Cina, in manicomio i dissidenti


Il regime di Pechino lancia una campagna che ricorda i metodi più repressivi dell'ex Urss: gli oppositori politici sono dichiarati malati di mente e vengono internati in ospedali psichiatrici


PECHINO – Sono stati rinchiusi in ospedali pschiatrici come se fossero dei malati mentali. Ma le vittime del provvedimento sono solo dei dissidenti politici. La misura adottata dal governo cinese ha tutto lo stile delle azioni dei regimi sovietici più repressivi e ha già scatenato le polemiche delle principali organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Tra i dissidenti ci sono soprattutto membri della setta Falun Gong, da tempo messa al bando dalle autorità di Pechino e alcuni sindacalisti. Ai contestatori vengono diagnosticati disturbi di carattere psicologico e molti di loro vengono trattati in ospedali psichiatrici.

Già tempo addietro Pechino ha respinto le accuse di abuso come “infondate e inaccettabili” ma l’Associazione internazionale di psichiatria (Wpa) deciderà durante il prossimo congresso di Yokohama se adottare una risoluzione di condanna contro gli abusi perpetrati in Cina chiedendo al governo di Pechino di permettere alla Wpa l’invio di un’équipe che accerti le reali condizioni dei detenuti politici.

La polizia ritiene di dover perseguire tutti coloro che sono affetti dalla “mania politica”, cioè coloro che “urlano slogan reazionari, fanno discorsi anti-governativi in pubblico e esprimono opinioni su importanti questioni di politica interna o internazionale”. Tutti coloro che appartengono a questa categoria e “esercitano un’indesiderata influenza politica” dovrebbero “essere detenuti e sottoposti ad un trattamento psichiatrico”.

Il pugno di ferro adottato da Pechino ha coinvolto anche cinque monaci tibetani, arrestati perché ascoltavano canzoni indipendentiste e avevano tentato di issare la bandiera tibetana.

Emblematica la storia di Wang Wanxing, arrestato nel 1992 per aver esposto uno striscione che commemorava il terzo anniversario della rivolta di piazza Tiananmen, a cui è stata diagnosticata, dall'Ankang Psychiatric Hospital, una “abnormalità politica” che gli è costata una lunga detenzione in ospedale psichiatrico. La moglie di Wang ha chiesto a gran voce la liberazione del marito, temendo che possa essere ucciso all'interno dell'ospedale.

Tre anni fa, in un videotape, Wang si dichiarò sano di mente: ''Sono una persona normale. Non sono malato. Voglio tornare a casa e reintegrarmi nella società. - proseguendo - Il Presidente Bush ha chiesto che fossi rilasciato. Non ho commesso violenze. Sono fiero di quello che ho fatto. Una persona ha diritto di pensarla a modo suo''.

(13 AGOSTO 2002; ORE 15:20)