Londra, appello delle Chiese contro un intervento armato
La maggioranza dei cittadini britannici è contraria a partecipare all’operazione militare
LONDRA - Sale la pressione sul governo britannico perché non si allinei all’eventuale scelta americana di attaccare l'Iraq. Religiosi di primo piano si sono uniti ieri in un fronte compatto agli ex alti ufficiali e politici, che hanno alzato negli ultimi giorni un fuoco di sbarramento contro la possibilità che Tony Blair scelga anche questa volta di stare «spalla a spalla» con il presidente statunitense George Bush.
A Downing Street è stata consegnata una petizione di prelati, teologi e uomini di fede: il documento porta 2.500 firme dei maggiori esponenti delle Chiese anglicana e cattolica, a cominciare da Rowan Williams, il prossimo arcivescovo di Canterbury, massima autorità della Chiesa anglicana. L'iniziativa è stata coordinata dal gruppo pacifista Pax Christi, che ha definito «immorale e illegittima» un'azione contro l'Iraq.
L'iniziativa di Pax Christi ha ricevuto un sostegno vastissimo all'interno della comunità cristiana, coinvolgendo gruppi diversi fra loro in uno slancio che non trova confronti da molti anni e che nei richiami a Blair e al suo governo vede concordi vaste aree della società britannica. Secondo gli ultimi sondaggi la maggioranza dei cittadini, il 52 per cento, è contraria a un attacco all’Iraq, appoggiato invece soltanto dal 34 per cento della popolazione.
Per questo hanno trovato ampia risonanza le opinioni del generale Lord Bramall, ex capo di stato maggiore della Difesa, e del generale Michael Rose, ex comandante delle forze speciali SAS e delle forze Onu in Bosnia.
I loro recenti richiami a evitare di lasciarsi intrappolare in una guerra totale, senza prima aver risolto il conflitto tra Israele e i palestinesi, sono stati ampiamente condivisi.
Così come ha colpito che un ex ministro conservatore degli Esteri, Lord Hunt of Westwell, richiamasse Blair, ricordandogli la crisi di Suez del 1956, e sostenendo inoltre che in ogni caso qualsiasi intervento militare deve essere prima autorizzato dalle Nazioni Unite.
Lo stesso suggerimento era arrivato al premier anche dal Foreign Office, secondo cui passare per l'Onu sarebbe l'unico modo per coinvolgere la Russia e i Paesi arabi moderati, in modo che allentino la loro opposizione ai progetti americani.
R.E.
Corriere della Sera 7 agosto 2002


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