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  1. #1
    Qoelèt
    Ospite

    Red face Thread permanente sulla PREGHIERA

    E' mia intenzione raccogliere in questo thread alcuni tra i più significativi scritti sulla "Preghiera" . Invito p.Silvano (così come tutti gli amici del Forum) ad arricchire questa raccolta con una sua riflessione (magari sul senso della preghiera cristiana)...
    Inizio con uno scritto di San Silvano l'Athonita :

    La Preghiera

    Chi ama il Signore pensa sempre a lui; e il ricordo di Dio genera la preghiera.

    Se non si pensasse al Signore, allora nemmeno si pregherebbe; ma senza la preghiera non si rimane nell'amore di Dio, perché con la preghiera otteniamo la grazia dello Spirito santo. Attraverso la preghiera l'uomo è preservato dal peccato, perché la mente che prega è intenta in Dio e con spirito umile sta davanti al volto del Signore, conosciuto solo dall'anima in preghiera.

    Al novizio, tuttavia, occorre necessariamente una guida, perché, prima di ottenere la grazia dello Spirito santo, l'anima deve sostenere una grande battaglia contro i suoi avversari e non sa giudicare da sola se il piacere che prova viene dal nemico. Questo lo può discernere solo chi per esperienza ha gustato lo Spirito santo e dal sapore riconosce la grazia.

    Chi vuole condurre una vita di preghiera senza una guida e nella sua superbia ha la sensazione di potersi istruire sui libri e non ricorre a uno Staretz, si trova già a metà della strada che porta all'illusione. Ma il Signore protegge l'umile e se anche non vi fosse nessuna guida esperta, se egli tuttavia ricorrerà ad un uomo spirituale, qualunque esso sia, il Signore lo proteggerà per l'umilta' che ha manifestato.

    Ritieni che nel padre spirituale (pneumatikòs) vive lo Spirito santo e che egli ti dirà ciò che ti è necessario. Se però tu pensi che il padre spirituale vive nella negligenza, e ti chiedi come sia possibile che abbia lo Spirito santo, per tale pensiero subirai una grave tentazione e il Signore ti umilierà e senz'altro tu cadrai nell'illusione.

    La preghiera è data a colui che prega. La preghiera fatta solo per abitudine, senza un cuore contrito per i peccati commessi, non è gradita a Dio.

    Interromperò per un momento il discorso sulla preghiera.



    L'anima mia ha sete del Dio vivente, e con desiderio io Lo cerco, e a nient'altro è capace di pensare l'anima mia.

    L'anima mia ha sete del Dio vivente, e il mio spirito si slancia verso di Lui, Padre celeste ed amoroso. Il Signore per mezzo dello Spirito santo ci ha adottati come figli; soave è per il cuore il Signore. Egli è la gioia, la felicità e l'incrollabile nostra speranza.

    Signore buono, vieni, nella Tua misericordia, a cercare la Tua creatura e manifestati agli uomini per mezzo dello Spirito santo, così come Ti manifesti ai Tuoi servi.

    Rallegra, o Signore, ogni anima afflitta, con la venuta dello Spirito santo. Fa', o Signore, che tutti gli uomini che Ti pregano conoscano lo Spirito santo.

    Uomini tutti, umiliamoci a causa del Signore e del Regno dei cieli.

    Umiliamoci e il Signore ci farà conoscere la potenza della «preghiera di Gesù ». Umiliamoci e lo stesso Spirito santo, Spirito di Dio, istruirà la nostra anima.

    O uomo, impara l'umiltà secondo Cristo e il Signore ti farà gustare la dolcezza della preghiera. E se vuoi giungere alla preghiera pura, diventa umile e temperante, confessati sinceramente e la preghiera ti amerà. Fatti docile, sottomettiti di buon grado ai superiori, sii contento di tutto; e allora la tua mente sarà purificata dai vani pensieri. Ricorda che il Signore ti guarda, rimani nel timore di ferire tuo fratello, non affliggere mai in nulla il tuo fratello, non giudicarlo, non contristarlo nemmeno con l'espressione del tuo volto; lo Spirito santo ti amerà e verrà in ogni cosa in tuo aiuto.Lo Spirito santo assomiglia molto a una madre affettuosa. La madre ama il suo figliuolo e si affatica per lui. Così anche lo Spirito santo compatisce, perdona, cura, ammonisce ed allieta. E lo Spirito santo lo si riconosce nella preghiera fatta con umiltà.

    Chi ama i nemici presto conoscerà il Signore per mezzo dello Spirito santo. Chi invece non li ama, per lui non voglio neanche scrivere. Ma mi affliggo per lui, perché tormenta se stesso e gli altri e non conoscerà il Signore.

    Un'anima che ama il Signore non può fare a meno di pregare, perché è attratta verso di lui dalla grazia che ha sperimentata nella preghiera.

    Per la preghiera ci sono state date le chiese: in esse infatti si celebrano gli uffici secondo i libri liturgici. Ma non è possibile avere sempre la chiesa con sé e neppure i libri liturgici, mentre la preghiera interiore è sempre e dovunque dentro di te. Nelle chiese si compiono i servizi divini, e lo Spirito di Dio è presente, ma il miglior tempio di Dio è l'anima, e per chi prega interiormente tutto il mondo diventa un tempio di Dio. Ma questo non è dato a tutti.

    Molti uomini pregano con la bocca; o pregano aiutandosi con dei libri; e ciò è buono e il Signore accoglie la loro preghiera. Ma se qualcuno prega il Signore e pensa ad altro, allora il Signore non ascolta una preghiera simile. Chi prega per abitudine non si converte con la preghiera, chi invece prega con fervore incontra nella preghiera molte prove: sostiene una battaglia contro il nemico, una battaglia contro se stesso, contro le passioni, una battaglia contro gli uomini e in tutto questo deve essere coraggioso e vigilante.


    Cerca il consiglio di coloro che hanno esperienza, se tu ne trovi, ed invoca con umiltà il Signore, il Signore allora ti darà saggezza in tutto per la tua umiltà.

    Lo Spirito di Dio rende testimonianza all'anima, se la nostra preghiera è accetta al cospetto del Signore, e lo Spirito stesso è gradito al cuore e pieno di pace. Prima, io non sapevo se la mia preghiera era ascoltata o no, ma non conoscevo neppure in base a che cosa fosse possibile saperlo.



    Le disgrazie e i pericoli hanno insegnato a molti a pregare. Ho incontrato una volta un soldato che mi venne a trovare al magazzino dei viveri ed era diretto a Tessalonica. La mia anima sentì amore per lui e gli dissi: « Prega il Signore, che le sofferenze diminuiscono ». Ed egli rispose: « Io so pregare. Ho imparato in guerra quando ero in battaglia. Invocavo con fervore il Signore. perché mi conservasse in vita. I colpi cadevano, le bombe scoppiavano, e pochi rimanevano in vita. Ma anche se ho partecipato molte volte alla battaglia, il Signore mi ha protetto ». Mentre diceva così dimostrava che pregava, e si vedeva, dall'atteggiamento del suo corpo, che era completamente assorto in Dio.



    Molti amano leggere libri seri, e questo e' buono; ma superiore a tutto è la preghiera. Invece chi legge libri e giornali inutili, condanna l'anima all'inedia spirituale. La sua anima soffre la fame, perché il suo vero nutrimento e delizia si trova in Dio. In Dio è anche la sua vita, la sua gioia e la sua felicità.



    Se cerchi di pregare con la mente unita al cuore e non ci riesci, allora pronuncia la preghiera con la bocca e tieni ferma la mente sulle parole della preghiera, come insegna la « Scala di perfezione ». Col tempo il Signore ti darà anche la « prèghiera del cuore », senza pensieri; e allora pregherai liberamente, senza sforzo. Alcuni hanno fatto del male al loro cuore perché troppo presto hanno voluto pregare con la mente unita al cuore e hanno finito col non riuscire più a dire la preghiera neppure con la bocca. Ma tu riconosci l'ordine della vita spirituale: i doni sono concessi all'anima semplice, umile, sottomessa. A chi è sottomesso e moderato in tutto - nel cibo, nelle parole, nei movimenti - il Signore stesso dona la preghiera, e questa, per energia divina, si celebrerà nel profondo del cuore.



    La preghiera continua proviene dall'amore e viene a mancare a causa della maldicenza, della negligenza e dell'intemperanza. Chi ama Dio può pensare a lui giorno e notte, perché nessuna occupazione impedisce di amare Dio. Gli Apostoli amavano il Signore e il mondo non costituiva un ostacolo a questo amore, e per questo si ricordavano del mondo e pregavano per esso e predicavano. Ad Arsenio il Grande fu detto: «Fuggi gli uomini », ma lo Spirito di Dio anche nel deserto ci insegna a pregare per gli uomini e per il mondo intero.

    In questo mondo ognuno ha il suo compito: uno è re, un altro è patriarca o cuoco o fabbro o maestro; ma il Signore ama tutti, e maggiore premio sarà dato a chi ama di più il Signore.

    Il Signore ci ha dato il comandamento di amare Dio con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta l'anima. Ma senza preghiera com'è possibile amare? Perciò la mente e il cuore dell'uomo devono sempre essere liberi per la preghiera.

    Quando ami qualcuno tu desideri pensare a lui, parlargli, stare insieme a lui. L'anima ama il Signore come Padre e Creatore e sta davanti a lui con timore e amore: con timore, perché Egli è il Signore; con amore perché l'anima lo riconosce come Padre pieno di misericordia, e la sua grazia è più soave di ogni altra cosa.

    Io ho constatato che la preghiera è facile, quando la grazia di Dio ci soccorre. Il Signore ci ama senza misura e con la preghiera ci fa degni di parlare con lui, di pentirci e di glorificarLo.

    Non sono capace di descrivere quanto ci ama il Signore. Per mezzo dello Spirito santo noi conosciamo questo amore e l'anima di chi prega conosce lo Spirito santo.



    Dicono alcuni che dalla preghiera deriva l'illusione spirituale. Questo è uno sbaglio L'illusione proviene dall'orgoglio e non dalla preghiera. Tutti i santi pregavano molto ed esortavano gli altri alla orazione. La preghiera è la migliore attività per l'anima. Con la preghiera andiamo verso Dio, con la preghiera si ricerca l'umiltà, la pazienza ed ogni virtù. Chi parla contro di essa è chiaro che non ha mai gustato quanto è buono il Signore e quanto ci ama. Da Dio non proviene nulla di male.

    Tutti i santi pregavano incessantemente; neppure un istante restavano senza preghiera.

    Quando l'anima perde l'umiltà perde insieme anche la grazia e l'amore verso Dio, e allora si spegne la fervente preghiera. Quando invece raggiunge l'umiltà e le passioni vengono meno, il Signore le dona la sua grazia, ed essa prega con calde lacrime anche per i nemici, come per se stessa e per il mondo intero.


    +San Silvano del Monte Athos

  2. #2
    Qoelèt
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    + FILOTEO IL SINAITA +

    Breve nota biografica del Santo Padre Filoteo il Sinaita
    Il nostro santo padre Filoteo è chiamato 'Sinaita' perchè fu Egùmenos della comunità monastica nelle parti del monte Sinai. Non sappiamo nulla del tempo in cui visse, nè dove sia morto. Il presente trattato, diviso in quaranta capitoli è composto in una ottima forma, e denso di sapienza spirituale e di grande utilità per l'anima. Non ci è sembrato giusto l'ometterlo da questa raccolta di scritti dei Padri sulla sobrietà La sua lettura richiede una grande attenzione, non si è lontani dal vero designandolo come un interprete esatto e una guida sicura della sobrietà, della custodia della mente e della purezza del cuore.


    CONSIGLI SULLA SOBRIETA', SULLA CUSTODIA DELLA MENTE E SULLA PUREZZA DEL CUORE

    1. Esiste in noi un combattimento mentale più arduo di quello che coinvolge i nostri sensi. Chi è impegnato nella ricerca della santità deve correre abilmente verso la meta con le sue forze mentali per conservare con cura l'invocazione di Dio nei cuore, come perla d'incomparabile valore o altra pietra preziosa. Egli deve tutto abbandonare, anche il proprio corpo, non considerare la vita presente al fine di non possedere altro che Dio nel cuore. San Giovanni Crisostomo afferma che la contemplazione mentale di Dio è bastevole a vincere i nemici.

    2. Chi pratica il combattimento mentale scelga dalle Sacre Scritture dei temi spirituali e li applichi con zelo alla sua interiore vita come medicamenti salutiferi. Dal primo mattino sia coraggiosamente inflessibilmente di guardia alle porte del proprio cuore, con vigile memoria di Dio e invocando nell'anima il nome di Gesù. Con la vigilanza mentale sterminerai tutti i peccatori della terra; con l'intensità della memoria di Dio decapiterai gli orgogliosi per amore di Dio, troncherai cioè le prime manifestazioni dei pensieri ostili.

    Sappiamo che nel combattimento interiore e spirituale esiste un certo ordine e una certa procedura.

    Per questo resisti nello sforzo (della vigilanza) fino al tempo stabilito per il pasto; dopo, ringrazia Dio che, nella sua amorosa cura, provvede il cibo all'anima e al corpo, quindi sosta nella memoria e nella meditazione della morte. Il giorno dopo imponi a te stesso di riprendere il lavoro del mattino precedente, con fermezza. Facendo così, gradatamente, con l'aiuto del Signore fuggirai le insidie del nemico mentale. Quando sarai consolidato in questo esercizio nasceranno in te la fede, la speranza, l'amore; la fede ti predispone al vero timore di Dio; la speranza vincendo l'aspetto negativo del timore ti condurrà all'amore di Dio.

    3. E' raro trovare uomini che abbiano raggiunto il pensiero silenzioso. E' il dono di quelli che usano tutti i mezzi per accogliere in se stessi la grazia divina e quel conforto che da lei discende. Se vuoi, come loro, praticare la disciplina della mente, (essa è la filosofia di Cristo), custodendo la mente e praticando la sobrietà, comincia a controllare l'uso eccessivo del cibo, decidi di mangiare e bere il meno possibile. La sobrietà è giustamente chiamata la via, essa ci conduce al Regno, a quello che è dentro di noi e a quello del futuro. E' anche chiamata l'opera della mente, in quanto lavora e affina il nostro carattere mentale e lo fa passare dalla condizione passionale all'impassibilità. La sobrietà è anche quella piccola apertura attraverso la quale Dio entra per rivelarsi alla mente.

    6. La prima porta che conduce alla Gerusalemme mentale - l'attenzione della mente - è il saggio silenzio delle labbra, finchè la mente non diventi silenziosa. La seconda, è una misurata astinenza nel bere e nel mangiare. La terza, è la costante memoria e la meditazione della morte, che purifica la mente e il cuore. Avendo io una volta visto la sua vaghezza, non con gli occhi del corpo ma con quelli dell'anima, fui ferito di amore per lei, e di desiderio di averla compagna per tutta la vita, tanto finii preso dal suo splendore e dalla sua dolcezza... i suoi occhi mentali sono una sorgente di pensieri saggi; essa sgorgando in continuazione riempie di gioia la mente. Questa figlia di Adamo, la memoria della morte, come sto dicendo, ho sempre desiderato di averla amica, di riposare, di conversare con lei e di interrogarla sul destino che mi attende dopo che avrò abbandonato il corpo. La dimenticanza perniciosa, tenebrosa figlia del diavolo, me l'ha di frequente impedito.

    7. Esiste una guerra recondita, in essa gli spiriti del male assalgono l'anima con i pensieri. Essendo l'anima invisibile, questa malvagie potenze ingaggiano una lotta immateriale conformemente alla loro natura. E' possibile vedere da ambe le parti armi e piani di battaglia, imboscate e tremendi attacchi, lotte corpo a corpo, vittorie e sconfitte reciproche. L'unica differenza esistente tra la guerra mentale e quella materiale è la dichiarazione delle ostilità. Improvvisa e fulminea, nelle profondità del cuore, tende un'imboscata mortale e uccide l'anima col peccato. Come e perchè questi attacchi impetuosi sono diretti contro di noi? Per ostacolare il compimento della volontà di Dio conforme alla preghiera: 'che la tua volontà sia fatta', cioè i comandamenti. Chi custodisce la mente dall'errore per mezzo della sobrietà, osserva con attenzione gli assalti dei nemici invisibili e la mischia che si svolge nei sogni della fantasia, imparerà tutto questo per esperienza. Questa è la ragione perchè i demoni sono il bersaglio che il Signore vuole colpire. Solo Dio poteva prevedere le loro trame, stabilire i comandamenti per opporsi alle loro macchinazioni, comminando pena a chi li avrebbe trasgrediti.

    8. Quando avrai acquisito una certa assuefazione alla temperanza e alla rinuncia ai peccati visibili prodotti dai cinque sensi, sarai idoneo a custodire il tuo cuore con Gesù, di ricevere la sua luce, di assaporare nella mente con ardente tenerezza le benedizioni della sua grazia. La Legge che ti ordina di tener puro il cuore non ha altra ragione che di metter in fuga le nubi dei pensieri erronei nel cielo del cuore, di disperderle con la costante attenzione così che Tu possa vedere chiaramente, come in uno splendido giorno, il sole della verità, Gesù, e potrai in una certa misura essere illuminato nella mente dalle parole della sua gloria. Esse, in via ordinaria non vengono rivelate a tutti, ma solo a chi purifica il proprio pensiero.

    9. Ogni giorno custodisci te stesso come se ti dovessi presentare davanti a Dio. Il Signore stesso comanda: 'Purifica prima l'interno del bicchiere e del piatto, perchè anche l'esterno possa essere pulito'

    10. Il frutto di una parola inopportuna e vuota alle volte è respinto da quelli che ci ascoltano, altre volte, quando la stoltezza della parola viene compresa dagli altri, ci viene rimproverata e messa in ridicolo; succede anche che essa contamini l'anima e ci faccia incorrere nella condanna divina e, ciò che è ancora più terribile, rattrista lo Spirito Santo.

