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    Predefinito Le Caste e la liturgia cristiana

    Riporto qua uno scritto del sacerdote cattolico tradizionalista di 'rito orientale' Linus Dragu Poppian.
    Molto interessante, credo che valga la pena di essere letto da tutti.

    LE CASTE E LA LITURGIA CRISTIANA.



    La Celebrazione Eucaristica si può comprendere specialmente dallo spirito che la anima, e meno dai testi o dalla sua storia.

    Dato che ci occupiamo specialmente della Liturghia Bizantina e della Messa Latina, per addentrarci nella loro realtà, dobbiamo tener conto non solamente del rapporto fra l'Oriente e l'Occidente dell'Orbe cristiano,ma anche della mentalità che anima la vita ed il Culto nelle due regioni,lungo la Storia: La mentalità apostolica; la mentalità martirica-apologetica, la mentalità imperiale e papale; la mentalità aristocratica-sinodale; la mentalità borghese- commerciante; la mentalità popolare, alla quale aggiungiamo la mentalità dei giorni nostri, complessata davanti ai gusti del proletariato e del sottoproletariato.

    In parallelo, esiste la mentalità"kitsch",sviluppata nel nostro secolo.(1)

    Non abbiamo la minima intenzione di procedere a una esegesi classista. Al contrario vogliamo riesumare ed applicare alla comprensione del fenomeno liturgico- sgorgante da quello teologico- lo schema dei temperamenti-mentalità interiori che corrispondono alle Caste. Le Caste come famiglie spirituali rigide, frutto di esigenze interiori, che solo raramente si possono realizzare nella società, per dare forma alle classi sociali. Motivo per cui è erroneo,identificare le caste interiori con le caste-classi, formate nella storia.Infatti proprio questa è la fonte di conflitto che ha portato alla concezione di"lotta di classe",con conseguenze disastrose.

    Fra le caste vere,l'armonia è e deve essere perfetta.Ma quando scambiano le competenze, il risultato è disastroso. Questo lo possiamo vedere nella realtà del Culto cristiano entrato nelle mani delle varie categorie.

    LE CASTE.

    Giudicare la realtà secondo lo schema delle Caste è un operazione rischiosa oggi e giudicata anacronica. Non è solamente l'opinione pubblica in genere,ma anche quella cattolica a diffidare di una simile posizione. Però, questo atteggiamento è in flagrante contraddizione, sia con la pretesa del mondo attuale di essere pluralista e aperto,sia con quella dell'ecumenismo che propaga la stima della Chiesa per tutto ciò che di valido si trova in altre religioni,filosofie e civiltà.

    Non riconoscere la genialità della teoria delle Caste (forse un po' meno la sua applicazione nella società indiana) è un indizio di grave superficialità.

    Tenendo conto di questa teoria si possono spiegare adeguatamente molte realtà spirituali,politiche e sociali dell'umanità,che questa si rifiuta di comprendere.(2)

    Siamo contenti di non essere i soli a toccare questo argomento, ripudiato dalla cultura di massa e di conformismo. Ma era proprio il Cattolicesimo, il luogo per eccellenza, chiamato ad esprimere idee controccorente e soprattutto basate sulla Sacra Tradizione; solo che il complesso dell’ aggiornamento, dei segni dei tempi e della secolarizzazione è diventato oggi così forte, da condizionare gli studiosi e da obbligarli ad adeguarsi su posizioni comuni, cioè, quelli non definibili come "reazionari".

    Come nel caso del soprannaturale,chiamato "miracolistico",il tema delle caste è rilegato all'esoterismo.

    Ma "come tutti gli istituti sacri,il sistema delle caste si regge sulla natura delle cose,o,più precisamente su un suo aspetto,dunque su una realtà che non può non manifestarsi in date condizioni;la stessa considerazione vale per l'aspetto opposto,quello dell'uguaglianza degli uomini davanti a Dio".(3)

    Se da questo nostro lavoro manca il giudizio sull’atteggiamento che le varie parti del mondo conservano nei riguardi di Dio, della Chiesa, della Teologia e del Culto, dal punto di vista delle varie Caste, davvero il nostro studio è del tutto incompleto e privo di grande significato. E la sorgente interiore dell’uomo che produce le teorie, le filosofie, gli atti di culto, le devozioni, le decisioni politiche e , tutte, come semplici effetti. Ed il punto di partenza non è l’educazione, la fortuna sociale o la fede, come superficialmente spiegano le scuole attuali di pensiero. Il punto di partenza è il temperamento che si può educare, trasformandolo in carattere- questo a livello superficiale; in profondità, il punto di partenza è la stoffa dello spirito di ciascuno, la cui qualità riunisce le persone nelle varie Caste; è questa stoffa non si educa, né si trasforma in qualche modo con mezzi umani. Se questo succede, è tutto effetto di qualche miracolo divino, che è riscontrabile nelle persone di preghiera.

    Di questa realtà i pensatori pagani erano ben consci. Il cambiamento di casta era frutto di evoluzione attraverso le molte reincarnazioni o chi sa quanti iniziazioni. Nel Cristianesimo, si parla del miracolo di Dio Uno e Trino, dono gratuito, offerto all’ anima in preghiera. E il miracolo divino, dunque a cambiare la stoffa della persona e non l’inaccettabile reincarnazione.

    LA DEFINIZIONE e LA LISTA DELLE CASTE.

    La Casta è il raggruppamento della totalità delle persone con le stesse potenze, energie, possibilità, chiamate, dell'anima, rivelatesi in qualità ed ideali di vita, realizzati o non realizzati, nella società.

    Le caste sono: la Casta sacerdotale- imperiale, quella aristocratico-militare,quella commerciante e quella dei contadini - operai.

    Esiste anche una sottocasta: quella dei fannulloni e mendicanti.

    Le caste negative, sono altrettanto quattro,in opposizione alle prime quattro.

    Come si deve capire la realtà delle caste, apparentemente invincibile, dal punto di vista del Cristianesimo?

    Non è qui il luogo per approfondire questo soggetto affascinante e fondamentale per la comprensione della realtà spirituale dell’umanità. Basta ricordare che Cristo vuole tutti: "stirpe scelta, popolo sacerdotale, imperiale, santo, destinato ad essere posseduto da Dio" (I Pietro, 2, 9. ), e se oggettivamente questo è possibile attraverso la Passione e la Risurrezione, soggettivamente, occorre la Grazia per ciascuno; Grazia che non si può ricevere senza la sinergia con Dio, attraverso la Fede e la preghiera insistente. Esse porteranno nell’anima il miracolo del cambiamento.

    Con altre parole, tutti i cristiani dovrebbero accedere alla Casta Sacerdotale- imperiale. Che non vuol dire un popolo di santi, ma certamente di aspiranti alla santità e alla genialità.

    Succede questo nella realtà ? O abbiamo modi di pensare scadenti, espressioni teologiche, cultiche, giuridiche, del tutto inadeguate per gli ideali sacerdotali- imperali di un popolo degno di Cristo Dio- Uomo?

    E questo che uno studio teologico- filosofico- liturgico deve scoprire nei vari rami della vita e del pensiero della Chiesa, aldilà dei documenti materiali, della bibliografia e delle varie decisioni del Magistero.

    Tentiamo di descrivere le Caste,in funzione dell'influenza che le rispettive peculiarità hanno sulla formazione e sulla celebrazione del Culto,in special modo quello eucaristico,di cui ci occupiamo qui.

    In altri nostri lavori, studiamo i comportamenti dei vari soggetti, condizionati dalla propria casta o sotto-casta, la cui mancata sinergia con la Grazia impedisce loro di superare appunto i limiti della casta.

    La lista delle Caste:

    1.L'anima sacerdotale-imperiale. 4

    2.L'anima aristocratica-guerriera 3

    3.L'anima borghese-commerciante. 2

    4.L'anima operaia-contadina 1

    5.L'anima fannullona 0

    6.L'operaio del male -1

    7.Il commerciante del male -2

    8.Lo stratega-guerriero del male -3

    9.Il mago- reggente del male. -4.

    Dalla numerazione alterna ,si deve capire che i gruppi numerati sotto lo zero,sono il rovesciamento negativo dei gruppi in alto, che nella inversione di tendenza ne conservano i poteri e le doti.

    Descriviamone alcune caratteristiche,con degli esempi di atteggiamenti ed azioni riscontrabili nella vita e nel Culto, riservando i dettagli completi, nella parte del trattato riservata alla storia ed alla spiritualità della Celebrazione.

    1-4:L'anima della Casta sacerdotale imperiale:

    Essendo la più vicina al modello divino, l’anima di questa Casta si caratterizza per: l'unicità; la rarità; la solitudine ed il silenzio(le due chiavi della potenza); l'autosufficienza metafisica; il dominio di sé; la libertà da ogni legge, attraverso l'identità fra essa e la legge; l’ideale di sapienza,amore e volontà,in senso totale ed eterno; la possibilità di regnare, imperare,vincere,per natura.

    Corrisponde,nell'universo, al regno umano;nel corpo, alla testa con il cervello ed i sensi; nell'arte, all’arte sacra, ricca, densa, seria, armoniosa; nel comportamento generale a una profonda immuabilità,

    signorilità, immobilità, pace illimitata, orizzonti e ricchezze illimitate. Senso di opulenza e di illimitato. Serve il divino, l'angelico,il miracoloso, la vita ascetica e mistica.

    Nella società si riconosce nella teocrazia imperiale e come funzione, unisce il divino con l'umano(Pontifex) e interpreta la legge eterna.

    Ha il potere spirituale dell'Atlante, è privo della paura di fronte all’eventualità di regnare, sacrare, elevare, tende al contatto con le potenze del cielo, di cui è servitore, anche se inutile.

    Nella vita ha vocazione imperiale,papale,sacerdotale,nella quale si realizza in modo perfetto da Imperatore, da Papa, da Sacerdote, da monaco eremita, eventualmente stilita.

    Per una simile anima,la Celebrazione Eucaristica ha riservato il posto del Pontefice-e quello dell'Imperatore, che pur non celebrando l'Eucaristia, entra dalle Porte Imperiali (nel Rito bizantino); ma anche quello del Prothos-il Celebrante principale, che nella messa pre- conciliare era l'unico celebrante nel Rito latino.

    Il sacerdote che celebra da solo, quante Messe può, per la necessità interiore di unirsi con Dio e servirlo dimostra una chiara appartenenza alla Casta sacerdotale-imperiale. Prima di celebrare, quest'anima interpreta e perfino crea il rito; non in modo burocratico, a tavolino, bensì, nell'esperienza mistica solitaria, indipendente, riesce a individuare un Rito le cui regole sono identiche alla regola della Chiesa.Identità realizzata non con lo studio, ma per semplice coincidenza (che in realtà è ispirazione).

