Bufera su Micciché, si gonfia il caso della droga
Stando alle indiscrezioni timbzlate sulle agenzie di stampa, un'informativa dei carabinieri sostiene che la cocaina era diretta al viceministro. L'avvocato: "E' una campagna di delegittimazione"
ROMA – La cocaina portata al ministero delle Finanze da Alessandro Martello era diretta “verosimilmente a Gianfranco Miccichè”. Secondo le indiscrezioni rimbalzate sulle agenzie di stampa, è la grave accusa contenuta in un’informativa dei carabinieri che hanno arrestato il militante di Forza Italia per detenzione e spaccio di droga. Nello stesso documento inviato alla Procura di Roma, gli investigatori specificano che non è stato però possibile assistere alla consegna della polvere bianco al Sottosegretario all’Economia, perché è avvenuta al chiuso.
Un’accusa grave che il viceministro ha sempre smentito, sostenendo che Martello, che secondo i carabinieri entrava e usciva senza problemi dal ministero, era invece un suo semplice conoscente. Venerdì scorso Miccichè si era presentato spontaneamente al pm titolare delle indagini, Giancalro Capaldo, per dire di non aver mai ricevuto sostanze stupefacenti da Martello, di non averlo incontrato la sera del 10 aprile al ministero delle Finanze, di non avere mai fatto uso di cocaina e che, infine, il giovane palermitano ''era solo uno dei ragazzi che avevano collaborato alla campagna elettorale che aveva incontrato solo sporadicamente".
L’indiscrezione accresce ovviamente la bufera che si è scatenata, dopo l’arresto di Martello, sul massimo esponente di Forza Italia in Sicilia. Ma l’avvocato di Miccichè, Grazia Volo, denuncia speculazioni politiche intorno alla vicenda: “Si diffondono quotidianamente notizie che non corrispondono minimamente alla realtà processuale, insinuando che la partita di droga ha raggiunto l'onorevole Miccichè. Questo fatto è improponibile per una serie di ragioni. La prima, è che se ci fossero stati elementi sufficienti, dal momento che l'azione penale è obbligatoria, la Procura della Repubblica di Roma avrebbe dovuto assumere iniziative completamente diverse”.
Non solo. “Secondo punto – spiega ancora il legale - la Procura non avrebbe potuto sentire l'onorevole Miccichè come testimone. Terzo, ove ci fosse stata questa sicurezza, a Martello doveva essere contestato il fatto preciso, invece il fatto Miccichè non è affatto inserito nella sua imputazione. Quarto, fatto ancora più grave, un atto vecchio viene spacciato per nuovo, come se questo atto fosse successivo alla testimonianza dell'onorevole Miccichè, mentre invece è platealmente anteriore. E' una campagna di delegittimazione”.
Dall’opposizione non mancano le polemiche sulla vicenda, e oggi Rino Piscitello della Margherita, ha chiesto pubblicamente le dimissioni del viceministro. Ai microfoni del Tg2, Miccichè replica accusando: "Sicuramente all'interno di qualche organo di polizia c'è qualche persona deviata che sta puntando ad ottenere risultati diversi da quelli che il suo contratto d'onore con l'Arma gli aveva fatto prendere".
(9 AGOSTO 2002, ORE 20:00; ultimo aggiornamento alle 20:45)




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