    13. Se vuoi con sincerità custodire la tua mente nel Signore, cerca di avere una grande umiltà, davanti a Dio e agli uomini. Il tuo cuore sia sempre contrito, industriati di praticare ogni mezzo per conservarlo nell'umiltà. La memoria della vita che hai condotto prima della tua conversione, se ben tenuta presente, ti renderà il cuore umile e contrito. Rammemora anche i peccati commessi dalla tenera età fino ad oggi; se la tua mente li esaminerà accuratamente, diverrai umile. Scoprirai il dono delle lacrime e ti rivolgerai con sincera gratitudine a Dio. Il ricordo costante e attivo della morte farà nascere la dolcezza, il gioioso cordoglio e la sobrietà della mente. La memoria della passione del nostro Signore Gesù Cristo, quando viene considerata e ripercorsa nei suoi dettagli ti renderà umile sopra ogni cosa e ti farà tenere lo sguardo abbassato, essa ti darà anche il dono delle lacrime. L'anima è aiutata ad essere veramente umile dai grandi doni che Dio concede ad ognuno, esaminati e contati dettagliatamente; il tuo combattimento è contro il demone dell'orgoglio.

    19. L'anima è assalita dagli spiriti del male, incatenata dagli avvolgimenti delle tenebre. Avvolta dal buio non riesce a pregare come desidera: nelle sue profondità si trova nei ceppi, i suoi occhi interiori non vedono più. Quando si mette a pregare Dio e nella preghiera s'impegna a vivere la sobrietà, allora potrà liberarsi dalle tenebre. Scoprirà che nel cuore esiste un'altra guerra, invisibile, un combattimento contro i pensieri ispirati dagli spiriti del male. Le Scritture ne portano testimonianza: ' Se lo spirito del potente si erge contro di te, non abbandonare la tua sede '. Il posto della mente è la sua permanenza nella virtù e nella sobrietà L'uomo può trovare la sua sede in una vita virtuosa o in una vita malvagia...

    20. Sta attaccato a Cristo con tutte le forze che riesci ad avere, il nemico, senza sosta tenta di allontanarlo dall'anima; perchè Gesù davanti alla moltitudine di pensieri che affollano la sede dell'anima non si allontani. Questo non è possibile senza un penoso travaglio dell'anima. Traccia le orme della sua vita nella tua carne, per trascorrere nell'umiltà i giorni della tua esistenza. Accogli la sua passione nei tuoi sentimenti, per imitarlo nella paziente sopportazione delle sofferenze. Assapora la sua ineffabile e amorevole premura per te; così dopo averla sperimentata nell'anima potrai provare quanto sia buono il Signore. Al di sopra e avanti tutte queste cose, abbi una fede ferma su tutte le sue parole, ed ogni giorno sii sorretto dalla fiducia della sua sollecitudine per te. Accetta con cura riconoscente, amoroso e felice, ogni evento, ogni incontro; essi ti guidano ad avere di mira soltanto Iddio che tutto dirige in accordo con le leggi della sua sapienza. Una volta che sarai riuscito a far questo, non sarai lontano da Dio. L'orientamento costante verso Dio è una perfezione senza fine.

    22. La dolce invocazione di Dio, cioè di Gesù, accompagnata da ardente passione e da benefico pentimento, annienta la fascinazione dei pensieri, la varietà delle suggestioni, i pensieri, i sogni, le desolanti fantasticherie, in una parola le armi, le macchinazioni che l'artefice della morte, con audacia escogita per divorare le anime. L'invocazione di Gesù agevolmente brucia tutte queste cose, in nessun altro troverai scampo se non in Cristo Gesù. Lo stesso salvatore conferma questo dicendo: "Senza di me non potete far niente".

    23. In ora, in ogni istante custodisci con zelo il cuore dai pensieri che offuscano lo specchio dell'anima, esso è destinato a contenere, a ricevere i lineamenti e l'immagine radiante di Gesù Cristo. Egli è la sapienza e la potenza di Dio Padre. Cerca il Regno dei cieli in te stesso, nel cuore troverai il germe, la pietra preziosa, il lievito; basta che tu riesca a render puri gli occhi del tuo spirito. Gesù nostro Signore ha detto: "Il Regno dei cieli è dentro di voi", indicando la divinità che dimora nel cuore.

    24. La sobrietà rende tersa la coscienza e la fa luminosa. Quando la coscienza è tersa, mette in fuga tutte le tenebre dal suo seno, come una sorgente luminosa che erompa improvvisa per la rimozione degli schermi che la racchiudevano. Continuando in questa sobrietà attenta e costante, la coscienza fa nuovamente apparire ciò che era dimenticato. Contemporaneamente, aiutata dalla sobrietà, essa indica l'invisibile combattimento della mente contro i nemici, e la guerra contro i pensieri. Essa insegna come lanciare le frecce in questo singolare combattimento, come lanciare dei pensieri perfettamente centrati, come difendere la mente dagli assalti e, sfuggendo dalle tenebre distruttive, come ripararsi nella luce desiderata di Cristo. Comprende chi ha gustato questa luce; essa una volta assaporata, tortura sempre di più l'anima con una vera fame; l'anima ne mangia senza mai saziarsi, più ne mangia e più ha fame. Luce che attrae la mente come il sole attrae l'occhio; luce in se stessa incomprensibile e che diventa comprensibile, non con le parole ma per l'esperienza di chi ne fruisce, di chi ne è ferito; questa luce mi impone il silenzio, anche se la mente prova diletto a parlarne ancora.

    25 Ti affido, perchè lo pratichi in ogni momento, il metodo per affrontare il combattimento che è in noi: unisci la preghiera alla sobrietà, la sobrietà renderà pura la preghiera, e questa a sua volta la sobrietà. La sobrietà, vigilando continuamente, riconosce gli intrusi, sbarra loro l'ingresso affrettandosi a chiamare in aiuto Nostro Signore Gesù Cristo, per respingere questi pericolosi avversari. L'attenzione li respinge opponendosi a loro, Gesù invocato allontana gli avversari con le loro fantasticherie.

    26. Custodisci la mente con oculata attenzione. Appena avverti un pensiero dannoso, chiudigli il passo senza perder tempo, invoca Cristo Nostro Signore perchè prenda la sua rivincita. L'avrai appena invocato che dolcemente Gesù ti dirà: " Eccomi, ti sono vicino per aiutarti". Una volta soggiogati i nemici con la preghiera, continua ad avere la vigilanza sulla mente. Verranno ondate (di pensieri) e si getteranno su di te, le une più potenti delle altre, la tua anima sballottata correrà il rischio di andare a fondo. Gesù è Dio; quando il discepolo lo chiama, dominerà i venti malefici. E tu, appena troverai un momento di respiro in mezzo agli attacchi del nemico, glorifica chi ti ha salvato, e immergiti nella meditazione della morte.

    27. Prosegui con oculata attenzione del cuore sulle sensazioni dell'anima. L'attenzione unita, quotidianamente, alla preghiera, allestisce qualcosa che assomiglia al carro di fuoco di Elia che porta l'uomo verso l'alto del cielo. Cosa sto dicendo? Nell'uomo solidamente basato nella sobrietà, o che si sforza di farlo, il suo cuor puro diventa un cielo interiore, col sole, la luna, le stelle, diventando la dimora dell'inaccessibile Dio, mediante una visione misteriosa ed un'ascesa mistica: Chi ama la virtù divina, si sforzi ad invocare il nome del Signore in ogni istante, di tradurre le sue parole in azione con tutto lo slancio di cui è capace.

    Chi usa una certa violenza verso i suoi cinque sensi per controllarli perchè non rechino danno all'anima, rende alla mente più agevole il combattimento interiore del cuore. Apprende l'arte di respingere ciò che viene dall'esterno, di lottare contro i pensieri con le armi fornite da Dio: con la fatica delle veglie imbriglia i piaceri sensibili, con la frugalità nel cibo e nelle bevande, attenua le forze corporali e si prepara a rendere più facile la guerra del cuore. Tutto questo ti sarà di grande aiuto.

    Assilla il tuo corpo vitale col pensiero della morte, unifica la tua mente dissipata con l'invocazione di Gesù Cristo; la notte in modo particolare, nelle ore notturne la mente è di solito più pura, più colma di luce, più disposta a contemplare Dio e le cose divine con chiarezza.

    28. Non trascurare la fatica del lavoro fisico, come il frumento cresce dalla terra, così il gaudio spirituale e l'esperienza del bene nasce dalla fatica. Non eludere con motivazioni false le interrogazioni della coscienza, i suoi suggerimenti sono concreti e guidano alla salvezza; essa sempre ci istruisce sul nostro dovere, specialmente quando è resa pura da una sobrietà mentale, viva e attiva. Tale purezza reca con sè dei giudizi obiettivi, e liberi da incertezze.

    29. Il fumo del legno che brucia irrita gli occhi, quando la luce appare il piacere succede al fastidio. Così, l'attenzione costringendo gli occhi della mente alla fissità, arreca pesantezza; quando giunge Gesù invocato nella preghiera apporta nel cuore la luce. L'invocazione di Gesù porta con se l'illuminazione e la più grande grazia.

    33. Chi si arrende ai pensieri disordinati, non potrà liberare dal peccato l'uomo esteriore. Chi non sradica i pensieri disordinati dal cuore non eviterà di tradurli nelle azioni corrispondenti...

    34. Prima avviene l'impatto; quindi la congiunzione, infine il consenso: da questi derivano la schiavitù e l'abitudine passionale caratterizzata dalla continuità e dalla ripetizione. Questo è il combattimento ove si può celebrare la vittoria interiore. Così i Padri ne hanno definito lo svolgimento.

    35. Essi affermano che l'impatto è un pensiero dalle apparenze innocue, come l'immagine di qualcosa che sembra nato nel cuore e che si presenta alla mente. La congiunzione è il dialogo, appassionato o no, con l'immagine che si è presentata. Il consenso è l'inclinazione piacevole dell'anima verso l'oggetto visto con gli occhi della mente. La schiavitù è la deportazione violenta e costretta del cuore, la sua permanenza e l'inserimento con l'oggetto che l'ha reso schiavo; questo comporta la perdita della pace.

    I Padri dicono anche che la passione si impone all'anima con un diuturno attaccamento emotivo. Di tutti questi il primo è immune da peccato; il secondo non lo è del tutto, il terzo dipende dallo stato di colui che combatte: il combattimento produce la corona della vittoria, oppure la sconfitta.

    36. Altra è la schiavitù che avviene durante la preghiera, altra quella che avviene fuori della preghiera. La passione è seguita dal contrappeso del pentimento o dal futuro castigo. La corona accompagna la vittoria, le punizioni seguono chi cade senza pentimento.

    37. Molti monaci non sono consapevoli del danno che la mente subisce da parte dei demoni. Lottano per la rettitudine delle loro azioni, e non vigilano sulla loro mente, trascorrendo la vita in una semplicità senza titubanze. A mio parere, essi sono signori delle tenebre delle passioni interiori perchè non hanno ancora gustato la purezza del cuore. Chi non ha sperimentato il combattimento di cui parla S. Paolo non può aver conoscenza sperimentale del bene; considerano peccato solo la caduta esteriore, non valutano le vittorie e le sconfitte mentali, invisibili ai sensi, essendo inesprimibili e conosciute solo da Dio e dalla conoscenza di colui che combatte. Ad essi allude, penso, quel passo della Scrittura che dice: "Parlano di pace, ma lì pace non c'è". Preghiamo per questi fratelli che sono in questo stato di semplicità, e insegniamo loro, per quanto sarà possibile, ad astenersi non solo dalle cattive azioni che si vedono, ma anche da quelle che il diavolo opera nel cuore. Un altro comportamento in Cristo, un altro mistero attende quelli che sono ricolmi dal desiderio divino di purificare gli occhi dell'anima.

    38. La luminosa meditazione della morte è ricca di molte energie nobili; genera il cordoglio, dona la moderazione in ogni circostanza, non fa dimenticare l'inferno, è la madre della preghiera e delle lacrime, vigila sul cuore, fa discendere nelle profondità del proprio essere con discernimento, è sorgente di perspicacia nei giudizi. Tutte queste qualità sono generate dal timore di Dio e dalla purificazione del cuore dai pensieri passionali. Abbraccia molti dei principali comandamenti. Nella meditazione della morte si rivela l'estremo sforzo richiesto nel combattimento interiore e molti atleti di Cristo lo affrontano come il loro più importante impegno.

    Da Filocalia op. cit. II p. 273-286

  3. #3
    Qoelèt
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    + S. NILO DEL SINAI +


    "Prima di qualunque altra cosa domanda, nella preghiera, il dono delle lacrime"

    "Se desideri la vera preghiera, rinuncia a tutto per avere in eredità il Tutto"

    "Se sei teologo, devi pregare nella verità; se preghi nella verità, sei teologo"




    Nota biografica
    Nilo è un nome diffuso in Oriente. Si contano ventuno scrittori con questo nome. I copisti li hanno confusi, ed è difficile stabilire quali scritti appartengano al più celebre di essi, S. Nilo del Sinai. Fu prima un dignitario della corte di Teodorico II (sec. V), poi si consacrò eremita, insieme a suo figlio Teodulo, sul monte Sinai.

    Molti scritti di S. Nilo non riflettono la esperienza della vita eremitica, ma quella monastico-comunitaria; essi proverrebbero da un cenobita superiore di un monastero presso Ancira nella Galazia e morto verso il 430.

    La critica più recente inclina a rivendicare ad Evagrio il Pontico vari scritti riportati col nome di Nilo nel Vol. 79 della patrologia greca del Migne. Così il celebre Trattato della preghiera, Migne 79, 1165-1200, dal quale prendiamo i testi, è da attribuirsi ad Evagrio (P. Hauscherr).


    Testi sulla preghiera
    2. Purificata dal compimento dei comandamenti, l'anima conquista una calma capacità di contemplare, atta a raggiungere lo stato necessario alla preghiera.

    3. La preghiera è il colloquio della facoltà mentale con Dio; quale stato le è necessario per tendere, senza divagazioni, verso il Signore, e parlare con Lui senza intermediari ?

    4. A Mosè fu impedito di accostarsi al roveto ardente, finché non tolse i calzari dai suoi piedi (Esodo 3, 5). Se non libererai il tuo intimo io da ogni forma passionale di pensiero, non potrai vedere e parlare con Colui che è oltre i sentimenti e i pensieri.

    5. Prima di qualunque altra cosa domanda, nella preghiera, il dono delle lacrime, perchè il piangere ammollisca l'aridità dell'anima tua, e riconoscendo il tuo peccato davanti al Signore, possa da Lui ottenere il perdono.

    9. Sii pazientemente fedele, e prega senza stancarti mai; respingi l'assalto delle preoccupazioni mondane e degli altri pensieri; essi ti turbano e agitano cercando di smorzare lo slancio della tua preghiera.

    11. Sforzati di mantenere, durante la preghiera, la tua mente muta e sorda; così potrai pregare come devi.

    14. La preghiera è il virgulto della mitezza e della libertà dall'ira.

    15. La preghiera è il frutto della gioia e della gratitudine.

    16. La preghiera è la medicina della tristezza e dello scoramento.

    17. Va', vendi ciò che possiedi e dallo ai poveri (Mat 19, 21). Prendi la tua croce, rinnega il tuo io (Mat 16, 24). Potrai in tal modo pregare senza distrazione.

    19. Di ogni pena, accolta con saggezza, troverai il frutto nell'ora della preghiera.

    20. Se vuoi pregare veramente, non contristare alcun essere vivente; altrimenti inutilmente corri.

    21. Il Signore dice: "Lascia il tuo dono davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti col fratello" e quando tornerai riuscirai a pregare senza turbamento. Perchè il rancore acceca la facoltà mentale di colui che prega e avvolge di tenebre la sua preghiera.

    22. Chi s'impegna nella pratica della preghiera e conserva in sè delle ansietà e dei risentimenti, è come se volesse tirar acqua dal pozzo con un secchio bucato.

    31. Non domandare, nella preghiera, che le cose vadano come vuoi tu, non sempre il tuo desiderio è in accordo col volere divino. La preghiera migliore, come ti è stato insegnato, è "la tua volontà sia fatta" in me.

    33. Cos'è il bene se non Dio stesso ? Affidiamo a Lui tutto ciò che ci riguarda, e in noi farà scendere il giusto volere. Egli che è il Bene è anche l'Elargitore di ogni dono di bene.

    36. La preghiera è l'elevarsi della mente a Dio.

    37. Se desideri la vera preghiera, rinuncia a tutto per avere in eredità il Tutto.

    38. Domanda d'essere purificato dalle passioni, poi di venir liberato dall'ignoranza, infine di essere immune dalle tentazioni e dall'essere lasciato alla deriva.

    40. E' giusto domandare nella preghiera la purificazione per se stessi e per tutti gli uomini. Tale è la preghiera degli angeli.

    45. Quando preghi, tieni ben aperti gli occhi sulla tua memoria, perché invece di suggerirti i suoi ricordi, ti conservi alla presenza del tuo esercizio. La mente, infatti, tende a lasciarsi saccheggiare dalla memoria quando è in orazione.

    47. Il demonio è grandemente invidioso di colui che prega, usa molteplici astuzie per disturbarlo dal suo intento. Agita la memoria e il pensiero indirizzandolo alle più svariate cose; mette in azione tutte le passioni fisiche. Il suo scopo è di corrompere il vero progresso che l'uomo compie ascendendo, con la preghiera silenziosa, a Dio.

    48. Quando il demonio scaltro non riesce ad alterare la preghiera dell'orante attento, desiste per breve spazio di tempo. Terminata la preghiera, tenta la rivincita, provocando in lui l'irascibilità, cerca di distruggere la pace mentale raggiunta, oppure scatenandone la concupiscenza, si fa beffe del suo puro pensare.

    49. Quando ti accingi a pregare veramente, aspettati il peggio dal demonio; tu resta saldo e proteggi il frutto della preghiera. Fin dai primordi, il compito dell'uomo fu di coltivare e custodire (Gen. 2, 15). Perciò dopo avere atteso, con la preghiera, all'opera di coltivazione, non lasciare indifesi i frutti del tuo lavoro, altrimenti la tua preghiera sarà stata vana.

    51. I demoni risvegliano in noi la gola, la sensualità, la cupidigia, l'ira, il risentimento e le altre passioni, perché la mente, sotto il loro peso, non riesca a pregare veramente. Quando predomina l'attività delle passioni della nostra parte irrazionale, la mente è ostacolata nelll'agire razionalmente.

    53. Lo stato della preghiera è puro da ogni passionalità; in esso l'amore supremo trasporta verso l'alto la mente spirituale ed amante della sapienza.

    56. Quando avrai raggiunto il distacco dagli impulsi passionali, non possederai ancora la preghiera pura. La tua mente rimane ancora occupata da pensieri e distratta dalle loro rappresentazioni, e quindi lontana da Dio.