    Ma i riti cristiani riservano a queste anime anche altri ruoli, in cui esse si realizzano felicemente: si tratta dei ruoli paralleli e concomitenti,ma indipendenti nelle varie liturgie: il diacono bizantino che canta le litanie; il sacerdote che in parallelo, recita preghiere dovute, e proprie solo a lui; la cristiana devota che recita in parallelo alla celebrazione il Rosario, o un altra Indulgenza plenaria; il coro o il solista, l'organista che suona,canta in parallelo: tutti quelli che compiono dei gesti indipendenti, ma non in contrasto con il Tutto: gesti di cui era piena la vecchia Messa, e di cui abbonda ancora la Liturghia Bizantina; gesti compiuti da chi è capace di autosufficienza sacra.

    La liturgia dell’Ufficio bizantino è preparata apposta per le anime imperiali: un solo lettore o cantore, o un coro che svolge il compito del canto, mentre il monaco, in piedi o inginocchiato segue il rito in silenzio, prega per conto suo, la liturgia servendogli come semplice melodramma di fondo, come atmosfera... L’ufficio cattolico romano, del canto comune, dei gesti uguali, della coralità del rito non è per la casta suprema, bensì per quella immediatamente successiva, dei soldati, dei guerrieri.

    Gesti solitari,sciolti dal contesto, liberi e responsabili, questi sono tipici dell’anima imperiale- sacerdotale il cui posto era rispettato dai primi creatori della Celebrazione, i Santi Padri della Chiesa indivisa, essi stessi, i primi a incarnare questi sacri gesti.

    Nella vita sociale, l'anima imperiale-sacerdotale tocca l'angelico, nel mettersi disinteresatamente e umilmente al servizio degli altri, per propria iniziativa e non dopo essere stati inviati per obbedienza (comportamento, questo, da casta inferiore, nella quale manca l’iniziativa. )

    L’ anima imperiale dà la vita per gli altri, senza giudicare, senza fare differenze, senza tentare di convertire, senza moralismi; col pensiero fisso di servire Dio nei fratelli, comunque, e senza indugi. Ella imita Cristo che è venuto per servire e dare la vita per molti.

    Il massimo della Teologia, della Liturgia, dell’Arte e dell’organizzazione giuridica della Chiesa antica, sfociata nelle espressioni romano- orientali di queste discipline, (dopo essere scese dalle vette angelico- celesti dei primi impulsi) è stato preparato ed organizzato da e per anime sacerdotali- imperiali, per una società sacerdotale- imperiale, nel senso più profondo del termine.

    2-3.Anima aristocratica-guerriera-stratega.

    Nella seconda parte del primo millennio, l’Occidente europeo comincia rileggere tutta l’eredità della Chiesa, Bibbia, Tradizione, Organizzazione giuridica in chiave nuova, da, e per anime di Casta aristocratica- guerriera- stratega, lasciando la Teocrazia nelle mani di un solo soggetto, essenziale per la Vita dell’Occidente: il Papa di Roma, Pontifex Maximus.

    Secondo noi, è questa la vera spiegazione e la sorgente di tutte le altre, delle differenze fra i due mondi cristiani, fra le due Chiese, fra le due concezioni religiose: la causa dello svolgimento della Storia stessa. Infatti, tutta la riorganizzazione della Cristianità in Occidente, con le discipline sopraricordate e con tutti gli effetti constatati nella Storia è stata fatta in funzione delle necessità e dei richiami interiori delle anime di cui ci occupiamo ora. Il Papato solo è rimasto "costruito" sulle vecchie basi, che sono comuni, in Oriente, a tutte le altre realtà ecclesiastiche. Ed il Papato, pur restando fuori da questo ricondizionamento, ha dovuto accettare il riassestamento di tutte le altre realtà ecclesistico- teologiche, entro i limiti più stretti di una Casta inferiore a Se e ad esse. Questa accettazione, all’inizio, le è sembrata inaccettabile. Molto presto però l’ha sofferta come un evoluzione normale.

    Ma chi sono e come sono le anime aristocratico- guerriere, strateghe e militari, in genere, che hanno incluso, fra le altre bravate , anche la sottomissione della Chiesa Cattolica Occidentale?

    Nella classica teoria delle caste, i guerrieri sono il braccio secolare di Dio. Se il compito della casta sacerdotale- imperiale è di ricevere i messaggi celesti e di definire le leggi per l’umanità, quello dei guerrieri e degli strateghi è di farle eseguire dalla società, attraverso la miglior strategia.

    Il Pontifex Maximus è anche Imperatore. Nel Cristianesimo, come Pontefice è successore degli Apostoli, come Imperatore è simile agli Apostoli (il titolo di San Costantino il Grande, per es.);ma l’Imperatore Occidentale, già con il Carlomagno è privo della qualità apostolica e delle esigenze della Casta imperiale; egli è dall’inizio un Capo degli eserciti, di altri picoli o grandi Re, in mezzo ai quali è anche lui un Re maggiore, sottomesso o in permanente rissa con il Papa, soggetto consacrato delle tre Corone.

    Dunque, in Occidente, sono i Re, vassalli dell’Imperatore e lo stesso Imperatore disceso di un grado, vicino al proprio trono che prendono le redini del governo. Si assiste al passaggio dei poteri nelle mani di soggetti il cui massimo ideale è quello della casta guerriera; in capo a una società che, dal minimo al massimo dei suoi componenti, non avverte più l’esigenza di avere in cima ideali, comportamenti teocratici, imperiali, sacerdotali.

    Le redini della politica, della Legge, della Teologia, della Mistica, della Scuola, dell’Arte, dei giocchi stessi sono già nelle mani dei vassalli dell’Imperatore e di un Imperatore vassallo anch’esso. Il Culto è incappato nelle mani dei concelebranti del Prothos,- non per umiltà, bensì per vocazione e limitatezza naturale-. Strateghi dell'Impero, della Legge divina, del Culto, della Predicazione, essi non ne sono mai gli ispiratori. Difendono, non creano, operano in comunione, mai da soli, ma servono il Solo. La loro indole è tutta passione, cuore, fuoco, ma anche onore, strategia, eroismo. Questo vuol dire giovinezza, frenesia, ardore, ma non calma patriarcale, Trono, immobilità, pace piena, raggiungimento dell’Actus purus.

    Le anime guerriere corrispondono, nel corpo umano, al cuore,al petto,ai polmoni,ai muscoli; nella natura al regno animale; nell'arte sono rivelati dalla musica marziale,simfonica,passionale,dalla lirica- musiche piene di grandi aspirazioni, dolori o virtù umane, ma non di calma puramente divina; ma anche dal gotico, rinascimento, barocco, neo- classico, compiaciute nella bellezza e nell'armonia sempre più secolarizzata.

    Nella Celebrazione eucaristica,queste anime concellebrano,sono i cerimonieri,i coristi,gli strumentisti dell'orchestra sacra, per vocazione. Messi altrove,compiono male il loro servizio.Questa è una regola valida per tutte le categorie. Infatti questo è successo: queste anime si sono messe a realizzare (malamente) i compiti imperiali- sacerdotali.

    L’anima aristocratica- guerriera celebrerà il Culto o vi assisterà con tutto il cuore e l'attenzione,fino alla santità.Ma non si permetterà mai delle libertà riservate all'anima solitaria ed ispirata. Anzi, se lo permetterà, compiendo operazioni di cui è incompetente e lo farà malamente, provocando grandi disagi di ogni tipo.

    3-2:Anima borghese commerciante.

    Anima calcolatrice, leggermente comoda, disposta ad ogni sorta di compromesso pulito, che alleggerisce la sua vita. (Pulito, perché gli affari sporchi sono della "competenza" della sottocasta negativa.) Anima diplomatica, istintivamente propensa allo scambio di ruoli, di merce, di destini.

    Corrisponde, nella natura, al regno vegetale; nell'uomo,alla pancia,agli intestini,agli organi circolatori, riproduttivi; nella società ai regimi democratico -liberali -capitalisti -borghesi.

    Nell'arte, all'arte epigonica, imitativa, realista; alla musica semi-leggera, cafè concert, jaz; all'arte commerciale.

    Nella Celebrazione? Veramente, fino ai tempi moderni non aveva funzione da protagonista nel Culto cattolico.In quello protestante, invece, dall'inizio. Il Protestantesimo è quest'anima, incarnata in un sistema.

    L'anima borghese, nella Messa, calcola la durata, la praticità, l'attualità delle preghiere stesse, aggiorna la teologia e la Chiesa stessa. E la protagonista dell'aggiornamento, secolarizzando anche dove s’immagina di aver mantenuto il Sacro. Non vuole la sparizione del Sacro, ma solamente il suo calcolare, per renderlo piacevole ai molti. Implicitamente, se ne illude, compiendo un operazione di diminuzione, di menomazione.

    Nella stessa maniera si comporta con l'arte, i riti, i termini, la politica religiosa, escludendo dalla celebrazione e dall'attenzione generale le caste superiori.

    Il Concilio Vaticano II è l'opera geniale dell'anima borghese-diplomatica-commerciante- nel senso migliore di questi termini entro i loro limiti,nei confronti del Divino e del Sacro in genere.

    Se questa cattegoria spirituale rimane al suo posto di calcolatrice, di collegamento fra il Sacro ed il profano, di pura diplomazia, al servizio attentissimo delle caste superiori, non fa danni. Ma,siccome è propensa a rimpiazzare, grazie all'assomiglianza della qualità di stratega, le caste superiori, non vede più la superiorità della strategia aristocratico-guerriera-le cui doti sono indicibilmente maggiori; neppure la necessità dell'ispirazione e della unicità imperiale- pontificale. Del resto, questa è la caratteristica di ogni casta: se le arriva l’estro di superare gli argini delle proprie competenze e possibilità interiori non vede, non avverte il punto di vista ( più alto, più profondo) della Casta superiore,bensì si illude di rimpiazzarla e di operare anche meglio.

    La casta superiore riesce a operare bene in tutti i rami delle caste inferiori: ma non lo fa, per buon senso e per chiamata superiore- senon in caso di bisogno estremo. All’inverso non è mai possibile, in nessun caso. Or, proprio di questa realtà, una casta inferiore non si accorge.

    E questo il motivo per cui la casta aristocratica non avverte l’inferiorità generale- di un grado- del suo operato nella Chiesa Cattolica Romana, dopo il VIII- IX secolo, per cui è entrata in collisione col proprio passato e con la parte della Chiesa che ha conservato l’operato teocratico, sacerdotale- imperiale, almeno nei rami del Sacro. La stessa cecità di casta ha fatto opporre l’Imperatore- Re dell’Occidente tardivo al Papato - conservatosi almeno teoricamente al livello della propria casta.

    La stessa profonda intesa di casta ha fatto realizzare l’intesa fra l’Imperatore bizantino ed il Papa durante i vari Concili unionisti- vanificata dalla gerarchia e dal popolo delle caste inferiori.

