LA PORTAVOCE DELL´ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI CIVILI NELLO STATO EBRAICO
«E´ crudeltà gratuita, crimine di guerra»
Taly Gur: non si può punire per un reato mai commesso

GERUSALEMME DI fronte a tanta «gratuita crudeltà» da parte delle forze armate israeliane, Taly Gur, attivista e portavoce dell´Associazione per i diritti civili in Israele (Acri), non riesce a restare indifferente. «Che lo dimostrino, che lo dimostrino che Intissar Ajuri rappresenta un pericolo per Israele. La sua espulsione a Gaza non sarebbe solo illegale, ma anche immorale». Gur è appena tornata dall´infuocato dibattito alla Corte Suprema in cui i legali della Acri e dell´analoga associazione Moked hanno incrociato le spade con i rappresentanti della magistratura militare per impedire l´espulsione a Gaza di tre palestinesi legati da stretti vincoli familiari a protagonisti di attentati suicidi. Questo tipo di provvedimenti è stato escogitato nelle settimane scorse nel tentativo di arginare l´offensiva terroristica palestinese. Ieri, in Parlamento, il capo dell'intelligence militare Aharn Zeevi Farkash ha detto che si tratta di misure efficienti «che hanno già sventato cinque attentati». Provvedimenti immorali? Al contrario, servono a salvare vite umane, secondo il generale. «Ma per noi è evidente che si tratta di una decisione illegale, in contrasto con il diritto internazionale, di un crimine di guerra. La cosa che più ci indigna - spiega Taly Gur - è che le stesse forze armate convengono che le espulsioni non sono state decise per prevenire un pericolo qualsiasi, ma piuttosto per creare un deterrente fra la popolazione palestinese. Noi questo non lo possiamo accettare». Gli ordini di espulsione hanno colpito Intissar e Kifah Ajuri, sorella e fratello di Ali Ajuri (uno degli organizzatori di un duplice attentato suicida a Tel Aviv) e Abdul Nasser Assideh, fratello di un militante di Hamas accusato di aver organizzato stragi e tuttora latitante. Ali Ajuri è stato ucciso la settimana scorsa, la sua casa è stata poi rasa al suolo. Nei giorni scorsi Intissar Ajuri ha chiesto aiuto all'Acri. «Intissar - dice Taly Gur - ha 34 anni, è farmacista, non è sposata, abita nel campo profughi di Ascar (Nablus). Da giugno lei e suo fratello Kifah sono stati sottoposti ad arresti amministrativi, non convalidati da un giudice. Il fratello Ali, che era ricercato dall'esercito israeliano, da un anno non viveva più con loro. Intissar si occupa degli anziani genitori e di una di nonna, che senza il suo aiuto, sarebbero abbandonati al loro destino». Nella decisione del giudice della Corte Suprema Dalia Dorner di rinviare di 15 giorni queste espulsioni e di ordinare alle forze armate di giustificare nel frattempo l´assoluta necessità del provvedimento, Gur vede una mezza vittoria. Già nel 1993, quando Yitzhak Rabin ordinò la deportazione in Libano di 400 militanti di Hamas e della Jihad islamica, la sua organizzazione riuscì comunque a impedire un certo numero di espulsioni «del tutto irragionevoli». Gur pensa che questo sia anche il caso di Intissar. «Se ha compiuto attività illegali - afferma - allora forza, che la processino. Ma se davvero pensano che si tratti di un personaggio molto pericoloso, non si capisce a che scopo mandarla a Gaza, dove potrebbe tranquillamente organizzare chissà quanti attentati». Comunque la si prenda, la decisione dell'esercito le pare insensata. A ciò si aggiunga che la famiglia Ajuri ha già avuto la casa rasa al suolo: «Quante volte deve essere punita per un crimine non commesso?». A quanti vedono nell´associazione di cui fa parte un gruppo di idealisti avulsi dalla terribile realtà quotidiana delle strade dello Stato ebraico Gur replica che non sono solo i palestinesi ma anche gli israeliani a macchiarsi di crimini di guerra. «Noi siamo cittadini israeliani e ci stanno particolarmente a cuore le istituzioni del nostro paese. Di fronte alle ingiustizie, alziamo la voce. Israele - conclude - ha certo il diritto e il dovere di proteggere i propri cittadini. Ma non a spese dei diritti civili altrui».