bensì per vocazione e limitatezza naturale-. Strateghi dell'Impero, della Legge divina, del Culto, della Predicazione, essi non ne sono mai gli ispiratori. Difendono, non creano, operano in comunione, mai da soli, ma servono il Solo. La loro indole è tutta passione, cuore, fuoco, ma anche onore, strategia, eroismo. Questo vuol dire giovinezza, frenesia, ardore, ma non calma patriarcale, Trono, immobilità, pace piena, raggiungimento dell’Actus purus.
Le anime guerriere corrispondono, nel corpo umano, al cuore,al petto,ai polmoni,ai muscoli; nella natura al regno animale; nell'arte sono rivelati dalla musica marziale,simfonica,passionale,dalla lirica- musiche piene di grandi aspirazioni, dolori o virtù umane, ma non di calma puramente divina; ma anche dal gotico, rinascimento, barocco, neo- classico, compiaciute nella bellezza e nell'armonia sempre più secolarizzata.
Nella Celebrazione eucaristica,queste anime concellebrano,sono i cerimonieri,i coristi,gli strumentisti dell'orchestra sacra, per vocazione. Messi altrove,compiono male il loro servizio.Questa è una regola valida per tutte le categorie. Infatti questo è successo: queste anime si sono messe a realizzare (malamente) i compiti imperiali- sacerdotali.
L’anima aristocratica- guerriera celebrerà il Culto o vi assisterà con tutto il cuore e l'attenzione,fino alla santità.Ma non si permetterà mai delle libertà riservate all'anima solitaria ed ispirata. Anzi, se lo permetterà, compiendo operazioni di cui è incompetente e lo farà malamente, provocando grandi disagi di ogni tipo.
3-2:Anima borghese commerciante.
Anima calcolatrice, leggermente comoda, disposta ad ogni sorta di compromesso pulito, che alleggerisce la sua vita. (Pulito, perché gli affari sporchi sono della "competenza" della sottocasta negativa.) Anima diplomatica, istintivamente propensa allo scambio di ruoli, di merce, di destini.
Corrisponde, nella natura, al regno vegetale; nell'uomo,alla pancia,agli intestini,agli organi circolatori, riproduttivi; nella società ai regimi democratico -liberali -capitalisti -borghesi.
Nell'arte, all'arte epigonica, imitativa, realista; alla musica semi-leggera, cafè concert, jaz; all'arte commerciale.
Nella Celebrazione? Veramente, fino ai tempi moderni non aveva funzione da protagonista nel Culto cattolico.In quello protestante, invece, dall'inizio. Il Protestantesimo è quest'anima, incarnata in un sistema.
L'anima borghese, nella Messa, calcola la durata, la praticità, l'attualità delle preghiere stesse, aggiorna la teologia e la Chiesa stessa. E la protagonista dell'aggiornamento, secolarizzando anche dove s’immagina di aver mantenuto il Sacro. Non vuole la sparizione del Sacro, ma solamente il suo calcolare, per renderlo piacevole ai molti. Implicitamente, se ne illude, compiendo un operazione di diminuzione, di menomazione.
Nella stessa maniera si comporta con l'arte, i riti, i termini, la politica religiosa, escludendo dalla celebrazione e dall'attenzione generale le caste superiori.
Il Concilio Vaticano II è l'opera geniale dell'anima borghese-diplomatica-commerciante- nel senso migliore di questi termini entro i loro limiti,nei confronti del Divino e del Sacro in genere.
Se questa cattegoria spirituale rimane al suo posto di calcolatrice, di collegamento fra il Sacro ed il profano, di pura diplomazia, al servizio attentissimo delle caste superiori, non fa danni. Ma,siccome è propensa a rimpiazzare, grazie all'assomiglianza della qualità di stratega, le caste superiori, non vede più la superiorità della strategia aristocratico-guerriera-le cui doti sono indicibilmente maggiori; neppure la necessità dell'ispirazione e della unicità imperiale- pontificale. Del resto, questa è la caratteristica di ogni casta: se le arriva l’estro di superare gli argini delle proprie competenze e possibilità interiori non vede, non avverte il punto di vista ( più alto, più profondo) della Casta superiore,bensì si illude di rimpiazzarla e di operare anche meglio.
La casta superiore riesce a operare bene in tutti i rami delle caste inferiori: ma non lo fa, per buon senso e per chiamata superiore- senon in caso di bisogno estremo. All’inverso non è mai possibile, in nessun caso. Or, proprio di questa realtà, una casta inferiore non si accorge.