    57. Anche se la mente non si sofferma su semplici pensieri concernenti le realtà esteriori, non vuol dire che abbia raggiunto ancora la dimora della preghiera, se è occupata nelle speculazioni attorno ad esse e nel misurare i loro rapporti casuali. Anche in questo modo le realtà esteriori imprimono la loro immagine nella mente e la tengono lontana da Dio.

    58. Quando la mente riesce ad andare oltre le speculazioni attorno alle creature materiali, se rimane ferma nelle creature immateriali, non ha trovato ancora Dio, perché è colma di immagini estranee.

    59. Cercando la vera preghiera, cerca di capire prima di tutto che tu hai bisogno di Dio, il quale dà lo stato di preghiera a chi prega. Invocalo nella preghiera dicendo: sia santificato il tuo Nome. Il tuo Regno venga. Cioè, venga lo Spirito Santo e il tuo Unigenito Figlio. Il Signore ci ha cosi insegnato: "Dio è Spirito, e chi Gli presta culto, lo deve fare nello spirito e nella verità". (Giov 4, 24).

    60. Chi prega nello spirito e nella verità non attinga dalle creature pensieri per render gloria a Dio, ma dal Creatore stesso prenda pensieri contemplativi a sua lode.

    61. Se sei teologo, devi pregare nella verità; se preghi nella verità, sei teologo.

    62. Quando la tua mente, in un ardente amore di Dio, esce, per così dire, a poco a poco dalla tua carne, e abbandona tutti i pensieri che vengono dai sensi, dalla memoria e dal temperamento, e si trova ricolma di sentimenti di adorazione e di gioia, allora puoi dire di essere giunto al confine della preghiera.

    63. Lo Spirito Santo, compassionevole per le nostre insufficienze, viene in noi anche quando siamo tuttora impuri. E' contento di trovare la nostra mente sinceramente aperta verso di Lui, per stabilire in noi la sua dimora ed allontanare tutto il turbinio dei pensieri e delle immagini che ci avvolge, preparandoci così al desiderio della preghiera spirituale.

    66. Se desideri raggiungere la realtà della preghiera, non compiere nulla che le sia contrario. Dio verrà a te e accompagnerà il tuo cammino.

    67. Nella preghiera non voler dare una figura alla divinità, e non permettere alla tua mente di ricevere l'impronta di qualsiasi immagine: avvicina Colui che è immateriale liberandoti dalla materia; e potrai con Lui comunicare.

    71. Non ti è possibile arrivare alla preghiera pura se rimani impigliato nelle cose e nei traffici esteriori, ed agitato da preoccupazioni insistenti. La preghiera è la deposizione di ogni pensiero.

    72. Chi è legato non può correre; la mente asservita a turbamenti passionali non potrà raggiungere lo spazio della preghiera spirituale. Venendo tratta qua e là dai pensieri passionali, non può avere l'immobilità della preghiera vera.

    73. Quando la mente è giunta, finalmente, alla realtà della preghiera pura e serena, il demonio l'assale con immagini che attinge non dalla parte tenebrosa, ma da quella luminosa dell'essere. Le presenta delle apparenze della chiarità divina, e delle immagini gradevoli alla sensibilità, come se avesse di già raggiunto la completezza dello stato di preghiera. Un saggio asserisce che la scaturigine di queste suggestioni è la vanagloria, unita all'azione dello spirito del male che opera, sovreccitandola, su una particolare sezione del cervello. (Questo è ciò che accade nelle meditazioni tantriche-buddhiste e nello Dzogchen, dove si crede di scoprire la natura chiara, spaziosa e luminosa della mente, identificando la "natura della mente" con la Realtà Ultima. E' inutile aggiungere che il Dio personale e trascendente a cui noi indirizziamo la nostra preghiera è lontano mille miglia da una simile errata concezione. NOTA DEL WEBMASTER).

    74. Penso che, operando su questa sezione del cervello, lo spirito del male, a suo arbitrio, riesca a trasmutare la luce che è attorno alla mente di colui che prega. In seguito a questa azione demoniaca, la vanagloria invade ogni pensiero, forzando la mente ad attribuire a se stessa la conoscenza sostanziale propria di Dio. In tal modo l'orante, non sentendosi esposto a turbamenti impuri e inferiori, anzi, consapevole del grado raggiunto nella purezza della preghiera, mai immagina di esser sotto l'azione del nemico. Stima l'effetto dell'opera demoniaca, che trasmuta la luce della sua mente, essere qualcosa che proviene da Dio.

    75. Giunte a questo punto le cose, solo un atto di misericordia divina può liberare l'orante dall'illusione. Se vicino a lui accorre l'angelo di Dio che, con la sua parola, tronca l'azione del nemico e riporta l'energia illuminata della mente ad operare senza illusione.

    82. Prega nella pace e nella serenità, canta con intelligenza e con capacità sarai come aquila che volteggia nell'alto dei cieli.

    83. Il canto dei salmi è utile a quietare il turbamento delle passioni, e attutisce gli impulsi dell'intemperanza fisica. L'elevazione dell'anima a Dio, nella preghiera, permette alla mente di fare ciò che le è connaturale.

    84. La preghiera è un'attività propria della dignità della mente, o meglio costituisce il vero uso della mente.

    85. Il canto dei salmi appartiene alla conoscenza tuttora legata alla varietà delle immagini; la preghiera pura è il preludio alla conoscenza libera dalla materia e dalla varietà delle immagini.

    95. E' necessario che tu conosca anche questa astuzia demoniaca: alle volte gli spiriti del male si dividono i compiti. Alcuni si presentano con la tentazione, quando implori il soccorso, vengono gli altri travestiti da angeli e mettono in fuga i primi. Vogliono farti credere che sono dei veri angeli per lasciarti in preda alla vanagloria.

    96. Abbi cura di te con l'essere umile e fiducioso, la violenta guerra degli spiriti del male non ti prostrerà, ed il flagello dei demoni non cadrà sul tuo corpo, perchè Dio ha affidato ai suoi Angeli la cura di te; vigilano su te in ogni circostanza...

    98. Durante l'assalto dei demoni ripeti incessantemente una preghiera breve e intensa.

    101. Il pane è l'alimento del corpo, la virtù dell'anima, la preghiera spirituale lo è della mente.

    105. Quando preghi trascura le necessità corporali, altrimenti la puntura di una pulce, o di una zanzara o di una mosca, ti priveranno del frutto della preghiera.

    108. Avrai sicuramente letto la vita dei monaci di Tabenne, dove è riferito che mentre l'Abate Teodoro teneva un'istruzione ai suoi frati, due vipere si rifugiarono ai suoi piedi. Non si scompose; curvò le piante dei piedi in modo da offrire un riparo ai due rettili, e proseguì il suo sermone. Solo al termine mostrò le bestiole ai frati e riferì l'accaduto.

    112. Ad un monaco, pieno d'amore di Dio, mentre percorreva il deserto intento alla preghiera interiore, apparvero due angeli che accanto a lui fecero un buon tratto di cammino. Ma lui non prestò la minima attenzione alla loro presenza, per non perdere ciò che era migliore. Ricordò le parole dell'Apostolo: "Nè gli Angeli, nè i Principati, nè le Potenze potranno separarci dall'amore di Dio, che è in Gesù Signore nostro" (Rom 8, 38, 39).

    114. Non desiderare nè, tanto meno, cercare, durante la preghiera, forme e immagini che ti facilitino il compito.

    115. Non desiderare neppure la sensibile visione degli Angeli o delle potenze celesti, neppure quella di Cristo. Correresti il rischio di esser preda dell'illusione, di confondere il lupo con il pastore e di prestare il culto ai demoni invece che a Dio.

    116. La superbia è il primo passo verso l'inganno della mente, essa spinge l'intelligenza a cercare di dare una forma al Sacro.

    117. Torno a ripetere ciò che dissi ai monaci giovani:

    Beata la mente che custodisce il silenzio perfetto durante la preghiera.

    118. Beata la mente che, durante la preghiera senza distrazioni, acquista un desiderio crescente di Dio.

    119. Beata la mente che, nella preghiera, non porta i richiami delle cose esteriori e dei possessi.

    120. Beata la mente che, durante la preghiera, è morta alle realtà esteriori.

    121. Perfetto è il monaco che in ogni essere umano vede Dio.

    122. Perfetto è il monaco che pensa al progresso e alla salvezza di tutti gli uomini come si trattasse di lui stesso.

    123. Perfetto è il monaco che sente se stesso, il più inquinato degli esseri.

    124. Il vero monaco è chi, pur separato da tutti, vive in comunione con ogni creatura.

    125. Vero monaco è chi si sente in unione vitale con tutti e se stesso vede in ogni essere umano.

    126. Prega veramente chi non cessa di far fruttificare per Iddio la sorgente prima di ogni pensiero.

    141. Finché non sarai del tutto libero dagli impulsi passionali e la tua mente resisterà alla virtù e alla verità, non sentirai salire dal tuo profondo il soave incenso della preghiera.

    151. La bontà della preghiera non è nella quantità, ma nella qualità. Ne testimoniano quei due che salirono al tempio a pregare (Luca 18, 10) e anche le parole: "non moltiplicate le parole nelle vostre preghiere" (Mat 6, 7).

    152. Finché metterai attenzione soltanto alla posizione del corpo e la tua mente sarà fissa sulla bellezza esteriore del tabernacolo, sappi che ancora non hai veduto il luogo della preghiera e che sei lontano dalla via benedetta che ad esso conduce.


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  4. #4
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    + NICEFORO IL SOLITARIO +



    Breve nota biografica
    Niceforo il solitario, chiamato anche l'Agiorita e l'Esicasta, è il primo autore che parla diffusamente della "preghiera di Gesù" associata alla tecnica respiratoria. Italiano di nascita, preferì, come scrive di lui Gregorio Palamas, "il nostro Impero al suo paese di origine, perchè la parola di verità vi è dispensata con più fedeltà". Raccolse un'antologia di testi patristici sulla virtù della sobrietà, la custodia del cuore.

    Nei suoi scritti insegna ai principianti il controllo della respirazione per far rientrare l'intelletto, la coscienza personale, nel cuore, il centro della natura umana. Il cuore, luogo della presenza reale della grazia divina, ma in se stesso incosciente, mediante la discesa dell'intelletto ne prende coscienza. Il veicolo della discesa dell'intelletto nel cuore è il respiro. L'unione intelletto-cuore riunifica l'essere umano.

    Niceforo morì poco prima del 1340. Fu maestro e guida di Gregorio Palamas. Nel silenzio, lontano dalle cure mondane, raggiunse un alto grado di unione con Dio.


    Trattato molto utile sulla sobrietà e sulla custodia del cuore
    Quanti desiderate l'illuminazione miracolosa e divina del nostro Salvatore Gesù Cristo, quanti cercate di sperimentare il fuoco divino nel cuore, e vi sforzate di sentire la consolazione del perdono di Dio, e avete rinunciato ai beni del mondo per entrare in possesso del tesoro sepolto nel campo del cuore, e volete accendere gioiosamente le torce dell'anima, e, per questo, rinunciaste alle realtà presenti, e bramate conoscere e ricevere, con consapevole chiarezza, il regno di Dio presente nel vostro intimo, venite. Vi esporrò la scienza della eterna e celeste vita, il metodo.

    Torniamo in noi stessi, fratelli, respingendo con disgusto il consiglio del serpente e di qualunque cosa che striscia sulla terra. Ci è impossibile ottenere il perdono e l'amicizia di Dio, senza prima ritornare per quanto è possibile, in noi stessi, o meglio, paradossalmente, rientrare in noi stessi separandosi da ogni rapporto col mondo e con le sue vacue preoccupazioni, diretti alla conquista del regno di Dio che è dentro di noi.

    La vita solitaria è stata chiamata la scienza delle scienze e l'arte delle arti; perchè i suoi risultati niente hanno a che fare con i vantaggi corruttibili di questo mondo che allontanano la mente da ciò che è il meglio e la sommergono. La vita solitaria ci promette dei beni meravigliosi e indicibili che "l'occhio non ha mai visto, l'orecchio mai inteso, nè mai sono entrati nel cuore dell'uomo". Per questo lottiamo "non contro la carne e il sangue, ma contro le dominazioni, le potenze, i principi tenebrosi di questo secolo."

    Siccome il presente secolo è tenebroso, stiamogli lontani , stiamo lontani anche col pensiero, niente di comune sia tra noi e il nemico di Dio, perchè "chiunque vuole essergli amico diventa nemico di Dio. Chi potrà soccorrere chi è diventato nemico di Dio? Imitiamo, perciò, i nostri Padri, e, come loro fecero, cerchiamo il tesoro nascosto nei cuori, e, una volta scoperto, teniamolo con tutte le forze per conservarlo e farlo valere. Per questo fummo creati fin dall'inizio. Se un nuovo Nicodemo si facesse avanti per chiedere: "Come si può entrare nel proprio cuore, dimorarvi e lavorarvi?" Domanda corrispondente a quella che fu fatta al Salvatore: "Come può uno, da vecchio, entrare una seconda volta nel ventre di sua madre?"

    Per rispondere a queste domande allegherò a questo trattato, per l'utilità di molti, le vite dei Santi e le loro opere scritte, affinchè persuasi da queste prove respingano i loro ultimi dubbi.

    Comincerò col nostro padre, Antonio il Grande, continuando con quelli che dopo di lui sono venuti, scegliendo, per quanto mi sarà possibile, le loro parole e gesta per presentarle come testimonianze convincenti.



    Dalla vita del nostro padre Sant'Antonio

    Due fratelli si incamminarono per andare a far visita all'Abate Antonio; lungo la strada venne a mancare loro l'acqua; uno morì e l'altro era sul punto di venir meno; non avendo più forze per camminare, si stese sul suolo in attesa della morte. Antonio, seduto in preghiera sul monte, chiamò due monaci, che per caso si trovavano vicino a lui e disse: "Prendete una brocca d'acqua e correte sulla strada che porta in Egitto; due uomini sono diretti qui, uno è morto adesso, l'altro verrà meno se non correte. Ciò mi è stato rivelato mentre pregavo". I monaci trovarono uno morto e lo seppellirono, l'altro lo rianimarono con l'acqua e lo condussero all'Anziano. La distanza era di un giorno di cammino. Qualcuno potrebbe domandare perchè Antonio non disse niente avanti che il primo morisse: questa è una domanda mal posta. La decisione della sua morte non spettava ad Antonio, ma a Dio che volle che il primo morisse e rivelò la situazione estrema del secondo. Il fatto miracoloso di Antonio fu che mentre pregava con cuore sobrio sul monte, il Signore gli manifestò degli eventi lontani. Vedi che, a motivo della sobrietà del cuore, fu concessa ad Antonio la visione divina e la chiaroveggenza. Giovanni Climaco ci istruisce con queste parole: "Dio si manifesta alla mente che riposa nel cuore, da principio come fuoco che purifica l'amato, infine come luce che illumina la mente e la rende deiforme".



    Dalla vita di San Teodosio, il cenobiarca (V-VI sec .)

    San Teodosio fu a tal punto ferito dal soave dardo dell'amore e talmente incatenato dalle sue catene fino a consumare nelle sue azioni il più alto comandamento divino: "Tu amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente". E questo potè fare avendo teso tutte le potenze dell'anima nel solo desiderio del suo creatore, escludendo tutti gli altri oggetti passeggeri. Quando diceva parole di conforto ispirava fiducia rispettosa, quando pronunciava parole di ammonimento era pieno di dolcezza e di affabilità. Chi mai come lui poteva conversare con molti ed apparire totalmente dedito a loro, e al tempo stesso capace, come lui, di tener raccolti i sensi indirizzandoli nel suo intimo? Chi come lui poteva conservarsi gioiosamente calmo in mezzo al tumulto del mondo, come chi dimora nella solitudine? Chi fu più capace di lui nel rimanere se stesso in mezzo alla folla e nel deserto? In tal maniera il nostro grande Teodosio, unificando i suoi sensi e facendoli dimorare nel suo intimo, divenne ferito dall'amore del Creatore.



    Dalla vita di Sant'Arsenio

    L'ammirabile Arsenio seguì strettamente la regola di non esporre alcuna cosa con lo scritto, nè di tenere corrispondenze con alcuno. Non che ne fosse incapace. Come poteva esserlo? Egli poteva parlare con eloquenza con la stessa facilità di chi è uso a parlare il linguaggio ordinario. Il motivo di questo suo modo di fare era la sua abitudine al silenzio e la sua ripugnanza all'ostentazione. Per lo stesso motivo nelle adunanze ecclesiali, cercava il posto più segreto in modo da non vedere alcuno e da non essere visto da altri; si metteva dietro una colonna o altro ostacolo per non essere notato dagli altri presenti. Voleva vigilare su se stesso e mantenere la mente raccolta e più speditamente immersa in Dio. A sua volta quest'uomo santo concentrava nel suo intimo il pensiero per innalzarlo senza fatica a Dio.



    Dalla vita di San Paolo di Latros ( + 956)

    San Paolo trascorse la sua vita in zone montagnose e deserte, i suoi unici compagni e commensali furono le bestie selvagge. Solo di rado scendeva alla Lavra per visitare i fratelli. Li esortava a non avere un animo pavido, a non tralasciare le laboriose fatiche della virtù, a perseverare con tutta l'attenzione e discrezione nella vita conforme al vangelo, a combattere coraggiosamente gli spiriti del male. Inoltre esponeva loro un metodo per riconoscere le suggestioni delle passioni, per estirpare i germi delle cattive tendenze. Ora avete visto come questo padre istruiva i suoi discepoli che ignoravano il metodo per respingere gli assalti delle passioni. Questo metodo non può essere altro che la custodia della mente, perchè l'opposizione alla passione è il compito della mente, e di nessun'altra potenza dell'anima.



    Dalla vita dell'Abate Agatone

    Un frate chiese all'Abate Agatone: "Padre, cos'é più perfetto, il lavoro corporale o la custodia delle forze interiori?" Agatone rispose: "L'uomo assomiglia ad una pianta, il lavoro corporale costituisce il fogliame, la custodia delle forze interiori è il frutto. E' scritto: "L'albero che non dà un buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco". E' chiaro che tutto il nostro impegno deve convergere sulla custodia della mente. Pur rimanendo necessaria l'ombra e l'ornamento delle foglie, cioè a dire il lavoro corporale." Con questa risposta mirabile il santo condanna quelli che non hanno raggiunto la custodia della mente e si gloriano della loro vita attiva, dice infatti: "Ogni albero che non porta buon frutto", chi non ha raggiunto la custodia della mente e non porta altro che foglie, cioè la vita attiva, sarà tagliato e gettato nel fuoco. Tremenda è la tua definizione, Padre!



