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    Thumbs down Caso Surace: Castelli decidi in fretta!

    Caso Surace: Radicali, «Una vicenda vergognosa»

    Condannato nel '63 e nel '67 a due anni e sei mesi di reclusione, l'ex direttore de «Le Ore» rischia di morire in carcere. Capezzone e Bernardini in sciopero della fame: «Aiutiamo Castelli ad esprimere un parere sulla grazia»

    Roma, 7 agosto 2002 - Condannato per diffamazione a mezzo stampa aggravata e per pubblicazione di atti osceni mentre si trovava in Francia, torna in Italia dopo quarant'anni e viene incarcerato.

    Oggi Stefano Surace, ex direttore del periodico Le Ore, settantenne ed ammalato, si trova a dover scontare due anni, sei mesi e dodici giorni di reclusione con la paura di non farcela.

    «Il caso Surace è un caso di giustizia assassina» - dichiara il segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone, che insieme alla presidente di Ri Rita Bernardini, inizierà a mezzanotte uno sciopero della fame per «aiutare il ministro di Giustizia ad esprimere un parere» sulla grazia per Stefano Surace.

    Una richiesta di grazia, infatti, è giunta a Via Arenula. «Risulta che il Presidente Ciampi non è contrario alla necessità di un provvedimento di grazia, ma manca il parere del ministro Castelli» - afferma Capezzone. Contro la «melina burocratica» messa in atto al Ministero della Giustizia, lotta anche il movimento di Franco Corbelli, Diritti Civili. A detta di Corbelli, persino il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe intervenuto lo scorso 18 luglio invitando il ministro Roberto Castelli ad agire con la «massima celerità».

    «Mi aspetto poco di buono» - confessa a Radio Radicale il difensore di Surace, Vittorio Trupiano. «Il presidente della Repubblica - sottolinea l'avvocato - è anche capo della magistratura e dunque avrebbe potuto risolvere la questione da tempo».

    «Un caso di giustizia assassina»

    Oggi Capezzone e Bernardini, accompagnati dal consigliere regionale lombardo Luigi Farioli, hanno visitato Surace nel carcere di Opera. Qui il giornalista è stato trasferito dopo essere stato nel carcere di «alta sicurezza» di Ariano Irpino ed in quello di Poggioreale a Napoli.

    «La vicenda di Surace - osserva Capezzone - ora si arricchisce di un’altra pagina inaudita, quella del suo ennesimo trasferimento, avvenuto, peraltro, in tempi e modi assai poco chiari». Ed aggiunge: «Con un accanimento burocratico feroce, per non dire altro, si sta cercando di “risolvere” il caso in maniera definitiva e brutale».

    Concorda l'avvocato Trupiano: «Opera è qualche cosa di orripilante e si contraddistingue per una certa severità. Trasferirlo lì significa: sei curabile in carcere, sei compatibile con la detenzione entramuraria».

    Il giornalismo di Surace

    Tra i paradossi di questa vicenda, c'è il fatto che la realtà carceraria non è affatto nuova per Surace. Negli anni ’70, quando per un giornalista era impensabile entrare in un carcere, si fece arrestare più volte per realizzare un'inchiesta sullo stato dei penitenziari italiani.

    Surace organizzò persino in modo nonviolento i detenuti nelle loro proteste. «Famosa - racconta un altro esponente radicale, Massimo Lensi - la rivolta bianca nel carcere di San Vittore, uno sciopero della fame a singhiozzo della durata di una settimana, portato avanti alternativamente da milleduecento detenuti, divisi in due turni».

    Fondò l’AIDED (Associazione italiana di cittadini detenuti, ex detenuti e loro familiari) che il quotidiano La Nazione definì il primo sindacato per i detenuti. Denunciò la corruzione sulle forniture alimentari e i medicinali nelle carceri. Si fece incarcerare volontariamente, con il reato di pubblicazione oscena, a San Vittore, Poggioreale, Monza, Firenze, Arezzo, Legnano, Voghera, Cicciano e Desio. Poi si trasferì in Francia, a Parigi, dove divenne maestro di Ju Jitsu.

    In merito ai fatti per cui è recluso, in una lettera inviata al quotidiano «Libero», Surace scrive: «L’ho fatto e lo rifarei perché sono convinto che i giornalisti, in un Paese democratico, abbiano un compito essenziale che giustifica, appunto, la libertà di stampa: quello di informare il pubblico sui comportamenti 'anche deviati' di chi copre incarichi pubblici».


    Le dichiarazioni di Daniele Capezzone e Rita Bernardini (05:43")


    Intervista

    Vittorio Trupiano, avvocato di Stefano Surace (04:12")


    Il dibattito sul forum di Radicali Italiani

    Il caso Surace
    Link

    «Libertà per Stefano Surace» di Massimo Lensi, Da L'Opinione
    La notizia sulla stampa on-line
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    Predefinito Re: Caso Surace: Castelli decidi in fretta!