    Il fenomeno si è ripetuto in modo identico al passaggio dei poteri dalle mani della casta aristocratica in quelle della casta borghese-- commerciante. In Occidente, quest’ultima ha realizzato il Protestantesimo, e, nei tempi moderni la stessa Riforma cattolica dell’aggiornamento; In Oriente, i princìpi e gli ideali mistico- liturgici sono rimasti quelli sacerdotali- imperiali (emarginati in Occidente ma il governo delle Chiese è entrato in mani aristocratiche che si sono inventate la teoria della sinodalità, mentre nel comportamento teologico si sono lasciati conquistati da un agguerrito polemismo fine a se stesso, per difendere delle posizioni teologico- spirituali estranee alle profondità apostoliche e imperiali- sacerdotali.

    Nei tempi moderni, la casta commerciante ha occupato il governo della Chiesa e del suo andamento comune.

    Ma per rimanere sulle generali, passando alla conquista del Governo della Chiesa, questa Casta finisce per relativizzare l'opera della Sacra Istituzione.Questo è il meno che si possa dire.

    I limiti riscontrati nella Riforma litturgica ed ecclesiale del Cattolicesimo del XXimo secolo hanno la loro sorgente nei limiti di quest'anima. Anche se, come abbiamo già detto, il decadimento dell’ideale della visione teologica, organizzativa e liturgico- mistica è iniziata da prima, dalla conquista delle redini del potere da parte degli aristocratici.

    In Oriente, la casta borghese non ha influito tanto sulla Teologia o sulla Liturgia, bensì sul comportamento sociale- politico delle Chiese. Esse hanno abbracciato il nazionalismo più sfrenato, il messianismo nazionale e un certo compromesso a livelli superficiali con varie istituzioni. Nel Culto e nell’espressione teologica si compiaciono nell’estetismo e nell’archeologismo ad uso commerciale, perfino turistico.Vi ritorneremo sull’argomento.

    4-1:Anima operaia-contadina.

    Anima obbediente, metodica, devota al Pontefice, all 'Imperatore, allo Stratega, realizzatrice delle loro ispirazioni, ordini, strategie. Arriva alla perfezione solamente attraverso l'obbedienza cieca e laboriosa. Corrisponde, nella natura, ai minerali-dall'oro alla pietra; nel corpo umano alle mani,ai piedi, agli arti; nell'arte popolare, nel folklore è immediato, per quanto pitoresco.

    Il suo lavoro è con le cose,e non gratuito, perchè di quel lavoro vive. Si muove, innocentemente,ma esclusivamente,fra le cose minerali,dal legno all'oro,dalla campana al cestino delle offerte. Tutto, secondo la natura della sua casta.

    L'anima operaia-contadina,nel Culto non deve superare il sacrestano, il chiericcheto, il servo dell'altare e dell’edificio sacro, umile, laborioso, preciso esecutore dei gesti di servizio. Pena,l'abbassamento del Culto, con delle conseguenze catastrofiche.

    Infatti,la Riforma protestante ed in seguito il Post-Concilio cattolico gli ha dato nel Culto il posto già usurpato dalle Sette della Pre- e Post- Riforma: il predicatore incompetente, privo di ogni idea, meno quella della sufficienza e dell'imitazione; l'ispirato glossolalo "carismatico" illuso ullullante con gli occhi apparentemente levati al cielo; il danzatore, il dispensatore laico, impreparato, banalizzante dell'Eucaristia e di qualche altra realtà profanizzata,etc,etc...

    Nella musica liturgica, l'anima operaia abbassa con il canto popolare, usurpante gli spazi della musica sacra colta, il livello mistico, artistico, culturale, pedagogico della Celebrazione e della Religione in genere, in cambio di una improbabile partecipazione attiva.

    La partecipazione c'è, ma non quella religiosa. Il canto popolare trasforma il Culto in una sagra, nella quale il popolo si diverte, si autoconsola, si gonfia e soprattutto si sente protagonista, senza esserlo davvero. Perché il protagonista rimane sempre l'anima sacerdotale, che da Pontefice pontifica, e da contadino povero, ma non misero,recita e realizza laboriosamente una indulgenza plenaria, e tutte le sue devozioni, nel suo angolo umile e discreto.

    5-0:L'anima fannullona.

    Non fa parte di una casta. Questa sotto- casta e una cattegoria esterna alle caste. Le anime vi appartenenti potrebbero essere i veri intoccabili dell'ordinamento indiano. Sono le anime temperalmente vagabonde,barbone, mendicanti, per pigrizia e per disimpegno, segnate con lo zero, in materia di giudizio, di sentimenti, di volontà.

    Essendo indifferenti al bene ed al male, sono piegati verso il basso,e facilmente preda delle sottocaste maligne.

    Nella natura corrispondono alla materia gasosa; nel corpo al sudore, alle materie fecali, -che non sono negative, ma solo piegate verso il negativo.

    Nella società corrispondono agli anarchici non-violenti; nell'arte,alla pseudo-arte priva di valori, come gli "innocenti" disegni sui muri; sempre nel pericolo di cadere nelle grinfie del male organizzato,essendo i primi soggetti ad essere usati.

    La Chiesa antica li ha tenuti fuori dalle porte, con pietà, sopportando la loro impotenza e cercando di aiutarli.

    Molte sette hanno usato nel Culto le espressioni di bassissima qualità, tipiche di queste anime.

    Il Post-Concilio cattolico, nel suo estro suo di apertura, inculturazione, aggiornamento etc,etc, non poteva non introdurre nella Chiesa anche il loro apporto.Lo vediamo nelle Messe fugitive, affrettate,ridotte al minimo, in materia di preghiere , di devozione,ma anche di oggetti sacri, supellettili strettamente necessari, considerati superflui, (come l'altare,il calice,i paramenti,etc. )

    La Celebrazione, nella quale interviene, per puro populismo, gente incompetente, falsi cantanti di versi privi di senso, operatori sociali di nome, in chiese trasformate in adunanze di gente disorientata, sotto la guida di gente complessata... è un "opera" nei parametri dei "valori" di questa sotto-casta.

    Questa tetra immagine domina ancora le chiese cattoliche, soprattutto nelle grandi città occidentali (mai,nei paesi orientali, cattolici o non cattolici) e nelle Americhe, in ambienti già propensi verso le sottocaste negative.

    Dobbiamo sottolineare che tutte queste deficienze non sono frutto di povertà o impossibilità obiettiva, bensì di programmazione determinata, in seguito a delle scelte ben- precise- conformi ai "gusti" della sottocasta in questione.

    -1,-4:Le sottocaste negative.

    Esse si collocano in movimento inverso a quelle vere,sempre più negative verso il basso: l'operaio del male, l’esecutore del piccolo e del grande crimine, attraverso la sottomissione incondizionata, frutto della paura e dell’incapacità di organizzarsi; questa è la sottocasta immediatamente inferiore ai fannulloni. Segue il commerciante del male, che è già un killer a pagamento, uno spacciatore, un commerciante del peccato. Gli strateghi-guerrieri del male, sono i vari capi sanguinari, tiranni, sadici, terroristi, organizzatori dei vari regimi criminali e delle cosche segrete. Invece i maghi-pontefici del male sono i malfattori teorici, filosofi del male, celebratori dei riti satanici, i cultori del diavolo,etc....

    Per i "gusti" di queste sotto- caste si è trovato posto nelle varie sette protestanti afro-americane, più o meno cristiane, ed in parte nel Post-Concilio cattolico, a diversi percentuali, rendendo triviale e pericolosa la stessa Celebrazione. Nei rapporti con Dio, varie esperienze, sempre riprovate dai Padri classici hanno trovato posto in vari gruppi cattolici para-ecclesiastici,nelle loro celebrazioni danzanti,nel "parlare in lingue" in modo confuso,nell’illusione di rinnovarsi nello spirito(!) all’infuori dei Sacramenti,ecc.Non è escluso, in questi metodi, il demoniaco.(4)

    Dalla mentalità di queste sotto-caste, è uscita la "musica leggera" dei vari gruppi contemporanei: musica povera, urlata, disperata, con sceneggiature considerate in passato infernali, con versi ambigui, con ritmi e movimenti che incitano alla sensualità e ad azioni perverse.

    Pur di attrarre le masse dei giovani, il '68 cattolico ha tentato anche questo tipo di celebrazioni, le Messe nei vari ritmi "giovanili" che ebbero,naturalmente, effetto contrario.

    Oggi assistiamo a un ritorno timido e discontinuo alle forme sacrali,le uniche capaci a educare lo spirito e ad offrire l'ambiente adatto all’accoglimento del Divino.


    (continua)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Le Caste e la liturgia cristiana

    LE CASTE IN ORIENTE ED IN OCCIDENTE.

    Come avremo occasione di ripetere,la Liturgia cristiana antica, data alla Chiesa dagli Apostoli è stata considerata ispirata direttamente da Dio, attraverso Cristo e le ispirazioni dello Spirito Santo, come parte integrante della Santa Tradizione. Essa è stata modellata secondo una mentalità e dei gusti puramente imperiali -patriarcali- sacerdotali: immobilità sacra, solennità quasi celeste, simbologia unica, gerarchizzazione assoluta, atmosfera di Festa, unita a quella del Sacrificio,trasfigurazione, maestà, sacralità assoluta.

    La Messa in Occidente, pur avendo come Protagonista il Sovrano Pontefice è passata nelle mani di liturgisti con mentalità aristocratico-militare,cavalleresca e missionaria, con le conseguenze di rigore.

    I motivi? L'assenza dell'Imperatore potente,un alter Vicarius Christi; e soprattutto la struttura giovanile, di fanciulli e di adolescenti, tipica dei popoli atlantici, e dei romani stessi.

    Avremo dunque una Messa missionaria, piegata verso il ragionamento, verso il lato pratico, giuridico, della vita, ma anche dal lato del cuore, del sentimento(nell'epoca romantica), una Messa che scende nell'anima, per riportarla poi, attraverso i gesti tipici del Pontefice-Imperatore(nella Messa Pre-Conciliare) a una casta superiore.

    La Liturghia romana orientale non vuole scendere alle caste inferiori. Chi capisce,capisce,chi nò,resta fuori.Ed è così.L'afflusso dei credenti al Culto Domenicale è minimo, più basso che nella peggior epoca di crisi in Occidente. Ed è stato così dai tempi del Crisostomo. La Liturghia è troppo difficile, per un anima contadina o commerciante, anche per i nobili. Siccome le anime imperiali sono davvero poche, la comprensione di questa Liturghia sublime da parte delle masse resta un sogno utopico dei teologi.

    Ed oggi,in piena mentalità che scende, nell'opinione pubblica, dai commercianti alle sottocaste, la Messa aristocratica dei tempi cavallereschi, è risultata incomprensibile, e la Chiesa Occidentale si è sentita in dovere di scendere ancora. Mentre l'Ortodossia rimane ataccata alla Liturghia Imperiale, con le chiese vuote. (Nelle grandi feste sono piene, perchè piccole e si celebra una sola Liturghia alla Domenica e nelle feste, e quasi mai durante la settimana, nei giorni ordinari, come presso i cattolici.)

