DOPO LA POLEMICA SUL DECENTRAMENTO RAI. IL DIRETTORE: «SONO STATO SCAVALCATO E CONTRADDETTO»
Tg3, Di Bella «licenzia» il vice leghista




ROMA

Altro che richiamo verbale. Romano Bracalini, il vicedirettore targato Lega Nord al centro della polemica ferragostana sul decentramento delle produzioni Rai, è stato esautorato. Il direttore del Tg3 Antonio Di Bella gli ha tolto la delega di responsabile dell´edizione delle 12. E, privato dell´incarico, adesso Bracalini resta sì vicedirettore ma «a disposizione dell´azienda». In pratica, senza funzioni operative al Tg3. E´ questo l´esito, ben più drastico e risolutivo di quanto sembrasse, della vicenda che nei giorni scorsi lo aveva visto protagonista dell´ennesimo «caso», nato dall´intervista infuocata rilasciata alla Padania in cui Bracalini prendeva di mira «l´asse fascio comunista» contrario a trasferire ai centri periferici il 25 per cento delle produzioni Rai. Sposando in toto la causa cara al Carroccio, il vicedirettore del Tg3 si era spinto molto il là, aggredendo con epiteti assai pesanti il presidente della Regione Lazio Francesco Storace, che era insorto a difesa dell´occupazione a Roma, e lo stesso sindaco della capitale Walter Veltroni. La querelle era degenerata a un punto tale, con Alleanza nazionale costretta a fare muro, l´Ulivo solidale e la Padania che faceva una mezza marcia indietro intervistando Storace, che il direttore generale Agostino Saccà era dovuto intervenire dalla sua vacanza in Calabria per tentare di rimettere le cose a posto. Saccà aveva fatto una telefonata di richiamo a Bracalini e lo aveva comunicato sia al presidente del Lazio sia al direttore del Tg3. Si credeva che ciò fosse bastato ma non era così. Di Bella ha tenuto duro e ha spedito a Bracalini la lettera fatidica, già pronta nel cassetto. Per il direttore del Tg3 quell´episodio è stato infatti la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quel vicedirettore sessantasettenne, richiamato dalla pensione per occupare una casella pretesa da Umberto Bossi, non lo aveva neppure scelto lui. Il direttore generale gliel´aveva praticamente imposto, dopo che Angela Buttiglione l´aveva rifiutato. La testata regionale sarebbe stata forse la collocazione più adatta ma la direttora in quota Ccd era stata irremovibile. Così Saccà si era rivolto a Di Bella. «Ti chiedo un impegno aziendale», gli aveva detto, e il direttore di area Ulivo, che ha un carattere mite, non se l´era sentita di dirgli di no. «E´ un vecchio collega che conosco da tempo, me lo chiede il direttore generale: che male può farci? E poi davanti ai capelli grigi bisogna avere rispetto», aveva confidato ai suoi. Se ne era presto pentito. Infatti era scoppiato subito il primo caso, quando il vicedirettore aveva realizzato un servizio su Pontida, andato regolarmente in onda tra gli elogi di Bossi. Non per il Tg3 ma per la Rai Due di Antonio Marano. E senza che il direttore della sua testata ne fosse neppure informato. «Gliel´avevo detto», si era difeso lui. «Non è vero» aveva smentito Di Bella. Il quale, in quell´occasione, aveva scritto la prima lettera per esautorare Bracalini. Poi però le insistenze di Saccà erano state tali che non l´aveva spedita. Anche questa volta peraltro pare che il direttore generale le abbia provate tutte per convincere Di Bella a soprassedere. Senza esito. «Un direttore deve poter fare il suo mestiere, non può trovarsi continuamente scavalcato e contraddetto proprio dai suoi vice, le persone di cui dovrebbe più fidarsi», ha spiegato il timoniere del Tg3. Che pare si sia stufato di vestire i panni del direttore soft. «Mi sforzo di fare un tg equilibrato - si sfogava qualche tempo fa coi suoi collaboratori più fidati - cerco di dare le notizie senza mai calcare la mano, ma questi neanche se ne accorgono e protestano lo stesso. Non ne vale proprio la pena».