    Originally posted by Shaytan
    Caso Surace: Radicali, «Una vicenda vergognosa»

    Condannato nel '63 e nel '67 a due anni e sei mesi di reclusione, l'ex direttore de «Le Ore» rischia di morire in carcere. Capezzone e Bernardini in sciopero della fame: «Aiutiamo Castelli ad esprimere un parere sulla grazia»

    Roma, 7 agosto 2002 - Condannato per diffamazione a mezzo stampa aggravata e per pubblicazione di atti osceni mentre si trovava in Francia, torna in Italia dopo quarant'anni e viene incarcerato.

    Oggi Stefano Surace, ex direttore del periodico Le Ore, settantenne ed ammalato, si trova a dover scontare due anni, sei mesi e dodici giorni di reclusione con la paura di non farcela.

    «Il caso Surace è un caso di giustizia assassina» - dichiara il segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone, che insieme alla presidente di Ri Rita Bernardini, inizierà a mezzanotte uno sciopero della fame per «aiutare il ministro di Giustizia ad esprimere un parere» sulla grazia per Stefano Surace.

    Una richiesta di grazia, infatti, è giunta a Via Arenula. «Risulta che il Presidente Ciampi non è contrario alla necessità di un provvedimento di grazia, ma manca il parere del ministro Castelli» - afferma Capezzone. Contro la «melina burocratica» messa in atto al Ministero della Giustizia, lotta anche il movimento di Franco Corbelli, Diritti Civili. A detta di Corbelli, persino il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe intervenuto lo scorso 18 luglio invitando il ministro Roberto Castelli ad agire con la «massima celerità».

    «Mi aspetto poco di buono» - confessa a Radio Radicale il difensore di Surace, Vittorio Trupiano. «Il presidente della Repubblica - sottolinea l'avvocato - è anche capo della magistratura e dunque avrebbe potuto risolvere la questione da tempo».

    «Un caso di giustizia assassina»

    Oggi Capezzone e Bernardini, accompagnati dal consigliere regionale lombardo Luigi Farioli, hanno visitato Surace nel carcere di Opera. Qui il giornalista è stato trasferito dopo essere stato nel carcere di «alta sicurezza» di Ariano Irpino ed in quello di Poggioreale a Napoli.

    «La vicenda di Surace - osserva Capezzone - ora si arricchisce di un’altra pagina inaudita, quella del suo ennesimo trasferimento, avvenuto, peraltro, in tempi e modi assai poco chiari». Ed aggiunge: «Con un accanimento burocratico feroce, per non dire altro, si sta cercando di “risolvere” il caso in maniera definitiva e brutale».

    Concorda l'avvocato Trupiano: «Opera è qualche cosa di orripilante e si contraddistingue per una certa severità. Trasferirlo lì significa: sei curabile in carcere, sei compatibile con la detenzione entramuraria».

    Il giornalismo di Surace

    Tra i paradossi di questa vicenda, c'è il fatto che la realtà carceraria non è affatto nuova per Surace. Negli anni ’70, quando per un giornalista era impensabile entrare in un carcere, si fece arrestare più volte per realizzare un'inchiesta sullo stato dei penitenziari italiani.

    Surace organizzò persino in modo nonviolento i detenuti nelle loro proteste. «Famosa - racconta un altro esponente radicale, Massimo Lensi - la rivolta bianca nel carcere di San Vittore, uno sciopero della fame a singhiozzo della durata di una settimana, portato avanti alternativamente da milleduecento detenuti, divisi in due turni».

    Fondò l’AIDED (Associazione italiana di cittadini detenuti, ex detenuti e loro familiari) che il quotidiano La Nazione definì il primo sindacato per i detenuti. Denunciò la corruzione sulle forniture alimentari e i medicinali nelle carceri. Si fece incarcerare volontariamente, con il reato di pubblicazione oscena, a San Vittore, Poggioreale, Monza, Firenze, Arezzo, Legnano, Voghera, Cicciano e Desio. Poi si trasferì in Francia, a Parigi, dove divenne maestro di Ju Jitsu.

    In merito ai fatti per cui è recluso, in una lettera inviata al quotidiano «Libero», Surace scrive: «L’ho fatto e lo rifarei perché sono convinto che i giornalisti, in un Paese democratico, abbiano un compito essenziale che giustifica, appunto, la libertà di stampa: quello di informare il pubblico sui comportamenti 'anche deviati' di chi copre incarichi pubblici».


    Le dichiarazioni di Daniele Capezzone e Rita Bernardini (05:43")


    Intervista

    Vittorio Trupiano, avvocato di Stefano Surace (04:12")


    Il dibattito sul forum di Radicali Italiani

    Il caso Surace
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    Intanto al rientro dalle ferie il sig.Castelli ha già manifestato la volontà di modificare l'art.41 del carcere duro.Complimenti!!!

  3. #3
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    Predefinito

    Eh non si sa mai che Berlusca finisse in carcere tra qualche anno

 

 

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