    Dalla lettera di Marco a Nicolò

    Vuoi figlio, possedere in te stesso una fiamma di conoscenza spirituale per camminare senza inciampi nella profonda notte di quest'era, ed avere il tuo passo sorretto dal Signore e desideri anche con fede ardente seguire la via del vangelo, cioè la pratica dei perfetti comandamenti evangelici con la pi— viva fede e la preghiera? Ti esporrò una meravigliosa via o scoperta spirituale. Essa non richiede nè fatica fisica, nè combattimento corporale, ma un travaglio spirituale. Un'attenzione della mente sostenuta dal timore e dall'amore di Dio. Con questa via metterai in fuga con facilità la schiera dei nemici. Se vuoi raggiungere la vittoria sulle passioni, rientra in te stesso con la preghiera e il soccorso di Dio, e discendendo nelle profondità del cuore cerca di scoprire le tracce di questi tre robusti giganti: l'oblio, l'ozio e l'ignoranza. Essi sono la testata di ponte degli invasori della mente, ed aprono il varco alle altre malvagie passioni che agiscono, vivono e diventano forti nell'anima di chi ama i piaceri. Ma tu, individuati questi tre giganti malefici e ignorati dai più, con severa vigilanza e controllo della mente, sostenuto dall'aiuto che viene dall'alto, li potrai vincere non interrompendo mai la preghiera e la vigilanza. Il tuo impegno nella ricerca della vera sapienza, nel tener sempre presente la parola di Dio e nel mantenere l'accordo tra la volontà e la vita, insieme alla costante vigilanza del cuore, dono dell'attivo potere della grazia, cancellerà le ultime tracce dell'oblio, dell'ozio e dell'ignoranza. Non vedi l'accordo delle parole spirituali? E come sapientemente ci espongono la scienza della preghiera? Ascolta anche i seguenti autori che ci espongono identici pensieri.



    Da Giovanni Climaco

    Colui che pratica la preghiera silenziosa del cuore cerca, paradossalmente, di circoscrivere l'incorporeo in un'abitazione carnale. L' esicasta dice: "Dormo ma il mio cuore vigila". Chiudi al corpo la porta della tua cella, la porta della bocca alla conversazione, la porta interiore ai cattivi spiriti. Seduto su una altura, osserva, se ne conosci bene l'arte e vedrai come, quando e da dove, quanti sono e la natura dei ladri che tentano di entrare nel tuo vigneto per rubare l'uva. Se il guardiano è stanco, si alzi in piedi per pregare, quindi di nuovo si assida e riprenda il suo lavoro con nuova luce. La vigilanza sui pensieri è una cosa, il fermo dominio della mente è un'altra; tra esse c'è tutta la distanza che separa l'oriente dall'occidente, la seconda è incomparabilmente più difficile. Come i ladri quando vedono le armi del re pronte in qualche luogo, non ci si avventurano incautamente; così chi ha unito la preghiera nel suo cuore non verrà con facilità spogliato dai ladri spirituali. Queste parole ti mostrano la meravigliosa attività interiore del nostro grande padre. Mentre noi, camminando nella tenebra, come in un notturno combattimento, non diamo attenzione alle parole preziose dello Spirito, e volontariamente sordi vi passiamo accanto senza ascoltarle.



    Dall'Abate Isaia

    Quando uno si allontana da ciò che è alla sua sinistra, conosce chiaramente i peccati che ha commesso contro Dio. I peccati non possono essere riconosciuti fintanto non ci si separa da essi, con amaro distacco. Chi ha raggiunto questo grado ottiene il dono delle lacrime, della preghiera, e del rossore davanti a Dio, ricordando il suo malvagio amore per le passioni. Impegniamoci con tutte le forze, fratelli; Dio nella sua infinita misericordia ci sarà d'aiuto. Se non abbiamo vigilato sul nostro cuore, come hanno fatto i nostri Padri, cerchiamo di conservare i corpi immuni dal peccato, in conformità al volere di Dio. Siamo sicuri che, se verrà il tempo della carestia, Egli ci colmerà con la sua misericordia come ha fatto con i suoi Santi.

    Questo grande uomo consola chi è veramente debole dicendo: se non abbiamo vigilato sul nostro cuore, come hanno fatto i nostri Padri, cerchiamo di conservare i corpi immuni dal peccato, in conformità al volere di Dio; ed Egli ci colmerà con la sua misericordia. Grande è la compassione e la tolleranza di questo Padre.



    Da Macario il Grande

    L'opera suprema nel combattimento spirituale è quella di discendere nel proprio cuore, ingaggiando la lotta contro Satana, sprezzandolo e assalendolo nel campo dei pensieri. Chi custodisce il proprio corpo dalla corruzione e dall'impudicizia, ma interiormente, davanti a Dio, commette impudicizia, fornicando con il pensiero, a nulla gli giova la verginità fisica. C'è una impudicizia che si consuma nel corpo, e l'impudicizia dell'anima che si dona a Satana. Queste parole sembrano in contraddizione con quelle dell'Abate Isaia, ma non è così. Egli ci consiglia di custodire il corpo conformemente ai comandamenti di Dio; Dio domanda e la purità del corpo e quella dello spirito come si rileva dai precetti evangelici.



    Diadoco di Foticea

    Chi dimora costantemente nel proprio cuore rimane straniero alle attrattive della vita. Camminando nello spirito non può conoscere i desideri della carne. Muovendosi dentro il castello delle virtù che sono, per così dire, le sentinelle delle sue porte, le macchinazioni dei demoni falliscono contro di lui. Giustamente il santo dice che le macchinazioni dei demoni sono inefficaci su di noi, quando dimoriamo nelle profondità del cuore, e questo tanto più quanto vi rimaniamo più a lungo.



    Mi accorgo che il tempo mi manca per riferire, come mi ero proposto, tutte le parole dei Padri. Ne riporterò ancora una o due volendomi affrettare a concludere.



    Isacco di Siria

    Cerca di entrare nella tua cella interiore e vedrai la cella celeste. L'una e l'altra sono la stessa cosa, e la stessa porta apre la visione di ambedue. La scala che conduce al regno è nascosta dentro di te, nella tua anima. Lavati dalle macchie del peccato, scoprirai i gradini sui. quali potrai salire.



    Simeone il Nuovo Teologo

    Da quando il diavolo con i suoi demoni riuscì a far bandire l'uomo dal Paradiso mediante la trasgressione e a separarlo da Dio, acquisì il diritto di agitare la ragione umana; alle volte molto, altre poco, non di rado fino al limite del sopportabile. Non esiste altra difesa contro questo che la memoria di Dio incisa nel cuore dal potere della Croce che rende salda e invulnerabile la mente. A questo porta il combattimento spirituale, e il cristiano lo deve combattere sul campo della fede cristiana e per esso ha indossato l'armatura. Se no, combatte inutilmente. Esso è l'unica ragione degli svariati esercizi ascetici affrontati da chi cerca Dio. Si tratta di attrarre la compassione del misericordioso Dio, per riconquistare la prima dignità, e di imprimere Cristo nella propria mente, conformemente alle parole dell'apostolo: "Figli miei, sono nei dolori del parto fintanto che Cristo sia formato in voi".





    Avete compreso, fratelli, che esiste un'arte, un certo metodo spirituale, per condurre rapidamente chi lo pratica alla libertà dalle passioni e alla visione di Dio. Siete convinti che la vita attiva, davanti a Dio, non è altro che il fogliame di una pianta, e che l'anima priva della custodia del cuore, il frutto, lavora inutilmente? Cerchiamo di non morire senza aver portato frutti, e di non soffrire inutili rimpianti.

    Domanda (a Niceforo). Dal tuo scritto abbiamo appreso il comportamento di quelli che furono amici graditi a Dio, e quindi che esiste un'attività che, liberando speditamente l'anima dalle passioni, l'unisce a Dio nell'amore e che essa bisogna sia praticata da chiunque si arruola nell'esercito di Cristo. Ogni dubbio è stato fugato e siamo pienamente persuasi. Ma cos'è l'attenzione della mente e qual'è il modo di acquistarla? Lo vorremmo sapere, ne siamo del tutto all'oscuro.

    Risposta : Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo che ha detto: "Senza di me nulla potete fare". Dopo averlo invocato perchè mi aiuti ed assista, mi proverò a descrivervi cosa sia l'attenzione e come, con l'aiuto di Dio, uno possa acquistarla. Alcuni santi hanno chiamato l'attenzione "vigilanza della mente", altri "custodia del cuore", altri "sobrietà", altri "silenzio mentale", altri con altri nomi. Questi nomi designano la stessa cosa; come il pane può essere chiamato panino o cornetto, è la stessa cosa. Impara accuratamente cosa sia l'attenzione e le sue caratteristiche.

    L'attenzione, è il segno del sincero cambiamento di mente; l'attenzione è la presenza dell'anima a se stessa, il distacco dal mondo e il ritorno a Dio. L'attenzione, è lo spogliamento dei peccati e il rivestimento della virtù. L'attenzione, è la ferma certezza del perdono dei peccati. L'attenzione, è il primo passo verso la contemplazione, meglio ancora ne è la base permanente: perchè è per l'attenzione che Dio scende nella mente e vi si rivela. L'attenzione è la serenità della mente, più precisamente la sua permanente imperturbabilità per la misericordia di Dio. L'attenzione è la calma del pensiero, la dimora del costante ricordo di Dio, il potere che dona pazienza nelle prove. L'attenzione è l'origine della fede, della speranza, dell'amore, se uno non ha la fede non può sopportare le prove che vengono dall'esterno, e chiunque non le accetti con gioia non può dire al Signore: "Tu sei il mio rifugio e il mio baluardo". E se uno non pone nell'Altissimo il suo rifugio, non avrà l'amore nel profondo del cuore.

    Questa rettitudine della mente può essere raggiunta da molti, o anche da tutti mediante l'insegnamento. Pochi l'acquistano direttamente da Dio senza una guida, col vigore di un impulso interiore e l'ardore della fede. Ma l'eccezione non fa legge. Cerca perciò una guida sicura, le sue istruzioni ti indicheranno le possibili deviazioni che l'attenzione può subire in una direzione o in un'altra, i suoi eccessi e difetti stimolati dalle suggestioni del nemico. Avendo imparato dalle prove dolorose della tentazione, il maestro ti mostrerà il da farsi e ti indicherà correttamente il cammino spirituale che potrai percorrere senza difficoltà. Se ancora non hai una guida, cercala con ogni cura.

    Ma se nonostante la ricerca non trovi nessuno che possa guidarti, invoca Dio con umile cuore e con lacrime, supplicalo nella tua povertà e fa ciò che sto per dirti.

    Tu sai che la respirazione consiste nell'inspirare e nell'espirare aria. L'organo che a tale scopo serve è il cuore, esso è il principio della vita e del calore. Il cuore attira a sè il fiato per diffondere all'esterno il suo calore con l'espirazione e assicurarsi una temperatura ideale. Il principio o più precisamente lo strumento di questo ritmo sono i polmoni. Costruiti dal Creatore con un tenue tessuto, introducono ed estromettono l'aria come un soffietto, così che il cuore assorbendo nel respiro l'aria fredda ed emettendola riscaldata, mantiene intatta quella funzione che gli è stata affidata per l'equilibrio del corpo vivente.

    1) Come già ho detto, mettiti seduto, raccogli il tuo spirito e introducilo nelle narici; è il cammino che l'aria segue per andare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel cuore, insieme con l'aria inspirata Quando vi sarà giunto, vedrai la gioia che eromperà: nulla avrai da rimpiangere. Come uno che torna a casa dopo una lunga assenza non sa frenare la gioia di aver ritrovato la moglie e i figli; così lo spirito quando si unisce all'anima, è colmo di gioia e di ineffabile allegrezza. A questo punto, abituati a non fare uscire lo spirito con impazienza, le prime volte si sentirà smarrito in questa interiore reclusione e prigione. Ma, quando si sarà ambientato, non avrà alcun desiderio di sortire nelle consuete divagazioni; il regno dei cieli è dentro di noi.

    Chi volge nel suo intimo lo sguardo, e con pura preghiera cerca di dimorarvi, considera le cose esteriori prive di valore e di pregio.

    2) Se fin da principio riesci a discendere nel cuore nel modo che ti ho descritto, ringrazia Dio! A lui dà gloria, esulta e sii fedele a questo esercizio, ti manifesterà le cose che ignori. A questo punto hai bisogno di un altro insegnamento: mentre il tuo pensiero dimora nel cuore, non stare silenzioso e ozioso, ma costantemente sii impegnato a gridare "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio abbi pietà di me", e non ti stancare. Questa pratica tenendo lontano il tuo pensiero dalle divagazioni, lo rende invulnerabile e inattaccabile alle suggestioni del nemico, e ogni giorno lo eleva all'amore e alla nostalgia di Dio.

    3) Ma se, nonostante tutti gli sforzi, non riesci ad entrare nel regno del cuore, come ti ho indicato, fa quello che sto per dirti, e con l'aiuto di Dio troverai ciò che stai cercando. Tu sai che nel petto di ogni uomo c'è la facoltà dell'interiore dialogo. Quando le nostre labbra sono silenziose, parliamo, desideriamo, preghiamo e cantiamo dei salmi nel nostro petto. Così, allontana ogni pensiero da questa interiore facoltà, e se veramente lo desideri puoi farlo, e introduci in essa l'invocazione: "Signore Gesù Cristo abbi pietà di me", e costringila a gridare queste parole dopo eliminato ogni altro pensiero. Quando, col tempo, ti sarai impadronito di questa pratica, ti aprirà la strada del cuore che ti ho descritto, e che raggiungerai indubbiamente, e che io stesso ho sperimentato.

    Se persevererai in questo esercizio con intenso desiderio e ardente attenzione, ti verrà incontro il coro delle virtù: l'amore, la gioia, la pace e tutte le altre. Per esse tutte le tue domande avranno la risposta in Cristo Gesù Signore nostro. A Lui insieme al Padre e allo Spirito Santo, la gloria, il potere, l'onore e l'adorazione, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.

    (Filocalia ed cit. Vol. IV p. 18-28)

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    + GIOVANNI CASSIANO +

    CONFERENZE AI MONACI: L'ORAZIONE E LA PREGHIERA CONTINUA


    CONFERENZA IX: L’ORAZIONE

    Premessa alla Conferenza

    Le due conferenze seguenti, pronunciate dal venerando abate Isacco intorno alla ininterrotta continuità dell'orazione, adempiranno, con l'aiuto del Signore, la promessa da me avanzata fin dal secondo libro delle Istituzioni. Una volta compiuto il lavoro, io credo d'aver soddisfatto l'incarico ricevuto dal vescovo Castore, di felicissima memoria, ed espresso da voi, benignissimo vescovo Leonzio, ed Elladio, fratello santo. Mi scuso, prima di tutto, dell'ampiezza di questa trattazione, perché essa è stata estesa più largamente di quanto avevamo deciso nel periodo dei nostri progetti, pur avendo io cercato di trattarne in misura succinta e di aver lasciato moltissimi elementi nel silenzio. Di fatto, il beato Isacco, dopo aver trattato a lungo di diversi argomenti che io, per amore di brevità, ho lasciato da parte, così finalmente prese a parlare.



    Le parole dell'abate Isacco sulla natura della preghiera

    «Tutta la finalità del monaco e la perfezione del suo cuore tendono alla continua e ininterrotta perseveranza della preghiera e, in più, per quanto è concesso alla fragilità dell'uomo, all'immobile tranquillità della mente e ad una perseverante purezza, per effetto della quale noi andiamo in cerca instancabilmente ed esercitiamo continuamente non soltanto la fatica del corpo, ma anche la contrizione dello spirito. Esiste fra l'una e l'altra certo quale reciproco e inseparabile legame. E di fatto, come l'ordinamento di tutte le virtù tende alla perfezione della preghiera, così pure, se tutte queste esigenze non saranno fra loro congiunte e aggregate dal complemento della preghiera, non potranno certo perdurare ferme e stabili. Infatti, come senza tali requisiti non sarà possibile acquistare e assicurare una perenne e costante tranquillità di quella preghiera, di cui stiamo parlando, così pure quelle virtù che predispongono alla preghiera non potranno essere assicurate senza l'assiduità dell'orazione. E allora noi non potremo, con un discorso improvvisato, né trattare convenientemente dell'effetto della preghiera né introdurci nel suo fine principale, che si raggiunge con la costruzione di tutte le virtù, se prima, in vista del suo raggiungimento, non richiameremo ed esamineremo ordinatamente quegli elementi che occorre eliminare oppure disporre, e, in più, secondo il contesto del brano evangelico a, non saranno discussi e diligentemente aggregati i coefficienti che contribuiscono alla costruzione di quella spirituale e altissima torre. E tuttavia tali elementi né gioveranno, anche se preparati, né potranno essere sovrapposti l'uno all'altro per raggiungere opportunamente la sommità della perfezione, se prima, una volta effettuata la ripulitura dei vizi e rimossi i grossi e morti ruderi delle passioni, non verranno gettati sopra la terra viva e solida del nostro cuore, come si usa dire, anzi, sulla pietra evangelica, i fondamenti della semplicità e dell'umiltà; è con tali criteri di costruzione che si dovrà edificare la torre delle virtù spirituali al punto da venire immobilmente assicurati fino ad essere elevati con la fiducia d'una propria fermezza ai sommi fastigi dei cieli. Colui che si appoggerà su tali fondamenti, anche se cadranno scrosci di pioggia rovinosa, anche se irromperanno violenti rovesci di persecuzione alla maniera di colpi d'ariete, anche se si scatenerà la terribile tempesta degli spiriti nemici, non solo non lo colpirà alcuna rovina, ma quell'urto non riuscirà in alcun modo a smuoverlo dalla sua fermezza.



