E fa anche i nomi dei possibili successori: Casini o Fazio.
POLITICA
DA UN INIZIO ESTATE BOLLENTE A UN AUTUNNO CALDISSIMO
IL SOSPETTO
Quello della legge sposta-processi, e tanti altri. Che farà Berlusconi in caso di condanna? Perché Casini ha rifiutato di accelerare? E davvero il governatore Fazio...
Dicesi "autunno caldo" quella stagione che si prevede sia un poco difficile per i rinnovi contrattuali, gli scioperi e quant’altro legato alle vicende del mondo del lavoro. Se, invece, al caldo delle fabbriche si aggiunge un’alta temperatura del clima politico, la speranza è soltanto quella dell’alunno di Arzano: «E io speriamo che me la cavo».
Naturalmente, il primo a sperarlo è proprio il capo del Governo Silvio Berlusconi, che sta per affrontare il momento più delicato della sua vita di imprenditore e di politico di successo: a metà di ottobre il Tribunale di Milano emetterà l’attesa sentenza sulla vicenda Imi-Sir, che vede coinvolti il presidente del Consiglio e Cesare Previti.
È per evitare che ciò avvenga che la maggioranza parlamentare che sostiene Berlusconi sta cercando in tutte le maniere di approvare quanto prima la legge Cirami, dal cognome del presentatore, la quale prevede che il cittadino imputato in un processo possa chiedere il trasferimento del dibattito processuale qualora ritenga fondatamente che il giudice sia prevenuto nei suoi confronti. «Il messaggio che noi vogliamo mandare», ha detto esplicitamente il presidente dei senatori cristiano-democratici Francesco D’Onofrio, «è che sui giudici di Milano c’è legittimo sospetto, e noi non accettiamo che Silvio Berlusconi cada per una sentenza, la sorte del Governo si giocherà sull’economia, non sulla giustizia».
E se la maggioranza governativa ha il "sospetto" che i giudici di Milano facciano politica e che l’opposizione voglia riprendersi nelle aule giudiziarie quello che gli elettori hanno negato, a sua volta, l’opposizione medesima ha il "sospetto" che il Governo voglia regolare una volta per tutte i conti con la magistratura rea di processare la politica.
Con la delicatezza che gli è propria, il leader della Lega Umberto Bossi ha detto lapidariamente: «Ci sono pochi magistrati che si comportano come malviventi e devono essere cacciati».
Il "sospetto" che Berlusconi e la sua maggioranza vogliano punire i giudici ha indotto tutti i membri togati del Consiglio superiore della magistratura, compresi quelli più conservatori, a votare Virginio Rognoni (area Margherita) alla vicepresidenza dell’organo di autogoverno dei giudici, invece che Buccico, favorito alla vigilia perché candidato del Centrodestra.
La battaglia che si è svolta nell’aula del Senato, che ha coinvolto pesantemente anche la figura istituzionale del suo presidente Marcello Pera, accusato dall’opposizione di essere troppo sbilanciato verso i suoi amici di partito, sarà presto oscurata da quella che inizierà ai primi di settembre alla Camera.
Forza Italia e qualche altro settore della maggioranza hanno spinto in ogni modo possibile per convocare addirittura in agosto la Commissione giustizia di Montecitorio, ma il presidente Pierferdinando Casini ha detto che si riprenderà il 3 settembre, non prima.
Insomma, è stata una lotta contro il tempo per scongiurare la sentenza dei giudici milanesi. Per far abbreviare i tempi sarebbe potuto bastare raccogliere la firma di un certo numero di deputati che compongono la Commissione e già alla fine di agosto gli onorevoli sarebbeto tornati dalle vacanze.
Il girotondo di protesta davanti al Senato (foto AP).
Una riflessione più ponderata
In teoria ovviamente, perché la decisione finale spetta comunque al presidente della Camera Pierferdinando Casini, nelle cui mani sta effettivamente la possibilità che la legge Cirami venga approvata in tempo utile per fermare i giudici milanesi. E Casini ha deciso che si riprenderà in settembre.
Però anche su di lui grava un "sospetto", che cioè voglia comportarsi in maniera così imparziale per evitare una corsa all’approvazione della legge. Non è stato d’altronde proprio il presidente della Camera l’esponente politico che più di altri ha invocato una riflessione più ponderata sui rapporti fra politica e giustizia? Su Casini, anzi, per più giorni è gravato il "sospetto" di non aver voluto esprimere pubblicamente la solidarietà a Marcello Pera per marcare la distanza fra sé stesso e il presidente del Senato.
È comunque un fatto che il Centrosinistra non ne vuole più sapere di Marcello Pera. «Si può scordare per sempre tutto», e ogni sospetto è giustificato.
Pressioni interne e internazionali
Giovanni Verde, vicepresidente uscente del Csm, sostiene ad esempio che anche in caso di condanna Berlusconi debba continuare a governare, e attendere che abbia esito il ricorso alla Cassazione. Assicurazioni in tal senso sono venute anche dall’opposizione e da più parti. Ma è credibile che il Capo del Governo, se condannato, sia politicamente ancora in condizione di reggere le pressioni interne e internazionali, dopo che i giornali stranieri hanno già fin d’ora cominciato ad attaccarlo, diffondendo una pessima figura del Governo all’estero?
Berlusconi probabilmente sarebbe capace di rimanere impassibile al proprio posto, forte del mandato dei suoi elettori, ma intanto nei Palazzi romani si cominciano a disegnare altri scenari: si parla addirittura di un Governo di larghe intese fra i due poli che avrebbe come capo del Governo proprio il presidente della Camera dei deputati, Pierferdinando Casini.
Ma non basta, i soliti ben informati dicono anche che si stia preparando il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, che alcuni indicano al posto di Giulio Tremonti se costui dovesse fallire nel suo programma di riduzione delle tasse; altri, invece, lo vorrebbero pronto per la guida del Governo, rinnovando la tradizione per la quale l’integerrima Banca d’Italia offre i suoi uomini migliori nei momenti di maggiore difficoltà. L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga invece si accontenta di meno e si dice disposto ad andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela se Buttiglione non va agli Esteri.
Un autunno proprio niente male, insomma, a parte il fatto che entro la fine di settembre sarà presentata la Legge Finanziaria e il ministro per l’Economia Tremonti non ha ancora sciolto parecchi nodi, primi fra tutti dove calerà la scure e in quale misura saranno colpite la Sanità, la Previdenza e i trasferimenti agli Enti locali.
Proprio in questi giorni, infine, è partito il torpedone di Sergio Cofferati, il quale, invece di accettare l’invito dei suoi di correre per un collegio parlamentare rimasto vacante, si lancia nella raccolta di cinque milioni di firme per il referendum sul contestatissimo articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Naturalmente rimane confermato lo sciopero generale.
Guglielmo Nardocci





Rispondi Citando