E questo il motivo per cui la casta aristocratica non avverte l’inferiorità generale- di un grado- del suo operato nella Chiesa Cattolica Romana, dopo il VIII- IX secolo, per cui è entrata in collisione col proprio passato e con la parte della Chiesa che ha conservato l’operato teocratico, sacerdotale- imperiale, almeno nei rami del Sacro. La stessa cecità di casta ha fatto opporre l’Imperatore- Re dell’Occidente tardivo al Papato - conservatosi almeno teoricamente al livello della propria casta.
La stessa profonda intesa di casta ha fatto realizzare l’intesa fra l’Imperatore bizantino ed il Papa durante i vari Concili unionisti- vanificata dalla gerarchia e dal popolo delle caste inferiori.
Il fenomeno si è ripetuto in modo identico al passaggio dei poteri dalle mani della casta aristocratica in quelle della casta borghese-- commerciante. In Occidente, quest’ultima ha realizzato il Protestantesimo, e, nei tempi moderni la stessa Riforma cattolica dell’aggiornamento; In Oriente, i princìpi e gli ideali mistico- liturgici sono rimasti quelli sacerdotali- imperiali (emarginati in Occidentema il governo delle Chiese è entrato in mani aristocratiche che si sono inventate la teoria della sinodalità, mentre nel comportamento teologico si sono lasciati conquistati da un agguerrito polemismo fine a se stesso, per difendere delle posizioni teologico- spirituali estranee alle profondità apostoliche e imperiali- sacerdotali.
Nei tempi moderni, la casta commerciante ha occupato il governo della Chiesa e del suo andamento comune.
Ma per rimanere sulle generali, passando alla conquista del Governo della Chiesa, questa Casta finisce per relativizzare l'opera della Sacra Istituzione.Questo è il meno che si possa dire.
I limiti riscontrati nella Riforma litturgica ed ecclesiale del Cattolicesimo del XXimo secolo hanno la loro sorgente nei limiti di quest'anima. Anche se, come abbiamo già detto, il decadimento dell’ideale della visione teologica, organizzativa e liturgico- mistica è iniziata da prima, dalla conquista delle redini del potere da parte degli aristocratici.
In Oriente, la casta borghese non ha influito tanto sulla Teologia o sulla Liturgia, bensì sul comportamento sociale- politico delle Chiese. Esse hanno abbracciato il nazionalismo più sfrenato, il messianismo nazionale e un certo compromesso a livelli superficiali con varie istituzioni. Nel Culto e nell’espressione teologica si compiaciono nell’estetismo e nell’archeologismo ad uso commerciale, perfino turistico.Vi ritorneremo sull’argomento.
4-1:Anima operaia-contadina.
Anima obbediente, metodica, devota al Pontefice, all 'Imperatore, allo Stratega, realizzatrice delle loro ispirazioni, ordini, strategie. Arriva alla perfezione solamente attraverso l'obbedienza cieca e laboriosa. Corrisponde, nella natura, ai minerali-dall'oro alla pietra; nel corpo umano alle mani,ai piedi, agli arti; nell'arte popolare, nel folklore è immediato, per quanto pitoresco.
Il suo lavoro è con le cose,e non gratuito, perchè di quel lavoro vive. Si muove, innocentemente,ma esclusivamente,fra le cose minerali,dal legno all'oro,dalla campana al cestino delle offerte. Tutto, secondo la natura della sua casta.
L'anima operaia-contadina,nel Culto non deve superare il sacrestano, il chiericcheto, il servo dell'altare e dell’edificio sacro, umile, laborioso, preciso esecutore dei gesti di servizio. Pena,l'abbassamento del Culto, con delle conseguenze catastrofiche.
Infatti,la Riforma protestante ed in seguito il Post-Concilio cattolico gli ha dato nel Culto il posto già usurpato dalle Sette della Pre- e Post- Riforma: il predicatore incompetente, privo di ogni idea, meno quella della sufficienza e dell'imitazione; l'ispirato glossolalo "carismatico" illuso ullullante con gli occhi apparentemente levati al cielo; il danzatore, il dispensatore laico, impreparato, banalizzante dell'Eucaristia e di qualche altra realtà profanizzata,etc,etc...
Nella musica liturgica, l'anima operaia abbassa con il canto popolare, usurpante gli spazi della musica sacra colta, il livello mistico, artistico, culturale, pedagogico della Celebrazione e della Religione in genere, in cambio di una improbabile partecipazione attiva.
La partecipazione c'è, ma non quella religiosa. Il canto popolare trasforma il Culto in una sagra, nella quale il popolo si diverte, si autoconsola, si gonfia e soprattutto si sente protagonista, senza esserlo davvero. Perché il protagonista rimane sempre l'anima sacerdotale, che da Pontefice pontifica, e da contadino povero, ma non misero,recita e realizza laboriosamente una indulgenza plenaria, e tutte le sue devozioni, nel suo angolo umile e discreto.
5-0:L'anima fannullona.