    In che modo si raggiunge una preghiera pura e semplice

    Ne segue allora che, affinché la preghiera possa riuscire coltivata con quel fervore e quella purezza, con la quale deve essere condotta, debbono essere osservate in tutti i modi le norme seguenti. Anzitutto dev'essere bandita nel modo più completo la sollecitudine provocata dalle tendenze carnali, in secondo luogo non si deve ammettere alcuna preoccupazione di qualche affare o di qualche altro stimolo, ma neppure, e del tutto, il loro ricordo. Nel modo stesso vanno eliminate le detrazioni, i vani colloqui o quelli prolungati, come pure le scurrilità. In modo completo dev'essere rimosso l'insorgere dell'ira e della tristezza, così come dev'essere estirpato il dannoso fomite della concupiscenza carnale e della brama del danaro. E allora, una volta distrutti ed eliminati tutti questi e simili vizi, i quali possono apparire perfino agli occhi degli uomini, e assicurata, come già abbiamo detto, una tale epurazione purificatrice, la quale si ottiene attraverso una purezza fatta di semplicità e di innocenza, occorrerà gettare anzitutto i fondamenti inconcussi d'una profonda umiltà, i quali, ovviamente, siano in grado di sostenere quella torre che si eleva fino al cielo; in secondo luogo occorre aggiungere la costruzione spirituale delle virtù e impedire all'animo ogni distrazione e divagazione lubrica, in modo che a poco a poco l'animo stesso cominci ad elevarsi alla contemplazione di Dio e alla visione delle realtà spirituali. Tutto quello infatti che l'animo nostro ha concepito prima dell'ora dell'orazione, necessariamente ritornerà a farsi presente attraverso la suggestione della memoria, allorché noi ci metteremo a pregare. Perché, quali noi ci ripromettiamo di essere trovati durante la nostra orazione, tali dobbiamo disporci ad essere prima del tempo destinato alla preghiera. Nell'applicarci all'orazione la mente si ritrova nello stato in cui s'era precedentemente atteggiata: quindi, nel disporsi a pregare, ecco affacciarsi ai nostri occhi l'immagine del nostro abituale comportamento e perfino il ricordo delle parole e le impressioni dei nostri sentimenti, ed eccoci allora inclini, secondo le nostre disposizioni, alla irascibilità o alla tristezza, a risentire in noi i motivi della passata concupiscenza o della grottesca risibilità nel parlare, di cui c'è perfino vergogna a parlare, come pure il facile ricorso a precedenti discorsi. E allora, prima di metterci a pregare, procuriamo di escludere con sollecitudine, dall'intimità del nostro cuore, quanto non vorremmo vi entrasse, appunto per poter adempiere quello che ci è stato suggerito dall'Apostolo: "Pregate senza interruzione", e ancora: "(Voglio che gli uomini preghino) ovunque si trovino, alzando al cielo mani pure, senza ira e senza contese". Noi non saremo in grado di aderire a questi suggerimenti, se la nostra anima, purificata da ogni contagio dei vizi e dedita unicamente alle virtù come a dei beni ad essa connaturali, non si nutrirà della continua contemplazione di Dio onnipotente.



    Le diverse forme della preghiera

    ISACCO: «Io sono del parere che senza una grande purezza del cuore e dell'anima e senza l'illuminazione dello Spirito Santo non sia possibile comprendere tutte le specie della preghiera. Tali specie sono tante, quante in un'anima, o meglio, in tutte le anime, possono esservi prodotti i generi e le forme differenti. Pertanto, sebbene risulti che per l'inettitudine del nostro cuore noi non riusciremo a individuare tutte le specie proprie della preghiera, tuttavia, per quanto la mediocrità della mia esperienza lo consentirà, tenteremo in ogni modo di discorrerne. Infatti, secondo il grado della purezza, alla quale ogni anima tende, e secondo la disposizione effettiva, in cui, o per motivi esteriori o per la sua operosità, ogni anima si perfeziona, quelle varie specie di preghiera in ogni momento si modificano; ne segue allora con certezza che da nessuno possono essere pronunciate preghiere sempre uguali. E in realtà ognuno prega in un modo, allorché si sente lieto, e invece prega in altro modo, quando si sente oppresso dal peso della tristezza o della disperazione; prega in un modo, quando si sente forte per i successi del suo spirito, e in un altro modo, allorché è preso di mira dall'assalto delle tentazioni; in un modo, allorché chiede il perdono per i propri peccati, in un altro, quando domanda l'acquisto d'una grazia o prega per ottenere la sicura estinzione di qualche vizio; in un modo, allorché si sente contrito nella considerazione dell'inferno e per il timore del giudizio futuro, in un altro, quando s'infiamma per la speranza e il desiderio dei beni futuri; in un modo, allorché si trova nelle necessità e nei pericoli, in un altro, quando vive nella sicurezza e nella tranquillità; in un modo, allorché viene illuminato dalla rivelazione dei misteri celesti, in un altro, quando si sente represso dalla sterilità in fatto di virtù e dall'aridità in fatto di aspirazioni.



    Le quattro specie di preghiera

    Quindi, una volta richiamati questi accenni intorno alla varietà delle preghiere, benché non sia stato esposto da me quanto l'importanza della materia esigeva, ma solo quanto l'ha permesso l'angustia del tempo e, senza dubbio, la ristrettezza del mio ingegno e il torpore del nostro cuore, subentra ora per noi una difficoltà ben più grande in vista dell'esposizione delle varie specie della preghiera, trattate ognuna singolarmente, così come l'Apostolo le ha distinte, distinguendole in quattro forme: "Raccomando prima di tutto che si facciano obsecrazioni, orazioni, suppliche e ringraziamenti per tutti gli uomini". Non v'è alcun dubbio che tale distinzione sia stata fatta dall'Apostolo non senza motivi fondati. Anzitutto dovremo indagare che cosa egli intenda per obsecrazioni, orazione, supplica e ringraziamento. In secondo luogo occorrerà ricercare se queste quattro specie di preghiera siano da praticare tutte contemporaneamente, vale a dire, se occorra associarle insieme ogni qualvolta che uno si mette a pregare, oppure siano da offrire a Dio alternativamente e singolarmente, come, per esempio, se si debba prima praticare le obsecrazioni, poi le orazioni, poi le suppliche e i ringraziamenti, ovvero se uno debba offrire le obsecrazioni, uno le orazioni, un altro le suppliche, un altro ancora i ringraziamenti, in rapporto cioè alla propria età, relativamente alla quale ogni anima riesce a progredire in proporzione al proprio impegno.



    Quale è l’ordine da osservare nella pratica delle quattro specie di preghiera

    In primo luogo occorre trattare delle proprietà stesse dei vocaboli e dei termini, e così esaminare bene quale differenza intercorra fra orazione, obsecrazione e supplica; in secondo luogo occorrerà decidere, in modo analogo, se sarà bene presentare quella successione singolarmente ovvero unitamente; in terzo luogo dovremo indagare se quell'ordine, disposto dall'autorità stessa dell'Apostolo, esiga d'essere in qualche modo ampliato a beneficio di chi ascolta, oppure debba essere accolta nella sua semplicità quella distinzione stessa, tanto da ritenere che la disposizione sia stata offerta dall'Apostolo con tutta indifferenza, ma una tale conclusione a me parrebbe assurda: non bisogna affatto ritenere che lo Spirito Santo abbia enumerato proprio per mezzo dell'Apostolo qualche provvedimento solo di passaggio e senza motivo fondato Perciò noi tratteremo ogni parte a sé stante con lo stesso ordine con cui tutto abbiamo ricevuto, e ne tratteremo così come il Signore ci concederà di parlarne.



    L'obsecrazione

    "Raccomando prima di tutto che si facciano obsecrazioni". L'obsecrazione è un'implorazione ossia una domanda dettata a causa dei peccati; per essa ognuno, ravveduto per le colpe commesse al presente o nel passato, chiede perdono.



    L'orazione

    Le orazioni comportano certi impegni, con i quali noi offriamo, ossia, votiamo a Dio qualche cosa, ed è quello che in lingua greca si dice euché, cioè voto. Infatti, là dove in greco è detto: tàs euchàs mou tò Kuriò apodòso, in latino si legge: "Io offrirò al Signore i miei voti" , e questo, secondo la proprietà del termine, così può essere tradotto: "Io offrirò al Signore le mie orazioni". Anche quello che leggiamo nell'Ecclesiaste: "Quando hai fatto un voto a Dio, non indugiare a soddisfarlo", scrive similmente in greco: eàn eùxe euchèn tò Kuriò, vale a dire: "Se voi offrirete un'orazione al Signore, non rimandate il compierla". E così essa sarà posta in atto da ciascuno di noi in questo modo. Noi infatti preghiamo allorché, rinunciando a questo mondo, promettiamo, una volta negati a tutte le attitudini e ai rapporti con il mondo, di servire il Signore con tutta la dedizione del cuore. Noi preghiamo, allorché, dopo aver disprezzato gli onori del secolo e rinunziato alle ricchezze terrene, aderiamo al Signore con tutta la contrizione del cuore e con la povertà di spirito. Noi preghiamo, allorché promettiamo di coltivare per sempre una purissima castità del corpo e un'incrollabile pazienza, o anche quando facciamo voto di sradicare dal nostro cuore le radici dell'irascibilità e della tristezza, che è una causa di morte. Se noi poi, abbandonandoci all'ignavia e ritornando agli antichi vizi, non adempiremo le nostre promesse, diverremo colpevoli per non aver tenuto fede a quelle stesse nostre promesse e ai nostri voti, al punto che si dirà di noi: "Era meglio non fare voti piuttosto che fare voti e poi non mantenerli". Tale sentenza si può esprimere così secondo la lingua greca: "È meglio non pregare piuttosto che pregare e poi non mantenere".



    La supplica

    Al terzo posto sono poste le suppliche, quelle che noi, nel fervore dello spirito, siamo soliti presentare anche per gli altri, sia che le nostre richieste tengano presenti i nostri familiari oppure si estendano alla pace di tutto il mondo, come pure, tanto per servirmi delle parole dello stesso Apostolo, noi eleviamo suppliche "per tutti gli uomini, per i re e per tutti coloro che stanno al potere".



    Il ringraziamento

    Al quarto luogo sono poste le azioni di grazia, quelle che l'anima esprime al Signore con ineffabile impeto, allorché ricorda i benefici ricevuti da Dio nel tempo passato, oppure quando pone mente a quali e quanto grandi favori Iddio intende concedere nell'avvenire a coloro che lo amano. Ed è pure con questa stessa disposizione che talora vengono espresse preghiere più abbondanti, allorché il nostro spirito, considerando con occhi purissimi i premi riservati ai santi nella vita futura, si sente animato a dirigere a Dio, con immensa gioia, grazie ineffabili.



    Si discute se queste specie di preghiera siano necessarie tutte insieme e per tutti, oppure ognuna singolarmente e successivamente per ciascuno, a parte.

    Da coteste quattro specie nascono solitamente occasioni di larghe suppliche. Infatti dalla specie dell'obsecrazione, la quale è originata dalla compunzione dei peccati e dalla disposizione dell'orazione, che a sua volta nasce dalla fiducia nell'emissione dei voti e del loro compimento in base alla purità della coscienza, come pure dalle suppliche, originate dall'ardore della carità, e dalla gratitudine, generata a sua volta dalla considerazione dei benefici di Dio, della sua grandezza e dalla sua pietà, è da allora, ripeto, che noi rimaniamo convinti che prendono vita molto spesso ferventissime e infuocate preghiere al punto che appare evidente come tutte le specie di preghiera da noi fin qui richiamate riescano utili a tutti gli uomini, tanto che in un solo e medesimo individuo la variazione intesa ora delle obsecrazioni, ora delle orazioni, ora delle domande, produrrà sincere e frequentissime suppliche. E tuttavia la prima specie (le obsecrazioni) sembra convenire maggiormente ai principianti, poiché essi sono ancora presi dal rimorso e dal ricordo dei loro vizi; la seconda (le orazioni) sembra adatta a coloro che si sono già assicurati, per l'effetto del loro progresso spirituale e per il conseguimento delle virtù, una certa elevatezza del loro spirito; la terza (la domanda) è adatta a coloro, i quali, adempiendo alla perfezione le esigenze dei loro voti, sono indotti a intervenire in favore degli altri, in considerazione della loro fragilità, stimolati, come si sentono, dall'impulso della carità; la quarta è adatta per coloro i quali, dopo avere ormai repressa nel loro cuore la spina punitrice della loro coscienza, divenuti sicuri, si dedicano ormai con mente purissima alla considerazione della generosità del Signore e alle misericordie da Lui concesse nel passato e che Egli elargisce nel presente e prepara per il futuro, e così si sentono attratti con cuore ferventissimo a quella preghiera infuocata che dalle parole non può essere né compresa né espressa.

    Talora però l'anima, una volta stabilitasi in quell'autentico grado di purezza, e in esso inizialmente radicatasi, raccogliendo nel loro insieme tutte quelle forme di preghiera e trascorrendo dall'una all'altra alla maniera d'una fiamma inafferrabile e vorace, suole rivolgere a Dio preghiere d'un vigore purissimo; lo Spirito Santo, intervenendo a sua volta, le rivolge a Dio a nostra insaputa; l'anima concepisce allora, in quell'unico momento, ed effonde con ineffabile profusione suppliche così ardenti, quante in altro tempo la mente non saprebbe ripetere, non dico a parole, ma nemmeno nel ricordo. Può perciò accadere talora che qualcuno, in qualunque grado venga a trovarsi, si ritrovi nella condizione di emettere preghiere pure e intense, poiché, pur essendo egli nel primo e umile grado della vita spirituale, il grado che si estende nel timore del giudizio finale, proprio allora egli venga sorpreso dalla compunzione del cuore al punto da sentirsi nel pieno dell'impeto della obsecrazione con non minore alacrità di chi invece, per la purezza del suo cuore, contemplando ed esaminando la magnificenza di Dio, si senta invaso da una gioia ineffabile. E in realtà, secondo la sentenza stessa del Signore, egli comincia ad amare di più, perché riconosce che gli è stato perdonato di più.



    Quale forma di preghiera dobbiamo preferire?

    E tuttavia noi dobbiamo adeguarci di preferenza, in vista del progresso della nostra vita e del raggiungimento delle virtù, a quella specie di preghiera, la quale viene effusa con la contemplazione dei beni futuri e anche con l'ardore della carità, oppure, o con certezza, tanto per parlare più umilmente e secondo la misura dei principianti, attenerci alla preghiera destinata al progresso delle virtù ordinarie e all'estinzione d'ogni vizio. In casi diversi infatti noi non potremmo in alcun modo giungere a specie di preghiera più elevate, di cui abbiamo in precedenza fatta parola, a meno che la mente non progredisca lentamente e gradatamente attraverso l'ordine di queste nostre domande.



    Delle quattro specie di preghiera offerte dall'esempio di Nostro Signore

    Queste quattro specie di orazione così formulate il Signore stesso si è degnato, col suo esempio, di insegnarcele, così designandole, sicché anche in questo Egli compì quanto di Lui è detto: "Gesù cominciò a fare e ad insegnare tutto questo". Infatti così Egli prese ad osservare la specie dell'obsecrazione: "Padre, se è possibile, passi da me questo calice". Valga anche quello che, in rapporto alla sua persona, si legge nel Salmo: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Vi sono altri passi, simili a questi, ed è preghiera anche questa, allorché Egli così si esprime: "Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare". Ed ecco un altro testo: "Per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità". Si ha una domanda, allorché Egli così prega: "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dati, siano con me, dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai data", come pure: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Il ringraziamento è così da Lui espresso: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te". E ancora: «Padre, ti ringrazio, perché mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre tu mi dai ascolto". E tuttavia, sebbene il Signore stesso abbia dichiarato il dovere di offrire le quattro specie di preghiera distintamente e in momenti diversi secondo il modo da noi in precedenza indicato, nondimeno il Signore ha pure dimostrato che quelle forme si possono esprimere anche con una supplica perfetta, e lo ha enunciato col suo esempio per mezzo di quella continuata preghiera da Lui stesso pronunciata, quella che noi leggiamo verso la conclusione del vangelo di Giovanni ad E poiché sarebbe troppo lungo ripercorrere tutto questo testo, ogni diligente lettore potrà persuadersi di questa certezza anche solo consultando direttamente il testo ora da noi richiamato. Ad ogni modo anche l'Apostolo, nella sua lettera diretta ai Filippesi, pur mutando l'ordine succedentesi delle vane specie d'orazione, dichiarò molto espressamente che talvolta quelle preghiere dovrebbero essere elevate tutte insieme sotto l'impulso di una identica supplica. E così egli scrive: "In ogni promessa e obsecrazione le vostre domande siano presentate a Dio con azioni di grazie". Con questo ammonimento egli volle farci intendere in modo del tutto particolare che nell'orazione e nell'obsecrazione, l'azione di grazie dev'essere aggiunta alla domanda.



