A bordo 215 persone, tragedia sfiorata nei cieli dell'Alaska
Aereo coreano lanciò per errore un messaggio con il codice
di dirottamento, due caccia Usa stavano per sparare
NEW YORK - Nel caos nei cieli dell'America che seguì i dirottamenti dell'11 settembre, un jumbo coreano rischiò di venir abbattuto da due caccia militari americani sui cieli dell'Alaska. Lo rivela oggi il quotidiano «Usa Today», raccontando per la prima volta la vicenda del volo Korean Air 85, che arrivò a un passo dall'essere preso di mira dai caccia F-15 dell'aviazione statunitense per un malinteso nelle comunicazioni. Il jet coreano, che viaggiava con 215 persone a bordo da Seul a New York, la mattina dell'11 settembre era diretto ad Anchorage, in Alaska, per uno scalo tecnico di rifornimento.
L'ERRORE - Alle 1:24 ora di New York, circa tre ore dopo il crollo delle Torri Gemelle, il volo 85 nell'avvicinarsi all'Alaska inviò un messaggio nel quale erano incluse tre lettere usate come codice per segnalare un dirottamento (Hjk, abbreviazione di «hijacking»). Le autorità a terra chiesero conferme ai piloti, ma per cause ancora non chiarite - racconta il quotidiano - per 90 minuti il «trasponder», l'apparecchio di bordo che trasmette informazioni ai radar, continuò a inviare un «codice 7500», che nelle comunicazioni aeree corrisponde ad un dirottamento.
ALLARME ROSSO - In Alaska scattò un allarme generale, rimasto fino ad oggi segreto e coperto in quelle ore dal dramma di ciò che stava accadendo nel resto degli Usa, con gli attacchi a New York e Washington e migliaia di aerei che venivano riportati a terra d'urgenza. Due caccia F-15 affiancarono il jumbo, un Boeing 747, minacciando di abbatterlo se non si allontanava dalle aree abitate, mentre venivano evacuati alcuni palazzi ad Anchorage, le installazioni petrolifere della Trans Alaska Pipeline e il campidoglio dello stato di Yukon, in Canada. L'aereo fu poi fatto atterrare a Whitehorse, in Canada, tra grandi misure di sicurezza, ed i piloti furono interrogati a lungo, per chiarire l'equivoco.
DEVIAZIONE DI PERCORSO - Sebbene ora il Norad affermi di non aver mai minacciato di abbattere l’aereo, venne presa quel giorno la decisione di dirottarlo verso la base aerea di Whitehorse, anche se i controllori di volo non erano affatto sicuri che il jet avesse il carburante sufficiente per arrivarci. Whitehorse si trova infatti a 800 chilometri di distanza dalla destinazione prevista. La fine del calvario avvenne alle 2,54 del pomeriggio quando l’aereo finalmente riuscì ad atterrare. Sulla pista accorsero immediatamente le pattuglie dell’esercito che aspettarono a fucili spianati lo sbarco dei passeggeri. Solo allora i piloti, ignari di quello che era successo fino a quel momento, confermarono che si era trattato solo di un errore.
13 agosto 2002




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