In un anno dal trionfo elettorale al tonfo ministeriale
Solidarietà privata e pubblico imbarazzo per il capo del partito in Sicilia dopo gli arresti per cocaina
di Enrico Del Mercato - Repubblica- ed. Palermo del 06/08/2002
A SENTIRE gli uomini a lui più vicini, in questi giorni le telefonate di solidarietà a Gianfranco Miccichè sarebbero state copiose e calorose.
Eppure, a scorrere le agenzie di stampa - dal momento dell'arresto del pusher che sostiene di essere «un collaboratore del vice ministro» ad oggi - le difese pubbliche del leader siciliano di Forza Italia sono davvero pochine. Soprattutto, tra queste, non c'è una parola né di Silvio Berlusconi, né di Giulio Tremonti.
E allora? Allora, per dirla con un forzista della prima ora, «del caso Miccichè finora nel partito si è discusso in penombra. Ma se ne è discusso. La cosa suscita imbarazzo e poi si tratta pur sempre del capo del partito in Sicilia e, dunque, nessuno prende posizione. Si aspetta che gli eventi facciano il loro corso...».
In attesa, comunque, c'è soprattutto lui: l'uomo che appena un anno fa si era preso la Sicilia (conquistando tutti e 61 i collegi per Camera e Senato), un posto di rilievo nel governo nazionale e perfino i complimenti di Leoluca Orlando che lo aveva definito «un vero leader». () E che adesso, invece, è appeso a un'estate caldissima. Perché - come sostengono in molti - tra i compiti per le vacanze che Silvio Berlusconi si è portato in Sardegna potrebbe esserci anche la cartelletta con scritto sopra: «Miccichè Gianfranco».
Magari accanto a quelle che riguardano la riorganizzazione del partito. «Una cosa alla quale - è pronto a giurare un alto dirigente forzista - il presidente lavorerà di certo durante l'estate».
Le voci di dentro dicono, comunque, che il Cavaliere è ancora attestato sulla difesa del suo pupillo siciliano sfiorato dal "coca-gate". Ma che quelle passeggiate del pusher Alessandro Martello al ministero delle Finanze avrebbero bloccato sul nascere alcune delle più recenti ambizioni del vice ministro. «Mi pare che a questo punto Miccichè non sia più in corsa per nulla - ragiona un esponente del centrodestra - il suo problema è la sopravvivenza politica. E per ora mi pare che se la sia assicurata».
Il fatto è che - negli ultimi mesi - nei palazzi romani rimbombava la voce che, nell'ipotesi di un rimpasto di governo, il leader dei forzisti siciliani avrebbe potuto ambire a una promozione. Magari a ministro delle Infrastrutture al posto di Pietro Lunardi. Insomma, se il «generale agosto» dovesse lavorare a suo favore spegnendo le polemiche di questi giorni, Gianfranco Miccichè potrebbe doppiare l'estate e presentarsi all'autunno ancora al suo posto da vice ministro. Avendo ben chiaro che di promozioni o cose del genere è meglio non parlare. E mettendo nel conto anche il fatto che gli avvenimenti di questi giorni potrebbero complicare il suo rapporto con Tremonti e indebolirne la posizione al ministero. In questo caso, comunque, il vice ministro potrebbe dedicarsi con meno patemi d'animo alla difesa del suo quartier generale: il partito siciliano. Anche lì, infatti, gli arresti eccellenti di Roma hanno provocato problemi di non poco conto. Confida un forzista: «Il danno di immagine è irreversibile. Soprattutto in Sicilia».
Significa che a questo punto traballa anche la poltrona di coordinatore regionale?
Fino a qualche mese addietro, Gianfranco Miccichè (che aveva detto di voler lasciare l'incarico di capo del partito in Sicilia già all'indomani delle elezioni regionali) era riuscito a mettere in pole position per la successione a sé stesso, il suo delfino, Pippo Fallica. Schivando anche le pressioni di chi voleva affiancare al suo uomo-ombra Salvo Fleres e Basilio Germanà. Ma a quel tempo Alessandro Martello era solo un giovanotto che furoreggiava tra la Cuba e il Costa Ponente. Adesso, le voci di dentro (minoritarie, per la verità) che vogliono Miccichè in disgrazia perfino con il Cavaliere, soffiano un'ipotesi: «Berlusconi lo chiamerà al suo fianco, magari dandogli l'incarico che lui ha sempre sognato, quello di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma a guidare il partito in Sicilia potrebbe essere Angelino Alfano». Comunque vada, per Miccichè il controllo del partito in Sicilia resta di vitale importanza: la sua ambizione più concreta, adesso, è quella di candidarsi al Parlamento europeo. Dove per essere eletti occorre avere deputati e consiglieri comunali "fedelissimi" sguinzagliati alla ricerca di voti.
Ma per Strasburgo si vota tra due anni. E di mezzo c'è questa estate caldissima.
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) E che adesso, invece, è appeso a un'estate caldissima. Perché - come sostengono in molti - tra i compiti per le vacanze che Silvio Berlusconi si è portato in Sardegna potrebbe esserci anche la cartelletta con scritto sopra: «Miccichè Gianfranco».
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