    La preghiera del Signore

    Tali specie di suppliche saranno seguite da una disposizione dell'animo ancora più alta e soprannaturale, confermatasi a sua volta in vista della contemplazione del solo Dio e dell'ardore della carità, per la quale la mente, appena libera e proiettata in avanti, parla con pietà particolare con Dio come col proprio padre. E che poi per noi sia un dovere quello d'aspirare ad acquistare un tale stato del nostro animo, ce lo indica la formula della preghiera dettata dal Signore, che così appunto si esprime: "Padre nostro". E allora, poiché noi confessiamo con la nostra stessa voce che nostro Padre è Dio, signore dell'universo, noi ammettiamo pure con certezza di essere stati liberati dalla condizione della schiavitù e di essere stati ammessi nell'adozione di figli, tanto è vero che subito vi si aggiunge: "che sei nei cieli". Il fine di questa preghiera è appunto quello di farci disprezzare con ogni orrore la dimora della vita presente, per la quale noi abbiamo in questa terra come in un luogo straniero che ci separa tanto lontano dal nostro Padre, e così dovremmo preferire il raggiungimento di quella regione, in cui confessiamo che risiede il Padre nostro, in modo da prepararci a questo fine con sommo desiderio, senza permetterci nulla di quello che, rendendoci indegni della nostra professione e della nobiltà di un'adozione così grande, e privandoci, perché indegni, dell'eredità paterna, ci obblighi ad incorrere nell'ira della sua giustizia e della sua severità. Una volta immessi in quest'ordine e grado di figlio, noi ci infiammeremo ben presto della pietà tutta propria dei buoni figli, tanto da coltivare tutto il nostro affetto, non già per soddisfare le nostre voglie, ma per la gloria del nostro Padre, dicendo a Lui: "Sia santificato il tuo nome", e così testimoniare che il nostro desiderio e la nostra gioia sono la gloria del nostro Padre. Saremo insomma imitatori di colui che disse: "Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l'ha mandato, è veritiero, e in lui non c'è ingiustizia". Anche Paolo, vaso di elezione, ripieno com'egli è di quell'affetto, desidera divenire anatema, separato da Cristo, pur di vedere acquistata a lui una grande famiglia e accresciuta per la gloria del Padre suo la salvezza di tutto il popolo di Israele. Egli desidera morire per Cristo, sicuro com'egli è, perché è certo che nessuno può morire in vista della vera vita. Perciò egli afferma: "Ci rallegriamo quando noi siamo deboli e voi siete forti". Quale meraviglia può esservi allora, se il vaso di elezione desidera divenire anatema e separato da Cristo proprio per la gloria di Cristo, per la conversione dei suoi fratelli e la salvezza dei gentili così privilegiati, dato che perfino il profeta Michea preferì divenire bugiardo e privato dell'ispirazione dello Spirito Santo, purché al popolo giudaico fossero risparmiate le piaghe e le rovine da lui predette? Così infatti egli afferma: "Volesse Dio che io fossi un uomo, in cui non risiedesse lo Spirito, e così pronunciassi menzogne". E lasciamo pur da parte l'aspirazione dell'autore della Legge (mosaica), il quale non ricusò di soccombere unitamente ai suoi fratelli, qualora fossero condannati a perire, e così si espresse: "Ti prego, Signore; questo popolo ha commesso un grande peccato; ed ora perdona loro questa colpa, oppure, se non perdoni, cancellami dal tuo libro, che hai scritto". Ed ecco le parole seguenti: "Sia santificato il tuo nome": esse potrebbero benissimo essere intese anche nel senso che Dio è santificato dalla nostra perfezione. Rivolgendoci infatti a Lui e dicendo: "Sia santificato il tuo nome" con tali parole noi intendiamo dire questo: rendici in grado, o Padre, di comprendere quanto sia grande la tua santità o almeno di meritare di comprenderla, o anche fa' in modo che la tua santità sia manifesta per effetto della nostra vita spirituale. È allora che tutto questo si adempie efficacemente in noi, allorché "gli uomini vedono le nostre opere buone e rendono gloria al Padre nostro che è nei cieli".



    Non dobbiamo domandare nulla in più di quanto è compreso in questa orazione del Signore

    Voi dunque potete ora vedere quale sia la forma dell'orazione, per mezzo della quale lo stesso giudice dispose d'essere pregato: in essa non è contenuta nessuna domanda di ricchezze, nessun'aspirazione alle dignità, nessuna pretesa di potere e di potenza, nessun accenno alla sanità del corpo e alla vita temporale. Egli infatti esige che a Lui, creatore dell'eternità, nulla sia domandato che sappia di fugace, di interessato, di temporale. Ne segue allora che gli infligge una gravissima ingiuria chiunque, messe da parte le domande che importano valori eterni, preferisce chiedergli qualche dono di valore transitorio e peribile, e così rischia di incorrere, con la sua preghiera interessata, più in un'offesa che non nella propiziazione del giudice.



    Natura di una preghiera più sublime

    Questa orazione del Pater, sebbene sembri contenere ogni pienezza di perfezione, appunto perché suggerita e fissata dall'autorità del Signore, tuttavia essa induce coloro che abitualmente la recitano, ad adottare la forma di preghiera più elevata, già da noi in precedenza richiamata: essa li induce progressivamente ad un'orazione ardente, nota a pochissimi e da pochissimi sperimentata, anzi, per meglio esprimermi, ineffabile; tale orazione, trascendendo ogni senso umano, non si esprime con il suono della voce, con il movimento della lingua, o con la pronuncia delle parole, essa è tale che la mente, illuminata dall'infusione della luce celeste, non la esprime con voci umane e ristrette, ma, al contrario, essa la effonde come da una fonte copiosissima e la invia fino a Dio copiosamente e ineffabilmente, e produce tanta effusione in quel solo movimento, quanta la mente, una volta ritornata in se stessa, non potrebbe esprimere facilmente a parole, né ripercorrere. Un tale stato di orazione ce lo indicò anche Nostro Signore con la formula di quella supplica che Egli, come s'è detto, ritiratosi tutto solo sul monte, oppure, tacitamente, espresse, allorché, nella preghiera della sua agonia, profuse perfino con gocce di sangue, con un esempio inimitabile di intensità.



    Giudizio dell'abate Antonio sulla natura della preghiera

    E affinché voi comprendiate la natura della vera orazione, io non vi esporrò una mia idea, ma la sentenza del beato Antonio. Sappiamo che talvolta egli durò così a lungo immerso nella preghiera che, mentre era ancora elevato nell'estasi della sua orazione, allorché cominciava a levarsi la luce del sole, l'abbiamo udito esclamare nel fervore del suo spinto: "Perché mi importuni, o sole, che già sorgi, tanto che mi distogli dallo splendore di questa luce?". E allora, affinché noi pure, secondo la misura della nostra esiguità, osiamo allegare qualche aggiunta a questa ammirevole sentenza, assocerò, in base alla mia esperienza, qualche idea su quali indizi si può ritenere che la preghiera sia udita dal Signore.



    Gli indizi dell'esaudimento della preghiera

    Quando, nel pregare, nessuna esitazione è intervenuta a ostacolarci e neppure s'è interposta a distoglierci, con qualche diffidenza, dalla fiducia posta nella nostra orazione, ma, al contrario, per la stessa effusione della nostra preghiera, avremo avuto la sensazione d'aver ottenuto quanto chiedevamo, allora non mettiamo dubbi che le nostre orazioni non siano arrivate fino a Dio. E in effetti, tanto ognuno meriterà di essere esaudito e di ottenere quanto avrà creduto d'essere tenuto presente da Dio e avrà creduto che Dio possa concedere. Di fatto, è irreversibile questa sentenza di Nostro Signore: "Tutto quello che voi domandate nella preghiera, abbiate fiducia di ottenerlo, e vi sarà accordato".

    GERMANO: «Noi siamo convinti che una tale fiducia d'essere esauditi deriva ovviamente dalla purezza della propria coscienza. Noi perciò, il cui cuore è ancora punto dalla spina dei peccati, come potremo nutrire quella fiducia, non essendo protetti da quei meriti, per i quali dovremmo presumere fiduciosamente che le nostre preghiere verrebbero esaudite?».



    La preghiera elevata nella propria cella, a porta chiusa

    Prima di tutto occorre senza dubbio tener presente con molta diligenza quel precetto del vangelo, il quale ordina che, entrando nella nostra camera per pregare il Padre nostro, ne chiudiamo la porta. Tale precetto sarà da noi osservato in questo modo. Noi pregheremo veramente nell'intimità della nostra camera, allorché, rimessa completamente dal nostro cuore la risonanza di tutti i pensieri e di tutte le sollecitudini, eleveremo in qualche modo in tutta segretezza e familiarità le nostre preghiere al Signore. Noi dunque preghiamo a porte chiuse allorché, serrate le labbra e in completo silenzio, eleviamo le nostre suppliche a Colui che non tiene conto delle parole, ma scruta il cuore. Preghiamo in segreto, allorché noi presentiamo unicamente a Dio le nostre richieste solo con il cuore e con l'attenzione della mente, sicché neppure le potenze del male potranno conoscere il contenuto della nostra orazione. E necessario dunque pregare in pieno silenzio, non solo per non distrarre col nostro mormorio e con la nostra voce i fratelli vicini, e così non importunare il raccoglimento di quanti stanno pregando, ma anche perché il silenzio della nostra orazione resti pure occulto per i nostri nemici, i quali, a causa delle nostre preghiere, sarebbero indotti ad attaccarci maggiormente. E così che noi metteremo in pratica quel precetto: "Custodisci le porte della tua bocca davanti a colei che riposa vicino a te".



    Utilità della preghiera breve e silenziosa

    E' questo il motivo, per cui noi dobbiamo pregare frequentemente, ma anche brevemente, appunto perché così, non dilungandoci, il nemico non avrà modo, con le sue insidie, d'insinuare nel nostro cuore qualcosa di estraneo.

    E questo infatti il sacrificio vero, perché "uno spirito contrito è sacrificio a Dio"; e questa l'offerta salutare, queste le pure oblazioni, questo "il sacrificio della giustizia"; "questo il sacrificio di lode"; queste le "vittime pingui e adipose, i ricchi olocausti", offerti dai cuori contriti e umiliati, sicché, nell'offrirli nel modo e con l'attenzione dello spirito già da noi indicata, potremo presentarli con tutta l'efficacia, dicendo: "Come incenso salga a Te la mia preghiera; le mie mani alzate, come sacrificio della sera". Ma ecco che il giungere dell'ora della notte consiglia anche a noi di compiere quel sacrificio della sera, e allora, sebbene di questo nostro argomento sembri siano stati trattati, nonostante i limiti della mia pochezza, molti aspetti e con larghezza, tuttavia, data l'elevatezza e le difficoltà della materia, credo che tutto sia stato discusso con molta ristrettezza». E noi allora, pieni di meraviglia ancora più che saziati, celebrata la sinassi della sera, ristorammo con un poco di sonno le nostre membra, e al primo apparire della luce ritornammo nelle nostre dimore, gioiosi per la promessa d'una trattazione ulteriore e più larga, e soddisfatti sia per l'acquisto delle notizie ricevute sia per la sicurezza della promessa a noi annunziata. Eravamo persuasi che era stata a noi dimostrata soltanto l'eccellenza della preghiera, ma il metodo e l'efficacia, con cui viene acquistata e fissata la sua continuità, noi eravamo convinti di non averli ancora del tutto assicurati in quel primo discorso.




    TRATTAZIONE INTORNO ALLA PREGHIERA CONTINUA

    Per questo voi avete richiamato con tutta convenienza la formazione alla preghiera in rapporto all'istruzione dedicata ai fanciulli: essi infatti non possono apprendere in altro modo la prima cognizione degli elementi relativi alla lettura, e neppure a ripeterne, scrivendo, i lineamenti, come pure a riscriverne i caratteri con mano sicura, se prima non si abituano a osservare con considerazione continuata e quotidiana imitazione la loro figura nei prototipi e nei segni già impressi diligentemente della cera; al modo stesso è necessario comunicare a voi il modulo della dottrina spirituale, al quale, dirigendo in continuità e assai tenacemente il vostro sguardo, impariate a coltivarla salutarmente con ininterrotta prosecuzione, e così possiate, con quel ricorso e con la sua meditazione, risalire a visioni ancora più elevate. Per voi dunque sarà proposta come formula di questa disciplina e di questa preghiera, da voi richiesta, quella che ogni monaco, allo scopo di tendere al continuo ricordo di Dio, deve abituarsi a coltivare con una continua ripresa da parte del cuore e dopo avere espulsa la varietà di tutti gli altri pensieri, poiché egli non potrà applicarvisi in altro modo, se prima non si sarà liberato da tutte le preoccupazioni e sollecitudini corporali.

    Tale esperienza, come a noi è stata trasmessa da quei pochi che, tra gli antichissimi padri sono sopravvissuti, così pure da noi essa non viene proposta, se non a pochissimi, realmente sitibondi di accoglierla.

    Pertanto sarà da noi suggerita a voi, conseguentemente, questa formula di vera pietà, allo scopo di raggiungere un continuo ricordo di Dio:

    "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi"

    Di fatto, questo breve versetto, non senza motivo, è stato particolarmente ripreso da tutto il complesso della Scrittura. Essa riflette tutti i sentimenti, di cui può essere capace la natura umana, e si adatta con sufficiente proprietà e convenienza ad ogni stato e a tutte le tentazioni. E in realtà questo versetto contiene l'invocazione a Dio di fronte a tutte le difficoltà, contiene l'umiltà d'una pia confessione, contiene la vigilanza in vista d'ogni sollecitudine e timore, la fiducia d'essere esauditi, la confidenza d'un aiuto sempre presente e disponibile. E di fatto, chi sempre invoca il proprio protettore, è sicuro che quello è sempre presente. Questo versetto contiene l'ardore dell'amore e della carità, ha la visione delle insidie e la paura dei nemici, dai quali l'anima, osservando se stessa, ammette giorno e notte di non poter essere liberata senza l'aiuto del proprio protettore. Questo versetto è un muro inespugnabile, una corazza impenetrabile e uno scudo ben sicuro per tutti coloro che sostengono gli attacchi dei demoni. Esso non ammette che disperino dei rimedi per la loro salvezza coloro che vengono a trovarsi in preda all'accidia, all'ansietà dell'animo e alla tristezza, o comunque depressi, poiché dichiara che colui che viene invocato osserva costantemente le nostre lotte e non è lontano da chi lo invoca. Questo versetto ci ammonisce a non doverci insuperbire troppo per i successi del nostro spirito e per la letizia del nostro cuore, e a non gonfiarci nei momenti della prosperità, visto che non è possibile, com'esso attesta, perseverare in quello stato senza la protezione di Dio, dato che esso non è soltanto un'espressione di continua preghiera, ma anche una supplica per essere aiutati al più presto. Questo versetto, ripeto, risulta necessario e utile per chiunque di noi venga a trovarsi in qualsiasi occorrenza. E in realtà chi desidera d'essere aiutato sempre e in ogni caso, dichiara che non solo ha bisogno di un coadiutore nei casi duri e tristi, ma anche, e in ogni modo, in quelli favorevoli e lieti, sicché, come desidera di essere salvato da quelli, così pure brama di perseverare in questi, ben sapendo che in un caso come nell'altro non potrebbe persistere senza l'intervento del suo protettore. Mi sento preso dalla passione della gola al punto di cercare i cibi ignorati nel deserto, e in questa squallida solitudine mi raggiungono i profumi delle mense regali, ed io mi accorgo di venire trascinato dalla loro voglia pur contro la mia volontà risoluta, ebbene, proprio allora occorre che io dica: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Sono indotto ad anticipare l'ora della refezione prescritta, oppure debbo sforzarmi a mantenere la misura della giusta e solita parcità, ebbene, anche allora, io devo esclamare, gemendo: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    La stanchezza dello stomaco, come pure la secchezza costrittiva dell'intestino tenderebbero a distogliermi da digiuni alquanto stretti, pur dovendo io attenermi ad essi, a causa degli assalti della carne; e allora, affinché il buon effetto venga attribuito ai miei desideri ed anche, con certezza, affinché gli ardori della concupiscenza carnale si acquietino senza ricorrere all'intervento di digiuni più rigorosi, io dovrò pregare così: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Apprestandomi alla refezione, allorché s'avvicina l'ora stabilita, sento ripugnanza per il pane e provo disgusto per ogni cibo suggerito dal bisogno della natura; è allora che mi conviene pregare, gemendo: «O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Anche quando vorrei insistere nella lettura allo scopo di assicurare la stabilità del cuore, ecco subito intervenire a proibirmelo il mal di capo, così come all'ora terza il sonno mi fa piegare la testa sulle sacre pagine, tanto da essere indotto a superare e a prevenire il tempo destinato al riposo, infine l'assalto impietoso del sonno mi costringe a interrompere la funzione canonica fissata per la sinassi e la recita dei salmi, ecco allora il bisogno di pregare così: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Ma può anche accadere che, sparito il sonno dai miei occhi, io veda me stesso, in molte notti, affaticato da diaboliche insonnie, e scorga escluso dalle mie palpebre ogni mistero arrecato dalla quiete notturna; occorre allora pregare, così sospirando: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Nell'età, in cui ancora mi trovo con la lotta sostenuta contro i vizi, ecco d'improvviso assalirmi la pressione della carne, la quale, mentre sono assopito nel sonno, mi spinge al consenso col suo blando compiacimento, e allora, per evitare che quell'ardore intacchi i fiori olezzanti della castità, occorre che io preghi fino a gridare: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Avverto estinti in me gli incentivi della libidine e già soffocato dalle mie membra l'ardore della carne; allora, affinché questa virtù così affiorata, o meglio, affinché la grazia di Dio duri in me a lungo o addirittura perseveri sempre, dovrò pregare intensamente proprio così: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Ed ecco sentirmi sorpreso dagli stimoli dell'ira, dell'avidità, della tristezza, fino ad essere indotto a vincere la mia decisa favorevole discrezione; allora, per non essere condotto fino all'amarezza del fiele dall'incursione dell'eccitazione, dovrò così pregare con alti gemiti: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Ed eccomi assalito dall'introdursi, in me, del disgusto, della vanagloria e dell'orgoglio; il mio animo risulta suggestionato in qualche modo da sottili insinuazioni, dettate dalla negligenza e dal torpore degli altri; allora, affinché in me non prevalga una tale dannosa suggestione provocata dal demonio, dovrò pregare così con tutta la contrizione del cuore: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Una volta represso il tumore della mia superbia, ho ottenuto la grazia dell'umiltà e della semplicità con il soccorso di una continua compunzione dello spirito, ma allora, "affinché di nuovo non mi raggiunga il piede dell'orgoglio e non mi rimuova la mano del peccatore", e così io non resti nuovamente e più gravemente provocato dalla mia vittoria a causa dell'orgoglio, con tutta la mia forza così pregherò: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Mi sento agitato da strane e innumerevoli divagazioni dell'animo e dall'instabilità del cuore, e nemmeno riesco a dominare la dispersione dei miei pensieri; non ce la faccio a esprimere le mie orazioni senza l'interruzione dovuta all'apparizione di vuote fantasie e senza l'inserirsi del ricordo delle mie parole e delle mie azioni, e così io finisco per sentirmi gravato dall'aridità di una tale sterilità al punto da convincermi di non essere più in grado di produrre qualche effetto sicuro di valore spirituale, allora, per poter meritare di essere liberato da questo squallore del mio animo, visto che non mi sarebbe possibile sollevarmi da tale stato con molti gemiti e sospiri, necessariamente esclamerò: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Mi rendo conto d'essermi assicurata nuovamente la direzione della mia anima, la stabilità dei miei pensieri, la snellezza del mio cuore, unitamente a una gioia ineffabile e al trasporto del mio spirito, e tutto questo come frutto della visita dello Spirito Santo; in più, dall'esuberanza dei pensieri spirituali e per una illuminazione pressoché repentina del Signore, ho avvertito in me la sovrabbondanza della rivelazione di concezioni, in precedenza per me del tutto occulte, allora, affinché io meriti di perseverare a lungo in questo stato, sento il dovere di esclamare sollecitamente e frequentemente: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Mi sento agitato di notte, perché sono assediato dal terrore proveniente dai demoni, e mi trovo nell'inquietudine per l'apparizione di fantasmi ad opera degli spiriti immondi; mi vedo sottratta la speranza stessa della mia salvezza e della mia vita per l'orrore prodotto in me dalla trepidazione, allora mi rifugio nel porto salutare di quel versetto ed esclamo con tutta la mia forza: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Ed ecco di nuovo, allorché mi sento come rianimato dalla consolazione del Signore, e come ravvivato per la sua venuta, mi pare di ritrovarmi come circondato da migliaia di angeli senza numero; avviene allora che di quegli spiriti maligni, dei quali in precedenza io temevo la presenza più gravemente della morte stessa, e il cui contatto, anzi, la sola vicinanza mi riempiva d'orrore l'anima e il corpo, improvvisamente oso adesso richiamarli e provocarli perché mi assalgano, ma perché perseveri a lungo in me il vigore di una tale costanza per la grazia del Signore, mi è doveroso esclamare con tutte le forze: "O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto ad aiutarmi".

