Si dirà........ che c'entra Berlusconi con gli snack, le merendine, i biscottini_del_finto_mulino_che_più_finto_non_si_p uò, il latte, i succhi di frutta e magari pure........ le mutande di cotone?
E invece c'entra.....
C'entra perché è di questo che si nutre Forza Italia. Non di slip e formaggini, è chiaro. Ma dei finanziamenti di chi produce generi alimentari e non, che da sempre foraggia il partito degli azzurri, ultimamente pare..... pericolosamente tendente sempre più al verde, almeno dal punto di vista finaziario.
Un fiume di denari che dall'imprenditoria arriva dritto nelle casse del partito che più la rappresenta, più per salvarlo dalla bancarotta che per contribuirne al prossimo radioso sviluppo pare, altro che Silvio e Silvio: non è mica tutta farina del suo sacco FI. Che ne sarebbe del tetto della Casa delle Libertà senza l'esercito dei supporter che sborsano sull'unghia fior di miliardi l'anno?
Ad onore dell'esattezza (e benevolmente dimenticando per un momento le pratiche di tesseramento secondo il rito Odassiano , dovrebbe trattarsi di 6.553.886.666.140 di sostenitori.
Una cifra che quasi si fa fatica a leggerla tutta d'un pezzo.
Che va scomposta, assemblata e risuddivisa ma che una volta messa a fuoco, dà il peso e la misura dell' "obolo" destinato a via dell'Umiltà. E soprattutto di chi c'è dietro Forza Italia.
Prima di tutti, Giandomenico Fabiani: in assoluto il più generoso dei ""donatori"".
In un anno, tramite Italcogimm, Waste e altre società del gruppo di famiglia risulta aver staccato un assegno di 1250 milioni delle vecchie lire per il partito del Cavaliere, come rivela ""MF"", il quotidiano dei mercati finanziari.
Ma la lista dei "santi" azzurri è lunga e articolata. Nomi noti
e meno noti. C'è lo sfuggente Caprotti, patron dei supermercati Esselunga che il portafoglio pare lo apra spesso e (chissà se altrettanto) volentieri.... Sommando questo e quello, alla fine dell'anno il suo "obolo" ammonta a 500 milioni
di lire.
Tra i supporter compare anche il "re del latte" Calisto Tanzi, che spremendo la mucca Parmalat e quella dell'Agis, al partito ha regalato complessivamente 430 milioni.
Aiuti non indifferenti sono arrivati anche da Marcellino Gavio (300 milioni).
Soldi a gogo anche da parte di Carlo Toto, presidente della compagnia AirOne (100 milioni).
Per non parlare Alberto Falk (200 milioni)...
I settori produttivi hanno dato praticamente tutti. Dal navale (con Aldo Grimaldi che tramite la Grandi Traghetti ha versato 35 milioni) all'alimentare (oltre all'Esselunga di Caprotti tra gli sponsor spicca anche il nome dei Lombardini proprietari di una catena di discount), ai trasporti (rappresentati dalla Romatur, società romana di bus privati che alle casse di FI ha versato 20 milioni).
Più "tirato", in confronto, Giuseppe Stefanel, che dal borsellino ha spillato "soli" 20 milioni.
Meglio la famiglia Zuegg (50 milioni) e l'Acqua Uliveto (idem).
Eppure, nonostante la costante trasfusione bancaria, Forza Italia continua a battere cassa. Una cassa che soffre sempre di più la crisi finanziaria che pare aver raggiunto il partito di Berlusconi, che non potendo più bussare a tizio e caio, vista la già ingombrante lista dei mecenati, ha pensato di rivolgersi ai suoi.
E che al solito motto (""Ghe pensi mi"" ), pare averne sostituito un altro più pragmatico e sbrigativo: ""pensateci voi stavolta a salvare la baracca"".
Un invito, o meglio, un sollecito rivolto a tutti i 15mila consiglieri regionali, provinciali e comunali a mettersi una mano sulla coscienza, che in questo caso si chiama portafoglio.
Gli eletti di FI, in pratica, dovranno devolvere al partito una parte del loro stipendio mensile. Il che vuol dire almeno 300 euro cadauno. Cifra che può lievitare fino a 1000 euro a seconda delle responsabilità ricoperte nelle istituzioni. Una somma che si verrebbe ad aggiungere a quella, già piuttosto considerevole, che arriva dal tesseramento: più di 11 milioni di euro l'anno scorso.
E al "caro-tessera" ora si unisce la tassa all'eletto.
La sorpresina in serbo per i suoi, il boss degli azzurri - oltre che
dell'esecutivo - l'ha infilata tra una postilla e l'altra della relazione
che accompagna il bilancio 2001 di FI depositata la sorsa settimana dall'attuale responsabile amministrativo Rocco Crimi nella tesoreria delle Camere.
""Poiché [/b]- dice la relazione - il numero degli eletti ha raggiunto notevolissima consistenza, sembra maturo il momento in cui cercare una formula adatta a un loro coinvolgimento più esteso al finanziamento del partito"" .
In poche parole, non saranno solo i parlamentari e i consiglieri
regionali a sborsare, ma anche quelli provinciali e regionali. Questo è il prezzo della sopravvivenza.
Così facendo però, il Caballero, per far tornare i conti, non ha fatto altro che rispolverare una delle vecchie regole del Pci, escogitando il "dazio azzurro", una tassa pro-partito..... il tutto combinato in un discorso il cui senso, stringi-stringi sembra ridursi al classico ""hai voluto la bicicletta? e mò pedala!". Anzi: paga!.....
ke komunista sto' Berlusconi.......
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