Romano Bracalini, vicedirettore del Tg3, definisce così l'intesa Storace-Veltroni-Moffa, contro l'ipotesi di Baldassarre di trasferire parte delle produzioni da Roma a Milano.
ROMA - "C'è un asse fascio-comunista che fa quadrato contro il cambiamento in Rai". Romano Bracalini, vicedirettore del Tg3, indicato dalla Lega, definisce così la mobilitazione di Storace Veltroni e Moffa in difesa del mantenimento delle produzioni della Tv di Stato nella Capitale. In un'intervista alla Padania, Bracalini sostiene che le esigenza di trasferimento verso il capoluogo lombardo, di cui ha parlato il presidente della Rai Baldassarre, "non sono nulla di nuovo, solo che questa volta la richiesta di Milano è più forte" e questo si capisce proprio "dalla scomposta reazione romana".
Insomma, la polemica sulla Tv di Stato, che ha scatenato anche una guerra di correnti all'interno di Alleanza Nazionale, sembra non fermarsi neanche nella settimana ferragostana.
"Si è vista - continua Bracalini - la solita ammucchiata in difesa degi interessi di bottega, come ha detto bene il presidente Baldassare. L'asse Storace-Moffa-Veltroni, un'asse fascio-comunista, intersecato dal partito Rai è fortissima, corporativa e inamovibile. E' bastata la sola idea del cambiamento per mettere insieme il
diavolo e l'acquasanta. Baldassare ha proposto di portar via il 25% delle produzioni di Roma, che è molto meno di quanto è stato scippato a Milano".
Bracalini parla poi dei suoi rapporti con il direttore del Tg3 Di Bella e ci tiene a sottolineare che sono " buoni sul piano personale" soltanto che "siamo tutti e due in posizione delicata". "I difensori della fede che gli stanno sul collo - continua - si sbarazzerebbero volentieri di me, ma non sarà facile". Poi, chiede di potenziare la redazione del Tg3 delle 12 di cui è responsabile e domanda: ''se sono il vicedirettore del Tg3 o solo di quello delle 12. Nel primo caso dovrei partecipare alle scelte della redazione come tutti gli altri vicedirettori, nel secondo pretendo più autonomia per il Tg da Milano. Delle due l'una''.
L'intervista di Bracalini al quotidiano leghista ha subito scatenato l'ennesimo affondo di Francesco Storace che chiama in causa direttamente Baldassarre. "Questa volta a dire stupidaggini, fantasticando di assi fascio-comunisti - dichiara il governatore del Lazio - è il vicedirettore di una testata del servizio pubblico radiotelevisivo. Ho un legittimo sospetto e rivolgo alcune domande al presidente della Rai: quel giornalista ha l'equilibrio necessario per le responsabilità che gli sono affidate? Risponde a una linea editoriale della Rai il suo livore contro pubblici amministratori eletti dai cittadini? Il decentramento delle produzioni Rai è un atto d'omaggio alla moderazione di questo campione dell'obiettivita'? Il Tg3 si trasforma da Telekabul in Tele-raglio? Quali garanzie di obiettività potrà garantire quella testata nei confronti delle notizie riguardanti la Capitale d'Italiail giorno in cui fosse il dottor Bracalini a dover assumere le veci del direttore o a curare direttamente servizi giornalistici?".
(13 AGOSTO 2002; ORE 110. Ultimo aggiornamento ore 14.50)




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