    Ne segue quindi che noi dobbiamo continuamente elevare la preghiera di questo versetto nelle circostanze avverse per esserne liberati, e nelle circostanze propizie per essere conservati e per non inorgoglirci. Lo ripeto, la meditazione di questo versetto si svolga senza tregua nella tua anima. Non desistere mai di richiamarla in qualunque momento della tua attività, nell'operare come nel camminare. Procura di meditarla quando dormi, quando riposi, e perfino quando ti occupi per attendere alle più importanti necessità della vita. Questa riflessione del cuore, divenuta per te un procedimento salutare, ti conserverà illeso non soltanto da ogni incursione diabolica, ma, in più, purificandoti da tutti i vizi propri del contagio terreno, ti condurrà alle visioni invisibili e celesti, e ti promuoverà a un ardore di orazione ineffabile e riservata a pochi. Per chi medita questo versetto, irrompe il sonno, ma, una volta ammaestrato da un tale incessante esercizio, egli si abituerà a ripeterselo anche durante il sonno. E quando poi tu ti alzi, esso ti si presenterà per primo; esso, quando tu ricominci la tua giornata, precederà tutti i tuoi pensieri; esso, nell'alzarti dal letto, ti indurrà a inginocchiarti, e così ti disporrà a riprendere tutte le tue occupazioni; esso ti accompagnerà in ogni momento. Voi dunque mediterete quelle parole, conformandovi al precetto del legislatore (Mosè): "Quando stai seduto in casa tua e quando camminerai per via", come pure quando dormirai e quando ti alzerai. Tu lo scriverai sul limite e sulle pareti della tua bocca, e le inciderai sulle pareti di casa tua e nei penetrali del tuo cuore, in modo che, disponendoti alla preghiera, esse ti siano come un tema ricorrente, e, alla fine della tua orazione, nell'accingerti a tutte le necessarie attività della vita, una sicura e continua preghiera.



    La preghiera perfetta, alla quale si giunge attraverso l'insegnamento dettato in precedenza

    L'anima, pertanto, mantenga senza tregua la formula di quella preghiera, finché, con la sua incessante utilizzazione e la continua meditazione, ricacci l'abbondanza di tutti i pensieri e il loro contenuto, fino ad annullarli, e così l'anima, rifugiatasi nei limiti di quel versetto, con ben disposta facilità pervenga a quella beatitudine evangelica, la quale, tra le altre beatitudini, tiene il primo posto. Così infatti è detto: 'Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli". E così chiunque sarà divenuto un illustre povero per effetto di quella povertà, potrà avverare quella parola del profeta: "Il povero e l'indigente loderanno il nome del Signore". E in realtà, quale povertà potrebbe essere più grande e più santa di quella di colui il quale, essendo convinto di non possedere né sussidi né forze, chiede aiuto ogni giorno alla generosità degli altri e, in più, persuaso com'egli è che la sua vita e tutto il suo essere viene sostenuto in ogni momento dall'aiuto divino, confessa giustamente di essere un vero mendico del Signore al punto di esclamare ogni giorno, rivolto a Lui: "Io sono un mendicante e un povero: di me ha cura il Signore?". Avverrà così che egli, risalendo fino alla multiforme scienza di Dio per l'illuminazione stessa da Lui ispirata, incomincerà a saziarsi dei misteri più alti e più profondi, secondo quanto è annunciato dal profeta: "I monti sono per i cervi e le rocce sono un rifugio per gli iràci". Questo testo s'adatta con proprietà al senso già da noi indicato, in quanto chiunque, perseverando nella sua semplicità e innocenza, non è dannoso e molesto a nessuno; al contrario, soddisfatto unicamente, com'egli è, della propria semplicità, desidera soltanto difendersi dall'audacia degli spiriti insidiatori; divenuto simile all'iràcide, ne esce protetto dal costante riparo della roccia evangelica, ed è come dire che egli, forte per il ricordo della passione del Signore e per la meditazione assidua del versetto già richiamato, affronta vittoriosamente il nemico che lo assale. Di questi iràci spirituali si trova un accenno anche nei Proverbi: "Gli iràci, popolo imbelle, che ha costruito sulle rupi le proprie case". E in realtà, che cosa v'è di più debole d'un cristiano, più infermo d'un monaco, al quale non solo mancano i mezzi per vendicare le ingiurie ricevute, ma nemmeno gli è concesso di concepire, sia pure internamente, una pur leggera e tacita reazione? Ognuno, del resto, movendo da questo stato, non solo possiede la semplicità dell'innocenza, ma, fortificatosi con la virtù della discrezione, è divenuto uno sterminatore di serpenti velenosi fino a tenersi il vinto Satana sotto i propri piedi, e allora, giunto a rappresentare la figura di un cervo razionale in virtù dell'alacrità della propria mente, egli potrà pascersi sui monti dei profeti e degli apostoli, ed è come dire che egli si pascerà dei loro eccelsi e sublimissimi insegnamenti. Egli dunque, alimentato da un tale costante nutrimento, comincerà a raccogliere in se stesso tutti i sentimenti contenuti nei Salmi e li riesprimerà in modo da enunciarli, non come composti dal profeta, ma quasi come prodotti da lui stesso al modo di una preghiera tutta propria, nata dalla profonda compunzione del cuore, e così egli crederà che i salmi siano stati creati in vista della sua persona, fino a convincersi che le loro sentenze non furono formulate in passato unicamente per mezzo del profeta e in vista del profeta, ma che esse vengano di volta in volta, ogni giorno, ricreate e realizzate in lui. E allora che le Scritture divine ci appaiono con maggiore chiarezza e, in un certo qual modo, ci aprono le loro vene e le loro viscere, appunto quando la nostra esperienza personale non solo avverte, ma ne previene la conoscenza, e così noi finiremo per intuire non solo il senso delle parole con l'aiuto di qualche esposizione, ma come il frutto di un esercizio del tutto soggettivo. E di fatto, accogliendo in noi gli stessi sentimenti, con i quali è stato cantato e composto ogni Salmo, quasi ne fossimo noi stessi gli autori, finiremo per prevenire il pensiero anziché seguirlo, ed è quanto dire che noi, accogliendo il frutto delle parole prima ancora di afferrarne il senso, ricorderemo, in certo qual modo, quanto già si è compiuto in noi e si sta compiendo a causa degli assalti d'ogni giorno, e questo accade per il sopravvenire del loro ricordo; rammenteremo quello che ci ha causato la nostra negligenza, quello che ci ha apportato la divina Provvidenza e quello che ci ha sottratto l'istigazione del nemico, quello che una lubrica e sottile dimenticanza ci ha impedito e quello che la fragilità umana ci ha arrecato, come pure quello in cui la leggerezza della nostra ignoranza ci ha ingannato. E in realtà noi sorprendiamo nei Salmi proprio questi stessi sentimenti in modo che, osservandoli come se avessimo di fronte a noi uno specchio purissimo, possiamo così riconoscerli con più efficacia; ne segue allora che noi, ammaestrati da tali sentimenti, finiamo come per toccarli con mano, non come cose udite, quanto piuttosto come vedute direttamente; non come cose affidate alla memoria, quanto piuttosto come insinuate in noi dalla realtà della nostra natura, come generate dall'interno del nostro cuore, sicché noi potremo penetrare il loro senso, non derivandolo dalla lettura del testo, ma dalla nostra esperienza vissuta. E così l'anima nostra riuscirà a raggiungere quella incorruttibilità di preghiera, fino alla quale nella passata conferenza siamo ascesi, per quanto il Signore si è degnato di concederci nella disposizione dei nostri argomenti. Questa preghiera non solo non è offuscata dalla presenza di qualche immagine, ma non è distratta neppure dal succedersi di qualche voce e d'alcuna parola; al contrario, essa, infervorata dall'attenzione della mente, per effetto dell'impeto del cuore si slancia con l'inesplicabile alacrità dello spirito, e così la mente nostra, trasferita al di sopra di tutti i sensi e della materia sensibile, si eleva fino a Dio con gemiti e sospiri inesprimibili».


    Domanda: in che modo i pensieri spirituali possono essere conservati senza mutarsi?

    GERMANO: «Noi dichiariamo ora che non solo è stata a noi esposta la scienza della disciplina spirituale, quale era stata da noi richiesta, ma, in più, chiaramente e lucidamente è stata richiamata la sua stessa perfezione. Che cosa infatti può esservi di più perfetto e di più sublime quanto l'abbracciare il ricordo di Dio con una riflessione così compendiosa, e il distogliersi da tutte le tendenze alle cose visibili, e, in un certo qual modo, racchiudere in una breve espressione gli affetti di tutte le preghiere? E allora noi ti preghiamo di esporci questa sola cosa che ancora ci manca, come cioè ci sia possibile conservare stabilmente quello stesso versetto, da te presentatoci come una formula, affinché, come per la grazia di Dio ci siamo liberati dalle inezie dei pensieri secolari, così pure impariamo a conservare immutabilmente i pensieri spirituali.



    La mobilità dei pensieri

    E di fatto, non appena la nostra mente ha richiamato un versetto di qualche Salmo, insensibilmente essa, trascurato quello e come stupita, viene attratta da un altro testo delle Scritture. Poi, non appena ha cominciato a meditare fra se stessa su quel passo, ecco sorgere il ricordo di un altro passo che elimina la riflessione sul testo precedente. Avviene così che la mente si trasferisce da una a un'altra riflessione così subentrata, in modo che l'animo, volteggiandosi in continuità da un salmo a un altro, da un testo del vangelo a un testo dell'Apostolo, e, da questo, trasbordata a un testo dei profeti, e, non bastando, perfino a certi racconti spirituali, si raggira qua e là per tutto il corpo delle Scritture, senza riuscire con la propria volontà a respingere o a trattenere e nemmeno a definire con pieno esame e giudizio qualche testo, riducendosi così unicamente come a uno che palpa e degusta i sensi spirituali senza rigenerarli e possederli. Ne segue allora che la mente, mobile e vaga com'essa è, si distrae, errando di qua e di là perfino nel tempo della sinassi, e così non compie bene, come dovrebbe, nessun ufficio: per esempio, allorché essa prega, volge l'attenzione a un Salmo o a qualche lettura già fatta. Quando la funzione comporta il canto, essa medita qualche altra cosa diversa dal testo di quel salmo. Quando fa la lettura, essa si volge a quello che intende compiere o ricorda quello che ha già compiuto. In questo modo, nulla accogliendo e nulla rifiutando come comporta la disciplina e l'opportunità, essa sembra divenuta vittima di combinazioni fortuite, senza alcuna possibilità di trattenere quello di cui si diletta e, tanto meno, di indugiarvisi. Ne risulta, per noi, come una necessità di conoscere soprattutto in che modo possiamo compiere a dovere questi uffici spirituali e, in particolare, in che modo custodire quel versetto del Salmo, da te a noi assegnato come una formula di preghiera, affinché l'inizio e il termine di tutti i nostri sentimenti non divaghino in preda alla loro mobilità, ma restino assicurati al nostro volere».



    In che modo è possibile raggiungere la stabilità del cuore e dei pensieri

    ISACCO: «Sebbene in precedenza, nell'esaminare lo stato della preghiera, io abbia già risposto sufficientemente, almeno per quanto a me risulta, a questa questione, dietro il vostro ripetuto desiderio, io parlerò ancora, sia pur brevemente, intorno alla stabilità del cuore. Tre sono i mezzi che rendono stabile la mente dissipata: la veglia, la meditazione e la preghiera; l'assiduità di questi mezzi e la loro intensità conferiscono all'anima una stabile fermezza. La quale fermezza in nessun altro modo potrà essere assicurata, se prima non saranno escluse interamente tutte le sollecitudini e premure della vita presente con un'infaticabile e continua dedizione al lavoro, affrontato non a scopo di lucro, ma per sovvenire alle sacre necessità del monastero, in modo da poter adempiere il precetto dell'Apostolo: "Pregate incessantemente". E in realtà prega assai poco chiunque è solito pregare solamente nel tempo in cui i suoi ginocchi sono piegati a terra. E non prega affatto chiunque, anche tenendo le ginocchia a terra, si lascia distrarre con le divagazioni del proprio cuore. Pertanto, quali noi vogliamo essere trovati nel momento della preghiera tali dobbiamo essere prima di disporci a pregare. É infatti necessario che, nel momento della preghiera, la mente si trovi nello stato in cui si trovava in precedenza: ne segue allora che essa, disponendosi a pregare, o si eleverà alle sublimità del cielo, oppure sarà trascinata alle cose della terra, vale a dire rimarrà in preda ai pensieri, in cui essa prima s'era trattenuta».

    Fin qui l'abate Isacco espose a noi, del tutto attenti, la seconda conferenza intorno alla natura della preghiera. La sua dottrina però intorno al versetto del Salmo sopra citato, quello che l'abate aveva detto che doveva essere ben conservato dagli esordienti, pur essendo da noi ammirato al punto da desiderare tenacemente di metterla in pratica, poiché la ritenevamo compendiosa e facile, in realtà la trovammo ben più difficile nel tradurla in atto di quanto lo fosse la pratica, con la quale in precedenza eravamo soliti scorrere per tutto il corpo delle Scritture con varie riflessioni e senza alcun impegno di particolari riferimenti.

    Risulta dunque che nessuno viene escluso dal raggiungere la perfezione del cuore a causa della sua imperizia in fatto di cultura, come pure risulta che la rozzezza di una persona non è di impedimento alla purezza del cuore e dell'anima, la quale, anche in modo superlativo, è accessibile a tutti, purché tutti si assicurino il sano e integro proposito della mente, inteso a raggiungere Dio con la meditazione continuata di quel semplice versetto della Scrittura.


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    Dai 170 Testi sulla vita santa.

    2. L'uomo saggio ha una sola preoccupazione: obbedire con tutto il cuore a Dio Onnipotente ed esserGli oggetto di benevolenza. La unica e sola cosa che insegna all'anima sua è il modo di compiere ciò che piace a Dio, ringraziando la Provvidenza misericordiosa per qualunque vicenda della sua esistenza. Siamo grati al medico anche per il medicamento doloroso; di fronte al patire dobbiamo esser grati a Dio; qualunque cosa ci accada è per il nostro bene. Questa conoscenza che viene dalla fede, dona salvezza e pace all'anima.

    3. Il dominio di sè, la mitezza, la castità, la solidità di carattere, la pazienza insieme alle altre virtù sono le armi date da Dio per resistere alle prove ed aiutarci nel combattimento spirituale. Addestrandoci in esse e mantenendoci pronti alla pugna, nessun contrasto, per quanto aspro, grave, devastatore e intollerabile ci apparirà invincibile. Chi non possiede saggezza, mai pensa che ogni vicissitudine è per condurci al bene; la prova, manifesta le nostre virtù e ci rende degni di essere coronati da Dio.

    4. Rifletti sulla vanità breve ed illusoria della giocondità dei ricchi, acquisterai la conoscenza di quanto è migliore la vita virtuosa, amata da Dio. Questa conoscenza ti permetterà di vedere uomini non interiormente liberi, applauditi per l'eloquenza, l'erudizione e i beni posseduti, e non avrai più amarezza o rimpianto o risentimento per nulla. Comprenderai che il pessimo male dell'anima sono i desideri insaziabili di ricchezze e piaceri, uniti all'ignoranza della verità

    6. La pace è a prezzo della moderazione dei desideri. La ricerca di aver sotto di sè schiavi, braccianti, o di possedere armenti, per esempio, ci rende vincolati alle preoccupazioni che queste cose producono e con facilità siamo portati a lamentarci con Dio. Il nostro desiderare continuo ci riempie di agitazione, ci fa muovere nell'oscurità di una vita peccaminosa e ci impedisce la conoscenza di noi stessi.

    7. Guardiamoci dal dichiarare impossibile una vita pura, essa è solamente non facile. Non tutti raggiungono la stessa purezza di vita. La vita pura è possibile a chi ricerca la sapienza pura ed ha la mente fertile per l'amore di Dio. La mente ordinaria dell'uomo è legata alle effimere realtà esteriori ed è incostante; invasa da pensieri di bene e di male; mutevole ed incline a seguire le suggestioni delle realtà materiali. La mente fertile per l'amore di Dio, tronca decisamente il male che sale dalla neghittosità propria della volontà egocentrica.

    13. Soltanto chi ha raggiunto la sapienza pura o, nella ricerca di essa, si apparta in silenzio per purificarsi dal male, è degno del nome di uomo. L'uomo schiavo delle forze dell'esteriorità non è uomo; la schiavitù non è qualità umana. Tali esseri devono essere evitati. Chi convive tranquillamente col male, non raggiungerà la vera vita.

    14. L'uso della facoltà di raggiungere la sapienza pura ci rende degni del nome di uomini. Trascurandola, siamo differenti dai bruti solo per la disposizione delle nostre membra e il dono della loquela. L'uomo vero si renda consapevole della sua immortalità, sarà distaccato da quelle tendenze ignobili che conducono a morte.

    18. Reputa liberi quelli che lo sono per una maturata disposizione di vita interiore, non quelli che si dichiarano tali per condizioni esterne. Per esemplificare, non è libero chi ha un nome illustre o vasti possessi, se poi è schiavo di sensualità o intemperanza. La libertà e l'intimo gaudio dell'anima, sono il frutto di purità autentica e di distacco dalle realtà legate al tempo.