    Con questo non vogliamo dire che è un bene degradare il Culto ad ideali più bassi che non quelli teocratico- sacerdotali. Bastava, però, la discesa alla casta nobile, che è anche guerriera, missionaria, strategica, ecc., non per finire in polemiche disastrose, bensì per educare le masse ad elevarsi. Non restare nell'immobilità sublime dell'Impero, ma neppure scendere al mercato,nella banalità.

    Sono i due estremismi in cui si trovano oggi le Chiese.

    Non siamo gli unici ad accorgerci di queste differenze,causate dal grado di elevazione:

    "Fra le Chiese di Roma e di Costantinopoli esistono notevoli differenze esteriori dovute al fatto che la prima ha sviluppato la sua vita liturgica nel quadro sicuramente ispirato al severo protocollo del Senato e della Magistratura romana e in un secondo tempo allo stile delle corti medioevali e rinascimentali; mentre la seconda ,sotto l'influsso del palazzo imperiale, che aveva imitato a sua volta il raffinato cerimoniale persiano, ha preferito esprimersi in maniera più esuberante ,copiando quasi la liturgia dell'Apocalisse. Quando però si penetra oltre le differenze esteriori, si percepisce in realtà una comunione di idee e di norme...."(5)

    Tutto il mondo sta scendendo da una casta all’altra, per quanto riguarda gli ideali ed i gusti di vita. Ma nella società dove il Divino- Sacro è rispettato al suo giusto livello non c’è pericolo di essere bistrattato, come nei rami strettamente umani della vita. E ciò che è successo nell’Oriente cristiano: dove le redini del potere sono state tolte dalle mani imperiali- sacerdotali ( con un millennio o più, di ritardo rispetto all’Occidente) ma, dove sono state rispettate, almeno idealmente, le norme imperiali- sacerdotali- teocratiche in materia liturgica- ascetico- mistica, ecc.(6)

    Il grosso problema dell'Occidente, cattolico o non più cattolico, è di aver deciso di rinunciare alle norme della casta imperiale sacerdotale- teocratica- non hanno importanza i motivi- e di aver trasformato in princìpio questo abassamento (chiamato oggi anche aggiornamento). Una volta tolto l’argine superiore dei freni del comando, la discesa sui gradini delle caste e delle sottocaste è diventata normale.

    Se questo fatto, nella vita politica e sociale, è relativo per un uomo di Dio, soprattutto cristiano, per la Chiesa ed il suo Tesoro integrale è oltreché negativo. Le Chiese Occidentali si trovarono volontariamente sottomesse a una mentalità - commerciante e ancora più bassa, nei giorni nostri, con diretti influssi sul pensiero filosofico- teologico, sulla liturgia,sulla pastorale, sulla vita morale e mistica.

    Abituata a scendere,la Chiesa di Roma fa fatica ad irrigidirsi di fronte alle richieste sempre più impudenti (soprattutto in domenio morale, liturgico e biblico) della società e di molti suoi teologi e fedeli. Così si spiegano le incomprensibili critiche ai Papi o al Vaticano, quando difendono princìpi elementari, chiari per tutti: la società occidentale è ormai abituata a considerare i princìpi come regole di casta e non regole divine, applicabili sulla terra solamente nei parametri sommi della casta più alta.

    Siamo consci che le anime imperiali non hanno più voce oggi e sono troppo rare per riprendere anche il potere politico o dell'opinione.

    Malgrado ciò, esse sono presenti nelle due Chiese, emarginate nella clandestinità, però manifestandosi palesemente in due attività, impossibili a realizzarsi da parte di altre caste, cioè senza le qualità specificamente imperial-sacerdotali.

    Esse sono l'eremitaggio in Oriente ed il servizio degli altri ,in Occidente.(Non ogni tipo di eremitaggio e non ogni tipo di servizio degli altri, bensì quelli autentici, specifici alla Casta superiore.)

    I grandi asceti, anacoreti, solitari, sono pochi in Occidente. In Oriente è la loro vocazione, nell’anonimato autentico, sotto le regole severe dell’ascetismo e dell’isolamento vero.

    I sostenitori della imperialità nel Culto non sono sempre anime imperiali. Esistono vari motivi per conservare la forma teocratica e per amarla, da anima povera, imbevuta di nazionalismo, populismo, estetismo, arcaismo, come abbiamo detto. Perciò,la categoria (esile) delle anime imperiali la vediamo non nei vari liturgisti delle Cerimonie fastose, bensì nella scelta consacrata,dei veri asceti,stile duro.

    In Occidente, la Messa, dopo il periodo apostolico- quello che supera i limiti delle caste terrestri- non ha recepito la parte imperiale, bensì, solamente quella sacerdotale.

    Nella Liturgia sacerdotale- imperiale l’aspetto sacrificale- peculiare al sacerdozio è abbinato felicemente all’aspetto nuziale, festoso - specifico alla presenza dell’Imperatore.Or, questo aspetto- ultimo è stato lasciato in ombra dal primo, che è severo, cupo, quasi esclusivo, nella Messa romana che inizia dagli ultimi secoli del primo millennio ed arriva fino poco prima del Vaticano II.

    Questo impoverimento sgorga da più motivi, che ricorderemo in queste pagine; ma il più importante resta quello che la Liturgia come l’intera Chiesa, in ciò che ha avuto di più sublime, è stata gestita dal Pontefice solo, senza l’Imperatore. Or, un Papa che vuole fare anche l’Imperatore, pur avendone la qualità,dà la preferenza all’aspetto puramente sacerdotale, che è sacrificale e dottrinario.

    Malgrado la difficoltà che il binomio Papa (o Patriarca) - Imperatore poteva dare alla Vita della Chiesa, era quello il modo di governo ideale per la Chiesa e l’Ecumene cristiano. A prescindere dalle interferenze, il governo del Papa liberava l’Imperatore dall’onere dottrinale, spirituale, ma anche il Papa era liberato dalle decisioni o dalle operazioni politiche, strategiche e guerresche.

    Di questa situazione ha sofferto, fra altre realtà, il Culto liturgico, in Occidente: un Culto in cui le prerogative sacerdotali- imperiali (meno l’atmosfera di festa gioiosa,) sono state conservate solo per la Liturgia papale (mentre altrove, il Culto non ha superato i limiti della mentalità aristocratica- guerriera- polemica.) In Oriente, invece, la presenza dei vari Basilei (tutti si riferivano all’Imperatore bizantino) ha permesso la conservazione di una liturgia e di una forma altissima di espressione dottrinale che è rimasta fin’oggi.

    Come dicevamo, però, esiste un ramo, in cui le anime imperiali- sacerdotali si sono espressi, in Occidente, naturalmente, senza nessuna possibilità di concorrenza: le anime imperiali, dopo aver perso il potere nella società e nella Chiesa ( nel senso che hanno perso il diritto di imporre gli ideali della loro casta, alla società) si sono concentrate sulla dedizione assoluta ai fratelli, in una concentrazione sconosciuta nel passato e sconosciuta ancora oggi in Oriente.

    Nei libri di Teologia Ortodossa, anche in quei recenti, come nelle pubblicazioni e dichiarazioni ufficiali, la penetrazione cattolica e latina in terre non cattoliche è accusata sempre come invasione, proselitismo, missionarismo, propaganda, crociata, furto di fedeli,ecc....

    Agli orientali non passa neppure per la mente che la dedizione assoluta di queste anime imperiali (occidentali) organizzate da veri strateghi del Bene, o anche non organizzate, può essere una peculiarita obbligatoria delle anime superiori e cristiane insieme.

    Gli Ortodossi, nel fuoco della polemica ( peculiare alla casta guerriera), del nazionalismo o della preoccupazione economica (peculiari alla casta commerciante) non vedono il fatto che accanto ai missionari,ai polemisti, agli ecumenisti, ai propagandisti, ai crociati(ammesso che ci fossero) vanno nelle terre non cattoliche più povere e più pericolose dei religiosi o dei laici che mirano esclusivamente all'aiuto del prossimo, al servizio umile, piuttosto fisico dei poveri e dei sofferenti: senza voler convertire ad ogni costo, senza chiedere nulla in cambio, neppure il Battesimo, (che in fondo è necessario alla salvezza.) Questo lavoro davvero imperiale,in nome di Gesù, fatto però in modo silenzioso, senza neppure palesare la propria identità e Fede, non è apprezzato e neppure preso per quello che è. Le anime non imperiali, perfino quelle nobili -guerriere -missionarie, non capiranno mai il senso di un opera così difficile, eroica,e priva del gusto, del piacere di riportare a Cristo un anima.(7)

    Però, proprio questo è il segreto di un opera imperiale, quasi angelica: un opera senza ricompensa, senza frutto palese, senza successo, senza desiderio, anche il più nobile.

    In breve,l'anima imperiale non usa le opere buone per la conversione di qualcuno.

    Da Imperatore e sacerdote, non predica, ma solo conferma nel Valore e nella Fede.

    Ebbene,questo aspetto della missione, le opere buone per tutti, senza uno scopo missionario, a prescindere dalla Fede o dall'Ecumenismo, è sembrato un tradimento; ma è proprio la riscoperta essenziale e quasi angelica del Concilio Vaticano II. Il suo spirito ha liberato le anime dall'affanno missionario ad ogni prezzo. E,pur amando Cristo, queste anime imperiali, tolte di mezzo dall’esercizio della Teologia, della Liturgia e del governo, vanno nei paesi poveri, ma non predicano Cristo con il fuoco (apostolico) del guerriero, o con il calcolo (positivo) del commercialista. Lo testimoniano solo con l'eroismo delle opere buone. Senza un minimo accenno cristiano palese.

    Questi tipi sono confusi con i filantropi, con i secolarizzati, con i modernisti, che infatti sono la maggioranza,nelle missioni cristiane (più sociali che religiose).

    E vero che tutti usano gli stessi testi conciliari. Ma questi testi non avvalorano la concezione di questo tipo di rinunciatari (con tutti i sospetti contrari.) Essi confermano (forse inconsciamente,) le anime imperiali-quasi angeliche: almeno in questo ramo, del servizio al prossimo, in nome di Dio.


    (continua)

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    Predefinito Rif: Le Caste e la liturgia cristiana

    L'IMPERATORE.

    I manuali di storia e teologia occidentali (con diverse accentuazioni e passionalità) concorrono all'unisono nella critica della Chiesa Costantiniana e Imperiale in genere.E una critica piuttosto negativa, che proviene da un’avversione nei confronti della Imperialità autentica. Non è estranea, in questo sentimento, alla lotta fra il Papato e l'Impero, nel Cattolicesimo,già dal Medioevo; neppure alla separazione protestante da l'uno e dall'altro,che ha generato le Comunità riformate di anima borghese-operaia, con alcuni resti di cesaro-papismo dei re protestanti (che,però, hanno perduto la sacralità tipica dell'Impero cristiano.) I Re protestanti stessi, sono diventati sempre più "democratici", volendosi confondere con il popolo anche nelle varie manifestazioni esteriori.