Non fa parte di una casta. Questa sotto- casta e una cattegoria esterna alle caste. Le anime vi appartenenti potrebbero essere i veri intoccabili dell'ordinamento indiano. Sono le anime temperalmente vagabonde,barbone, mendicanti, per pigrizia e per disimpegno, segnate con lo zero, in materia di giudizio, di sentimenti, di volontà.
Essendo indifferenti al bene ed al male, sono piegati verso il basso,e facilmente preda delle sottocaste maligne.
Nella natura corrispondono alla materia gasosa; nel corpo al sudore, alle materie fecali, -che non sono negative, ma solo piegate verso il negativo.
Nella società corrispondono agli anarchici non-violenti; nell'arte,alla pseudo-arte priva di valori, come gli "innocenti" disegni sui muri; sempre nel pericolo di cadere nelle grinfie del male organizzato,essendo i primi soggetti ad essere usati.
La Chiesa antica li ha tenuti fuori dalle porte, con pietà, sopportando la loro impotenza e cercando di aiutarli.
Molte sette hanno usato nel Culto le espressioni di bassissima qualità, tipiche di queste anime.
Il Post-Concilio cattolico, nel suo estro suo di apertura, inculturazione, aggiornamento etc,etc, non poteva non introdurre nella Chiesa anche il loro apporto.Lo vediamo nelle Messe fugitive, affrettate,ridotte al minimo, in materia di preghiere , di devozione,ma anche di oggetti sacri, supellettili strettamente necessari, considerati superflui, (come l'altare,il calice,i paramenti,etc. )
La Celebrazione, nella quale interviene, per puro populismo, gente incompetente, falsi cantanti di versi privi di senso, operatori sociali di nome, in chiese trasformate in adunanze di gente disorientata, sotto la guida di gente complessata... è un "opera" nei parametri dei "valori" di questa sotto-casta.
Questa tetra immagine domina ancora le chiese cattoliche, soprattutto nelle grandi città occidentali (mai,nei paesi orientali, cattolici o non cattolici) e nelle Americhe, in ambienti già propensi verso le sottocaste negative.
Dobbiamo sottolineare che tutte queste deficienze non sono frutto di povertà o impossibilità obiettiva, bensì di programmazione determinata, in seguito a delle scelte ben- precise- conformi ai "gusti" della sottocasta in questione.
-1,-4:Le sottocaste negative.
Esse si collocano in movimento inverso a quelle vere,sempre più negative verso il basso: l'operaio del male, l’esecutore del piccolo e del grande crimine, attraverso la sottomissione incondizionata, frutto della paura e dell’incapacità di organizzarsi; questa è la sottocasta immediatamente inferiore ai fannulloni. Segue il commerciante del male, che è già un killer a pagamento, uno spacciatore, un commerciante del peccato. Gli strateghi-guerrieri del male, sono i vari capi sanguinari, tiranni, sadici, terroristi, organizzatori dei vari regimi criminali e delle cosche segrete. Invece i maghi-pontefici del male sono i malfattori teorici, filosofi del male, celebratori dei riti satanici, i cultori del diavolo,etc....
Per i "gusti" di queste sotto- caste si è trovato posto nelle varie sette protestanti afro-americane, più o meno cristiane, ed in parte nel Post-Concilio cattolico, a diversi percentuali, rendendo triviale e pericolosa la stessa Celebrazione. Nei rapporti con Dio, varie esperienze, sempre riprovate dai Padri classici hanno trovato posto in vari gruppi cattolici para-ecclesiastici,nelle loro celebrazioni danzanti,nel "parlare in lingue" in modo confuso,nell’illusione di rinnovarsi nello spirito(!) all’infuori dei Sacramenti,ecc.Non è escluso, in questi metodi, il demoniaco.(4)
Dalla mentalità di queste sotto-caste, è uscita la "musica leggera" dei vari gruppi contemporanei: musica povera, urlata, disperata, con sceneggiature considerate in passato infernali, con versi ambigui, con ritmi e movimenti che incitano alla sensualità e ad azioni perverse.
Pur di attrarre le masse dei giovani, il '68 cattolico ha tentato anche questo tipo di celebrazioni, le Messe nei vari ritmi "giovanili" che ebbero,naturalmente, effetto contrario.
Oggi assistiamo a un ritorno timido e discontinuo alle forme sacrali,le uniche capaci a educare lo spirito e ad offrire l'ambiente adatto all’accoglimento del Divino.
(continua)




ma il governo delle Chiese è entrato in mani aristocratiche che si sono inventate la teoria della sinodalità, mentre nel comportamento teologico si sono lasciati conquistati da un agguerrito polemismo fine a se stesso, per difendere delle posizioni teologico- spirituali estranee alle profondità apostoliche e imperiali- sacerdotali.
Rispondi Citando