    20. L'anima in possesso della sapienza pura e della vita autentica si manifesta nel modo di guardare, di comportarsi, di parlare, di sorridere, di conversare e di agire della parte fisica. Tutto in lei è trasformato e positivamente buono. La sua parte mentale, fertile per l'amore divino, è simile ad un vigilante guardiano che non permette l'ingresso a pensieri di male e di passionalità.

    25. Chiunque si adopri a condurre una esistenza libera dal male e illuminata dall'amore di Dio, abbandoni ogni stima di se stesso ed ogni ricerca di gloria effimera, vigili a riformare le sue forze vitali interiori ed esteriori. Una mente, fertile per l'amore di Dio e salda nella fede delle realtà invisibili, è guida e cammino verso Dio.

    29. Chi non ha conoscenza sufficiente per separare il bene dal male, non può erigersi a giudice di ciò che è bene o male tra gli uomini. L'uomo che ha conoscenza sperimentale di Dio, è buono; quando uno non è buono vuol dire che non ha la pienezza della conoscenza e non è partecipe della conoscenza che viene da Dio. Conoscere Dio significa possedere la bontà essenziale.

    31. Nessuna volgarità deve essere tollerata nelle conversazioni; la modestia e la purezza sono più gli attributi dell'uomo intelligente che dell'uomo casto. La mente fertile per l'amore di Dio, è luce per le anime come il sole lo è per i corpi.

    40. La bontà e la sapienza non si acquistano in un istante. Sono il frutto di oculati propositi, esercizi, esperienze, diuturno lavoro e di robusto desiderio del bene. L'uomo puro che ama Dio ed ha vera conoscenza di Lui, non si da requie nel fare senza restrizioni ciò che a Lui piace. Tali uomini sono rari.

    41. Non devono venire scoraggiati o spinti a disperare quelli che non hanno inclinazione al bene. Cerchino, invece, di raggiungere la vita pura e gradita a Dio, anche se appare inaccessibile e irraggiungibile. Pensino che devono vigilare su loro stessi nel modo migliore che possono. Anche se non raggiungeranno la pienezza della vita pura, vigilando attentamente su sè stessi, o miglioreranno, o almeno non diverranno peggiori, e questo è un non piccolo bene per l'anima.

    44. Se ti imbatti in uno che ama le discussioni e comincia a disputare con te su ciò che è vero ed ovvio, tronca il discorso e allontanati da lui.

    49. La morte, per chi sa comprenderla, è immortalità; ma per gli ignoranti, che non comprendono, essa è solo la morte. Non è questa morte che dobbiamo temere, ma la perdita dell'anima che è la non conoscenza di Dio. Questo è cosa tremenda per l'anima!

    52. L'anima che ha raggiunto l'integrità prima, per la sua sottile essenza, è resa santa e luminosa da Dio, così la mente pensa ciò che è giusto e partorisce buone intenzioni e azioni rette. Ma quando è dissacrata dal peccato, Dio fugge da casa, o per meglio dire è l'anima che precipita lungi da Dio e i mali spiriti prendendo possesso del suo pensiero suggeriscono cose inverosimili: adulteri, delitti, rapine e simili terribili opere.

    53. Chi ama Dio ha solo pensieri puri, desideri di cielo e distacco dalle sollecitazioni esteriori. Raramente incontrerà il plauso del l'uomo legato al folle stordimento dei sensi, costui preferirà perseguirlo con odio, derisione e oltraggi. L'uomo dai pensieri puri è pronto a patire aspra penuria, sapendo che ciò che ad altri appare come male è bene. Contento nei suoi pensieri di cielo, ha fede in Dio e sa che ogni creatura è il frutto di un particolare volere divino. Chi non ha pensieri puri, mai riuscirà a sentire l'universo come creatura di Dio e che è offerto all'uomo perchè possa raggiungere la salvezza.

    55. La mente che attraverso l'amore diviene una sola realtà con Dio, è una benedizione invisibile per tutti gli esseri, offerta da Dio stesso per condurre alla vita pura chi ne è degno.

    72. Sappi che il male fisico è inevitabile al corpo, essendo materiale e corruttibile. In casi di malattia, l'anima che ha raggiunto la conoscenza, invece di lamentarsi con Dio perchè ha siffattamente costruito il corpo, mostra graziosamente coraggio e pazienza.

    73. Chiunque desidera raggiungere la pienezza della perfezione in Dio, insegni la purità alla sua anima, non soltanto in relazione alle passionalità carnali, ma tenendosi lontano dall'avidità di guadagni, dalle brame di possedere ciò che non gli appartiene, dal l'invidia, dall'amore dei piaceri, dalla vana gloria; sappia rimanere distaccato davanti alle dicerie sul suo conto e imperturbabile nei rischi mortali.

    80. Nel corso di un viaggio, alcuni si fermano all'osteria e passano la notte nel letto; altri sostano all'addiaccio e dormono gagliardamente come i primi. Al mattino, quando la notte è passata, gli uni e gli altri riprendono la via, lasciando l'osteria e portandosi dietro ciò che loro veramente appartiene. Cosi quelli che percorrono i sentieri dell'esistenza: tanto chi ha condotto una vita tapina, quanto chi è vissuto nella ricchezza e negli onori, lasceranno la terra come un'osteria, non portandosi dietro i conforti e i beni avuti, ma solo il frutto delle loro opere buone o cattive.

    84. Non parlare con chiunque della religiosità e della vita conforme a verità. Non dico ciò per gelosia, ma perchè agli occhi dello stolto appariresti ridicolo. Esiste concordanza tra le cose simili, pochi sono quelli che possono ascoltare tali cose, forse è più giusto dire che sono rari. Meglio è non parlare, Dio non domanda che si parli per giungere alla salvezza.

    86. La presenza di Dio nella tua mente deve renderti libero da ogni profanità e da pensieri d'invidia, buono, puro, non violento, generoso secondo le tue possibilità, amico di tutti, non amante di dispute e così via. L'esser graditi a Dio per queste qualità costituisce la ricchezza inalienabile dell'anima. Inoltre, la presenza di Dio, deve renderti incapace di condannare chiunque, o di dire ciò che non è bene di chiunque, o di affermare che uno ha peccato. La via buona è esaminare la propria vita e considerare se può essere gradita a Dio. Cosa puoi farci se qualcuno non è buono ?

    87. L'uomo vero cerca di esser libero da ogni profanità, ed è tale quando è sovranamente indipendente dalle sollecitazioni che salgono dalle creature. Il distacco dalle creature lo aiuta a scoprire in sè l'immagine di Dio che viene alla luce quando, mediante una vita pura e gradita a Dio, rimuove ogni impulso determinato dalle passioni. La mente che ama Dio, è vigile nel compiere ciò che conduce l'anima alla liberazione ed in ogni atto che la pone in uno stato di perenne offerta a Dio. Quando la creatura umana è illuminata dall'amore di Dio, non ha pensieri di biasimo per nessuno, conoscendo bene le sue deficienze. Questo è il segno che un'anima è sulla via della liberazione.

    94. La mente non è l'anima, ma un dono di Dio che conduce l'anima alla liberazione. Quando la mente è in una comunione di vita con Dio trascina volando l'anima, e le consegna quelle parole che la mantengono intatta da ciò che è corruttibile e pesante nel tempo; facendo fluire in lei l'amore per le realtà non legate all'esistenza, al disfacimento ed alla gravezza della materia, l'introduce nella sfera della santità, dove l'uomo diviene creatura di benedizione. L'anima continuando a vivere nella carne, entra in un rapporto di conoscenza contemplante con le realtà dell'Alto e divine; per questo la mente trasfigurata dall'amore di Dio è un dono di pace e di salvezza alla coscienza umana.

    97. L'infermità più grave dell'anima, la sventura più disastrosa è il non conoscere Dio che ha creato tutto per l'uomo e gli ha dato la mente e la parola, con le quali, ascendendo verso l'alto, può entrare in comunione con Lui e vivere nella chiara contemplazione del suo Volto.

    100. L'uomo da Dio riceve il bene, essendo Dio tutto il Bene. Quando l'uomo si sottomette al male, riceve il male da sè stesso, dalle bramosie, dall'insensibilità che sono in lui e dagli spiriti del male.

    102. Dio è buono e l'uomo è legato al male. Nei cieli non esiste il male, come sulla terra non esiste il bene puro. L'uomo che ha la conoscenza sceglie il meglio: impara a conoscere Dio Onnipotente, Lo ringrazia e canta lodi in suo onore; non ha considerazione per il corpo neppure quando è davanti alla morte e non permette che i suoi pessimi sentimenti siano soddisfatti, conoscendone bene la perniciosità e la malefica azione.

    103. L'uomo che ama il peccato, ama anche i vasti possessi, trascura la rettitudine e non ha pensieri per l'incertezza, precarietà e rapidità della vita, mai ricorda l'inesorabilità della morte. Quando uno dimostra tale vergognosa mancanza di sensibilità fino agli ultimi anni della sua vita, è come un albero fracido, inutile a qualunque uso.

    105. La parola è la serva della mente, ciò che la mente comanda la parola l'esprime.

    106. La mente vede tutte le cose, anche quelle che sono in cielo, nulla la può ottenebrare all'infuori del peccato. La mente pura nulla trova incomprensibile, nè la sua parola trova alcunchè arduo ad essere espresso.

    107. La mente inizia il suo risveglio quando attorno a lei le voci dell'esteriorità fanno silenzio, e soltanto la voce interiore parla. Nel silenzio nasce nella mente quella parola essenziale che è offerta accettevole a Dio e dono di salvezza all'uomo.

    109. La parola, carica di sapienza pura, è un dono di Dio e fa dilatare l'anima nella vita vera. La parola, non fecondata dal germe che scende dall'alto, solamente curiosa di misurare e definire l'esteriore ciclo e la terra sensibile, di conoscere le distanze e le dimensioni del sole e delle stelle, è un ritrovato dell'uomo, dell'uomo che lavora a vuoto e, per inutile vanto, cerca le cose che non hanno importanza. Tali uomini si perdono nell'inutile fatica di tirar l'acqua dal pozzo con un vaglio; il mistero delle creature rimarrà sempre velato per loro.

    114. Quando il corpo nel seno materno ha raggiunto la sua formazione esce alla luce del mondo; quando l'anima, nel corpo che le è toccato in sorte, raggiunge la sua perfetta età, abbandona le sue spoglie fisiche.

    117. L'anima unendosi al corpo lo fa emergere dalle tenebre del seno materno verso la luce; il corpo invece è per l'anima un involucro pesante e tenebroso. Per questo non dobbiamo avere per il corpo alcuna accondiscendente debolezza, ma fronteggiarlo come un gagliardo avversarlo. Il lasciarsi andare ai piaceri della mensa risveglia in noi le male passioni, mentre uno stomaco moderato placa gli istinti ed aiuta l'anima a non contaminarsi.

    118. Gli occhi sono l'organo della visione fisica, la mente è la capacità visiva dell'anima. Il corpo è cieco senza gli occhi, non vede il sole che inonda di luce la terra e il mare, e non prova gioia della chiarità solare. Quando la mente è spenta e la sapienza pura non esiste, l'anima è cieca; non avendo la gustosa conoscenza di Dio, non riflette la natura luminosa del Creatore e dell'Amante di tutti gli esseri e il gaudio dell'essere incorruttibile e della benedizione senza fine, le è precluso.

    119. La mancanza di sensibilità e di coscienza partorisce l'ignoranza della realtà di Dio; dall'ignoranza nasce il male. La conoscenza della realtà di Dio porta il bene all'uomo e dona la salvezza all'anima. Se persisti nella vigilanza del tuo fisico e nella ricerca della conoscenza di Dio, e se cerchi di non soddisfare le tue bramosie, vedrai la tua mente volgersi verso ciò che è bene. Ma se, affetto dall'ignoranza delle realtà divine, trovi diletto nel saziare le tue voglie, farai la fine dell'animale privo di parola, dimentico del giudizio che dopo la morte ti aspetta.

    126. Dio ha voluto che insieme allo sviluppo fisico, l'uomo acquisisse la facoltà mentale per scegliere tra il bene e il male. L'anima che non sceglie il bene, non possiede la mente. Così, tutti i corpi hanno un'anima, ma non tutte le anime hanno una mente. La mente resa fertile da Dio si trova tra gli uomini casti, giusti, retti, buoni, puri, misericordiosi e devoti. La mente è il ponte della comunione tra l'uomo e Dio.

    128. L'occhio vede le creature sensibili, la mente apprende l'invisibile. La mente resa fertile da Dio è la luce dell'anima. L'uomo che possiede una mente innamorata di Dio ha una luce nel cuore e può vedere l'Invisibile.

    150. Dio è la pienezza del bene, immune da passione e da mutamento. Se accettiamo come verità giusta l'immutabilità divina, rimaniamo perplessi di fronte alle raffigurazioni umane di Dio che Lo presentano gioioso del bene compiuto dall'uomo, sdegnoso col malvagio, irritato con i peccatori e misericordioso con chi si pente. La risposta a tali perplessità la troviamo nel pensiero che Dio non gioisce e non si irrita; gioia e ira sono passioni e quindi mutamenti.

    Dio è la pienezza del bene, e le sue opere non sono che bene, non reca male a nessuno ed è sempre se stesso. Quando noi riusciamo ad esser buoni entriamo in comunione con Lui attraverso la somiglianza nel bene; 'quando siamo malvagi, ci separiamo da Lui, perdendo la somiglianza nel bene. Vivendo con purità di vita siamo uniti a Lui, vivendo malvagiamente ci stacchiamo da Lui. Non possiamo dire, in quest'ultimo caso, propriamente che Dio è irritato con noi, ma piuttosto che i nostri peccati non lasciano passare in noi la chiarità luminosa di Dio. Sono i peccati che ci sottomettono alle fustigazioni dei demoni. Quando mediante la preghiera e le azioni pure, otteniamo il perdono, non è Dio che cambia, ma noi. Col pentimento e la purificazione curiamo il male nel nostro essere , e ritroviamo la partecipazione alla bontà perfetta di Dio. Dire che Dio volge la sua faccia altrove di fronte al peccatore, equivale all'assurda pretesa che il sole si nasconda da chi chiude gli occhi per non vederlo.

    170. Quando riposi nel tuo letticciolo, ricorda con gratitudine le benedizioni e la Provvidenza di Dio. Perchè confortato da questi soavi pensieri, possa avere gioia nello spirito e il tuo sonno fisico mantenga l'anima nella sobria vigilanza. Il chiudersi delle tue palpebre e il tuo silenzio, inondati da sentimenti di bene, renderanno gloria a Dio con tutto il cuore e con tutte le forze, e dal tuo intimo salirà verso l'alto un canto di lode. Il ringraziamento dell'uomo innocente è più gradito del penoso sacrificio. A Dio sia gloria in ogni età. Amen.


    DIRETTIVE DEL SANTO PADRE ANTONIO

    1. Penso essere tre le vie con le quali la grazia di Dio risveglia l'anima dei figli del l'uomo. Alcuni mossi dalle promesse divine e dall'istinto connaturale del bene, non conoscono indugio nel seguire l'appello di Dio e sono imitatori del patriarca Abramo cui per primo fu indicata tale via mediante le parole: " Esci dalla tua tribù, dalla tua patria e dalla casa paterna e va verso la terra che ti indicherò" (Gen 12, 1 ). L'anima disposta a tanta prontezza con facilità acquisterà le virtù, avendo il cuore pronto ad accogliere la pienezza dello Spirito Santo.

    La seconda via è di quelli che leggendo nelle Scritture sacre i supplizi riservati ai peccatori e le sante promesse fatte ai giusti, con volontà sobria accordano la loro vita con l'appello di Dio.

    La terza via è quella dei patimenti che Dio benignamente dona per correggere chi ha il cuore indurito nel vizio e nel peccato; affinché si risveglino sotto la sferza del patire e pentiti, raggiungano il bene operare (Lettera I).

    2. Non perdiamo tempo dietro ai nomi della nostra parte fisica, sono cose destinate a perire. Ognuno cerchi di comprendere il suo vero nome. Giacobbe durante la lotta notturna con l'Angelo, conservò il suo nome di Giacobbe; al sorgere del sole gli fu rivelato il suo vero nome d'Israele, che significa: 'mente che contempla Dio ' (Gen. 32, 2428). (Lettera 6).

    3. Quante miriadi sono i demoni e come innumerevoli le loro volontà cangianti! Ci urgono a dir male gli uni degli altri; a nascondere il veleno del cuore con parole dolci; a criticare l'esteriore apparenza del nostro fratello, mentre ospitiamo in noi bestie selvagge; a litigare e a contrastarci reciprocamente, suggestionandoci col pensiero di avere una via personale e superiore (Lettera 6, 2- collezione).

    4. Prego che vi sia concesso il grande Spirito di fuoco che è stato donato a me. Se avete il desiderio di riceverlo ed ospitarlo, cominciate con l'offerta dell'impegno ascetico e dell'umiltà del cuore, poi dischiudendo, giorno e notte, il vostro pensiero alle realtà celesti, cercate con cuore puro questo Spirito; vi sarà concesso. Quando lo Spirito scenderà in voi, vi dischiuderà i misteri più alti, dissiperà dal vostro cuore la paura per qualunque essere, uomo o belva, e la gioia celeste sarà vostro possesso inalienabile, giorno e notte (Lett. 8).

    5. Ogni creatura ragionevole, uomo o donna che sia, possiede la capacità di amare Dio e gli esseri umani. L'uomo di Dio ama ciò che viene da Dio; l'uomo carnale ama ciò che appartiene alla carne. Amando le cose di Dio, l'uomo cerca la purificazione da tutte le sollecitazioni del mondo esteriore; non ama le realtà effimere, nè i suoi impulsi naturali; prende la sua croce e seguendo il Signore compie sempre la volontà dell'Altissimo. Dio scende nel cuore di queste creature e, prendendovi dimora, le ricolma di gioia e di dolcezza che sono l'alimento che nutre e porta a maturazione l'anima. L'albero non cresce se non riceve l'acqua del cielo, l'anima non sviluppa se è priva del nutrimento di dolcezza che viene dall'alto. Lo Spirito e la mite irrorazione della dolcezza celeste conducono l'anima dell'uomo alla maturità (Lettera 13).


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