    L'Oriente è sempre rimasto legato al Basileo, greco, russo o etiopico, non per motivi politici, bensì mistici. Ha accolto nel Diritto e nella Liturgia soprattutto, il comportamento- diventato regola- del Santo Imperatore Costantino, che proprio per il suo agire,in quel suo modo proprio, è stato assimilato ai Santi Apostoli,dalla Chiesa dell’Impero Romano d’Oriente.

    Ciò che a molti studiosi di mentalità borghese- proletaria, cara ai nostri tempi (8) sembra alquanto curioso, senon assurdo- è il modo naturale, normale di comportamento di un Imperatore come Costantino, che aldilà delle apparenze-e come giustamente hanno inteso gli orientali-si è mosso sulla strada biblica di Mosè ed Aaronne, di Davide e di ogni Basileo,unto da Dio. Ebbe, cioè, un comportamento coerente con le esigenze della propria Casta e non secondo la mente delle varie anime commercianti e proletari, che riscrivono la Storia nei nostri tempi.

    Il Pontifex Maximus della Religione pagana, convertito a Colui che riconobbe come vero Dio, non poteva e non doveva non immischiarsi nella vita religiosa dei suoi sudditi, lasciare, come un "presidente" "moderno", la Religione come affare privato, nelle mani dei vescovi; e un Impero alla deriva delle diverse sette,come nei tempi di oggi.

    Conoscitore dei doveri della Casta imperiale-sacerdotale, ma soprattutto in quanto convertito attraverso un miracolo, da Lui stesso sempre raccontato, il Santo Imperatore agì di conseguenza.

    K.Baus ed E.Ewig (9) sintetizzano assai obiettivamente le polemiche pro e contro la Persona e l'azione del primo Imperatore cristiano, sottolineando la sua sincerità di fondo,il tenore imperiale della sua opera e la cognizione esatta che delle sue intenzioni e dei frutti ebbero i cristiani del tempo ed anche i pagani.

    L'opera di San Costantino resta basilare per la Chiesa di Cristo, per lo sviluppo del Culto cristiano e per la sua comprensione oggi.

    Una delle differenze fra la Messa di Roma e la Liturghia di Costantinopoli è il ruolo riservato all'Imperatore ed alla teologia della sua funzione, nella Chiesa. Questo ruolo è minimo (oggi scomparso) a Roma, mentre è massimo e non diminuito, almeno nel Culto, nel Rito della Seconda Roma.(10) Ciò che non si capisce nella polemica e nell'insofferenza dei cattolici contro l'operato imperiale è perché tutto il modo imperiale di agire con la Chiesa incluso il titolo di Pontifex Maximus,della quale conservazione fu accusato ulteriormente Costantino il Grande può andare perfettamente di diritto e di fatto al Papa di Roma.Solo per i suoi prerogativi biblici di Pietra e Pastore della Chiesa ?

    La risposta è che il binomio Papa- Imperatore non si doveva e non si poteva ridurre a un monismo, né di tipo orientale (senza Papa) né di tipo occidentale (senza Imperatore).

    Ma questo squillibrio fra le tendenze è un retaggio storico da correggere. Il binomio Papa- Imperatore , manifestazioni chiare della Casta più alta, oltre la quale si raggiunge il Cielo, è un dato profondamente cristiano che solo il peccato e la limitatezza umana ha potuto trascurare. "Rendete all’Imperatore quello che è dell’Imperatore" è la frase di Gesù, trasmessa a noi dagli Apostoli, incondizionatamente; Nella Chiesa perseguitata dai Cesari, l’Imperatore non era ancora ricuperato fra i salvati, ma si aspettava la sua venuta nella Chiesa e nella società cristiana, dove lo attendeva il posto che gli si competeva: L’Imperatore è stato costituito da Dio, e perfino chi è dedito al compito di raccogliere le tasse è funzionario di Dio (S. Paolo ai Romani,13,1-7.)

    Ci si pregava insistentemente per Lui e gli Apostoli non finivano di insistere su questo punto tanto delicato:S. Paolo a Tito, 3,1, S. Pietro nella I Lettera,2,13,17;(11)...

    Una volta arrivato nel concerto della Chiesa, l’Imperatore era destinato di rimanerci per sempre, accanto al Papa, non più un persecutore (comunque mandato da Dio), bensì un amico, un altra specie di Padre, per le cose "del mondo", investito con il potere giudiziario, ma non un semplice Capo d’esercito e tiranno, come è stato visto da una certa storiografia inferiore e, di conseguenza deviante.L’Istituzione imperiale non si doveva eliminare, almeno dalla coscienza dei cristiani (presso i greci, essa è rimasta intatta, anche se più per motivi di orgoglio nazionale che per motivi sacrali e di Casta.) Non è lecita neppure la teocrazia puramente sacerdotale (un Papa o un Vescovo, Capo di Stato) e tantomeno il riconoscimento di vari presidenti e capi laici non unti , non sacralizzati dalla Chiesa. Qui non è in gioco la scelta democratica o assolutista, quanto la sacralità del Capo dello Stato. Un Capo di Stato non sacralizzato, che per di più non è neppure di Casta imperiale sacerdotale (l’Imperatore pagano almeno lo è a modo suo) non è ammissibile, per la coscienza della Chiesa Cristiana, soprattutto dopo che ha avuto il Suo Imperatore, simile agli Apostoli. Parliamo sempre di situazioni "de jure" e non "de facto".

    In conclusione, l’unico che può essere Capo dell’Istituzione Chiesa è il Papa, unico successore di San Pietro (il sinodalismo neo- bizantino è una teoria strana, semplicemente aristocratica, incompatibile con la Rivelazione evangelica, ma anche con la Casta suprema che dà il tono a tutto il Tesoro del Cristianesimo); il Papa, che, assieme al Concilio Ecumenico detiene il potere legislativo, anche nella società. E l’unico Capo della società umana può essere solo l’unico Imperatore, collaboratore del Papa, detentore del potere giudiziario. Cioè, il Magistrato, per excelentiam. Anche lui ha il suo concilio, la Corte, il Senato, ecc., sempre della stessa Casta. Tutto il resto è aggregato, cornice, simfonia opzionale.

    I Re della casta nobile ed i vari presidenti delle caste inferiori non sono in grado di guidare l’ecumene, né di esporre ed imporre la Legge divina, bensì di mantenere un mondo diviso che va alla deriva, senza i veri cardini- divini ed eterni che la possono reggere.

    La presenza del Papa e dell’Imperatore sono l’unica risposta fedele alle parole di Gesù. Le altre spiegazioni sono tipiche delle caste inferiori, di convenienza e di falso comodo.

    La Croce in Cielo, della visione costantiniana, l’ispirazione delle due Capitali dell’Impero, e, dunque, l’arrivo dell’ Imperatore nella Chiesa di Cristo sono le basi ferme ed uniche, volute da Cristo per il mondo redento. La colpa della rottura del binomio è della Storia, ma anche dei due protagonisti, Papa ed Imperatore, che hanno creduto di poter fare a meno uno dell’altro o di rimpiazzarsi reciprocamente.

    I grandi Papi del Medioevo, che hanno portato delle lotte secolari contro i vari Imperatori, da loro stessi coronati, in Occidente, partivano dall’inizio da una posizione erronea. Tutti quanti, culminando con Bonifacio VIII, con la sua enciclica sulle due spade( Unam Sanctam del 1302) consideravano il potere imperiale, inferiore a quello sacerdotale. Ma si trattava di un malinteso. Per loro l’Imperatore che il Papa coronò nella persona del Carlomagno corrispondeva a un Capo della Casta dei guerrieri, che non emana, bensì applica la Legge di Dio,(in conformità con la più chiara concezione brahmanica).In questo caso, la posizione -teorica ed anche concreta dei Papi era giusta; ma allora non si trattava più dell’Imperatore, bensì di un aristocratico qualunque, guerriero, crociato di Dio, a servizio della Casta sacerdotale- imperiale,(tutta gestita dal Papa. ) Giustamente, i vari Imperatori avevano di ché ribelarsi, anche se non sembra che, in realtà, fossero ancora consci delle loro prerogative religiose, comportandosi di fatto come dei guerrieri- crociati, ecc.. La responsabilità è stata dei Papi stessi, che da un lato avevano voluto un Imperatore in Occidente, da un altro lo trattavano da suddito guerriero, come un Re qualunque, la cui spada (per tornare all’enciclica papale), era inferiore a quella del potere spirituale.

    L’Imperatore, pur non essendo ordinato sacerdote, nel senso ecclesiastico, ha dei doveri precisi dentro la Cristianità: predica la Fede, accanto al Papa, come teologo laico; emana o ispira almeno, le leggi dell’Impero, in conformità con la Dottrina della Chiesa (senza cadere nell’intolleranza: San Costantino è esempio in materia, con l’editto di Milano, 313.) Pur non essendo più l’unico Pontifex Maximus (nel paganesimo panteista, questo era naturale; nel Cristianesimo che chiarisce la differenza fra divinità e creatura resta un Pontifex Maximus per le cose del mondo, accanto al Pontifex Maximus- il Papa , per le cose specificatamente religiose) l’Imperatore continua avere una funzione spirituale, oltre a tenere sotto di sé la casta guerriera. Pur essendo più vicino alla casta militare, l’Imperatore non scende di grado: egli rimane un Giudice, e per quanto riguarda le leggi, egli aiuta il Papa nel trovare espressioni giuste per la formulazione delle leggi della società, in conformità alle leggi di Dio. Insomma, un ispiratore,e, naturalmente, una Persona Sacra, un liturgista di Dio. Non può prevaricare il Papa (come lo Tzar, divenuto Capo della Chiesa dopo Pietro il Grande) o come i Re protestanti.Ma neppure lasciare nelle mani del Papa la difesa dei territori e l’amministrazione dell’Impero (come è successo, realmente.)

    Se invece, l’Imperatore scende di grado e diventa, da legislatore e giudice anche esecutore, applicatore della Legge, come un buon stratega e guerriero, non fa altro che mettere le basi alla tirannide. Infatti, la separazione dei poteri- di chiara ispirazione rivelazionale- vuole la Casta Sacerdotale - Imperiale impegnata nei poteri legislativi, rispettivamente giudiziari: il Sacerdote e il Giudice erano infatti i Capi del Popolo eletto, e questo ordinamento era gradito al Dio del Vecchio Testamento. Mentre i guerrieri, della casta immediatamente inferiore- detengono il potere esecutivo, veri ministri armati di spada, al servizio della Legge e del Giudice.

    Oltre questo, l’unificazione dei poteri in una sola persona non permette più di riconoscere l’appartenenza alla Casta. Il Legislatore- Giudice che diventa anche esecutore (dunque, stratega, guerriero, crociato,ecc) scende di grado e manca di dignità. Viceversa, chi sale di grado non è per nulla competente per le mansioni di una Casta che lo supera.

