UNA RICERCA SULLE CONSEGUENZE DELL´ISOLAMENTO DEI TERRITORI AUTONOMI
I bimbi palestinesi come quelli del Ciad
Uno su 4 è denutrito, soffre di anemia e disturbi della crescita
GERUSALEMME
Cisgiordania e nella striscia di Gaza i bambini e le donne in età feconda soffrono di carenze alimentari molto gravi, dovute essenzialmente al quasi totale isolamento imposto da Israele a questi due territori palestinesi e all´impoverimento della popolazione: sono i primi risultati di due inchieste condotte, su richiesta dell´Usaid, l´Agenzia americana per lo sviluppo internazionale, dall´università John Hopkins, dall´associazione Care International e dall´università Al-Qods. I dati sono disponibili per la consultazione sui siti dell´Usaid (www.usaid.gov) e di Care International (www.care.org). Secondo la prima indagine, focalizzata sull´analisi della situazione nutrizionale, il 22,5 per cento dei bambini al di sotto dei cinque anni soffre di malnutrizione in forma acuta (9,3%) o cronica (13,2%). La situazione, sottolinea Care International, è particolarmente inquietante a Gaza che, con il 13,2 per cento di bambini gravemente malnutriti, presenta un tasso paragonabile a quelli di Paesi come la Nigeria e il Ciad. La malnutrizione acuta corrisponde a un´alimentazione inadeguata a breve termine ed è considerata un´emergenza dalla maggior parte del personale sanitario e delle associazioni umanitarie. La malnutrizione cronica riflette invece un quadro di sottoalimentazione di lunga durata e, precisa il documento, può rallentare gravemente la crescita e lo sviluppo. I casi di malnutrizione cronica sono cinque volte più elevati a Gaza (17,5%) che in Cisgiordania (3,5%). La malnutrizione acuta è peraltro più alta nelle zone rurali che nei centri urbani e questo, osservano gli autori dell´inchiesta, significa che le campagne, tradizionali serbatoi di generi alimentari, si trovano oggi in seria difficoltà. Circa un quinto dei bambini al di sotto dei cinque anni soffre di anemia in forma leggera o grave, con piccole differenze fra Cisgiordania e striscia di Gaza. La percentuale di anemici sotto i cinque anni di età è del 19,7 per cento (20,9% in Cisgiordania e 18,9% a Gaza). Poiché la gravidanza porta fisiologicamente a una condizione di anemia, le donne incinte sono state escluse dall´indagine. In compenso, l´anemia che colpisce quelle in età fertile è più frequente in Cisgiordania. La media di donne anemiche in questa fascia d´età nei due territori è del 10,8 per cento. L´inchiesta è stata condotta su bambini di età compresa fra i 6 mesi e i 5 anni e su donne fra i 15 e i 49 anni, appartenenti a un campione di mille famiglie residenti in Cisgiordania e a Gaza, per un totale di 936 bambini e 1534 donne. Uno studio condotto sui mercati ha rivelato inoltre una penuria di prodotti ricchi di proteine. Il 52 per cento dei grossisti e il 48,3 per cento dei dettaglianti denunciano la scarsità di latte per i neonati. Le persone interrogate hanno indicato che a Gaza tale scarsità è dovuta in primo luogo alla chiusura delle frontiere con l´Egitto e con Israele, mentre in Cisgiordania l´attribuiscono alla combinazione di più fattori come posti di blocco, coprifuoco, sbarramenti e conflitti a fuoco. La seconda indagine, definita «sistema di controllo sentinella», intendeva misurare il potere d´acquisto delle famiglie. Più della metà della popolazione palestinese ha dovuto ridurre i suoi consumi. I motivi principali addotti sono la mancanza di soldi (65%) e i coprifuoco (33%), che impediscono alla gente di uscire di casa.Il 53 per cento delle famiglie dichiara di aver dovuto chiedere un prestito per comprarsi da mangiare, in particolare a Betlemme, a Gerico, nel nord della striscia di Gaza e nella città di Gaza. Circa il 17 per cento delle famiglie ha dovuto vendere dei beni per soddisfare i bisogni alimentari, in particolare a Gaza e a Khan Younis.Il 32 per cento delle famiglie afferma di comprare meno pane, meno patate e meno riso, ingredienti base dell´alimentazione palestinese. Una terza inchiesta sulla situazione negli ospedali è in corso di elaborazione e i risultati completi delle tre indagini dovrebbero essere diffusi ai primi di settembre. Fin d´ora l´Usaid e i suoi collaboratori avanzano qualche conclusione: le interruzioni negli approvvigionamenti dovute ai coprifuoco, i posti di blocco, alle incursioni militari e alle altre forme di accerchiamento agiscono sulle risorse nutrizionali; la povertà e le difficoltà economiche portano a una reale precarietà alimentare.
Copyright «Le Monde»
La Stampa 14 agosto 2002


Rispondi Citando


