In anteprima italiana il film tedesco "The Experiment"

Reality show in carcere
tra sadismo e violenza
Finte guardie e finti detenuti chiusi in una finta prigione
in un crescendo di orrore, incubi e follia estrema
di CLAUDIA MORGOGLIONE


ROMA - Una sorta di reality show sadomasochistico. Realizzato non a beneficio dell'audience tv, come nel caso del Grande fratello e dei suoi cloni, ma per presunti scopi scientifici. Un annuncio sul giornale per aspiranti cavie umane, la promessa di una ricompensa in denaro, la selezione dei candidati. Poi i venti prescelti - dodici finti carcerati, otto finti secondini - vengono portati in una finta prigione, sotto l'occhio onnipresente di telecamere a circuito chiuso. Risultato: tensione, aggressività, violenza sempre più estrema. Un inferno, un incubo, un orrore. Senza possibilità di scampo.

Con una trama così, è ovvio che il film tedesco The Experiment non poteva passare inosservato. E infatti, in tutti i suoi passaggi, ha fatto sempre discutere. Ottenendo anche premi, per la credibilità con cui rende la claustrofobia della vicenda: tra i riconoscimenti, c'è quello alla regia al Festival di Montreal, la Menzione speciale della giuria al Noir in Festival di Courmayeur, oltre che tre premi Lola, gli Oscar cinematografici della Germania.

E adesso la pellicola giunge in Italia, con distribuzione Nexo: l'uscita vera e propria è prevista per il 23 agosto, ma in questi giorni sono in programma una serie di anteprime per il pubblico su tutto il territorio nazionale. Per sapere dove e quando, basta andare sul sito ufficiale: www.theexperiment.it.

Tratto dal romanzo Black Box dello scrittore tedesco Mario Giordano, diretto da Oliver Hirschbiegel (noto nel suo Paese per aver girato alcuni episodi del Commissario Rex), il film ha per protagonista il tassista e giornalista dilettante Tarek (Moritz Bleibtreu), che legge il seguente annuncio pubblicitario: "Cercasi partecipanti per test scientifico - 2000 euro per 14 giorni - esperimento in un finto penitenziario". Insomma, all'apparenza, uno studio innocuo sul comportamento umano in regime di costrizione.

Invece, quando Tarek viene selezionato ed entra nella prigione come detenuto - armato di una telecamerina nascosta - la finzione finisce per diventare l'unica realtà. E per generare mostri. Da un lato, infatti, le guardie prendono il regime di punizioni da somministrare ai prigionieri un po' troppo alla lettera; dall'altra i carcerati tentano di rovesciare la situazione, passando da vittime a carnefici. In un gioco sempre più sottratto a qualsiasi controllo, e con i committenti che, cinicamente, non fanno nulla per sottrarre le cavie umane al loro destino.

Tante le scene forti, per rendere una situazione così terribile. Ad esempio quella in cui i sorveglianti prelevano Tarek e lo minacciano, lo umiliano, lo rasano a zero, urinano su di lui e gli intimano di presentare la richiesta per uscire fuori dall'esperimento. E al protagonista, a questo punto, non resterà che tentare di chieder aiuto fuori della prigione.

Oscuro, claustrofobico, complesso, il film ha messo a dura prova anche il cast e la troupe, che hanno finito per trovarsi ore e ore, per 30 giorni, nell'atmosfera opprimente che la pellicola descrive. Ma, secondo quanto dichiarato dal regista, ne valeva la pena: "Mi interessava molto - spiega - esplorare la linea che separa fantasia e realtà". In un mondo in cui "trionfano egocentrismo, perdita di senso della realtà, fanatismo".

(10 agosto 2002)

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