    Infatti, di quale Casta era il Papa detentore dei tre poteri, insieme? Il Papa che prendeva la spada e guidava l’esercito era Sacerdote o guerriero?Mentre il Re protestante, autocoronatosi Capo della Chiesa è davvero della Casta Imperiale- Sacerdotale? O, come nei tempi nostri, è lecito essere Capo dello Stato, un commerciante, un operaio, un vagabondo, al disopra del Sacerdote, del Guerriero, dello Stratega?

    I Papi e gli Imperatori medioevali, più volte hanno operato sotto la dignità della loro Casta, assegnata loro da Dio: legislatori e giudici.

    E pur vero che un soggetto di casta superiore è capace, nel bisogno di sopportare le mansioni delle caste inferiori: mai, viceversa. Ma questa kenosis non è dignitosa, né giusta, in situazioni normali. Or, le situazioni normali, in questi casi specifici, potevano essere costruiti, invece sono stati quasi evitati.

    Un Imperatore che diserta la sua casta si allontana anche dalla sua missione religiosa. E ciò che è successo troppe volte, motivo per cui ha perso il potere.

    Ed ora rispondiamo al quesito posto sopra: il Pontefice (sacerdotale o imperiale) che diventa anche esecutore, dimostra che era già un usurpatore della casta sacerdotale- imperiale. Un sacerdote- imperatore per natura, prova noia e disgusto fare il guerriero o il poliziotto, per le leggi o le sentenze date da lui stesso.Or, i vari pontefici medioevali non sembrano aver provato simili sentimenti. Bonifacio VIII era un vero guerriero, non aveva la minima stofa da Papa. Non parliamo dei vari Imperatori crociati o borghesi che ne hanno compromesso la Casta, dall’anno 1000 fino alla prima guerra mondiale di questo secolo.

    Questa differenziazione di Casta fra l’Oriente e l’Occidente cristiano, iniziata alla fine del primo millennio è evidente nella Teologia, nel Culto, ma anche nel comportamento politico, culturale e nella stessa repressione dei colpevoli. Con tutti i difetti, gli Imperatori bizantini, mescolatisi nelle lotte dottrinarie, non arrivarono mai, nel punire gli eretici o quelli presunti come tali, con la violenza delle autorità occidentali. L’Inquisizione, la severità, il formalismo greve dei vari tribunali medioevali occidentali non sono altro che risultati dell’ eccesso di zelo di anime adolescenti, ma soprattutto di casta guerriera- non ammansite dall’ equilibrio della Casta superiore. Le stesse crisi occidentali, d’allora fino ai giorni nostri, come i passaggi da un’estremità di severità all’ estremità di lassismo- come principio, non come accidente della vita - sono tipiche delle anime impetuose, immature, senza il capestro paterno.

    Il più grave peccato- ideologico- dei Papi, teologi e politici medioevali è stato quello di confondere il loro monismo, in cui confondevano le due civitates con la dottrina di un Sant’Agostino o Dionigi l’Areopagita, le cui civitates e gerarchizzazioni mantenevano chiara la differenza fra i poteri, le competenze ed i diritti di ogni parte.

    Questo equilibrio era sacrosanto nell’Impero Bizantino ( pur con le solite trasgressioni concrete) e proveniva, appunto dalla dottrina dei Padri, che il Medioevo latino ha interpretato a modo suo: scendendo di casta.(12)

    Il monismo pagano (il reductio ad unum neoplatonico, ma anche brahmanico, molto prima) confondeva il Sacerdote con l’Imperatore, come confondeva panteisticamente ( e lo confonde ancora oggi) il creato con il Non- creato. Ma si guardava dal confondere, come invece lo ha fatto l’Occidente cristiano, la casta sacerdotale- imperiale con quella guerriera- aristocratica.

    In realtà,come abbiamo detto, l’Occidente ha finito, non per confondere le caste, bensì per eliminare la Casta suprema: il Papa è rimasto Sacerdote nelle cose religiose (-non per tutti: gli orientali prima, i protestanti ed i laici dopo, lo hanno rinnegato-); ma il potere imperiale che ha creduto di incarnare era già diventato guerriero, come quello degli Imperatori, da lui creati, in Occidente.E facile spiegarne il motivo: la Religione Cristiana non permette, per sua natura la confusione fra le mansioni sacerdotali con quelle imperiali: li mantiene nella stessa casta, ma non confuse: come nel Mistero dell’Incarnazione. Cosiché la confusione- non naturale, ma possibile, attraverso varie forzature - si poteva fare fra il sacerdozio e l’essere guerriero, commerciante, operaio, vagabondo, ecc.Non per nulla abbiamo, in Occidente, preti-militari, direttori di banche, preti operai, preti rivoluzionari, preti comunisti, ecc.. Nessuno se ne può lamentare: il primo esempio lo hanno dato i Papi dell’inizio millennio, con la confusione fra le prime due caste e l’eliminazione della parte imperiale della Casta suprema. Nell’Impero bizantino, malgrado le trasgressioni pratiche e storiche, il principio è rimasto chiaro sino alla fine: il Papa (Patriarca) e l’Imperatore sono due Pontefici congiunti nell’armonia di una perfetta sinergia : un solo compito, servire Dio e guidare la società.Ciascuno, con la sua giurisdizione: il primo, nell’ambito della Chiesa; il secondo, nell’ambito dello Stato. De Iure, essendo Persone Sacre, non potevano avere il compito del potere esecutivo, (che riveniva alla Casta aristocratico- guerriera).

    Il monismo di cui parlavamo sopra, (che nell’Occidente cristiano si è manifestato come una negligenza- fino all’omissione della parte imperiale della Casta suprema e la mischiatura anormale delle competenze fra le caste) si è incarnato nella stessa celebrazione liturgica in una maniera molto strana: il sacerdote è diventato un celebrante fac- totum. Egli compie tutti i ruoli, soprattutto quando celebra tutto solo. Nella Messa pre- conciliare, anche con assistenza, il celebrante era quasi un fac- totum.- Fatto inaudito nella concezione bizantina: anche per questo è impossibile celebrare da soli, in questo rito. Dall’abitudine che un Sacerdote debba realizzare quasi per regola, i compiti delle altre caste, si è sviluppata anche l’altra, opposta: la sfrontatezza delle ultime, di voler realizzare (senza mai riuscirci davvero) i compiti della Casta suprema. Si osserva, dunque, quanto è importante non confondere i compiti di casta, come neppure i tre poteri, appartenenti alle caste superiori. Neppure in una Messa. Sulla celebrazione ritorneremo.

    La separazione dei poteri è l’unico ideale giusto delle democrazie attuali. Con la differenza che i soggetti dei tre poteri sono, tutti, caoticamente eletti, con l’unico criterio del numero e non dei princìpi obiettivi, tantomeno cristiani. Che un soggetto di qualunque casta che non fosse imperiale- sacerdotale, o almeno guerriera- aristocratica, si immaginasse di poter esercitare bene i tre poteri è un fatto luciferico e contro- natura.Che fosse anche creduto da altri soggetti, inferiori o superiori, è segno di grave cecità, in seno alla società. Per un cristiano, essere governato da un non appartenente alla Casta sacerdotale- imperiale è una situazione di persecuzione, di dolore, di atroce sofferenza, davanti alla perversione del mondo. Ma non può mai essere una soluzione accettata volentieri, come naturale, giusta; questo succede, ma è segno di fatale confusione.

    Cristo stesso e gli Apostoli sono stati uccisi da un’Autorità sacerdotale ed imperiale, contro la quale non si sono ribellati, anzi, ne hanno chiesto la sottomissione, il rispetto, perfino l’amore. Era infatti un Autorità emanata da Dio (Romani, 13,) che ha sbagliato nei loro confronti, per l’ignoranza della Vera Religione. Era da correggere, non da abbattere. Ed infatti, nel 312, l’Imperatore, nella persona di Constantino è stato aiutato e corretto, ma non abbattutto, né rimpiazzato con qualche operaio o commerciante. E ciò che non capiscono gli ideologi delle caste inferiori che occupano oggi, usurpando, i posti di potere.

    L’autorità costituita non è sinonima di autorità legittima. Un popolo non può scegliere il proprio governo, se non può dimostrare di essere "popolo sacerdotale, imperiale, nazione santa, ecc.." Ma un simile popolo non è più un demos laico. Per forza. Perciò ,ogni volta che sono state usate le varie espressioni bibliche sul’obbedienza all’autorità, per giustificare i vari governi succedutisi nella Storia recente, si è fatto un abuso con la Sacra Scrittura.

    In due parole, la Societas cristiana ideale è un Impero cristiano, guidato da un Papa, in materia di Religione e da un Imperatore, in materia terrena. La legge è quella di Cristo e della Chiesa, interpretata dal Papa e dal Concilio Ecumenico, per la parte teologica e dall’ Imperatore e dai Re per la parte sociale- politica, terrena.

    La Storia ci ha dimostrato che l’equilibrio descritto non è facile da mantenere. Si è caduto nell’intolleranza, ma anche nella prevaricazione dei poteri, fra il Sacerdozio e l’Impero, per i motivi sopra esposti. Questo, però, non era un motivo, per ribaltare l’ordine sacro dell’Impero cristiano, come non lo ha fatto Cristo e la Chiesa nell’Impero pagano. Del resto, in quell’epoca, nessuno si immaginava che il governo del mondo potesse scendere a livelli non sacri. Chi pensa alla democrazia antica- greca, dimentica il vero significato delle parole in quella antica civiltà.

    Le caste inferiori, che hanno preso il potere, dopo aver prevaricato le Persone Sacre dei due Pontefici, fin’oggi, hanno dimostrato in pieno la loro incompetenza legislativa, giudiziaria ed esecutiva: ed hanno offerto all’umanità orrori indicibili, che il più pagano degli Imperatori non si era sognato.

    La disunione fra il Papa e l’Imperatore è forse l’unico motivo della dissoluzione dell’Impero cristiano, della perdita del potere supremo e del passaggio delle redini nelle mani delle caste inferiori, con le conseguenze della discesa dei valori e dell’unità tanto sospirata del mondo.

    D’altra parte, i due Pontefici delle due nature non possono abbandonare gli ideali supremi della loro casta, come è stato il caso dei capi religiosi e civili protestanti e laici. Le conseguenze sono disastrose per la Dottrina, la Morale, lo svolgimento della vita, nel mondo.

    Queste verità sono evidenti. Imperatori guerrieri, come Federico II, o come Carlo V , in urto o in parallelo al Papa non ebbero nessuna autorità vera, per comandare sulla Cristianità; un altro Imperatore borghese come Napoleone fu tutto, meno che un Padre spirituale di un mondo già diviso; lo Tzar delle Russie, imborghesito e inebriato dal messianismo slavista non rappresentava da molto tempo l’ecumene spirituale cristiano, dai valori assoluti, anche se si era proclamato Capo della Chiesa; mentre l’ Imperatore d’Etiopia o altri piccoli Basilei, oltreché isolati su dei popoli e delle Chiese minoritarie, furono spiazzati dal mondo commerciante e dalle sottocaste negative che hanno dominato il mondo del secolo XX.

