Il partito di Blair pronto a «umiliare» il premier votando una mozione contro l’intervento britannico al prossimo congresso

La Lega Araba: «Illogico colpire Saddam senza prove»


Con i chiari di luna che incombono sulla campagna elettorale tedesca e i sondaggi che danno il cancelliere socialdemocratico in caduta libera sul rivale cristiano-sociale Edmund Stoiber, Gerhard Schröder proprio non ci sta a giocarsi altri voti per colpa di Saddam. Lo aveva già detto nei giorni scorsi, lo ha ribadito ieri in un’intervista alla televisione tedesca Ard : «La Germania - ha detto categorico - non parteciperà. Così è e così sarà».

IL SECCO NO DEL CANCELLIERE - Il secco no di Schröder è giunto al termine di una serie di «avvisi», sempre più espliciti, lanciati nelle ultime settimane agli alleati americani. Un primo monito era giunto già alla fine di luglio, quando Schröder, duettando con il presidente francese Jacques Chirac in visita in Germania, aveva dichiarato: «Un attacco all’Iraq può essere giustificato solo da una risoluzione del’Onu». Due giorni fa Schröder aveva ribadito il concetto, insistendo sulla necessità di verificare la serietà dell’offerta irachena di accettare le ispezioni dell’Onu. Ieri ha voluto essere ancora più esplicito.
Il cancelliere ha motivato il suo no politicamente e strategicamente. Politicamente in quanto, a suo avviso, una guerra contro l'Iraq avrebbe conseguenze destabilizzanti sull'intera area mediorientale e controproducenti sul fronte della guerra al terrorismo, rischiando di spaccare il fronte alleato. Strategicamente in quanto «la Germania, dopo gli Stati Uniti, è il paese che ha il maggior numero di soldati impegnati in operazioni internazionali. E il limite è stato ormai raggiunto».

LA LEGA ARABA - Ancor più esplicito di Schröder è stato ieri il segretario generale della Lega araba ed ex ministro degli Esteri egiziano, Amr Mussa, il quale ha annunciato che l’organizzazione panaraba non appoggerà alcuna operazione armata degli Stati Uniti in Iraq, ritenendo «illogico» un attacco solo sulla base della mera supposizione che l'Iraq produca armi di distruzione di massa. Forti perplessità ha espresso anche il ministro socialdemocratico degli Esteri svedese Anna Lindh, agitando il rischio che «molti nemici di Saddam si trasformino (in caso di guerra, ndr ) in suoi alleati».


BLAIR IN BILICO - Diversa la situazione del premier laburista britannico Tony Blair. Il più fedele alleato di Bush si trova infatti ad affrontare una fronda interna di giorno in giorno più vasta. Proprio lui che ad aprile, ospite dell’amico George W. nel suo ranch di Crawford, in Texas, aveva fatto capire chiaramente come la pensava in merito all’Iraq: «Il mondo non starebbe meglio senza Saddam? Ogni persona ragionevole risponderebbe di sì», aveva risposto senza esitazioni. Nel frattempo, a rintuzzare il suo «entusiasmo», sono intervenuti prima i parlamentari di Westminster, poi i vescovi della Chiesa anglicana e adesso, stando almeno alle indiscrezioni del Times , anche il Labour (appoggiato dal sindacato, sempre più in rotta di collisione con Downing Street). Il partito del premier si preparerebbe infatti a umiliare il suo leader con un voto contrario a qualsiasi coinvolgimento militare britannico in Iraq nel corso del congresso del mese prossimo a Blackpool.

R.E.


Esteri