    Con tutto ciò, nelle chiese bizantine si erregono ancora due troni uguali, affiancati da un altro più modesto: i primi due sono dell’Imperatore e del Patriarca, il terzo, del Re o del Vescovo locale.

    La Chiesa romea orientale anche nei suoi edifici più modesti, conserva intatto il trono del Basileo, come se aspettasse il suo ritorno. Roma deve ancora tornare a ricostruirlo, accanto al Trono papale o episcopale di ogni sua cappella. Gli attuali Re cattolici sono poco onorati nella Liturgia della Chiesa cattolica, per un fatto molto semplice: la Messa si celebra al livello delle caste inferiori ed i Re, stessi, imborghesiti, dediti al capitalismo ed al populismo non hanno più coscienza dei loro doveri religiosi per la nazione.

    (continua)

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    Predefinito Rif: Le Caste e la liturgia cristiana

    LITURGIA,IMPERO E IMPERIALITA.

    Se ci si vuole calare nella storia, per comprendere l’evoluzione del Culto e della vita della Societas cristiana, non si può fare a meno di giudicare la realtà secondo le esigenze di casta, per la quale è stata preparata. Il Culto cristiano richiede un attenzione particolare su questo punto di vista, sparito dalle preoccupazioni della scuola attuale.

    Dicevamo che se si guarda dal lato orientale, il Culto in Occidente è visto come irrispettoso del vero spirito liturgico. L’Occidentale vede il proprio Culto come ragionevole, adatto ai tempi ed alle persone (qualità già sospette in sé per un orientale),mentre quello orientale può sembrare inutile e confuso.

    Si devono prendere altri coordinati.

    Resta sempre la premessa che la Celebrazione Eucaristica fu creata da Cristo Stesso, Dio, Imperatore e Sacerdote eterno, o creduto come tale.

    Fu continuata, predicata, celebrata e compresa in un epoca e clima teocratico- sacerdotale-imperiale, vissute come normalità: sia dai giudei, per cui l'Autorità era Dio stesso e la sua Legge,sia per i romani,la cui Autorità era divina,imperiale e sacerdotale; ma anche per i Cristiani che avevano Dio- Imperatore e Sacerdote in casa.

    Forse in questa direzione si deve cercare la sorgente di un certo tipo di amarezza degli studiosi, riguardante la decadenza del Culto in Occidente, nel secondo millennio, anche se nessuno di loro ha considerato importante questo punto di vista: (13)

    Infatti, il Culto è stata abbassato dal princìpio imperiale e teocratico e calato nella mentalità aristocratico- guerriera-feudale, in mezzo alla quale il Papa,con la sua Messa papale,a Roma o ad Avignone restava isolato e umiliato.(14)

    Nella Riforma protestante, la Messa sparisce.La celebrazione scende al livello di Liturgia dei borghesi, dei commercianti, e del popolino operaio e contadino, adatta per la loro mentalità, senza misteri, senza simboli speciali e adattabile per ogni necessità.

    In presenza dei Re protestanti, la celebrazione acquista esteriormente

    qualcosa di regale, ma svuotato del vero contenuto sacrificale, misterico, imperiale, tipico della Teocrazia, (che Cristo, naturalmente, non ha tolto,ma ha confermato e trasfigurato. )

    Il sacro è sparito nella Riforma, perchè il popolo stesso non è diventato, come si teorizzava,"sacerdotale e regale", bensì,al contrario, con la secolarizzazione, i Capi di Stato ed i Sacerdoti, unti e consacrati sono diventati laici e addirittura senza religione.

    La secolarizzazione ha toccato anche il Cattolicesimo nel XX secolo.(15)

    La Riforma liturgica del Vaticano II ha legiferato un Culto specifico alla

    mentalità borghese, commerciante, operaia e contadina, (lasciando aperte le strade per esperienze ancora più basse) escludendo le caste

    superiori ed obbligando un futuro Tzar e lo stesso Papa a un Culto liturgico adattabile e privo delle caratteristiche del clima teocratico-imperiale nel quale fu creato e compreso inizialmente.

    E questo il segreto per cui il Papa ha, naturalmente, rinunciato alla Tiara, alla Sedia gestatoria (simboli che erano interpretati dalla sotto-cultura come gesti di potere e di orgoglio),mettendosi sul capo dei cappelli folkloristici e caschi di vari minatori o contadini dei diversi continenti, partecipando e celebrando in ritmo di danze di primitivi quasi nudi o di musiche da discoteca, scendendo così a mentalità di anime che non vogliono salire i sacri monti dei misteri, come dice lo Ps.Dionigi o San Giovanni della Croce.

    Insieme con questi gesti si è imposta la freddezza ,tipica del commerciante, dell'utilitarismo, nei pochi segni liturgici rimasti, e la mancanza graduale di rispetto per tutto ciò che incuteva venerazione o sacro timore nel passato,inclusa l'Eucaristia.

    Sotto il velo di belle parole, solenni dichiarazioni e velleità di imitare gli

    Apostoli e Cristo stesso, si celebra e si accede alla comunione in maniera casalinga e cameratista,sorvolando i pochi simboli e proletarizzando la stessa predicazione.Molti vi restano stupiti,ma tutta questa realtà appartiene alla mentalità della casta commerciante che tratta e calcola tutto, perfino i minuti della durata di una Messa,come in Svizzera; e a quella ,di pessimo gusto,delle sottocaste, che tratta il Supremo da uguale o da inferiore,senza però il sentimento autentico di familiarità adorante e rispettoso,correlativo.(16) Ci voleva il genio bonario e ironico di un Papa Giovanni XXIIIesimo o di un Giovanni Paolo I e soprattutto dell'attuale,Giovanni Paolo II, per togliere a questi gesti ogni aspetto scadente e demagogico.Ma non possono diventare regola.

    Il disagio di molti liturgisti,svegliatisi dall' ignaro ottimismo conciliare fa avvertire loro la sete del Sacro perduto e del Mistero trascurato,che non può essere riproposto, senon da una mentalità imperiale e sacerdotale insieme.

    Si sarebbe arrivato a questa situazione,se fosse esistito ancora un Imperatore potente, un monarca assoluto che avrebbe preteso una Messa solenne,all'altezza della sua presenza?

    Tenendo conto della fermezza di sempre del Papato nei confronti dell'Impero, certamente,la situazione non sarebbe stata quella della vecchia Russia, di Costantinopoli o della imperiale Addis Abeba.

    Ma in una società capace ancora di avere un Imperatore assoluto, anche il Papa avrebbe avuto un altro prestigio e non si sarebbe lasciato intimidire dalle pretese borghesi-proletarie e di varie voci della sinistra rivoluzionaria e "progressista",almeno in materia religiosa .

    Nei tempi dell'Imperatore d'Austria, come abbiamo già accennato,Sua Maestà ebbe pretese modesti in materia di culto,molte di più in materia politica.Ed ottenne, comunque, in onore suo le Messe immortali dell' 700-800, dei grandi geni della musica, difficili, oggi, anche per i grandi teatri. Il Papa dal canto suo,si definì Re, e con tutto il tumulto dei vari borghesi e masse che occupavano Roma, si dichiarò infallibile.Un modo,un coraggio ed un momento irripetibile.

    D'altro canto, pur ritenendo del tutto adatta alla mentalità borghese-proletaria la Messa del dopo Vaticano II (comoda, breve, secca, democratica, priva di mistero, tradotta, meglio dire arrangiata in lingua volgare, con musiche volgari, movimenti e gesti banali senon volgari, anch’essi, senza un minimo senso liturgico vero, tantomeno artistico; ma anche più vivace, a desiderio, allegra,a ritmi diversi, paragonabile, in due parole, a una sagra paesana) essa non poteva perdere almeno una o due caratteristiche tipiche della casta sacerdotale, imperiale, (come, invece, fu il caso della Cena protestante): la Messa ha ancora Gesù Cristo eucaristico, della cui presenza sicura alcune frange tradizionaliste dubitano, ma di cui si può avere ancora certezza.

    Questa Presenza -divina- obbliga i liturgisti (in genere a malincuore) alla conservazione dei paramenti sacri, che restano almeno sacerdotali, senon ancora imperiali -data la povertà programmata di certi materiali, modelli e design- le processioni, le candele, l'incenso e soprattutto la genuflessione (già ridotta nei tempi delle caste guerriere, a una sola gamba, con una eccezione) e le prostrazioni (durante i voti e le ordinazioni). E,naturalmente,l'inginocchiarsi.

    Quasi tutti questi segni sono scomparsi (insieme al Cristo Eucaristico) dal Culto protestante,ma anche da quello cattolico,rimaneggiato(non proprio ufficialmente) per alcuni gruppi.

    La Messa post-conciliare si può ancora riempire dei vecchi contenuti, in quanto il celebrante gode di maggiore libertà che non nel passato. Purché, il medesimo abbia l'esigenza o il coraggio di un anima sacerdotale,imperiale.

    Egli ha la chance delle democrazie, la cui indifferenza nei riguardi di certe regole spirituali può permettere la loro imprevedibile conservazione.

    E vero pure che la libertà, in questi ambienti, è ingannevole. L'illusione dell'indipendenza personale è grande e raffinata nel Post-Concilio, esattamente come nelle Democrazie politiche.Questa pia illusione si vede più chiaro nel modo come è stata concepita la concelebrazione e,soprattutto,nel modo come è indirizzata questa libertà: in un solo senso, che oggi si chiama in avanti.

    Non possiamo finire questo raccapriciante capitolo, senza vedere cosa succede in casa ortodossa-bizantina.

    Perchè mai, sparendo lo Tzar, i nobili, i Re ortodossi, la Liturgia ortodossa non ebbe la sorte della Messa ed in genere dei riti cattolici?

    Proprio nei paesi con regimi proletari,o addirittura, anti-nobili, come quelli comunisti, la Chiesa non proletarizzò il Culto!

    Al contrario, sembra che si sia concentrata sulla Liturgia, in mancanza di libertà pastorale e sociale. Le liturgie di Mosca o di Sofia, in pieno stalinismo (17), entro le mura delle cattedrali e delle poche chiese aperte, rimasero imperiali, patriarcali, di un misticismo e di un estetismo spinto al limite.

    Nel frattempo, le Liturgie cattoliche-unite, più per causa della spietata persecuzione, ma un pò anche per la latinizzazione, sono state ridotte, riformate, semplificate, e così sono rimaste, anche quando la libertà è ritornata. Come mai?

    Le spiegazioni possono essere diverse,ma quella fondamentale rimane sempre entro la teoria delle caste:

    Nella Chiesa Ortodossa, la concezione teocratica imperiale mantenne più sottomessi i popoli e le chiese, all'Autorità; ma in materia di Religione,le caste inferiori conservarono l'umiltà di non pretendere diritti religiosi al loro livello. Neppure i diritti politici promessi dal Comunismo non furono pretesi dai popoli ortodossi.Tanto meno l'aggiornamento religioso, adatto alla mentalità delle classi basse. Queste ultime conservano ancora oggi l'idea, che in materia di religione, occorre conservare il bagaglio spirituale della Casta imperiale sacerdotale, o, almeno di quella dei nobili. La mancanza di un feudalesimo simile a quello occidentale, il passaggio dalla teocrazia

    direttamente al Comunismo, ed ora, a una specie di nazionalismo patronato dalla Chiesa, mantenne l'ideale religioso al livello arcaico, ed in fondo, biblico.

    (Le monarchie democratiche, romena, greca, bulgara, serba del secolo XIX-XX formarono una borghesia fredda nei confronti della religione, ma,in fondo, senza pretese nella Chiesa. Non pretesero cioè, una Liturgia secondo i loro gusti, come le varie masse borghesi, proletarie, o categorie di giovani in Occidente. Esse continuarono a concepire un Culto religioso secondo le vecchie regole teocratiche -imperiali, rese obbligatorie da una Chiesa non disposta ad aggiornarsi e a democratizzarsi.)

    Nell'Occidente germanico del XVI secolo, il popolino fu aizzato a pretendere poteri papali, o almeno l'annientamento di ogni potere spirituale. Ma l'istigatore fu un sacerdote cattolico e monaco agostiniano, chiamato Martin Lutero.E fra le religiose, una suora, chiamata Caterina di Bora, sposata con questo sacerdote, calpestando insieme i voti. Così apparve il Protestantesimo: fecondato da sacerdoti e teologi cattolici.

    Fra i laici, fu un Re catolicissimo quello d'Inghilterra, a concepire l'enormità di prendere il posto del Papa nella guida della Chiesa, superando infinitamente l’Imperatore di Costantinopoli ( che non si è mai sognato, neppure nei momenti più forti dell’Impero, di diventare Capo della Chiesa); e superando di gran lunga il Papa stesso, nell'inventare una nuova Confessione.

    Non vogliamo essere nè polemici,nè ironici,ma solamente sottolineare che,in fondo,il famigerato protestantesimo fu opera di grandi cattolici rinnegati, nella cui mente è arrivata l'idea di ribellarsi e di formare delle nuove Chiese, al loro (più basso) livello.

    Nel Cattolicesimo occidentale, l'anima di mentalità operaia o commerciante, ha sempre potuto concepire (almeno nel secondo millennio, e pensiamo a un Pietro Valdo) un aggiustamento della Religione per il suo livello.

    L'ortodosso bizantino,al contrario, ha la coscienza di dover penetrare nei misteri sacerdotali-imperiali, anzi,angelici.

    Non è esistito nel secondo millennio un solo credente o consacrato ortodosso disposto a concepire aggiustamenti limitativi, rinuncie alla ricchezza dottrinaria o di culto, tutti, fenomeni connaturali ai protestanti. Ecco perchè la Liturgia è rimasta imperiale, non solamente alla presenza dello Tzar, ma anche nel più sperduto villaggio. Come avremo occasione di ripeterlo, un cattolico romano può rinunciare a un gesto liturgico se si trova da solo a celebrare, anzi, gli è richiesto dalle rubriche, mentre un ortodosso,non può farlo, senza tradire la sua coscienza.

    In Occidente fa ridere la rivolta dei gruppi russi,per la riduzione di alcuni gesti di culto nel XVII secolo, o per il cambiamento del calendario (questo in più Chiese). In Oriente,la facilità dei cambiamenti, connaturali all'Occidente, in materia di religione(la Riforma) di politica (la Rivoluzione) o di culto (nel Cattolicesimo) fa paura.

    Anche questo fenomeno ha bisogno di una spiegazione.Si finisce per capire che in Occidente,il sacro si perde nel profano,mentre in Oriente il profano si perde nel sacro. Amb'e due i mondi sono tentati da un tipo opposto di"monofisismo", contro il quale è necessaria la medicina dell'equilibrio psicologico,filosofico e metafisico, portata da Cristo e dalla mentalità controllata dal Suo Spirito,espressa nel dogma di Calcedonia: due nature non divise e non separate, non confuse e non mescolate.

    L’unica,grande ombra, in materia, che grava sull’Oriente, e che infirma, in parte le nostre affermazioni, è l’apparizione dell’Islam. Una religione di laici, senza sacerdozio gerarchico è un vero protestantesimo di specie orientale. La "riforma" di Maometo ha molti punti in comune con quella dei vari riformatori protestanti occidentali, la violenza ed il fanatismo, il fatalismo e l’iconoclasmo incluse; è vero che le accentuazioni teologiche sono diversificate e che l’apostasia dalla Fede cristiana, in Oriente è molto peggiore che l’impoverimento protestante.Il nodo si può sciogliere se si dimostra che l’islamizzazione è stata, esclusivamente, il frutto di un’inaudita violenza e non una risposta, simmetrica a quella protestante- occidentale- alle istanze ribelli delle caste inferiori dell’Oriente.

    Ad ogni modo, il senso del sacro ha cambiato oggetto, ma è rimasto inalterato nelle masse islamiche. E, in un altro modo, si è conservata la teocrazia. Però, negli ultimi tempi, anche le teocrazie orientali sono scese di grado, sempre in simmetria con i Re protestanti occidentali: abbiamo dei teocrati borghesi, formali, che non hanno nulla in comune con la custodia della Legge divina, anche laddove si parla di scelte fondamentaliste. Il caso dell’Imperatore del Giappone che rinuncia -obbligato- all’essenza divina è un problema a parte. Non entra nel soggetto della nostra attuale riflessione.

    In conclusione, tenendo conto degli inizi della Chiesa e dei parallelismi validi in altre religioni, si può affermare che un Culto religioso, degno di questo nome, deve incarnare ideali, qualità, virtù sacerdotali-imperiali e teocratiche e non può essere mai disceso a livelli più bassi, senza che perda il suo vero scopo. E lo scopo è l'elevazione continua delle anime di ogni condizione, verso forme sempre più sacrali, più stabili e più profonde di vita, di comportamento e di espressione.

    FINE.

    Note

    1 Per la descrizione delle mentalità,v: W.De Vries,Orthodoxie et Catholicisme, Desclée, 1967.

    A.V.,La celebrazione cristiana: dimensioni costitutive dell'azione liturgica, CLV,Ed.Liturgiche.198?

    A.V.,Liturgia e spiritualità,idem.

    A.V.,Liturgia e adattamento.Dimensioni culturali e teologico-pastorali.Ibidem.

    2 Frithjof Schuon,Caste e razze,Ed.SE,orig.1957,trad.M.A.Prina,1994.

    3 Inizio,op.cit.n.1)

    4 Fra i molti libri che sospettano questi gruppi di (involontario) demonismo,v. Rev. Serafim Rose,Orthodoxy and the Religion of the Future,trad. rom.ed. Moldova, Chisinau,1995.

    5 M.Arranz-St.Parenti,Liturgia patristica orientale,in Collett.,Complementi interdisciplinari di Patrologia,Ed.Città Nuova,1989,pag.647.

    6 Elèmire Zola, nell'intervista di Al.Zaccuri, Avvenire,Sabato 3 Dicembre, 1994.

    7 Vedi, in questo senso la dichiarazione di Balamond ed altri documenti recenti .

    8 v.L.Scipioni,Prefazione all'edizione italiana della Storia della Chiesa diretta da H.Jedin,vol II, J.Book, 1977, pag.XXLX)

    9 (S.C.II,pag 3-18)

    10 Hubert Jedin et Aa.Vv.,Storia della Chiesa,Vol I,II,III;Vol.Complementi alla Storia della Chiesa di G.Fedalto, ed.Jaca Book,1977-91,tutti i capitoli dedicati all'operato dei Basilei,con ricca bibl.

    11 Le Bibbie attuali trascurano, nelle loro note, o diminuiscono l’importanza di questi passi.

    12 Siamo felici che, anche se timidamente, cominciano apparire, sotto la firma di scelti studiosi, dei libri e degli articoli in cui queste realtà sono toccate e spiegate in modo obiettivo, anche se ancora incompleto: v. per es. Giacomo Marramao, Cielo e terra. Genealogia della secolarizzazione,ed. Laterza, Bari, 1994, e l’art. su questo libro e sull’argomento di E. Ancona, La mistica di Dionigi e la politica di Bonifacio, in 30 Giorni, n. 12, dicembre, 1996, pag.24- 27. Noi, però non siamo d’accordo che le concezioni di Papa Bonifacio et comp. sono sulla linea di S.Dionigi, come non lo sono sulla linea agostiniana. Il pensiero dei Padri è stato stravolto, in Occidente, che allora come oggi trascura il vero volto- e ruolo dell’Imperatore, accanto e non sotto il Papa.

    13 Tutti gli studiosi citati presentano questa peculiarità:E.Lodi,La liturgia della Chiesa,op.cit.,pag.24-27;85-86,ecc;S.Marsili in Anamnesis,Eucaristia, op.cit., pag.78-107;Vv Aa.in NDL,op cit.,voci:Adattamento,Canto e musica,Storia della Liturgia,ecc.

    14 Su questo soggetto,esiste una ricca bibliografia;ci fermiamo a M.Pacaut, La Théocratie,ed.Aubier,Paris,1957,con molti citati e ricca bibl.

    15 Il tema è toccato in modo opposto da E.Lodi,op.cit.,pag.43;da M.Sodi,in NDL,op.cit.,pag.1265ss;da L.Maldonado,Secolarizzazione della liturgia, Ed.Paoline, 1972,pag.63ss; ed in vari studi,elencati nelle note della voce "Secolarizzazione" di M.Sodi in op.cit.,pag.1277.

    16 Queste sono esperienze correnti,avuti anche da noi stessi,che mal trovano posto negli studi sulla Liturgia.Qualche accenno in: Romano Amerio,Iota Unum, ed.R.Ricciardi,pag.571,114,e un pò in tutti i capitoli; Fr.Spadafora, La Tradizione contro il Concilio, Ed.Volpe,1989; Mons.Marcel Lefebvre,Lettera aperta ai cattolici perplessi,Ed.Albin Michel, 1985, trad. ital.ed.Fraternità,1987;F.Belfiori,Un cattolico al Papa, ed.Volpe, Roma,1969; M.Augé, Eucologia,in NDL.pag.474ss.ecc.

    17 Stalin fu un difensore, a modo suo della Chiesa Ortodossa e del suo rito imperiale, contro i propri compagni comunisti, contro gli occidentali, ebrei, cattolici o massoni, sulla linea di alcuni Tzar che ammirava.(bibl. altrove.)


    fonte: Le caste nella liturgia cristiana

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